Medici di famiglia dipendenti e non più convenzionati? Agrusti (Fimmg Fvg): una ipotesi che ci lascia davvero stupiti

La libera professione convenzionata è imprescindibile: questa la posizione della Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) in linea con quella del sindacato nazionale che si è espresso contro una prima bozza di riforma della medicina generale in cui emerge la volontà delle Regioni di un passaggio alla dipendenza per i medici di famiglia, oggi convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.
E tra queste Regioni che sono favorevoli ad “assumere” i medici di medicina generale pare ci sia anche il Friuli Venezia Giulia stando alle prime indicazioni. «Un fatto – commenta il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – che ci lascia davvero stupiti visto che in varie occasioni l’assessore alla Salute della nostra Regione si era detto contrario a tale opzione. Ora veniamo a sapere che il Friuli Venezia Giulia, insieme a Veneto e Lazio, ha presentato al Ministero della Salute una proposta che prevede il passaggio alla dipendenza, mentre l’Emilia Romagna sembra essersi sfilata da questo gruppo. Come sostenuto anche dal nostro segretario nazionale, dottor Silvestro Scotti, siamo convinti che la dipendenza stravolge funzioni, compiti e obiettivi della medicina di famiglia e soprattutto viene ad alterare profondamente il rapporto fiduciario medico-paziente».
Per Agrusti anche alcune delle motivazioni alla base della necessità di passare alla dipendenza non sono condivisibili. «C’è una narrazione- aggiunge il segretario del Friuli Venezia Giulia – che sostiene che durante la pandemia la medicina generale sia stata assente: niente di più falso, i nostri studi sono stati gli unici presidi sanitari che non hanno mai interrotto l’attività e questo è dimostrato anche dal fatto che più della metà dei medici morti di Covid-19 erano medici di medicina generale. Da ricordare poi che i medici di medicina generale hanno dato un contributo determinante per il tracciamento della pandemia effettuando migliaia di tamponi e poi migliaia di vaccinazioni. Il problema non è far diventare il medico di medicina generale un dipendente del Sistema sanitario nazionale/regionale, ma rendere più attrattivo il nostro lavoro per invogliare i giovani medici ad abbracciare questa bellissima professione e l’attrattività non si otterrà certamente con il passaggio alla dipendenza. Rimaniamo, comunque, aperti al confronto».
Fa eco il segretariato nazionale. «A nostro avviso – sottolinea Scotti in un lancio dell’agenzia AdnKronos salute – bisogna sedersi a un tavolo perché la questione del ruolo giuridico sta nascondendo il vero problema, che denunciamo da tempo, il quale è il continuo racconto di una medicina generale fannullona, inefficace e che avrebbe pure perso la partita contro il Covid. Giudizio oltre che falso anche irriconoscente per una professione che, in assenza di strumenti, in pandemia ha preso in carico milioni di cittadini con sintomi che sono stati gestiti nell’autorganizzazione della medicina generale».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale di Fimmg Fvg.

Fimmg Fvg: preoccupano le aggressioni al personale sanitario, ora va tenuta alta l’attenzione anche nei nostri ambulatori

Preoccupazione anche in Friuli Venezia Giulia per le aggressioni al personale sanitario: a esprimerla è la Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti. Infatti, si teme che questi episodi di violenza dopo gli ospedali possano sfociare anche in ambito ambulatoriale, che per la loro diffusione e struttura sono difficilmente presidiabili con attività di prevenzione. Da qui, il richiamo a un cambiamento anche culturale che esorti la popolazione al rispetto per il servizio sanitario e per le donne e gli uomini che ne permettono la realizzazione, facendo allo stesso comprendere ai cittadini quali siano le pene per chi aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni. Per questo motivo, il sindacato ha avuto a livello nazionale un incontro con il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
«Gli ultimi fatti di cronaca – sottolinea il segretario regionale, dottor Fernando Agrusti – dimostrano quanto la questione sia grave e per nulla limitata a ospedali o reparti di emergenza. Si tratta di un fenomeno che ormai coinvolge vari settori, compresi quelli fiduciari come i nostri ambulatori. Nell’individuare le strategie più adatte a contrastare le aggressioni sarà necessario immaginare una deterrenza efficace per le strutture di Continuità assistenziale ma, anche e soprattutto, per gli studi dei medici di medicina generale che per ovvie ragioni non sono presidiabili allo stesso modo. Per il momento, a nostra conoscenza non si sono verificati casi gravi sul territorio regionale per quanto riguarda i medici di medicina generale, ma son peró successi per le colleghe e i colleghi della continuità assistenziale (guardia medica, ndr). L’attenzione resta alta perché anche le violenze verbali sono un fenomeno da stigmatizzare. Un contrasto alla violenza che deve partire innanzitutto da un cambiamento culturale e da un’informazione sulle pene previste per chi commette queste aggressioni».
Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Fimmg, ha incontrato il ministro Schillaci per ragionare su un’azione di contrasto agli atti di violenza al personale sanitario. «Il ministro ci ha informati di aver incontrato i ministri Nordio e Piantedosi – spiega il dottor Scotti – per la determinazione di atti legislativi da prevedere già nel Decreto Omnibus. L’idea prevalente del ministro Schillaci è, però, che serva un atto legislativo ad hoc completo e che contempli tutte le condizioni contrattuali e derivi responsabilità sulla tutela della sicurezza come base per le condizioni lavorative. Atto che parta dalla logistica, ma che contempli anche la possibilità di aumentare l’attrattività del lavoro medico nel pubblico, così da compensare le carenze di medici che in particolare nella Medicina generale stanno deprimendo l’offerta percepita dai singoli cittadini, idea che noi condividiamo».
Il ministro ha rappresentato l’esigenza di accelerare sull’arresto in flagranza di reato e, in flagranza differita, di dotare i presidi di videosorveglianza e la guardiania dei luoghi sensibili. La Fimmg ha evidenziando, inoltre, come gli strumenti di contrasto che si stanno attuando e programmando siano corretti e probabilmente efficaci per mettere in sicurezza ospedali e presidi sanitari, ma inattuabili sul territorio. «Serve un cambiamento culturale – ribadisce Scotti –, ci si deve muovere con una proposta culturale di richiamo della popolazione al rispetto per servizio sanitario e per gli uomini e le donne che ne permettono la realizzazione. Bisogna certamente far comprendere ai cittadini quali sono le pene per chi aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni, ma questo non basta».
Tra le altre, la Federazione Italia dei Medici di Medicina generale condivide con la Cisl l’idea di inserire negli obiettivi dei Direttori generali la valutazione dei Documenti di valutazione del rischio (Dvr), ricomprendendo il pericolo di aggressioni come previsto dall’Osservatorio nazionale per la violenza. «Il Dvr – ricorda Scotti – deve contenere indicazioni sulle aggressioni, in modo da poter avere una raccolta di eventi sentinella – sarebbe molto utile per la Continuità assistenziale – per classificare un servizio in relazione alla sua reale esposizione alle aggressioni”. Più complessa, come detto, è la tutela dei medici nei loro studi sul territorio.
“Il racconto del pubblico impiego fatto in questi anni – stigmatizza Scotti – è un racconto che propone il pubblico impiego come un sistema di fannulloni. Oggi questa comunicazione è tanto radicata da aver esacerbato l’animo dell’utenza verso qualunque sportello o servizio pubblico. Tra le tante azioni da mettere in campo – conclude il segretario generale Fimmg – c’è sicuramente l’esigenza di cambiare questa narrazione e di proporne una ben più aderente alla realtà». La Fimmg ha comunque espresso il profondo disagio della categoria, ormai ai limiti della resistenza, categoria che richiede manifestazioni esemplari rinnovando l’appello al Presidente della Repubblica affinché si rivolga ai cittadini richiamandoli al rispetto del ruolo di chi è a lavoro ogni giorno per salvare vite e prendersi cura dell’altro.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale della Fimmg.

Sono 200 mila in Fvg senza medico di famiglia: la vicinanza alla Fimmg del sindaco di Udine. Istituito a Roma un tavolo sulle attrezzature diagnostiche

Anche in Friuli Venezia Giulia è stata celebrata la Giornata mondiale del Medico di famiglia. La Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) ha allestito uno stand informativo in centro a Udine dove ha incontrato i cittadini. Tra di loro anche il sindaco del capoluogo friulano Felice De Toni che ha fatto visita ai medici di medicina generale guidati dal segretario regionale dottor Fernando Agrusti.
«È stato un piacere ricevere la visita del sindaco De Toni – ha affermato Agrusti – che con la sua presenza ha rappresentato tutta la cittadinanza e la vicinanza ai medici di medicina generale. Vicinanza che è ben rappresentata anche da un recente sondaggio Ipsos in cui il medico di famiglia ha ricevuto il 70 per cento di giudizi positivi. Se lo si confronta con il dato di giudizi positivi raggiunto nella stessa rilevazione dal Servizio sanitario nazionale, attestatosi su un 45%, risulta evidente come il medico di medicina generale sia il principale punto di riferimento per le persone nella gestione della propria salute. Da questi dati confortanti ripartiamo per le sfide che ci attendono».
Sfide che riguardano, in particolare, la carenza di medici e le nuove frontiere della diagnostica di primo livello negli ambulatori dei medici di famiglia. «In Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto Agrusti – siamo alle prese con un complicato ricambio generazionale come testimoniato dal fatto che a oggi nella nostra regione 200 mila cittadini sono senza medico di famiglia. Il trovare nuovi medici non può prescindere dal rendere attrattiva la nostra professione tra i giovani e quindi fondamentale, secondo noi, sarà il ridurre drasticamente le troppe incombenze burocratiche, favorire la diagnostica di primo livello nei nostri studi e favorire le aggregazioni fra più professionisti come previsto, fra l’altro, anche dal nuovo contratto nazionale».
«Vorremmo – ha concluso Agrusti – essere dotati in maniera sistemica di strumenti quali ad esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Nei territori dove questi progetti sono stati sperimentati, la riduzione degli accessi in pronto soccorso o di ricoveri ospedalieri è stata confortante. Inoltre eseguire queste prestazioni per pazienti cronici nei nostri ambulatori potrebbe contribuire a ridurre le liste d’attesa negli ospedali».

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Quello della diagnostica è un tema caldo, visto che si è appena insediato a Roma, al Ministero della Salute, il Tavolo di lavoro per definire l’utilizzo di 235 milioni di euro a valere sulla legge di Bilancio del 2020 per la fornitura delle attrezzature di diagnostica di primo livello ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta. Il Tavolo avrà il compito di definire le modalità operative.
Plauso anche da parte di Fimmg Friuli Venezia Giulia. «Un passaggio fondamentale – osserva il dottor Agrusti – per stimolare dove assente e sviluppare dove attiva, a livello regionale, l’attività di presa in carico dei pazienti cronici, prevista peraltro dal Piano Nazionale della Cronicità del 2016 e più volte recepita negli Accordi Collettivi Nazionali vigenti. Qui in Friuli Venezia Giulia abbiamo già iniziato a svolgere dei primi passi a livello di singoli ambulatori tramite iniziative autonome di medici di medicina generale, ma vorremmo essere dotati in maniera sistemica di strumenti quali a esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Nei territori dove questi progetti sono stati sperimentati, la riduzione degli accessi in pronto soccorso o di ricoveri ospedalieri è stata confortante. Inoltre eseguire queste prestazioni per pazienti cronici nei nostri ambulatori contribuirebbe a ridurre le liste d’attesa negli ospedali».
Fa eco il segretario generale nazionale Fimmg, Silvestro Scotti: «Il lavoro che si prospetta risulta complesso e articolato. La nostra volontà comunque è quella di arrivare a una sintesi operativa, che consenta alle regioni di attivare il percorso definito dal Decreto, facilitando le negoziazioni in atto per la definizione degli Accordi Integrativi Regionali previsti dall”Accordo Collettivo Nazionale appena sottoscritto. Il criterio di autonoma organizzazione rappresenta un elemento fondamentale per noi medici di medicina generale liberi professionisti convenzionati e verrà sempre sostenuto anche su questo tavolo».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti (primo a destra) con i colleghi incontra a Udine il sindaco Felice De Toni.

Medicina generale, plauso anche in Fvg (con Fedriga e Agrusti) per l’Accordo collettivo nazionale appena approvato

Approvato in Conferenza Stato-Regioni l’Accordo Collettivo Nazionale riguardante i medici di medicina generale. Un passaggio importante salutato positivamente anche in Friuli Venezia Giulia dalla Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti – tramite il suo segretario regionale, Fernando Agrusti. Plauso anche al governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e Province Autonome.
«L’entrata in vigore dell’Acn – commenta il dottor Agrusti per Fimmg Fvg – è essenziale per chiudere il cerchio su questioni centrali per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, quali l’attuazione del Pnrr e del Decreto ministeriale 77 che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale e, più in generale, per l’essenziale evoluzione della medicina generale. Gli arretrati contrattuali saranno versati entro 60 giorni. Notizie positive per i medici di medicina generale della regione, alle prese con un complicato ricambio generazionale e con zone carenti anche in Friuli Venezia Giulia, dove al momento mancano 149 medici. Inoltre, si è discusso dell’Acn 2022-2024 in cui l’assistenza dei pazienti, anche a domicilio, sarà centrale. Viste le carenze occorrerà mettere rapidamente in campo soluzioni efficaci che non possono risolversi solo nel contratto se non inizia una seria attenzione a questo tema».
«Non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato senza l’impegno del ministro Schillaci e del presidente Fedriga, ai quali va l’apprezzamento per la serietà e la sensibilità politica dimostrata nell’interesse della categoria tutta e, soprattutto, dei cittadini», hanno dichiarato insieme Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, e lo stesso Agrusti. Sempre Scotti si è incontrato in via Parigi (sede della Conferenza delle Regioni) con Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. «Un incontro proficuo e simbolico – ha commentato -, vista l’approvazione dell’Acn 2019-2021 oggi in Conferenza Stato-Regioni, ed essenziale per porre sin da subito le basi del nuovo atto di indirizzo in vista della discussione per il rinnovo del prossimo Acn. Un segnale concreto della volontà di stringere i tempi, del quale lo ringraziamo, viste anche le questioni delicatissime che andranno affrontate».
Dal 4 aprile, vista l’adozione dell’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, pertanto l’Acn sancito è vigente per le parti normative ed economiche, ricordando che gli arretrati contrattuali andranno versati entro 60 giorni. Un definitivo ok arrivato – come più volte chiesto da Fimmg – in tempi rapidissimi: soli 56 giorni dalla firma della preintesa.
«Di questo ringraziamo tutti gli attori coinvolti – prosegue Scotti – nella consapevolezza che l’entrata in vigore dell’Acn è essenziale per chiudere il cerchio su questioni centrali per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, quali l’attuazione del Pnrr e del Dm77 che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale e, più in generale, per l’essenziale evoluzione della medicina generale. È cruciale che si continui a lavorare in tempi strettissimi – avverte il segretario nazionale – così che si possa dare presto avvio alle trattative per chiudere anche il prossimo Acn e, in questo modo, garantire ai cittadini un’assistenza di prossimità sempre più efficace e proattiva, e attrattività e sicurezza per tutti i giovani medici che debbono poter scegliere un futuro professionale certo contrattualmente e non continuamente in discussione su questioni come ruolo giuridico e altro».
In particolare, il leader Fimmg ricorda la centralità che sul prossimo tavolo dovranno avere l’Assistenza domiciliare integrata e la residenzialità, ma conclude Scotti, «dobbiamo ricordare sempre che il problema centrale è oggi quello della carenza dei medici di medicina generale, per la quale occorrerà mettere rapidamente in campo soluzioni efficaci che non possono risolversi solo nel contratto se non inizia una seria attenzione a questo tema da parte di chi ha responsabilità politica e di programmazione nella formazione medica».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.

Negli ambulatori ci sarà meno burocrazia con i certificati malattia in telemedicina: plauso di Fernando Agrusti (Fimmg Fvg)

Telemedicina per il futuro dell’assistenza medica: anche dal Friuli Venezia Giulia la Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti -, tramite il suo segretario regionale dottor Fernando Agrusti, plaude al provvedimento contenuto nel Ddl Semplificazioni, approvato in Consiglio dei ministri, per i certificati di malattia tramite telemedicina. «Una scelta importante quella di poter d’ora in poi avere certificazioni di malattia più snelle – commenta il leader di Fimmg Fvg – per giustificare l’assenza da lavoro: il tutto grazie all’introduzione della possibilità di valutazione indiretta del medico tramite telemedicina e, dunque, della possibilità di poter certificare anche attraverso teleconsulto a distanza. Questo alleggerirà i carichi di lavoro per i medici di medicina generale, alle prese con un complicato ricambio generazionale e con zone carenti anche in Friuli Venezia Giulia, dove al momento mancano 149 medici. Con meno burocrazia a cui assolvere, per noi ci sarà più tempo da dedicare ai pazienti». «Un provvedimento sostenuto e fortemente voluto da Fimmg che, nei vari incontri con il ministro della Salute Orazio Schillaci, nell’ultimo anno ha fornito proposte documentate proprio per arrivare a questo provvedimento – aggiunge il segretario generale nazionale Fimmg, Silvestro Scotti -: al ministro va riconosciuto il merito di essersi fatto promotore con la Presidenza del Consiglio e con tutte le componenti coinvolte del Governo».
Il provvedimento punta alla semplificazione delle procedure che implicano tipicamente un aggravio del carico di lavoro e sottraggono tempo di cura ad una medicina generale sempre più oberata da pazienti cronici e anziani. Medicina generale che da sempre spinge e si prodiga per poter dedicare ai propri pazienti attenzione e iniziativa, piuttosto che sprecare tempo a valutare in modo diretto sintomi e segni non oggettivabili di pazienti acuti.
«Un primo tassello che indirizza una strada – sottolinea ancora Silvestro Scotti – per alleggerire i carichi di lavoro, troppo spesso più amministrativi che assistenziali, che oggi sottraggono troppo tempo alla cura dei nostri pazienti, che portano in burn out i medici e, non sottovalutabile in un momento di carenza, riducono l’attrattività della medicina di famiglia agli occhi dei giovani laureati. Disciplina che invece è essenziale per il loro futuro professionale, ma anche per il futuro del Ssn». Sentito, dunque, il ringraziamento della categoria nei confronti del Governo che ha mostrato una spiccata sensibilità politica, così come forte è la richiesta di procedere ora con decisione e celerità nel solco della strada intrapresa. «Dopo l’approvazione di ieri – ricorda il leader Fimmg – confidiamo in un percorso parlamentare rapido affinché il provvedimento possa concretamente incidere sull’attività dei medici e sulla vita dei nostri assistiti».
E lungo è anche il percorso verso la sburocratizzazione della medicina generale. Restano, come evidenzia il segretario generale Scotti, vari step da compiere per dare corpo ad una concreta ed efficace semplificazione delle attività della medicina generale. Per Fimmg sono almeno tre gli obiettivi da raggiungere nel breve periodo: va realizzata un’interoperabilità e una forte cooperazione applicativa tra le tante, troppe, piattaforme informatiche nazionali, regionali e aziendali. Inoltre, i medici di medicina generale hanno esigenza di poter contare su credenziali di accesso uniche, ripetitività della prescrizione farmaceutica per i pazienti cronici stabilizzati e, sempre per i pazienti cronici, occorre superare il sistema dei piani terapeutici per farmaci che ormai rientrano nelle terapie di prima scelta.
«Dal Governo è arrivato un segnale positivo – conclude Scotti – noi continueremo a fare quanto in nostro potere affinché si prosegua in questa direzione, provando anche a inserire nei percorsi parlamentari del provvedimento altre azioni che migliorino per i cittadini e i medici le procedure per un reale semplice e coerente accesso alle cure».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg.

Piccoli paesi senza medici anche in Fvg. Agrusti (Fimmg): sostegno ai sanitari che sono disposti ad aprire ambulatori

Spopolamento sanitario in avanzamento anche in Friuli Venezia Giulia, con sempre più piccoli centri che non possono più contare sul medico di famiglia. Urgono iniziative per far si che i medici di medicina generale siano incentivati a garantire la loro presenza nei piccoli paesi soprattutto delle zone considerate disagiate o disagiatissime e nel contempo fornire ai medici strumenti di diagnostica di primo livello e la possibilità di utilizzare la telemedicina, come chiede dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti).
Della problematica si sta discutendo al Congresso Nazionale Fimmg in corso di svolgimento in Sardegna a Villasimius: con l’occasione è stato chiesto di creare un fondo per incentivare i medici di medicina generale a lavorare nelle aree del Paese definite disagiate o disagiatissime e sbloccare i fondi già destinati a portare negli studi dei medici la tecnologia diagnostica e la telemedicina.
“L’intervento di Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in provincia di Siena – spiega Agrusti che si trova anch’egli al Congresso -, che lamenta la fine dell’assistenza sanitaria al momento in cui l’ultimo medico presente andrà in pensione, mi ha fatto pensare a una lettera, pubblicata recentemente sui quotidiani locali del Friuli Venezia Giulia, di un cittadino di Ravascletto che lamentava le stesse criticità, a partire dalla difficoltà per gli anziani di recarsi in altri paesi per essere visitati in assenza del medico di medicina generale a Ravascletto. Per risolvere il problema, come Fimmg Fvg proponiamo che all’interno degli accordi regionali siano previsti incentivi per quei colleghi che vogliano garantire l’apertura di un ambulatorio, magari anche solo per uno o due giorni alla settimana possibilmente presso strutture messe a disposizione dai Comuni”.
L’altro punto è quello della diagnostica di primo livello e della telemedicina. “Vorremmo essere dotati – aggiunge Agrusti – di strumenti quali a esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità”.
A Villasimius, alla tavola rotonda “Italia: 7901 Comuni, 196 abitanti/km². Accesso alle cure, appropriatezza, efficacia e territorio”, hanno partecipato anche Marco Bussone (presidente Nazionale Uncem), Eleonora Gerbotto (Fondazione per l’Architettura) e Gilberto Gentili (direttore generale Ast Fermo). “Quando tra pochi anni andrà in pensione l’ultimo medico di San Casciano, qui potrebbe mancare del tutto l’assistenza di un medico di famiglia – spiega Agnese Carletti, sindaco di un piccolo paese che conta circa 1500 abitanti –. Non possiamo affidare i nostri anziani ai medici di altri Comuni che distano decine di chilometri, così come la casa della Salute. Possiamo offrire a un nuovo medico spazi e altri benefit, ma non è corretto che questo tipo di oneri, solo nei piccoli comuni, ricadano sulle amministrazioni”. “L’Italia non ha mai fatto una seria programmazione per creare rete e offrire soluzioni per i piccoli Comuni e le Comunità montane – sottolinea Bussone di Uncem, l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, che rappresenta più di un terzo dei Comuni italiani che occupano più del 50% del territorio –. E’ giunto il momento di fare squadra per garantire che il medico di medicina generale, punto di riferimento di ogni cittadino e garante dell’universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, non scompaia dalle aree più disperse dell’Italia. Dove manca il medico di medicina generale, manca lo Stato”.
Le aree a più ampia dispersione di popolazione sono moltissime in un Paese rurale e montano come l’Italia, e sono le prime a subire la grave carenza di medici la cui drammaticità si aggraverà ulteriormente nei prossimi anni.
“Il Governo e le Regioni devono intervenire per la costituzione di fondi ad hoc per le aree disagiate e disagiatissime – aggiungono i medici Curatola e Dabbene, dell’Esecutivo Fimmg – con risorse a tale scopo finalizzate e vincolate, che chiediamo vengano previste già dalla prossima legge di bilancio. Non è più tempo di esitare, a maggior ragione in un momento storico in cui il Governo da un lato parla di prossimità come fondamento del rilancio della medicina territoriale, dall’altro non ha ad oggi programmato alcun intervento per fermare lo spopolamento sanitario di gran parte del territorio stesso”. “Se un medico di medicina generale si sentisse supportato dalla telemedicina e dalla disponibilità di strumenti di diagnosi, sarebbe ulteriormente incentivato a lavorare in aree più periferiche – concludono –, ma i 235 milioni di euro a questo destinati giacciono ancora, dopo 4 anni dalla legge che li ha stanziati, nelle casse delle Regioni, del tutto inutilizzati”.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.

Pronto soccorso intasati? I medici replicano al sindaco di Pordenone

“È ingeneroso indicare nei medici di medicina generale le cause dell’intasamento dei pronto soccorso, quando invece sono proprio loro, con un numero che varia tra i 15 e i 18 mila contatti con i pazienti all’anno per ogni medico, a dare una prima e pronta risposta in ambito sanitario”: così il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg maggiore sindacato del settore, in merito alle dichiarazioni riportate sui media del sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani.
“Nessuna volontà di fare polemica con il sindaco – aggiunge Agrusti -, perché non è nel nostro stile, ma molti colleghi si sono risentiti delle frasi riportate nei loro confronti. Per questo rispondiamo con dei dati precisi, che raccontano il nostro impegno. Un medico di medicina generale con 1500 pazienti in carico, ogni anno ha 15 mila contatti con loro tra visite in ambulatorio, a domicilio o tramite consulti telefonici. Una media di 58 al giorno. Ci sono poi colleghi che a causa della carenza di medici di medicina generale hanno 1800 assistiti in carico: per loro si tratta di 18 mila contatti l’anno, ovvero 70 al giorno. Questo a livello regionale. Nello specifico dell’area vasta Pordenonese che il sindaco conosce bene, i nostri 180 medici gestiscono ogni giorno una media di 10 mila 500 contatti. Sono numeri significativi, che testimoniano quante ore dedichiamo per essere reperibili in vario modo per il bene dei nostri pazienti“.
E sempre sul Friuli occidentale il segretario Fimmg ricorda che “i medici di medicina generale della provincia di Pordenone hanno numeri molto performanti nella vaccinazione, sia quelle anti-influenzali degli ultra 60enni sia per le vaccinazioni anti Covid-19 nel periodo della pandemia, quando abbiamo dato pronta risposta anche al problema dei tamponi indispensabili per monitorare l’andamento dell’epidemia, essendo gli unici tra i sindacati ad aderire al protocollo con la Regione, come l’assessore Riccardo Riccardi può testimoniare. Il nostro ruolo nella pandemia è stato riconosciuto, visto che ancora oggi da recenti sondaggi registriamo un 85% di gradimento del servizio da parte della popolazione. Proprio nel Pordenonese, ad Aviano, abbiamo pianto l’unico medico di medicina generale morto per il Covid-19 in Friuli Venezia Giulia, il compianto dottor Antonino Cataldo, e in Italia, sul totale dei sanitari deceduti, metà erano medici di medicina generale. Tutto questo, lo ripetiamo, non per polemica ma per spirito di verità, sennò ogni volta rischiamo di essere ritenuti responsabili di tutte le problematiche che riguardano la sanità territoriale”.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.

I medici Fvg pronti ad aiutare i colleghi colpiti dall’alluvione in Emilia Romagna

Un aiuto dal Friuli Venezia Giulia all’Emilia Romagna colpita dalla catastrofica alluvione: la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) aiuterà con una raccolta fondi i colleghi emiliani e romagnoli che hanno avuto il proprio ambulatorio danneggiato dalle piogge torrenziali di questi giorni. “Non appena – sottolinea il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – saremo informati, anche attraverso il nostro sindacato nazionale, di esigenze specifiche avvieremo una sottoscrizione tra i nostri associati. In condizioni di emergenza è ancora più fondamentale il servizio di medicina generale: noi qui in regione lo sappiamo bene, segnati dall’esperienza del terremoto del 1976. Ora siamo pronti a tornare l’aiuto che abbiamo ricevuto all’epoca da tutta Italia”.

Fernando Agrusti


“La Fimmg esprime massima vicinanza e solidarietà alle popolazioni di Emilia-Romagna e Marche colpite dalle alluvioni. Anche in queste ore drammatiche, i medici di medicina generale sono al fianco dei cittadini e, dove possibile, restano in prima linea vicini agli assistiti che hanno bisogno di cure e assistenza”. Lo dice in una nota anche Silvestro Scotti, segretario generale Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg).
“Mi unisco alle parole del presidente dell’Enpam Alberto Oliveti e ricordo la possibilità di ottenere un contributo per chi ha avuto danni allo studio, alla prima casa, ai computer o alle attrezzature. Un sostegno importante che potrà essere richiesto non appena sarà formalmente proclamato lo stato di calamità per le aree colpite”, aggiunge Scotti, che conclude: “L’auspicio di tutta la Federazione dei medici di medicina generale è che questi interventi consentano di tornare il più presto possibile alla normalità, per i colleghi che in queste ore stanno vivendo momenti difficili e per i tanti pazienti che hanno bisogno di essere presi in carico”.

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In copertina, significativa immagine della devastante alluvione in Emilia Romagna.

Mascherine e non solo, anche Fimmg Fvg recepisce le raccomandazioni di Schillaci

Recepite anche in Friuli Venezia Giulia le raccomandazioni operative relative alle mascherine (ma non solo) stilate dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) e dalla Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) alla luce dell’ordinanza del ministro della salute Orazio Schillaci (che riconosce ai singoli medici un primario ruolo di prevenzione e tutela della salute della collettività) e all’evoluzione dell’emergenza Covid-19. Un vero e proprio manuale operativo, con solide basi scientifiche, che permetterà ai medici di decidere in autonomia e sulla base della situazione contingente se e come rendere obbligatorio l’uso delle mascherine nei loro studi e garantire il contenimento del rischio infettivo. In regione, la Fimmg è il maggiore sindacato del settore con più di 300 iscritti ai quali verrà inviato il documento.

Fernando Agrusti


“In questo manuale – spiega il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – vengono valutati sia l’aspetto epidemiologico che di contesto organizzativo. Ciò consentirà di organizzare le attività negli studi alla luce dei dati di prevalenza e incidenza ed eventuali nuove indicazioni ministeriali. Il documento non riguarda solo il Covid-19, ma guarda con lungimiranza alla possibilità che nel futuro ci si trovi ad affrontare nuove epidemie o pandemie, consentendo ai singoli medici di mettere in campo una risposta rapida ed efficace, improntata alla migliore organizzazione possibile seguendo normativa nazionale e indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità”. Per esempio un sistema a colori (verde situazione a bassa trasmissione della malattia, gialla media e rosso fase ad alta trasmissione) permette di cogliere immediatamente a livello visivo quali disposizioni attuare negli ambulatori, dalla mascherina chirurgica alla ffp2, dai distanziamenti ai triage.
“Non un’elencazione rigida di linee guida – aggiunge Tommasa Maio (Fimmg) –, bensì uno strumento agile e flessibile che, guardando alle differenze che inevitabilmente contraddistinguono le varie realtà assistenziali di prossimità, riesca a favorire comportamenti omogenei. Il documento è un po’ come “una cassetta degli attrezzi” che vuole supportare le scelte dei singoli professionisti chiamati ad applicare questo strumento ai vari contesti ed offrire quella pronta risposta e resilienza alle emergenze infettive auspicate dall’Oms”.
A rendere impellente la realizzazione delle raccomandazioni operative è stato il cambiamento dello scenario epidemiologico legato al Covid, ma non per questo il documento guarda solo al Sars-Cov-2. “Sono misure rapide, modulabili, efficaci per tutte le forme respiratorie infettive che si trasmettono con le medesime modalità – aggiunge Maio – sia che si tratti di forme infettive stagionali (come l’influenza), sia che si tratti di virus come il Covid, privi di una loro stagionalità, e quindi utili a contenere il rischio di infezioni per gli assistiti che afferiscono ai nostri studi, ma anche a proteggere i medici ed i loro collaboratori”.
Una risposta, quella della Fimmg e della Fimp, che dimostra quanto i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta abbiano apprezzato la valorizzazione del ruolo e della professionalità riconosciuta dalla recente ordinanza del ministro Schillaci (Gazzetta ufficiale n.100 del 29.04.2023). Ordinanza che riconosce ai singoli medici un primario ruolo di prevenzione e tutela della salute della collettività e autonome capacità professionali, organizzative e gestionali. Altro aspetto fondamentale, dice Martino Barretta (Fimp) è che “la sinergia tra prevenzione vaccinale ed utilizzo appropriato delle mascherine FFP2 rappresenta una strategia di controllo delle principali infezioni respiratorie efficace ed economicamente sostenibile. Si determina, insomma, un approccio proattivo alle malattie infettive che il setting della pediatria di libera scelta e della medicina generale, se ben organizzato e dotato dei necessari strumenti, riesce a sviluppare in maniera diffusa”.
A partire da un approccio “One care”, tipico dell’azione fiduciaria e di rapporto individuale e personalizzato del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta, si mira quindi ad una risposta che possa considerare da subito aspetti emergenti sulla salute pubblica, con azioni che riducano – ove possibile – l’impatto ambientale legato all’utilizzo continuo e persistente dei dispositivi di protezione respiratoria, in equilibrio con le emergenze sanitarie derivanti dai cambiamenti climatici con conseguenze nuove e non ancora espresse in ambito sanitario. Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta puntano ad essere resilienti al nuovo mondo che evolve con le migliori scelte organizzative e gestionali sul livello di prossimità di cura del territorio. Comportamenti che consentiranno di tenere il passo, in attesa di una vera politica di sviluppo “One Health”, che dovrà entrare nella cultura dei cittadini grazie ad un nuovo ruolo dei medici e pediatri di famiglia, che con questi atti raccolgono la sfida.
“Sfida – concludono Maio e Barretta – che attraverso strumenti come questo potrà anche rafforzare la rete di scambio informativo tra Territorio e Dipartimenti di Prevenzione, con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, primarie sentinelle territoriali della salute pubblica, rispondendo in pieno al concetto della “collaborative surveillance”, pilastro del piano strategico Oms appena emanato”.

Pene severe a chi aggredisce i medici: con Agrusti il plauso di Fimmg Fvg

Le disposizioni nel Decreto varato dal Consiglio dei Ministri a fine marzo e ora in Gazzetta Ufficiale (Decreto Bollette) contengono una norma che rafforza il sistema normativo penale posto a tutela del personale sanitario, socio-sanitario e ausiliario, introducendo di fatto la procedibilità d’ufficio e aumentando la pena di reclusione anche in caso di lesioni non gravi o gravissime, da 2 a 5 anni, per chi aggredisce operatori sanitari. Per questa decisione soddisfazione anche in Friuli Venezia Giulia da parte di Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti), che plaude anche al nuovo protocollo per la sicurezza (un pulsante d’allarme collegato direttamente con la Questura e un sistema di videosorveglianza potenziato) del presidio medico dell’Ospedale Gervasutta di Udine, dove si sono verificati casi di aggressione al personale sanitario.
“Scelte – sottolinea il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – importanti per la sicurezza di colleghe e colleghi medici alle prese anche recentemente qui in Friuli Venezia Giulia con gravi aggressioni mentre si stavano prendendo cura dei pazienti. Un plauso al direttore generale di Udine Caporale, alla Questura e alle forze dell’ordine e al Ministero della Sanità che con il Governo ha dato un forte segnale: queste novità sono un deciso passo in avanti nell’arginare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario”.
“Siamo molto soddisfatti per le disposizioni contenute nel Decreto varato dal Consiglio dei Ministri martedì 28 marzo e ora in Gazzetta Ufficiale, perché con queste disposizioni si pone nell’immediato un nuovo elemento che a nostro avviso sarà decisivo nell’arginare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario”: così a livello nazionale Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg Continuità Assistenziale, che commenta con favore le disposizioni del cosiddetto “Decreto Bollette” messo in campo dal Governo.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale della Fimmg.