“Cieco” per una settimana contro la società delle immagini: oggi a Udine Emanuele Franz spiegherà la sua nuova clamorosa protesta civile

Dopo essersi fatto murare vivo, ecco un’altra, clamorosa protesta civile di Emanuele Franz, il filosofo di Moggio Udinese, contro la società delle immagini. Un gesto estremo di ribellione che vuole risvegliare le coscienze addormentate: Franz ha, infatti, deciso di togliersi volontariamente la vista per una settimana intera. Bendato e assistito da un team di collaboratori, intende infatti denunciare «una società che ci ha resi tutti “ciechi” gli uni agli altri, una società in cui il culto delle immagini ha sostituito il vero contatto umano».

Le proteste del filosofo di Moggio.


Da giovedì, e per almeno sette giorni, il filosofo friulano vivrà immerso nell’oscurità, richiamandosi alla vista interiore e ispirato da figure storiche e letterarie come Tiresia, il veggente cieco che raggiunge la saggezza, e dai Salmi, che invitano a chiudere gli occhi per fuggire all’ingiustizia e rivolgere lo sguardo solo a Dio. Anche il Vangelo è fonte di ispirazione per il filosofo, in particolare Giovanni 9, 39: “Sono venuto perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Questa iniziativa non è solo una provocazione, ma un progetto sociale e filosofico che invita alla riflessione sui limiti di una società dominata dalle immagini. «Ogni cosa passa per un display – afferma Emanuele Franz -, ma nello stesso tempo non abbiamo più la capacità di vedere i nostri simili». Il filosofo intende portare all’attenzione il paradosso di una società iperconnessa, ma profondamente disconnessa a livello umano. Il gesto non vuole in alcun modo mancare di rispetto agli ipovedenti e ai veri ciechi, ma essere una rappresentazione simbolica di una umanità ormai cieca a ogni empatia anche a causa di una iper-tecnologia che ha compromesso i rapporti umani.
Durante la sua settimana di “buio”, Franz sarà seguito da un gruppo di assistenti che lo aiuteranno nelle attività quotidiane, permettendogli di concentrare tutte le sue energie sulla riflessione e sulla meditazione. Sarà un periodo di introspezione profonda, durante il quale il filosofo cercherà di dimostrare che la vera visione non dipende dagli occhi, ma dal cuore e dalla mente. Con questo gesto estremo, Emanuele Franz spera di stimolare un dibattito pubblico sulla necessità di recuperare la capacità di “vedere” realmente l’altro, al di là delle apparenze e delle immagini filtrate dai media. È un invito a riscoprire l’importanza della vista interiore, dell’empatia e del contatto umano diretto. Il filosofo “cieco” per scelta intende spiegare le ragioni del suo gesto con una serie di incontri aperti al pubblico. In particolare, stamane, alle 11, sarà in piazzetta Belloni adiacente a Piazza Libertà a Udine per invitare tutti a uno sguardo all’interno di noi stessi. Si discuterà delle motivazioni profonde della sua protesta, offrendo un’opportunità unica di riflessione condivisa.
Con il suo gesto simbolico e provocatorio, Emanuele Franz ci pone di fronte a una domanda cruciale: in una società dove tutto è immagine, siamo ancora capaci di vedere l’essenziale? La sua protesta civile ci ricorda che per costruire una società più giusta e umana, dobbiamo imparare a guardare oltre le superfici e riscoprire la profondità dei rapporti umani.

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In copertina, Emanuele Franz da giovedì è bendato contro la società delle immagini.

Nuova protesta di Emanuele Franz che s’incatena a una grossa pietra contro la superbia dell’uomo

(g.l.) Nuovo clamoroso gesto di protesta di Emanuele Franz, stavolta contro la superbia dell’uomo moderno. Il filosofo di Moggio Udinese, già noto per le sue provocazioni di stampo filosofico-sociale, come quella di essere andato a vivere in un bidone dell’immondizia nell’estate 2022 ed essersi fatto murare vivo la scorsa primavera, ha lanciato infatti una nuovo “esperimento” sociale.
Assistito da collaboratori e amici, il mistico ha deciso di farsi incatenare il polso a una pietra del peso di 17 chili, legata a sua volta da una catena (il peso totale si aggira attorno ai 20). L’obiettivo? Vivere la sua quotidianità trascinando a fatica questo sasso sul quale ha scritto, in un rosso sgargiante, la parola “superbia”.
Con questa nuova iniziativa, Franz ha voluto invitare a riflettere su quanto «la superbia e l’arroganza umana – sono le sue parole – siano oggi diventate un peso insostenibile, dividendo le persone e devastando i rapporti umani, oltre che il pianeta e la comunità».
Per tutta la durata dell’esperimento, il filosofo incatenato si è prefisso di trascinare appresso la pesante pietra, pur assolvendo le sue incombenze quotidiane e lanciando un messaggio di riflessione sul male della tracotanza e della superbia le cui radici sono ormai ben salde nella società attuale. «Nella società di oggi – afferma infatti Emanuele Franz – si è perso il significato del peccato, e il peccato più grande è la superbia, io stesso ne sono vittima, come tutti, e la porto appresso legata a me con una catena affinché tutti vedano che ci portiamo dietro, anche se invisibile, il peso della nostra arroganza. Sono convinto che solo il perdono può liberare dalle catene della superbia e voglio lanciare un messaggio di perdono reciproco e universale: perdonatevi gli uni con gli altri».  Come si ricorderà, Emanuele Franz ha da poco pubblicato il suo nuovo libro “Voi siete uno”, il cui testo rivendica l’unità perduta.

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In copertina, il filosofo di Moggio Udinese incatenato per protesta a una grossa pietra.

Ferrovie, Stazione Carnia senza bagno. Appello di Franz a Regione e Governo

(g.l.) “Pochi passeggeri, Ferrovie chiude i bagni nelle stazioni di Carnia, Cormons, Gemona, San Giorgio, Tarvisio Bosco Verde e Villa Opicina che sono sotto la soglia dei 500 viaggiatori al giorno: niente servizi igienici dal 1° gennaio”. Così Il Piccolo di Trieste titolava un articolo di Elena Placitelli il 9 gennaio 2012. Da oltre undici anni esiste, dunque, una situazione di disagio per i viaggiatori, seppure in numero ridotto, che frequentano queste stazioni, tanto da indurre Emanuele Franz – il filosofo di Moggio Udinese noto per le sue singolari, anche recenti, proteste – ad alzare la voce.
«Voglio denunciare – scrive pertanto Franz in una nota – la seguente situazione, facendo presente che ho mandato due reclami: alla società che gestisce il trasporto pubblico locale e a Trenitalia ottenendo zero risposte. Faccio appello al governatore della Regione e al Ministro dei trasporti. Mi avevano detto tempo fa che i bagni erano chiusi perché costava troppo pagare il personale per la pulizia, però per aumentarsi gli stipendi quello non è un problema, mentre anziani e utenze disagiate rimangono senza alcuna dignità, gente che da Roma e Trieste non sa nemmeno dove si trovi Carnia. Ultimo treno per Carnia per soli due minuti non è in coincidenza con ultima corriera da Carnia a Tarvisio lasciando utenze nel deserto senza alcun servizio essenziale. Una vergogna della società civile. Una stazione dei treni senza servizi igienici in Friuli. Un degrado inconcepibile in Alto Friuli: utenze lasciate nel degrado più assoluto. Mentre il mondo lavora all’intelligenza artificiale e al “biglietto digitale” si sacrifica la dignità umana».

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In copertina, la stazione ferroviaria di Carnia in Comune di Venzone; qui sopra, il filosofo Emanuele Franz di Moggio.