In Fvg mancano oltre 100 medici, ma con un decreto 2.500 borse di formazione

Carenza di medici di medicina generale in Friuli Venezia Giulia, dove ne mancano oltre 100 per coprire le esigenze della popolazione: arriva però una buona notizia da Roma. La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato del settore, accoglie positivamente il decreto del ministro della Salute, Roberto Speranza, che istituisce 2 mila 500 borse di formazione aggiuntive per i futuri medici di medicina generale grazie al Pnrr.

Fernando Agrusti


«In virtù di un recente accordo – ha commentato il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg che in Fvg conta più di 300 iscritti – firmato da parte della Commissione salute delle Regioni a cui abbiamo dato il nostro contributo, ogni giovane medico che sarà ammesso alla formazione potrà infatti prendere in carico sin da subito, con un medico tutor, fino a mille pazienti o incarichi orari di assistenza primaria, alleggerendo così il problema della carenza dei medici nei vari territori. In Friuli Venezia Giulia già adesso mancano oltre 100 medici di base e con pensionamenti all’orizzonte la situazione peggiorerà a breve. Basti pensare che per ovviare a questa carenza in alcuni casi i medici del territorio devono prendere in carico in deroga 1800 pazienti a fronte dei 1570 massimi previsti. Da ricordare come nella nostra regione già adesso grazie all’autonomia le borse per la formazione sono state raddoppiate da 20 a 40 l’anno e grazie a quanto previsto dal Pnrr diventeranno 56 dal prossimo anno. Ma ora dopo il decreto ministeriale attendiamo il nuovo bando regionale, oltre a quello nazionale per il concorso unico, per avviare queste borse aggiuntive e coprire le carenze nelle zone disagiate».

Silvestro Scotti

«Ringraziamo il ministro Roberto Speranza – ha sottolineato Silvestro Scotti, segretario generale nazionale Fimmg – per un decreto chiave che imprime una spinta determinante nell’ottica di un aumento delle borse di studio per l’accesso alla formazione dei medici di medicina generale. Un decreto che consente di definire i bandi regionali e il conseguente bando nazionale con la data del concorso unico». Scotti ha plaudito al traguardo raggiunto al termine di settimane di silenzioso e impegnativo lavoro svolte assieme allo staff del Ministero della Salute ed in particolare del Capo della Segreteria Tecnica Antonio Gaudioso, con il prezioso supporto e l’appoggio del ministro Speranza, nell’ottica di disporre il decreto che permette oggi di sfruttare a pieno le borse rese disponibili da provvedimenti finanziari diversi, ovvero dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN) e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Risorse differenti che il decreto rende utilizzabili in un bando unico fino al 2025.

Un lavoro, quello portato avanti dal Ministero della Salute e seguito quotidianamente dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale, che ha visto un determinante apporto nei passaggi necessari con il Ministero dell’Economia e la Programmazione sanitaria rispetto all’impiego delle risorse del Pnrr, che sono legate a procedure diverse dal comune utilizzo dei fondi del Fsn. Di qui l’appello di Scotti alle Regioni affinché «adesso, non si perda neanche un minuto nella pubblicazione dei bandi e si arrivi in tempi strettissimi alla definizione di una data di inizio per il bando nazionale». Il leader della Fimmg ammonisce: «Nessuno si potrà lamentare della carenza di medici se non si sarà capaci di sfruttare subito queste 2.500 borse. Alla luce delle leggi vigenti e dell’ultimo Accordo siglato – ricorda Scotti – ogni giovane medico che sarà ammesso alla formazione potrà infatti prendere in carico sin da subito, con un medico tutor, fino a 1.000 pazienti o incarichi orari di assistenza primaria, alleggerendo così il problema della carenza dei medici nei vari territori. A cominciare da quelli più disagiati».
Infine, un appello ai sindaci. «Ci supportino – ha concluso Scotti – in quest’azione di comune interesse. Adesso qualcuno deve una risposta ai cittadini, ai giovani medici e ad una medicina generale che possa continuare ad esistere per poter evolvere verso modelli assistenziali potenziati, ma di vera prossimità. Modelli che si fanno con gli uomini non con i mattoni».

 

Ingressi a Medicina e carenza di medici. Fimmg: urge una seria programmazione

Numero chiuso nei corsi universitari di medicina: occorre una seria programmazione. Appello alle forze politiche in tempo di campagna elettorale anche da parte del dottor Fernando Agrusti, segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) maggiore sindacato del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Facendo eco alla posizione del Settore formazione del sindacato nazionale, si sottolinea come soprattutto nella Medicina generale si assiste ad una carenza di medici senza precedenti, mentre pochi anni fa la situazione era all’opposto con una crescita esponenziale di neolaureati che erano sospesi nel limbo del precariato. «Occorre quindi – si sottolinea dal sindacato – una politica responsabile che predisponga un numero di posti per l’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia adeguato a quelli che saranno i fabbisogni previsti nei successivi decenni».

Fernando Agrusti


«La questione dell’abolizione del numero chiuso a Medicina – si sottolinea in una nota dei giovani della Fimmg nazionale – è ricorrente, soprattutto in tempo di elezioni. Ma al dì là della mera propaganda elettorale, il focus su cui la classe politica dovrebbe concentrarsi è la corretta programmazione. Ad oggi, soprattutto nella Medicina Generale, assistiamo ad una carenza di medici senza precedenti, ma serve ricordare che solo fino a pochi anni fa abbiamo subìto una situazione di pletora ventennale disastrosa per l’intera professione, con una crescita esponenziale di medici neolaureati (i famosi camici grigi) che non avevano garanzie di un futuro certo, sospesi nel limbo del precariato in attesa di superare l’imbuto formativo post-laurea per accedere finalmente ad una carriera valorizzante. In un sistema nazionale che deve garantire a tutti i cittadini degli standard minimi di cura, e allo stesso tempo assicurare ai suoi giovani medici un futuro professionale qualificante, vogliamo: una politica responsabile che proponga soluzioni sulla base delle reali necessità, prevedibili e programmabili; una politica responsabile che predisponga un numero di posti per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia adeguato a quelli che saranno i fabbisogni previsti nei successivi decenni; una politica responsabile che finanzi un numero di borse di studio coerente con quello delle carenze di Medicina Generale previste e che rimetta a bando tutte quelle che sono rimaste non assegnate o precocemente abbandonate; una politica responsabile che renda obbligatoria in tutte le università la presenza di corsi curriculari di tutte le discipline previste, compresa la Medicina Generale, che molti futuri medici decideranno di esercitare. In tempo di elezioni, noi giovani chiediamo a tutti gli schieramenti politici di farci solo una promessa, quella di decidere con Responsabilità. Il numero di futuri medici e il futuro della sanità non possono essere decisi solo per una manciata di voti».

 

Lotta al Covid, Usca fino a dicembre: Fimmg con Agrusti grata a Riccardi

Lotta al Covid-19: da ieri, 10 agosto, dopo la pubblicazione sul Bur, è ufficiale il rifinanziamento di 800 mila euro e la proroga dal parte della Regione Friuli Venezia Giulia delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) fino al 31 dicembre, con lo stesso trattamento economico (40 euro l’ora) per i medici che vi opereranno e che erano rimasti in un “limbo” dopo il termine del 30 giugno.

Riccardo Riccardi


Soddisfazione da parte dottor Fernando Agrusti, segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti e che si è speso nel dialogo con la Giunta regionale per arrivare a questo risultato, che va anche a coprire retroattivamente il mese di luglio e i primi giorni di agosto. «Grazie al vicepresidente regionale Riccardo Riccardi – ha affermato Agrusti – per aver tenuto conto della nostra proposta di proroga di questo strumento così importante per la lotta al Covid-19, soprattutto considerando la gran parte di popolazione anziana che abbiamo in Friuli Venezia Giulia e della fondamentale opera che le Usca hanno nel seguire i malati a domicilio. Era una questione di merito che andava affrontata, non ne abbiamo mai fatto una problematica di “prezzo”: ma se questo servizio fondamentale aveva un valore fino al 30 giugno era paradossale che dal 1° luglio valesse la metà (23 euro l’ora, ndr). Bene ha fatto la Regione dando pronte risposte in stretta consultazione con noi: un dialogo proficuo che ha dato i suoi frutti. Come medici di medicina generale continueremo a essere in prima linea nella gestione delle emergenze, al fianco dei pazienti. Con le Usca c’è stata una collaborazione proficua che ora fortunatamente potrà continuare».

Fernando Agrusti

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In copertina, la rappresentazione del Covid-19 che da oltre due anni ci assedia.

Medicina generale, diagnostica negli ambulatori: in Fvg stanziati 5 milioni

Esami diagnostici di primo livello (elettrocardiogrammi, ecografie e spirometrie) negli studi di medicina generale: in arrivo per il Friuli Venezia Giulia 5 milioni di euro dopo che il ministro della salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto attuativo delle misure già previste dalla Manovra 2020. Soddisfazione da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Per il segretario regionale, dottor Fernando Agrusti, «si tratta di un passaggio importante che permetterà di essere ancora di più al fianco del paziente e che di fatto proietta il nostro ruolo verso il futuro, in cui sarà sempre più fondamentale poter realizzare questi esami presso gli studi dei medici di medicina generale, per una sanità di prossimità che saprà offrire risposte migliori alla domanda di salute dei cittadini. In tal senso, ora il passo ulteriore, oltre all’acquisto dei macchinari, è quello di dare vita a dei microteam, dove più medici condividono le strumentazioni per esami di primo livello, in modo da non lasciarli sottoutilizzati, supportati da personale infermieristico e amministrativo. Per quello amministrativo in Friuli Venezia Giulia è già stato firmato a marzo 2022 l’accordo che ha portato allo sblocco delle indennità per i collaboratori di studio. Ora confidiamo che un passo ulteriore si possa fare per il personale infermieristico».

Fernando Agrusti


«Una battaglia che Fimmg sostiene da anni – aggiunge il segretario nazionale, Silvestro Scotti – trovando anche grande sensibilità politica e impegno da parte del ministro Speranza”. Nel 2019, è bene ricordarlo, la Manovra di bilancio per il 2020 aveva stanziato per la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia 235 milioni di euro. “Una prima versione del decreto era già stata firmata a gennaio 2020 dal ministro Speranza, che ringrazio – prosegue Scotti – e mostrava l’impegno suo e del Ministero con l’obiettivo di potenziare il territorio già in epoca pre Covid, senza poi trovare un ok in Conferenza Stato-Regioni. A maggio di quest’anno la ripresa dell’iter, interrotto dall’emergenza Covid, si è legata ad alcune modifiche minime e quindi ad una nuova versione del decreto che ora è arrivato al sì definitivo anche alla luce delle necessità derivate dal Pnrr e del rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale della medicina generale».

 

Pochi medici, ma ci saranno i concorsi. Agrusti grato al presidente Fedriga

Soddisfazione anche in regione da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti) per l’atto di approvazione del fabbisogno di sanitari da formare nel triennio 2022/2025 da parte della Commissione salute delle Regioni. Un fatto che dà una prima risposta contro la carenza di medici di medicina generale sul territorio.
Approvato il fabbisogno, sta ora al Ministero della Salute formulare la proposta di riparto della disponibilità finanziaria per la copertura complessiva delle spese tra le Regioni, che verrà adottata poi in Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni potranno a quel punto bandire i singoli concorsi per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale. Pubblicati tutti i bandi regionali, sarà Roma a pubblicare l’avviso nazionale con la data del concorso.

Fernando Agrusti

Silvestro Scotti

«Un accordo – commenta il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – fondamentale per contrastare la carenza di medici di medicina generale realizzato anche grazie alla disponibilità del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, quale presidente della Conferenza Stato Regioni».
Anche Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, sottolinea con soddisfazione l’atto di approvazione del fabbisogno di sanitari da formare nel triennio 2022/2025 da parte della Commissione salute delle Regioni. «Nella convinzione che non si possa perdere altro tempo prezioso – dice Scotti – ho chiesto un’accelerazione dell’iter necessario alla pubblicazione del bando per il triennio 2022-2025».
Proprio il tema della mancata definizione del fabbisogno del corso di formazione era stato trattato recentemente durante il più ampio e propositivo incontro che il segretario Scotti aveva avuto con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, il coordinatore della Commissione Salute, Raffaele Donini, e gli assessori al bilancio Davide Carlo Caparini ed Ettore Cinque.

Il governatore Massimiliano Fedriga.

Da mesi Fimmg spinge per arrivare alla pubblicazione del bando che si sarebbe dovuto emettere a febbraio. «Continueremo a fare la nostra parte per sollecitare tutte le parti coinvolte – conclude Scotti – così da arrivare quanto prima al bando. Abbiamo già avuto contatti e assicurazioni di attenzione anche dal Ministro Speranza così da consentire l’accesso alla formazione specifica in medicina generale di quasi circa 2.800 nuovi colleghi, subito pronti a prendersi carico di 1.000 assistiti ciascuno con il supporto di un tutor, così come prevede la nuova normativa. L’approvazione del fabbisogno era essenziale, ma non possiamo fermarci qui se vogliamo fare in modo che sia rispettato il diritto costituzionale di ogni cittadino all’assistenza del medico di famiglia. Dobbiamo assolutamente ottenere un’accelerazione rispetto alle procedure e ai tempi ordinari che, tra bandi regionali e concorso, richiede normalmente circa 7 mesi. Non si può non considerare che in questo periodo il concorso per il corso di formazione non è più solo necessario per iniziare la formazione dei nuovi medici, ma di fatto rappresenta la risposta ai tanti sindaci, cittadini e territori che in carenza di medici di famiglia stanno chiedendo questa risposta assistenziale che rappresenta le fondamenta del nostro Ssn».

Covid, le Usca prorogate
avranno i finanziamenti

Lotta al Covid-19: la giunta della Regione Friuli Venezia Giulia sta per approvare il rifinanziamento delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) fino al 31 dicembre con 800 mila euro. Soddisfazione da parte della Fimmg Fvg. Il segretario regionale dottor Fernando Agrusti: «Grazie al vicepresidente regionale Riccardo Riccardi per aver tenuto conto della nostra proposta di proroga di questo strumento così importante per la lotta al Covid-19, soprattutto considerando la gran parte di popolazione anziana che abbiamo in Friuli Venezia Giulia. In questo modo, potremmo superare questa fase interlocutoria che aveva visto il 30 giugno la scadenza delle Usca in attesa di rifinanziamento. Era una questione di merito che andava affrontata e bene ha fatto la Regione dando pronte risposte in stretta consultazione con noi. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro in questo momento, collaborando a stretto contatto con le Usca nella gestione dei casi, anche a domicilio».

L’assessore Riccardo Riccardi.

Covid-19, i medici della Fimmg Fvg pronti per la quarta dose di vaccino

I medici di medicina generale sono pronti a effettuare le vaccinazioni con la cosiddetta quarta dose (seconda dose booster) del vaccino anni Covid-19 per gli over 60 e soggetti fragili sia nei propri ambulatori che a domicilio per i pazienti che hanno difficoltà di spostamento: anche in regione la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti) dà la propria disponibilità per la somministrazione le cui liste di prenotazione saranno aperte da oggi 14 luglio.
«Non solo adesso per la quarta dose – spiega il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – ma anche in autunno, quando da ottobre ci sarà da somministrare in contemporanea sia il vaccino anti-influenza che quello contro il Covid-19 aggiornato alla variante Omicron, i nostri medici di medicina generale saranno pronti per dare il proprio contributo alla medicina territoriale. Se c’è un insegnamento che la pandemia ci ha lasciato è che bisogna affrontare il virus dando una risposta unitaria. Ecco quindi che, in accordo con il nostro sindacato nazionale, pure qui in Friuli Venezia Giulia siamo pronti a dare un contributo concreto con i nostri medici che aderiranno alla proposta. Un servizio che riteniamo molto utile, specialmente in questo momento di ripresa dei contagi soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in regione è molto ampia».

Fernando Agrusti

C’è soddisfazione
per le Usca prorogate

Lotta al Covid-19: soddisfazione per la proroga delle Usca fino al 31 dicembre da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Il segretario regionale dottor Fernando Agrusti: «Proponiamo alla Regione di avviare nel frattempo un tavolo per programmare il lavoro a stretto contatto tra medici di medicina generale e le nuove Uca».
L’annuncio da parte della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso il vicepresidente Riccardo Riccardi, di prolungare sino a fine 2022 le Usca – unità speciali di continuità assistenziale che tanto erano state utili nella fase dell’emergenza sanitaria nella gestione domiciliare delle persone positive al Covid-19 – prevedendo anche il mantenimento della stessa paga trova il plauso della Fimmg Fvg. Il sindacato dei medici di medicina generale aveva infatti avanzato questa proposta la scorsa settimana in modo da gestire al meglio il passaggio di consegne tra le Usca e le nuove Uca (unità di continuità assistenziale), che in base al decreto ministeriale numero 77 saranno sempre più chiamate a compiti di assistenza domiciliare in coordinamento con i medici di medicina generale.
«Ci aveva lasciato perplessi – spiega il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – il fatto che per gli stessi compiti un medico delle Uca prendesse un compenso minore delle Usca: come medici non ne facevamo una questione monetaria, ovviamente, ma di coerenza del servizio. Ben venga quindi questa proroga decisa dalla Regione, anche su nostra proposta, con un periodo di tempo che permetterà di definire meglio pure la gestione organizzativa del rapporto tra medici di medicina generale e Usca, visto che si lavorerà a stretto contatto nell’ottica di una medicina territoriale sempre più vicina ai cittadini. Per questo proponiamo l’avvio in tempi rapidi di un tavolo di confronto che da qui a dicembre definisca sul territorio regionale i nuovi compiti delle Uca e il loro rapporto con i medici di medicina generale. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro in questo momento di ripresa dei contagi soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in Friuli Venezia Giulia è molto ampia».

 

Le Usca per la lotta al Covid-19. Fimmg: proroga almeno fino al 31 dicembre

Prorogare le Usca almeno fino al 31 dicembre in virtù della ripresa del numero dei contagi e della particolarità della popolazione del Friuli Venezia Giulia, con una considerevole parte di persone anziane: questa la proposta alla Regione Fvg da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. La proposta arriva dopo la scadenza delle Usca, unità speciali di continuità assistenziale che tanto erano state utili nella fase dell’emergenza sanitaria nella gestione domiciliare delle persone positive al Covid-19, anche nei casi di comunità come scuole e aziende in cui il contagio si propagava. Unità che dal 1° luglio sul territorio regionale sono state sostituite dalle Uca (unità di continuità assistenziale) creando però delle problematiche gestionali, dalla definizione dei turni ai compensi per i medici. Non in tutte le regioni italiane si è proceduto in questo modo.
«Come in Emilia Romagna – spiega il segretario regionale Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – dove la Regione ha prorogato le Usca sino a fine anno. Una scelta che riteniamo possa essere utile in questo momento in cui vediamo come la diffusione del contagio stia riprendendo forza soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in Friuli Venezia Giulia è molto ampia. Siamo nel mezzo di un picco pandemico ed è meglio non abbassare la guardia. In questi mesi di proroga si potrebbe poi aprire un confronto tra medici e amministrazione regionale su come gestire al meglio le unità sia in termini di orari che di retribuzione. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro: solo chiediamo di non interrompere un sistema che funziona e nel frattempo dialogare sulla gestione della pandemia una volta finita l’emergenza insieme ai vari portatori d’interesse».

Fernando Agrusti

Il “caso” Monfalcone

La Fimmg Fvg, con la sua segreteria provinciale di Gorizia guidata dalla dottoressa Adriana Fasiolo, ha posto l’attenzione su una situazione sanitaria dalla rilevanza nazionale. C’è, infatti, preoccupazione per quanto successo a Monfalcone dove è stato assegnato, vista la carenza di medici, il servizio di continuità assistenziale (meglio nota come guardia medica), per 6 mesi a una cooperativa. Pronto il sostegno anche del sindacato nazionale con Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale: “Continuità Assistenziale affidata a privati, chiederemo accesso agli atti. A Monfalcone situazione grave e il rischio di contrarre le prestazioni di assistenza ai cittadini”. «Condividiamo le preoccupazioni della segreteria provinciale Fimmg Gorizia e abbiamo già dato mandato al nostro ufficio legale affinché, tramite un accesso agli atti, si possa fare chiarezza sulle modalità di gestione di un servizio centrale nell’assistenza ai cittadini». Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale, commenta così il caso che investe l’ex Guardia Medica (oggi Continuità Assistenziale) sollevato dalla Fimmg di Gorizia e ripreso da diverse testate giornalistiche. Maio chiarisce che «la richiesta di accesso agli atti servirà a comprendere se l’Azienda abbia espletato tutte le procedure previste dalle norme vigenti per l’attribuzione degli incarichi e la copertura del Servizio nell’ambito della Medicina Generale, e quindi nell’ambito del SSN, o vi siano state condotte omissive. Viene da chiedersi: se esiste una reale carenza, come mai una azienda privata riesce a individuare quei medici da destinare al servizio che invece l’azienda sanitaria afferma di non trovare? Se il servizio verrà espletato sempre da medici, mi chiedo perché non si sia provveduto ad assumerli secondo le ordinarie procedure di inserimento nell’ambito del Servizio sanitario nazionale?».
Ad allarmare Fimmg Continuità Assistenziale è anche quanto riportato da autorevoli testate giornalistiche nazionali, che denunciano l’inadeguatezza degli spazi destinati dall’Azienda Sanitaria al servizio di Continuità Assistenziale. «Se dovesse risultare vero che “a Monfalcone l’ambulatorio di Guardia Medica non è a norma per le visite” e che “i pazienti vengono accolti e assistiti nel corridoio”, evidentemente saremmo al cospetto di una situazione gravissima, con evidenti responsabilità dell’Azienda Sanitaria di competenza anche nella mancata individuazione delle strutture che avrebbero dovuto accogliere i cittadini che fino ad oggi si sono rivolti alle sedi per ricevere assistenza». Per Fimmg Continuità Assistenziale è comunque evidente che questa scelta è «il segnale di un fallimento gestionale e della volontà di sottrarsi al confronto sindacale. Una sconfitta per chi dovrebbe garantire il miglior funzionamento della sanità pubblica. Abdicare alle proprie responsabilità, in questo caso, significa soprattutto contrarre il diritto alla salute dei cittadini nell’ambito del Servizio sanitario nazionale». E sarebbe allarmante anche l’ipotesi per la quale il servizio di Continuità Assistenziale, tipicamente di competenza del medico di medicina generale, tramite la cooperativa possa invece in futuro ricadere su altre figure sanitarie e non su medici. «Se così fosse – prosegue il segretario nazionale – qualcuno dovrebbe informare di questa decisione senza precedenti i cittadini di Monfalcone, che rivolgendosi al Servizio per consultare un Medico troverebbero invece un professionista diverso, non medico, legittimato a prestare un’assistenza di diverso livello e diversa capacità di presa in carico e risposta ai loro bisogni. I cittadini di Monfalcone meritano chiarezza».

 

 

Lotta al Covid-19, anche in Fvg l’algoritmo che aiuta i medici

La lotta al Covid-19 trova un alleato negli algoritmi digitali: anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato nazionale del settore che in regione conta più di 300 iscritti) usufruirà del nuovo progetto di Net Medica Italia, software house del sindacato nazionale in un progetto in collaborazione con Cittadinanzattiva. Nello specifico, il nuovo programma, analizzando le caratteristiche del paziente, sosterrà nella prescrizione dell’antivirale Paxlovid, attualmente l’unico prescrivibile dai medici di medicina generale secondo le linee guida Aifa. L’algoritmo, interagendo con il database dei medici di medicina generale, supporterà le scelte e ridurrà i rischi di errore per una sanità sempre più personalizzata.

Fernando Agrusti


Net Medica in continuità con quanto già fatto con il progetto “Pri.Sma” in tema di stratificazione dei pazienti in base alla fragilità per l’accesso alla vaccinazione Covid, ha ulteriormente ampliato la possibilità di utilizzo di algoritmi che oggi supportano il medico di medicina generale nella prescrizione appropriata della terapia antivirale, come sottolineato dal dottor Silvestro Scotti (segretario nazionale Fimmg) e da Nicola Calabrese vicesegretario Nazionale Fimmg e presidente Net Medica Italia, ai quali fa eco il segretario regionale dottor Fernando Agrusti.
«Questo nuovo algoritmo ci consente di semplificare il processo di accesso al farmaco, supportando i medici di medicina generale nel percorso di analisi di eleggibilità e nella prescrizione del farmaco. Questo significa che il medico può ora prendere la migliore decisione possibile, considerando ogni dato clinico rilevante in suo possesso», spiega Calabrese. «Di fatto, la medicina generale è pronta ad assumere questa opportunità e ha a disposizione un ulteriore strumento di supporto per essere efficace ed appropriata – aggiunge Scotti -. Portare il processo decisionale e professionale nello studio del medico di famiglia e supportarlo nell’analisi della eleggibilità e delle possibili interazioni farmacologiche che possono limitare o controindicare la prescrizione è un passaggio decisivo, ma soprattutto permette di individuare già prima i pazienti, che qualora contagiati possano avere accesso alla terapia antivirale con abbreviazione dei tempi di accesso alle cure, punto fondamentale nell’uso di queste terapie».
Estremamente complesso e lungo è infatti il percorso necessario all’individuazione dell’eleggibilità del paziente e alla definizione del relativo piano terapeutico. Semplificando non poco: al medico di medicina generale spetta il compito di capire se il paziente è candidabile al trattamento, guardare fattori di rischio (quali ad esempio una patologia oncologica, diabete complicato, obesità o broncopneumopatia), individuare nella storia clinica eventuali fattori di esclusione (come una compromissione renale o epatica severa) e assicurarsi che non ci siano problemi per l’eventuale assunzione di farmaci che possono rappresentare controindicazioni al trattamento.
«Si tratta di uno strumento importante per consentire ai cittadini un accesso facile e sicuro ai farmaci disponibili per la cura del Covid. E, dal nostro punto di vista, è altrettanto fondamentale perché, anche attraverso questi strumenti digitali, si consolida il rapporto di fiducia fra medico di famiglia e cittadino. La digitalizzazione, utilizzata per accorciare i tempi, sburocratizzare le procedure, fornire cure più appropriate e personalizzate, è una grande sfida per il futuro del nostro servizio sanitario e per tutelare i diritti dei pazienti, ovunque risiedano», afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
Fimmg e Cittadinanzattiva hanno dunque condiviso su questo tema l’opportunità di perseguire una soluzione tecnologica che fosse di supporto nella scelta più appropriata per affrontare con una modalità quanto più consapevole e orientata i processi di eleggibilità del paziente alla luce del coinvolgimento attivo della medicina di famiglia.

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In copertina, la rappresentazione grafica del Covid-19 conosciuto inizialmente di più come Coronavirus.

Sono indispensabili i medici di famiglia. Ma la Fimmg: “Bisogna investire di più”

Oggi, 19 maggio, si celebra la Giornata mondiale del medico di famiglia e anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato nazionale del settore che in regione conta più di 300 iscritti) prende spunto dalla ricorrenza per ricordare quanto sia stata fondamentale la medicina di base durante le fasi più acute dell’emergenza Covid-19 e di come dovrà esserlo anche in futuro attraverso i giusti sostegni. Sostegni che proprio in Fvg, grazie allo sblocco delle indennità per i collaboratori di studio che a marzo Fimmg ha firmato assieme alla Regione, si è iniziato ad adottare. E intanto l’Istituto Piepoli certifica come l’81% dei cittadini riponga fiducia nei medici di medicina generale.

Fernando Agrusti

«Credo che questa giornata possa servire a farci riflettere, a pensare anche solo per un momento a quanto sia importante per la salute di tutti noi il medico di famiglia. Oggi forse più di ieri, a causa del Covid, possiamo capire quanto sia importante proteggere e anzi valorizzare questa istituzione del nostro sistema sanitario», afferma il dottor Silvestro Scotti (Segretario nazionale Fimmg) a cui fa eco il segretario regionale dottor Fernando Agrusti. Senza alcuna retorica, il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale fa il punto su un tema che mai come in questo momento appare in tutta la sua centralità, ma anche nella sua complessità. «Difendere la medicina di famiglia – ricorda infatti – significa proteggere il diritto di ciascuno di scegliere da chi essere seguito nei suoi bisogni di salute nell’arco di una vita e di un rapporto che, diversamente da qualunque altro ambito, si basa sulla conoscenza diretta e su di un solidissimo rapporto di fiducia tra medico e paziente».
Scotti ricorda, poi, che i medici di famiglia sono sempre presenti e lo sono sempre stati, come purtroppo testimoniano più di 370 decessi per Covid, legati a contagi che nella maggior parte dei casi si sono verificati in servizio. «La continuità è una caratteristica fondamentale del nostro lavoro – ricorda Scotti -, così come la prossimità. Il medico di famiglia è quello che trovi a studio, ma che non esiti a chiamare anche il sabato, la domenica o a tarda sera. Non un dipendente, ma un professionista al servizio della salute dei cittadini».

Parole, quelle del segretario nazionale Fimmg, che da un lato sono di ringraziamento ai tanti colleghi presenti sul territorio, e dall’altro vogliono essere di stimolo per chi nelle istituzioni è chiamato a programmare e decidere. «Troppo spesso negli ultimi anni – conclude Scotti – la medicina generale ha dovuto fare da cuscinetto a carenze strutturali ed errori di programmazione che si protraggono da decenni. La nostra soddisfazione è però nella consapevolezza di essere apprezzati dai nostri pazienti, ogni anno di più, come testimonia l’ultimo Tableau de Bord dell’Istituto Piepoli secondo il quale l’81% dei cittadini ripone in noi un’enorme fiducia».

 

Medicina generale, anche la Fimmg Fvg plaude all’Accordo collettivo nazionale

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore, presieduto in regione da Fernando Agrusti) plaude al via libera all’Accordo collettivo nazionale giunto da Roma in Conferenza Stato-Regioni. Come dichiarato dal segretario generale Fimmg, Silvestro Scotti, si tratta di «un’intesa unanime da parte delle Regioni che mette fine ai dubbi sul convenzionamento per una medicina di famiglia sempre più efficace ed efficiente». «Una decisione unanime – ha aggiunto – che sposa la ferma convinzione espressa da sempre di avere una medicina generale di prossimità al cittadino, efficace ed efficiente grazie al suo rapporto di convenzione, che valorizza l’autonomia e la massima duttilità dell’assistenza erogata ai pazienti».

Fernando Agrusti, Fimmg Fvg

Le Regioni confermano con questa Intesa il punto contrattuale di riferimento per l’area della medicina generale. «Serviranno ora le risorse economiche e umane – ha sottolineato Scotti – anche per sostenere un contenuto di professionalità in area medica, ma soprattutto per sburocratizzare il sistema e realizzare una giusta suddivisione dei carichi dei lavori con personale amministrativo e sanitario che sia di supporto ai medici di famiglia attraverso un finanziamento specifico». In questo senso Fimmg si affianca alle Regioni rispetto alla richiesta di maggiori risorse, specificamente destinate, così da consentire all’Acn di avere un compimento pieno a latere di progetti legati al Pnrr; con il preciso intento di preservare domiciliarità, prossimità e fiduciarietà come valori assoluti di un Servizio sanitario nazionale che descriva offerte di uguaglianza dalla grande metropoli al piccolo comune. «Tutto questo – ha detto ancora il segretario generale Fimmg – grazie alla professionalità dei medici di famiglia che proseguono a svolgere, e la firma di ieri lo sancisce in modo inequivocabile, un lavoro determinante nel quadro del loro rapporto di convenzione».
Su questa strada, che all’unanimità tra le Regioni ha visto superare l’incostante dibattito sulla dipendenza, è forte la determinazione di Fimmg ad affiancare le Regioni stesse al fine di ottenere i necessari finanziamenti per le risorse umane, in relazione ad esempio alle premialità per gli obiettivi variabili destinati alla medicina generale o anche a potenziare la funzione spoke degli studi sul territorio.
«Il ruolo unico che viene proposto – conclude Scotti – può dare soluzione anche alla carenza dei medici con la possibilità di un’evoluzione diretta del medico di continuità assistenziale in funzioni fiduciarie non più a ore, bensì a quota capitaria con percorsi che permettano di sburocratizzare anche l’accesso alla funzione di medico di famiglia sempre più carente sui territori per la mancata programmazione e la sempre più diffusa demotivazione; riteniamo che quindi questa Intesa debba essere il volano fiduciario per chi sceglie questa funzione del Ssn e speriamo che le progettualità e gli investimenti in tal senso di Governo e Regioni lo dimostrino dando contenuto ai contenitori del Pnrr».

Agrusti: i giovani medici
hanno voglia di lavorare

«I giovani medici di medicina generale dimostrano grande passione e voglia di lavorare: semmai la vera sfida è fornire loro gli strumenti per farlo a fronte di carichi di lavoro che con la pandemia sono letteralmente esplosi», ha detto il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale della Fimmg (sindacato che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti), commentando la recente indagine su campione nazionale della Fnomceo (Federazione nazionale dell’Ordine dei medici) per la quale un terzo dei dottori lavora senza entusiasmo sognando la pensione. Un dato che ha scatenato molte discussioni coinvolgendo i medici under 40. «Ma io alla presentazione della ricerca la scorsa settimana a Roma c’ero – prosegue Agrusti – e assicuro che tra noi addetti ai lavori i dati emersi dalla rilevazioni sono stati subito inquadrati nella giusta prospettiva, ovvero un richiamo a un maggior sostegno alla categoria che dopo due anni di gestione della situazione sanitaria sta soffrendo di burn out da carico di incombenze dettate dal Covid-19. Sostegno che proprio qui in Friuli Venezia Giulia, grazie allo sblocco delle indennità per i collaboratori di studio che a marzo abbiamo firmato insieme alla Regione, abbiamo iniziato a fare. Ma occorre proseguire ulteriormente su questa strada: è necessaria una rivoluzione riorganizzativa che auspichiamo si realizzi con i fondi del Pnrr e che si possa dare ai medici di medicina generale la serenità per operare con la dovuta professionalità».
Con i medici under 40 Agrusti lavora ogni giorno e può garantire che nelle nuove leve la passione per la professione è sempre viva. «Faccio loro da tutor durante i tirocini nel mio studio – continua – e vedo tanta voglia di imparare e mettersi al servizio del paziente. Siamo fortunati ad avere giovani così attenti e pronti anche a utilizzare le nuove attrezzature diagnostiche basate molto sull’innovazione digitale. Ecco, fornire loro questi strumenti in maniera strutturale senza aspettare che sia il singolo medico a doverseli procurare è una delle sfide per supportare la loro passione per la professione, visto che la medicina territoriale non è solo il futuro ma il presente della nostra realtà».
La situazione non è facile e i numeri lo raccontano chiaramente. «Vista la carenza di medici – conclude Agrusti – data dalla pandemia e dai pensionamenti, qui in Friuli Venezia Giulia un medico di medicina generale può trovarsi a seguire fin dal principio da 1500 fino a 1800 pazienti. Per questo la Fimmg sottolinea che non è un problema generazionale ma di carichi di lavoro aumentati fino a 15 ore di fila a giornata, senza che da parte dei nostri medici non sia venuto mai meno il rispondere al proprio compito in supporto ai dipartimenti di prevenzione. Siamo quindi vicini ai nostri giovani, che vantano formazione e passione per seguire i pazienti del Friuli Venezia Giulia».