Medici di famiglia dipendenti e non più convenzionati? Agrusti (Fimmg Fvg): una ipotesi che ci lascia davvero stupiti

La libera professione convenzionata è imprescindibile: questa la posizione della Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) in linea con quella del sindacato nazionale che si è espresso contro una prima bozza di riforma della medicina generale in cui emerge la volontà delle Regioni di un passaggio alla dipendenza per i medici di famiglia, oggi convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.
E tra queste Regioni che sono favorevoli ad “assumere” i medici di medicina generale pare ci sia anche il Friuli Venezia Giulia stando alle prime indicazioni. «Un fatto – commenta il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – che ci lascia davvero stupiti visto che in varie occasioni l’assessore alla Salute della nostra Regione si era detto contrario a tale opzione. Ora veniamo a sapere che il Friuli Venezia Giulia, insieme a Veneto e Lazio, ha presentato al Ministero della Salute una proposta che prevede il passaggio alla dipendenza, mentre l’Emilia Romagna sembra essersi sfilata da questo gruppo. Come sostenuto anche dal nostro segretario nazionale, dottor Silvestro Scotti, siamo convinti che la dipendenza stravolge funzioni, compiti e obiettivi della medicina di famiglia e soprattutto viene ad alterare profondamente il rapporto fiduciario medico-paziente».
Per Agrusti anche alcune delle motivazioni alla base della necessità di passare alla dipendenza non sono condivisibili. «C’è una narrazione- aggiunge il segretario del Friuli Venezia Giulia – che sostiene che durante la pandemia la medicina generale sia stata assente: niente di più falso, i nostri studi sono stati gli unici presidi sanitari che non hanno mai interrotto l’attività e questo è dimostrato anche dal fatto che più della metà dei medici morti di Covid-19 erano medici di medicina generale. Da ricordare poi che i medici di medicina generale hanno dato un contributo determinante per il tracciamento della pandemia effettuando migliaia di tamponi e poi migliaia di vaccinazioni. Il problema non è far diventare il medico di medicina generale un dipendente del Sistema sanitario nazionale/regionale, ma rendere più attrattivo il nostro lavoro per invogliare i giovani medici ad abbracciare questa bellissima professione e l’attrattività non si otterrà certamente con il passaggio alla dipendenza. Rimaniamo, comunque, aperti al confronto».
Fa eco il segretariato nazionale. «A nostro avviso – sottolinea Scotti in un lancio dell’agenzia AdnKronos salute – bisogna sedersi a un tavolo perché la questione del ruolo giuridico sta nascondendo il vero problema, che denunciamo da tempo, il quale è il continuo racconto di una medicina generale fannullona, inefficace e che avrebbe pure perso la partita contro il Covid. Giudizio oltre che falso anche irriconoscente per una professione che, in assenza di strumenti, in pandemia ha preso in carico milioni di cittadini con sintomi che sono stati gestiti nell’autorganizzazione della medicina generale».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale di Fimmg Fvg.

Sanità Pordenone, il grazie della Fimmg al dottor Massimo Crapis in partenza per Ferrara e il benvenuto a Sergio Venturini

La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti) attraverso la sua sezione di Pordenone ha desiderato ringraziare di cuore il dottor Massimo Crapis, direttore dell’Infettivologia dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e punto di riferimento per il settore di tutta l’Azienda sanitaria del Friuli occidentale. Crapis è, infatti, in procinto di passare alla guida dell’Infettivologia dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara.
«Un grande ringraziamento – dichiara il segretario regionale Fimmg, dottor Fernando Agrusti che è anche a capo della sezione di Pordenone del sindacato – al dottor Crapis per questi anni in cui ha avuto una grande collaborazione con noi medici di medicina generale e una costante attenzione per il territorio e la sua popolazione. Incontri proficui, un continuo scambio di informazioni e aggiornamenti, un lavoro fianco a fianco davvero prezioso: questo e molto altro lascia all’Azienda sanitaria del Friuli occidentale. Come medici della Fimmg gli siamo grati non solo per il periodo dell’emergenza sanitaria del Covid-19, in cui abbiamo collaborato a stretto contatto, ma anche per altri importanti risultati raggiunti insieme, come quello dell’utilizzo corretto degli antibiotici, con un cammino che ha visto la nostra Azienda arrivare a una riduzione del loro utilizzo in situazioni che non li necessitano, contrastando così l’antibiotico-resistenza. Al dottor Crapis un augurio per il nuovo incarico a Ferrara e al dottor Sergio Venturini, con il quale c’è già una proficua collaborazione e che ne prenderà il posto a Pordenone, le nostre congratulazioni e la disponibilità a continuare questo rapporto sinergico indispensabile per il benessere del nostro territorio».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg.

Fimmg Fvg: preoccupano le aggressioni al personale sanitario, ora va tenuta alta l’attenzione anche nei nostri ambulatori

Preoccupazione anche in Friuli Venezia Giulia per le aggressioni al personale sanitario: a esprimerla è la Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti. Infatti, si teme che questi episodi di violenza dopo gli ospedali possano sfociare anche in ambito ambulatoriale, che per la loro diffusione e struttura sono difficilmente presidiabili con attività di prevenzione. Da qui, il richiamo a un cambiamento anche culturale che esorti la popolazione al rispetto per il servizio sanitario e per le donne e gli uomini che ne permettono la realizzazione, facendo allo stesso comprendere ai cittadini quali siano le pene per chi aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni. Per questo motivo, il sindacato ha avuto a livello nazionale un incontro con il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
«Gli ultimi fatti di cronaca – sottolinea il segretario regionale, dottor Fernando Agrusti – dimostrano quanto la questione sia grave e per nulla limitata a ospedali o reparti di emergenza. Si tratta di un fenomeno che ormai coinvolge vari settori, compresi quelli fiduciari come i nostri ambulatori. Nell’individuare le strategie più adatte a contrastare le aggressioni sarà necessario immaginare una deterrenza efficace per le strutture di Continuità assistenziale ma, anche e soprattutto, per gli studi dei medici di medicina generale che per ovvie ragioni non sono presidiabili allo stesso modo. Per il momento, a nostra conoscenza non si sono verificati casi gravi sul territorio regionale per quanto riguarda i medici di medicina generale, ma son peró successi per le colleghe e i colleghi della continuità assistenziale (guardia medica, ndr). L’attenzione resta alta perché anche le violenze verbali sono un fenomeno da stigmatizzare. Un contrasto alla violenza che deve partire innanzitutto da un cambiamento culturale e da un’informazione sulle pene previste per chi commette queste aggressioni».
Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Fimmg, ha incontrato il ministro Schillaci per ragionare su un’azione di contrasto agli atti di violenza al personale sanitario. «Il ministro ci ha informati di aver incontrato i ministri Nordio e Piantedosi – spiega il dottor Scotti – per la determinazione di atti legislativi da prevedere già nel Decreto Omnibus. L’idea prevalente del ministro Schillaci è, però, che serva un atto legislativo ad hoc completo e che contempli tutte le condizioni contrattuali e derivi responsabilità sulla tutela della sicurezza come base per le condizioni lavorative. Atto che parta dalla logistica, ma che contempli anche la possibilità di aumentare l’attrattività del lavoro medico nel pubblico, così da compensare le carenze di medici che in particolare nella Medicina generale stanno deprimendo l’offerta percepita dai singoli cittadini, idea che noi condividiamo».
Il ministro ha rappresentato l’esigenza di accelerare sull’arresto in flagranza di reato e, in flagranza differita, di dotare i presidi di videosorveglianza e la guardiania dei luoghi sensibili. La Fimmg ha evidenziando, inoltre, come gli strumenti di contrasto che si stanno attuando e programmando siano corretti e probabilmente efficaci per mettere in sicurezza ospedali e presidi sanitari, ma inattuabili sul territorio. «Serve un cambiamento culturale – ribadisce Scotti –, ci si deve muovere con una proposta culturale di richiamo della popolazione al rispetto per servizio sanitario e per gli uomini e le donne che ne permettono la realizzazione. Bisogna certamente far comprendere ai cittadini quali sono le pene per chi aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni, ma questo non basta».
Tra le altre, la Federazione Italia dei Medici di Medicina generale condivide con la Cisl l’idea di inserire negli obiettivi dei Direttori generali la valutazione dei Documenti di valutazione del rischio (Dvr), ricomprendendo il pericolo di aggressioni come previsto dall’Osservatorio nazionale per la violenza. «Il Dvr – ricorda Scotti – deve contenere indicazioni sulle aggressioni, in modo da poter avere una raccolta di eventi sentinella – sarebbe molto utile per la Continuità assistenziale – per classificare un servizio in relazione alla sua reale esposizione alle aggressioni”. Più complessa, come detto, è la tutela dei medici nei loro studi sul territorio.
“Il racconto del pubblico impiego fatto in questi anni – stigmatizza Scotti – è un racconto che propone il pubblico impiego come un sistema di fannulloni. Oggi questa comunicazione è tanto radicata da aver esacerbato l’animo dell’utenza verso qualunque sportello o servizio pubblico. Tra le tante azioni da mettere in campo – conclude il segretario generale Fimmg – c’è sicuramente l’esigenza di cambiare questa narrazione e di proporne una ben più aderente alla realtà». La Fimmg ha comunque espresso il profondo disagio della categoria, ormai ai limiti della resistenza, categoria che richiede manifestazioni esemplari rinnovando l’appello al Presidente della Repubblica affinché si rivolga ai cittadini richiamandoli al rispetto del ruolo di chi è a lavoro ogni giorno per salvare vite e prendersi cura dell’altro.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale della Fimmg.

Sono 200 mila in Fvg senza medico di famiglia: la vicinanza alla Fimmg del sindaco di Udine. Istituito a Roma un tavolo sulle attrezzature diagnostiche

Anche in Friuli Venezia Giulia è stata celebrata la Giornata mondiale del Medico di famiglia. La Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) ha allestito uno stand informativo in centro a Udine dove ha incontrato i cittadini. Tra di loro anche il sindaco del capoluogo friulano Felice De Toni che ha fatto visita ai medici di medicina generale guidati dal segretario regionale dottor Fernando Agrusti.
«È stato un piacere ricevere la visita del sindaco De Toni – ha affermato Agrusti – che con la sua presenza ha rappresentato tutta la cittadinanza e la vicinanza ai medici di medicina generale. Vicinanza che è ben rappresentata anche da un recente sondaggio Ipsos in cui il medico di famiglia ha ricevuto il 70 per cento di giudizi positivi. Se lo si confronta con il dato di giudizi positivi raggiunto nella stessa rilevazione dal Servizio sanitario nazionale, attestatosi su un 45%, risulta evidente come il medico di medicina generale sia il principale punto di riferimento per le persone nella gestione della propria salute. Da questi dati confortanti ripartiamo per le sfide che ci attendono».
Sfide che riguardano, in particolare, la carenza di medici e le nuove frontiere della diagnostica di primo livello negli ambulatori dei medici di famiglia. «In Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto Agrusti – siamo alle prese con un complicato ricambio generazionale come testimoniato dal fatto che a oggi nella nostra regione 200 mila cittadini sono senza medico di famiglia. Il trovare nuovi medici non può prescindere dal rendere attrattiva la nostra professione tra i giovani e quindi fondamentale, secondo noi, sarà il ridurre drasticamente le troppe incombenze burocratiche, favorire la diagnostica di primo livello nei nostri studi e favorire le aggregazioni fra più professionisti come previsto, fra l’altro, anche dal nuovo contratto nazionale».
«Vorremmo – ha concluso Agrusti – essere dotati in maniera sistemica di strumenti quali ad esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Nei territori dove questi progetti sono stati sperimentati, la riduzione degli accessi in pronto soccorso o di ricoveri ospedalieri è stata confortante. Inoltre eseguire queste prestazioni per pazienti cronici nei nostri ambulatori potrebbe contribuire a ridurre le liste d’attesa negli ospedali».

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Quello della diagnostica è un tema caldo, visto che si è appena insediato a Roma, al Ministero della Salute, il Tavolo di lavoro per definire l’utilizzo di 235 milioni di euro a valere sulla legge di Bilancio del 2020 per la fornitura delle attrezzature di diagnostica di primo livello ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta. Il Tavolo avrà il compito di definire le modalità operative.
Plauso anche da parte di Fimmg Friuli Venezia Giulia. «Un passaggio fondamentale – osserva il dottor Agrusti – per stimolare dove assente e sviluppare dove attiva, a livello regionale, l’attività di presa in carico dei pazienti cronici, prevista peraltro dal Piano Nazionale della Cronicità del 2016 e più volte recepita negli Accordi Collettivi Nazionali vigenti. Qui in Friuli Venezia Giulia abbiamo già iniziato a svolgere dei primi passi a livello di singoli ambulatori tramite iniziative autonome di medici di medicina generale, ma vorremmo essere dotati in maniera sistemica di strumenti quali a esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Nei territori dove questi progetti sono stati sperimentati, la riduzione degli accessi in pronto soccorso o di ricoveri ospedalieri è stata confortante. Inoltre eseguire queste prestazioni per pazienti cronici nei nostri ambulatori contribuirebbe a ridurre le liste d’attesa negli ospedali».
Fa eco il segretario generale nazionale Fimmg, Silvestro Scotti: «Il lavoro che si prospetta risulta complesso e articolato. La nostra volontà comunque è quella di arrivare a una sintesi operativa, che consenta alle regioni di attivare il percorso definito dal Decreto, facilitando le negoziazioni in atto per la definizione degli Accordi Integrativi Regionali previsti dall”Accordo Collettivo Nazionale appena sottoscritto. Il criterio di autonoma organizzazione rappresenta un elemento fondamentale per noi medici di medicina generale liberi professionisti convenzionati e verrà sempre sostenuto anche su questo tavolo».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti (primo a destra) con i colleghi incontra a Udine il sindaco Felice De Toni.

Sanità nei piccoli Comuni, anche in Fvg Fimmg plaude alla difesa di Mattarella

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) plaude al recente intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sostegno dei piccoli Comuni e della garanzia dei servizi in essi, soprattutto quelli medici in primis per la popolazione anziana. «Problematiche – ha affermato il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – che interessano anche il nostro territorio regionale. Già nel 2019 con il tour #adessobasta del nostro sindacato avevamo sottolineato come fosse fondamentale assicurare l’accesso ai servizi sanitari pubblici dove nasce il bisogno, non accentrando in strutture edilizie funzioni come il rapporto fiduciario, la prossimità delle cure, l’umanizzazione della medicina, la prevenzione».
Una situazione ancora più pressante dopo l’avvento del Covid-19 e della carenza di medici di medicina generale. «Che lo ricordiamo – ha aggiunto Agrusti – vede il nostro territorio del Friuli Venezia Giulia con già un centinaio di medici di medicina generale mancanti e con altri 70 che andranno in pensione nei prossimi due anni. Gli ambulatori dei medici di medicina generale sono il presidio sanitario fondamentale per cure primarie di prossimità e di contatto quotidiano e continuativo. Oggi, a causa di errori nella programmazione che hanno sottovalutato le dimensioni di un pensionamento anagrafico, evento che Fimmg ha annunciato da almeno vent’anni, i medici di medicina generale, vera porta di accesso al sistema sanitario nazionale, sono clamorosamente carenti. Per questo è estremamente grave che anche questo fondamentale e prezioso servizio sia fra quelli che sta venendo a mancare, in primis nei piccoli Comuni. Ringraziando pertanto il Presidente Mattarella per la sensibilità dimostrata al tema dell’Italia dei piccoli Comuni, auspichiamo insieme al nostro sindacato nazionale e al segretario generale Silvestro Scotti che la medicina generale rimanga per la politica il fondamento dell’assistenza sanitaria da preservare a ogni costo, soprattutto per le sue caratteristiche fondanti di assistenza, di prossimità e fiduciarietà. Il tutto, allargando la visuale, anche nelle città visto che in Europa si progetta sempre più con il modello dei servizi a 15 minuti a piedi, dove il quartiere diventa comunità di servizi e di assistenza diffusa».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.

 

Medicina generale, organico all’osso: appello di Fimmg Fvg alla Regione

Carenza di medici di medicina generale sul territorio, è arrivata una nuova “stangata”: in Friuli Venezia Giulia gli aderenti alla Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) – denunciano con forza la mancata proroga da parte del Ministero della Salute del decreto legge del 17 marzo 2020, il quale prevedeva il riconoscimento nel proprio percorso didattico per i medici in formazione con relativi crediti dell’attività con i pazienti sul territorio, aiutando i colleghi ove ce ne fosse bisogno con incarichi provvisori o di sostituzione.
«Una scelta dell’allora ministro Speranza – spiega il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – che aveva permesso di affrontare al meglio la situazione pandemica grazie al contributo dei medici che in questi anni stanno frequentando il Corso di formazione specifica in medicina generale. Ora si motiva la scelta di non prorogare il decreto con il fatto che l’emergenza Covid-19 sia finita, come da avviso inviato il 20 gennaio dall’Sc Centro regionale formazione, ma in verità stiamo affrontando ancora grandi sfide: non solo con il Covid-19 ma anche con l’influenza stagionale. E non dimentichiamoci che in Friuli Venezia Giulia siamo in una situazione di carenza diffusa di medici di medicina generale sul territorio. Tra abbandoni e raggiunti limiti di età già mancano un centinaio di medici di medicina generale, mentre da qui al 2025 ne andranno in pensione altri 70. Per questo è evidente come l’aiuto dei medici che frequentano il Corso di formazione specifica in medicina generale sia fondamentale, ma a loro va riconosciuto il credito formativo per l’attività che sono chiamati a svolgere. Ma ora purtroppo, senza proroga, questo non è più possibile e le ore svolte in ambulatorio non vengono conteggiate nel percorso formativo».
Da qui l’appello di Fimmg Fvg. «Chiediamo con forza – conclude Agrusti – alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia di far valere almeno nella nostra sanità regionale il giusto principio per cui svolgere attività di medicina generale durante gli studi sia riconosciuto nel piano formativo dei giovani medici che non solo in un prossimo futuro, ma già adesso possono dare un fondamentale aiuto al sistema sanitario e ai pazienti».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale della Fimmg.

 

Domani gli ambulatori al lume di candela prima che la medicina generale si spenga

Una giornata a lume di candela per chiedere attenzione da parte della politica alla medicina generale, finora ignorata nei provvedimenti in discussione nelle finanziarie sia a livello nazionale che nelle varie Regioni: anche in Friuli Venezia Giulia gli aderenti alla Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) aderiranno all’iniziativa in programma domani 15 dicembre. La giornata sarà segnata dallo slogan “Siamo al lumicino – interveniamo prima che la medicina generale si spenga e con lei il Servizio sanitario nazionale”.

Fernando Agrusti


«Anche noi in quella giornata – spiega il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg – accoglieremo i nostri pazienti a lume di candela. Una decisione presa per sottolineare le condizioni critiche in cui lavorano i medici di famiglia, senza però ricorrere a sistemi di protesta più radicali che, in questo momento di picco dell’influenza stagionale e recrudescenza della pandemia, sarebbero contrari al senso di responsabilità verso i cittadini assistiti che da sempre caratterizza questa professione».
Seppure rispettoso del servizio, il segnale che si vuole lanciare è forte. La Fimmg segnala come ancora una volta la medicina di famiglia venga ignorata nei provvedimenti in discussione a sostegno delle imprese e degli studi professionali per sopperire ai costi del caro energia e dell’inflazione: oltre ad averla dimenticata nei provvedimenti dedicati al ristoro dei dipendenti pubblici – per i quali è stata prevista una indennità una tantum per il 2023, come anticipo sul prossimo contratto, pari all’1,5% dello stipendio – è stata esclusa anche dai provvedimenti del cosiddetto Dl Aiuti quater a favore delle imprese.
«Probabilmente – aggiunge Agrusti – non è ancora chiaro che il medico di famiglia è un libero professionista convenzionato, assimilabile ad una piccola impresa, e come tale tutti gli oneri di gestione del proprio studio professionale sono a suo carico, compresa la presenza di personale amministrativo e infermieristico. Non si comprende, allora, perché escluderlo dai provvedimenti che prevedono agevolazioni per le imprese e gli studi professionali dal momento che, al contrario di altri professionisti che operano con partite Iva e con costi di gestione a proprio carico, il medico di medicina generale non può adeguare le tariffe delle proprie prestazioni ai costi sostenuti essendo un servizio pubblico regolamentato da una convenzione con il Servizio sanitario nazionale, peraltro ferma al 2018. Per queste ragioni anche in Friuli Venezia Giulia come Fimmg vogliamo dare un segnale a tutte le forze politiche, locali e nazionali, che in questo momento stanno discutendo la prossima Legge di bilancio. Il tutto, lo ripetiamo, senza far venire meno il nostro impegno per i pazienti, che non verranno penalizzati dalla protesta».

 

L’influenza preoccupa i medici Fimmg Fvg: vaccini subito, mascherine e igiene mani

Contro l’influenza è importante vaccinarsi: a ricordarlo è la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg – assieme al segretario nazionale Silvestro Scotti e a Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica – invita quindi i soggetti a rischio a vaccinarsi al più presto, a riscoprire il valore delle mascherine e dell’igiene delle mani.

Fernando Agrusti

Nella settimana dal 28 novembre al 4 dicembre in Friuli Venezia Giulia l’incidenza dell’influenza è stata al quarto livello (intensità alta – inferiore ai 17,36 su 1000 assistiti) dei cinque stabiliti dal rapporto Influnet della Rete Italiana Sorveglianza Influenza (incidenza nazionale 16 casi per mille assistiti contro i 13 della settimana precedente, dati bollettino emesso il 9 dicembre). «Un picco influenzale come non lo si vedeva da 15 anni – commenta Agrusti -. È vitale che i soggetti a rischio scelgano al più presto di vaccinarsi, altrimenti rischiamo di dover vivere un periodo molto difficile. Guardando ai dati attuali, l’andamento fa pensare ad un picco assai superiore a quello delle epidemie passate. Il tutto senza dimenticarsi di continuare a proteggersi con mascherine, soprattutto in ambito sanitario e avere una buona igiene delle mani. Questa ondata, che la Fimmg nazionale paventa possa essere definita uno tsunami, arriva in un sistema sanitario che deve affrontare anche il Covid-19 e in cui il sistema territoriale deve anche far fronte alla carenza di medici di base, che in Friuli Venezia Giulia, lo ricordiamo, vede mancare oltre 100 medici. Noi siamo pronti come sempre al fianco del paziente, ma occorre sensibilizzare sempre più sull’importanza della prevenzione e dei comportamenti corretti».

L’influenza di stagione si sta mostrando particolarmente aggressiva, caratterizzata da una febbre molto alta, sintomi respiratori e qualche volta gastroenterici. L’aumento dei casi sta mettendo sotto pressione i medici di famiglia, che sono subissati da telefonate e messaggi, ma anche gli ospedali nei quali si registra un forte aumento dei ricoveri. «Mai negli ultimi 15 anni abbiamo dovuto confrontarci con un picco influenzale paragonabile a quello che stiamo registrando in queste settimane. È vitale che i soggetti a rischio scelgano al più presto di vaccinarsi, altrimenti rischiamo di dover vivere mesi drammatici»: uguale la posizione di Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, preoccupato per un’influenza di stagione che si sta rivelando ben più aggressiva e pericolosa di quanto fosse possibile prevedere. Ad allarmare i medici di medicina generale della Fimmg sono i dati della curva dell’epidemia influenzale, che mostrano una diffusione del virus enorme ed estremamente precoce. Tanto che gli stessi medici prevedono che di questo passo si raggiungerà il picco addirittura prima di Natale. «Se il Covid ci ha insegnato che la fase di picco è quella oltre la quale inizia poi la discesa – prosegue Scotti – è anche da considerare che scavallare la “vetta”, se non ci si protegge con il vaccino, potrebbe avere un prezzo molto alto in termini di vite. Guardando ai dati attuali, infatti, l’andamento fa pensare ad un picco assai superiore a quello delle epidemie passate. Per usare un’immagine che possa rendere l’idea, è come se ci stesse per travolgere uno tsunami. Infatti, l’aumento dei casi, come abbiamo imparato per il Covid, comporta conseguentemente aumento di complicanze e di mortalità».

L’appello lanciato dalla Fimmg è anche legato ad un pericoloso effetto psicologico generato dalla pandemia. «Molti cittadini credono ormai che l’influenza non sia più un rischio, ritenendo che solo il Covid possa mettere a rischio la salute e considerando l’influenza con grande sufficienza. Non è così. Negli ultimi due anni – spiega poi Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica – l’uso delle mascherine e le norme igieniche adottate contro il Covid hanno limitato moltissimo la diffusione del virus influenzale. Complice la voglia di tornare alla normalità, quest’anno le norme di cautela sono considerate ormai superate e la campagna vaccinale è andata malissimo, ma è un errore. Quello che serve è una combinazione di misure quali la vaccinazione, sia contro il Covid che contro l’influenza, e l’intensificazione di misure di sanità pubblica. La risposta individuale ad emergenze epidemiologiche non è sufficiente a proteggere la popolazione, serve un approccio pubblico, coordinato e basato sull’evidenza scientifica».
«Dobbiamo assolutamente cercare di evitare che, raggiunto il picco, questa incidenza del virus si mantenga per più dell’una o due settimane solite prima della discesa, creando seri problemi sino a primavera inoltrata. Quindi, è bene vaccinarsi il più presto possibile e continuare ad adoperare mascherine e norme di igiene che abbiamo imparato ad usare per la pandemia da Covid», conclude Scotti.

 

In Fvg mancano oltre 100 medici, ma con un decreto 2.500 borse di formazione

Carenza di medici di medicina generale in Friuli Venezia Giulia, dove ne mancano oltre 100 per coprire le esigenze della popolazione: arriva però una buona notizia da Roma. La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato del settore, accoglie positivamente il decreto del ministro della Salute, Roberto Speranza, che istituisce 2 mila 500 borse di formazione aggiuntive per i futuri medici di medicina generale grazie al Pnrr.

Fernando Agrusti


«In virtù di un recente accordo – ha commentato il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg che in Fvg conta più di 300 iscritti – firmato da parte della Commissione salute delle Regioni a cui abbiamo dato il nostro contributo, ogni giovane medico che sarà ammesso alla formazione potrà infatti prendere in carico sin da subito, con un medico tutor, fino a mille pazienti o incarichi orari di assistenza primaria, alleggerendo così il problema della carenza dei medici nei vari territori. In Friuli Venezia Giulia già adesso mancano oltre 100 medici di base e con pensionamenti all’orizzonte la situazione peggiorerà a breve. Basti pensare che per ovviare a questa carenza in alcuni casi i medici del territorio devono prendere in carico in deroga 1800 pazienti a fronte dei 1570 massimi previsti. Da ricordare come nella nostra regione già adesso grazie all’autonomia le borse per la formazione sono state raddoppiate da 20 a 40 l’anno e grazie a quanto previsto dal Pnrr diventeranno 56 dal prossimo anno. Ma ora dopo il decreto ministeriale attendiamo il nuovo bando regionale, oltre a quello nazionale per il concorso unico, per avviare queste borse aggiuntive e coprire le carenze nelle zone disagiate».

Silvestro Scotti

«Ringraziamo il ministro Roberto Speranza – ha sottolineato Silvestro Scotti, segretario generale nazionale Fimmg – per un decreto chiave che imprime una spinta determinante nell’ottica di un aumento delle borse di studio per l’accesso alla formazione dei medici di medicina generale. Un decreto che consente di definire i bandi regionali e il conseguente bando nazionale con la data del concorso unico». Scotti ha plaudito al traguardo raggiunto al termine di settimane di silenzioso e impegnativo lavoro svolte assieme allo staff del Ministero della Salute ed in particolare del Capo della Segreteria Tecnica Antonio Gaudioso, con il prezioso supporto e l’appoggio del ministro Speranza, nell’ottica di disporre il decreto che permette oggi di sfruttare a pieno le borse rese disponibili da provvedimenti finanziari diversi, ovvero dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN) e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Risorse differenti che il decreto rende utilizzabili in un bando unico fino al 2025.

Un lavoro, quello portato avanti dal Ministero della Salute e seguito quotidianamente dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale, che ha visto un determinante apporto nei passaggi necessari con il Ministero dell’Economia e la Programmazione sanitaria rispetto all’impiego delle risorse del Pnrr, che sono legate a procedure diverse dal comune utilizzo dei fondi del Fsn. Di qui l’appello di Scotti alle Regioni affinché «adesso, non si perda neanche un minuto nella pubblicazione dei bandi e si arrivi in tempi strettissimi alla definizione di una data di inizio per il bando nazionale». Il leader della Fimmg ammonisce: «Nessuno si potrà lamentare della carenza di medici se non si sarà capaci di sfruttare subito queste 2.500 borse. Alla luce delle leggi vigenti e dell’ultimo Accordo siglato – ricorda Scotti – ogni giovane medico che sarà ammesso alla formazione potrà infatti prendere in carico sin da subito, con un medico tutor, fino a 1.000 pazienti o incarichi orari di assistenza primaria, alleggerendo così il problema della carenza dei medici nei vari territori. A cominciare da quelli più disagiati».
Infine, un appello ai sindaci. «Ci supportino – ha concluso Scotti – in quest’azione di comune interesse. Adesso qualcuno deve una risposta ai cittadini, ai giovani medici e ad una medicina generale che possa continuare ad esistere per poter evolvere verso modelli assistenziali potenziati, ma di vera prossimità. Modelli che si fanno con gli uomini non con i mattoni».

 

Ingressi a Medicina e carenza di medici. Fimmg: urge una seria programmazione

Numero chiuso nei corsi universitari di medicina: occorre una seria programmazione. Appello alle forze politiche in tempo di campagna elettorale anche da parte del dottor Fernando Agrusti, segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) maggiore sindacato del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Facendo eco alla posizione del Settore formazione del sindacato nazionale, si sottolinea come soprattutto nella Medicina generale si assiste ad una carenza di medici senza precedenti, mentre pochi anni fa la situazione era all’opposto con una crescita esponenziale di neolaureati che erano sospesi nel limbo del precariato. «Occorre quindi – si sottolinea dal sindacato – una politica responsabile che predisponga un numero di posti per l’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia adeguato a quelli che saranno i fabbisogni previsti nei successivi decenni».

Fernando Agrusti


«La questione dell’abolizione del numero chiuso a Medicina – si sottolinea in una nota dei giovani della Fimmg nazionale – è ricorrente, soprattutto in tempo di elezioni. Ma al dì là della mera propaganda elettorale, il focus su cui la classe politica dovrebbe concentrarsi è la corretta programmazione. Ad oggi, soprattutto nella Medicina Generale, assistiamo ad una carenza di medici senza precedenti, ma serve ricordare che solo fino a pochi anni fa abbiamo subìto una situazione di pletora ventennale disastrosa per l’intera professione, con una crescita esponenziale di medici neolaureati (i famosi camici grigi) che non avevano garanzie di un futuro certo, sospesi nel limbo del precariato in attesa di superare l’imbuto formativo post-laurea per accedere finalmente ad una carriera valorizzante. In un sistema nazionale che deve garantire a tutti i cittadini degli standard minimi di cura, e allo stesso tempo assicurare ai suoi giovani medici un futuro professionale qualificante, vogliamo: una politica responsabile che proponga soluzioni sulla base delle reali necessità, prevedibili e programmabili; una politica responsabile che predisponga un numero di posti per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia adeguato a quelli che saranno i fabbisogni previsti nei successivi decenni; una politica responsabile che finanzi un numero di borse di studio coerente con quello delle carenze di Medicina Generale previste e che rimetta a bando tutte quelle che sono rimaste non assegnate o precocemente abbandonate; una politica responsabile che renda obbligatoria in tutte le università la presenza di corsi curriculari di tutte le discipline previste, compresa la Medicina Generale, che molti futuri medici decideranno di esercitare. In tempo di elezioni, noi giovani chiediamo a tutti gli schieramenti politici di farci solo una promessa, quella di decidere con Responsabilità. Il numero di futuri medici e il futuro della sanità non possono essere decisi solo per una manciata di voti».