Lunedì a Casarsa apre il Centro medici. Altri lavori per sport e luce

Fase 2 a Casarsa della Delizia con l’avvio di nuovi cantieri e conclusione di quelli fermati per poco tempo durante il lockdown. Infatti, ieri c’è stata l’apertura formale del nuovo Centro di assistenza primaria nella struttura dell’ex municipio in via Vittorio Veneto, che era pronto già da inizio anno, e che entrerà in funzione lunedì prossimo. “Un edificio simbolo per la nostra cittadina, progettato dall’architetto Gino Valle – ha spiegato il sindaco, Lavinia Clarotto – che abbiamo riconsegnato alla comunità come presidio della salute, in cui i medici di base del territorio comunale potranno ricevere i propri assistiti e nel quale potranno essere erogati alcuni servizi sanitari. Un segnale di speranza nel futuro quello di poter consegnare adesso la struttura, pronta già da qualche mese, al termine del lockdown e nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus”. Erano presenti i vertici dell’Azienda sanitaria del Friuli occidentale (che gestisce la struttura) e il vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, che è anche assessore alla Salute. Come detto, il Centro sarà operativo dal 15 giugno, con il trasferimento degli ambulatori dei sei medici di medicina generale del territorio.

Il sindaco Lavinia Clarotto.

Per quanto riguarda poi i nuovi cantieri, è appena partito quello del Palazzetto dello Sport. “Gli interventi – ha aggiunto la prima cittadina – riguarderanno l’adeguamento strutturale, la messa in sicurezza antincendio e l’efficientamento energetico del Palarosa. Il programma dei lavori durerà quattro mesi, al termine dei quali avremo un palasport rimesso a nuovo ed efficiente per le attività . nostre associazioni sportive”.

Il Palarosa.

Non appena si stabilizzerà il bel tempo sarà avviato pure il cantiere per l’interramento della linea di pubblica illuminazione in via Monte Grappa a San Giovanni. “Sarà istituito – ha concluso Lavinia Clarotto – un senso unico durante i lavori, previsti durare due settimane. Si tratta di un’opera importante, che va a sostituire una linea aerea elettrica vetusta che in passato aveva lasciato al buio alcune parti di San Giovanni. Poco distante proseguono invece i lavori alla scuola primaria Marconi, dove il cantiere ora si concentrerà, dopo la palestra e l’area esterna, sugli adeguamenti antincendio. Stiamo lavorando affinché a settembre le nostre scuole, a Casarsa e San Giovanni, siano pronte ad accogliere al meglio i nostri studenti“.

Via Monte Grappa a San Giovanni.

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In copertina, il Centro di assistenza primaria nell’ex municipio di Casarsa.

Cerca, prenota, accedi: ecco Eilo startup anti-assembramenti

Cerca, prenota, accedi. Ad accompagnare il nome della nuova app Eilo (www.eilo.it), disponibile dal 1° giugno, c’è una promessa di semplicità per poter aiutare i cittadini, ma soprattutto ristoratori, baristi, parrucchieri, estetisti, operatori del turismo a gestire le prenotazioni e gli accessi, evitando sovrapposizioni e assembramenti, in questa Fase 2 che li vedrà presto tornare al lavoro dopo due pesantissimi mesi di lockdown. A presentarla, a supportarne l’avvio e a promuoverne l’utilizzo gratuito è la Camera di Commercio di Pordenone-Udine, in collaborazione con Confcommercio e Confartigianato. A realizzarla, il team friulano di Eilo, startup che con il suo amministratore delegato Pietro Antonini ha presentato alla stampa le funzionalità della nuova applicazione, assieme al presidente camerale Giovanni Da Pozzo.

«Dapprima il necessario “fermo” è stato subìto praticamente da tutta l’economia. Ora, nella Fase 2, tante misure di sicurezza e distanziamento sociale vanno a pesare ulteriormente su alcune categorie di imprenditori in particolare. Con questa app speriamo di dare loro una mano a gestire almeno le difficoltà aggiuntive di questo momento, che non sappiamo quanto durerà, e confidiamo di poter alleviare almeno in parte il carico che devono sopportare, immaginando possa essere utile anche nel lungo periodo per organizzare al meglio il lavoro». Commenta così il presidente Da Pozzo l’idea di sostenere l’avvio, fino alla fine dell’anno, di quest’applicazione tramite la Camera di Commercio e le categorie, in modo da rendere la prima sperimentazione priva di aggravi a carico delle imprese.
Per ottenere Eilo è sufficiente scaricare l’app sul proprio smartphone (a partire da giugno, conclusa la fase di test – ora tutte le info su eilo.it). L’utente può scoprire rapidamente quali sono le attività vicine, usando anche filtri per cercare fra le diverse categorie o ricercare l’attività che interessa per nome. Quindi può selezionare il servizio che vuole prenotare, scegliere data e ora e indicare per quante persone effettuare la presentazione. Al momento dell’appuntamento, è sufficiente presentarsi e scansionare il Qr Code all’ingresso del locale per accedere. In questo modo l’imprenditore visualizzerà subito la prenotazione e sarà quindi agevolato nel gestire gli ingressi e le permanenze di persone nel locale, evitando assembramenti. Dalla parte dell’impresa, basta registrarsi sull’app e compilare i dati della propria attività e dell’organizzazione degli appuntamenti, quindi stampare il Qr ed esporlo sull’ingresso.

La potenziale platea di Eilo, dal lato imprenditoriale, è piuttosto ampia e fa riferimento a tantissime attività, bar e ristoranti, parrucchieri ed estetisti, operatori del turismo, uffici di professionisti e negozi in genere. Solo tra bar e ristoranti sono oltre 6.800 le imprese nei territori delle province di Pordenone e Udine potenziali fruitrici, mentre di acconciatori ce n’è quasi 3 mila, iscritti nel Registro imprese dell’ente camerale. Ma la app può interessare come detto un’utenza aziendale più che varia e senza limite di settore.
A spiegare com’è nata Eilo è l’ad Antonini. «La nostra app nasce con l’intento di agevolare imprenditori e cittadini durante la Fase 2 della pandemia. Abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre competenze e le nostre tecnologie per fornire uno strumento semplice ed efficace che sia di aiuto concreto per rispettare le normative e semplificare la vita di tutti coloro che la utilizzeranno». Eilo è una startup innovativa costituita da un team che già da tempo opera nel settore dello sviluppo tecnologico e della digitalizzazione dei processi. La squadra di Eilo è tutta Made in Friuli e ha lavorato intensamente in queste ultime settimane per mettere a punto questa nuova applicazione.

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In copertina e all’interno la videoconferenza alla Cciaa Pn-Ud.

Confartigianato servizi in prima linea con le imprese Fvg

Chiusa al pubblico ma sempre operativa, praticamente 7 giorni su 7, per far fronte alla mole di lavoro raddoppiata e alla pioggia di richieste provenienti dalle aziende, bisognose più che mai di un punto di riferimento al quale aggrapparsi. Confartigianato Servizi Fvg, la società nata un anno e mezzo fa dalla volontà comune delle associazioni territoriali di Udine e Trieste, fa un primo bilancio del lockdown, che se da un lato ha paralizzato la maggior parte delle imprese, dall’altro ha richiesto uno sforzo straordinario da parte della Srl e dei suoi 160 dipendenti. Circa la metà hanno lavorato in smart working, il resto all’interno delle 28 sedi, chiuse al pubblico ma operative per dare risposte agli oltre 4.000 clienti che la società ha in portafoglio per un valore di circa 11 milioni di euro (fatturato 2019).
«Oltre al lavoro che svolgono normalmente, i nostri uffici si sono trovati a gestire le domande, affiancandosi al patronato, per l’attivazione della cassa integrazione e per i 600 euro, nonché a rispondere a centinaia di telefonate di artigiani spaesati in cerca di chiarimenti sulle norme in continua evoluzione. In questo senso – afferma il vicedirettore di Confartigianato Servizi Fvg, Maurizio Pastorello -, oltre al lavoro di sempre e a quello straordinario legato all’attivazione degli ammortizzatori sociali e alla richiesta dei contributi, il personale ha svolto un fondamentale ruolo anche di supporto umano e assistenza psicologica alle aziende che si sono sentite smarrite. Un lavoro, quest’ultimo, che non ha conosciuto sabati e domeniche. Dinanzi alle necessità dei clienti ci siamo messi a completa disposizione».

Pastorello plaude al lavoro dei dipendenti. «Voglio ringraziare tutti loro, che assieme al presidente Graziano Tilatti, al consigliere delegato Daniele Cuciz e al direttore Enrico Eva sono stati pronti ad organizzare e dare impulso a questa intensa attività». La Srl è stata, se possibile, ancor più presente, alla luce della chiusura di molti studi professionali, di commercialisti e consulenti. «Chiusi loro, molte aziende si sono rivolte a noi per la gestione delle pratiche legate all’emergenza Covid-19, che per scelta abbiamo svolto a titolo gratuito. Il lavoro in surplus non ci ha fruttato alcuna marginalità – sottolinea Pastorello – a dimostrazione del ruolo sociale e sindacale che la società ha voluto giocare in questo difficile momento. In vista della Fase 2, anche Confartigianato Servizi Fvg si è riorganizzata».
Conclude il vicedirettore: «Il 4 maggio riapriamo al pubblico cercando di contingentare il più possibile le presenze. Abbiamo dotato di mascherine tutti i dipendenti, di gel igienizzante e schermi in plexiglass ogni ufficio e cercheremo di concedere lo smart working ai dipendenti più fragili, continuando ad avere la sensibilità di sempre nella possibilità di conciliare lavoro e famiglia. Anche Confartigianato avrà bisogno della vicinanza dei clienti associati, per superare uniti e forti questo impegnativo periodo e guardare al futuro con rinnovata fiducia».

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In copertina, Maurizio Pastorello; all’interno, il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

Verso la Fase 2: scatta il sostegno Civibank alle imprese del Nordest

Da domani, lunedì, anche in Friuli Venezia Giulia saranno allentate alcune delle tante misure di sicurezza adottate per il contenimento del Coronavirus. Ma quella che ormai viene definita ripartenza scatterà dal 4 maggio prossimo: infatti, dovrebbe essere imminente l’annuncio dei provvedimenti da parte del Governo. E, proprio in vista dell’avvio di quella che ormai tutti conoscono come Fase 2 dell’emergenza Covid-19, ricordiamo che il cda di Civibank presieduto da Michela Del Piero ha stanziato un primo plafond di 20 milioni di euro per sostenere i comparti produttivi del Nordest messi a dura prova dalle restrizioni adottate a livello nazionale per fronteggiare la pandemia.
Alle misure di sospensione previste dal DL 18/2020 e dall’Accordo Abi per il Credito si affianca, dunque, un primo plafond a cui potranno accedere le aziende appartenenti a tutti i settori economici allo scopo di consentire loro, superate le difficoltà contingenti, di ripartire prima possibile.
CiviBank, in costante contatto con i Consorzi di Garanzia Fidi territoriali e con le istituzioni pubbliche, ha inoltre allestito una squadra di specialisti con l’obiettivo di supportare le Filiali nel trasmettere e veicolare in maniera efficace alla clientela privata, alle imprese e alle categorie datoriali tutte le misure di sostegno che Regione, Stato ed UE stanno predisponendo.
Il plafond stanziato rientra nell’ambito più ampio degli strumenti di sostegno all’economia locale che Civibank ha adottato anche in coordinamento con le iniziative di Sistema, in particolare le nuove linee di garanzia previste dal Fondo Centrale di Garanzia e dai Confidi.
Le 64 filiali della banca operative in Friuli Venezia Giulia e Veneto restano aperte per assistere anche in questa fase critica la clientela, seppur con orario ridotto e previo appuntamento, per le operazioni più urgenti. Sul sito internet dell’Istituto sono stati resi disponibili gli aggiornamenti circa le modalità operative delle misure adottate.

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In copertina, Michela Del Piero, presidente della Banca di Cividale.

 

“Pullman turistici fermi: utilizziamoli almeno per pubblico e scuole”

Gli operatori del trasporto persone – che in tempi normali sarebbero in queste settimane nel periodo di più intensa attività tra gite scolastiche, comitive di turisti, navi da crociera e turismo congressuale – si fanno avanti con una proposta: «Si utilizzino i nostri servizi a complemento del trasporto scolastico e del trasporto pubblico locale. È chiaro infatti che, in vista della “fase 2”, dovranno essere adottati standard che evitino l’affollamento di tali mezzi. E sarebbe altrettanto assurdo costringere i gestori di questi servizi ad acquistare mezzi e assumere personale aggiuntivo quando altri attori del comparto, quello privati, devono mettere il personale in cassa integrazione. Quello che proponiamo è di essere chiamati a supportare i gestori, per la “fase 2”, con i nostri mezzi e personale. Una situazione temporanea che la Regione potrebbe regolamentare per il tempo necessario», propone Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici, facendosi interprete di una proposta condivisa con gli altri operatori del settore.
«Si, è vero, ci stiamo coordinando con le imprese di altre associazioni per dare una voce unica al comparto che, in questo momento, è in condizioni davvero disastrose – ammette Donatone -. Siamo in chiusura totale sin dal 24 febbraio. Oltre al blocco delle visite didattiche e d’istruzione scolastiche, soffriamo per le continue cancellazioni dei servizi di trasporto persone per il turismo congressuale e crocieristico, per raduni e incoming. Il personale è in cassa integrazione. Quando si parla di turismo ci si dimentica forse che il nostro è un punto fondamentale della filiera. In tempi normali siamo noi a far muovere i tour organizzati e a supportare tutta la filiera turistica. Non possiamo nemmeno utilizzare lo strumento dei voucher, a differenza di altri operatori del turismo perché, di norma, non riceviamo acconti sui servizi prenotati. Nel frattempo, dunque, ci sarebbe anche la necessità urgente di un contributo a fondo perduto per consentire la sopravvivenza del settore, in questi mesi».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg .

L’artigianato friulano con l’acqua alla gola: 40% a rischio chiusura

di Giuseppe Longo

Una prospettiva nera, anzi nerissima per l’artigianato friulano: ben 4 aziende su 10 sono a rischio di chiusura se la crisi da Coronavirus dovesse, malauguratamente, durare per altro mezzo anno. Alla vigilia della Fase 2 di cui tanto si parla in questi giorni, auspicando che la ripartenza dopo il blocco possa avvenire quanto prima, le imprese artigiane guardano al futuro con grande preoccupazione, voglia di rimettersi in moto, ma soprattutto con grande lucidità. E, consapevoli della dura realtà che le circonda, non si fanno illusioni sul futuro a breve termine. Sarebbe come prendersi in giro…
L’attesa degli effetti che l’epidemia Covid-19 avrà sul giro d’affari delle piccole e piccolissime e medie imprese, infatti, è a dir poco impressionante con una perdita annua stimata intorno al 42%: quasi metà fatturato! Per cui, in questa condizione, se l’emergenza sanitaria dovesse appunto protrarsi oltre i sei mesi, il 40 per cento degli artigiani teme di chiudere i battenti in maniera definitiva.
La drammatica istantanea emerge dai primi risultati del sondaggio online “Fase due: cosa si aspettano gli artigiani e le piccole imprese?” promosso dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine sul sito dell’associazione dov’è ancora possibile partecipare ed esprimere la propria opinione. «La crisi – conferma con amarezza il presidente Graziano Tilatti – durerà tutto quest’anno e con grande probabilità investirà anche una parte del prossimo. A 12 anni dal 2008 ci ritroviamo impantanati in una nuova fase di difficoltà, se possibile ancor più subdola, che imporrà una ristrutturazione del modello economico e in generale un ripensamento delle dinamiche globali». Per questo è indispensabile un rapidissimo sostegno da parte della mano pubblica per far fronte alla mancanza di liquidità, ai soldi che non entrano nelle aziende perché da quasi due mesi non lavorano, travolte da questo uragano che nessuno ipotizzava di queste gigantesche proporzioni e che non fa sconti a nessuno. E in questo quadro desolante, viene valutato positivamente l’operato della Regione Fvg, mentre da Roma ci si attende almeno qualcosa di più, non solo in termini monetari. Ma tradotto anche in uno snellimento della burocrazia, da sempre opprimente e che, proprio in questi tempi difficili, da acqua alla gola, in cui c’è necessità di interventi protettivi introdotti con la velocità della luce – e altri Stati, anche europei, dimostrano che questo è possibile -, diventa davvero insopportabile, se non addirittura offensiva per chi si trova a fare i conti con la sopravvivenza della propria ditta.

Il presidente Graziano Tilatti.

L’indagine. Avviata il 10 aprile il sondaggio ha avuto enorme riscontro. Nella prima settimana ben 549 imprese della provincia di Udine, per la stragrande maggioranza artigiane, hanno infatti risposto alle domande, un campione significativo che ha consentito al responsabile dell’Ufficio studi, Nicola Serio, di disporre una fotografia aggiornata degli effetti che sta avendo l’epidemia sulla popolazione delle imprese artigiane, nonché sulle attese che quest’ultima ha a proposito della fase 2. Il campione di rispondenti ha in media un fatturato di 220mila euro e 3,9 addetti, la metà ha almeno un dipendente. Il 16% è localizzato nell’Alto Friuli, il 19% nel Basso Friuli, il 16% nel Friuli Occidentale, il 22% nel Friuli Orientale e il 27% nella zona di Udine (16 per cento nel capoluogo).

Fatturato. Per le imprese del campione, il fatturato di marzo 2020 ha fatto segnare un calo di circa 5,5 milioni di euro, -60% rispetto all’andamento normale, con una contrazione media di 10mila euro per azienda. Allargata al 2020, la prospettiva non migliora: la previsione delle imprese è, infatti, di una perdita di giro d’affari per circa 45 milioni di euro (-42%), equivalenti a oltre 82 mila euro di calo per ciascuna impresa.
«Questo calo – afferma il presidente Tilatti – non potrà essere compensato con l’aumento del prezzo all’utente finale e si tradurrà in un diminuzione degli affari e dei posti di lavoro. Per questo, sarà fondamentale garantire alle imprese un accesso al credito facilitato. Serviranno risorse e poca burocrazia. La Regione – prosegue il leader dell’artigianato friulano – sotto questo profilo si è già mossa per mettere a disposizione strumenti di accesso al credito, utili agli artigiani ma più in generale a tutte le piccole imprese, finalizzati a garantire liquidità, investimenti e interventi di equity per il rafforzamento della patrimonializzazione. Insomma, la cassetta di attrezzi creditizi alla quale abbiamo lavorato assieme all’amministrazione regionale per mesi promette oggi di fare la differenza, pronta al debutto nel pieno della pandemia».

Manodopera. Il 47% delle imprese con dipendenti non ha fatto segnare alcuna perdita di manodopera in questa prima fase di emergenza, ma il 14% dichiara che «sarà costretto a licenziamenti se non si riparte in tempi brevi», il 39% segnala una diminuzione dell’occupazione, temporanea nel 37% dei casi e definitiva per il 2% delle aziende. Sul fronte degli strumenti messi a disposizione alle istituzioni, Tilatti promuove la Regione, mentre «il Governo è ancora in navigazione. Finalmente Conte ha compreso la necessità di portare i 600 euro a 800 euro riconoscendo alle imprese almeno pari dignità rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza. L’intervento, seppur apprezzato, resta tuttavia ben lontano dalle esigenze reali delle aziende italiane. Speriamo che questa emergenza – conclude Tilatti – abbia almeno un effetto positivo e spazzi via la strabordante burocrazia che negli ultimi anni ha zavorrato il Paese».

Frenata. Il 20% degli imprenditori della provincia di Udine è ottimista e pensa che la crisi economica, al termine dell’emergenza sanitaria, si farà sentire al massimo per tre mesi. Al contrario, Il 60% degli intervistati è pessimista e crede che gli effetti della crisi si faranno sentire per oltre un semestre. Sentiment peggiore rispetto ai colleghi del Veneto, dove ad analoga domanda, la percentuale di artigiani che ha risposto prevedendo oltre 6 mesi di rallentamento è significativamente più bassa (-40%). In Provincia di Udine il 29% prevede addirittura che la crisi si protrarrà per più di un anno contro il 13% ipotizzato dalle aziende della vicina regione.

Rischio chiusura. E’ una prospettiva nerissima che molti degli intervistati purtroppo ritengono concreta. Se ben la metà delle imprese che ha partecipato al sondaggio dice di non aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere per la crisi provocata dalla crisi Coronavirus, ben 4 imprese su 10 dichiarano invece che potrebbero addirittura abbassare la saracinesca se l’emergenza non finisce entro sei mesi.

Rivoluzione digitale. Tra i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, il più importante, in termini percentuali, è stato l’utilizzo di piattaforme e app per videoconferenze (23%), seguito dall’utilizzo dello smart working o telelavoro (14%) e dall’avvio di vendite a distanza o consegne a domicilio che prima non venivano fatte (9%).

Fase 2. Chiamati a fare delle richieste alla politica e alle associazioni imprenditoriali, gli intervistati in prevalenza (45%) si sono espressi con cautela sulla riapertura chiedendo però un conoprogramma chiaro per le fasi 2 e 3: quasi la metà del campione insomma non punta a strappi né a fughe in avanti, ma chiede di avere un panorama chiaro, certo, così da potersi organizzare per tempo e arrivare pronto ai blocchi di ri-partenza. Il 31% è invece favorevole all’immediata apertura per le aziende di tutti i settori sospesi, mentre il 18% ritiene che sia necessario riaprire parzialmente le aziende oggi sospese, limitando i contatti col pubblico.

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In copertina e all’interno immagini di alcuni lavori dell’artigianato friulano.

La Regione Fvg: urgente un piano per ripartire. Turismo senza certezze

di Gi Elle

Oltre agli effetti sulla nostra salute, le conseguenze di Coronavirus sull’economia spaventano sempre più anche in Friuli Venezia Giulia, tanto che la Regione cerca di correre ai ripari mettendo a punto quella che ormai è nota come “Fase 2”, cioè il modo per ripartire con la possibilità di riaprire, gradualmente e in piena sicurezza, le attività produttive. “Chiediamo al Governo di predisporre con urgenza un piano per una riapertura graduale delle attività economiche. L’ordinanza che abbiamo emanato ieri, con l’obbligo per tutti di utilizzare sempre i dispositivi di protezione personale nei luoghi pubblici e di continuare a mantenere con grande attenzione il distanziamento sociale, va proprio in questa direzione. Dobbiamo riaprire ma in sicurezza. La politica deve prendersi la responsabilità di mettere insieme sicurezza sanitaria e ripartenza economica. L’attuale crisi sanitaria non deve trasformarsi in un dramma economico”, ha affermato, infatti, il governatore Fvg Massimiliano Fedriga che ieri ha incontrato in videoconferenza i giornalisti assieme al vicepresidente con delega alla Salute e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.

“La nostra preoccupazione – ha aggiunto Fedriga, come si legge in una nota Arc – è che il prossimo 3 maggio le nostre imprese non terranno chiuso per rispettare un nuovo provvedimento, ma perché non avranno più la forza di riaprire, garantendo i posti di lavoro”. “Il piano di riapertura graduale dei comparti economici, che potrebbe essere testato in un periodo di una decina di giorni, deve riguardare anche la mobilità, a partire dall’utilizzo dei mezzi privati e dalla possibilità di ampliare l’offerta del trasporto pubblico locale, per esempio, con corse dedicate per consentire alle persone di raggiungere i loro posti di lavoro. Noi non possiamo fare questo piano – ha ricordato il governatore – perché l’ultimo decreto legge del Governo non permette alle Regioni di agire in modo autonomo. La nostra, però, è una posizione di piena collaborazione nei confronti dell’esecutivo nazionale, che adesso deve assolutamente dare una prospettiva ai cittadini e alle imprese“.
“Siamo convinti che questa sia la direzione corretta da prendere. Le decisioni assunte finora ci hanno dato la conferma che il Friuli Venezia Giulia sia la Regione più virtuosa del Nord, con i migliori dati nel rapporto fra indice di mortalità e quello dei contagi. Un lavoro – ha sottolineato Fedriga – che prosegue senza sosta per quanto concerne la ricerca. Su questo punto dobbiamo anche dire con chiarezza che abbiamo bisogno di test sierologici sicuri, per non dare false speranza ai cittadini. Certezze che, purtroppo, in questo momento non abbiamo. Inoltre, a breve avremo finito di testare l’app di Insiel per il tracciamento, primi in Italia, dei contatti. Un dispositivo – ha precisato il governatore – che non geolocalizza assolutamente le persone. L’app serve invece per capire se siamo stati a contatto di qualcuno per più di 15 minuti e, in caso di contagio, per ricostruire la diffusione del virus. Si tratta di uno strumento che potrà essere utilizzato su base volontaria, ma il mio augurio è che tutti decidano di sfruttarlo per preservare la propria salute, ma anche quella degli altri”.

Nel corso della videoconferenza, il governatore Fedriga ha affermato che difficilmente si possa ipotizzare la riapertura delle scuole, così come si è detto molto preoccupato per la prossima stagione turistica, in particolare per quella estiva, annunciando sostegni economici per le imprese in forte difficoltà. “Sono estremamente orgoglioso del sistema medico-sanitario, scientifico e della ricerca della nostra regione. Il comparto del Friuli Venezia Giulia ha risposto in modo chiaro e compatto a differenza di quanto avvenuto a livello internazionale, dove – ha concluso il governatore – sono arrivate troppe risposte confuse, incerte e spesso contraddittorie”.

Già, il turismo che versa in gravi difficoltà e sul quale incombe l’incertezza proprio sull’estate che è sempre più vicina. Problemi che sono stati messi a fuoco dall’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, il quale, sempre ieri, ha partecipato da Udine all’incontro delle Regioni in videoconferenza con il ministro ai Beni culturali con delega al Turismo, Dario Franceschini, sui temi dell’emergenza sanitaria. Al termine della riunione, l’esponente dell’esecutivo Fedriga – riferisce ancora Arc – ha manifestato un po’ di delusione, motivata dal fatto che dall’intervento del rappresentante del Governo Conte “non sono ancora emerse certezze sull’entità delle somme eventualmente a disposizione, e ancor meno sui tempi delle loro erogazioni. Tutto questo – ha aggiunto Bini -, mentre anche in Friuli Venezia Giulia il turismo, specialmente quello balneare, è al palo e gli operatori vivono ancora in una situazione di totale e reale incertezza su come e quando la stagione estiva potrà iniziare, per cercare ristoro ai danni patiti in quella primaverile che è già stata compromessa”.
“Il Friuli Venezia Giulia – ha precisato l’assessore – sta facendo la sua parte; attraverso l’ordinanza emanata dal Governatore Fedriga, la Regione ha mosso i primi passi verso l’uscita da un tunnel che auspichiamo di raggiungere al più presto, pur con tutte le cautele e le garanzie per la salute di tutti. L’aver consentito tramite l’ordinanza l’accesso alle spiagge affinché vengano eseguiti i lavori di sistemazione propedeutici alla riapertura dei nostri lidi ai bagnanti è un chiaro segnale di come la Regione stia lavorando per procedere verso la ripresa. E questo segnale è stato apprezzato dagli operatori”.

“Ora serve che lo Stato – ha puntualizzato Bini – definisca un protocollo nazionale al quale debbano attenersi gli operatori per arrivare alla riapertura delle loro attività e che venga definito e approvato dal Comitato tecnico-scientifico, organo quest’ultimo a cui è affidata la salute di tutti i cittadini a fronte della pandemia. Al comitato spetta il compito di indicare quando si potranno riapre le attività, comprese quelle turistiche e regionali, decisione ultima che poi spetterà al Governo. Sulla base delle indicazioni di tale organismo, si potrà poi muovere anche la Regione”. L’assessore Bini ha comunque definito interessanti e condivisibili alcune delle ipotesi avanzate dalla Commissione turismo della Conferenza delle Regioni, e che, tra l’altro, lo stesso collaboratore di Fedriga aveva anticipato in precedenza: dalla creazione di uno specifico fondo a sostegno delle categorie più colpite alla necessità indifferibile che il settore possa disporre di finanziamenti in conto capitale e non a debito. “Le nostre attività – ha precisato l’assessore regionale – si sono infatti già indebitate a causa della situazione attuale”. Interessante, infine, per Bini, la proposta di attivare una copertura assicurativa di carattere economico e legale da riservare agli operatori turistici.

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In copertina, l’assessore regionale Bini in videoconferenza con il ministro Franceschini.