Basta un semplice click per aiutare a Casarsa la Casa mamma-bambino

Il Coronavirus non ha spento la voglia di nuovi progetti di solidarietà a favore dei bambini e delle loro famiglie. Ecco perché, ancora una volta, la cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia lancia un appello a favore della Casa mamma-bambino, struttura per donne e loro figli che vivono situazioni di fragilità. Per aiutare a sostenere l’impegno a tutela dei minori e delle loro madri basta davvero poco: è sufficiente un semplice click (gratuito) sul sito “Il Mio Dono” di Unicredit banca, promotrice dell’iniziativa benefica (è possibile votare anche tramite e-mail o account Twitter). La cooperativa sociale Il Piccolo Principe e l’associazione Il Noce di Casarsa, infatti, anche quest’anno hanno infatti unito le forze per partecipare a questa iniziativa nazionale di solidarietà a sostegno del settore Non Profit, con cui Unicredit Banca mette in palio 200 mila euro a titolo di donazione, ripartiti tra le organizzazioni più votate.

“Abbiamo scelto di aiutare Il Noce perché crediamo molto nel progetto Casa mamma-bambino – ha detto Luigino Cesarin, presidente del Piccolo Principe –. Inoltre, a causa del Covid-19, molte iniziative di reperimento fondi sono state annullate, ma l’aiuto alle mamme e ai loro bambini rimane, quindi vogliamo fare la nostra parte. D’altra parte, non possiamo dimenticarci che la nostra cooperativa è sorta oltre trent’anni fa, da una costola del Noce, associazione da sempre impegnata a favore dei bambini e delle famiglie in difficoltà. Pertanto, chiediamo a tutti i nostri soci, amici, simpatizzanti e volontari di aiutarci, e di votare per Il Noce entro il 31 gennaio 2021“.

Alla Casa mamma-bambino di Casarsa, da 2012 a oggi, nei tre mini-appartamenti sono stati accompagnate in un percorso di autonomia 25 mamme con 47 bambini/ragazzi che assistiti da volontari ed educatori hanno trovato nuova vita. Storie, lingue e identità diverse accomunate da situazioni di fragilità, si incontrano alla Casa dove operatori e volontari avviano percorsi di affiancamento, autonomia lavorativa e cura di sè finalizzati all’indipendenza di ogni nucleo familiare.
Per aiutare questa realtà, basta visitare il sito www.ilmiodono.it ed entro il 31 gennaio dare la propria preferenza all’associazione di volontariato Il Noce Onlus. Ogni voto, che è del tutto gratuito, si trasformerà in denaro che andrà a sostenere le attività svolte all’interno della Casa mamma-bambino.
“Un bel gesto che in questo 2020 così difficile per tutti a causa della pandemia, diventerà ancora più significativo e carico di valore – ha concluso Cesarin – perché permetterà di dare la speranza di un futuro diverso e migliore a tante donne e ai loro bambini. Aiutateci a raggiungere quante più preferenze possibili”. È inoltre possibile fare, oltre al semplice voto, anche delle donazioni in denaro, aiutando così ancora di più Il Noce a scalare più velocemente la classifica finale: aggiungendo infatti al voto gratuito una donazione di almeno 10 euro (Donazione Plus), il voto di ognuno si moltiplica e raggiunge un valore di 6 punti.

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In copertina, la Casa mamma-bambino a Casarsa della Delizia.

Torlano e Portogruaro ricordano l’eccidio del ’44 – Ma De Bortoli non c’è più

di Giuseppe Longo

Grande partecipazione, come sempre, alla commemorazione dell’eccidio di Torlano, ma Paolo De Bortoli stavolta non c’era.
Già nella parrocchiale gremita ci si era accorti che mancava e poi la sua assenza è stata ancora maggiormente notata in cimitero, davanti alla tomba-monumento di quelle povere vittime.
No stavolta lui, uno dei pochissimi superstiti, non c’era perché se n’è andato improvvisamente, a 81 anni, la scorsa primavera, nella sua Portogruaro.

Il portogruarese Paolo De Bortoli,
sopravvissuto alla strage e recentemente scomparso.


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Dalla città del Veneto orientale era invece giunto il figlio assieme alla rappresentanza che non manca mai – proprio come faceva Paolo – all’annuale rievocazione del 25 agosto 1944.  Quando all’alba si consumò una delle stragi più orribili delle seconda guerra mondiale – frutto della feroce rappresaglia decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste per contrastare e intimidire l’attività dei partigiani – ,  il cui fascicolo finì nel cosiddetto “armadio della vergogna”.
Doveva scorrere il sangue di quaranta innocenti, invece le vittime furono trentatre, tra cui intere famiglie con donne e bambini.
Come quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti proprio sotto la Bernadia in cerca di un po’ di fortuna, che fu praticamente sterminata: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della mamma, e a farsi una vita, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, pur con le gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.   E Paolo De Bortoli ha sempre partecipato, fino appunto all’anno scorso, al ricordo dell’immane sacrificio costato alla sua famiglia e ad altre 24 persone di Torlano: i Comelli, i Dri, i Vizzutti e tanti altri.
Così, ancora una volta il paese si è fermato per ricordare e per onorare i morti dell’eccidio nazifascista.
L’ha fatto dapprima in chiesa con la messa di suffragio celebrata dall’arciprete di Nimis, monsignor Rizieri De Tina – il quale, alla luce del Vangelo di Matteo “perdonate settanta volte sette”, si è soffermato sugli effetti della violenza a ogni livello, a cominciare da quella che purtroppo si scatena nelle famiglie per continuare con quella che si allarga nella società fino a scoppiare nel “bubbone” della guerra -;
quindi in cimitero, davanti al sacello delle vittime i cui resti, tre anni dopo quel 25 agosto, furono raccolti in cinque bare e solennemente tumulati, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage.
Qui, davanti ai gonfaloni civici di Nimis e Portogruaro, e ai vessilli di numerose associazioni combattentistiche e d’arma, è seguita la semplice cerimonia civile, dopo la benedizione che il sacerdote ha impartito alla tomba.
Una ragazza del luogo, Cristina, ha letto con palpabile commozione – anche se nata molti decenni dopo i fatti – la cronistoria di quella tragica mattina che vide esibirsi con inaudita ferocia quello che è passato tristemente alla storia come il “boia di Colonia”.   Quindi, ha portato un saluto, in rappresentanza della Città di Portogruaro, Alessandra Zanutto, delegata del sindaco Maria Teresa Senatore, impossibilitata a intervenire.
Infine, un breve intervento del prefetto di Udine, dottor Angelo Ciuni – che si è richiamato alle parole del celebrante, esortando a rifuggire ogni pretesto di divisione, sempre connotata da effetti devastanti o per lo meno pericolosi -, seguito dal breve ma intenso discorso commemorativo del sindaco di Nimis, Gloria Bressani, che ha pure portato il saluto delle due piccole comunità olandese e tedesca – accomunate a Torlano da un analogo triste destino – presenti alla cerimonia di un anno fa.
La Regione era rappresentata dal consigliere Furio Honsell, già sindaco di Udine, come pure diversi Comuni del circondario erano presenti con i primi cittadini o loro delegati.
E, oltre ai rappresentanti delle Forze dell’ordine, c’era anche il cavalier Bruno Fabretti, quasi novanticinquenne, presidente della sezione ex Internati di Nimis, testimone di quella tragica mattina del 1944 e di tutti gli orrori della guerra, vissuti sulla propria pelle a causa della deportazione in vari Lager della Germania.
Un’esperienza che Fabretti ha trasmesso, con toccanti testimonianze, a centinaia di giovani, tenendo decine di incontri soprattutto nelle scuole di tutto il Friuli.
Perché proprio questi orrori non abbiano a ripetersi mai più.

In copertina, il sindaco di Nimis, Gloria Bressani, durante il suo discorso commemorativo.

a seguire :

Il saluto del prefetto di Udine, dottor Angelo Ciuni.

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Il saluto di Alessandra Zanutto, delegata del sindaco di Portogruaro.

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La rievocazione storica della giovane Cristina.

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Autorità intervenute alla cerimonia: in primo piano, Furio Honsell per la Regione.

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La tomba che raccoglie i resti delle trentatre vittime innocenti.