A Grado la grande solennità dell’Epifania anticipata dalla benedizione dei bambini e dall’emozionante concerto delle voci di Monfalcone nella Basilica di Sant’Eufemia

(g.l.) Sarà la “Messa pastorale” di Luigi Ricci a contrassegnare oggi, a Grado, la festività dell’Epifania di Nostro Signore che conclude il lungo ciclo delle celebrazioni natalizie. Il rito solenne sarà celebrato alla 10 nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia e sarà animato dal Complesso corale orchestrale “Santa Cecilia”. Rito che ieri pomeriggio è stato anticipato da quello della tradizionale benedizione dei bambini e dei ragazzi, al termine del quale, al porto mandracchio, sono sbarcate le tanto attese “varvuole”, le streghe del mare che contraddistinguono, nell’Isola, la vigilia epifanica.

Ma in occasione delle feste di fine e inizio d’anno, Sant’Eufemia non ha ospitato soltanto appuntamenti religiosi legati al calendario liturgico che ha preso avvio proprio con l’Avvento, ma anche applauditissimi concerti come peraltro avviene tutto l’anno e soprattutto d’estate durante la stagione turistica. Una Basilica gremita, colma di pubblico ed emozione, è stata infatti la suggestiva cornice del concerto natalizio con i cori Overtwelve ed OndeMedie di Monfalcome che hanno accompagnato la foltissima platea in un vero e proprio viaggio nel mondo, attraversando culture, lingue ed emozioni diverse grazie alle musiche tipiche di queste festività. Canti gospel ed armonie moderne si sono così alternati a brani più tradizionali, dando vita ad un repertorio ricco e coinvolgente, capace di parlare a tutte le generazioni.
I due cori sono stati diretti da Francesca Moretti, con la collaborazione di Giorgia Tognon: entrambe con competenza e passione hanno guidato i bravissimi coristi valorizzando al meglio le diverse sonorità ed il percorso musicale proposto. Nel saluto finale, monsignor Paolo Nutarelli ha voluto esprimere un sentito ringraziamento ai due gruppi vocali, ai direttori ed a tutti coloro che hanno reso possibile questo appuntamento, soffermandosi in particolare su due aspetti significativi. Anzitutto, l’arciprete ha ricordato come la musica elevi lo spirito: per un pomeriggio, attraverso le voci ed i suoni, il mondo intero è stato a Grado, riunito in un’unica esperienza di bellezza e condivisione. In secondo luogo, ha richiamato l’attenzione sul valore educativo di quanto ascoltato: dietro ai due cori c’è un progetto serio e concreto che valorizza i giovani, li accompagna nella crescita e li aiuta ad esprimere talenti, impegno ed entusiasmo. Un concerto, dunque, che non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero dono alla comunità isolana, ma non solo, capace di ricordare che il Natale passa anche attraverso l’arte, la bellezza ed il cammino condiviso. Un’ottima premessa, insomma, per un altro anno di grande musica tra le antiche suggestioni regalate dalla Basilica fondata dal Patriarca Elia.

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In copertina e all’interno immagini del bellissimo concerto animato in Basilica dai cori monfalconesi diretti da Francesca Moretti (con la collaborazione di Giorgia Tognon) dinanzi a un foltissimo pubblico.

(Fotocronaca di Laura Marocco
 Foto Ottica Marocco Grado)

Epifania a Cividale, in quello Spadone suggestioni antiche accanto a messaggi per il mondo d’oggi che ha l’occasione di ripartire come i Magi con speranza

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Che bella, intensa, suggestiva! Tre aggettivi importanti, ma tutti insufficienti a delineare il significato e il valore della “Messa dello Spadone”, il partecipatissimo rito – in Duomo non meno di un migliaio di persone! – che si è rinnovato ieri mattina, solennità dell’Epifania di Nostro Signore, a Cividale. Il tutto in una giornata che non lasciava prevedere nulla di buono dal punto di vista meteorologico e che, invece, con sorpresa di tutti ha consentito si snodasse regolarmente l’intero programma e quindi anche la bellissima rievocazione storica dell’ingresso nella città longobarda del Patriarca Marquardo von Randeck, avvenuta nel remoto 1366. Ne è rimasto sicuramente affascinato l’arcivescovo Riccardo Lamba che, insediatosi appena il 5 maggio scorso sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato, ha presieduto per la prima volta la magnifica celebrazione. Come pure chi scrive che vi aveva partecipato l’ultima volta una ventina d’anni fa, quando allo storico altare – e non quello a mensa usato stavolta – era salito monsignor Pietro Brollo, l’allora titolare dell’Arcidiocesi di Udine. Più d’uno, infatti, si è chiesto come mai non si sia privilegiata la celebrazione “ad Orientem” (come aveva fatto, appunto, il predecessore di Lamba), visto anche l’uso del latino dall’inizio alla fine del rito, seppure con i ritmi del “Novus ordo Missae”, quello successivo al Concilio Vaticano II.

La Messa è cominciata con il canto, accompagnato dall’organo, di un festoso mottetto di Giovanni Battista Candotti, il sacerdote-musicista codroipese che fu maestro di cappella proprio nella Basilica di Santa Maria Assunta e che ebbe fra i suoi allievi prediletti il cividalese Jacopo Tomadini. Il corteo d’ingresso, dopo la croce astile, era aperto dai canonici del Capitolo della Insigne Collegiata: Loris Della Pietra e Gianni Molinari, di recente investitura, e il decano Adriano Cepparo; quindi il diacono con elmo piumato, Fiorino Miani, il quale con la mano destra brandiva lo storico Spadone e con la sinistra reggeva il prezioso Evangeliario quattrocentesco, l’arciprete di Cividale Livio Carlino e infine, con mitria e pallio, l’arcivescovo Lamba. Più volte, durante il rito solenne celebrato appunto nella storica, bellissima lingua della Chiesa Cattolica, la lunga e pesante lama patriarcale è stata usata per salutare (non benedire), tracciando ampi fendenti, i celebranti e il popolo. Le letture epistolari e il Vangelo sono stati cantati dallo stesso Miani usando le suggestive melodie dell’antico rito cividalese. Mentre i passi principali della Messa, tranne il Credo recitato in latino, sono stati eseguiti dal coro che ha proposto anche altri inni del citato Candotti, fra cui il natalizio “Jesu Redemptor omnium”.
Intensa e ricca di significato la predica del presule, il quale, forse sorpreso da una così massiccia partecipazione, ha osservato: «Anche noi, venuti qui oggi per tanti motivi (fede, tradizione, curiosità) abbiamo un’occasione bella di ripartire, come i Magi, trasformati dall’Amore di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, dopo esserci nutriti della Sua Parola e del Suo Corpo e del Suo Sangue, per essere testimoni di Gioia e di Speranza». Monsignor Lamba ha incentrato le sue parole proprio sul significato dell’Epifania e del Battesimo di Gesù – che sarà ricordato nelle celebrazioni di domenica prossima – e si è chiesto: «Che cosa hanno in comune queste due feste, al di là dei possibili arricchimenti che alcune tradizioni popolari possono aver portato?». «Esse ci portano sempre ancora – si è risposto – all’evento fondativo della nostra fede: Dio si è fatto uomo per amore nostro e per la nostra salvezza. Nulla può essere più come prima!». «Da quella casa di Betlemme – ha aggiunto l’arcivescovo – , dal fiume Giordano, dai villaggi della Galilea e della Giudea, dal Calvario, dal Cenacolo, dal monte dell’Ascensione, molti dopo averlo incontrato (bambino, giovane adulto, umiliato e crocifisso, risorto) sono ripartiti trasformati dal suo Amore, indipendentemente dalla cultura, dalla nazione, dalla razza, dall’etnia, dalla tradizione religiosa».

Al termine della celebrazione, ha preso la parola per un breve saluto al presule e all’assemblea monsignor Carlino, il quale, ricordato che la “Messa dello Spadone” si ripete da ben 659 anni, ha fatto riferimento all’Anno Santo appena incominciato, informando che la Basilica cividalese è stata arricchita da alcune sculture dell’artista Giorgio Celiberti, tra le quali la bellissima Croce posta all’entrata dopo il maestoso portale. Nell’occasione, l’arciprete ha ringraziato la Pro Loco delle Valli del Natisone, Nediške doline, per aver proposto un pellegrinaggio dal Duomo di Cividale al Santuario giubilare di Castelmonte. Concluso, dunque, il rito in Chiesa, lo Spadone – ma, ovviamente, non quello originale – è stato brandito in piazza anche dal bravissimo figurante che ha impersonato il Patriarca Marquardo von Randeck durante la bella e curata rievocazione storica seguita e applaudita da migliaia di persone.

 

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In copertina, la processione d’ingresso aperta dallo Spadone del Patriarca Marquardo; all’interno, momenti della celebrazione presieduta dall’arcivescovo Lamba, i canonici del Capitolo, parte della folla, la Croce di Giorgio Celiberti e infine la rievocazione storica in piazza Duomo.