Terremoto del Friuli, varato dalla Regione il programma dei Cinquant’anni. Fedriga: una ferita profonda, ma è nato un “modello” riconosciuto da tutti

«Il terremoto del Friuli è una ferita profonda nella nostra storia collettiva. Una tragedia che ha spezzato vite, distrutto paesi, messo in ginocchio un’intera comunità. Ma è anche il momento in cui il Friuli ha mostrato il suo carattere più autentico: quello di un popolo che, pur colpito duramente, ha scelto di non arrendersi. Da quella tragedia è nato un modello che oggi rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale: la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Un sistema costruito sull’esperienza diretta, sulla responsabilità delle istituzioni e sul valore del volontariato, che ha saputo fare tesoro dell’aiuto ricevuto per trasformarlo in capacità di intervento e solidarietà verso gli altri. Una dimostrazione concreta di ciò che è la resilienza. Non a caso oggi ci troviamo all’Università di Udine: un’eredità della ricostruzione, che dimostra come la nostra gente non si sia limitata a riedificare, ma abbia guardato al futuro e rilanciato dimostrando la propria forza. Una lezione importante: questa non è solo un’occasione per ricordare quanto avvenuto, ma anche per dare nuovo slancio a quella visione prospettica che ha definito il Friuli Venezia Giulia». Lo ha sottolineato ieri il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, alla presentazione del programma annuale degli eventi per onorare il Cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976-2026), nell’auditorium del Polo scientifico dei Rizzi dell’Università di Udine, organizzati dalla Regione Fvg attraverso le sue Direzioni con il coordinamento della Protezione civile Fvg in collaborazione con, tra gli altri, Università di Udine, Arcidiocesi di Udine, Confindustria Ente Friuli nel mondo, Associazione ex Consiglieri della Regione, Fondazione per la sussidiarietà Ets, Ogs-Istituto nazionale oceanografia e geofisica sperimentale, Associazione Comuni terremotati e Sindaci della ricostruzione del Friuli, Comuni dichiarati disastrati. Il programma aggiornato è consultabile attraverso il banner nella home page del sito istituzionale della Regione Fvg.


È stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e disabilità con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi a delineare il percorso con «celebrazioni che non resteranno chiuse nei confini regionali, ma raggiungeranno Roma e l’Estero per raccontare un’esperienza che è diventata un modello unico al mondo. Abbiamo pensato a un anno “lungo” nel quale cercheremo di raccontare questa “storia difficile”, le ragioni, le conseguenze, le scelte, ringraziando la classe dirigente di quel tempo, cercando di far emergere i molti aspetti di grande attualità della ricostruzione e del “modello Friuli”», ha esordito l’assessore. «L’altro grande tema che svilupperemo – ha aggiunto Riccardi – è la riflessione su cosa sarebbe oggi questa regione senza il sacrificio di persone straordinarie, che ricorderemo in occasioni importanti attraversando tutto il Friuli Venezia Giulia. Il racconto parte da due figure simboliche: il popolo friulano, caratterizzato da lavoro e coraggio, e “l’uomo dell’emergenza”, capace di garantire credibilità nel rapporto con lo Stato». «Il successo della ricostruzione è attribuito a una catena istituzionale esemplare che ha unito Stato, Regione e Comuni», ha sottolineato il vicepresidente della Regione, ricordando «quella battaglia politica sull’ordinario al mattino e quella convergenza totale nel pomeriggio sullo straordinario, costruendo insieme maggioranza e opposizione i provvedimenti per la ricostruzione’. Un elemento centrale di questa strategia fu la gerarchia delle priorità. ‘Prima le fabbriche, poi le case, poi le Chiese» fu una scelta che permise di contrastare lo spopolamento e la “desertificazione” delle aree colpite».
Poi l’assessore ha citato il grande ruolo dell’Università, nata da «un movimento popolare positivo» per formare una classe dirigente capace di gestire la «cultura della resilienza», il riscatto di un popolo e la trasformazione, nelle due presidenze Comelli e Biasutti, di una regione che da confine dell’Italia e dell’Europa è diventata cuore dell’Europa, pensando non soltanto alla ricostruzione ma alla ricostruzione e allo sviluppo «come ci ricordava sempre un grande friulano come Mario Toros». E poi la Protezione civile, «cioè lo sforzo con il quale Giuseppe Zamberletti ci ha insegnato che bisogna pensare a quello che può succedere dopo e prima. Quindi l’attività della prevenzione, con la grande lezione del ricostruire quello che era, dove era. C’è un passaggio estremamente importante del presidente Adriano Biasutti e del presidente Antonio Comelli che verrà ricordato – ha rimarcato Riccardi -: la scelta di ricostruire “dov’era e com’era” non è stata un semplice calcolo algebrico sui costi, ma una straordinaria lezione di civiltà: la vera convenienza di quella scelta risiedeva nella volontà ferrea di difendere le radici profonde di questa terra».
Le celebrazioni toccheranno per questo luoghi e istituzioni nate dal sisma: dalla caserma Goi Pantanali di Gemona che ospiterà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente dei Vescovi italiani, e il concerto di Andrea Bocelli, fino all’Università di Udine, nata appunto da un “movimento popolare positivo” per formare una classe dirigente capace di gestire la “cultura della resilienza” e la Protezione Civile con il volontariato. «Quest’anno il Consiglio regionale discuterà una legge sul volontariato, che riattualizzi quella grande esperienza: possa essere un’occasione importante nel corso del cinquantesimo del terremoto una nuova legge per un protagonista autentico e insostituibile», ha concluso Riccardi.


Alla cerimonia sono intervenute anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante e la collega alle Finanze Barbara Zilli, componenti assieme all’assessore Riccardi e al sindaco di Gemona Roberto Revelant del Comitato che ha curato l’organizzazione delle celebrazioni del cinquantennale terremoto del 1976: presente, inoltre, l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. Amirante, annunciando la conclusione dell’intervento sul Castello di Colloredo di Monte Albano entro la fine dell’estate, ha rimarcato di «sentire forte il lascito della lezione della ricostruzione: nella prevenzione, nella sicurezza del territorio, delle scuole, delle case, nella programmazione, nella capacità di intervenire quando le comunità locali chiedono attenzione ed investimenti infrastrutturali». Zilli ha osservato, invece, che «le iniziative che oggi presentiamo sono un gesto di gratitudine per il grande aiuto ricevuto e di orgoglio per ciò che il Friuli è diventato. Una comunità laboriosa, solidale, coesa che guarda al futuro dei suoi figli con la fierezza e la consapevolezza delle sue radici forti».
I saluti introduttivi sono stati portati dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, con interventi del sindaco di Gemona e presidente dell’Associazione Comuni del Terremoto Roberto Revelant e del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin. Nel corso della cerimonia il governatore Fedriga ha premiato il vincitore del concorso promosso dalla Protezione civile regionale e aperto alle classi quarte e quinte dei Licei artistici e Istituti tecnici ad indirizzo Grafica e Comunicazione della nostra regione. Fedriga ha assegnato il riconoscimento a Davide Giroldo, della classe 5E (sezione Grafica) del Liceo Artistico “Galvani” di Cordenons per aver creato il miglior logo commemorativo che rappresentasse la memoria dell’evento sismico, la resilienza della comunità, il percorso di rinascita e il legame con il territorio. Fedriga ha sottolineato che «è molto importante che le nuove generazioni siano protagoniste dell’anniversario del terremoto. Questo logo, oltre a dimostrare la grande capacità dei nostri ragazzi, rappresenta simbolicamente un ponte che attraversa cinquant’anni di storia della nostra terra, che non vuole far vivere un ricordo di quei momenti drammatici e della ricostruzione semplicemente come un doveroso ricordo del passato, ma come una forte testimonianza nel presente. Lo spirito della ricostruzione deve continuare a impregnare le radici del nostro popolo, perché dimostra la vera forza di questa terra». Il logo vincitore – premiata con 5mila euro la classe – è composto da tre segni gestuali, nei colori della Protezione civile e nel giallo, simbolo di forza e rinascita: il primo richiama il territorio, il Monte San Simeone e la leggenda dell’Orcolat; il secondo rappresenta il Friuli distrutto e le macerie; il terzo simboleggia la resilienza e la rinascita. Il logo accompagnerà le attività della Regione Fvg per tutto il 2026, anche quelle non direttamente connesse all’anniversario del terremoto.

—^—

In copertina, il logo commemorativo vincitore; all’interno, l’intervento del presidente Massimiliano Fedriga, la premiazione del Liceo Artistico di Cordenons, presente l’assessore Riccardo Riccardi responsabile della Protezione civile Fvg, e il folto pubblico.

Bellissima festa a Udine per i 25 anni della Maratonina che piace sempre più. Ancora una volta il Kenya sovrano incontrastato

Ancora una volta Kenya sovrano incontrastato. E’ stato nuovamente il Paese africano, regno dei campioni della corsa, a dominare la classifica della 25ma Maratonina Internazionale Città di Udine, aggiudicandosi l’intero podio maschile. A trionfare nell’edizione 2025 della velocissima mezza organizzata dall’Associazione Maratonina Udinese, svoltasi nella mattina di ieri, è stato Vincent Momanyi, che con la sua prestazione (1h03’11”) ha svettato sui più forti competitor fra i 1200 concorrenti, numero in forte crescita (così come la partecipazione dall’estero) rispetto a quello delle edizioni precedenti. A breve distanza di tempo dal vincitore, ha tagliato il traguardo Simon Dudi Ekidor, che ha fermato il cronometro a 1h03′ 20″. Terza posizione per Rodgers Maiyo, che ha percorso l’itinerario di gara – apertosi in piazza I Maggio e chiusosi, come di consueto, in via Vittorio Veneto – in 1h03’46”. Tra le donne la miglior performance è stata quella di Rahel Daniel, dell’Eritrea, che ha bruciato i 21.097 chilometri della mezza udinese in 1h13’46”. Argento per Mercy Jebichii, dal Kenya (1h18’48”), terza posizione sul podio per Betelhem Tenaw (Etiopia), che ha chiuso la prova in 1h20’03”.
Ottimi pure i tempi dei friulani Francesco Nardone, classificatosi decimo (1h07’33”), e a Mariangela Stirngaro (1h26’50”): per loro il Premio Faustino Anzil, riconoscimento introdotto per onorare la memoria del compianto professor Faustino Anzil, figura di primo piano dello sport regionale e nazionale – nel suo ruolo di decano dei preparatori atletici del Friuli Venezia Giulia – nonché assessore, proprio con le deleghe all’istruzione e allo sport, in Comune di Udine: Anzil fu, tra l’altro, uno dei più convinti sostenitori del “progetto Maratonina di Udine”.

I due vincitori della Maratonina di Udine.

IL PRESIDENTE DELL’AMU. Nelle parole del presidente dell’Associazione Maratonina Udinese, Paolo Bordon, il compiacimento per l’esito di un’edizione da incorniciare, «quasi da record»: «Eccellente – commenta – il riscontro delle iniziative proposte nel pomeriggio di sabato: la partecipazione è stata davvero forte, confermando il trend alla crescita progressiva registrato negli ultimi anni. Per noi questo momento comunitario che coinvolge le famiglie è la fase più bella del fine settimana della Maratonina: una presenza così alta ha rappresentato un ottimo preludio alla mezza maratona, che a sua volta ha registrato un considerevole aumento di iscritti, superando quota 1300. Rivolgo un plauso e un ringraziamento – conclude – ai tantissimi volontari che vigilano sulla buona riuscita dell’evento e naturalmente alle forze dell’ordine e del soccorso, impegnate lungo tutto il tracciato di gara per garantire massimi standard di sicurezza».

IL NUOVO PREMIO. Il riconoscimeno appena istituito e voluto dall’Ente Friuli nel Mondo per gratificare i due concorrenti friulani (maschio e femmina) arrivati da più lontano è stato assegnato a Lindo Juaraci Franceschini (dal Brasile) e a Benedetta Montich, dalla Gran Bretagna. Un premio speciale, infine, è stato conferito a due atleti che hanno partecipato a tutte e 25 le edizioni della Maratonina, Massimo De Bellis e Antonella Parrella.
Milleduecento gli atleti al via, in netta prevalenza (910) uomini. Allo start anche due runner dell’Associazione Maratonina Udinese che hanno partecipato a tutte le 25 edizioni, Antonella Parrella e Massimo De Bellis. In testa, per numero di partecipanti, la provincia di Udine (con 441 iscritti); l’analisi delle iscrizioni per regione vede svettare il Friuli Venezia Giulia (592), seguito dal Veneto (130); erano presenti anche corridori dalla Sicilia e dalla Calabria, oltre che da numerose altre regioni italiane. Quanto alla partecipazione estera, la Maratonina di Udine 2025 ha attirato runner da Austria, Kenya, Regno Unito, Serbia, Spagna, Polonia, Ungheria, Brasile e Canada. I corridori più giovani sono stati Michele Bergagnini e Victoria Zotova, classe 2006; il più attempato Flavio Milano, del 1947. E proprio oggi ha festeggiato il compleanno sul tracciato di gara Nicola Novello, del 2003.
Presenti alla partenza il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni (che ha poi partecipata alla StraUdine, conclusa in 1h20′) e l’assessore allo sport Chiara Dazzan: da entrambi i complimenti allo staff organizzatore della tre giorni di sport, «una festa per la città: è questa – hanno dichiarato – la Udine che vogliamo vedere». Speaker, come sempre, Paolo Mutton, che ha intrattenuto il pubblico con la cronaca dell’appassionante gara.

LA SALITA DEL CASTELLO. L’intenso weekend della 25ma Maratonina Internazionale Città di Udine si è aperto con la sfida agonistica della cronoscalata a invito maschile e femminile “Salita del Castello”: a segnare il record di velocità sulla rampa che porta in cima al colle è stato Samuele Anzil, dell’Atletica Malignani Libertas, con il tempo di un minuto e 1:09.180; seconda posizione per Giovanni Lops (Trieste Atletica), con 1:09.190, medaglia di bronzo per Giacomo Ieracitano (1:10.200), a sua volta in forza all’Atletica Malignani. Fra le donne si è distinta Mirian Sartor, dell’Atletica Ponzano (1:28.420); sul podio anche Laura Pavoni, dell’Atletica Malignani Libertas (argento, grazie alla sua prestazione da 1:33.900) e Francesca Gariup, dell’Atletica Malignani, terza con 1:35.620.

_____________________________________

Giuliano il “maratoneta”

Non ha più la verde età, ma alla Maratonina non sa rinunciare. Ecco Giuliano Gemo, socio del Club per l’Unesco di Udine con delega allo sport, durante le premiazioni con il sindaco Alberto Felice De Toni e la presidente Renata Capria D’Aronco. Tanti i complimenti per Giuliano il “maratoneta”. Anche quello di 2017-26.friulivg.it

_____________________________________

MINURUN DESPAR E CORSA CON IL CANE. Il pomeriggio di sabato, svoltosi come sempre alla presenza di un folto pubblico, è stato scandito dallo spettacolo della 22^ Minirun Conad (oltre 450, numero in forte crescita rispetto allo scorso anno, i bambini che si sono sfidati su un percorso di 1 km) e della simpaticissima Corsa con il Cane: gli iscritti all’edizione 2025 della prova in compagnia degli amici a quattro zampe hanno superato il centinaio. Entrambe le gare sono partite da piazza Libertà, sviluppandosi poi nel cuore del centro storico. Nella Minirun il gruppo più numeroso fra i 27 iscritti, con 63 baby-corridori, è stato quello di Keep Moving; secondo team in classifica per entità quello dell’Uccellis di Udine (59 atleti), terzo (con 34 bambini) quello del Comune di Campoformido, che ha voluto sostenere le iscrizioni di tutti coloro che desideravano partecipare alla Minurun. Il partecipante giunto da più lontano è arrivato da Cordoba, Argentina: sul podio Santino Radevich.
Nella competizione in compagnia degli amici a quattro zampe a conquistare la prima posizione è stato Alessandro Nitri, con il meticcio Iago; secondo Gustavo Melo, con il levriero Aurora, terzo Massimo Cantarutti, che teneva al guinzaglio il labrador Viola. Premio simpatia internazionale, quest’anno: i due Golden retriever, Greg e Gary, che hanno conquistato il pubblico correndo con la maglietta della 25^ Maratonina arrivavano dagli Usa: erano al seguito dei padroni, in servizio ad Aviano da qualche mese e innamorati del Friuli; il riconoscimento per il gruppo più numeroso è invece spettato a Dreamdust’s World.

PREMIO SPECIALE AL MAESTRO GIORGIO CELIBERTI. In apertura della cerimonia di premiazioni della Corsa con il Cane e della Minirun il presidente dell’Associazione Maratonina Udinese, Paolo Bordon, ha consegnato un premio speciale all’artista di fama internazionale Giorgio Celiberti, che 25 anni fa, in occasione della prima Maratonina Città di Udine, aveva realizzato la medaglia per la gara. «Sono emozionato e commosso: è meraviglioso trovarsi fra tutti questi bambini, in un’atmosfera che trasmette allegria, gioia, vita», ha dichiarato il maestro fra gli applausi.

IL SUCCESSO DELLA STRAUDINE. Partecipatissima, come sempre, la StraUdine Città Fiera Mega InterSport, che ha ricalcato, su un circuito di 10 km, l’itinerario di gara della Maratonina (con start e traguardo negli stessi punti della mezza, in piazza I Maggio e in via Vittorio Veneto): 650 gli atleti cimentatisi nella non competitiva. Record di giovinezza fra i partecipanti per una bimba nata lo scorso giugno e già portata in gara da un genitore, di anzianità per Giuliano Gemo, classe 1941. Primo gruppo per numero di iscritti quello del Pozzuolo Basket, secondo AMV, terzo MostroRun.

QUALCHE NUMERO. Oltre 400 persone, tra volontari e forze dell’ordine, hanno prestato servizio sull’itinerario della Maratonina; il Lions Club Udine Duomo ha messo a disposizione uno staff medico coordinato dal dottor Giovanni Castaldo, e tanti operatori della Croce Rossa Italiana hanno vigilato sulla sicurezza della due giorni di sport. Sul tragitto della mezza udinese l’AMU ha posizionato oltre 1000 transenne. Sette bancali di acqua erano a disposizione degli atleti lungo il tragitto e al ristoro finale. Come già negli anni scorsi le sacche gara consegnate ai partecipanti alla Maratonina erano all’insegna del green, in cotone, nel solco dell’impegno dell’AMU alla sostenibilità. La stessa logica ha guidato la scelta dei bicchieri e del materiale (inclusi piattini e posate) utilizzato nei punti ristoro: tutto compostabile. L’iniziativa si avvale del supporto di Eco Fvg.

—^—

In copertina e qui sopra due belle immagini dell’affollatissima partenza della gara in piazza I Maggio sotto il Castello di Udine.

(Foto Agnese Dini)

I valori del Friuli s’incontrano per il Premio Epifania: festa a Tarcento per Jonathan Milan e Fabrizio Fontanot. E ora c’è attesa per la sfida dei “pignarulârs”

(g.l.) Importante vigilia epifanica a Tarcento che, ieri sera, ha aperto le celebrazioni del 2025 con la consegna del Premio Epifania al ciclista Jonathan Milan e al musicista Fabrizio Fontanot. Così, dopo la marcialonga di stamane “A tôr pai Pignarûi”, questo pomeriggio, alle 17, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, ci sarà la benedizione dell’acqua, con esorcismo, secondo la tradizione aquileiese. Al termine del rito, seguirà l’atteso “Palio dei pignarulârs” con la corsa dei carri infuocati azionati dai rappresentanti delle “ville” tarcentine, cioè delle varie borgate. Domani, infine, alle 11, sempre in Duomo, sarà celebrata la Messa solenne dell’Epifania, seguita alle 14.30 dalla benedizione dei bambini. Quindi, alle 17.30 via alla rievocazione storica con la partenza del corteo. Al termine, si salirà alla collina di Coia per l’accensione del “Pignarûl Grant” da parte del Vecchio Venerando che “leggerà” le previsioni per il nuovo anno dalla direzione che assumerà il fumo levatosi dalla pira ardente. Una bella e importante tradizione che si ripete dal lontano 1928.

Ma torniamo alla cerimonia di ieri al Teatro Margherita. «Il Premio Epifania incarna perfettamente i valori della nostra terra e lo dimostra anche quest’anno, per la sua settantesima edizione, premiando due persone che hanno dato lustro al Friuli e all’intera regione nel mondo», ha detto dall’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, commentando la consegna dell’edizione 2025 del Premio Epifania – di cui lei stessa è membro della commissione assegnatrice – appunto al ciclista Jonathan Milan e al docente e compositore direttore d’orchestra Fabrizio Fontanot. L’esponente della Giunta Fedriga ha rimarcato che «oggi sono stati assegnati due importanti riconoscimenti a persone attive in settori, lo sport e la musica, che anche se possono sembrare distanti e diversi sono accomunati dalla grande dedizione e impegno necessarie per ottenere risultati di alto livello. Impegno e dedizione che si accompagnano a rinunce e sacrifici per il raggiungimento di un obiettivo, valori che hanno da sempre caratterizzato la storia della nostra terra e delle sue genti, le quali hanno saputo dimostrare il proprio valore superando anche immani calamità, come il terremoto del 1976». L’assessore ha quindi concluso rimarcando che «questo Premio grazie alla sua lunga storia si inserisce, inoltre, a pieno titolo nelle tradizioni legate all’Epifania, festività molto sentita in Friuli, assieme alla Messa del Tallero di Gemona e alla Messa dello Spadone di Cividale». Alla cerimonia, aperta dal saluto del sindaco Mauro Steccati, hanno partecipato anche il nuovo arciprete di Tarcento, monsignor Luca Calligaro, e il presidente dell’Ente Friuli nel mondo Franco Iacop. Il tutto è stato coordinato e presentato da Martina Delpiccolo. Il premio spettante al giovane ciclista bujese, impossibilitato a intervenire, è stato consegnato alla mamma Elena.
E ora c’è grande attesa, come si diceva, per i carri infuocati che daranno spettacolo questa sera in viale Marinelli, protagoniste le squadre che si sfideranno per la conquista dell’ambito “Palio dei pignarulârs”, tutto questo in attesa della importante giornata di domani che con l’ultimo appuntamento in programma, l’accensione del “Pignarûl Grant”, coronerà tutte le manifestazioni epifaniche del Friuli.

—^—

In copertina, il musicista Fabrizio Fontanot e la madre del ciclista Jonathan Milan insegniti del Premio Epifania 2025; all’interno, alcune immagini della cerimonia organizzata dalla Pro Tarcento guidata da Nazareno Orsini.

Lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit: sabato a Udine la mini-guida dell’Efasce

Una mini-guida su come trasferirsi a lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit dedicata ai giovani del Friuli Venezia Giulia e non solo. A scriverla tre corregionali che vivono in Gran Bretagna: Miriam Ferrarin originaria di Maniago che a Londra lavora in una grande multinazionale del settore musicale e che è pure una seguita travel blogger con il suo Mary Giramondo; Luca Marin di Prata di Pordenone responsabile della gestione di servizi finanziari nella City da 13 anni; Roberto Ortolan, originario di Pasiano di Pordenone, ingegnere meccanico che vive a Coventry nelle West Midlands e da 7 anni lavora per il settore automotive. I tre sono i responsabili dell’e-segretariato londinese dell’Efasce (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) e proprio sul sito efasce.it si può scaricare la guida in formato digitale. La ricerca sarà presentata alla tavola rotonda “Italiani all’Estero & Internazionali in FVG” in programma sabato 18 febbraio, alle 9.30, all’Università di Udine, a Palazzo Garzolini Toppo-Wassermann, in via Gemona nel capoluogo friulano.
“La guida realizzata dai nostri corregionali – commenta Gino Gregoris presidente di Efasce -, ai quali va il nostro ringraziamento, è un progetto davvero interessante e che rientra in pieno nello spirito di sostegno agli emigranti che da sempre caratterizza l’attività del nostro Ente. Con la Brexit molte cose sono cambiate per chi vuole trasferirsi nel Regno Unito e quindi avere tutte le informazioni essenziali raccolte da chi vive e lavora è uno strumento davvero utile. Sempre più riceviamo richieste di assistenza da chi, più o meno giovane, vuole partire per l’Estero”.
La guida, partendo da una spiegazione sugli effetti della Brexit, illustra quanto è necessario per espatriare, dal passaporto ai visti, dalla conoscenza della lingua inglese alle coperture sanitarie, senza dimenticare la ricerca di un alloggio, l’acquisto di una scheda telefonica o aprire un conto corrente.
L’evento udinese è organizzato da Ente Friuli nel Mondo in collaborazione con le altre Associazioni riconosciute dei corregionali all’estero (Alef, Clape nel mondo, Eraple, Giuliani nel Mondo Trieste, Efasce – Pordenonesi nel Mondo, Slovenci Po Svetu-Unione Emigranti Sloveni del Fvg), con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia – Servizio lingue minoritarie e corregionali all’estero e in collaborazione con l’ Università degli Studi di Udine. Rientra nell’ambito del progetto finanziato dalla Regione Fvg “2° Seminario sull’emigrazione dei giovani corregionali – La nuova emigrazione promuove il Friuli Venezia Giulia in Europa”.

—^—

In copertina, da sinistra Miriam Ferrarin, Luca Marin e Roberto Ortolan autori della mini-guida di Efasce Pordenone.

Emigrati Fvg, grande festa a Casarsa. Oggi giù il sipario con un arrivederci

“Di sogni, latitudini e generazioni”: questo il titolo del 45° Incontro dei Corregionali all’Estero dell’Efasce (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) che ieri a Casarsa della Delizia (dove l’Ente è nato 115 anni fa nel 1907) ha vissuto la sua prima giornata. «Finalmente – ha affermato il presidente Gino Gregoris -, a tre anni di distanza dall’ultimo incontro dei pordenonesi nel mondo svoltosi a Caneva, abbiamo avuto la possibilità di ritrovarci per stare un po’ assieme, per parlare di noi, delle nostre vite, delle nostre esperienze». I recenti dati del rapporto Italiani del mondo della Fondazione Migrantes dicono che nel 2021 ben 2 mila 744 abitanti del Friuli Venezia Giulia hanno deciso di emigrare. «Di questi – ha aggiunto Gregoris – almeno 500 sono quelli che son partiti dal Friuli occidentale, da dove nell’ultimo decennio, stando a una ricerca da noi commissionata, sono state 5 mila le persone partite. Sono dati ufficiali e verosimilmente in difetto rispetto alla realtà».

La prima giornata casarsese ha visto incontrarsi i discendenti dell’emigrazione storica dell’800-900 e quelli che sono partiti di recente. Dagli intervenuti il grazie a Efasce per quello che realizza in tutto il mondo, al fianco dei corregionali (un plauso al lavoro di Gregoris insieme alla vicepresidente Luisa Forte, al consiglio e alla segreteria). Il sindaco Claudio Colussi ha ricordato anche il centenario dalla nascita di Pier Paolo Pasolini citando quanto il poeta scrisse riguardo l’emigrazione di un tempo e invitando a creare le occasioni per dare opportunità ai giovani anche qui in Italia. L’assessore regionale alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna Stefano Zannier ha invece ricordato che dove c’è un friulano c’è il Friuli, mentre il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin ha aggiunto come la Regione Fvg sia vicina a queste famiglie perché sono le nostre migliori ambasciatrici nel cinque continenti. Loris Basso, presidente Ente Friuli nel Mondo, ha quindi lodato i progetti unitari tra i due Enti. Presenti sindaci e amministratori del territorio e diversi consiglieri regionali.

L’occasione ha visto anche la firma della convenzione di scambio culturale tra Efasce e la città di Nova Prata (Brasile, meta di molti friulani tra Ottocento e Novecento) rappresentata dal sindaco Alcione Grazziotin e da Argel Rigo coordinatore Efasce Brasile. Nel Paese sudamericano è appena sorto un nuovo segretariato Efasce, quello della città di Barbacena (Stato di Minas Gerais). C’è stato anche uno scambio di doni, libri e bandiere tra Italia e Brasile.  Sono intervenuti pure don Vitaliano Papais, assistente spirituale Efasce Canada, Vincenzino Vezzato coordinatore dell’Efasce Argentina, Phillip McIntyre presidente Segretariato Efasce Città del Capo – Sudafrica, Francesca Forner presidente del Segretariato Efasce di Dubai – Emirati Arabi Uniti. Cristian Fiorot della web agency Alea ha presentato il nuovo sito.

Spazio alle storie di chi è partito negli ultimi anni: dal Sudafrica Attilio Dalpiaz e Nicola Morittu, dalla Francia Luca Pascotto, da Londra Luca Marin, Miriam Ferrarin e Roberto Ortolan, Andrea Rambaldini dalla Spagna e Massimiliano Teia dagli Usa. Hanno raccontato la loro settimana alla scoperta del Friuli Venezia Giulia i partecipanti ai progetti “Alla scoperta delle proprie radici 2022” – rivolto a giovani tra i 18 e i 35 anni che vogliono conoscere la terra dei propri avi (in collaborazione anche con Ente Friuli nel Mondo, Associazione Giuliani nel Mondo e Unione Emigranti Sloveni) – e “Destinazione Fvg” – rivolto alle famiglie: Alessandra Brusut da Maracaibo Venezuela, Nicole Pontelli da Junin Argentina, Giuliano Sebastian Filippin da Obera Argentina, Chyntya Paveglio Tomasi dagli Usa, Kathia Benedetti dal Brasile e Virginia Paula Geninazzi Todone dall’Uruguay.

Dopo la riunione per i corregionali visita agli itinerari pasoliniani e al Centro studi Pasolini. Oggi, 24 luglio, gran finale con Messa a Casarsa, deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti e pranzo alla sede degli Alpini di San Giovanni, prima di darsi appuntamento al prossimo anno.  L’Incontro dei Corregionali all’Estero dell’Efasce gode del patrocinio del Comune di Pordenone e della Città di Casarsa della Delizia ed è sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia giulia, Fondazione Friuli e Bcc Pordenonese Monsile, oltre alla vicinanza della Camera di Commercio di Pordenone Udine. Grazie anche a Confindustria Alto Adriatico per la visita alla azienda digitale Lef di San Vito al Tagliamento.

—^—

In copertina, la firma della convenzione di scambio culturale tra Efasce e la città di Nova Prata in Brasile; all’interno, alcune immagini della cerimonia avvenuta ieri a Casarsa della Delizia.

Tra Pordenone e Casarsa la “tre giorni” dei corregionali all’estero (da 16 Paesi)

“Di sogni, latitudini e generazioni”: questo il titolo del 45° Incontro dei Corregionali all’Estero dell’Efasce (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) in programma da 22 al 24 luglio tra Pordenone (luogo di accoglienza degli emigranti che torneranno nella terra d’origine) e Casarsa della Delizia (dove, in omaggio al centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini e del luogo dove lo stesso Ente è sorto nel 1907, si terranno i lavori). Dopo due anni in cui l’emergenza sanitaria ha costretto a una versione online per i corregionali che non potevano raggiungere il Friuli Venezia Giulia, si tornerà finalmente in presenza. In totale ci saranno rappresentanti di 16 Paesi, con alcuni di loro che già in questi giorni hanno esplorato la terra dei propri avi. Si tratta dei partecipanti ai progetti sostenuti dalla Regione “Alla scoperta delle proprie radici 2022” – rivolto a giovani tra i 18 e i 35 anni che vogliono conoscere la terra degli antenati (in collaborazione anche con Ente Friuli nel Mondo, Associazione Giuliani nel Mondo e Unione Emigranti Sloveni) – e “Destinazione Fvg” – destinato alle famiglie.
Dopo essere stati accolti sotto la loggia municipale dal sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, nell’ultima settimana hanno visitato la diga del Vajont, nei luoghi della memoria tra Erto e Casso. Non sono mancate uscite a Udine e a Trieste in Consiglio regionale accolti dal presidente Piero Mauro Zanin e dall’assessore regionale all’immigrazione Pierpaolo Roberti. Inoltre, visite alla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, a Polcenigo, Valvasone, Aquileia, Grado, Barcis, San Vito al Tagliamento e Sesto al Reghena.

«Il titolo scelto quest’anno – spiega il presidente di Efasce, Gino Gregoris – raccontando il presente ci permette di non dimenticare il passato e di guardare allo stesso tempo al futuro: accoglieremo nuovamente sia i testimoni dell’emigrazione storica, con i discendenti di seconda e terza generazione, sia le molte persone che ancora oggi continuano a lasciare la regione cercando nuove opportunità professionali e inseguendo sogni di vita. Un mondo, quello dell’emigrazione, raccontato nei suoi versi in lingua friulana anche da Pier Paolo Pasolini, al quale tributeremo omaggio a cento anni dalla nascita. Riabbracciare di persona i nostri amici provenienti da varie parti del mondo sarà quasi un nuovo inizio, dopo le fasi drammatiche dell’emergenza sanitaria, ed è emblematico che lo celebreremo proprio dove la nostra storia è effettivamente iniziata, a San Giovanni di Casarsa nel 1907».
L’Incontro Incontro dei Corregionali all’Estero dell’Efasce gode del patrocinio del Comune di Pordenone e della Città di Casarsa della Delizia ed è sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia giulia, Fondazione Friuli e Bcc Pordenonese Monsile. Sostegno all’accoglienza anche da parte della Camera di commercio di Pordenone Udine.

IL PROGRAMMA

Oggi 22 luglio, alle 17, nella Sala Consiliare del Comune di Pordenone accoglienza dei corregionali all’estero e dei rappresentanti dei Segretariati Efasce (che sono le suddivisioni territoriali di contatto con gli emigranti e sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela, a cui si è aggiunto il più recente negli Emirati Arabi Uniti).

Domani, 23 luglio, l’Incontro vero e proprio con ingresso su invito fino esaurimento posti. Dalle 9.30 nella sala consiliare della Città di Casarsa della Delizia, a Palazzo Burovich de Zmajevich, saluto delle autorità, speech del presidente Gregoris, interviste, testimonianze e video saluti dei corregionali all’estero. Seguirà buffet al ristorante Al Posta. Pomeriggio dedicato alla scoperta delle memorie e itinerari pasoliniani a Casarsa e dintorni.

Domenica 24 luglio, alle 10, nella Chiesa parrocchiale della Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario, Messa presieduta dall’aArcidiacono monsignor Dario Roncadin. Seguirà deposizione corona d’alloro al monumento ai Caduti e alle 12.30 alla Casa degli Alpini di San Giovanni il pranzo comunitario. A seguire i saluti e l’appuntamento al prossimo anno.

—^—

In copertina, i nostro corregionali al Castello di Valvasone; all’interno al Consiglio regionale Fvg a Trieste, accolti dal presidente Piero Mauro Zanin.

Da Usa e Canada nel Friuli delle origini per scoprire l’artigianato

Dopo il progetto di outgoing che ha portato in Texas tre artigiani Fvg è toccato a due operatrici turistiche di origini friulane fare il viaggio contrario per venire a toccare con mano la realtà dell’artigianato locale per poterle nel futuro prossimo far conoscere ai turisti americani che, venendo in Italia, vorranno visitare anche il Friuli Venezia Giulia.


Organizzato dall’Ente Friuli nel mondo in collaborazione con Confartigianato-Imprese Udine, il progetto di incoming “Artigiani per un giorno” ha visto protagoniste la canadese Sabrina Rigutto, figlia di emigranti originari di Arba, e la texana Catherine Fabris, la cui famiglia proviene invece da Buttrio. Per loro è stato un modo per “tornare a casa” gettando uno sguardo oltre gli affetti, a un Friuli che non conoscevano ancora, quello legato ai mestieri artigiani, al saper fare, alla cultura. Nei cinque giorni di permanenza in regione hanno potuto conoscere da vicino l’artigianato udinese grazie a visite guidate nei laboratori e workshop in bottega a stretto contatto con gli artigiani. Un’occasione unica per spingere lo sguardo dietro le quinte e far proprio un racconto affascinante da condividere in futuro con quanti, come loro, vorranno attraversare l’oceano e venire a scoprire quel “piccolo compendio dell’universo” che è il Friuli.
Soddisfatto dell’esperienza il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti che sottolinea l’importanza “di trovare collegamenti con i nostri corregionali all’estero, in chiave imprenditoriale e turistica. E’ un concetto nuovo di internazionalizzazione, fatta di relazioni autentiche e di valorizzazione delle enormi competenze e potenzialità culturali, scientifiche, politiche ed economiche delle comunità friulane in tutti i continenti”.

—^—

In copertina e all’interno le due operatrici turistiche americane protagoniste dell’importante esperienza in Friuli.

Anche i discendenti degli emigranti sono molto legati al Friuli

di Gi Elle

In tantissimi, dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento, partirono dalla fine del 1800, e nei decenni successivi, sostenendo lunghi e faticosi viaggi per terra e per mare – quando non c’erano ancora gli aerei che in poche ore ci portano da un capo all’altro del pianeta -, in cerca di fortuna in diversi Paesi europei, ma  soprattutto nelle Americhe. E Caneva, cittadina a pochi chilometri da Pordenone,  in questi giorni è diventata il punto di riferimento di quanti lasciarono il Friuli, o meglio ancora dei loro discendenti che, nonostante siano arrivati alla terza o quarta generazione, sono ancora molto legati alle proprie radici, alla regione d’origine dei loro progenitori.
A Caneva stamattina ha infatti preso avvio, nel migliore dei modi,  il 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti. Ad accogliere i circa 150 delegati dei vari segretariati Efasce nel Mondo (sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Svizzera, Uruguay e Venezuela), nell’auditorium comunale, il presidente dell’Efasce, Aniceto Cesarin (che ha rimarcato come l’ente operi attivamente per gli emigranti), assieme al sindaco di Caneva Andrea Attilio Gava (che ha sottolineato i vari rapporti internazionali come i gemellaggi della sua municipalità) e al vescovo di Concordia e Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. Ha portato, invece, il saluto dell’Ente Friuli nel Mondo il consigliere Luigi Papais. Presenti anche l’onorevole Luca Sut e i past president dell’Efasce, mentre l’intervento conclusivo è stato del vicepresidente Gino Gregoris.

Il sindaco di Caneva, il presidente Cesarin e il vescovo Pellegrini.

Il Taliàn

Molto interessante il convegno, moderato dal giornalista Enri Lisetto, sulle lingue degli emigranti, a partire dall’esempio del Taliàn, la lingua franca basata su dialetti veneti e parole friulane unite al portoghese che ha di fatto “unificato” gli immigrati italiani in Brasile (in particolare nello Stato del Rio Grande Do Sul) da fine Ottocento a dispetto delle varie provenienze regionali. A raccontarne l’aspetto scientifico la professoressa Carla Marcato (Università di Udine), la quale ha sottolineato come le lingue tramandate dagli emigranti ci diano un prezioso “spaccato” di come erano i dialetti qui in Italia, dove nel frattempo hanno continuato a modificarsi, un secolo fa, mentre il dottor Argel Rigo (coordinatore Efasce Brasile, insegnante e promotore culturale di origini canevesi e tra coloro che hanno lavorato nello sterminato Paese bagnato dal Rio delle Amazzoni per l’ufficializzazione del Taliàn come lingua locale da preservare) ha presentato l’evoluzione storica e l’utilizzo di questo importante idioma. Fenomeni similari anche in altre zone del mondo dove si sono insediati immigrati friulani: per esempio il Canada, dove si parla un “italiese” con parole inglesi e friulane come raccontato nella sua ricerca dalla dottoressa Vanessa Lovisa (Segretariato di Toronto Efasce) di origini di Pravisdomini e San Giovanni di Casarsa.

Un momento del convegno.

Le testimonianze

Molto interessante anche parlare con alcuni dei 66 partecipanti ai progetti Efasce finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni ) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) che in questi giorni hanno visitato vari centri nel territorio regionale alla ricerca delle proprie origini. Nipoti o addirittura pronipoti di corregionali immigrati, i giovani arrivati in questi giorni in Friuli Venezia Giulia hanno dimostrato un grande interesse nel conoscere la terra delle proprie radici, trasmettendo le loro emozioni con i parenti rimasti a casa. Come Carla Sinuka Martinis, 21 anni insegnante di arte acrobatica dall’Argentina, che via videochat ha mostrato al nonno Gianfranco Martinis i luoghi da cui è partito tanti anni fa, la casa di Meduno dove vive la cugina Patrizia che è andata a trovare (“rinunciando” alla giornata libera concessa ai partecipanti) e assaggiando per lui i sapori della madrepatria, dal caffè corretto con grappa al frico. E poi Daniele Leon, sviluppatore informatico di 26 anni dal Canada, che a Valvasone ha trovato i parenti e ammirato Castello e Duomo, che lo hanno particolarmente colpito. Philip Lindsay, 28 enne operatore sanitario statunitense, ha apprezzato invece la visita a Fanna, luogo d’origine della sua famiglia. Parlare con Vinicius Duz, 24 anni militare dell’esercito brasiliano, è come dialogare con uno dei giovani di Caneva (da cui ha origine) e dintorni dei giorni nostri, visto che parla molto bene il Talìan: lui stesso ha confermato di sentirsi a casa qui in Friuli. E poi i partecipanti al progetto per gli adulti di riscoperta delle origini friulane, come Juliano Grando, 51enne che, sposato con una Zatt originaria di Caneva, in Brasile aiuta coloro che hanno perso memoria delle proprie origini regionali a riannodare i fili con la propria identità.

Il saluto di un giovane discendente.

Il Premio

Il premio “Odorico da Pordenone”, destinato a un corregionale distintosi all’Estero, è stato consegnato proprio ad Argel Rigo, coordinatore dell’Efasce in Brasile e la cui famiglia è originaria di Caneva. Il riconoscimento è stato istituito nel 1998 dalla Provincia di Pordenone proprio in collaborazione con Efasce. Dopo lo scioglimento della Provincia, è stato il Comune di Pordenone a impegnarsi per il proseguimento nell’attribuzione di questo prestigioso riconoscimento. A consegnare il Premio a Rigo, salito sul palco con la moglie e che ha inoltre donato con il resto della delegazione brasiliana dei presenti alle autorità, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo.
Nella stessa cerimonia il Comune di Caneva, con il sindaco Andrea Attilio Gava, ha consegnato anche le sue Benemerenze a corregionali figli di genitori canevesi: Laura Sandra Poletto (Buenos Aires, Argentina, che ha delegato al ritiro Vicente Vezzato, sempre dell’Efasce Argentina) e Sergio Rigo (Veranopolis, Brasile). Inoltre, è stato consegnato un riconoscimento a Narciso De Lorenzi Canever, classe 1946 la cui famiglia è originaria di Erto e Casso, per i 30 anni di prezioso lavoro al servizio dei corregionali in Brasile con l’Efasce. A premiarlo il presidente Aniceto Cesarin. Inoltre, la mattinata ha visto la presentazione dei libri “Dalle radici al futuro” sul meeting Efasce giovani corregionali in Brasile e quello “L’emigrazione nel Friuli occidentale: il museo di Cavasso Nuovo” di Javier P. Grossutti, presente con il sindaco di Cavasso Nuovo, Silvano Romanin. Alla fine rinfresco per tutti.

I premi del Comune di Caneva e la delegazione del Brasile.

Incontri istituzionali

Ma ieri ci sono stati anche due importanti momenti istituzionali. A Trieste, in mattinata, la folta delegazione è stata accolta nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal presidente della Giunta Massimiliano Fedriga e dal presidente del Consiglio stesso, Piero Mauro Zanin, mentre alla sera momento d’accoglienza in Consiglio comunale a Pordenone con il vicesindaco Eligio Grizzo e l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli.

L’incontro in Consiglio regionale.

Domani e lunedì

Domani, domenica, sempre a Caneva il programma prevede alle 9.30 ritrovo al Monumento ai Caduti, per i saluti e la deposizione della tradizionale corona. Si formerà il corteo accompagnato dalla Banda “Amici della Musica” di Tamai per raggiungere la chiesa di san Tomaso apostolo, dove la santa Messa sarà celebrata dal vescovo emerito di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto. Alle 12.30 si raggiungerà il Castello per il pranzo comunitario su prenotazione curato dalla Pro Loco Castello Caneva (funzioneranno delle navette per salire e scendere dal colle). Saranno a Caneva anche domani i 66 partecipanti ai due progetti “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) finanziati dalla Regione Fvg e dedicati ai corregionali che dall’Estero tornano in Italia per scoprire la terra di origine dei propri avi. Infine, lunedì, dopo due settimane in visita a vari centri regionali, gli ospiti vivranno il momento conclusivo del loro tour dalle 18.30 a palazzo Montereale Mantica, in corso Vittorio Emanuele II, a Pordenone, nella cerimonia patrocinata dalla Camera di Commercio di Pordenone e Udine. Il giorno dopo le partenze verso i luoghi d’origine (Argentina, Uruguay, Brasile, Stati Uniti, Canada e Romania).

Due immagini della sala gremita.

—^—

In copertina, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo consegna il Premio ad Argel Rigo.

(video con interviste a questo link https://we.tl/t-Mp0guu2PiK)

Dobbiamo anche a Toros il modello del Friuli rinato

di Giuseppe Longo

A chi oggi ha venti o trent’anni il nome di Mario Toros probabilmente dice poco se non addirittura nulla, ma a colui che ha superato, come chi scrive, gli anta per la terza volta riapre un album ricco di ricordi.
Perché quella di Toros, che seppe fare un balzo inimmaginabile passando da semplice operaio delle Officine Bertoli al Parlamento fino a diventare addirittura ministro, è stata una vita eccezionale, poliedrica, esemplare sotto ogni aspetto.
Abbiamo ricordato da neanche un mese il 42° anniversario di quell’indimenticabile, caldissima sera di maggio che squassò mezzo Friuli.
Di quel terremoto che ci mise improvvisamente in ginocchio ma dal quale trovammo subito la forza per rialzarci e pensare alla ricostruzione. E la rinascita di questi poveri paesi – perché il sisma, manco a farlo apposta, colpì per larga parte proprio le aree più depresse e in difficoltà – la dobbiamo, senza dubbio alcuno, anche a Mario Toros che si è spento ieri, alla bella età di 95 anni, all’ospedale di Udine circondato dall’affetto delle due figlie e dei cinque adorati nipoti, Toros in quella primavera del 1976 era al governo con Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato due anni dopo dalle Brigate rosse.
Ebbene, il politico friulano – come lui stesso ha ricordato in una intervista di pochi anni fa trasmessa oggi dalla Rai regionale – fu immediatamente convocato a Roma dal collega Francesco Cossiga perché, assieme ad Antonio Comelli allora presidente della Regione, era atteso proprio da Moro.
Il quale disse: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”.
Sì, perché Aldo Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.   Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
Da quell’incontro nella immediata emergenza si posero, infatti, le basi per la rinascita, per lo sviluppo, che da una situazione emarginata ci proiettò in pochi anni al centro dell’Europa.
In due parole, si dette vita a quello che è passato alla storia come “modello Friuli” e se questo è stato possibile lo dobbiamo appunto anche a Mario Toros che nella sua posizione privilegiata di ministro seppe mantenere pure con gli altri presidenti del Consiglio che succedettero a Moro – non si chiamavano ancora premier come adesso – gli indispensabili collegamenti tra Udine e Roma. Fu l’anello di congiunzione di quella catena formidabile che portò a un vero e proprio miracolo: un Friuli tutto nuovo in appena dieci anni.
E in più proiettato verso lo sviluppo, sostenuto culturalmente anche dalla nascita dell’Università di Udine che, se non fosse stata inserita in quel “pacchetto”, probabilmente sarebbe rimasta soltanto un sogno.
Questo era dunque Mario Toros: più che soffermarmi sulle tappe della sua laboriosa esistenza (partigiano della Osoppo, sindacalista della Cisl, deputato e senatore per quasi trent’anni e più volte ministro, in particolare del lavoro e della previdenza sociale, uomo di punta della Democrazia cristiana, nell’ala sociale forzanovista di Donat Cattin, e infine a lungo presidente dell’Ente Friuli nel Mondo), ho preferito dedicargli questo speciale ritratto, legato a un momento chiave per questa nostra amata terra friulana.
E verso la quale l’amore di Mario Toros, friulano di Pagnacco per nascita e di Feletto per vita, non è mai mancato,

Il Friuli gli deve riconoscenza !

E’ serenamente mancato all’affetto dei suoi cari MARIO TOROS
Ne danno il triste annuncio le figlie Carla, Franca con Paolo, i nipoti Francesco con Rosella, Federico con Federica, Paolo con Caterina, Marco ed Enrico ed i pronipoti Alessandro, Andrea, Edoardo e Carlo.
Il luogo e la data dei funerali saranno comunicati successivamente.
Un sentito ringraziamento alla dottoressa Clara Ricci ed alla signora Nina per l’assidua assistenza prestata.>
.
.
< N.d.R:    dichiarazione del presidente della Regione FVG  
«Pochi politici come Mario Toros hanno inciso così tanto nella storia della nostra regione . 
Con la sua scomparsa finisce una pagina di storia che dovrà restare sempre aperta, perché il suo impegno e la sua passione politica rappresentano un grande esempio di competenza e di amore per la propria terra.
Chi, come il sottoscritto, ha scelto di rappresentare e governare questa regione  ha ben chiaro quali sono i modelli a cui ispirarsi e quello di Toros è senz’altro uno di questi.
Lo stare vicino alla gente agendo per il bene della comunità è infatti l’esperienza che più delle altre ci viene da lui lasciata in eredità ed èDichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani. Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto. È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori”, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso. Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. la stessa che ci motiva ad andare avanti».         
Massimiliano Fedriga   >
.
<  N.d.R
Dichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani.
Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto.
È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori“, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso.
Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. >