Ricordate a Nongruella le vittime del ’43. Il sindaco di Nimis: la memoria è uno sguardo responsabile verso il futuro

di Giuseppe Longo

NIMIS – «La memoria non è un rito, ma un impegno. Un impegno che si rinnova ogni giorno, nei gesti di gentilezza, nella cura verso chi è fragile, nelle scelte che facciamo nelle nostre comunità. Ricordiamo Nongruella per evitare che ciò che è stato possa accadere ancora. Ricordiamo per essere custodi di pace». Sono le parole con cui il sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha concluso domenica mattina il suo apprezzato discorso commemorativo della strage di Nongruella, consumata nella piccola borgata sopra Cergneu il 12 dicembre 1943, quindi diversi mesi prima dell’Eccidio di Torlano e dell’incendio di Nimis capoluogo.
«Oggi ci ritroviamo qui, a Nongruella, in un luogo che non è un semplice luogo del nostro territorio, ma una ferita incisa nella storia della nostra comunità. Il 12 dicembre del 1943 questo borgo fu teatro di un rastrellamento violento, improvviso, immotivato, che portò via uomini, giovani, padri di famiglia, lasciando dietro di sé paura, silenzio e macerie morali. È un episodio forse meno conosciuto di altri accaduti nel nostro territorio, ma non per questo meno tragico. Ed è proprio per questo che siamo qui: perché anche le piccole comunità hanno grandi memorie, e ogni vita spezzata merita di essere ricordata con rispetto e verità. Oggi non celebriamo solo un anniversario ma rinnoviamo un patto: il patto della memoria», aveva esordito il primo cittadino che era accompagnato anche dal vicesindaco Gloria Bressani e dall’assessore Serena Vizzutti.
«La memoria – ha infatti spiegato – che è il fondamento della nostra democrazia. Non è un gesto rivolto al passato, ma uno sguardo responsabile verso il futuro. È un impegno che passa da noi e arriva alle nuove generazioni, perché — lo sappiamo — chi ha vissuto quegli anni terribili ci sta lasciando, e con loro si assottiglia la voce diretta della storia. Spetta a noi diventare custodi delle storie di chi non è tornato. Custodi delle scelte coraggiose dei civili che, in mezzo al terrore, tentarono di proteggere famiglie, vicini, paesani. Custodi del valore della pace, che non è mai garantita e che ogni epoca deve imparare a difendere».

«Il rastrellamento di Nongruella – ha sottolineato l’ingegner Mattiuzza – ci parla ancora oggi e ci ricorda che la violenza non nasce mai all’improvviso, ma cresce nell’indifferenza, nei silenzi, nell’abitudine a pensare che ciò che accade all’altro non ci riguardi. Ci insegna che non ci sono vite sacrificabili, non ci sono morti più importanti di altri, non ci sono sofferenze da classificare. E questo messaggio è quanto mai attuale, in un mondo in cui guerre vecchie e nuove continuano a colpire soprattutto chi è più fragile: civili, famiglie, bambini. La memoria di Nongruella ci chiede di non restare spettatori. Ci chiede responsabilità. Ci chiede umanità. Questo luogo, oggi, ci invita a scegliere di stare dalla parte della dignità umana, della solidarietà, della libertà».
Il sindaco ha quindi aggiunto: «A nome dell’Amministrazione comunale, desidero rivolgere un ringraziamento a don Marco, che con la sua presenza e le sue parole riesce sempre a dare profondità a questi momenti di comunità. Ringrazio il Gruppo Alpini Nimis–Valcornappo, che anche quest’anno è qui a custodire la memoria con il rispetto e la discrezione che li contraddistingue e anche a garantirci più tardi un piacevole un momento conviviale. Ringrazio Gianni Dordolo, per il Silenzio che ha suonato e che, più di ogni discorso, riesce a far parlare il cuore. E ringrazio tutte le persone che, in grande o piccola parte, hanno collaborato per rendere possibile questa commemorazione. Infine, un ringraziamento sincero a voi, alla comunità di Nimis e di Nongruella. La vostra presenza — silenziosa, attenta, rispettosa — è già un gesto di memoria. Ed è proprio attraverso gesti come questo che possiamo trasmettere ai nostri figli e ai ragazzi che sono qui il senso profondo di ciò che ricordiamo».
La cerimonia commemorativa, in una bellissima mattinata di sole, era cominciata con la Messa di suffragio per le vittime dell’Eccidio, celebrata dal parroco di Cergneu monsignor Marco Visintini, e con la deposizione di una corona d’alloro dinanzi alla semplice lapide in pietra che ricorda i Caduti, con un forte auspicio – espresso anche dalle parole del sacerdote – che queste rievocazioni servano come monito affinché i tragici errori del passato non siano ripetuti mai più. Un auspicio molto attuale considerati i venti di guerra che purtroppo continuano a soffiare minacciosi, mettendo a serio rischio una pace fruttuosa che regna da 80 anni e che ha permesso anche ai paesi friulani di scrivere una pagina di progresso e di prosperità che sarebbe veramente tragico si strappasse proprio in questo complesso e precario momento storico.

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In copertina, il sindaco Fabrizio Mattiuzza durante il discorso commemorativo; all’interno, la Messa celebrata da don Marco Visintini e vessilli alzati per l’omaggio ai Caduti di Nongruella.

Domattina Nongruella renderà omaggio alle vittime del 12 dicembre 1943 premessa delle stragi di Torlano e Nimis

(g.l.) Nongruella rende omaggio ai suoi Caduti. Molto conosciuto è l’Eccidio di Torlano del 25 agosto 1944. Pochi sanno, invece, che pure in questa manciata di case sulle montagne sopra Cergneu, nove mesi prima, -era il 12 dicembre 1943 -, ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio dell’8 settembre, nel quale caddero anche otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee – come quelle di Torlano, dove furono uccisi anche bambini – a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della Seconda guerra mondiale.
Alle vittime di Nongruella sarà reso omaggio domani, alle 11, quando si ricorderà quel gravissimo fatto di sangue il cui 82° anniversario ricorreva ieri. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia commemorativa durante la quale, come annuncia il programma diramato dal sindaco Fabrizio Mattiuzza, dopo la celebrazione eucaristica con la benedizione del semplice monumento che ricorda le otto vittime sulla piazzetta della borgata, sarà deposta una corona d’alloro con le autorità civili. Al termine una bicchierata assieme alla sempre gustosa pastasciutta offerta dal Gruppo Alpini Nimis-Val Cornappo.
Sarà rievocata una pagina, appunto, poco conosciuta, ma certamente fra le più dolorose dell’ultimo conflitto. Un feroce fatto di sangue che si rivelò una tremenda premessa di quanto sarebbe accaduto neanche un anno più tardi proprio a Torlano e a Nimis, quando l’intero paese fu dato alle fiamme e molti compaesani furono condotti nei campi di concentramento. Un doveroso ricordo affinché sia un monito contro le violenze che continuano a insanguinare questo nostro mondo, a cominciare dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

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In copertina, la lapide che ricorda le vittime del 12 dicembre 1943 a Nongruella.

I nomi dei “martiri di Torlano” vivano in noi spronandoci a lavorare per la pace: il monito che sale da Nimis e Portogruaro commemorando l’Eccidio di 81 anni fa

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Non lasciamo che questi nomi restino solo scritti su una lapide. Facciamoli vivere nei racconti, nelle scuole, nelle case. Facciamoli vivere con l’esempio, con l’attenzione verso gli altri, con la responsabilità che ogni cittadino ha nel costruire una società più giusta, più attenta, più umana. Torlano non è solo passato. È futuro, se scegliamo di ricordare». È l’invito-appello, che non lascia spazio a fraintendimenti e che il nuovo sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha rivolto ieri mattina dal cimitero di Torlano, dinanzi al sacello che custodisce i resti di quelle trentatrè vittime innocenti – uomini, soprattutto giovani, ma anche tante donne con bambini anche in tenera età – dell’efferata strage nazifascista consumata all’alba del 25 agosto 1944 e che è passata alla storia come “Eccidio di Torlano”.

Una commemorazione molto partecipata e sentita, presente, come ogni anno, una delegazione del Comune di Portogruaro, la città della provincia di Venezia dalla quale provenivano i De Bortoli, una famiglia di mezzadri che, sfrattata, si vide costretta a cercar fortuna nella pedemontana. Ed è quella che pagò di più: falciati dalla ferocia del “Boia di Colonia” i genitori e ben sette bambini. Altri due riuscirono a salvarsi: Paolo, scomparso pochi anni fa, e Gina, che alla commemorazione del 2024 aveva desiderato essere presente nonostante le tante primavere sulle spalle. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose rappresentanze combattentistiche e d’arma – tra cui quelle dei Partigiani Osoppo Friuli, con il presidente Roberto Volpetti, e del coordinamento Morenico dell’Anpi -, sindaci e amministratori dei Comuni vicini, esponenti del Consiglio regionale Fvg e delle Forze dell’ordine. Ed è stata preceduta, nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, dalla Messa di suffragio celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il quale, attingendo dal Vangelo di Matteo, ha ricordato come Gesù avesse invitato a “porgere l’altra guancia” abbandonando la logica dell'”occhio per occhio e dente per dente”, esortando al perdono e all’amore verso i nemici. «Perché, purtroppo, ancora oggi – ha sottolineato il parroco – il male e la violenza hanno il sopravvento e ogni giorno i telegiornali ci propongono una triste conta di vittime che non sono altro che numeri». E nella preghiera per i trentatré Caduti ha accomunato anche il soldato tedesco, la cui uccisione scatenò la tremenda rappresaglia.

Al termine, un silenzioso corteo ha raggiunto il camposanto dove dal 1947, tre anni dopo l’eccidio, riposano i resti di quei poveri morti, ricordati anche come i “martiri di Torlano”. Dopo la benedizione della tomba che li custodisce, riportando su una lapide marmorea i nomi di ognuno, Serena Vizzutti, assessore comunale, ha letto l’agghiacciante cronistoria di quella indimenticabile mattinata d’agosto per tenere viva una memoria che ormai sono rimasti pochi a ricordare di persona. Quindi, il saluto della Regione Fvg con l’intervento del consigliere Edy Morandini, della presidente friulana dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, Adriana Geretto (che è anche vicepresidente nazionale dell’Anvcg), e del presidente del Consiglio comunale di Portogruaro Pietro Rambuschi – presente pure il sindaco della vicina Cinto Caomaggiore Gianluca Falcomer – che, portata l’adesione dell’intera municipalità della città veneta, ha rievocato con parole commosse il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, ricordato a perenne memoria nel monumento del cimitero di Summaga, rivolgendo poi un accorato appello all’umanità intera, ancora oggi tanto insanguinata, a trarre esempio anche dalla immane tragedia di Torlano affinché la pacifica convivenza di oltre ottant’anni non abbia a interrompersi con gravissime conseguenze per tutti. Ha chiuso la serie degli interventi il sindaco di Nimis. «Oggi ci ritroviamo, come ogni anno, in questo luogo che è memoria viva della nostra comunità. Non un luogo qualsiasi, ma uno spazio sacro, perché segnato dal dolore e dalla dignità di chi, 81 anni fa, ha perso tutto per mano della violenza cieca della guerra. La memoria è il primo dovere della democrazia», ha sottolineato l’ingegner Mattiuzza che ha aggiunto: «Ma commemorare non basta. Se la memoria resta confinata a un rito, rischia di diventare un’ombra. È oggi, più che mai, che la memoria deve tradursi in impegno concreto. Viviamo tempi in cui i testimoni di quegli orrori ci stanno lasciando. E con loro se ne va la voce diretta della storia. Resta a noi il compito di custodirla, studiarla, raccontarla. Resta a noi, e soprattutto alle ragazze e ai ragazzi di oggi, il dovere di capire da dove veniamo per sapere dove vogliamo andare». Ed ecco il suo monito pressante: «Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi. Non davanti alle guerre che ancora oggi devastano città e famiglie. Non davanti ai segnali di odio, di discriminazione, di violenza che tornano a farsi sentire anche qui, nella nostra Europa, nelle nostre comunità». E ancora: «La storia ci ha insegnato che l’indifferenza è l’anticamera delle tragedie. Che la barbarie non inizia con un eccidio, ma con una parola taciuta, con una mano non tesa, con un “non mi riguarda”. Ricordare Torlano, oggi, è anche questo: è riscoprire il valore della solidarietà. È capire che la pace si costruisce ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi, neo gesti verso chi ci è accanto. È scegliere da che parte stare, sempre: dalla parte della dignità umana, della giustizia, della libertà».

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In copertina e all’interno immagini della commemorazione di Torlano: l’intervento del sindaco Fabrizio Mattiuzza, la Messa celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il discorso del presidente del Consiglio di Portogruaro Pietro Rambuschi e la benedizione del sacello in cimitero; quindi i saluti di Adriana Geretto ed Edy Morandini.

 

Torlano domani commemorerà l’eccidio di ottantun anni fa: anche da Portogruaro per ricordare la tragedia dei De Bortoli

di Giuseppe Longo

Sarà il nuovo sindaco di Nimis, ingegner Fabrizio Mattiuzza, a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 81° anniversario. La civica amministrazione ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino Cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. L’anno scorso era presente, con la delegazione portogruarese, anche Gina De Bortoli, ultranovantenne ma ancora in ottima salute, ultima superstite di quella efferata strage del 25 agosto 1944.
In quell’estate di 81 anni fa la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.

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I 102 anni di Paola Del Din

(g.l.) «Oggi celebriamo Paola Del Din, figura eminente della storia del nostro Paese e testimone autentica dei valori più alti della Resistenza e della libertà. Come staffetta della Divisione Osoppo, ha messo a rischio la propria vita per servire la Patria, portando avanti con coraggio e determinazione ideali che ancora oggi costituiscono le fondamenta della nostra democrazia. La sua vicenda personale, segnata anche dal sacrificio del fratello Renato, è un esempio di dedizione e di amore per l’Italia che le è valsa la Medaglia d’Oro al Valor Militare e che non deve mai essere dimenticata». Con questo augurio, l’assessore Pierpaolo Roberti ha portato i saluti dell’Amministrazione regionale a Paola Del Din, nel giorno del suo 102° compleanno, festeggiato in ottima salute a Sappada assieme a parenti ed amici. Paola Del Din è stata staffetta partigiana durante la Resistenza, distinguendosi per coraggio e dedizione in missioni rischiose che prevedevano il trasporto di messaggi e documenti attraverso territori occupati dai nazifascisti e fu anche la prima donna paracadutista italiana e compiere un lancio di guerra. Dopo il conflitto si è dedicata all’insegnamento e alla promozione della memoria storica, diventando una testimone autorevole dei valori di libertà e democrazia. Ancora oggi, nonostante l’età molto avanzata, non manca alle principali cerimonie commemorative. E anche alla commemorazione di Torlano è stata presente molte volte. «Con profonda gratitudine e sincera ammirazione, a nome della Regione Friuli Venezia Giulia, le rivolgo i più sinceri auguri di buon compleanno – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – nella certezza che la sua testimonianza continuerà a essere fonte di ispirazione per le generazioni presenti e future».

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Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra portogruarese e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la ricordata sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, le bare nelle quali furono raccolti i resti delle 33 vittime dell’Eccidio.

A Chialminis festa per la Madonna delle Grazie: domani benedizione della “Pietra della Pace” con la Croce di Aquileia

(g.l.) Dopo le tante vittime e distruzioni dell’ultima guerra, che tra poche settimane saranno dapprima ricordate con la commemorazione dell’Eccidio di Torlano e poi con la rievocazione dell’Incendio di Nimis – 25 agosto e 29 settembre 1944 -, abbiamo avuto la fortuna di vivere da oltre ottant’anni in pace, un periodo così lungo che mai si era verificato prima. Ma, purtroppo, venti minacciosi soffiano sempre più forti, per cui invocare la pace è molto importante. E lo si farà anche domani dalla piccola Chialminis, sulla Bernadia.
Dalla frazione montana di Nimis salirà, infatti, al Cielo una invocazione affinché vengano allontanati i nuovi rischi di rottura degli equilibri mondiali con la benedizione della “Pietra della Pace” posta sul campanile della Chiesa di Sant’Elena Imperatrice rinata dopo il terremoto di quasi mezzo secolo fa. La lastra in marmo è stata scolpita dall’artista Ivan Gervasi: sopra la croce di Aquileia, dalla quale dipartono incorraggianti raggi di luce, è scritto: “pas”, “pace”, “mir”. Cioè la stessa parola, pace appunto, declinata in friulano, italiano e sloveno, le lingue che si parlano in questo angolo di Friuli, anche se per le località delle alte valli del Cornappo e del Torre è più corretto dire “po nasen” (a modo nostro), cioè il dialetto che si sente soltanto in quest’area geografica nel quale s’incrociano vari idiomi.
La cerimonia avverrà in occasione della tradizionale festa della “Madone di Grazie” della prima domenica di agosto che, dopo il “Bacio delle Croci” fissato alle 11 all’esterno del luogo sacro, vedrà la Messa cantata e la processione per le vie del paese. Un rito che segue quello che era stato celebrato domenica scorsa nella piazzetta di borgo Vigant, la località oltre Villanova delle Grotte – ma sempre in Comune di Nimis – famosa per il suo ciclopico Abisso. Insomma, due belle tradizioni che continuano, mantenendo in vita importanti pagine della nostra storia!

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In copertina, la Chiesa di Chialminis: domani sul campanile sarà benedetta la “pietra della pace” scolpita da Ivan Gervasi.

Nimis al voto, questa settimana nuovi appuntamenti con Bonfini e Mattiuzza: oggi due incontri in Clotz e a Torlano

(g.l.) Primo aprile, ancora due settimane e poi gli elettori di Nimis si recheranno alle urne (13 e 14 aprile) per scegliere il nuovo sindaco. Come è noto, due sono gli sfidanti ed entrambi ingegneri: Sergio Bonfini, 69 anni, vicesindaco nella Giunta Bertolla prima dell’arrivo del commissario straordinario Giuseppe Mareschi, e Fabrizio Mattiuzza, 47 anni ed ex assessore. E nella serata odierna ci saranno incontri con entrambi i candidati e gli schieramenti che li sostegnono: Sergio Bonfini (Chei mancul piês e Nimis riparte) da Basan in Borgo Clotz e Fabrizio Mattiuzza (Obiettivo Nimis) in Sala Micossi a Torlano; altri due incontri domani a Vallemontana e a Ramandolo. Quindi, si passerà al 7 aprile, nella giornata che aprirà l’ultima settimana di campagna elettorale tramite incontri con la cittadinanza. Questo, comunque, il calendario completo dei prossimi appuntamenti, secondo l’ordine di presentazione delle liste:
Sergio Bonfini – 1 aprile, ore 20, da Basan in Borgo Clotz; 2 aprile, ore 20, ex osteria Graziella a Vallemontana; 7 aprile, ore 20, Borgo Romanzo a Ramandolo; 8 aprile, ore 20, ex scuole elementari di Nimis; 9 aprile, ore 20, Al Friuli di Torlano.
Fabrizio Mattiuzza – 1 aprile, ore 20.30, sala Micossi a Torlano; 2 aprile, ore 20.30, Osteria di Ramandolo; 7 aprile, ore 20.30, Al Cacciatore di Cergneu, 8 aprile, ore 20.30, ex osteria Graziella di Vallemontana; 9 aprile, ore 20.30, ex scuole elementari di Nimis.
Le operazioni elettorali, come già ricordato, si terranno nei giorni 13 e 14 aprile, mentre la proclamazione degli eletti avverrà il 15 appena conclusa la conta dei voti che comincerà la mattina. Per cui per l’ora di pranzo si dovrebbe conoscere il nome del nuovo sindaco.

Sergio Bonfini

Fabrizio Mattiuzza

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In copertina, la sede municipale di Nimis in piazza 29 Settembre.

Nimis, appello di Mareschi per la pace: le vite dei Caduti di Nongruella e di quelli di tutte le guerre non siano perse invano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Durante una operazione condotta da una compagnia tedesca di stanza a Gradisca d’Isonzo, in funzione di contrasto alle attività partigiane, nelle vallate del Cornappo e del Torre, tra l’11 e il 17 dicembre 1943, persero la vita 57 persone, tra cui anche tre cittadini inglesi. Di queste, il 12 dicembre furono uccisi otto concittadini di Nongruella e cinque cittadini di Subit e di Attimis. Un ulteriore, anzi il primo tributo di sangue pagato da Nimis per la difesa della propria e dell’altrui libertà». Sono le parole con cui il commissario comunale, Giuseppe Mareschi, ha ricostruito ieri mattina a Nongruella i fatti di quel dicembre di 81 anni fa a pochi mesi dall’armistizio dell’8 settembre, quando si scatenò quel rastrellamento nazista che fece le prime vittime del Comune pedemontano, seguite nove mesi dopo da quelle dell’Eccidio di Torlano e poi da quelle dell’incendio del capoluogo e della deportazione nei Lager in Germania.


In una splendida mattinata di sole, la borgata sopra Cergneu ha quindi reso omaggio, come fa ogni anno, a quei morti innocenti con una semplice cerimonia dinanzi alla lapide che ai margini del bosco li ricorda. Ha celebrato una Messa in loro suffragio il parroco don Marco Visintini, sottolineando l’impegno di tutti per la pace affinché non si compiano altre inutili stragi, come Benedetto XV ebbe definire, nel 1916, la Grande Guerra. Presenti una rappresentanza di Comuni vicini, tra cui i vicesindaci di Lusevera e Reana del Rojale, il commissario ha quindi tenuto il discorso commemorativo, dopo la deposizione di una corona d’alloro tra le note del Silenzio suonate dalla tromba. «Grazie a quanti si sono sacrificati fino a perdere la vita – ha affermato Mareschi – che oggi, non solo i cittadini di Nimis, ma l’intero popolo italiano, vive in un Paese libero e democratico. E ricordare e commemorare quei fatti e quei sacrifici deve anche indicarci, con forza, ogni giorno, che la libertà non è a prescindere, che la democrazia non è per sempre, ma sono valori che vanno difesi da tutti sempre. Ed è con questi sentimenti che oggi, a nome dell’intera comunità, onoro i Caduti di Nongruella e ricordo a tutti noi che non ci è permesso che le loro vite e quelle di tutti i Caduti, di tutte le guerre, siano perse invano». Infine, il rappresentante del Comune di Nimis – che, come è noto, traghetterà l’ente locale fino alle prossime elezioni amministrative – ha ringraziato quanti si adoperano «per lo svolgimento di questa cerimonia di commemorazione e chi si prende cura di questo luogo». La manifestazione si è, quindi, conclusa con un gustoso piatto di pastasciutta preparata dagli alpini del Gruppo Ana Nimis-Valcornappo, guidato da Roberto Grillo, e altre buone cose preparate da alcune bravissime cuoche di Cergneu.

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In copertina, il commissario Giuseppe Mareschi durante il discorso commemorativo; all’interno, tre immagini della cerimonia con l’omaggio ai Caduti e la celebrazione della Messa.

Domani il Comune di Nimis ricorderà le vittime del rastrellamento di Nongruella

(g.l.) Molto conosciuto è l’Eccidio di Torlano del 25 agosto 1944. Pochi sanno, invece, che pure a Nongruella, una manciata di case sulle montagne sopra Cergneu, nove mesi prima, era il 12 dicembre 1943, ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio dell’8 settembre, nel quale caddero anche otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee – come quelle di Torlano, dove furono uccisi anche bambini – a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della Seconda guerra mondiale.
Ai Caduti di Nongruella sarà reso omaggio domani, alle 11, quando si ricorderà quel gravissimo fatto di sangue il cui 81° anniversario ricorreva giovedì. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia commemorativa durante la quale, come annuncia il programma diramato dal commissario Giuseppe Mareschi, dopo la liturgia della parola con la benedizione del semplice monumento che ricorda le otto vittime sulla piazzetta della borgata, sarà deposta una corona d’alloro con le autorità civili. Al termine una bicchierata assieme alla sempre gustosa pastasciutta offerta dal Gruppo Alpini Nimis-Val Cornappo.
Stamane, dunque, sarà rievocata una pagina, appunto, poco conosciuta, ma certamente fra le più dolorose dell’ultimo conflitto. Un feroce fatto di sangue che si rivelò una tremenda premessa di quanto sarebbe accaduto neanche un anno più tardi proprio a Torlano e alla fine di settembre a Nimis, quando l’intero paese fu dato alle fiamme e molti compaesani furono condotti nei campi di concentramento. Un doveroso ricordo affinché sia un monito contro le violenze che continuano a insanguinare questo povero mondo, a cominciare dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

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In copertina, la lapide che ricorda le vittime del rastrellamento di Nongruella.

Quattro novembre, dall’omaggio ai Caduti un auspicio di pace: quello che a Nimis si era levato forte dal ricordo delle tragedie del 29 settembre 1944

di Giuseppe Longo

NIMIS – Quattro novembre, Festa dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze armate. Ma anche, e soprattutto, doveroso ricordo dei Caduti di tutte le guerre. Un omaggio unito a un auspicio sempre più pressante di pace, in un mondo attraversato da conflitti e tante inquietudini. Ma a Nimis questa celebrazione avviene tradizionalmente con un mese di anticipo, in occasione del ricordo del devastante incendio che il 29 settembre 1944 distrusse quasi completamente il paese pedemontano, intrecciandosi con «l’odissea dei profughi e l’orrore della deportazione», come aveva detto nel suo discorso celebrativo per l’80° anniversario il commissario straordinario Giuseppe Mareschi. Pesante il bilancio di quella rappresaglia nazifascista:  le vittime civili furono 22, i partigiani uccisi 40, i deportati nei Lager 86, dei quali solamente 40 fecero ritorno nelle loro famiglie. Ricordiamo, allora, quella cerimonia, avvenuta nel parco della Rimembranza che sorge accanto al Duomo.

«Oggi ricordiamo – aveva esordito il funzionario regionale incaricato di guidare il Comune fino alle amministrative della prossima primavera – l’ottantesimo anniversario dell’incendio e della distruzione di Nimis. Pur nella mancanza di una rigorosa ricostruzione storica, i fatti sono noti e chiari nella loro crudeltà ed efferatezza. L’esasperazione della popolazione friulana alle violenze e angherie nazifasciste ha portato a una ricerca di liberà a cui hanno fatto seguito bestiali operazioni di rappresaglia, che per questa comunità hanno significato l’eccidio di Torlano, le uccisioni di Nongruella e appunto la distruzione di Nimis. Come in Carnia anche qui era stata realizzata la Zona libera del Friuli orientale e la distruzione di Nimis è stata la risposta alla legittima aspirazione di affrancamento e di pace della popolazione. E ancor più disumano, al di la della distruzione di abitazioni ed edifici, è stato il disegno di disgregare una intera comunità. Volontà però – aveva aggiunto il dottor Mareschi – che non ha impedito agli abitanti di Nimis di ricostruire, oltre agli edifici, la propria comunità, grazie alla tenacia, alla volontà e all’amore per la propria terra e identità. Oggi gli strumenti per preservare e mantenere vivi questi ideali e senso di comunità sono il ricordo e la memoria. Ricordo che è richiamare e tenere presente nell’animo e nel sentimento fatti e persone; memoria che nascendo dal ricordo è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità».
«Ed è per questo che ricordo e memoria – aveva sottolineato ancora il commissario – devono essere patrimonio di tutti e specialmente dei giovani, di chi non avendo vissuto direttamente gli eventi, solo attraverso il ricordo e la memoria possono veramente capire quanti sacrifici sono stati fatti, quanto vite sacrificate per la loro libertà di oggi. E quindi operare per rafforzare lo spirito di comunità e volere la pace. Ed è con questo sentimento che a nome di tutti i cittadini di Nimis onoro i Caduti e quanti hanno sofferto e ancora oggi portano su di loro la tragica eredità dell’incendio e della distruzione di Nimis di 80 anni fa. E che questo onore non sia solo testimonianza ma strumento di impegno per il bene della intera comunità di Nimis».


Il commissario straordinario, concludendo il suo intervento commemorativo e interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, aveva quindi avuto parole di riconoscenza per tutte quelle comunità che ospitarono i profughi in seguito a quel “tragico San Michele” – come ebbe a definire quel 29 settembre 1944 monsignor Beniamino Alessio, indimenticato pievano del tempo -, a cominciare da Tarcento, che assicurò un tetto per alcuni mesi a ben 1800 persone, a Reana del Rojale e Tavagnacco, ma anche le più lontane comunità rivierasche di Ruda, Terzo d’Aquileia, Fiumicello e Villa Vicentina che accolsero soprattutto i bambini delle famiglie rimaste senza casa. «Un grazie a Voi tutti qui presenti – aveva concluso Mareschi -, a tutte le autorità, gruppi e associazioni a tutte le personalità civili e militari, che con la loro presenza hanno onorato questa comunità. Portiamo nei nostri cuori questo momento e questi valori, ma che siano cuori che li portano a tutti».
Il discorso ufficiale del commissario era stato preceduto dalla tradizionale deposizione di corone d’alloro dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello delle vittime dei Lager nazisti, la cui costruzione fu promossa dal commendator Bruno Fabretti, presidente della locazione sezione Ex internati, scomparso centenario poco più di un anno fa: a ogni cittadino di Nimis morto nei campi di concentramento è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. E prima ancora della cerimonia civile c’era stato un momento di riflessione e preghiera con la Messa di suffragio celebrata in Santo Stefano da monsignor Rizieri De Tina: davanti all’altare, una originale interpretazione dell’Incendio di Nimis da parte dei bambini della Scuola materna. All’omelia, il sacerdote aveva insistito sui valori della fratellanza e del rispetto reciproco, nelle differenze e diversità di ognuno, gli unici sentimenti che possono assicurare quella pace di cui abbiamo beneficiato per ottant’anni, ma che oggi potrebbe essere messa a rischio da quei conflitti e da quelle inquietudini che, come detto, purtroppo sono in atto anche a poche centinaia di chilometri da questa nostra terra. Che i valori del 4 novembre, ma anche di quel 29 settembre, continuino ad avere vittoriosa affermazione!

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In copertina, la campana della Chiesa di Centa durante i rintocchi dedicati alle vittime dei Lager; all’interno, la cerimonia commemorativa presieduta dal commissario Giuseppe Mareschi dinanzi ai due monumenti, l’altare del Duomo di Santo Stefano con la raffigurazione delle case incendiate fatta dai bambini della Scuola materna parrocchiale e i familiari di Bruno Fabretti davanti al monumento voluto dal loro congiunto scomparso nel 2023.

L’Eccidio di Torlano 80 anni dopo: anche Gina De Bortoli a ricordarlo, l’ultima superstite di quel 25 agosto incancellabile

di Giuseppe Longo

NIMIS – Aveva tredici anni quella mattina del 25 agosto 1944 quando assieme al fratello Paolo, che ne aveva sette, riuscì a mettersi in salvo dalla ferocia nazifascista che, per rappresaglia, si era scatenata all’alba. La sua famiglia venne, invece, letteralmente distrutta e fu quella che maggiormente pagò nell’Eccidio di Torlano: ben nove persone, con genitori e bambini anche in tenera età. Da allora Gina De Bortoli non ha più dimenticato quelle scene spaventose. Da qualche anno suo fratello purtroppo non c’è più, avendoglielo portato via un male senza speranze, e ora è rimasta soltanto lei a testimoniare quell’orribile strage del “Boia di Colonia”. E come ultima superstite di quella tragedia, finita nell'”armadio della vergogna” al pari di tante altre pagine incancellabili, ha voluto esserci stamane a Torlano, ricorrendo l’ottantesimo anniversario. Per cui ha sfidato la mattinata rovente ed è salita nella pedemontana – che l’aveva vista bambina assieme ai suoi giunti mezzadri, dopo lo sfratto subito dalle terre che coltivavano – con una folta delegazione di Portogruaro, guidata dall’assessore Mattia Nicolò Scavo, il quale ha sottolineato la grande commozione che la sua comunità prova ancora oggi nonostante siano passati tanti decenni. Il sacrificio di mamma De Bortoli, ricordata dal monumento di Summaga, e dei suoi bambini è troppo grave e doloroso per essere dimenticato. «Ma dev’essere continuamente uno sprone – ha ammonito il rappresentante della città veneta – a ricercare la pace senza soste e con tutte le nostre forze».

È stato monsignor Rizieri De Tina, al termine della Messa di suffragio nella parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, a presentare Gina De Bortoli, tra gli applausi e il compiacimento dell’assemblea per la forza che l’anziana, in ottima salute, ha dimostrato per poter essere presente alla cerimonia indetta come ogni anno dal Comune di Nimis, nella quale, durante il rito religioso, si è messo l’accento sulla inderogabile necessità di ricercare ed esprimere l’amore verso il prossimo. E per dare forza alle sue parole, il parroco ha preso in prestito quelle che Gesù disse, come ricorda il Vangelo di Matteo, quando gli fu chiesto «Insegnaci a pregare». E da quel momento nacque il “Padre nostro” che è l’essenza di tutto il nostro credere in Dio.
Al termine della Messa – alla stessa ora, ha riferito il sacerdote, l’Eccidio di Torlano veniva ricordato anche in una Chiesa di Salisburgo per interessamento di una famiglia originaria di Nimis – si è formato un lungo corteo per raggiungere il vicino cimitero, in mezzo al quale sorge il monumento che raccoglie dal 1947 i resti delle trentatrè vittime innocenti. Folta infatti quest’anno la partecipazione, sia di popolazione che di rappresentanze, grazie alla coincidenza dell’anniversario con la giornata festiva. Numerosi i sindaci o rappresentanti dei Comuni della zona, tutti con fascia tricolore, mentre Nimis e Portogruaro erano rappresentati anche dai rispettivi gonfaloni municipali. E tra bandiere e gagliardetti spiccava come sempre quello dei Partigiani Osoppo Friuli, presente con il presidente Roberto Volpetti.

Dopo la benedizione del sacello, una signora di Torlano ha letto la cronistoria di quella tragica mattinata di 80 anni fa, cedendo poi il microfono alla senatrice Tatjana Rojc, la quale, facendo riferimento ai drammi che sta vivendo il mondo insanguinato dai conflitti – ne sono in atto 56, aveva sottolineato don Rizieri durante la Messa -, ha rimarcato l’importanza dei «valori della pace, della libertà e della democrazia, che hanno fondamento nella nostra Carta Costituzionale». Valori a cui si è poi ricollegata anche Adriana Geretto, in rappresentanza delle Famiglie delle vittime civili di guerra, la quale non ha mancato di rilevare quanto soffra la popolazione inerme durante ogni conflitto, per cui ha chiesto con forza che finalmente tacciano le armi e parli la diplomazia. «Perché con la guerra tutti perdiamo», ha aggiunto.
Gli interventi sono stati chiusi dal saluto del commissario straordinario del Comune di Nimis che dovrà amministrare il Municipio fino alle elezioni della prossima primavera. Letto un messaggio di adesione da parte del sindaco di Annone Veneto, Giuseppe Mareschi ha parlato di «un fatto inumano che non trova né giustificazione né comprensione per la sua crudeltà, ferocia ed efferatezza. Si è trattato, infatti, di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale, contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualungue altro genere, può infatti essere invocata per l’uccisione di civili e di inermi. In quanto commissario straordinario – ha aggiunto il funzionario regionale – non sono stato eletto dalla comunità di Nimis, ma ritengo di poter rappresentare la comunità di Torlano in quanto la memoria non deve essere solo di chi ha subito o ha vissuto i fatti e le circostanze. La memoria, che non è soltanto il ricordo, ma è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità, per essere un “invincibile strumento”, di affrancamento, deve appartenere a tutti e tutti ne devono essere partecipi e perseverarla nei luoghi e nel tempo. Senza memoria, non c’è comunità, senza sentirsi comunità non c’è pace».

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina in Chiesa con l’anziana portogruarese Gina De Bortoli l’ultima superstite dell’Eccidio di Torlano;  all’interno, la Messa e il rito in cimitero prima della commemorazione ufficiale con gli interventi della senatrice Tatjana Rojc, del commissario Giuseppe Mareschi, dell’assessore Mattia Nicolò Scavo e di Adriana Geretto. Infine, il corteo con i gonfaloni di Nimis e Portogruaro.