La vecchia toponomastica di Nimis oggi nel secondo incontro di “Cultura in Festa” il nuovo cartellone della Biblioteca protagonista Dj Tubet rapper di… casa

(g.l.) “Memorie toponomastiche di Nimis”: questo il titolo del secondo incontro di “Cultura in Festa 2”, il cartellone di iniziative della Biblioteca comunale che aveva preso avvio pochi giorni fa con un laboratorio di lettura, protagonista Irene Greco, dedicato alle classi prima e seconda della scuola primaria. L’incontro odierno si terrà alle 20.30, nel salone delle ex elementari con la partecipazione di Elsa Biasizzo, Adriano Ceschia, don Rizieri De Tina e e Dj Tubet.


La serata, che si annuncia molto interessante soprattutto per gli “autoctoni”, segue un analogo incontro che si era tenuto con notevole successo, vista la folta partecipazione, nella prima edizione del programma culturale della Biblioteca, grazie all’impegno della bibliotecaria Angelika Pfister e dei suoi bravi collaboratori. Il suo titolo era, infatti, “I boins, i triscj e chei di Nimis”, attingendo a un vecchio detto riguardante i residenti nel paese pedemontano. L’incontro sarà coordinato dallo stesso Dj Tubet (all’anagrafe Mauro Tubetti) che al termine intratterrà il pubblico con le sue applauditissime improvvisazioni che innesta, con grande facilità e immediatezza, sui termini appena ascoltati. E così sarà anche questa sera, che riguardino o meno la toponomastica di Nimis e delle sue località. Dj Tubet è infatti, come tutti sanno, uno dei “rapper” più veloci che conosca la scena internazionale, Un vero talento di Nimis, insomma, che ben si addice al titolo posto a “cappello” nell’incontro della scorsa primavera.
Dopo questa serata, “Cultura in Festa 2” – che beneficia del sostegno di Comune di Nimis, Regione Fvg, Io sono Friuli Venezia Giulia e Sistema bibliotecario del Friuli – continuerà con il suo ricco programma che ci accompagnerà fino alla prossima estate. L’incontro più vicino è in calendario il 23 dicembre, antivigilia di Natale, quando ci saranno, alle 17, le letture invernali di Simone e Martina dell’Associazione 0432. Tanti e interessanti gli incontri che si succederanno poi da gennaio e che annunciano un incontro con il professor Enrico Galiano, i cent’anni della Disney e cosa hanno rappresentato per la nostra infanzia, Leggimontagna, un nuovo punto sulla raccolta di vecchie fotografie del paese nell’ambito del progetto “… e quelli di Nimis”, un incontro con Maglia Nera sulla storia ed evoluzione della Mtb in Friuli, per continuare poi con il riconoscimento giuridico della lingua friulana, una riflessione geosismica nell’ambito del 50° anniversario del terremoto, il fenomeno del carsismo e delle sue acque nel territorio di Nimis e della valle del Cornappo, in tutta evidenza il monte Bernadia con il suo importante patrimonio ipogeo, per concludere con il laboratorio di graffiti che aveva ottenuto molto successo già nella prima edizione di “Cultura in Festa”. Insomma, un variegato “contenitore” di proposte che non mancherà di suscitare attenzione, a partire proprio dall’appuntamento di oggi sulle memorie toponomastiche, ovvero sulle origini dei nomi dei vari luoghi.

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In copertina, il rapper Dj Tubet con la bandiera del Friuli; all’interno, la sede della Biblioteca in via Matteotti a Nimis.

Tarcento, un anno fa la scomparsa di monsignor Duilio Corgnali: domani le sue poesie inedite e martedì la Messa

(g.l.) Un anno fa si spegneva a causa di una grave, quanto rapida, malattia, monsignor Duilio Corgnali, parroco di Tarcento. E per domani e martedì la Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo, con il patrocinio della Città di Tarcento, ha organizzato due importanti momenti per ricordare il sacerdote scomparso: domani la presentazione di un libro delle sue poesie e martedì la Messa in suo suffragio. Ma andiamo con ordine.
Il primo appuntamento è fissato proprio per domani, 20 gennaio, alle 20.30, nella sala del Teatro Margherita di viale Marinelli, dove sarà presentato il libro “Un resto di vita” che raccoglie le poesie inedite di don Duilio.

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Processione e libro oggi a Sammardenchia

Giornata conclusiva, oggi, per la Sagra di Sant’Antonio Abate nella piccola frazione di Sammardenchia. Dopo la Messa solenne di stamane, nel corso della quale è avvenuta la tradizionale benedizione del sale e che è stata cantata dal coro “Des Vilis”, diretto dal maestro Aldo Micco, alle 15 seguirà la processione, accompagnata dalla Banda di Coia. Al termine del rito, don Rizieri De Tina, che fu parroco del paese prima del trasferimento a Nimis, presenterà il suo nuovo libro di pratica religiosa.

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Perché il pievano defunto, oltre a essere anche un valente giornalista – che per molti anni aveva diretto “La Vita Cattolica”, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine -, era anche scrittore e appunto poeta. Dopo i saluti di monsignor Luca Calligaro, da fine ottobre arciprete che ha raccolto l’eredità spirituale e materiale della storica Pieve tarcentina, e del sindaco Mauro Steccati, seguirà l’intervento introduttivo di don Alessio Geretti, il grande esperto d’arte – ideatore e autore delle famose mostre di Illegio -, seguito da quelli di Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, per il gruppo di curatori del volume. La presentazione del quale sarà accompagnata dalla voce recitante di Giuseppe Bevilacqua, attore che declamerà alcune delle poesie di monsignor Corgnali. Ci saranno anche dei momenti musicali animati dalla “Corale San Pietro Apostolo” – quella che sostiene le celebrazioni in Duomo -, dai cori “Voci e suoni” e “Sul far dell’Aurora” di Tarcento, e dal coro “Des Vilis” di Coia e Sammardenchia.
Martedì 21 gennaio, alle 19, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro celebrerà invece la Messa in suffragio del suo predecessore, ricorrendo appunto il primo anniversario della scomparsa. Come si ricorderà, sempre al teatro Margherita, a don Duilio Corgnali, morto a 77 anni, era stata dedicata nello scorso aprile una bellissima serata di friulanità animata da Dino Persello. Il parroco era, infatti, un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che il sacerdote-giornalista sapeva esprimere.

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In copertina, monsignor Duilio Corgnali scomparso un anno fa e che sarà ricordato domani e martedì a Tarcento.

Nimis, l’ultimo saluto a Edoardo Sodano “campione di pazienza e generosità” tra i ricordi di quella vecchia Chiesa di Centa

di Giuseppe Longo

NIMIS – Mentre don Rizieri De Tina ieri pomeriggio, nel Duomo di Santo Stefano, incensava la salma con quel «profumo che sale fino a Dio», il feretro di Edoardo Sodano – morto a 77 anni dopo una vita di gravi difficoltà fisiche -, con sullo sfondo il maestoso altare di Heinrich Meyring, mi ha fatto riandare con la memoria a una sessantina di anni fa, quando quella magnifica opera d’arte fatta arrivare da Venezia con i barconi fino a Porto Nogaro e poi con buoi e cavalli fino a Nimis, anziché essere nella nuova Comparrocchiale (dove è stata trasferita nel 1968), faceva meravigliosa mostra di sé nella vecchia Chiesa di Centa, pure dedicata al Protomartire.

Edoardo Sodano


Ai piedi di quel prezioso monumento in marmo di Carrara – fatto di grandi statue che ci raccontano la Pietà verso il Cristo morto, la Fede e la Carità, gli Apostoli Pietro e Paolo – negli anni delle elementari eravamo un vero nugolo di chierichetti (nelle festività anche una trentina!) che all’invocazione “Introibo ad altare Dei” – dei pievani Beniamino Alessio, prima, ed Eugenio Lovo, poi – rispondevamo in coro “Ad Deum qui laetificat juventutem meam”, come recitava il rituale della indimenticabile Messa in latino. E assieme a noi bambini c’era, un po’ più grande, perché aveva sette anni più di me, proprio Edoardo. Disabile dalla nascita, aveva difficoltà nel parlare, nel camminare ma soprattutto nell’usare le mani, tuttavia era sempre presente e si dava da fare per aiutare “el muini” – il sacrestano -, preparando tutto quello di cui aveva bisogno il celebrante. Ma poi questa sua disponibilità è continuata anche in Duomo e con l’arrivo dei parroci del dopo-terremoto, come Luigi Murador e il suo attuale successore, fino a quando le forze l’hanno sostenuto e la disabilità non si è ulteriormente aggravata, tanto da obbligarlo su una sedia a rotelle, spinta fin quando è mancata da mamma Norina.
«Quando arrivavo a San Mauro – ha ricordato, in modo toccante, monsignor De Tina, nella sua bellissima predica in friulano – trovavo tutto pronto, tutto preparato da Edoardo. Perfino il Messale, non solo impostato sulla celebrazione del giorno, ma anche con le pagine già individuate». Perché, ha ricordato l’arciprete, Edoardo aveva le sue disabilità, ma era molto intelligente e sapeva sopportare tutto con grande forza e coraggio: «Era un campione di pazienza, bontà e generosità. E oggi è sicuramente fra le braccia di Dio, per cui noi ora siamo qui a fare festa con lui». Da molti anni ormai, non lo vedevo più, ma fino a quando l’ho potuto incontrare per strada con la sua carrozzina mi salutava con larghi sorrisi, evidentemente ricordando anche lui anni lontani. E quei suoi sorrisi erano ricambiati, perché tutti gli volevamo bene. Mandi Edoardo!

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In copertina, l’altare del Meyring nella vecchia Chiesa di Centa in una storica foto di Bruno Fabretti: l’addio a Edoardo Sodano ha accesso i ricordi degli anni Sessanta.

Che bella festa dei De Tina a Zompicchia ricordando i defunti e la storia del paese

(g.l.) De Tina è un cognome storico fra i più noti di Zompicchia, piccola frazione di Codroipo che si attraversa arrivando da Udine prima di raggiungere il capoluogo del Medio Friuli. E, fra i compaesani  chiamati così, c’è anche don Rizieri De Tina, pievano di Nimis da ben 40 anni. «Il 1° giugno – racconta, infatti, il sacerdote – ci siamo trovati, i De Tina, com’è tradizione. Eravamo una cinquantina. Dopo la preghiera per i nostri morti, che sono sepolti attorno alla chiesetta di Zompicchia, siamo andati a Codroipo e, mentre mangiavamo, abbiamo rievocato quanto i nostri vecchi ci raccontavano, per non dimenticare la nostra storia. Infine, abbiamo intonato alcune villotte e siamo tornati a casa tutti contenti».
Insomma, una bella consuetudine quella dei De Tina che rinsalda il senso di appartenenza a una piccola comunità, nella quale tutti ci si conosce e ci si sente uniti e solidali, all’insegna della storia e delle tradizioni, cioè dell’essere “paese”. E, allora, alla prossima!

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In copertina, don Rizieri durante la Messa e qui sopra il folto gruppo dei De Tina per la foto-ricordo davanti alla chiesetta.