Il Friuli del Dj Tubet e di Anna Bogaro protagonista a San Giovanni al Natisone

di Mariarosa Rigotti

“Furlans cul cûr tal mont. Reading leterari-musicâl” è quanto in cartellone questa sera,  alle 18.30 a Villa de Brandis, a San Giovanni al Natisone, nell’ambito della ormai imminente Festa della Patria del Friuli. Attesi protagonisti saranno Anna Bogaro & il Dj Tubet. Un appuntamento questo, che vede impegnato il rapper di Nimis e si colloca in quello che è identificato come il “Dj Tubet: Fin Cumò Tour 2023”. Infatti, con l’avvento della primavera sono ripartiti gli appuntamenti dal vivo con l’artista friulano impegnato in una serie di concerti che coinvolgono scuole, rassegne culturali e festival. Da sottolineare che il 2023 è un anno particolarmente significativo per lui in quanto festeggia il 25° anniversario di attività, anche continuando il tour del suo fortunato disco “Fin Cumò”.

Anna Bogaro


E dunque, si arriva ad oggi, non senza ricordare gli appuntamenti precedenti: al Museo Etnografico Friulano di Udine, alle scuole di Reana e ieri alle scuole di San Daniele quando assieme a Mauro Tubetti c’era il professor Angelo Floramo. Quello odierno è un evento che «intende rompere il velo della retorica mediatica che ruota attorno alla “friulanità” stimolando nel pubblico una riflessione interiore rispetto all’idea che i friulani hanno di loro stessi nella società contemporanea. La tematica dell’identità friulana è stata espressa da un flusso continuo e ininterrotto di poeti che dal Medioevo fino ai giorni nostri cercano di raccontare il territorio friulano e le sue genti. Molti scrittori e intellettuali, specie dal Novecento in poi, sono stati in grado di descrivere il Friuli con occhio e mente liberi da stereotipi e da paure, riuscendo così a superarne idealmente e geograficamente i confini». E, dunque, il rapper friulano interpreterà le suggestioni d’autore narrate dalla studiosa di lingua e letteratura friulana, Anna Bogaro, in chiave ritmico-espressiva o come frammenti e spunti per le sue improvvisazioni in rima».
Questa viene annunciata come «una bella occasione per gettare un ponte tra la caduta prosodica delle parole tipica dell’hip hop e le cantiche dei poeti in uno spazio dove rap e poesia sostanzialmente sono figlio e padre. I versi e le prose in marilenghe, le ambientazioni musicali rarefatte incontrano i groove reggae rap familiari all’artista senza tralasciare alcune citazioni di patrimoni musicali friulani. L’identità culturale friulana e un accenno al dialogo interculturale, vera sfida dei giorni nostri, emergeranno dall’attitudine dei due relatori; basti pensare alle 14 canzoni in 14 lingue del recente album, “Fin Cumò” di Dj Tubet o al libro di Anna Bogaro “Letterature nascoste. Storia della scrittura e degli autori in lingua minoritaria in Italia” (Carocci, 2011), unico quadro delle letterature in lingue minori presenti in Italia». E ancora viene spiegato che si tratta di «un evento che mira a rendere protagonista il pubblico ma soprattutto i ragazzi permettendo loro anche di approfondire le maggiori storie letterarie prodotte in Friuli, con particolare attenzione ai percorsi della narrativa, della musica popolare e moderna».
Dopo la data odierna, Tubet domani, 31 marzo, sarà ancora al Museo Etnografico Friulano di Udine mentre, ricordando ancora una data, il 1° aprile, alle scuole di Tavagnacco. Così, spiegando il senso degli incontri nelle scuole, il Dj di Nimis sottolinea: «I concerti-lezione nelle scuole presentano repertori simili per quanto riguarda il bagaglio di canzoni cantabili, ma sono in ogni Comune unici grazie all’improvvisazione e alle interazioni con gli studenti che rendono i programmi volta in volta diversi». E aggiunge che «sono particolarmente originali, anche rispetto al panorama nazionale, alcuni format dove la musica e la pedagogia rap riescono a incontrare la letteratura, la didattica museale e la divulgazione storica. Mi riferisco alle mattinate che ho in programma al museo etnografico friulano a Udine, alla mattinata a San Daniele dove con la collaborazione di Angelo Floramo si è fatta luce sulla prima biblioteca civica del Friuli e una delle prime istituzioni di pubblica lettura d’Italia, e gli appuntamenti con la letteratura: il 30 marzo, appunto, a San Giovanni al Natisone assieme ad Anna Bogaro e il 13 Aprile a Majano, assieme a Luigina Lorenzini, con focus sulla figura di don Domenico Zannier. Sono felice anche che i miei spettacoli possano raggiungere i bordi del Friuli come nel caso del concerto-lezione a Tarvisio o del live a Cinto Caomaggiore, in Veneto, quest’ultimo in programma il 16 aprile».

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In copertina, il Dj Tubet che oggi sarà protagonista a San Giovanni al Natisone.

 

Lusevera ricorda don Domenico Zannier intitolando una via al vecchio parroco

(g.l.) Un vero peccato che un improvviso ritorno dell’inverno, con pioggia, neve e vento, abbia condizionato la cerimonia per la intitolazione della via principale di Lusevera alla memoria di don Domenico Zannier, che fu parroco della località dell’Alta Val Torre dal 1960 al 1972. Ma il maltempo non ha minimamente scalfito il valore e il significato della festa, ritmata dagli interventi del sindaco Luca Paoloni, che ha reso ufficialmente omaggio all’indimenticato sacerdote scomparso poco più di cinque anni fa. Mentre a tratteggiare la figura del prete, ma anche del poeta e uomo di cultura, è stato il professor Walter Tomada, giornalista e direttore de “La Patrie dal Friul”. La cerimonia è stata, inoltre, rallegrata dalle musiche di Andrea Del Favero e Glauco Toniutti.

Nato a Pontebba nel 1930, Domenico Zannier fu ordinato prete l’8 luglio del 1956. Cooperatore parrocchiale a Sutrio fino al settembre del 1958, fu poi cappellano a Pradamano (fino al settembre ’59) e in seguito a Pocenia e a Castions di Strada, fino al 1960, per poi essere nominato dall’allora arcivescovo Giuseppe Zaffonato parroco di Lusevera, comunità che guidò appunto per dodici anni, fino al 1972, divenendo quindi insegnante di scuola media e ritirandosi a vivere nella sua casa di Maiano, dove intensificò l’attività letteraria che lo portò anche alla candidatura al Premio Nobel. Ma, nonostante questa sua imponente levatura culturale, don Domenico Zannier per tutti era rimasto soltanto pre’ Meni, prevalendo il suo modo d’essere, semplice, affabile, gioviale e di grande compagnia, tanto che in molti paesi è ricordato ancora con affetto e simpatia. Come appunto a Lusevera e nell’Alta Val Torre.

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In copertina e qui sopra la targa della via intitolata a pre’ Meni; all’interno, tre immagini della cerimonia a Lusevera.