Da 25 anni la legge che tutela il Friulano. Sergon con Aclif (anche in Valle d’Aosta): ma bisogna lavorare ancora facendo rete

L’esperienza passata e i progetti futuri nella difesa e valorizzazione della lingua friulana sono usciti dai confini regionali in occasione dei 25 anni dalla promulgazione della legge 482 del 1999 che in Italia definì le “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche-storiche” (in tutto 12 tra le quali anche il friulano). Infatti, in occasione di questo importante anniversario in Valle d’Aosta, a Gressoney-Saint Jean, si è tenuta una giornata di lavori tra esperti all’interno della “Giornata internazionale della montagna”. Tra i relatori il sindaco di Capriva del Friuli, Daniele Sergon, presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, che riunisce 149 Comuni friulanofoni tra la nostra regione e il Veneto orientale.
Presenti il presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin e il sindaco del Comune di Gressoney-Saint Jean Mattia Alliod e, tra i numerosi illustri relatori, tre protagonisti dell’opera legislativa che vide la nascita della 482: Luciano Caveri ora assessore regionale valdostano, ma all’epoca sottosegretario del governo, e i tecnici governativi Domenico Morelli e Annibale Salsa che contribuirono alla stesura della legge. Per il Friuli Venezia Giulia è intervenuto nei vari panel anche Marco Torresin, assistente amministrativo dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane.
«Un palcoscenico davvero significativo – ha commentato il presidente Sergon – che ci ha permesso, a un quarto di secolo dalla legge 482, di raccontare ai rappresentanti delle altre minoranze linguistiche italiane cosa abbiamo fatto e stiamo facendo per la lingua friulana nei nostri Comuni e con la Regione. Inoltre, è stata l’occasione per fare rete con queste altre minoranze, in un’ottica di azione che come Aclif abbiamo deciso di ampliare sempre di più: uscire dai confini regionali per portare a conoscenza degli altri la nostra realtà. Vogliamo che anche nel resto d’Italia e non solo in Friuli Venezia Giulia ci sia attenzione per i nostri progetti. In tal senso, ben venga fare “massa critica” anche con la minoranza slovena e tedesca della regione, con le quali vorremmo sempre più sviluppare un dialogo per presentarci assieme ai vari appuntamenti come quello valdostano. Lo stesso vale per le altre minoranze linguistiche della Penisola, con le quali vogliamo collaborare sempre di più. A Gressoney-Saint Jean il friulano è stato preso a modello da altre realtà per la strutturazione delle sue politiche di tutela, tra istituzioni e associazioni: ci ha fatto molto piacere ma non dobbiamo sentirci arrivati, c’è ancora molto da fare soprattutto per far parlare sempre più la lingua friulana ai giovani».

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Ma, anche nella nostra regione, la ricorrenza dei primi 25 anni dalla promulgazione della legge 482 ha fornito l’occasione per riflettere su quella che sarà l’azione di promozione e tutela del friulano nel prossimo quarto di secolo. É quanto avvenuto a Villa Russiz di Capriva nel convegno “Il friulano rinasce”, inserito nel programma della rassegna “Mosaici d’Europa”. Il ciclo di eventi è stato incentrato sul multiculturalismo e il plurilinguismo di una città, Gorizia, in cui il friulano è stato nei secoli una lingua franca per chi era di madrelingua italiana, slovena, tedesca ed ebraica.
La rassegna è stata organizzata dal Teatri Stabil Furlan con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Carigo e del Comune di Gorizia. Il tutto con la collaborazione organizzativa di Antonio Devetag mentre è stata promossa anche dall’Arlef, dall’Aclif e in collaborazione con i Comuni di Cormons e Capriva del Friuli, nonché di Vila Vipolže e Kulturni Dom di Gorizia, con la media partnership di Rai Fvg e Tele Friuli. Daniele Sergon, presidente della stessa Aclif, è intervenuto al convegno “Il friulano rinasce” assieme a Elena D’Orlando dell’Università degli studi di Udine e presidente della Commissione Paritetica Stato-Regione; Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana; William Cisilino, direttore Arlef, e Lorenzo Zanon, presidente del Teatri Stabil Furlan. A rappresentare la Regione Fvg, con il suo intervento, il consigliere Diego Bernardis.
«I loro interventi – ha spiegato Sergon – sono stati tutti di livello e hanno lasciato alcuni concetti davvero utili per capire sia quanto si è fatto finora per la promozione e tutela della lingua friulana sia quanto si dovrà fare da qui in poi. Innanzitutto, che questa richiesta di tutela debba sempre più partire dal basso, dagli stessi parlanti che inquadrati come minoranza dalla legge 482 in realtà, qui sul territorio regionale, sono di fatto una maggioranza. In tal senso, proprio l’Aclif può avere sempre più un ruolo fondamentale in quanto espressione diretta dei Comuni che la compongono, con le proprie scuole, associazioni e vita comunitaria incentrata anche sulla lingua friulana. In aggiunta, l’identità friulana va fatta conoscere sempre più anche fuori dal Friuli: e anche qui l’Aclif, in quanto ente istituzionale riconosciuto, può agire a fianco della Regione in tale missione, dialogando con gli enti delle altre minoranze. Infine, come suggerito dalla professoressa D’Orlando, il plurilinguismo del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere incardinato ancora più in profondità nello Statuto regionale, con un aggiornamento che lo istituzionalizzi. È il plurilinguismo regionale il vero motivo per cui, in futuro, potremmo essere una Regione a statuto speciale, e valorizzare ancora di più l’autonomia su più funzioni amministrative. Uno spunto di riflessione che trova riscontro nell’interessante programma di “Mosaici d’Europa”, per il quale rinnovo i complimenti al Teatri Stabil Furlan capace di realizzare un progetto, diffuso felicemente nell’ambito del Goriziano, che ha valorizzato appieno il rapporto tra le quattro lingue parlate nel nostro territorio regionale: friulano, italiano, sloveno e tedesco».

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In copertina, il presidente Daniele Sergon in Valle d’Aosta e qui sopra a Villa Russiz.

“Strumîrs e Zambarlans”, la rivolta in Friuli del 1511 questa sera in prima assoluta al Teatro Giovanni da Udine

Un cast composto da alcuni degli attori più apprezzati del territorio (Paola Aiello, Manuel Buttus, Serena Costalunga, Flavio D’Andrea, Alessandro Maione, Paolo Mutti, Nicoletta Oscuro, Jacopo Pittino, Federico Scridel, Maurizio Fanin) assieme a un coro altrettanto di livello (Juliana Azevedo, Caterina Di Biaggio, Laura Giavon, Alba Nacinovich, Danilo Favret, Stefano Monino, Pierluigi Manzoni, Simone Zoletto) saranno i protagonisti di “Strumîrs e Zambarlans”, nuova importante produzione del Teatri Stabil Furlan, realizzata in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, che ospiterà la prima assoluta questa sera, alle 20.30. Lo spettacolo è stato presentato al foyer ridotto del Teatrone alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, del consigliere del Comune di Udine, con delega al Friulano, Stefania Garlatti-Costa; del presidente del Tsf, Lorenzo Zanon; del direttore artistico, Massimo Somaglino, assieme al regista, Ferruccio Merisi, e al compositore Marco Maiero. Per l’occasione erano presenti anche il presidente della V commissione della Regione Fvg, Diego Bernardis; il presidente dell’Istitût Ladin Furlan Pre Checo Placerean, Geremia Gomboso; la vicepresidente della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, Diana Barillari; mentre in rappresentanza dell’Arlef c’era Rossella Dosso.
«ll teatro, ancora una volta, si dimostra strumento vivo di memoria e coscienza collettiva, capace di interrogare il nostro presente attraverso il racconto del passato. La rappresentazione acquista ulteriore forza e autenticità grazie all’uso del friulano, che non solo valorizza la nostra lingua e cultura, ma rende ancora più coinvolgente una pagina cruciale della storia della nostra terra – ha sottolineato il presidente Bordin -. Ritengo importante, oggi più che mai, riflettere su quanto questo spettacolo evidenzi i meccanismi di potere, tematiche che, seppur storiche, mantengono un forte valore simbolico. Un ringraziamento agli artisti, agli organizzatori e a chi ha creduto in questa produzione che ha riportato alla luce una pagina così significativa dell’identità friulana. Non perdiamo, quindi, questa occasione per immergerci in uno spettacolo che unisce storia, cultura e profonda riflessione sociale». «Ringrazio il Tsf per essere diventato un vero laboratorio culturale e artistico, che è ciò che serve per portare avanti la lingua e l’identità friulana e renderla interessante alle nuove generazioni. Ringrazio anche per averlo fatto con questa opera di Alviero Negro, un dei grandi friulani e udinesi del Novecento», ha affermato invece Stefania Garlatti-Costa.

Il cast dello spettacolo teatrale.

LA PRODUZIONE DI PUNTA DELLA STAGIONE – Come ha precisato il presidente Zanon, “Strumîrs e Zambarlans” sarà «la produzione più importante di questa stagione» per lo Stabil, non solo per l’alto numero di maestranze coinvolte, ma anche per l’impegno profuso per realizzarlo: “Questa pièce è stata voluta dal cda con forza. L’obiettivo è quello di valorizzare una pagina della storia del Friuli, ancora poco conosciuta (peraltro, quello di favorire anche conoscenza storia oltre che della lingua e della cultura, è uno degli obiettivi statutari). Si tratta di un lavoro impegnativo sotto ogni profilo, ma che abbiamo voluto realizzare convintamente».

UNA VICENDA STORICA CHE NON MOLTI CONOSCONO – “Strumîrs e Zambarlans”, testo scritto, in friulano, nel 1978, da Alviero Negro, racconta quella che è considerata la rivolta popolare più vasta e tragica del Rinascimento italiano, passata alla storia come “la crudel zobia grassa”: le violenze del Giovedì Grasso del 1511 che, dalla città di Udine si estesero a tutto il Friuli con massacri e saccheggi ai danni della nobiltà locale, già divisa in due fazioni in lotta, parte con i veneziani (gli Zambarlani, capeggiati da Antonio Savorgnan), parte con gli Asburgo (gli Strumieri della famiglia della Torre e di tutta la nobiltà solidale a essa), ai tempi della calata in Friuli di Massimiliano d’Austria. Nel testo sono contrapposti la classe nobiliare e il sottoproletariato rurale. Da un lato vengono analizzate le trame del potere nobiliare nel contesto amministrativo e nella paventata situazione di pericolo per l’invasione straniera, dall’altro viene fatto rilevare come il popolo rimanga escluso dalla storia, patendone eventualmente solo le conseguenze.

METAFORA VALIDA IN OGNI TEMPO – Ravvedendo in questa vicenda una metafora valida in ogni tempo e luogo, il direttore Somaglino, ha ricordato come «Il tratto di attualità di “Strumîrs e Zambarlans” sta nel rapporto che c’è tra classi superiori e subalterne. Mentre i primi discutono delle opportunità di stare da una parte o dall’altra, il popolo si sente autorizzato a compiere misfatti e delitti. Un sistema che possiamo rintracciare anche oggi, con chi sta al potere che è troppo impegnato a decidere quale sia l’opportunità migliore, dimenticando il ruolo di faro per un popolo confuso e che pensa di poter agire, dunque, in qualunque modo, anche il peggiore».

UN FRIULI CAPACE DI RAPPRESENTARE L’INTERA UMANITÀ – Il regista, Ferruccio Merisi, che ha curato anche l’adattamento del testo originale di Negro, ha invece raccontato come «L’idea è quella di un oratorio civile corale, che rivive e medita la scrittura di Alviero Negro. Ad essa ho voluto dare un sapore contemporaneo, con una riduzione rispettosa e insieme però ritmica e contrastata, appoggiata sui valori del testo stesso, che sono: la lingua, armonica, ben risonante, a tratti poetica e non banalmente popolaresca; il gioco teatrale dei personaggi; la pregnanza dei riferimenti storici che, ben misurati e confrontati con le vicende umane del gruppo protagonisti, producono una progressione dolente e commossa verso il precipitare del dramma. Un gruppo di ottimi attori molto solidale e creativo, e un coro di otto elementi per le musiche originali del Maestro Marco Maiero, costituiscono l’ambiente umano di questo rito di meditazione, che ritrae, ieri come oggi o meglio ieri “per” oggi, un Friuli capace di rappresentare l’intera umanità. Siamo, ieri per oggi, all’inizio di una guerra di invasione, o di un “sconfinamento “, e andiamo a osservare come la guerra finisce per ammalare anche la piccola comunità che la subisce».

IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA MUSICA – È dunque chiaro come la musica abbia un ruolo cruciale nella messa in scena. Lo ha spiegato Marco Maiero, che ha curato sia la stesura, originale, del testo che della musica: «È un rafforzamento della narrazione, un preludio agli eventi, alle dinamiche drammaturgiche. I canti del coro – sempre presente in scena – nascono direttamente da ciò che viene raccontato nel copione, diventando parte integrante dello svolgimento dell’azione teatrale».

La presentazione a Udine.

I biglietti saranno disponibili in prevendita esclusivamente online, sul circuito VivaTicket. Nei giorni di spettacolo, la biglietteria sarà aperta un’ora prima dell’inizio dell’evento nel luogo dove si svolge la rappresentazione per l’acquisto dei biglietti fisici. Si ricorda inoltre che il Teatri riconosce un ingresso omaggio all’accompagnatore che assiste persone diversamente abili.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del Teatri Stabil Furlan www.teatristabilfurlan.it, 392.3273719, Facebook, Instagram

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In copertina, la “crudel zobia grassa” raccontata da Tonino Cragnolini.

I Comuni friulanofoni dell’Aclif alla radio protagonisti in un programma della Rai

In occasione della Giornata Internazionale Unesco della Lingua Madre, è stata presentata ieri a Udine, nella sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la nuova trasmissione radiofonica Rai – con relativo podcast – intitolata “Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori”. Un programma in lingua friulana che presenterà, puntata dopo puntata, i Comuni friulanofoni che aderiscono all’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana (che conta attualmente 144 Comuni). A presentare il programma il presidente dell’Aclif, Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, assieme al direttore della sede Rai di Trieste Guido Corso, alla vicedirettrice nazionale di Relazioni Istituzionali Rai Donatella Pace e a Mario Mirasola, responsabile di struttura dei programmi Rai di Trieste. A entrare nel dettaglio programma Arianna Zani, Giacomo Plozner e Marco Fornasin. Presente il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin e anche i consiglieri regionali Diego Bernardis e Markus Maurmair nonché il presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario.


“Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori” sarà caratterizzato da un ritmo snello e ritmato, con puntate che oltre alla scheda tecnica del Comune protagonista vedranno l’intervista ai sindaci, schede su peculiarità ed eventi della cittadina, una testimonianza di chi ci vive e opera (come per esempio esponenti del volontariato o curatori di progetti di particolare interesse) e in conclusione una riflessione sull’utilizzo della lingua friulana in loco. Il primo ciclo di sette puntate andrà in onda da sabato 2 marzo a sabato 13 aprile su RadioRaiUno, a partire dalle ore 14 per un totale di circa 20 minuti ciascuna.
«Un primo passo – ha commentato il presidente dell’Aclif, Sergon – verso una sempre maggiore presenza della lingua friulana nella programmazione Rai. Da qui auspichiamo che possa partire una nuova stagione di programmi fino a raggiungere una programmazione informativa giornalistica radiotelevisiva quotidiana in lingua friulana, come avviene nel resto d’Italia per altre lingue minoritarie quale il ladino ad esempio. In tal senso facendo riferimento alla mozione bipartisan approvata all’unanimità dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia lo scorso 1 febbraio per l’istituzione di una commissione paritetica Stato-Regione sul contratto di convenzione con la Rai per la lingua friulana, andremo ora a chiedere a tutti i nostri Comuni aderenti di approvare un ordine del giorno, sulla falsa riga di quello approvato già in alcuni Comuni come Tolmezzo ad esempio, e soprattutto a supporto della citata mozione regionale. D’altronde il friulano è parlato e capito quotidianamente da oltre 600 mila persone, senza contare il grande bacino di corregionali che vivono all’estero. Questo gruppo di cittadini ha diritto di veder riconosciuta l’importanza del proprio idioma nella programmazione radiotelevisiva dell’emittente di Stato: grazie quindi alla sede Rai di Trieste e al direttore Corso per la sensibilità dimostrata e per l’impegno profuso nella nascita di “Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori”. Per questo programma la collaborazione dell’Aclif e dei 144 Comuni aderenti è pronta e fattiva e lo sarà anche per tutte le future iniziative che, lo speriamo, verranno messe in essere a breve per la lingua friulana».

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In copertina e all’interno due immagini della presentazione dell’importante iniziativa.

Regione Fvg a Trenitalia: vanno riaperte le stazioni di Mossa, Capriva e Palazzolo

«La Regione chiederà a Trenitalia uno studio preliminare di fattibilità per valutare l’ipotesi di riapertura delle stazioni ferroviarie di Mossa, Capriva del Friuli e Palazzolo dello Stella». Lo ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Graziano Pizzimenti a margine di una riunione che si è tenuta a Udine, alla quale hanno partecipato i sindaci Emanuela Russian (Mossa), Daniele Sergon (Capriva) e Franco D’Altilia (Palazzolo) e i consiglieri regionali Diego Bernardis e Mauro Bordin. All’ordine del giorno dell’incontro l’esigenza espressa dal territorio di ripristinare al servizio viaggiatori le fermate lungo le direttrici Udine-Gorizia-Trieste e Portogruaro-Cervignano-Trieste.

L’incontro con Pizzimenti a Udine.

Come ha spiegato Pizzimenti, il percorso di valutazione con Trenitalia servirà a capire quali potrebbero essere le caratteristiche del servizio ferroviario da riattivare e i relativi costi. Il passaggio più difficile risulta essere quello di integrare nuovi passaggi dei treni con il quadro attuale del servizio, con tutte le conseguenti variazioni di orario. Perciò la prospettiva del ragionamento si sposta verso la fine del 2022, con l’entrata in vigore dell’orario invernale. «Le tre stazioni, disabilitate dal 2013 – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, sono per lo più in buone condizioni grazie ad investimenti poco antecedenti alla chiusura. Alcune sono dotate di videosorveglianza, pensiline nuove e biglietterie automatiche. Quella di Palazzolo, invece, necessiterebbe di significativi lavori di riqualificazione». Nel corso della riunione è emerso che i Comuni che attualmente si occupano della manutenzione e della pulizia degli accessi sarebbero pronti a intervenire anche direttamente pur di consentire ai propri cittadini l’utilizzo più frequente del treno.
«L’obiettivo – ha evidenziato ancora Pizzimenti – è quello di riaprire con un servizio che non sia limitato, ma che vada realmente incontro alle esigenze del pubblico. Il nostro target non è solo quello dei pendolari o degli studenti: dobbiamo catalizzare l’interesse anche di altri cittadini o turisti che scelgono di spostarsi con il treno per altre motivazioni. Per questo dal 2022 è già attivo un approfondimento sui servizi di trasporto pubblico su gomma e sulla domanda potenziale, per capire le reali necessità dell’utenza e valorizzare le opportunità di integrazione treno-autobus. Il risultato auspicato è quello di definire un piano di mobilità adeguato alle esigenze del territorio in termini complessivi, mettendo a sistema tutte le varie possibilità». «Da questo punto di vista c’è anche da considerare – ha concluso l’assessore – che pandemia e smart working hanno cambiato le abitudini di utilizzo da parte dei pendolari, perciò bisogna puntare ad attrarre un pubblico più ampio possibile. Solo così potremo pensare concretamente a valorizzare località più piccole dando un senso compiuto ad una scelta che, se non ragionata, potrebbe risultare antieconomica».

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In copertina, uno scorcio della stazione ferroviaria di Palazzolo dello Stella.

Cividale, sotto la lente Fvg-Slovenia Collio-Brda, Cultura ’25 e Portualità

Il futuro di Friuli Venezia Giulia e Slovenia deve essere uno scenario di programmazione condivisa e collaborazione strategica che abbraccia economia, turismo transfrontaliero, cultura, trasporti e leadership internazionale. L’Associazione Mitteleuropa e Mittelfest hanno organizzato per domani 31 agosto, alle 9.30, nella ex chiesa di San Francesco, il forum economico-culturale tra Fvg e Slovenia: «Si tratta di un momento di condivisione e confronto importantissimi per il futuro dei due territori, sia in uno scenario a lunga termine sia in vista dello storico appuntamento con il 2025 in cui Nova Gorica e Gorizia saranno, insieme, capitali della cultura europea». Ad affermarlo è Paolo Petiziol, presidente dell’Associazione Mitteleuropa e di Gect Go: «Sviluppo economico, protezione delle risorse naturali, promozione turistica e valorizzazione delle peculiarità culturali ed artistiche devono avere una visione “bifronte”, condivisa tra i due territori. Solo così si è vincenti nella nuova Europa».
La mattinata di lavori, infatti, prevede tre diversi tavoli di lavoro su altrettanti temi strategici per la cooperazione, lo sviluppo economico e la valorizzazione turistica di Friuli Venezia Giulia e Slovenia. Si comincia con l’incontro dedicato al Collio-Brda-Cuei, un patrimonio naturalistico ed enogastronomico unico che corre sulla linea di confine. Il tavolo di lavoro metterà i ferri in acqua per rilanciare la candidatura del Collio transfrontaliero come Patrimonio Unesco: un progetto condiviso e già perfettamente in linea con la strategia di collaborazione avviata per il 2025.
Presenti al tavolo e moderati da Diego Bernardis, presidente V Commissione Permanente Regione Fvg, saranno Franc Mužič, sindaco di Brda, Tina Novak Samec, direttrice Ufficio Turismo-Cultura-Giovani e Sport del Collio sloveno (Brda), Roberto Felcaro, sindaco di Cormons, capoluogo dei Comuni del Collio friulano e Martina Valentinčič, assessore Cultura e attività produttive di San Floriano del Collio-Občina Števerjan. Al centro del secondo tavolo c’è GO! 2025: la Capitale europea della Cultura 2025 Nova Gorica-Gorizia rappresenta un momento davvero storico per le due città transfrontaliere, ma, in realtà, investe tutta la Slovenia e l’intera Regione FVG con una serie di opportunità di crescita e valorizzazione senza precedenti che devono essere colte.
Roberto Corciulo, presidente di Mittelfest, modererà i lavori tra Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, Neda Rusjan Bric, responsabile di progetto Capitale europea della Cultura – Nova Gorica, Lucio Gomiero, direttore generale Promoturismofvg, Paolo Petiziol, presidente Gect Go-Ezts Go, con Tomaž Konrad, vicedirettore. «È fondamentale – commenta Corciulo – arrivare pronti al 2025 con investimenti in logistica, viabilità, strutture ricettive e con un programma condiviso al di qua e al di là del confine in modo da sfruttare al massimo il grande potenziale di un evento come questo, basti pensare al volano che è stato per Matera e per tutte le altre città che sono state capitali della cultura».
Nell’ultimo panel, sarà la portualità al centro del confronto tra Trieste e Capodistria, due porti molto vicini per le rotte che arrivano da Oriente che devono immaginare un futuro condiviso di sviluppo e opportunità. L’obiettivo deve essere quello di proporsi, insieme, come hub portuale del nord Adriatico per raggiungere una forte competitività internazionale. Ne parleranno, moderati da Paolo Petiziol, Vittorio Torbianelli, Segretario generale Autorità Sistema Portuale Alto Adriatico, Sebastjan Šik, Capo Dipartimento Pr Luka Koper – Porto di Capodistria, Vojko Volk, Console generale di Slovenia a Trieste.

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In copertina e qui sopra Cividale durante il Mittelfest in due immagini di Luca d’Agostino.