Occhi tutti puntati dunque sul Quirinale: domani sarà finalmente la volta buona per conoscere il nome del candidato premier che dovrebbe guidare il governo giallo-verde?
da +12 a -5 : è iniziato il riflusso !
Il Molise si è rivelato di fatto la Stalingrado del Sud-Italy per Di Maio ed il suo movimento che da ora in avanti sarà costretto a prendere atto che non si governa con la sola demagogia… e tanto meno con l’arroganza alla Renzi & Co. che scende sotto il 9% avvicinandosi sempre di più a Casapound.

Il Matese
Fico può già buttare la spugna se crede di imporre il predominio pentastellato, con o senza la stampella dei Renziani !
Oramai si attenderà l’imminente risultato delle regionali in FVG per sancire chi governerà per i prossimi 5 anni l’Italia.
Una sonora sconfitta, attualmente largamente pronosticata in Friuli V.G., stroncherebbe ogni ulteriore velleità del Masaniello di Pomigliano d’Arco.
Del resto i malumori nella base pentastellata e le contraddizioni imposte dai vertici nazionali con la sostituzione di chi operava da sempre sul territorio (umilmente ma efficacemente, esempio: Claudia Gallanda) con candidati “paracadutati” in perfetto stile della più becera partitocrazia PDessina, hanno di fatto già deflagrato il movimento 5s Friulano.

La resa a Stalingrado, il feldmaresciallo Paulus si consegna prigioniero al termine della battaglia il 30 gennaio 1943. Alla sua sinistra il capo di stato maggiore della 6ª Armata, generale Arthur Schmidt.
Vittorio: è troppo forte!
Come siamo scesi in basso
Vittorio Feltri, il feroce ritratto di Luigi Di Maio:
da Galileo a Giggino, un drammatico segnale di decadenza
C’ è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l’ elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l’ anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi. Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?
Più che un mistero è una burla oppure la certificazione del fatto che gli italiani si sono collettivamente rimbambiti. Sfoglio i giornali e leggo decine di articoli dedicati al trentunenne leader del Movimento 5 Stelle, preso sul serio da fior di commentatori, trattato come un grande politico degno di decidere i destini della patria. Trasecolo e rabbrividisco. Un signor nessuno che non ha studiato con profitto (commette errori marchiani di grammatica e di geografia), non ha mai lavorato, si è fatto immeritatamente mantenere da mamma e papà, è salito sul podio e, tronfio e pettoruto, detta legge a destra e a manca con una sfacciataggine che rasenta l’ impudicizia. E il bello, si fa per dire, è che la maggioranza dei parlamentari lo considera un interlocutore quasi fosse Quintino Sella o Alcide De Gasperi.
Vero, nel peggio non c’ è fondo e non si finisce mai di precipitare in basso, ma non avrei immaginato si potesse raggiungere questo abisso. Di Maio padrone della scena è un insulto ai nostri avi e ai contemporanei, che, per quanto stanchi di certi tribuni del popolazzo, non debbono subire un’ onta simile che li squalifica e li rende ridicoli, marionette prive di dignità oltre che di amor proprio. Ancora ieri, e di sicuro pure oggi, la stampa si occupa di questo fighetto presuntuoso costantemente sulla scena senza un motivo valido.
D’ accordo, il Movimento 5 Stelle ha raccattato un monte di voti specialmente al Sud, illuso di essere assistito grazie alla boutade del reddito di cittadinanza, cioè una sorta di stipendio assegnato a chi, anziché lavorare, si gratta il ventre. Però la circostanza che il partito in questione si sia affidato a un personaggetto incolore, privo di spessore, adatto sì e no a guidare il tram, altro che il Paese, trasforma la nostra politica in una pochade, un’ operetta da quattro soldi.
Pulcinella è simpatico e arguto, tuttavia non può essere uno statista. Noi siamo riusciti nell’impresa di farlo apparire un pretendente legittimo al ruolo di presidente del Consiglio. Non ci rendiamo conto che il Parlamento è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto; e lo abbiamo declassato a bettola piena di mediocri, sciurette e nullafacenti, assemblea inidonea ad esprimere un protagonista provveduto e culturalmente attrezzato onde assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Siamo al Di Maio dixit. Vergogniamoci, almeno, se non abbiamo il coraggio di sparare, metaforicamente, si intende, a chi ci ha trascinato così in basso.
Il fenomeno Luigino va studiato, sottoposto ad esami clinici per capire perché egli abbia sedotto una folla di terroni e vari fessi settentrionali ex comunisti dall’ encefalogramma piatto. Una nazione degradata al punto da essere passata dalla magnificenza di uomini illustri alla bassezza di nani inguardabili del tipo di Luigino La Qualunque va analizzata al microscopio.
Chi è mentalmente normale non deve accettare che la Patria sia umiliata in questa maniera: consegnarsi nelle mani di un omuncolo insignificante quale il caporale Di Maio comporta il rischio di entrare nella storia dalla porta della barzelletta. Rifiutiamo di considerare costui una controparte; piuttosto andiamocene a casa, restiamo senza governo, arrangiamoci a campare alla carlona, mandando al diavolo chiunque miri a sfotterci spacciando la propria ignoranza crassa per perizia.
Date a Luigino un posto sicuro come fattorino nella pubblica amministrazione, ma toglietecelo dalle palle politiche. Abbiamo bisogno non di volti nuovi bensì di vecchi saggi.
Meglio Pier Ferdinando Casini di un qualsiasi grillino esaltato. Se non altro la Dc era presentabile, mentre gli avventurieri alla Di Maio sono imbarazzanti. Abbiamo in passato scherzato su Andreotti, Berlinguer, Forlani, Cossiga e Craxi, e ci tocca pentirci. Ridateci Casini. Non ne abbiamo altri che ci rassicurino. Infine ricordiamoci: passare da Leonardo Da Vinci, da Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi, da Galileo Galilei, da Meucci, da Rubbia e Olivetti a Di Maio è una offesa sanguinosa e intollerabile. Riconquistiamo un minimo di dignità.
di Vittorio Feltri
< N.d.R so che sto violando il copyright ma spero che Vittorio Feltri mi perdoni…
La partita più difficile



Berlusconi sacrifica Tondo sull’altare della Realpolitik
24 ore prima Salvini aveva affermato a Udine alla Base Friulana della Lega in subbuglio:
“Lasciatemi ancora qualche ora”… evidentemente era in corso una complessa trattativa
(probabilmente un “Mènage à trois” comprendente Luigi Di Maio).
Salvini è uno di parola e la soluzione del “nodo gordiano” non si è fatta attendere oltre.
Personalmente, avendo conosciuto di persona Renzo Tondo e stimandolo sia come Friulano “bon e onest lavoradôr” che come politico, sono sinceramente dispiaciuto per lui.
Secondo me, ad essere sinceri, non se lo meritava… ma purtroppo è rimasto vittima della sconfitta nella sfida con la Serracchiani , ed è dura togliersi di dosso l’etichetta di “perdente”, ma soprattutto della “ragion di stato”…
…vi ricordate ?
“Il fine giustifica i mezzi“

Volete che vi faccia una profezia ?
Massimiliano Fedriga (questo è già certo) vincerà le elezioni in FVG e diventerà Presidente della Regione.
Alla Presidenza del Senato (seconda carica dello Stato dopo Mattarella) salirà un Berlusconiano di ferro.
Alla Presidenza della Camera si siederà un Grillino (difficile prevedere quale: forse una Lei)
L’incarico di formare l’Esecutivo verrà affidato a Salvini che in concorso potrebbe scegliere come Vice la Meloni.
I PD “cornuti e mazziati” rimarranno esclusi da tutto (tranne qualche saltafossi e/o voltagabbana in stile Verdini /Alfano) per il semplice fatto che la loro utilità è evidentemente marginale.
Sfera di cristallo ? NO: semplice logica !
Di Maio sa perfettamente che se non mantiene la promessa del “reddito di cittadinanza” (oggettivamente irrealizzabile e che porterebbe al definitivo suicidio assistito dell’economia nazionale) entro pochi mesi farà la fine del suo illustre compaesano: Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello.

Non avendo una maggioranza numericamente sufficiente e compatta, finirebbe disarcionato alla prima imboscata ordita dai sui antagonisti… quindi meglio inghiottire l’amaro calice e lasciare a Salvini l’onere di gestire la situazione fuori controllo sperando in un suo passo falso che li proietti verso un plebiscito alla Putin potendo attribuire ai concorrenti i prevedibili flop.
Io sono dell’opinione che attualmente i 5S non hanno le “Teste” per governare il Paese ( in FVG basta osservare Elena Bianchi per rendersi conto delle loro capacità medie) , sono una formazione certamente abile nello sfruttare le dinamiche di opposizione ma hanno già ampliamene dimostrato che: alla prova dei fatti, per ora, non riescono ad andare al di la delle promesse… Pizzarotti docet !
Di Maio, Pizzarotti: “Bravo ad aver scalato M5s, ma incapace concretamente di prendere decisioni difficili”
È solo il primo passo:
la lezione di Moro

la Chiesa benedice i PentaStellati !??
“Non bisogna avere paura” afferma il Cardinale Bagnasco.
Un altro Vescovo: “Abbiamo evitato l’effetto Trump. È indubbio che i voti delle parrocchie sono andati sia a Di Maio che a Salvini. E la Chiesa non può non tenerne conto”, come riferisce da un intervista IlFattoQuotidiano.it
Per nulla preoccupato dell’esito del voto, Bagnasco si dice “sicuro che il presidente della Repubblica con la sua saggezza saprà trovare le formule e le modalità migliori per dare un governo alla nazione, dopo che la popolazione si è espressa andando a votare in maniera civile e così numerosa”.
Monsignor Bruno Forte afferma : “Mi chiedo se non sia da avviare una riflessione nella Chiesa italiana su una terza via possibile fra il vecchio collateralismo, ormai inaccettabile, e il rischio di irrilevanza”. Intervistato dal Corriere della Sera, l’arcivescovo di Chieti-Vasto, preannuncia una seria riflessione sul esito delle urne nel Consiglio permanente dei vescovi italiani che si aprirà il 19 marzo prossimo.
Stando alle parole di Forte, il dibattito si preannuncia come una vera e seria riflessione all’interno del parlamentino della Cei.
In questa tornata elettorale è risultata estremamente evidente a tutti l’equidistanza, al limite della neutralità, della gerarchia cattolica.
Ed il 13 febbraio scorso, in occasione della ricorrenza dei Patti Lateranensi, l’incontro fra i Cardinali Parolin e Bassetti ed il Presidente della Repubblica, insieme con una folta delegazione del Governo, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, aveva evidenziato un clima rafforzativo degli ottimi rapporti fra gerarchie ecclesiastiche e istituzioni repubblicane. Un incontro, a poco meno di un mese dal voto.
Negli ambienti cattolici non si nasconde la soddisfazione per la linea neutrale tenuta del Vaticano e della Cei, fortemente voluta da Papa Francesco.
“Abbiamo evitato l’effetto Trump”, commenta un altro Vescovo riferendosi a quando Bergoglio attaccò in campagna elettorale il candidato repubblicano alla Casa Bianca.
Oltre Tevere precisano che nelle prossime settimane di inevitabile dialogo con le forze politiche a fare da bussola saranno le indicazioni di Bergoglio alla Cei: “I laici che hanno una formazione cristiana autentica non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo!”.
Un segno dei tempi e della maturità sociale e culturale dei fedeli, dopo la lunga onda di secolarizzazione: una nuova stagione di impegno dei cattolici nella società si intravede, una nuova rivoluzione culturale nell’epoca della globalizzazione.
aiuto mamma! … ritornano i fascisti !
E’ tutto merito della Angela Merkel e delle sue scellerate quanto inutili politiche di austerità portate alla paranoia.
Nel lontano 1919 un economista John Maynard Keynes profetizzò che il trattato con cui i vincitori della 1° Guerra Mondiale, con la quale si umiliò oltre ogni ragionevole misura le nazioni di lingua Tedesca, avrebbe favorito la nascita e l’ascesa di partiti/movimenti popolari che si sarebbero alimentati con sentimenti revanscisti …
John Maynard Keynes economista inglese (1883-1946)

complice la crisi del 1929, alle elezioni del 1930 l’NSDAP divenne il secondo partito della Germania…
1932 – La situazione diventò ingovernabile e non si riusci a formare una maggioranza stabile….(guarda caso proprio come ora in Italia)…
1933 – Nel gennaio del 1933 Hindenburg, anziano presidente della Repubblica, conferì l’incarico a Hitler di formare un nuovo governo.
Hitler nominato cancelliere, assunse la guida del governo con la maggioranza assoluta in parlamento, dal quale ottenne pieni poteri.
Mise fuori legge il partito comunista, abolì ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso. Chiuse i giornali di opposizione e le sedi sindacali,e reintroducendo la pena di morte per crimini contro lo Stato.
Nei fatti sciolse tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista e nel febbraio successivo l’incendio del Reichstus, (parlamento tedesco), forni ad Hitler , attribuendone la colpa ai comunisti, l’occasione per dare inizio alle persecuzioni politiche.
Io spesso mi chiedo ?
ma sono gli insegnanti/professori che non riescono a trasmettere in testa le nozioni fondamentali, come la storia, ai politici…
o sono i politici che hanno nel loro DNA il gene dei somari ! ??
Se la Merkel soffre di insonnia per l’ascesa di Salvini e Di Maio : può solo piangere se stessa !!
Come medico gli prescriverei un Tavor… ma soprattutto ripetizioni di storia ed economia….

keynesiano
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Relativo all’economista inglese J.M. Keynes (1883-1946) e al suo pensiero, con particolare riferimento alle sue dottrine sullo sviluppo dell’economia capitalistica, essenzialmente basate sul principio che le politiche di sostegno della domanda globale abbiano un ruolo fondamentale nell’ambito delle politiche macroeconomiche in quanto i fenomeni di disoccupazione e di inadeguato impiego delle risorse possono essere contrastati da una politica di investimenti da parte dello stato anche in condizioni di deficit di bilancio.
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Come s.m. (f. -a ), seguace delle teorie di Keynes, specialmente con riferimento alla necessità dell’intervento statale in economia, a sostegno della piena occupazione e della domanda.
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https://it.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes
https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_keynesiana

Subito all’incasso
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per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo>
E adesso la vera partita < di Giuseppe Longo>
E adesso la vera partita
di Giuseppe Longo
a firma di: Giuseppe Longo
< N.d.R. un vivo ringraziamento al nostro caro amico Giuseppe,
per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo>

