Casarsa ha reso omaggio ad Aldo Moro statista vittima del terrorismo 47 anni fa

Casarsa della Delizia ha reso omaggio, nel 47° anniversario della scomparsa, alla memoria di Aldo Moro con la deposizione di una corona di alloro sul cippo dedicato allo statista ucciso dalla Brigate Rosse. La cerimonia è avvenuta anche nella ricorrenza della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice.
All’esponente della Democrazia Cristiana è dedicato il viale su cui si trova il cippo e come ha sottolineato il sindaco Claudio Colussi ogni anno l’Amministrazione comunale non ha mai dimenticato di ricordare Moro. Plauso per questa fedeltà nel ricordo da parte del consigliere regionale Markus Maurmair. Presente in rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri il vicecomandante di Casarsa maresciallo Antonio Poliseno. Presenti anche il vicesindaco Ermes Spagnol, l’assessore alla sicurezza Samuele Mastracco, il consigliere comunale Antonio Deganutti, la Polizia Locale con il gonfalone municipale, i rappresentanti dell’Associazione nazionale Carabinieri e Associazione nazionale Bersaglieri, mentre per la società civile il presidente della Pro Loco Casarsa, Antonio Tesolin.

—^—

In copertina e all’interno due immagini della commemorazione ieri a Casarsa.

“La casa della nonna”, oggi a Udine il nuovo libro di Enzo Cattaruzzi: le sue poesie in dialogo con l’arte di Celiberti

(g.l.) Cornice prestigiosa oggi, a Udine, per la presentazione del nuovo libro di poesie dello scrittore friulano Enzo Cattaruzzi. Sarà, infatti, lo Studio Celiberti di via Fabio di Maniago a ospitare, alle 18, l’incontro durante il quale verrà presentata al pubblico “La casa della nonna” (Olmis), la nuova fatica letteraria del giornalista di Pasian di Prato. Un racconto intimo e profondo che ci riporta alle radici, ai legami familiari e ai ricordi più autentici dell’autore. Un’occasione per incontrarlo e ascoltare la sua voce, lasciandosi trasportare dalle emozioni della memoria. Il libro sarà presentato da Maurizio Della Negra che dialogherà con l’autore, mentre le letture in lingua friulana saranno a cura di Andrea Benedetti; musiche di Andrea Valent.
Poesie, dunque, nel nuovo libro di Enzo Cattaruzzi, noto volto di Telefriuli, emittente dove conduce una ormai storica e seguita trasmissione, “Il Punto”, nella quale prende in esame soprattutto la politica e l’economia del Friuli Venezia Giulia. Ma oltre che in video e alla radio, è sempre stato attivo anche con la carta stampata. La sua penna ha collaborato, infatti, per numerose testate giornalistiche regionali e nazionali. Notissimi, poi, i suoi saggi politici, oltre che storici e sociali, che ha dedicato in particolare alle figure di due grandi esponenti di quella che fu la Democrazia cristiana, il partito cattolico nel quale Cattaruzzi si è sempre riconosciuto: Aldo Moro e Tina Anselmi, che hanno scritto grandi e indimenticabili pagine della politica italiana. Ma il giornalista friulano è anche appassionato di enogastronomia, con particolare attenzione a quanto di meglio offre la nostra regione. Per questo ha fondato e tuttora presiede il Club della minestra che raccoglie numerosi appassionati della buona tavola.
Alla presentazione odierna del libro di Enzo Cattaruzzi – le cui poesie daranno vita anche a un suggestivo “dialogo” con l’arte di Giorgio Celiberti – ingresso libero fino a esaurimento posti, ma con prenotazione obbligatoria (telefono 351.6281706).

—^—

In copertina, lo scrittore e giornalista friulano Enzo Cattaruzzi.

I cinquant’anni di Democrazia Cristiana nella ricostruzione di tre studiosi invitano a riflettere oggi a Pordenone

Al via questo pomeriggio, con la nuova edizione 2024, il ciclo di incontri “Leggiamo oggi”, che sigla la collaborazione fra Fondazione Pordenonelegge.it e Casa Zanussi e offre spunti importanti di riflessione e dibattito sui temi sociali e culturali, a partire dalle pagine dei libri. Oggi, alle 18, nell’auditorium di Casa Zanussi, si parte con un focus sul recentissimo saggio “Storia della Democrazia Cristiana 1943-1993”, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Faranno tappa a Pordenone due dei tre autori del volume: lo storico Guido Formigoni e il politologo Paolo Pombeni che, assieme a Giorgio Vecchio, firmano questa dettagliata ricostruzione della storia della Dc, schiudendo un’ampia rilettura della storia italiana contemporanea. Con loro dialogherà il presidente di Fondazione Pordenonelegge.it, Michelangelo Agrusti. L’incontro è ad ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Prenotazioni attraverso registrazione al sito www.pordenonelegge.it (alla voce mypnlegge). Info: telefono 0434.1573100.

Guido Formigoni

Paolo Pombeni

Il saggio ricostruisce cinquant’anni di storia politica del Paese, ripercorrendo la vicenda storica della Democrazia Cristiana. Il partito di piazza del Gesù fu davvero il «partito della nazione»?. Fu anche questo, spiegano gli autori, specie nella parte finale della sua vicenda. Ma fu prima di tutto un partito dalle anime plurali che perseguì la ricostruzione democratica e costituzionale del paese, proiettandolo in un inedito orizzonte europeo. Un partito di ispirazione cattolica che ha contribuito a risollevare l’Italia dalla povertà, dall’umiliazione della catastrofe bellica e dall’isolamento internazionale, attraverso molte personalità di alta competenza e valore morale. Nel saggio di scorrono 50 anni di generazioni che si sono avvicendate alla guida della Democrazia Cristiana. A trent’anni dalla sua scomparsa, la definizione del ruolo della Dc nella storia d’Italia oscilla ancora tra la demonizzazione e il rimpianto, senza assestarsi in una equilibrata storicizzazione.
Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università Iulm di Milano. Tra i suoi libri editi il Mulino spicca “Storia essenziale dell’Italia repubblicana” (2021). Paolo Pombeni è professore emerito al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato anche “L’apertura. L’Italia e il centrosinistra (1953-1963)”. Giorgio Vecchio ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Parma ed è presidente del comitato scientifico dell’Istituto Alcide Cervi e di quello della Fondazione Don Primo Mazzolari. Tra le sue più recenti pubblicazioni “Il soffio dello Spirito. Cattolici nelle Resistenze europee” (Viella, 2022), oltre alla curatela di “Emilio Sereni. L’intellettuale e il politico”» (Carocci, 2019).

—^—

In copertina, ecco la storica sede della Dc in piazza del Gesù a Roma.

Dieci anni fa moriva Adriano Biasutti: Palazzolo gli dedica il Centro civico

di Silvio Bini

Palazzolo dello Stella rende omaggio a un suo figlio illustre. Mercoledì 29 gennaio, intitolerà infatti ad Adriano Biasutti, a dieci anni dalla morte, il Centro civico polifunzionale. Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e deputato della Repubblica, Biasutti è stato un grande personaggio della politica friulana, militante nell’allora Democrazia Cristiana, nei difficili anni ’70/80, leader pragmatico e moderno di un Friuli in crescita, dopo la tragedia del terremoto.Travolto nel 1994 dall’inchiesta Mani pulite, dopo aver subito una prolungata “damnatio memoriae”, fu riabilitato dalla “nuova” politica e nominato membro della Commissione paritetica Stato-Regione. Morirà, poco dopo, nel 2010, vinto da un male incurabile.
Mercoledì, il gotha della Regione Friuli Venezia Giulia sarà a Palazzolo per onorare la memoria di Adriano Biasutti proprio nel suo paese d’origine. Interverranno il governatore Massimiliano Fedriga; il vice Riccardo Riccardi; il presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin, l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Bini, e il capogruppo regionale della Lega, Mauro Bordin. Sarà presente anche Ciriaco De Mita, che negli anni ’80 fu presidente del Consiglio e Segretario nazionale della Dc, capo della corrente “sinistra di base”, cui aveva aderito lo stesso Biasutti. Interverrà anche il presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti. Alle 17.30, dopo il saluto del sindaco Franco D’Altilia, il giornalista Mattia Pertoldi modererà gli interventi degli ospiti.
In precedenza (inizio alle 17), ci sarà la cerimonia di intitolazione con lo scoprimento della targa e la visita alla mostra fotografica dedicata a Biasutti, a cura di Pierangelo Marchesi, suo vecchio amico. Adriano Biasutti era un palazzolese doc, amava il suo paese che, appunto nel decennale della scomparsa, restituirà la sua figura ad una duratura memoria.

—^—

In copertina, il politico Adriano Biasutti scomparso dieci anni fa.

Addio a Zamberletti: il Friuli rinato dal sisma gli è grato

di Giuseppe Longo

Dopo Antonio Comelli, il Friuli ha perso un altro grande fautore e protagonista, anzi l’uomo-chiave, della rinascita post-sismica. Infatti, se lo storico leader della Regione Fvg morto nel 1998 – l’ultima commemorazione nel ventesimo anniversario della scomparsa era avvenuta a Nimis, suo paese natale, a fine novembre – è ricordato come il “Presidente della Ricostruzione”, Giuseppe Zamberletti, nonostante fossero passati quasi 43 anni dal terremoto, godeva ancora di immutata riconoscenza, così tanto che a ogni suo ritorno per qualche pubblica cerimonia nei paesi sconvolti in quella terribile sera del 6 maggio 1976, e poi nelle repliche di settembre, era accolto con sincere e calorose attestazioni di simpatia e affetto. Perché di Zamberletti si ricordano ancora con gratitudine, e si indicano come esempio, i tratti della vera politica: saggezza, onestà, concretezza, lungimiranza.

La notizia della sua morte, rapidamente diffusasi ieri mattina, è stata accolta da tutti con dolore,  perché in questo modo il Friuli ha perso un vero, grande amico, che accompagnò passo dopo passo il suo cammino prima per l’uscita dall’emergenza e poi per avviare e seguire la riedificazione di tutto ciò che il sisma aveva cancellato, innestando nel contempo una grande stagione di sviluppo che ha dotato la regione di infrastrutture e servizi – l’autostrada Alpe Adria, il raddoppio della ferrovia Pontebbana, l’istituzione dell’Università di Udine –  che ci hanno dato una dimensione moderna e progredita, ponendoci al centro dell’Europa. E i sentimenti della popolazione del Friuli che ricorda, come me, nitidamente le giornate dell’emergenza e della rinascita sono stati efficacemente tratteggiati dal governatore della Regione Massimiliano Fedriga e dal vice Riccardo Riccardi, che ha anche la delega alla Protezione civile.

L’onorevole Zamberletti – spentosi sabato sera a 85 anni, per l’aggravarsi di una malattia che l’aveva colpito tempo addietro, e domattina nella sua Varese riceverà l’ultimo saluto-  era stato nominato, poco più che quarantenne, dal presidente della Repubblica Sandro Pertini commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli terremotato con il compito di affiancare la Regione, guidata appunto dal presidente Comelli, nel complesso e impegnativo progetto di rinascita. Un incarico che assicurava prima di tutto un filo diretto tra il Friuli e Roma, un canale di comunicazione efficacemente sostenuto anche da tre parlamentari del tempo – Mario Toros, Giuseppe Tonutti e Maria Santa Piccoli – che ci hanno lasciato nel volgere di pochi mesi proprio nell’anno appena concluso. Un dialogo costruttivo con la Capitale, dove primo interlocutore fu Aldo Moro, il quale disse proprio a Toros, convocato a palazzo Chigi l’indomani del sisma: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”. Perché Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli  e l’ho rievocato già nel giugno scorso, al momento della morte dell’ex senatore e ministro – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.  “Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
E in quell’incontro nella immediata emergenza si posero le basi per ripartire. Non solo attraverso la erogazione di finanziamenti adeguati per assicurare ricostruzione e sviluppo, ma anche con la possibilità, mai sperimentata prima, di delegare ai sindaci – nominati funzionari delegati – la gestione in prima persona delle incombenze burocratiche così da semplificare non poco le pratiche e accelerare i tempi per la rinascita. E in appena dieci anni – lo ricordavo proprio in occasione della commemorazione di Antonio Comelli, nella mia Nimis – la riedificazione di quanto era stato distrutto, privato e pubblico, era per larga parte completato.

Ma Zamberletti sarà ricordato anche come “padre” della Protezione civile. Un servizio di prevenzione in caso di calamità naturali importanti, come appunto il terremoto, che non esisteva né in Friuli né tantomeno altrove, così come lo intendiamo oggi. Proprio qui infatti nacque dopo il sisma, appunto grazie alla felice intuizione del commissario straordinario, la Protezione civile che poi si è via via diffusa in tutt’Italia. “Oggi la Protezione civile non perde solo il suo fondatore ma anche un amico, un maestro, una guida. Questo è stato in questi anni per tutti noi e per i tanti volontari italiani”, ha detto il suo capo, Angelo Borrelli, ricordando con gratitudine Zamberletti. Il quale, eletto deputato nel 1968, fu a lungo parlamentare in rappresentanza della Democrazia Cristiana. Ma, forte dell’esperienza maturata proprio in Friuli, fu nominato commissario straordinario anche in occasione dei terremoti che colpirono l’Italia meridionale a cominciare da quello della Campania, nel 1980, divenendo un anno dopo ministro per il coordinamento della Protezione civile.

“La nostra regione – ha detto il governatore Fedrigasa apprezzare chi le fa del bene e non dimentica, tributando un saluto composto quanto sincero e riconoscente”. Io non ho avuto la possibilità, o meglio la fortuna, di conoscere Giuseppe Zamberletti personalmente, ma ricordo benissimo quella fredda giornata in cui per la prima volta arrivò a Nimis, accompagnato dal presidente Comelli e dal prefetto Spaziante – come testimoniano le fotografie scattate dal bravo Bruno Fabretti, oggi 95enne -, per prendere visione, ragguagliato dal sindaco Giovanni Mattiuzza, di come procedeva l’allestimento dei prefabbricati che sarebbero stati necessari per lasciare gli alloggi di fortuna e le roulotte inviate dalla massiccia solidarietà. Per cui credo di interpretare appieno i sentimenti della popolazione friulana, a cominciare ovviamente da quella che visse in prima persona l’esperienza del terremoto, se dico: “Grazie, onorevole Zamberletti!”.

Due momenti della visita a Nimis dell’onorevole Zamberletti.

—^—

In copertina, Zamberletti con Comelli, Mattiuzza e Spaziante a Nimis nell’inverno dopo il sisma.

 

 

Addio a Maria Piccoli Friuli grato per il suo impegno

di Giuseppe Longo

Il Friuli politico, ma anche quello della gente comune, degli agricoltori, del mondo femminile che aspirava all’emancipazione serberà un grato ricordo di Maria Santa Piccoli, la ex parlamentare e consigliere regionale che si è spenta pochi giorni fa, a 85 anni fa, a causa delle aggravate condizioni di salute. E desidero renderle omaggio proprio oggi, festa di Tutti i Santi, non solo per il nome che portava, ma anche perché il suo animo, schietto e sincero, sempre sorridente, era profondamente religioso, nutrito da una fede cristallina assorbita nella piccola Plasencis e nella chiesa del paese che sabato scorso si è riempita per dire “mandi” alla sua “Mariute”. Tanti erano lì a salutarla e ringraziarla per l’impegno politico e sindacale profuso nell’ambito della Coldiretti di Udine che di fatto era diventata  la sua seconda casa.
Originaria di una solida famiglia contadina, la organizzazione rurale delle tre spighe allora guidata da Arnaldo Armani divenne la sua “palestra” professionale, in cui mise tutta la sua passione, generosità e grande voglia di lavorare in difesa prima di tutto delle donne delle campagne friulane che aspiravano a una giusta affermazione non solo come coltivatrici, ma anche come casalinghe, spose e madri. Alla conquista di quelle che oggi chiamiamo “pari opportunità”. Un obiettivo che lei ricercò e assecondò dapprima come segretaria del Movimento femminile della Coltivatori Diretti e poi soprattutto nella sua veste politica all’interno dell’allora Democrazia Cristiana.

Ecco il simbolo della Coldiretti in un punto vendita di Campagna Amica. 

Maria Santa Piccoli scalò infatti gradualmente – come si usava una volta! – tutti i gradini politico-istituzionali, dal consiglio del suo Comune, Mereto di Tomba, a quello provinciale di Udine, approdando poi a Montecitorio per una legislatura, interrottasi però anzitempo per una delle innumerevoli crisi che in quegli anni facevano spesso finire i mandati parlamentari in anticipo. Più lunga e feconda, invece, la permanenza in consiglio regionale. Nell’assemblea di piazza Oberdan rimase infatti per tre legislature, negli anni cruciali della ricostruzione post-sismica, per la quale aveva dato il suo prezioso apporto già durante l’esperienza alla Camera dei Deputati, essendo arrivata a Roma appena pochi anni dopo il terremoto che aveva sconvolto il Friuli che tanto amava. E che oggi la ricambia con la sua gratitudine e con l’addio che quest’anno, in pochi mesi, ha dovuto dare ad altri tre politici della nostra terra: Mario Toros, Ettore Romoli e Giuseppe Tonutti.
“Mandi e grazie ancje a te, Mariute!”.

—^—

In copertina, Maria Santa Piccoli quando era parlamentare.

—^—

< N.d.R. Seguiteci su Twitter https:/twitter.com/FriulivgC – @FriulivgC >

L’addio a Giuseppe Tonutti: all’epoca del sisma fece parlare il Friuli con Roma

di Giuseppe Longo

Un altro grave lutto ha colpito oggi la politica del Friuli Venezia Giulia.   Si è spento, infatti, all’età di 93 anni, nella sua casa di Fagagna, l’ex senatore Giuseppe Tonutti, la cui dipartita si aggiunge a quelle recenti di Ettore Romoli, presidente del Consiglio regionale, e dell’ex ministro Mario Toros.

I funerali saranno celebrati martedì mattina, alle 10.30, nella chiesa di San Giorgio Maggiore in via Grazzano, a Udine.

Con la scomparsa di Tonutti, si chiude un’altra importante pagina di storia politica friulana e in particolare di quella contrassegnata dalla Democrazia cristiana.   Del partito cattolico è stato infatti un importante leader a livello regionale e pure nazionale, avendo ricoperto il ruolo di segretario amministrativo a metà degli anni Ottanta.   Una importante carica, coincisa con quella politica di Benigno Zaccagnini all’epoca del rapimento e della barbara uccisione di Aldo Moro, presidente della Dc, del quale proprio nei mesi di marzo e maggio scorsi si è celebrato il quarantennale della tragica vicenda.

Ma la carica politica si è incrociata, negli stessi anni, anche con quella istituzionale.   Giuseppe Tonutti fu eletto infatti senatore nel 1976 :  mi ricordo ancora benissimo quelle elezioni fatte, in alloggi prefabbricati, a poche settimane da quel terremoto che aveva sconvolto il Friuli.   Sarebbe rimasto in carica fino al 1987, cioè negli anni cruciali della rinascita post-sismica.   E il suo apporto fu prezioso perché anche Tonutti, come Toros, seppe tenere sempre in  efficienza il collegamento tra Udine e Roma, cioè tra l’amministrazione regionale guidata da Antonio Comelli – da poco ricordato nel ventesimo anniversario della scomparsa come il “Presidente della ricostruzione” – facendo funzionare proficuamente il “dialogo” tra il governo centrale e quello locale, tanto da realizzare il “modello Friuli”
tuttora indicato come esempio.

Tonutti, da Roma, ebbe modo infatti di occuparsi direttamente del disastro che aveva colpito la sua terra in quanto fece parte della Commissione speciale Terremoto Friuli, dando appunto anche lui il suo importante apporto che ha consentito di ottenere, in uno sforzo corale, quel miracolo che ha ricostruito i paesi distrutti in appena dieci anni.   Un risultato che non è stato purtroppo visto mai in nessun altra regione italiana.   E questo, abbiamo avuto modo di  ricordarlo in altre occasioni, è stato il frutto di quel decentramento dei poteri – dallo Stato alla Regione, e quindi da questa ai Sindaci funzionari delegati – che si è rivelato la carta vincente del processo di rinascita, avendo consentito un importante taglio della burocrazia e quindi uno snellimento delle procedure che altrimenti sarebbero state oltremodo lunghe e complesse.

In questa nuova impostazione della gestione post-sismica – davvero innovativa, direi rivoluzionaria, per l’epoca – non mancò l’apporto del senatore Tonutti, uomo dalla solida preparazione politica e istituzionale, doti unite alla serietà e onestà del friulano verace.   E questi caratteri, al termine del mandato parlamentare, l’onorevole Tonutti li espresse anche attraverso altri importanti locali assunti a livello locale. Fu infatti presidente della Cassa di risparmio di
Udine e Pordenone – incarico assunto anche da Comelli al termine del lunghi mandati in Regione – e della finanziaria Friulia, ma anche di Autovie Venete e del Porto di Trieste.

Anche a lui il suo Friuli deve riconoscenza, serbandone un grato ricordo.

in copertina la foto del senatore Giuseppe Tonutti dal sito ufficiale del Senato

http://www.senato.it/leg/07/BGT/Schede/Attsen/00002398.htm

Dobbiamo anche a Toros il modello del Friuli rinato

di Giuseppe Longo

A chi oggi ha venti o trent’anni il nome di Mario Toros probabilmente dice poco se non addirittura nulla, ma a colui che ha superato, come chi scrive, gli anta per la terza volta riapre un album ricco di ricordi.
Perché quella di Toros, che seppe fare un balzo inimmaginabile passando da semplice operaio delle Officine Bertoli al Parlamento fino a diventare addirittura ministro, è stata una vita eccezionale, poliedrica, esemplare sotto ogni aspetto.
Abbiamo ricordato da neanche un mese il 42° anniversario di quell’indimenticabile, caldissima sera di maggio che squassò mezzo Friuli.
Di quel terremoto che ci mise improvvisamente in ginocchio ma dal quale trovammo subito la forza per rialzarci e pensare alla ricostruzione. E la rinascita di questi poveri paesi – perché il sisma, manco a farlo apposta, colpì per larga parte proprio le aree più depresse e in difficoltà – la dobbiamo, senza dubbio alcuno, anche a Mario Toros che si è spento ieri, alla bella età di 95 anni, all’ospedale di Udine circondato dall’affetto delle due figlie e dei cinque adorati nipoti, Toros in quella primavera del 1976 era al governo con Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato due anni dopo dalle Brigate rosse.
Ebbene, il politico friulano – come lui stesso ha ricordato in una intervista di pochi anni fa trasmessa oggi dalla Rai regionale – fu immediatamente convocato a Roma dal collega Francesco Cossiga perché, assieme ad Antonio Comelli allora presidente della Regione, era atteso proprio da Moro.
Il quale disse: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”.
Sì, perché Aldo Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.   Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
Da quell’incontro nella immediata emergenza si posero, infatti, le basi per la rinascita, per lo sviluppo, che da una situazione emarginata ci proiettò in pochi anni al centro dell’Europa.
In due parole, si dette vita a quello che è passato alla storia come “modello Friuli” e se questo è stato possibile lo dobbiamo appunto anche a Mario Toros che nella sua posizione privilegiata di ministro seppe mantenere pure con gli altri presidenti del Consiglio che succedettero a Moro – non si chiamavano ancora premier come adesso – gli indispensabili collegamenti tra Udine e Roma. Fu l’anello di congiunzione di quella catena formidabile che portò a un vero e proprio miracolo: un Friuli tutto nuovo in appena dieci anni.
E in più proiettato verso lo sviluppo, sostenuto culturalmente anche dalla nascita dell’Università di Udine che, se non fosse stata inserita in quel “pacchetto”, probabilmente sarebbe rimasta soltanto un sogno.
Questo era dunque Mario Toros: più che soffermarmi sulle tappe della sua laboriosa esistenza (partigiano della Osoppo, sindacalista della Cisl, deputato e senatore per quasi trent’anni e più volte ministro, in particolare del lavoro e della previdenza sociale, uomo di punta della Democrazia cristiana, nell’ala sociale forzanovista di Donat Cattin, e infine a lungo presidente dell’Ente Friuli nel Mondo), ho preferito dedicargli questo speciale ritratto, legato a un momento chiave per questa nostra amata terra friulana.
E verso la quale l’amore di Mario Toros, friulano di Pagnacco per nascita e di Feletto per vita, non è mai mancato,

Il Friuli gli deve riconoscenza !

E’ serenamente mancato all’affetto dei suoi cari MARIO TOROS
Ne danno il triste annuncio le figlie Carla, Franca con Paolo, i nipoti Francesco con Rosella, Federico con Federica, Paolo con Caterina, Marco ed Enrico ed i pronipoti Alessandro, Andrea, Edoardo e Carlo.
Il luogo e la data dei funerali saranno comunicati successivamente.
Un sentito ringraziamento alla dottoressa Clara Ricci ed alla signora Nina per l’assidua assistenza prestata.>
.
.
< N.d.R:    dichiarazione del presidente della Regione FVG  
«Pochi politici come Mario Toros hanno inciso così tanto nella storia della nostra regione . 
Con la sua scomparsa finisce una pagina di storia che dovrà restare sempre aperta, perché il suo impegno e la sua passione politica rappresentano un grande esempio di competenza e di amore per la propria terra.
Chi, come il sottoscritto, ha scelto di rappresentare e governare questa regione  ha ben chiaro quali sono i modelli a cui ispirarsi e quello di Toros è senz’altro uno di questi.
Lo stare vicino alla gente agendo per il bene della comunità è infatti l’esperienza che più delle altre ci viene da lui lasciata in eredità ed èDichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani. Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto. È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori”, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso. Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. la stessa che ci motiva ad andare avanti».         
Massimiliano Fedriga   >
.
<  N.d.R
Dichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani.
Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto.
È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori“, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso.
Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. >