Niente odio ma perdono e voglia di vivere in quei diari dai Lager di Bruno Fabretti: la mostra di Luca d’Agostino allestita a Mortegliano sarà replicata anche a Nimis

di Giuseppe Longo

MORTEGLIANO – «Con mio padre l’odio non ha mai avuto partita vinta», ha detto fra commossi applausi Beppino Fabretti, l’ultimogenito dell’ex internato di Nimis spentosi l’anno scorso sulla soglia del secolo. Verissime le parole del figlio e che trovano conferma in quanto il padre ha sempre fatto, fin dal suo ritorno dalla Germania, per «ricordare perdonando perché viva la pace», come ha voluto scrivere anche sulla lapide posta sul cippo dedicato alle vittime dei Lager costruito nel lontano 1989 accanto al monumento ai Caduti di tutte le guerre del suo paese.

Presente la madre ultranovantenne, Licia, e le sorelle Anna, Bruna e Carmen, Giuseppe ha infatti preso la parola per portare il saluto della famiglia alla bellissima, ed emozionante, cerimonia di inaugurazione della mostra con gli inediti diari dai campi di prigionia del commendator Bruno Fabretti, allestita dal fotografo Luca d’Agostino nell’atrio del Municipio, proprio sotto il campanile più alto d’Italia, con la regia di Giuseppe Tirelli. Ha voluto essere presente anche l’artista Giorgio Celiberti, commosso per le parole pronunciate nei vari interventi a ricordo del deportato più famoso del Friuli, ma anche memore di quanto visto nel campo di Terezín, a pochi chilometri da Praga, che tanto ha influito sulla sua vita ma anche sulla propria arte. E del grande pittore e scultore udinese si ammirano ancora alle pareti della Casa comunale i suoi quadri con quei cuori palpitanti che parlano tanto di pace e serenità. Esattamente in sintonia con il modo di pensare di Fabretti il quale, dopo tutto, nonostante le indicibili sofferenze, ripeteva convinto che la «vita è bella». Lui stesso, infatti, aveva voluto che le note di Nicola Piovani risuonassero dall’organo del Duomo di Nimis quando la sua salma sarebbe stata accompagnata all’ultima dimora. E così la colonna sonora del pluripremiato film di Roberto Benigni è stata fra gli ultimi brani suonati anche dal quartetto Domus Musicae. Sì, perché Bruno Fabretti, pur avendo tanto sofferto nei campi di concentramento mentre il suo paese veniva dato alle fiamme, aveva avuto la fortuna di ritornare a casa, tra i propri affetti, vivendo appunto una vita bella grazie alla pace, alla libertà, alla democrazia, al benessere di cui anch’egli ha potuto fruire dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Una stagione di speranza e di progresso, alimentata non dall’odio per quanto accaduto, bensì dal perdono. Dalla voglia continua di guardare sempre avanti, con fiducia.

Molto apprezzata, dunque, la mostra fotografica dal titolo Parole e Musica per un Domani “La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva”, prodotta dal Circolo culturale Chiarisacco con partner l’Associazione culturale Le Colone, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia ed alla collaborazione dei Comuni di San Giorgio di Nogaro e di Nimis.C ome detto, Bruno Fabretti, testimone diretto dei campi di prigionia e dei Lager nazisti, si è spento il 13 luglio del 2023 a quasi 100 anni. Nato a Nimis, aveva vissuto, giovanissimo, momenti terribili durante la Seconda Guerra Mondiale. Partigiano combattente, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel settembre del ’43, aveva affrontato la prigionia in diversi campi di concentramento tra cui Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald. Nel suo libro, “Per non dimenticare. Diario di un deportato nei Lager nazisti di Dachau, Neuengamme, Buchenwald”, Fabretti aveva raccontato la crudeltà e l’orrore dei campi di prigionia. Aveva compreso l’importanza di non lasciare che i ricordi svanissero nel silenzio e si impegnò anche nella promozione della memoria storica e nella diffusione dei valori di democrazia, tolleranza e pace, con centinaia di incontri nelle scuole incontrando migliaia di ragazzi. La mostra fotografica raccoglie le riproduzioni di alcune pagine dello straordinario diario che lo stesso ex internato scrisse ed accompagnò con disegni propri subito dopo la liberazione.
Ha fatto gli onori di casa il sindaco Roberto Zuliani, mentre il contenuto della mostra è stato illustrato dal suo curatore, Luca d’Agostino appunto. Oltre che dallo stesso Tirelli, che ha ricordato pure la sua lunga amicizia con Bruno Fabretti. Ha preso la parola anche il consigliere regionale Mauro Di Bert (presenti i colleghi Massimo Moretuzzo e Massimiliano Pozzo), oltre a monsignor Giuseppe Faidutti, arciprete di Mortegliano. Mentre una toccante testimonianza è stata portata dai genitori di Lorenzo, lo studente morto a 18 anni proprio l’ultimo giorno di stage in un’azienda del vicino Comune di Pavia di Udine. Una tragedia che è stata affiancata a quella vissuta da Bruno Fabretti, ma con uno spirito positivo che guarda a quella luce che c’è sempre in fondo a un tunnel oscuro e che deve aiutare a superare le difficoltà, anche le più gravi, che la vita ci mette davanti sul nostro cammino.
La mostra, volutamente allestita nell’atrio del Municipio, proprio perché ogni giorno luogo di passaggio di tante persone – e aperta con un intervento alla fisarmonica di Sebastiano Zorza -. proseguirà fino al 25 gennaio prossimo. Al termine, è stato espresso l’auspicio è che la stessa possa essere esposta anche a Nimis, nel paese natale di Bruno Fabretti. La civica amministrazione allora guidata dal sindaco Giorgio Bertolla aveva, infatti, concesso il proprio patrocinio alla importante iniziativa. Ora, in attesa delle prossime elezioni, il Comune è retto dal commissario Giuseppe Mareschi, il quale ha assicurato che la mostra, appena possibile, potrà essere replicata nel paese pedemontano, magari coinvolgendo i ragazzi delle scuole. Ed è quello che avrebbe sicuramente voluto anche Bruno Fabretti, perché per lui parlare ai giovani era una ragione di vita.

—^—

In copertina, la moglie con i figli dinanzi ai diari del marito e padre Bruno Fabretti; all’interno, il concerto di Domus Musicae, il saluto del sindaco Roberto Zuliani, l’intervento del fotografo Luca d’Agostino, curatore della mostra, monsignor Giuseppe Faidutti con l’artista Giorgio Celiberti, il saluto del consigliere regionale Mauro Di Bert. E quindi Giuseppe Fabretti mentre ringrazia per la bella iniziativa, il fisarmonicista Sebastiano Zorza e il saluto di Giuseppe Tirelli. Infine, ancora due immagini dei familiari dell’ex internato.

Solo perdonando può esserci la pace ripeteva l’ex internato Bruno Fabretti: allora sì che “la vita è bella”

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’omaggio alla memoria di Bruno Fabretti, sul sagrato, si era appena concluso che dall’interno del Duomo di Santo Stefano giungevano le famosissime note di “La vita è bella”, la colonna sonora che Nicola Piovani scrisse nel 1997 per l’omonimo, pluripremiato film sugli orrori della guerra di Roberto Benigni. Le suonava all’organo il maestro Fabio Canciani interpretando il desiderio che l’ex internato di Nimis aveva espresso, pianificando tutto il rito del commiato, prima di chiudere la sua lunghissima “giornata”, arrivata alla soglia del secolo. Sì, perché il commendator Fabretti, pur avendo tanto sofferto nei campi di concentramento nazisti (Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen, Buchenwald), mentre il suo paese veniva dato alle fiamme, aveva avuto la fortuna di ritornare a casa, tra i propri affetti, vivendo appunto “una vita bella” grazie alla pace, alla libertà, alla democrazia, al benessere di cui anch’egli ha potuto fruire dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Una stagione di speranza e di progresso, alimentata non dall’odio per quanto accaduto, bensì dal perdono. Un concetto che, nel 1989, aveva voluto fosse scritto anche sulla lapide del semplice cippo dedicato alle vittime dei Lager che la sezione ex internati di Nimis, da lui presieduta, realizzò accanto al monumento ai Caduti nel parco delle rimembranze: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

E sul perdono, di fronte a una comparrocchiale gremita – presenti diversi sindaci della zona, con fascia tricolore, assieme al primo cittadino locale Giorgio Bertolla, ad autorità militari, rappresentanze d’arma e combattentistiche -, che si è stretta accanto alla moglie ultranovantenne e ai figli, ha incentrato la sua predica anche monsignor Rizieri De Tina. Attingendo alla pagina del Vangelo di Matteo che parla delle Beatitudini, l’arciprete ha infatti sottolineato che non ci può essere pace senza perdono. Un valore irrinunciabile in cui – ha detto – ha sempre creduto anche Bruno Fabretti, trasmettendolo a migliaia di giovani che ha incontrato in centinaia di scuole e vivendolo intensamente anche nella propria comunità che molto amava e che ha raccontato con le sue fotografie e i suoi libri.
Al termine della Messa di suffragio e delle esequie, la benedizione finale alla salma è avvenuta ai piedi della scalinata del Duomo. Dopo le ultime preghiere del celebrante, ha preso la parola una delle figlie per esprimere un grazie per le tantissime attestazioni di cordoglio ricevute e per la grande partecipazione da tutto il Friuli al funerale, ma anche il rimpianto per non poter festeggiare il centesimo compleanno, il prossimo 15 settembre, data alla quale la famiglia si stava preparando con emozione. Accorate e piene di gratitudine anche le parole che ha voluto esprimere un rappresentante dell’Associazione nazionale ex internati, per l’esempio che il defunto nella sua lunga esistenza ha saputo trasmettere alle nuove generazioni, affinché orrori del genere non abbiano a ripetersi. Hanno concluso gli interventi le espressioni di gratitudine di un anziano parente e le testimonianze di affetto che due giovani nipoti hanno voluto esprimere al nonno.

Prima di loro, aderendo molto volentieri all’invito della famiglia e in particolare della moglie Licia, ho preso la parola anch’io per leggere l’ultimo discorso che l’ex internato aveva pronunciato il 29 settembre di due anni fa, novantasettenne, durante l’annuale commemorazione dinanzi al monumento ai Caduti e a quello che ricorda i morti di Nimis nei campi di concentramento: «Siamo qui oggi – aveva detto allora Fabretti – per ricordare tutti i Caduti per la Patria, ma in particolare i miei compaesani che con gli occhi rivolti al cielo – nei Lager nazisti – imploravano la morte di fronte alle atrocità che subivano. Sono rimasti lassù, senza una tomba che li ricordi, senza la possibilità di portar loro un fiore, una preghiera. Ma essi oggi sono qui con noi, anche se le loro ceneri restano nei verdi campi tedeschi. Li ricordiamo qui oggi, come ogni anno, assieme a tanti altri Caduti – le vittime dell’Eccidio di Torlano, quelle di Nimis del bombardamento tedesco, i partigiani, i morti di Cergneu – e con essi ricordiamo le tristi giornate della distruzione delle nostre case. Li ricorderemo qui ogni anno – con questa cerimonia semplice, ma significativa – per fare memoria nel tempo del loro sacrificio, ma anche perdonare i loro aguzzini. Con un rintocco della nostra campana nomineremo ognuno, affinché il loro ricordo viva fra noi per sempre».
Un discorso che, come appare evidente, è anche un testamento morale, un lascito a noi tutti a non dimenticarci mai di coloro che hanno donato la vita per la libertà. A ricordarci di loro ogni anno nelle nostre cerimonie commemorative, a cominciare da quella del 29 settembre che rievoca la distruzione di Nimis avvenuta nel 1944. Ed è quello che Nimis continuerà a fare proprio nel ricordo di Bruno Fabretti. Il suo esempio di «operatore di pace» – come l’aveva definito in Chiesa il parroco – non andrà disperso, ma aiuterà a vivere in libertà e democrazia, nella consapevolezza che, dopo tutto, “la vita è bella”.

—^—

In copertina e all’interno alcune immagini dei funerali di Bruno Fabretti, l’ex internato spentosi a 99 anni.