Magnano in Riviera, si sblocca finalmente la tanto attesa rotatoria della Casote: tempi ormai brevi per cantierare l’opera tra Pontebbana, Tarcentina e Juliense

«Con la rotatoria della Casote restituiamo al territorio un’opera attesa da molti anni, che nasce da una visione di sicurezza, sostenibilità e integrazione tra mobilità veicolare e mobilità lenta. Abbiamo lavorato per superare le difficoltà legate ai passaggi istituzionali e aggiornare un progetto strategico, rendendolo finalmente cantierabile». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, spiegando che è in fase di conclusione la procedura di aggiudicazione della gara d’appalto per la realizzazione della nuova rotatoria nella località denominata appunto Casote (“Cjasote” in friulano), sita nel Comune di Magnano in Riviera, all’intersezione tra la SS 13 Pontebbana, la SS 356 Tarcentina e la SR UD 46 Juliense.
L’intervento, promosso e attuato dall’Ente di decentramento regionale di Udine con il sostegno della Regione Fvg, rappresenta un’opera attesa da oltre dieci anni e finalizzata alla messa in sicurezza e alla razionalizzazione di uno dei nodi viari più trafficati dell’area. «Un’opera che contribuirà concretamente a migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo la congestione e valorizzando la rete ciclopedonale regionale – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – . È il risultato di una collaborazione efficace tra Regione, Edr e Amministrazioni locali, che dimostra come la programmazione condivisa possa tradursi in opere utili e durature».

Cristina Amirante


Il progetto, originariamente previsto dalla Provincia di Udine e successivamente rallentato dal complesso processo di riordino istituzionale delle competenze in materia di viabilità, è stato negli ultimi anni aggiornato, rifinanziato e riportato a piena operatività grazie all’impegno della Regione Fvg, dell’Edr di Udine e dell’Amministrazione comunale di Magnano. L’opera è finanziata con fondi regionali per un importo complessivo di oltre 1 milione di euro, di cui circa 431 mila euro destinati ai lavori principali di realizzazione della rotatoria e del primo tratto di pista ciclabile, mentre le restanti risorse sono destinate alle somme a disposizione e al completamento del collegamento ciclabile, subordinato al parere dell’Autorità di Bacino per le aree soggette a rischio idraulico.
Il progetto prevede la realizzazione di una rotatoria a quattro bracci, con diametro esterno di circa 50 metri, anello di circolazione largo 9 metri, nuove corsie di immissione e uscita, l’eliminazione dell’attuale impianto semaforico e un complessivo riassetto dell’area. Sono inoltre previsti: due golfi per le fermate del trasporto pubblico locale, con marciapiedi e collegamenti ciclopedonali; nuovi percorsi ciclopedonali di larghezza pari a 2,50 metri; attraversamenti pedonali protetti organizzati in due fasi; un piccolo parcheggio scambiatore in prossimità delle fermate; la sistemazione a verde delle aiuole; un nuovo impianto di illuminazione pubblica; il rifacimento di un tratto della rete idrica, a cura di Cafc, il Consorzio acquedotto Friuli Centrale.
L’intervento consentirà di ridurre in modo significativo i tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico, aumentare la sicurezza per pedoni e ciclisti e contenere i rischi legati alle elevate velocità dei veicoli lungo la SS 13. Una volta completate le procedure di aggiudicazione, si procederà alla stipula del contratto e alle operazioni propedeutiche alla consegna dei lavori, con l’avvio del cantiere previsto nei prossimi mesi. Come ha assicurato l’assessore Amirante, la Regione Fvg continuerà a monitorare tutte le fasi dell’intervento, confermando il proprio impegno per il potenziamento della sicurezza stradale, il miglioramento della mobilità e lo sviluppo equilibrato del territorio.

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In copertina e qui sopra due immagini attuali dell’incrocio sulla Pontebbana.

Grado, al via il cantiere per l’ultimo tratto della pista ciclabile: 3,6 milioni per superare in sicurezza il ponte girevole

«Oggi a Grado prende avvio un cantiere atteso da tempo: un tratto di pista ciclabile non molto esteso ma complesso nella sua realizzazione, che vedrà la Regione impegnata con un investimento finanziario da 3,6 milioni di euro. Andremo così non solo a mettere in sicurezza la viabilità, ma anche ad estendere la rete delle ciclovie del Friuli Venezia Giulia». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, in occasione dell’inaugurazione dei lavori che interesseranno l’Isola del sole.


L’intervento riguarda un segmento di circa 590 metri, particolarmente delicato perché coinvolge l’area del ponte girevole di accesso a Grado, dove finora i ciclisti erano costretti ad abbandonare il percorso protetto per attraversare un tratto ad alta intensità di traffico, soprattutto durante la stagione estiva. Con la nuova opera, questa criticità sarà superata grazie alla realizzazione di una pista ciclabile a doppio senso di marcia su sede propria, separata con un guard rail dalla carreggiata, con larghezza standard di 3,40 metri, ridotta a 3,10 metri in corrispondenza del ponte.
Il tracciato – come informa una nota della Regione Fvg – prenderà avvio dal termine della ciclabile già esistente lungo la strada regionale 352, in corrispondenza del semaforo di attraversamento, per arrivare fino alla rotatoria di ingresso a Grado, collegandosi così al percorso già operativo. Nel primo tratto, fino alla spalla lato Aquileia del ponte girevole, la pista sarà affiancata da un parapetto in legno sul lato laguna e da un guard rail verso la carreggiata. Per superare il dislivello sarà realizzato un rilevato in terra armata e un muro di contenimento che sosterranno la nuova passerella ciclabile di collegamento. A tutela della sicurezza dei ciclisti, nei momenti di apertura del ponte girevole verranno inoltre installate barriere automatiche e semafori di segnalazione.


Il secondo tratto riguarda lo scavalco del Canale della Litoranea Veneta, dove sorgerà una passerella ciclabile affiancata al ponte stradale esistente. La struttura, in carpenteria metallica reticolare, poggerà su pile e spalle in calcestruzzo armato con fondazioni profonde, collegandosi al tratto ciclabile già predisposto sul ponte girevole in occasione della sua manutenzione. Superata la laguna, la pista riprenderà la larghezza di 3,40 metri e seguirà l’andamento della Strada regionale 352 fino a deviare verso est, ricongiungendosi con il percorso già esistente nei pressi della rotatoria di ingresso alla città turistica. Anche in quest’ultimo tratto sono previsti parapetti, guard rail e rilevati con terre rinforzate, per ridurre l’impatto ambientale e consentire l’accesso alla laguna ai proprietari delle aree interessate.
L’assessore Amirante ha evidenziato come si tratti di un’opera di rilievo per la sicurezza e la mobilità sostenibile, resa possibile da uno stanziamento regionale di 3,62 milioni di euro. I lavori dureranno un anno e la conclusione è prevista entro la fine del 2026. «La nuova infrastruttura ciclabile – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – si integrerà perfettamente con la ciclovia Trieste-Venezia, che la Regione sta realizzando da Latisana fino a Palmanova e da Grado verso Monfalcone, rafforzando la rete della mobilità dolce a beneficio dei residenti e del turismo».

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In copertina e all’interno il rendering dei lavori per la pista ciclabile sul ponte girevole di Grado; qui sopra, l’assessore regionale Cristina Amirante con il sindaco Giuseppe Corbatto e i progettisti.

Monte Croce Carnico, la soluzione definitiva è vicina: una galleria in quota di 4 chilometri tra Friuli e Carinzia

«La galleria di 4,1 chilometri è la soluzione che risponde meglio alle esigenze del territorio: garantisce sicurezza, continuità del collegamento anche in inverno e tutela il carattere turistico e ambientale del Passo. È la scelta più sostenibile, moderna e condivisa da istituzioni e categorie economiche», ha affermato l’assessore alle Infrastrutture e Territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante, al termine dell’incontro tenutosi ieri, nella sede udinese della Regione Fvg, con gli amministratori locali, le categorie economiche, il presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine Giovanni De Pozzo, e il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, per fare il punto sul futuro della viabilità al Passo Monte Croce Carnico. Al centro del confronto, l’ipotesi di una nuova galleria transfrontaliera appunto di quattro chilometri o poco più che consentirebbe la permeabilità turistica e culturale tra Friuli Venezia Giulia e Carinzia anche nei mesi invernali, evitando il transito di mezzi pesanti e risolvendo le criticità geologiche della strada attuale. «Abbiamo escluso l’ipotesi della galleria di base, da 8,5 chilometri, perché troppo costosa e sproporzionata rispetto all’obiettivo. L’opzione su cui c’è massima condivisione è quella del traforo in quota, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale», ha precisato Amirante. L’intervento, stimato in 500 milioni di euro, potrebbe essere finanziato fino all’85% con fondi della Banca europea degli investimenti. Entro la fine dell’anno sarà presa la decisione definitiva sulla soluzione progettuale, mentre nel 2026 si punta alla redazione del Progetto di fattibilità tecnico economica anche in collaborazione con la Carinzia.


Una condivisione di intenti e progetti per individuare la soluzione definitiva al problema del Passo di Monte Croce Carnico, direttrice che si conferma primaria per il turismo, le imprese e i cittadini non solo della Carnia, ma di tutto il Friuli Venezia Giulia, che va nella direzione di contrastare il rischio isolamento e spopolamento dell’area montana. La soluzione più plausibile, dunque, pare proprio essere il traforo da 4,1 chilometri, con un costo stimato di 500 milioni, minor impatto ambientale e percorribilità garantita al valico anche in caso di neve. All’incontro era presente anche il presidente della Comunità di montagna della Carnia Ermes De Crignis, oltre a una ventina fra sindaci e rappresentanti delle categorie economiche del territorio.
La scelta definitiva condivisa è apparsa indispensabile e indifferibile, in particolare alla luce di ciò che ha comportato l’evento franoso del dicembre 2023, ossia l’impegno immediato di Regione e Anas con interventi urgenti di messa in sicurezza per consentire la riapertura del valico. Lavori che proseguono e consentiranno un’apertura completa nel periodo più sensibile per il turismo, dopo l’8 agosto, e poi nuovamente momenti di chiusure parziali e totali per il completamento, come da cronoprogramma illustrato dall’assessore Amirante.
«Abbiamo investito 10 milioni di euro come Regione e altri 10 l’Anas – ha affermato Mazzolini, che ha coordinato l’incontro e si è impegnato fin dall’inizio nel portare avanti l’intero percorso di riqualificazione del valico e della sua viabilità –, ma la situazione resta delicata: occorre una soluzione definitiva per una percorribilità in piena sicurezza della strada. Il traforo è strategico, consente apertura del passo tutto l’anno e praticamente non ha impatto ambientale. Questa idea, su cui oggi convergiamo, è nata grazie al lavoro di squadra che vede un impegno transnazionale e la condivisione anche del Governo, Ministero delle infrastrutture in primis. Ringrazio la Camera di Commercio, che ha saputo avviare un percorso con tutte le categorie economiche. Ringrazio tutti i sindaci e la Comunità di montagna. Importante sarà coinvolgere anche l’Europa sul fronte dei finanziamenti dell’opera e continuare l’interlocuzione proficua con la Carinzia, nonché con i nostri parlamentari europei e quelli austriaci». L’assessore Amirante ha quindi confermato che l’obiettivo è definire una scelta entro fine anno: «Il momento è strategico per identificare una soluzione definitiva», ha detto, dettagliando costi, impatti e tempistiche delle tre ipotesi sul tavolo. La galleria di base da 8 chilometri avrebbe costi stimati che superano il miliardo di euro e un forte impatto ambientale. La viabilità alternativa, pur più economica, sarebbe comunque impattante e non risolverebbe i problemi di percorribilità in caso di neve. Il traforo in quota da 4,1 chilometri con cunicolo di sicurezza, per un costo stimato in 500 milioni di euro, appare dunque il percorso più risolutivo e meno impattante. L’intento della Regione, in collaborazione con la Carinzia, è di arrivare entro fine anno, ha detto l’assessore, all’individuazione di una soluzione progettuale da presentare a Roma e Vienna per avviare il partenariato e il reperimento di risorse anche europee.
Dal mondo economico, il presidente della Camera di Commercio Da Pozzo ha ricordato l’importanza dell’opera: «Un anno e mezzo fa abbiamo riunito tutte le categorie economiche provinciali per sottolineare che questa non è solo questione della Carnia, ma dell’intera regione. Il passo è un’infrastruttura transnazionale che riguarda turismo, industria e logistica. Ne avvertono il peso non solo le imprese della montagna, ma anche quelle di Lignano e Grado, come mi hanno testimoniato in prima persona molti operatori economici. La Regione ha dimostrato impegno e visione, ora serve una condivisione totale del territorio e delle categorie per trasformare questa visione in progetto concreto. Un tunnel è fattibile dal punto di vista tecnico e oggi abbiamo un’occasione storica, sapendo di avere anche la disponibilità del Governo».
«La presenza di tanti sindaci e delle categorie dimostra l’importanza dell’opera – ha aggiunto De Crignis –. Siamo partiti in un viaggio che deve intensificarsi, anche per dare ai giovani la speranza di vivere e lavorare in queste zone. Sarà fondamentale cogliere ogni opportunità di finanziamento europeo e collaborare con la Regione, che avrà il compito di definire le scelte definitive». Un segnale forte è arrivato anche dal mondo industriale: «Prima di tutto c’è la sicurezza, ed è positivo che la Regione stia intervenendo con urgenza – ha sottolineato Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine –. Il traforo è un’opera strategica per il rilancio della montagna e dell’intero Friuli. Deve essere realizzata nel minor tempo possibile, perché una viabilità efficiente può contrastare isolamento e spopolamento».
Il messaggio uscito, dunque, dalla sala del Consiglio delle autonomie locali ha trovato convergenza da parte di tutti i partecipanti: istituzioni, enti locali e categorie economiche hanno espresso una visione comune e intendono trasformarla in un progetto concreto, confidando di ridurre al massimo anche i tempi di realizzazione.

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In copertina, un’immagine del Passo di Monte Croce Carnico dopo la sua riapertura; all’interno, la riunione avvenuta ieri a Udine con l’assessore regionale Amirante e il vicepresidente del Consiglio Fvg Mazzolini.

Gemona ricorda il terremoto di 49 anni fa con un omaggio alle vittime. Un Archivio per il Cinquantesimo a Palazzo Scarpa

(g.l.) Gemona, storica “capitale” del terremoto, ha ricordato ieri la tragedia di quella indimenticabile sera di maggio – erano le 21 o poco meno – di quasi mezzo secolo fa. «A 49 anni dal terremoto del Friuli, il ricordo è ancora vivo nei cuori dei volontari, dei friulani e di tutti coloro che hanno condiviso il dolore di quella notte tragica. Quasi mille vittime, una devastazione immane, la solitudine delle prime ore. Ma anche la forza della solidarietà, la dignità del dolore, la gratitudine verso chi ci ha aiutato. Oggi è il momento del rispetto: per le vittime, per i sopravvissuti, per le loro famiglie. Ed è anche il momento per dire grazie: a chi ci fu vicino, all’onorevole Giuseppe Zamberletti, al popolo friulano, ai sindaci che non si tirarono indietro. Quella gratitudine non è rimasta solo parola: si è trasformata in impegno concreto, ogni volta che altri avevano bisogno». Sono le parole dell’assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Barbara Zilli, che ha partecipato alla Messa celebrata nel Duomo per ricordare le vittime del terremoto del Friuli, il 6 maggio 1976, tragedia di cui appunto ieri ricorreva il 49° anniversario.


Al termine del corteo che ha raggiunto il camposanto, l’assessore Zilli è intervenuta innanzi il monumento che, nel cimitero, mantiene sempre viva la memoria delle vittime. La cerimonia, alla quale hanno preso parte cittadini e autorità, tra i quali il sindaco Roberto Revenant, ha chiuso una lunga giornata commemorativa. «Il filo che ci lega a quella drammatica notte ci ha dato la forza per ricostruire, per consegnare un Friuli migliore ai nostri figli – ha detto Barbara Zilli -. Ora il testimone è nelle nostre mani: dobbiamo proseguire nel solco dei valori che ci hanno trasmesso i nostri nonni e i nostri genitori». L’esponente dell’Esecutivo Fedriga ha ricordato poi che, negli ultimi anni, l’impegno della Regione Fvg «si è tradotto in risorse importanti, convinti della necessità di continuare a mettere in sicurezza il nostro territorio».

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«A 49 anni dal tragico sisma del 6 maggio 1976, il primo pensiero va al dolore che la morte di quasi mille persone provocò ai familiari delle vittime. Vi è poi la ferita materiale delle case in macerie, delle fabbriche distrutte, dei campanili crollati, delle infrastrutture sinistrate e lo spaesamento di chi in pochi attimi aveva perso tutto, ma non l’orgoglio di appartenere a una terra che ha impresso nel Dna il valore della rinascita. Valore esaltato sia durante la fase dell’emergenza, ove non dobbiamo dimenticare la solidarietà corale giunta da tutta la nazione e dall’estero, sia nella ricostruzione, caratterizzata dalla coesione sociale e dall’unità d’intenti che coinvolse la cittadinanza, gli imprenditori, le forze politiche, i corpi intermedi e gli apparati tecnico-amministrativi e che scaturì in un percorso esemplare di semplificazione legislativa, organizzativa e burocratica all’insegna della sussidiarietà e del buon senso», ha affermato l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante, ricordando il terremoto ed evidenziando che «una classe di giovani amministratori, tecnici e professionisti seppe dare il meglio di sé sul campo e proprio con molti di loro siamo al lavoro nel ricostituito Comitato per l’istituzione dell’archivio storico del terremoto e della ricostruzione, che ci porterà nel 2026, anno in cui ricorrerà il Cinquantesimo del sisma, a rendere disponibile alla collettività, la documentazione tecnico-amministrativa e progettuale relativa alle opere della ricostruzione, anche potendo fruire di un archivio digitale».


Anticipando quanto verrà proposto nel prossimo anno, l’assessore ha spiegato che «stiamo operando, con la guida del Comitato, con il supporto degli esperti dell’Università di Udine e con la preziosa supervisione della Soprintendenza per digitalizzare i materiali più simbolici e i documenti disponibili e mettere a punto il portale “La forza della terra”, uno spazio ove raccogliere testimonianze, memorie e narrazioni. Non un’operazione astratta sulla migliore digitalizzazione possibile ma l’uso di uno strumento di grande modernità per non far sbiadire il valore e la memoria della ricostruzione». L’esponente della Giunta Fedriga ha, quindi, osservato che «qualsiasi traccia del terremoto del Friuli può assumere una rilevanza fondamentale come modello di riferimento, come base di conoscenza di estremo valore sotto il profilo storico e sociale ma anche tecnico e amministrativo. Il portale dovrà poi essere una narrazione e uno strumento a disposizione di tutti, ma soprattutto a vantaggio delle giovani generazioni e degli studiosi di tutto il mondo. Per non dimenticare». L’archivio sarà allestito a Palazzo Scarpa, a Gemona, un immobile interessato da un processo di riqualificazione anche grazie a risorse regionali.

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In copertina, il centro storico di Gemona con il Duomo completamente ricostruito dopo il terremoto di 49 anni fa; all’interno, l’assessore regionale Barbara Zilli durante la cerimonia commemorativa e la collega Cristina Amirante.

L’Ater Pordenone il 21 marzo in Fiera sarà il regista degli Stati Generali dell’Edilizia residenziale pubblica di tutto il Nordest

Pordenone è pronta a ospitare un incontro tra tutti gli attori dell’Edilizia Residenziale Pubblica del Nordest, una sorta di “Stati Generali” per fare il punto sulla situazione e sulle prospettive dell’abitare popolare, partendo dallo stato delle cose nel territorio del Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa è di Ater Pordenone che ha proposto questo momento di incontro al Gruppo del Nord Est per l’edilizia residenziale pubblica, che ricomprende tutte le Ater del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino Alto Adige, per venerdì 21 marzo, alle 11, alla Fiera di Pordenone. Di fatto, sarà un’anteprima di Ecocasa, il salone del settore casa da costruire e ristrutturare – con grande attenzione alla sostenibilità, al risparmio energetico e alla bioedilizia – che inizierà proprio quel giorno.
“Siamo pronti – afferma Mauro Candido presidente di Ater Pordenone – ad accogliere presidenti, consiglieri e direttori del Gruppo del Nordest per l’Edilizia Residenziale Pubblica, assieme al quale abbiamo organizzato questa giornata che punta a mettere sul tavolo sfide e risposte comuni. Tra la conclusione dei bonus edilizi, aumento dei costi per i cantieri legati anche alla situazione internazionale e una domanda di alloggi popolari che rimane significativa, faremo il punto della situazione anche mettendo in luce le risposte positive che in questi anni abbiamo dato, dalle nuove costruzioni alla riqualificazione di immobili già esistenti fino al loro efficientamento energetico, fornendo case di qualità ai nostri locatari. Il tutto nel quadro del mandato, datoci dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di essere sempre più punto di riferimento anche per l’edilizia convenzionata e l’accoglienza di persone in difficoltà, come indicato dall’assessore regionale Cristina Amirante. Sarà importante condividere queste visioni con i nostri colleghi di tutto il Nordest”.
Il programma della giornata prevede i saluti istituzionali del presidente di Ater Pordenone, Mauro Candido, e del presidente del Gruppo del Nord Est per l’Edilizia residenziale pubblica, Francesca Tosolini. Il direttore di Ater Udine e di Ater Pordenone, Lorenzo Puzzi introdurrà poi il convegno “Presente e prospettive dell’Edilizia residenziale pubblica nel Friuli”. A seguire l’intervento dall’assessore regionale a Infrastrutture e Territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante, e le conclusioni del presidente di Ater Pordenone, Mauro Candido. Per il Comune di Pordenone sarà presente l’assessore all’Urbanistica Lidia Diomede.

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In copertina, la sede dell’Ater Pordenone che organizza l’importante convegno.

Dogana a Pontebba, nuova palazzina uffici a supporto dell’autotrasporto

«L’inaugurazione dei nuovi uffici a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza all’interno dell’autoporto di Pontebba è una iniziativa fondamentale per garantire il necessario supporto alle attività di trasporto lungo una direttrice così importante come l’autostrada da e per l’Austria, che è la più percorsa dopo il Brennero dagli spedizionieri di merci». Lo ha detto ieri a Pontebba l’assessore regionale a Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante, portando il saluto del governatore Massimiliano Fedriga e di tutta la giunta regionale alla cerimonia di inaugurazione della nuova palazzina uffici messa a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli e della Guardia di Finanza che presidiano l’autoporto a servizio dell’ultimo tratto autostradale prima del confine.


La nuova palazzina è frutto della collaborazione tra diversi attori: Autovie Venete, proprietario del compendio immobiliare che passerà nei prossimi mesi nella disponibilità della nuova concessionaria Autostrade Alto Adriatico, la società altoatesina Autoplose Sadobre, soggetto individuato attraverso una procedura ad evidenza pubblica per favorire l’investimento nell’area, il Comune di Pontebba, oltre che l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza. II tutto è stato sviluppato in piena aderenza alle direttive della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito di un potenziamento della logistica regionale.
«Questa iniziativa pubblico-privata è certamente vincente per garantire la rigenerazione di un sito come Pontebba che fino a qualche tempo fa contava sull’economia legata al confine e oggi invece si trova a giocarsi un ruolo decisivo all’interno della piattaforma logistica regionale», ha aggiunto Amirante. L’assessore ha poi espresso «apprezzamento anche per i futuri investimenti privati nel settore del combustibile non fossile e dell’idrogeno che si sposano con la visione della Regione in tema di riconversione energetica». La riqualificazione del fabbricato avviene, infatti, a solo un anno dall’inaugurazione dell’impianto di carburanti (gasolio e benzina) e di metano gassoso e liquido (idrocarburo del futuro) finalizzato soprattutto al rifornimento dei mezzi pesanti; impianto che, nelle intenzioni di Autoplose, si doterà anche della distribuzione di idrogeno.
All’inaugurazione hanno preso parte anche il sindaco di Pontebba Ivan Buzzi, il presidente di Autovie Venete Maurizio Paniz, il comandante regionale della Guardia di Finanza del Friuli Venezia Giulia Giovanni Avitabile, il direttore interregionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il Veneto e Friuli Venezia Giulia Franco Letrari, il direttore dell’Ufficio delle dogane di Udine, Maurizio Valent, e il presidente del gruppo Plose, Roberto Padovani.

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In copertina e all’interno due immagini della cerimonia tenuta a Pontebba, presente l’assessore regionale Amirante.

Nel 2026 sarà mezzo secolo dal terremoto che sconvolse il Friuli: Regione al lavoro per ricordare distruzione e rinascita

«I compiti del neocostituito Comitato per l’organizzazione degli eventi che caratterizzeranno il cinquantennale del terremoto in Friuli nel 1976 saranno quelli di raccogliere le esperienze, le storie, ma soprattutto quella grande lezione nata dalla tragica esperienza che la regione ha vissuto e che ha saputo trasformare in un modello per la ricostruzione. L’obiettivo è rendere attuali quelle storie ed esperienze, che hanno caratterizzato la rinascita del territorio colpito dal sisma, anche rispetto ai temi dei nostri giorni legati, in particolare, alle politiche della gestione delle emergenze e alle politiche sulla realizzazione delle opere pubbliche». È quanto, in sintesi, è emerso ieri mattina dalla prima riunione del neocostituito Comitato per l’organizzazione degli eventi legati al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976 che la Regione Fvg organizzerà nella primavera del 2026. Alla prima riunione – nella sede della Protezione civile a Palmanova – hanno partecipato i componenti del Comitato: gli assessori regionali Riccardo Riccardi (Protezione civile), Barbara Zilli (Finanze) e Cristina Amirante (Infrastrutture e territorio) con le rispettive direzioni regionali, oltre al presidente dell’Associazione sindaci della ricostruzione del Friuli, nonché primo cittadino di Gemona, Roberto Revelant. La cittadina pedemontana, come è noto, venne definita “capitale del terremoto” per la sua totale distruzione e le sue 400 vittime.


Nel primo confronto si sono gettate le basi e le direttrici lungo le quali procedere nell’organizzazione del cinquantennale dell’esperienza che ha profondamente segnato il Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo davanti a noi – ha evidenziato l’assessore Riccardi – un tempo congruo e necessario al fine di organizzare, coinvolgendo tutti i protagonisti di quella esperienza dalla quale è nata anche la nostra Protezione civile, un grande evento. Che, oltre a commemorare il disastro e la grave perdita di vite umane, dovrà valorizzare e attualizzare, facendone un tesoro da condividere, l’esperienza di allora per rendere maggiormente efficiente la macchina amministrativa di fronte alle emergenze e agli interventi post-emergenza. Un momento di grande virtuosità che il Friuli Venezia Giulia seppe mettere in campo e di cui oggi c’è ancora bisogno».
«Abbiamo già stanziato – ha evidenziato l’assessore alle Finanze, Barbara Zilli – le prime risorse economiche che serviranno a dare gambe al Comitato che si è appena costituito. Siamo pronti a dare vita a tavoli di confronto con tutti i soggetti che saranno coinvolti per raccogliere e condividere idee utili per la realizzazione delle celebrazioni per l’anniversario. Un’occasione fondamentale – ha proseguito – anche per fare un bilancio definitivo sulla ricostruzione, che è stata e continua a essere modello non solo in Italia, ma nel mondo per quelle che sono state normative, modalità, organizzazione, gestione e tempi di esecuzione. Portare avanti questo esempio con le nuove generazioni è doveroso e le molte iniziative degli ultimi anni, anche con l’Università di Udine e le collaborazioni internazionali sulle tematiche della gestione dei rischi, ne sono una testimonianza che potrà essere valorizzata anche in occasione del cinquantennale. Un riconoscimento particolare – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – sarà tributato alla gente del Friuli, che si è contraddistinta allora, e continua a farlo anche oggi, per la sua grande capacità di reazione davanti alle difficoltà, anche le più tragiche».
«Dalla grande lezione che il Friuli Venezia Giulia ha dato nel post-terremoto del 1976 – ha sottolineato l’assessore Amirante – può venire, in occasione dell’anniversario dei 50 anni, una riflessione su come quell’esperienza possa ancora insegnare molto al comparto dell’edilizia e delle costruzioni in un settore e in un mondo che sono completamente cambiati. Il passato, però, può ancora essere da stimolo e insegnarci a capire come investire oggi sulla professionalizzazione della filiera delle costruzioni e sul rapporto tra questa filiera e la pubblica amministrazione in materia di opere pubbliche».

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In copertina, il Duomo di Gemona simbolo di Gemona distrutta; all’interno, la prima pagina del Messaggero Veneto il giorno successivo al sisma del 6 maggio 1976.

Tauri chiusi, la Regione Fvg è a fianco degli autotrasportatori: Vienna intervenga per evitare gravi ripercussioni

«La Regione è a fianco del sistema dell’autotrasporto che in questo momento è in sofferenza per la chiusura, da parte dell’Austria, dell’autostrada dei Tauri al traffico merci. L’Amministrazione, nell’ambito delle proprie competenze, compirà tutti gli atti necessari affinché Vienna riveda le decisioni, o almeno le ridimensioni, consentendo il transito all’autotrasporto nei fine settimana». Queste le parole dell’assessore regionale alle infrastrutture Cristina Amirante, la quale ha preso posizione in ordine alla decisione delle autorità austriache di chiudere al traffico merci sui mezzi pesanti l’Autostrada dei Tauri, la quale è un asse nord-sud di estrema importanza per il trasporto su gomma: va dallo svincolo di Salisburgo a quello di Villaco, estendendosi così quasi completamente dal confine austro-tedesco a quello italo-austriaco/sloveno.
Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, l’impegno dell’Amministrazione regionale sarà massimo, anche in considerazione del fatto che questo problema si inserisce in un momento in cui ci sono altri elementi di disagio per il settore, come ad esempio il rallentamento del trasporto marittimo causato della crisi del Canale di Suez, dove gli attacchi militari degli Houthi inducono le navi a circumnavigare l’Africa, con un aggravio sui tempi e sui costi per tutta la filiera.

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In copertina, l’assessore regionale alle infrastrutture Cristina Amirante.

Come si cucina e si ricevono gli ospiti: a Laluna di San Giovanni di Casarsa questa sera il libro di Cristina Amirante

Autunno di eventi per l’Associazione Laluna di San Giovanni di Casarsa della Delizia. Dopo il successo della Maratona 2023 che ha visto la partecipazione record di oltre 700 persone alla camminata, stasera alle ore 20.30, nella Sala polifunzionale dell’Associazione (in via Runcis 59), verrà presentato il libro di Cristina Amirante “Primavera – Cucinare, organizzare e ricevere gli ospiti”, edito dalla Biblioteca dell’Immagine (ingresso libero). Sarà presente l’autrice, che è anche assessore regionale a Infrastrutture e Territorio, la quale dialogherà di cucina, ricette e bon ton del ricevimento assieme all’editrice Paola Tantulli. Un’occasione da non perdere per tutti gli amanti della gastronomia e per chi desidera conoscere i segreti di un’ospitalità più inclusiva.

Francesco Osquino


“Siamo felici di ospitare nella nostra sala polifunzionale – ha afferma Francesco Osquino, presidente de Laluna – la presentazione del libro dell’assessore Cristina Amirante, la quale oltre a scrivere tante ricette offre spunti interessanti su come si intrattengono gli ospiti. È anche questo un modo per parlare di inclusione e ospitalità. D’altra parte, Laluna da sempre apre le sue porte per organizzare eventi, raccolte fondi, come la nostra iniziativa Gusto Solidale che ci porta a fare il giro dell’Italia in tavola e che ora arriverà alla sua terza tappa con una cena dedicata alla regione della Calabria in programma per venerdì 27 ottobre, un evento che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per la nostra associazione”.
“Sono orgogliosa di poter presentare al pubblico di Casarsa e San Giovanni il mio libro – ha aggiunto Cristina Amirante -, e di poter farlo proprio qui a Laluna che non solo si occupa di autonomia e dignità delle persone con disabilità, ma che ha anche un forte legame con il tema del cibo visto che grazie ad un laboratorio di pasticceria inclusiva si producono i biscotti Scur di Luna realizzati dalle mani di persone con disabilità”.
Scur di Luna è un progetto di pasticceria artigianale etica e sociale che promuove la sostenibilità e l’inclusione sia nella scelta delle materie prime sia nel processo produttivo incentrato sulla persona. Infatti, fin dalla sua nascita, l’associazione Laluna impresa sociale si contraddistingue per l’approccio innovativo al tema della disabilità: al centro delle progettazioni educative c’è la visione della persona in quanto tale, nel suo complesso, senza negarne le fragilità ma investendo con un approccio metodologico mirato su mantenimento e sviluppo dei punti di forza e delle abilità.

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In copertina, Cristina Amirante con il suo libro ci insegna le regole del bon ton a tavola.

Curiosità, interesse, orgoglio e dissenso a Trieste per la più grande portaerei del mondo che resta fino a domani nel Golfo

di Giuseppe Longo

TRIESTE – In queste meravigliose giornate di fine estate, Trieste è invasa dai turisti, attratti dalle bellezze della città affacciata sul Golfo. Nel quale in questi giorni è ormeggiata al largo la più grande portaerei del mondo, proveniente dagli Stati Uniti d’America, per cui per i triestini ma anche per i tantissimi che, come detto, visitano il capoluogo del Friuli Venezia Giulia, c’è questa attrazione in più, tanto che le Rive dinanzi a piazza Unità d’Italia – il “salotto” di Trieste sul mare! – sono sempre affollate di persone d’ogni età che non mancano di immortalare l’evento con gli smartphone di cui ormai sono tutti dotati. E che non perdono occasione per ritrarre anche le ciclopiche navi da crociera che molto spesso (anche due contemporaneamente!) sostano dinanzi alla Stazione Marittima.
L’altro ieri è salita a bordo dell’immensa nave arrivata domenica anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante. «È un orgoglio per la Regione Friuli Venezia Giulia – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – accogliere e ospitare per un breve periodo la portaerei Gerald Rudolph Ford della Marina militare statunitense nel Porto di Trieste. L’arrivo di questo colosso nelle acque della nostra regione è un evento davvero straordinario per Trieste, per il Friuli Venezia Giulia e per l’Italia».

Cristina Amirante sulla portaerei Usa.


«Questa portaerei – ha aggiunto l’assessore regionale – rappresenta non solo il culmine della tecnologia navale, ma anche un tributo alla lunga storia della US Navy e all’amicizia con gli Stati Uniti d’America. Con la sua imponenza e le sue straordinarie prestazioni, la Uss Gerald Ford è una testimonianza dell’innovazione costante nel campo della difesa e della Marina militare. Trieste e l’intera regione hanno l’onore di ospitarla per cinque giorni, offrendo così ai suoi cittadini un’opportunità unica di ammirarla da vicino con tutta la sua storia».
Ma non tutti vedono di buon occhio l’arrivo della super-portaerei, anzi esprimono netto dissenso. Ieri sulle Rive venivano, infatti, distribuiti volantini di forze di sinistra in tre lingue (italiano, sloveno e inglese), firmati da Pci-Kpi e Unione Popolare, in cui si fa appello: «Vogliamo che tacciano le armi e parli la democrazia». «La più grande nave da guerra del mondo nel Golfo di Trieste – esordisce infatti lo scritto – vuol dire escalation e nuova tensione internazionale». «L’Italia – si legge ancora nel volantino, ispirato evidentemente dalla delicata situazione scatenata dal conflitto che si combatte in Ucraina, a poche centinaia di chilometri di distanza – per Costituzione ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei problemi internazionali. Perciò non possiamo dirvi benvenuti».
Consegnata nel 2017 – dopo dodici anni di costruzione nei Cantieri navali di Newport News, nello Stato della Virginia – la nave da guerra americana rappresenta il massimo livello delle portaerei a propulsione nucleare mai varate ed è, come detto, la più grande al mondo. Lunga quasi 340 metri, larga quasi 80 e alta 76, è attualmente considerata l’arma da guerra più grande e costosa mai realizzata.
Il suo motto è “Integrity at the helm – Integrità al timone”. Il suo equipaggio è costituito da oltre 4.600 persone compreso il personale del gruppo di volo composto da 2.480 unità. Può trasportare e gestire fino a 75 velivoli contemporaneamente. Il gigante dei mari, appartenente alla US Navy, è ormeggiata a Trieste per una visita speciale che durerà fino a domani, 21 settembre, regalando ai cittadini l’opportunità straordinaria di ammirare questa meraviglia tecnologica. Il nome è stato scelto in onore del 38mo presidente degli Stati Uniti, Gerald Ford. Il colosso Usa non è la prima nave militare ad arrivare a Trieste: già nel maggio del 2022 la portaerei Uss Harry Truman era giunta nel Golfo. Lo spettacolo, dunque, sta per terminare perché, appunto, domani la mega-portaerei rimuoverà gli ormeggi e riprenderà la via dell’Adriatico per le sue nuove destinazioni. E così anche per i suoi tantissimi marinai (diverse migliaia, abbiamo appena annotato) che in questi giorni hanno visitato Trieste sarà finita la vacanza in una città che li ha letteralmente affascinati.

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In copertina, tante persone ieri al tramonto sulle Rive di Trieste per vedere e fotografare la super-portaerei americana (qui sopra) ormeggiata nel Golfo.