Tanti a Nimis per il saluto a Tosolini: c’era anche il borgomastro di Lannach

di Giuseppe Longo

NIMIS – «E ora buon viaggio, caro Walter. Ci mancherai!». Con queste parole commosse il sindaco di Nimis, Gloria Bressani, che aveva accanto il borgomastro di Lannach Josef Niggas, ha salutato ieri pomeriggio in un Duomo gremito l’architetto Walter Tosolini, suo predecessore per un quinquennio fino al 2016 e attuale capogruppo di minoranza, vinto a 78 anni dal male rivelatosi purtroppo senza speranze. Parole in perfetta sintonia con quelle di monsignor Rizieri De Tina che, nella sua omelia, aveva esordito dicendo «Walter era buono», riassumendo in questo vocabolo tutti gli aspetti positivi – disponibilità verso gli altri, amore per il paese, sincerità, onestà, grande forza di volontà nel perseguimento delle scelte – che ne hanno caratterizzato la vita a “servizio” della propria comunità. «Quella di un sessantottino, come me – ha aggiunto l’arciprete -, che ha creduto fino all’ultimo in quegli ideali». Per il saluto al sindaco emerito, in Municipio era stata esposta la bandiera a mezz’asta, essendo proclamata una giornata di lutto cittadino, e accanto al feretro c’era il Gonfalone civico.

Prima delle esequie, Adriano Ceschia, in un toccante ritratto dello scomparso, ha ricordato in “marilenghe” – da storico cultore della lingua friulana – la sua lunga amicizia nata sui banchi di scuola e proseguita durante il cammino universitario, pur in atenei diversi, e il trasporto, da sempre, di Walter verso la cosa pubblica, cominciata già nel lontano 1975, quando in consiglio comunale era entrato assieme al padre, il “mestri Gjno”. E già allora in minoranza, perché sono questi gli scranni che Tosolini ha sempre frequentato, a parte i cinque anni da primo cittadino. «Ma avere raggiunto la carica di sindaco – ha aggiunto il professor Ceschia – non era stata la sua soddisfazione più grande, bensì quella di avere “costruito” una famiglia esemplare, con una moglie che l’ha sempre amato, seguito e sostenuto, e quattro figli che si sono fatti strada nella vita e che erano il suo vero orgoglio».


Della passione politica di Walter Tosolini – di sinistra, avendo respirato a Milano, appunto, quel clima di rottura di mezzo secolo fa, ma mai distante dai valori della fede cristiana – e del suo attaccamento alle istituzioni ha parlato, invece, per il Partito democratico il consigliere regionale Cristiano Shaurli, presente assieme ai colleghi Maria Grazia Santoro, Franco Iacop, Edi Morandini e Giuseppe Sibau, e al segretario regionale Salvatore Spitaleri e a numerosi sindaci e amministratori della pedemontana, tutti con fascia tricolore a sottolineare l’accorata partecipazione delle Valli del Torre e del Natisone: quest’ultime ebbero a lungo l’architetto dirigente della locale Comunità montana. Quindi il saluto ufficiale del primo cittadino di Nimis e le parole rotte dall’emozione di uno dei figli, a nome degli altri tre fratelli e della madre Dina. Infine, un lungo corteo ha accompagnato Walter Tosolini nell’ultima dimora, accanto ai suoi cari e ai concittadini che ha “servito”. Come sa fare un uomo «buono».

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In copertina,  l’arciprete di Nimis mentre incensa la salma di Walter Tosolini; all’interno, alcune immagini della cerimonia: i saluti di Adriano Ceschia, Cristiano Shaurli, del sindaco Gloria Bressani e di uno dei quattro figli,  alcuni sindaci (il secondo da destra è il borgomastro di Lannach) e il Duomo di Santo Stefano gremito per l’addio all’ex primo cittadino.

A Porzus il ricordo dell’Eccidio con omaggio a Marzona e Toros

di Gi Elle

“Quello di Porzus non fu un triste episodio che si svolse tra gente incattivita dagli eventi, in un angolo periferico della storia italiana e europea: fu un assassinio perpetrato con determinazione in un luogo cruciale dove andavano a scaricarsi le tensioni che l’Europa del Novecento stava vivendo, e che vide Bolla, Enea e i loro uomini eroici protagonisti”. E ancora: “La Giunta regionale proseguirà l’attenzione e l’impegno nella valorizzazione di Porzus, anzitutto perché lo merita l’Osoppo e lo meritano Paola Del Din, Cesare Marzona, Mario Toros e tutti gli altri che hanno fatto parte delle Brigate Osoppo, e perché qui passa la nostra storia, una storia che ha un significato molto più ampio di quanto possiamo pensare”.
Sono queste le parole del vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, durante la commemorazione ufficiale di quanto avvenne nelle malghe sopra Faedis, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, con un impegno chiaro da parte dell’amministrazione regionale “a tenere d’occhio quello che accade qui intorno a Porzus, luogo dove si sono incrociate tante fratture della storia europea”.

L’omaggio ai Caduti, l’intervento del vicepresidente Riccardi e la chiesa gremita a Canebola.

Riccardi ha parlato nella parrocchiale di Canebola al momento conclusivo della commemorazione del 74° anniversario dell’Eccidio a Porzus. Tutto si consumò, infatti, fra il 7 e il 18 febbraio 1945 quando furono uccisi diciassette partigiani della Brigata Osoppo da parte di un gruppo di partigiani gappisti e comunisti: uno degli episodi più dolorosi e controversi della Resistenza.
L’intervento del vicegovernatore – come informa una nota Arc – ha preso avvio appunto con l’omaggio a Marzona e a Toros, che “ci hanno lasciato la scorsa primavera a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, due personalità assai diverse ma verso cui i friulani hanno un grande debito di riconoscenza” ed è proseguito nel ricordo della visita in forma privata del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e di quella ufficiale e definitiva del suo successore Giorgio Napolitano.
“Forse – ha osservato Riccardi – non abbiamo ancora compreso bene il significato di quel gesto: dopo decine di anni in cui si volle pervicacemente negare ciò che era avvenuto, la Repubblica in quel maggio del 2012 rese finalmente omaggio ai valorosi uomini di Bolla e Enea”. Valorosi, ha aggiunto il vicepresidente, “perché potevano cavarsela e scampare in qualche modo, invece decisero di mantenere fede al loro ideale e al loro impegno”.

Nel ricordare il sigillo conclusivo apposto dal presidente Napolitano su ciò che l’Osoppo prima e gli storici poi avevano sostenuto, “ovvero che gli osovani combatterono perché fosse preservata la Patria e la libertà per tutti”, Riccardi ha voluto fare cenno però anche ai lunghi anni del cono d’ombra. “Ancora nel 2008 Wikipedia dedicava poche righe alla voce ‘Eccidio malghe di Porzus’ ed erano righe che lanciavano un messaggio inquietante: dicevano che la Brigata Osoppo aveva tenuto un atteggiamento quantomeno equivoco verso fascisti e nazisti, in pratica dicevano che l’Osoppo se l’era andata a cercare”, ha ricordato il vicegovernatore aggiungendo che oggi la stessa Wikipedia dedica decine di pagine a questa pagina di storia incancellabile.
Citando i predecessori illuminati che hanno attribuito a Porzus il complesso ruolo e il profondo significato nella Storia – i presidenti della Regione come Alfredo Berzanti, testimone silenzioso, o come Antonio Comelli, che negli anni ’80 aveva autorizzato la Provincia di Udine ad acquisire le malghe, fino a Debora Serracchiani, che nel 2017 decise di affidare alla Osoppo la loro gestione -, il vicegovernatore Riccardi ha rinnovato l’impegno della Giunta Fedriga a continuare sulla strada della doverosa valorizzazione e della ricerca storica.

Le celebrazioni per il 74° anniversario avevano preso avvio a Faedis con il tributo ai Caduti delle associazioni combattentistiche e dei rappresentanti delle istituzioni – tra cui il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin che ha preso parte alla cerimonia con i consiglieri Cristiano Shaurli, Franco Iacop ed Elia Miani – a cui sono seguiti gli interventi del sindaco di Faedis, Claudio Zani, e del presidente dell’Associazione Partigiana Osoppo, Roberto Volpetti. Quest’ultimo, nel suo discorso – presente alla cerimonia il presidente provinciale dell’Anpi Dino Spanghero -, ha ricordato don Emilio De Roia, “gigante del Friuli di cui ricorre oggi il 27°anniversario della scomparsa” e l’arcivescovo Giuseppe Nogara, “l’uomo che era riuscito a parlare con tutti, che aveva salvato la vita a centinaia di persone, fra le quali anche Cesare Marzona”, ma che, ha sottolineato Volpetti, è “sempre dimenticato, quando non oggetto di accuse ingiuste”.
Rivolgendo a Riccardi il grazie per il sostegno che la Regione ha dato e continuerà mantenere per il Monumento nazionale di Topli Uorch, Volpetti ha quindi ringraziato anche l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli, “presente alla cerimonia certo per dovere istituzionale ma anche per un doveroso atto di ricordo e omaggio alla mamma Rita, partigiana osovana di Polcenigo”.

A Canebola, dopo la messa concelebrata da don Gianni Arduini, ha preso la parola a nome dell’Apo la Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din; al suo commosso contributo sono seguiti gli interventi del sindaco di Udine Pietro Fontanini, di Francesco Tessarolo per la Federazione dei Volontari per la libertà, dell’onorevole Roberto Novelli e infine la relazione dello storico Tommaso Piffer.

L’assessore regionale Gibelli con Miani e Volpetti.

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In copertina, l’omaggio al monumento.

(Foto Regione Fvg)