Essere giovani europei: i ragazzi Fvg incontrano Elly Schlein

Elly Schlein, già europarlamentare, e da qualche mese giovane (ha 35 anni) vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, sarà “ospite” (oggi 29 maggio, alle 17, sul canale Instagram youropematters_italia) dei ragazzi di “Yourope Matters”, un progetto di peer education finanziato dalla Comunità Europea, nell’ambito del bando Erasmus+, e dalla Regione Friuli Venezia Giulia all’interno del bando cultura.

CINQUE PAESI UE COINVOLTI – Realizzato dall’associazione culturale Mec e dalla cooperativa Puntozero di Udine (con “Minoranza creativa” e “Centro giovani” di Pozzuolo) “Yourope Matters” coinvolge circa 30 ragazzi, del Fvg, fra i 18 e i 22 anni. «Il percorso – ha spiegato Francesco Rossi di Puntozero – doveva essere originariamente fatto in presenza, nelle scuole. In questo senso, devo dire, è stato interessante vedere come l’emergenza Covid-19 abbia trasformato tutta l’esperienza rendendola, paradossalmente, quasi più interessante. I ragazzi, infatti, in maniera del tutto autonoma, si incontrano on-line, discutono delle tematiche, hanno pianificato una vera e propria campagna Instagram che per un mese toccherà quattro topic diversi. Intervisteranno esperti, ma soprattutto coinvolgeranno i loro pari». Parallelamente, in altri quattro Paesi europei (Francia, Germania, Macedonia e Polonia) altri gruppi stanno facendo la stessa esperienza e durante queste quattro settimane ci saranno anche momenti di contatto fra loro. «Il progetto – ha ricordato Rossi – proseguirà fino a dicembre quando sarà fatta una presentazione finale a Strasburgo, almeno secondo il piano originale».

ESSERE CITTADINI EUROPEI – Questi giovanissimi sono quindi gli attori principali del programma di divulgazione umanistica: spetterà a loro sensibilizzare i coetanei sui valori dell’essere cittadini europei. Per farlo hanno scelto quattro macro-aree di discussione: la quarantena; il modo di fare informazione attraverso le nuove tecnologie; il cambiamento climatico; i loro sogni e il loro futuro. Tutto sarà raccontato sui social: «Abbiamo iniziato il progetto da zero poco più di un mese fa – ha spiegato Anna Rapone, una dei ragazzi che fanno parte del team -. Da qualche giorno abbiamo cominciato a pubblicare sul canale (https://www.instagram.com/youropematters_italia/), che ci piace definire come “il nostro condominio virtuale”. Prima di tutto ci siamo occupati di scegliere il mezzo. Instagram ci è parso quello che arriva di più alla nostra generazione, in questo momento storico. Poi abbiamo pensato ai contenuti e a come strutturarli. In questo mese cercheremo di capire che impatto potremo avere sugli altri attraverso una riflessione corale su tematiche che riteniamo stiano a cuore anche ai nostri coetanei. Quindi ogni settimana affronteremo uno degli argomenti – ha spiegato Anna – declinandoli al passato, al presente e al futuro. Utilizzeremo foto, video, monteremo delle discussioni che abbiamo avuto fra di noi, faremo delle live e ospiteremo dei “volti noti”. Il prossimo appuntamento sarà con Elly Schlein (venerdì 29 maggio, alle 17, per accedere alla live basterà entrare sul canale Instagram youropematters_italia dove sarà indicato i link per assistere al dibattito), ne abbiamo già avuto uno con il vicepresidente di vicino-lontano, Paolo Ermano. I primi di giugno, invece, parleremo con David Puente. Quindi l’invito per tutti è quello di seguirci!».

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In copertina, Elly Schlein in una immagine tratta da Wikipedia.

La salute è (ancora) un diritto? Domani viaggio con Cirri su Rai3

La salute è (ancora) un diritto? Tutti ce lo siamo chiesti nelle settimane più intense della crisi pandemica Covid-19. Mentre le terapie intensive erano sull’orlo del collasso, e gli italiani in lockdown sull’orlo di una crisi di nervi, migliaia di medici e infermieri che abbiamo applaudito dai balconi e definito eroi con il loro coraggio e la loro tenacia hanno contribuito, anche a costo della vita, a farci pensare che sì, la salute in Italia sia effettivamente un diritto, tutelato dalla carta costituzionale e, nei fatti, dal Servizio sanitario nazionale istituito per legge il 23 dicembre 1978. Che in un anno garantisce 23.600.000 accessi al pronto soccorso, 53 milioni di giornate di degenza e 579 milioni di ricette.
Da tempo un cittadino qualunque, Massimo Cirri – nella vita psicologo ma anche ideatore e conduttore di un programma cult della radio italiana, Caterpillar, in onda su Rai Radio2 – aveva iniziato ad interrogarsi su questa straordinaria macchina, il Servizio sanitario nazionale, che fornisce cure, assistenza, accertamenti, medicine a tutti e senza chiedere denaro. Una malattia grave, di quelle che interrogano sulla vita e sulla morte, ha attraversato Massimo. È stato curato bene, è guarito. È tornato a fare il suo lavoro di conduttore radiofonico. Quest’anno Massimo Cirri, come tutti, ha trascorso mesi chiuso in casa, mentre medici e infermieri si spendevano senza sosta per salvare vite. Offrendo, così come prima del virus, prestazioni completamente gratuite a cittadini che non devono esibire coperture assicurative o bancomat per vedere riconosciuto il loro diritto alla salute e alle cure.

Massimo Cirri

Ma da dove arriva questa visione del mondo? Ce lo racconta il documentario “Quello che serve. Un viaggio nelle radici del Servizio sanitario nazionale”, in onda in anteprima su Rai3 domani 29 maggio alle 23.15, scritto da Massimo Cirri con Chiara D’Ambros che firma la regia, condotto dallo stesso Cirri attraverso dialoghi e visite in molte sedi della sanità pubblica, da Milano a Ravenna a Padova, Vicenza, Recoaro e Schio, attraversando un appassionato Nord-Est che prima del Coronavirus scendeva in piazza per difendere il Servizio sanitario dalle politiche di esternalizzazione e privatizzazione. Interrogandosi sulla natura, sui presupposti e sulla portata del Servizio sanitario nazionale, Massimo Cirri incontra Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Michael Marmot, Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e coordinatore delle terapie intensive della Lombardi. E intervista gli operatori dell’elisoccorso di Ravenna, che ti vengono a prendere in 8 minuti al costo di 3 euro e mezzo all’anno a cittadino. Visita il Centro cardiochirurgico d’eccellenza di Padova, ritrova le due oncologhe dell’Istituto Tumori che lo hanno curato – per dir loro della gratitudine –, conversa con due infermiere, un’ostetrica e una mamma che si ricorda com’era prima, quando il Servizio sanitario nazionale non c’era: figure che definiremmo “ordinarie” della sanità di ieri e di oggi, e che subito ci sembrano straordinarie per impegno e umanità.

Alla ricerca delle radici profonde del Ssn, Cirri ritrova poi una donna coraggiosa, Tina Anselmi, ritrova Aldo Aniasi e una Repubblica partigiana, ci permette di scoprire piccoli grandi esempi dello straordinario capitale umano che incarna il valore profondo di questa risorsa pubblica. Ci porta così a ragionare su un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini, nessuno escluso: un Ssn a lungo dimenticato, dato per scontato, minacciato ma anche difeso strenuamente quando attaccato nelle sue prerogative di servizio pubblico. Riscoperto nel difficile periodo di pandemia. Ma riusciremo a ricordarcelo, dopo? Il viaggio nel Servizio Sanitario Nazionale è scandito dalle musiche di Stefano Bollani. Altan firma l’immagine portante del documentario e la compagnia di danza Arearea le coreografie.

ECCO CHI SONO

Massimo Cirri

Psicologo, conduttore radiofonico, scrittore e autore teatrale. È nato il 27 dicembre 1958 a Carmignano, in Toscana. Inizia la sua attività radiofonica negli anni ’80 a Radio Popolare, parallelamente a quella di psicologo. Dal 1997 lavora a Radio2, dove crea Caterpillar, il programma che ha lanciato “M’illumino di meno”, e di cui è ancora conduttore. Nel 2007 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro della Città di Milano.

Chiara D’Ambros

Film Maker, collabora con Report Rai3, dal 2017. Autrice e regista teatrale e radiofonica per Rai Radio2 e Radio3, dal 2010. Nata il 22 aprile 1978 a Valdagno, consegue nel 2009 un dottorato in Sociologia presso l’Università di Padova. Collabora dal 2014 con la testata online Globalist. Co-autrice di AAV storia di una B.rava R.agazza”, spettacolo vincitore della prima edizione del Premio Dante Cappelletti, nel 2004. Autrice e regista del documentario “Deai, Incontri. Un viaggio in Giappone”, 2016.

QUEL CHE SERVE. UN VIAGGIO NELLE RADICI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
IN ONDA: Rai 3, venerdì 29 maggio ore 23.15
di Chiara D’Ambros e Massimo Cirri, regia di Chiara D’Ambros, con Massimo Cirri
e con Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Micheal Marmot e molti operatori del Servizio sanitario nazionale.

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In copertina, Massimo Cirri mentre incontra i medici in un ospedale.

Casarsa, Piccolo Principe senza stop per i giovani di 4 Comuni

Nessuno stop alle attività per i giovani, durante il periodo di lockdown per l’emergenza Covid-19, da parte della cooperativa sociale Il Piccolo Principe che attualmente coordina le proposte educative per giovani e adolescenti nei Comuni di Casarsa della Delizia, Valvasone Arzene, San Martino al Tagliamento e Zoppola. Sono cambiate le modalità, ma è proseguita l’attività con diverse iniziative proposte dagli educatori come i giochi di società a distanza (sfruttando le videochat) e pure i contest artistici e le chiacchierate libere, per sopperire al periodo di grande difficoltà che i giovani dai 12 ai 25 anni hanno dovuto vivere a causa dell’isolamento sociale, la chiusura delle scuole e allo stop di tutte le attività sportive. Anche il volontariato è continuato in quei servizi della cooperativa sociale in cui è stato possibile garantire il distanziamento sociale. E ora si guarda al futuro, studiando nuove attività in presenza, nel rispetto delle normative, garantendo così una graduale ripresa della socializzazione alle fasce più giovani della popolazione.

“Sfruttando le più comuni piattaforme di videochat – ha spiegato Elisa Paiero, responsabile del settore giovani – sono nate diverse proposte a distanza: dai tradizionali giochi di società, riadattati in modalità web, alle attività d’espressione creativa e artistica delle proprie idee su tematiche proposte dagli educatori, ma anche occasioni di incontro a distanza per chiacchierare con leggerezza, la prosecuzione di attività di gruppo, avviate mesi prima, e finalizzate a realizzare idee, frutto della fantasia dei ragazzi. Il settore giovani, inoltre, ha deciso di continuare ad offrire opportunità di volontariato ai giovani, proseguendo in particolare le esperienze già avviate e ritagliando, nei servizi della cooperativa in cui è stato possibile, attività specifiche, realizzabili per il momento a distanza ma ricche di significato. I ragazzi e i giovani possono essere interlocutori preziosi con cui dialogare e da coinvolgere attivamente per costruire assieme il mondo che verrà: sono, infatti, ben consapevoli dell’importanza della corresponsabilità e del concetto di comunità , quale uniche risposte a problemi sempre più comuni”. Non solo, sono anche proseguite le attività in collaborazione con le scuole. “Un esempio importante da questo punto di vista – ha aggiunto l’esponente della cooperativa sociale – è la prosecuzione delle attività dei consigli comunali dei ragazzi, mantenuta nei Comuni di Casarsa e di Valvasone Arzene e San Martino, con l’obiettivo di valorizzare l’impegno dei giovani consiglieri e farli sentire parte della comunità, grazie a idee e suggerimenti, proposti da loro”.
Al centro degli obiettivi del Piccolo Principe, a Casarsa, la volontà di tutelare e promuovere il benessere dei ragazzi, di accompagnarli e in alcuni casi sorreggerli nel loro cammino di crescita, sapendoli ascoltare e imparando ad accogliere le loro domande. “La grande sfida ora – ha concluso Elisa Paiero – sarà adattare nuovamente il servizio alle prossime fasi che vedono una graduale ripresa della socializzazione e la possibilità quindi di realizzare in presenza alcune attività: una sfida a cui il settore sta già pensando da settimane e su cui è pronto ad avanzare diverse proposte innovative, grazie alla collaborazione del territorio, delle associazioni e delle agenzie educative. Mai come ora abbiamo la consapevolezza di quanto sia importante lavorare in rete nella propria comunità, mettendo a disposizione le proprie competenze specifiche per comporre assieme un unico grande puzzle, capace di dare risposta ai diversi bisogni del proprio territorio”.

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In copertina, Espressioni di libertà del Progetto Giovani a Casarsa.

Emergenza Covid: Porcia “On Demand” per i disabili

Una soluzione informatica nata per fronteggiare l’emergenza Covid-19, ma che sarà utile anche in futuro per fornire servizi socio-educativi a distanza: la cooperativa Il Giglio di Porcia, associata a Confcooperative Pordenone, ha ideato il progetto “GShare: Il Giglio On Demand”, per garantire un servizio innovativo alle persone con disabilità e supportare le loro famiglie, abbattendo ogni tipo di barriera geografica. Fin da metà marzo i responsabili del centro hanno messo in atto chiamate telefoniche, videochiamate, nonché un gruppo WhatsApp in cui gli utenti dei centri gestiti da Il Giglio e gli operatori possono chattare, non lasciando nessuno da solo, ma ora l’offerta ha anche un vero e proprio strumento digitale strutturato.

“Si tratta – spiega Mattia Galli responsabile dell’area strategica della cooperativa – di una videoteca on demand ad hoc per le persone con disabilità dove vengono caricati vari video istruttivi e tutorial realizzati dai nostri professionisti, talvolta con l’ausilio di alcuni utenti in carico ai nostri servizi tramite convenzioni con l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, i quali condividono il know-how acquisito in aula e sul campo, così da permettere ai familiari di avere a disposizione tutte le informazioni necessarie per poter gestire al meglio i propri cari quando sono a casa”.
Il metodo ed il linguaggio utilizzati durante i video sono comprensibili e fruibili anche per le persone con disabilità che, volendo, possono seguire il tutto da casa in autonomia o, dove necessario, con l’aiuto di un proprio caro. GShare è suddiviso in 5 aree tematiche che sono 5: Cura di Sé; Cura di Ambienti ed Oggetti Personali; Affettivo-Relazionale; Motoria; Operativo-Espressiva. C’è inoltre l’area speciale, per questa fase emergenziale, incentrata sulla Prevenzione da Covid-19. Per fare qualche esempio: ci sono video che supportano nelle attività di tutti i giorni, come prepararsi un caffé o un panino, video dedicati ai laboratori manuali espressivi, tutorial su come farsi un trucco perfetto e molti altri.

“La videoteca – aggiunge Galli – verrà costantemente aggiornata con nuovi video e tutorial all’indirizzo web www.ilgiglioporcia.it. Una volta avviata a pieno regime, è prevista nel breve termine la creazione di un’app dedicata. Uno degli obiettivi principali di GShare è quello di promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, oltre che supportare le famiglie. Nella realizzazione del progetto sono stati fondamentali l’apporto e l’entusiasmo dimostrati da tutti i colleghi coinvolti”.
“L’emergenza Coronavirus – sottolinea Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – ha portato il Giglio come altre cooperative sociali a ideare soluzioni innovative per proseguire nella propria attività anche a distanza. Si tratta di strumenti che potranno essere utili anche in futuro e che, grazie alla condivisione tra le nostre associate e all’operazione Solidarietà cooperativa che abbiamo avviato per rispondere alla crisi, potranno generare nuove forme di cooperazione a servizio delle comunità”.

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In copertina e qui sopra i consigli su come indossare la mascherina e come rifare correttamente il letto.

Malignani superstar con due startup (green e tecnologica)

Malignani superstar. Al termine di una finale per la prima volta interamente digitale e interregionale, che ha coinvolto Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, ben due su tre dei progetti vincitori sono stati quelli dell’Istituto di Udine: i vincitori del premio regionale Migliore Impresa JA di Impresa in azione sono andati a LeafLife e Comphouse, due startup a vocazione green e tecnologica create nell’ambito del programma di educazione all’imprenditorialità di Junior Achievement Italia. Che, nonostante l’emergenza Covid-19, non si è mai fermato, come la collaborazione con Cciaa di Pordenone-Udine, che ne condivide i valori, sostenendo i programmi di JA Italia, assieme alle associazioni territoriali di Confcommercio, Confindustria e Confartigianato.
Gli studenti dei due percorsi d’impresa ideati dal Malignani di Udine hanno convinto la giuria, formata da rappresentanti di aziende e professionisti (per la nostra regione c’erano il presidente del Comitato Giovani Imprenditori della Cciaa, Fabio Passon, il professor Emanuele Bertoni, delegato dell’ufficio scolastico regionale, e il responsabile del Centro Studi della Cciaa Pn-Ud, Mario Passon), suddivisa in tre panel e chiamata a valutare le idee presentate da 10 gruppi di studenti dell’Emilia Romagna, tre del Veneto e quattro del Fvg (di cui tre del Malignani e una del Ceconi). Altro vincitore il progetto Techvision dell’Istituto Luzzatti di Venezia.

«Siamo davvero orgogliosi dei nostri ragazzi – ha commentato il presidente della Cciaa di Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo -. Nonostante questo momento complesso e tutte le conseguenze che proprio su di loro sono ricadute, con l’isolamento, la chiusura delle scuole e la formazione a distanza, hanno saputo comunque impegnarsi nel progetto Ja realizzando interessantissimi percorsi d’impresa. Il loro impegno è per noi anche un forte simbolo di rinascita e speranza per il futuro. I dati sull’iniziativa imprenditoriale, in questo bimestre, non sono affatto incoraggianti, qui in Fvg, dunque confidiamo in questi giovani, nel loro entusiasmo, nelle loro idee e nella loro voglia e determinazione di fare impresa. Un’impresa che saprà sicuramente tener conto di quanto questa emergenza ci ha insegnato, mettendo insieme sviluppo, rispetto, sostenibilità e innovazione».

Giovanni Da Pozzo

Grazie a questi progetti innovativi, i “nostri” studenti parteciperanno alla prima storica finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno prossimo, attraverso un evento digitale in cui affronteranno virtualmente le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.
Attenzione all’ambiente e alle persone, come detto, al centro di tutti i migliori progetti d’impresa presentati dai ragazzi. «La nostra impresa, chiamata LeafLife-JA – spiegano gli studenti del Malignani valutati dal Panel A sul sito di Impresa in Azione, rinviando al sito https://leaflifecoinfo.wixsite.com/website –, realizza un sistema integrato che monitora la quantità di acqua delle piante in vaso, realizzato in bioplastica ecosostenibile. Ci rivolgiamo a tutte le persone che desiderano ottimizzare la cura delle proprie piante, limitando gli inutili sprechi di acqua, rendendo possibile la convivenza tra natura e tecnologia». Per quanto riguarda CompHouse, il progetto ha anche un nome simpatico, in friulano: Ledanâr 2.0 (in sostanza, la versione moderna e smart del compost più tradizionale). Si tratta di «una compostiera – spiegano gli studenti rinviando per dettagli al sito https://aziendacomphouse.wixsite.com/home – progettata per garantire la risoluzione di disagevoli problematiche rilevate nei composter attualmente sul mercato, quali l’emanazione di cattivi odori, la lentezza del processo di decomposizione e la scarsa praticità che si può riscontrare sia nell’estrazione del compost che nella pulizia della compostiera stessa». Più di 250 studenti dal Fvg hanno partecipato al programma senza farsi fermare dall’emergenza di questi mesi. Insegnanti e Dream Coach, per cui si ringraziano l’impegno e l’entusiasmo dei manager d’azienda volontari delle associazioni del territorio – Confcommercio, Confindustria, Confartigianato –, hanno potuto guidare i ragazzi nello sviluppo del loro progetto anche a distanza grazie alla forte expertise maturata negli anni da Junior Achievement nell’ambito della didattica digitale. Attraverso la tecnologia hanno potuto dar vita a vere e proprie Startup creandone il relativo prodotto o servizio, che hanno presentato, a una giuria qualificata alla Fiera regionale, la finale locale di Impresa in azione.
Grazie a questi progetti innovativi, gli studenti parteciperanno come detto alla prima finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno affrontando le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020. La classe vincitrice avrà, inoltre, l’opportunità di percorrere il ponte verso l’Europa che questa iniziativa offre e avrà l’onore di rappresentare l’Italia a livello europeo nella JA Europe Company of the Year Competition in una stimolante esperienza virtuale internazionale in Portogallo.

IMPRESA IN AZIONE è il più diffuso programma di educazione imprenditoriale per tutte le tipologie di scuola superiore, riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO)”. In 17 anni ha coinvolto oltre 100 mila studenti italiani, 400 mila all’anno in tutta Europa e, in Italia, ha generato nell’anno scolastico 2018/2019 oltre 750 mini-imprese di studenti, ognuna delle quali ha realizzato un prodotto o un servizio con un buon potenziale di mercato. In Friuli – Venezia Giulia Impresa in Azione è sviluppato grazie al prezioso contributo di Accenture, BNY mellon, BTMU, Campari, EY, HSBC, Italia Camp, Tim, Zurich, Unioncamere.
Riconosciuto dalla Commissione Europea come “la più efficace strategia di lungo periodo per la crescita e l’occupabilità dei giovani”, nell’anno scolastico 2018/2019 ha visto la partecipazione di oltre 14.000 studenti, con l’aiuto di oltre 400 volontari aziendali.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini dell’edificio d’ingresso dell’Istituto Malignani a Udine.

Alzheimer e Covid-19: CasaViola diventa una App per smartphone

CasaViola, aperta dall’Associazione De Banfield di Trieste, nel 2016, in pochi anni è diventata un punto di riferimento per i caregiver, le persone che si trovano ad affrontare, spesso all’improvviso, tutte le complesse attività necessarie per prendersi cura di un familiare con demenza. Dalle consulenze individuali, al supporto psicologico, alle attività per il benessere del caregiver, ai gruppi di autoaiuto, alla formazione: nessuna dimensione del prendersi cura è trascurata.
CasaViola collabora ad ampio raggio con enti di ricerca e istituzioni, locali, nazionali ed europei, per diffondere una cultura dementia-friendly e per migliorare costantemente la qualità dei servizi che offre. In questi tempi di isolamento forzato, si sono sospese di necessità le attività in sede, ma contemporaneamente si è lavorato per offrire la continuità dei servizi attraverso webinar, consulenze telefoniche o in videochat, articoli e video postati sui canali social dell’Associazione. In questo contesto matura l’ultima novità di CasaViola, un’applicazione per smartphone che rappresenta un ulteriore mezzo di contatto fra le famiglie e gli operatori, ma non solo.
L’idea di un’App era sorta già qualche tempo prima del lockdown grazie al supporto di un giovane sviluppatore triestino per alleggerire almeno un po’ la vita dei caregiver, con piccoli servizi dedicati. La pandemia ha portato un’accelerazione, e in poche settimane è già pronto il lancio di una prima versione. Per il momento sarà riservata agli utenti di CasaViola, con una sezione per le notizie generali che riguardano il mondo dell’Alzheimer e delle demenze, all’interno della quale è attiva una sezione “Covid-19” per la gestione degli aspetti legati alla pandemia. C’è un promemoria che si può personalizzare per ricordare visite mediche, assunzione di farmaci o qualsiasi altro evento, un calendario che ricorda le attività di CasaViola con la possibilità di iscriversi direttamente e una sezione dedicata a semplici esercizi per ridurre lo stress e regalarsi qualche minuto di benessere.
Un tutor informatico sarà a disposizione di chi avrà bisogno di aiuto per l’installazione e la messa in opera, anche se è stata pensata per utilizzo molto semplice: non si vuole certo che la App rappresenti un ulteriore stress!

Le coop di consumo sono un presidio per i piccoli paesi

«Le 26 cooperative di consumo e di dettaglianti attive in regione, con i loro 7.600 soci e 25,5 milioni di euro di fatturato, sono state tra i protagonisti silenziosi della resilienza necessaria a gestire con successo la crisi conseguente all’epidemia di Covid-19», dice Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine. «Le piccole realtà di rivendita di generi alimentari, infatti, si sono dimostrate un riferimento importante per la gente negli acquisti essenziali. Mentre le grandi catene di distribuzione si riorganizzavano per mantenere i servizi ai clienti, creando lunghe code e tempi incalcolabili per poter fare gli acquisti, i negozi di comunità, con misure semplici e accessi contingentati, sono stati in grado di fornire un servizio efficace, in tutta sicurezza e senza inutili perdite di tempo. Inoltre, sono stati in grado di proporre un servizio di consegne a domicilio che, nei paesi, ha consentito di soddisfare le esigenze delle famiglie e soprattutto degli anziani, dimostrandosi più efficienti della Gdo. Forse proprio grazie al loro radicamento territoriale – è il commento di Baiutti – registriamo la tenuta delle imprese cooperative di consumo che, negli ultimi due mesi, hanno rilanciato la loro attività restando a fianco delle comunità, riprendendo quella funzione per le quali erano state costituite molti decenni addietro e che si era un po’ persa a causa del proliferare dei centri commerciali. Non ci fossero stati questi presìdi territoriali – prosegue Baiutti -, ci sarebbero stati ben più gravi problemi di approvvigionamento delle famiglie e di rispetto del confinamento obbligatorio».

«L’insegnamento che ne abbiamo tratto non può essere scordato quando tutto sarà finito – aggiunge il direttore, Paolo Tonassi -. La crescita incontrollata di centri commerciali ha rischiato di smantellare completamente la rete dei piccoli esercizi locali, indebolendo pesantemente la loro funzione di servizio alle comunità che, invece, risulta essenziale per la loro stessa sopravvivenza. L’attuale sistema di sviluppo del commercio va ripensato anche attraverso un sostegno ai negozi di paese, o quartiere che, oltre a evitare la desertificazione del territorio a favore dell’eccessiva concentrazione nelle città, favorisca minori assembramenti di persone in luoghi chiusi, dove è più facile che si possano propagare le infezioni. Auspichiamo, perciò – conclude il direttore -, la stesura di un progetto regionale serio per il mantenimento degli esercizi commerciali minori, soprattutto nelle località più isolate e che aiuti anche lo sviluppo di ulteriori servizi a disposizione delle comunità locali. Su questo, Confcooperative è pronta sin d’ora a collaborare».

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In  copertina, Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine.

Taxi friulani deserti, ma vogliono ripartire: «Sicure le nostre auto»

«I nostri mezzi sono sicuri, chiamateci. Aiutateci a ripartire!». E’ questo il drammatico appello dei tassisti friulani travolti dall’emergenza Coronavirus, per i quali si affaccia una ripresa molto difficile, come per tutto il settore del trasporto persone. E in particolare quello dei taxi, a causa di Covid-19, pur avendo continuato a prestare servizio, ha visto andare in fumo ben il 90% del fatturato. Una situazione durissima che i tassisti, 63 in provincia di Udine di cui 40 attivi in città, sperano di lasciarsi presto alle spalle.
In queste settimane, questi operatori si sono organizzati per garantire la massima sicurezza all’interno dei veicoli, per sé e per i clienti, «che non devono avere timori» chiarisce il capocategoria provinciale dei tassisti di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti: «Abbiamo adottato tutte le misure necessarie. Indossiamo guanti e mascherina, trasportiamo al massimo due persone per volta, rigorosamente dietro e in caso di una sola persona la facciamo sedere a destra, il più lontano possibile dal conducente». A bordo dei taxi non mancano naturalmente i gel igienizzanti e tra i conducenti c’è qualcuno che ha iniziato ad installare schermature in plastica, a ulteriore garanzia del distanziamento. «Non lasciamo nulla al caso – continua Modonutti -. Ogni volta che un cliente scende disinfettiamo portiera, sedile e maniglia. Lavoriamo a giorni alterni, così da utilizzare il giorno di pausa per disinfettare l’auto da cima a fondo. Insomma, l’attenzione è massima e l’appello che rivolgiamo alle persone è che ritornino a prendere il taxi con tranquillità».

Il lockdown, come detto, è costato caro alla categoria. Con la chiusura delle scuole e poi a ruota lo stop di tutte le attività e l’imposizione della quarantena anche alle persone, il traffico si è fermato. Non i taxi, che per scelta hanno deciso di continuare ad operare: «Siamo andati avanti per spirito di servizio, ci siamo sentiti al fronte, poco meno che soli in una città deserta – racconta ancora il capocategoria che l’emergenza, come i colleghi, l’ha vista in presa diretta, dal parabrezza della sua auto -. All’inizio avevamo un po’ di timore, poi è passato, ci siamo attrezzati. Oggi mascherina, guanti e disinfettanti sono diventati la nostra nuova routine». Dal più giovane dei tassisti udinesi al più anziano, 24 anni il primo, 70 l’ultimo, c’è grande voglia di ripartire. Di tornare un punto di riferimento per Udine e i tanti che ante-emergenza prendevano il taxi d’abitudine. «Noi ci siamo – conclude Modonutti, spalleggiato dal presidente del radiotaxi di Udine, Massimo De Vit – e diciamo ai clienti: usate i nostri mezzi perché sono sicuri».

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In copertina, il capocategoria di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti; qui sopra, un taxi con protezione in plexiglas.

 

Coronavirus, l’appello del Piccolo Principe: “Aiutateci a ripartire”

Per ripartire e superare l’emergenza Covid-19, la cooperativa sociale Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia lancia un accorato appello a sostenerla attraverso lo strumento del 5 per mille, per aiutarla a ripartire e per donare fiducia a chi è più fragile. Infatti, lo slogan pensato per la campagna 2020 è: “Dona il 5 per mille al Piccolo Principe. Dona la fiducia di ripartire a chi è più fragile”.
“Purtroppo, anche la nostra cooperativa sociale – informa il presidente Luigi Cesarin -, come tante altre in Italia, è stata colpita dalle misure prese per contrastare la diffusione del Coronavirus messe in atto in questi mesi. Sono attivi i servizi legati all’agricoltura sociale e all’accoglienza richiedenti asilo. Mentre ad oggi le attività completamente chiuse sono: la Bottega Il Piccolo Principe e le attività in collaborazione con le scuole. Chiusi ma aperti in modalità “a distanza” i servizi socio-educativi, i Progetti Giovani e il Centro socio occupazione per persone con disabilità che, ad esempio, ha attivato un servizio a distanza con i suoi utenti e da poco ha fatto partire due esperienze di attività dirette con funzione di respiro per le famiglie. Lavorano poi a ranghi ridottissimi (circa il 10%): i laboratori di assemblaggio, La Cucina delle Fratte e il servizio di vending di Equosolda Fvg. Il nostro compito – sostiene Cesarin – è quello di traghettare chi vive in una situazione di fragilità nella fase post emergenza e poi di continuare a stargli accanto. Con il 5 per mille chiediamo di farlo assieme, perché solo uniti si può dare fiducia a chi è più fragile e costruire una comunità coesa. Per questo noi crediamo nell’opportunità del 5 per mille e facciamo appello a tutti i nostri soci e simpatizzanti a valutare Il Piccolo Principe tra le scelte”.

Nel 2018, grazie alle erogazioni del 5 per mille, sono andati al Piccolo Principe 7 mila 521 euro, con 319 persone che hanno firmato a favore della cooperativa sociale casarsese. Gli importi del 2018 sono serviti per acquistare un nuovo trattore ad uso della fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi di San Vito al Tagliamento, che sta completando la conversione biologica del vivaio ed è impegnata nel servizio di consegna a domicilio di cassette di frutta, verdura e generi di prima necessità, in risposta all’emergenza Covid-19. “I momenti di fragilità possono essere superati, solo se siamo uniti e ci prendiamo cura uno dell’altro con fiducia e reciprocità. – fa sapere Luigi Cesarin – Perchè la comunità cresce solo se si prende cura di se stessa. Anche in questa situazione di blocco e precarietà che stiamo vivendo – ha aggiunto il presidente -, noi del Piccolo Principe continuiamo a metterci accanto di chi è più fragile, ma abbiamo bisogno di tutti per ripartire con nuovo vigore, una volta passata l’emergenza. Abbiamo bisogno di tutti per ricostruire legami e fiducia, rendendo coesa e salda la comunità a cui apparteniamo, facendo ripartire i nostri servizi che sono proprio a servizio della comunità ed in particolare di chi al suo interno vive una situazione di fragilità. La firma per il 5 per mille sarà il contributo di ciascuno affinché ciò accada”.

La cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa è nata più di 30 anni fa sulla scia dell’esperienza dell’associazione di volontariato il Noce e oggi è arrivata ad avere 84 soci e un centinaio di lavoratori coinvolti nei suoi servizi. Servizi che sono tante tessere di un grande puzzle che si rinnova ogni giorno in aiuto del prossimo per promuovere la dignità di ogni persona. Per devolvere il cinque per mille a Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia è sufficiente firmare nell’apposito spazio sulla dichiarazione dei redditi indicando il codice fiscale 01133140937.

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In copertina, il presidente della cooperativa Luigi Cesarin.

 

L’assistenza ai disabili: Confcooperative Fvg preoccupata per i lavoratori

Il 54 per cento dei lavoratori svantaggiati di cooperative sociali – nelle quali vi erano stabilmente inseriti – è sospeso dal lavoro e, attualmente, si trova in cassa integrazione o strumenti analoghi. «Nella maggior parte dei casi parliamo di lavoratori con disabilità cognitiva, problematiche di salute mentale: per essi il lavoro è uno strumento di inserimento che li sostiene anche sul piano terapeutico. Siamo molto preoccupati per l’attuale situazione: alla fragilità di queste condizioni si è venuto a sommare il fattore Covid-19 e, nonostante l’impegno ammirevole delle cooperative sociali, è venuto il momento di ripensare a un welfare più solidale», dice Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà Fvg, che riunisce le cooperative sociali aderenti a Confcooperative nella nostra regione. Si arriva all’80 per cento di lavoratori svantaggiati se si considera quelli, molto numerosi, che era impiegato attraverso borse lavoro e tirocini, diverse centinaia in una regione pioniera nel mondo nell’inserimento lavorativo delle persone con svantaggio.

«Più di metà delle cooperative si è attivata autonomamente per assistere in remoto i lavoratori svantaggiati e continuare così a essere vicina a loro. Gli interventi più comuni vanno dalle telefonate e videochiamate di supporto, al sostegno psicologico gratuito, all’assistenza domiciliare. Ovviamente, il disagio è decisamente più forte nei problemi di salute mentale, in tutti questi casi la vicinanza, la socialità, è un fattore importante e la cooperazione sociale si sta impegnando per essere vicina a questi lavoratori». Per Federsolidarietà è urgente un ripensamento complessivo del modello di welfare: «Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha sbloccato i contributi alle cooperative sociali previsti dalla L.R. 20/2006. Quasi un milione di euro per 88 progetti che hanno coinvolto 502 lavoratori svantaggiati: è una notizia che accogliamo con soddisfazione perché rappresenta il riconoscimento dell’importanza di un welfare innovativo», evidenzia soddisfatto Luca Fontana. «Per il futuro servirà un tavolo permanente regionale che definisca le linee guida di un nuovo welfare per tutelare la fragilità delle condizioni di maggiore svantaggio in un costante confronto con il Terzo settore».

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In copertina, Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà Fvg.