Coronavirus e Vaia: ecco come valorizzare montagna e legno

Dopo la fase acuta del Covid-19 e la devastazione della tempesta Vaia, due eventi gravi che hanno pesato molto sul debole tessuto produttivo montano, occorre produrre un grande sforzo e una grande capacità collaborativa per cogliere le potenzialità che l’uso massiccio del legno locale possono offrire ai territori montani. Un potenziale di crescita che potrebbe moltiplicare almeno per 10 gli attuali valori, creando molte decine di nuovi posti di lavoro, nelle aree periferiche dove la crisi si fa sentire maggiormente e dove l’attuale situazione potrebbe favorire ulteriormente una “discesa verso il basso”. Esiste un patrimonio forestale di prim’ordine, disponibile in quantità più che sufficiente a dar da lavorare agli operatori locali, che non riesce a essere valorizzato in loco, ma finisce per buona parte all’estero assieme al valore aggiunto che potrebbe generare. Questa la visione di Legno Servizi, realtà attiva del settore.

Il presidente Emilio Gottardo.


Secondo la cooperativa, occorre che gli operatori, assieme alla Regione Fvg, sviluppino una visione che metta al primo posto la crescita e la creazione di nuove imprese capaci di trasformare il prodotto “in casa”, che investano in nuove tecnologie di trasformazione, di conservazione, di nuovi prodotti, che contribuiscano alla valorizzazione del patrimonio forestale “in loco” per contrastare l’esportazione del legname tondo verso altre destinazioni. Una valorizzazione che trovi coinvolti tutti i soggetti della filiera, vale a dire imprese di utilizzazione, di trasformazione e segherie, in un progetto che può contare su un “vantaggio competitivo” che molti non hanno: la materia prima di qualità, certificata per la gestione forestale sostenibile, disponibile in buone quantità.

“Nei prossimi anni, e già i segnali ci sono, non possiamo organizzare – dicono a Legno Servizi – la produzione nelle aree montane su comparti che dipendono sempre più da filiere e dinamiche di mercati che non controlliamo; non possiamo soggiacere a ricorrenti tensioni sulla materia prima legno, per la quale assistiamo a periodiche “corse all’accaparramento”, schiacciati dalla logica del più forte. Se non ci sarà una “concorrenza locale” capace di contrastare questi fenomeni, assisteremo alla svendita dei nostri boschi e alla “schiavitù” del materiale (lavorato) da importazione. Le nostre foreste soffriranno, le nostre imprese saranno costrette a sopravvivere e faticheranno a reggere l’urto. Dunque, ripartiamo dal legno locale! Gli ingredienti per un buon risultato ci sono tutti. Da Legno Servizi, dal Consorzio Boschi Carnici, dall’Associazione dei Boscaioli (Aibo), alle varie reti di imprese che in questi anni si sono costituite, alle segherie, ci sono le professionalità per migliorare e progredire assieme, aumentando gli occupati, facendo crescere il territorio, ora in sofferenza“.

Questa è, dunque, la proposta lanciata da Legno Servizi per rilanciare il comparto del legno nelle zone montane della regione e per ricominciare, oltre la normalità di prima, dopo Covid-19. «Lo facciamo convinti che il futuro, che è già presente, premierà il settore, persuasi che se adeguatamente sostenute le nostre imprese potrebbero crescere significativamente – afferma Emilio Gottardo, presidente di Legno Servizi -. Lo facciamo per mantenere competitive e propositive le nostre imprese associate, soprattutto in questo momento. Ma non ci riusciremo da soli. Riusciremo a incidere e a suggerire a chi ci governa la direzione da mantenere se saremo uniti e convinti prima di tutto noi, imprenditori e organizzazioni di questo territorio. Se lo faremo, avremo più forza e chi ci governa ci ascolterà. Il territorio ne ha bisogno, e ripartire dal legno locale per un suo uso generalizzato nelle costruzioni e negli arredi urbani, come hanno fatto, prima e meglio di noi, altri territori contermini, sarà di gran beneficio anche per le casse regionali. In questa ottica, Legno Servizi, assieme a soggetti pubblici e privati qualificati, si è fatta promotrice di una proposta concreta che verrà presentata prossimamente alla Regione per sostenere tutto il comparto foresta-legno nell’ottica di un uso diffuso e crescente del legno locale come materiale da costruzione. Mai come oggi – conclude il leader della cooperativa carnica – scelte che maturano altrove hanno influssi sulla porta di casa. Per questo occorre un approccio glocale: globale nella visione, locale nell’attenzione alla capacità produttiva nostra».

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In copertina e qui sopra legno pregiato dei boschi carnici.

Opi Trieste, torna il Premio nel ricordo di Valentina Sossi

In un anno decisamente particolare, il 2020 flagellato dalla pandemia Covid-19, riparte un Premio che da sette anni si propone di favorire l’incontro e la vicinanza fra infermieri e cittadini,nonché di festeggiare i professionisti che, attraverso la loro esperienza, hanno saputo unire le doti di competenza, umanità, capacità di empatia con il paziente. È infatti ai nastri di partenza la 7a edizione del Premio “Infermiere dell’anno” promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Trieste, l’iniziativa che ogni estate incontra la simpatia dei cittadini per “incoronare” l’infermiere che meglio abbia saputo esprimere lo spirito proprio del “take care” infermieristico: il prendersi cura a 360 gradi, dalla salute dei cittadini in carico. C’è tempo fino al 30 luglio, quest’anno, per inviare la propria segnalazione e partecipare, utilizzando il modulo scaricabile dal sito www.opitrieste.it

Valentina Sossi


Il Premio è dedicato alla memoria dell’infermiera Valentina Sossi, scomparsa prematuramente sei anni fa, esempio notevole di ottima professionista, capace di instaurare un rapporto empatico con le persone prese in carico. Cresce dunque l’attesa per conoscere la terna finalista 2020: sulla base delle segnalazioni ricevute, per qualità e non solo per quantità di preferenze, la selezione spetta alla Commissione del premio, composta da componenti del Consiglio direttivo OPI ovvero Franca Masala (tesoriera), Cecilia Trotto, Giulia Gerebizza, Stefano Grisan, Sara Petri. Il vincitore sarà proclamato e premiato dal presidente di Opi Trieste, Flavio Paoletti, appena le condizioni generali consentiranno di prevedere in presenza l’evento annuale di solidarietà aperto alla partecipazione degli iscritti e dei cittadini di Trieste, come sempre legato al bando di solidarietà Opi per Trieste, che riconosce e premia i progetti socio-sanitari promossi sul territorio.
«Quest’anno doloroso e speciale, tristemente memorabile per la nostra salute e per la vicinanza in corsia fra infermieri e cittadini – spiega il presidente Paoletti – ci rafforza nel desiderio di fare squadra con la città per dare nuove risposte ai bisogni emergenti sanitari e sociali della popolazione, anche attraverso i progetti meritevoli di solidarietà socio-sanitaria, che ci proponiamo di riconoscere e sostenere il prossimo autunno. Nel frattempo, nel corso dell’estate annunceremo la terna finalista, attraverso una inedita proclamazione digitale, online sul sito e i social dell’Ordine Opi di Trieste».
Nel 2019 il Premio è andato all’infermiera triestina Beatrice Virginia di Gioia, e nelle edizioni precedenti l’albo d’oro del contest annovera le infermiere Reanna Simsig, Sarah Bradassi, Rosa Mingrone, Lucia Sambo, Giulia Gerebizza.

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In copertina e qui sopra Paoletti premia le infermiere Reanna Simsig e Beatrice Virginia di Gioia (2019).

I dettagli e il bando per votare “L’infermiere dell’anno” sul sito www.opitrieste.it

 

A Casarsa ripartono i Centri estivi: da oggi via alle iscrizioni

L’Amministrazione comunale di Casarsa della Delizia ha avviato, grazie alla collaborazione degli uffici dell’Area servizi alla popolazione, un progetto organico di proposte estive per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza sanitaria Covid-19. Si è così deciso che i Centri estivi saranno organizzati dal 29 giugno al 7 agosto e che le specifiche relative ad orari, sedi e costi verranno rese note a partire proprio da oggi 16 giugno contestualmente all’apertura delle iscrizioni online sul sito www.comune.casarsadelladelizia.pn.it.
“Ritenuta urgente e prioritaria la risposta a famiglie e minori in concomitanza alla congiuntura economica e sociale seguita alla crisi pandemica – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Claudia Tomba – si è lavorato per rispondere in maniera efficace alle specifiche esigenze del territorio considerando non solo le incombenze di una gestione quest’anno straordinaria, ma soprattutto le peculiarità del territorio con la valorizzazione di quel patrimonio sociale fatto di risorse vive e preziose esperienze che rendono unica la nostra realtà”.
Al centro come obiettivo educativo i processi di risocializzazione con particolare attenzione ai più deboli. “Un gioco di squadra e di comunità – ha concluso l’assessore – dove l’Amministrazione, che si è da sempre distinta per significativi investimenti economici e progetti d’eccellenza durante tutto l’anno a favore dei minori – scuole e asili, doposcuola, Progetto Giovani e Centri estivi –, metterà in campo risorse straordinarie”.
Ieri, si è tenuto in municipio il secondo tavolo di lavoro per dar seguito alla coprogettazione tra Amministrazione civica, Parrocchie e le realtà del Terzo settore.

In via Vittorio Veneto
il Centro per i medici

Da ieri a Casarsa della Delizia è aperto il Centro per i medici, la cui inaugurazione formale era avvenuta alla fine della scorsa settimana. Il nuovo Centro di assistenza primaria è situato nella struttura dell’ex municipio in via Vittorio Veneto. “Un presidio della salute – ha spiegato il sindaco, Lavinia Clarotto – in cui i medici di base del territorio comunale potranno ricevere i propri assistiti e nel quale potranno essere erogati alcuni servizi sanitari”.

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In copertina, l’assessore alle Politiche sociali di Casarsa, Claudia Tomba.

Opportunità per i ragazzi volontari di Casarsa col Servizio civile solidale

Nuova occasione di crescita per i giovani di Casarsa della Delizia proposta dalla cooperativa sociale Il Piccolo Principe che sta cercando sei nuovi volontari da impiegare nel progetto di Servizio civile solidale “Lascia il segno”. Il “Servizio civile solidale” è promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per stimolare la partecipazione dei giovani dai 16 ai 17 anni compiuti in esperienze di volontariato e di cittadinanza attiva. L’obiettivo è quello di promuovere tra i ragazzi una cultura della pace, della solidarietà e della non violenza attraverso progetti che veicolano messaggi di impegno civile e favorendone l’ingresso nel mondo del lavoro con un’accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo nella società. I ragazzi saranno impiegati per il periodo da ottobre 2020 a luglio 2021 per un totale di 360 ore.
A Casarsa i ragazzi potranno essere impegnati nelle attività del Servizio socio-educativo pomeridiano (il doposcuola), del Progetto Giovani e del Centro socio-occupazionale per disabili, affiancando gli operatori in attività specifiche. Poi nel periodo estivo, potranno partecipare come animatori ai due centri estivi organizzati dal Piccolo Principe ovvero il “Punto Verde” e il centro estivo alla fattoria sociale La Volpe sotto i gelsi. Tutte le attività si svolgeranno nel rispetto delle direttive ministeriali e delle conseguenti disposizioni regionali, in riferimento all’emergenza Coronavirus.
“Questa emergenza Covid-19 ha messo a dura prova i ragazzi – spiega Elisa Paiero, responsabile dei servizi per i giovani della cooperativa Il Piccolo Principe – che, nonostante il lungo periodo di isolamento, non hanno smesso di credere nella solidarietà e nel loro futuro. Per questo, oggi ancora di più, invitiamo le famiglie a considerare questa opportunità di crescita e di responsabilità nei confronti degli altri che può dare il Servizio civile solidale: ciascun ragazzo potrà dare il proprio apporto, in base alle sue inclinazioni, in uno spazio anche di autonomia progettuale. Si tratta di un progetto capace di promuovere tra i ragazzi la cultura della pace, della solidarietà e di cittadinanza attiva. L’obiettivo è anche quello di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei ragazzi con un’accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo nella società. Ringraziamo i ragazzi che stanno terminando questo percorso – aggiunge Paiero – e quelli che li hanno preceduti negli anni passati, perché in ogni servizio hanno fatto germogliare nuove idee, dando valore aggiunto ai servizi della cooperativa”.
Ai volontari in Servizio civile spetta un contributo complessivo pari a 892,38 euro per la partecipazione ai progetti da 360 ore: c’è tempo fino al 26 giugno prossimo entro le ore 14 per presentare la domanda.
Si possono scaricare i moduli on line sul sito www.ilpiccoloprincipe.pn.it ed inviarli a e.paiero@ilpiccoloprincipe.pn.it oppure consegnarli di persona all’Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Casarsa, previo appuntamento telefonando al numero 3403421265. Seguirà una selezione di tutti coloro che hanno presentato la domanda per arrivare a scegliere i 6 giovani volontari per l’anno 2020/2021.

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In copertina il casale della Volpe sotto i gelsi e qui sopra volontari del Servizio civile.

Le sagre possono ripartire, ma come? Lo spiegherà il Comitato Pro Loco Fvg

di Gi Elle

In Friuli Venezia Giulia anche le sagre e le manifestazioni all’aperto, in genere, hanno riavuto il tanto auspicato via libera, al termine del lunghissimo lockdown imposto dall’emergenza sanitaria da Coronavirus. Per cui durante l’estate potranno essere nuovamente organizzati i tradizionali appuntamenti che, in molti casi, rappresentano anche un indubbio richiamo turistico per i centri che li propongono ma, come ricaduta, pure per l’intera regione della quale indubbiamente concorrono a valorizzare l’immagine. Si può dunque ripartire, a condizione, però, che venga rispettato il rigido protocollo di regole atte a salvaguardare da una malaugurata ripresa dei contagi. Per questo, sono stati pensati per gli organizzatori degli incontri formativi online con professionisti del settore sicurezza, oltre a un indispensabile supporto normativo tramite lo sportello Sos Eventi. Il Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia – che ha sede a Villa Manin di Passariano – è, infatti, pronto per fornire tutto l’aiuto necessario alle sue aderenti che sono intenzionate a organizzare sagre ed eventi nelle prossime settimane, sempre all’insegna del rispetto delle regole, che sono ancor di più fondamentali in questa fase di ridimensionamento della grave crisi causata dal Covid-19.

“Le linee guida della Conferenza delle Regioni e Province autonome e l’ordinanza numero 16 del presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – ha spiegato il presidente delle Pro Loco regionali, Valter Pezzarini – forniscono le regole alle quali le associazioni dovranno attenersi, tra il fondamentale rispetto del distanziamento sociale e dell’utilizzo dei sistemi di protezione individuale. Abbiamo pensato di istituire una serie di incontri online con i nostri consulenti in tema di sicurezza, ai quali le Pro Loco potranno iscriversi gratuitamente: dei webinar a numero chiuso che puntano a chiarire tutti gli eventuali dubbi e a ricordare come sia fondamentale rispettare le direttive, anche per non incorrere in conseguenze legali. Inoltre, per tutti gli enti del Terzo settore del Friuli Venezia Giulia organizzeremo incontri simili attraverso lo Sportello Sos Eventi, offrendo la nostra disponibilità e collaborazione anche al Centro servizio volontariato (Csv), come già avvenuto negli scorsi mesi”.

Un aspetto va rimarcato in questa fase di lavoro per tornare alla normalità: ogni Pro Loco è libera di decidere come comportarsi riguardo agli eventi di sua competenza. “C’è chi ha espresso intenzione di confermare la propria sagra estiva – ha concluso Pezzarini – e chi invece ha già posticipato l’evento al 2021: noi siamo al fianco sia delle une che delle altre realtà, puntando a informare completamente sulle regole sanitarie che vanno rigorosamente rispettate. Sarà poi valutazione della singola Pro Loco, una volta informata su tutto, decidere se proseguire con l’organizzazione. Già eravamo un mondo orientato alla professionalità e alla qualità nella gestione degli eventi: ma deve essere chiaro a tutti che la singola Pro Loco è garante. nonché responsabile a livello penale, del rispetto della sicurezza sanitaria nel confronto di visitatori e operatori volontari della propria manifestazione. Per questo vogliamo tutelare le nostre associate con una corretta e completa informazione“.

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In copertina, Valter Pezzarini e qui sopra Villa Manin (durante Sapori Pro Loco) dove ha sede il Comitato Fvg. 

(Foto Petrussi)

Ripresa da Covid in Fvg: un artigiano su tre può chiedere gli aiuti

Uno ogni tre artigiani del Friuli Venezia Giulia ha il codice Ateco “giusto” per ottenere il contributo a fondo perduto messo in campo dalla Regione Fvg a titolo di parziale ristoro dei danni causati alle imprese dall’epidemia di Covid-19. L’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine ha individuato, infatti, quasi 8.800 aziende iscritte all’Albo artigiano, pari al 31,5% del totale, la cui attività principale rientra tra quelle selezionate per accedere al finanziamento che varia da un minimo di 500 a un massimo di 4.000 euro a seconda del settore produttivo.
Su un totale di 27.853 imprese iscritte all’Albo artigiano, risultano ammesse ai contributi 8.787, un po’ meno di un’impresa artigiana su tre; restano al momento fuori dalla sfera dei beneficiari 19.066 imprese appartenenti a settori tra i quali figurano edilizia, impianti, trasporti conto terzi e Ict. Dal punto di vista provinciale, la percentuale di artigiani ammessi ai contributi è leggermente più alta nell’area della Venezia Giulia (Gorizia 36,2% e Trieste 33,7%), rispetto al Friuli (Udine 30,8% e Pordenone 30,1%). Al primo posto per incidenza di artigiani ammessi ci sono il comparto del benessere e dei servizi alla persona. Acconciatori, estetiste e odontotecnici tra gli altri che vedono ammesse al contributo ben il 99% delle attività, seguono con percentuali sopra l’80% i settori delle autoriparazioni e manutenzioni meccaniche (97%), la moda (91,2%) e l’artigianato artistico (85,4%).

«Si tratta di un segnale importante e concreto, un primo provvedimento che la Regione ha messo sul piatto a favore di artigiani, ma anche di commercianti, esercenti e operatori del turismo per andare a coprire almeno una parte delle spese impreviste e dei danni patiti dalle imprese a causa dell’emergenza sanitaria – afferma il presidente di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, Graziano Tilatti -. Purtroppo non tutti i settori trovano spazio nell’elenco delle attività ammesse in questa prima tranche. Penso ad esempio alla filiera del legno-arredo, all’impiantistica e all’edilizia che non ne fanno parte. Per questo motivo – continua Tilatti – se si libereranno altre risorse chiediamo alla Regione di impiegarle per dare un po’ d’ossigeno alle imprese con codici Ateco rimasti esclusi da questa prima tornata di contributi».
Esaurito l’effetto “click day” del primo giorno, le imprese che non hanno ancora presentato domanda hanno tutto il tempo per farlo – come già annunciato – fino al prossimo 26 giugno. Confartigianato ricorda che gli uffici dell’associazione sono a disposizione delle imprese per informazioni e supporto e che non ci vogliono particolari requisiti per accedere al “bonus” salvo essere in possesso di uno dei Codici Ateco indivituati dalla Regione Fvg. «A differenza di analoghi provvedimenti nazionali, non è necessario che l’impresa abbia subito un calo del fatturato e neppure che sia rimasta chiusa durante tutto o parte del periodo dell’emergenza, anche se alcuni requisiti minimi vanno rispettati, come l’essere in regola con la normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro o non trovarsi in una situazione economica compromessa già alla fine del 2019», sottolinea il presidente dell’associazione che plaude al meccanismo dei contributi in conto capitale. «Molto più diretto ed efficace per le imprese, che soffrono in gran parte una crisi di liquidità, rispetto a quello del credito d’imposta che fin qui è stato privilegiato dal governo nazionale», aggiunge Tilatti.

Tornando al report dell’Ufficio studi, l’importo medio per artigiano ammesso a contributo è pari a 1.062 euro, più alto in provincia di Pordenone (1.099 euro), più basso a Trieste (1.029 euro). Nei comparti, il contributo medio è più alto nell’alimentare (ristorazione per asporto, gelaterie e pasticcerie 1.400 euro), seguono i servizi e terziario (comprese le palestre, 1.378), e – sempre sopra i mille euro – il benessere e servizi alla persona (1.333).

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.

Danni da Coronavirus in Fvg: domande fino al 26 giugno

“Come ribadito più volte, anche in sede di Commissione, domani (oggi, ndr) si apre la finestra per l’invio delle domande riguardanti la concessione di contributi a ristoro dei danni causati dall’emergenza Covid-19 a sostegno delle strutture ricettive turistiche, commerciali e artigianali e dei servizi alla persona. Pertanto quello di domani non sarà un click day, ma l’inizio di un arco temporale per presentare le istanze, periodo che si chiuderà il 26 giugno, dando così tutto il tempo agli aventi i requisiti di inoltrare la propria domanda”. Lo ribadisce, attraverso una nota Arc, l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, rendendo anche noto che a seguito di un confronto con il governatore Massimiliano Fedriga, la Giunta ha deciso che “verrà data copertura a tutte le domande che saranno pervenute da parte degli aventi diritto”.
“Voglio tranquillizzare tutti i potenziali beneficiari: la platea è stata calcolata con un lavoro accurato della Direzione e le risorse, 34 milioni, ben calibrate in base alla sua consistenza. Comunque – assicura Bini -, garantiamo oggi che tutti coloro che sono in possesso dei requisiti stabiliti dal bando e che avranno inviato regolare domanda, nell’arco temporale che si aprirà domani e si chiuderà il 26, riceveranno il contributo. Non sarà quindi necessario accalcarsi domani a inviare la domanda, intasando i sistemi informatici: ci sarà tutto il tempo fino al 26 giugno“, conclude l’assessore.

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In copertina, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini.

A Casarsa niente saggio musicale, ma c’è tanta voglia di ripartire

Non si terrà quest’anno, a Casarsa della Delizia, il tradizionale saggio di fine anno al Teatro Pasolini della Scuola di Orientamento musicale, la cui segreteria è gestita dalla Pro Loco. L’emergenza Covid-19 ha infatti imposto di sospenderlo nonché ha determinato, durante il lockdown, lo stop anticipato di tutte le lezioni in presenza. Però gli insegnanti sono riusciti, comunque, a rimanere in contatto con gli allievi e si conta di poter ripartire dall’autunno.

“Ringraziamo i maestri della scuola di musica – ha detto Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa – perché in questo momento così difficile che ci ha imposto una chiusura anticipata dei corsi in aula, alcuni di essi hanno comunque garantito la continuità delle lezioni online attraverso videochat. Grazie anche ai genitori per la comprensione perché dobbiamo rimandare al 2021 il saggio di fine anno: li ringraziamo di cuore. Purtroppo, questa emergenza detta delle priorità e quindi dobbiamo rinunciare a questo spettacolo che sappiano benissimo essere di grande importanza per gli alunni e le loro famiglie che attraverso il saggio possono vedere i risultati dell’impegno dei propri figli nello studio di uno strumento musicale”.
I corsi della Scuola di Orientamento Musicale di Casarsa erano partiti ad ottobre 2019, con un incremento del numero di iscritti, non solo ragazzi ma anche adulti. “La scuola di orientamento musicale di Casarsa è una istituzione riconosciuta e rinomata, con ottimi insegnanti – ha spiegato infatti Tesolin – e con una gestione positiva grazie all’opera della coordinatrice Flavia Leonarduzzi. Caratterizzata da un approccio didattico moderno, che presta grande attenzione agli studenti. Negli anni vediamo poi che anche ci sono diversi adulti che si avvicinano alla musica, grazie ai nostri corsi e ci fa piacere riuscire a coinvolgere tutti, giovani e meno giovani. Ci auguriamo che a fine settembre o inizio ottobre tutti i corsi possano ripartire in presenza. Contiamo di ripartire perché sappiamo che questa emergenza ha colpito davvero pesantemente il settore della cultura e ha messo a dura prova le famiglie, i bambini e ragazzi che hanno dovuto rinunciare alle loro attività, ai loro interessi oltre che ai momenti di socialità e condivisione”.

I maestri di musica sono Denis Biason che insegna chitarra acustica, elettrica e basso, Manuel Pestrin insegnante di batteria e percussioni, Alberto Ravagnin pianoforte e tastiere, Veronica di Lillo canto singolo e canto corale e, infine, la new entry di quest’anno scolastico Moira de Vido, insegnante di solfeggio e pianoforte. Come detto, i corsi sono rivolti non solo a bambini e ragazzi, ma anche a tutti quegli adulti che vogliono avvicinarsi o anche migliorare la propria esperienza musicale.

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In copertina, un’immagine dell’ultimo saggio musicale al Teatro Pasolini.

Anche la Lilt friulana in videoconferenza: “Aiutate il volontariato”

Anche la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Udine, sezione “Elio ed Enrico Morpurgo”, ha affrontato, per la prima volta nella sua storia quasi centenaria, l’esperienza di un’assemblea senza la presenza fisica dei soci. E’ accaduto, come informa un comunicato, in occasione di quella ordinaria convocata in videoconferenza per l’approvazione del bilancio 2019, che si è tenuta alla presenza – ciascuno davanti al proprio Pc – di una trentina di soci.

La sede udinese della Lilt.


Il presidente Giorgio Arpino – riconfermato, a seguito delle elezioni svoltesi alla fine dello scorso anno, per il quinquennio 2019-2024 – ha presentato una dettagliata relazione, toccando tutti i temi dell’attività sociale, nel campo della prevenzione primaria (promozione di stili di vita sani che contrastino le insorgenze di malattie oncologiche), di quella secondaria (identificazione gruppi a rischio, screening e diagnosi precoce) e terziaria (attività di supporto a beneficio di chi ha già sviluppato un cancro e dei familiari dei pazienti oncologici). In tutte le aree, numeri in crescita: basti citare le quasi 900 visite preventive per i tumori più diffusi – seno, cavo orale, prostata, melanomi, colon-retto.
Risultati lusinghieri, per i quali il presidente ha ringraziato in primis i medici ma con loro tutti i volontari impegnati nelle numerose manifestazioni ed eventi grazie ai quali è possibile raccogliere i fondi necessari per sostenere il bilancio dell’Associazione. Risultati che tuttavia, ha avvertito Arpino, saranno difficilmente ripetibili nel 2020, partito con l’handicap del Coronavirus che di fatto ha bloccato gran parte dell’attività per un intero trimestre. Ma non è solo tale fattore a preoccupare: “L’epidemia Covid-19 – ha detto Arpino – ha fatto esplodere la solidarietà di tutti, una tantum, per aiutare la Sanità pubblica a contrastare l’espandersi di questo male terribile. Ciò è certamente bene, come risposta straordinaria ad un’emergenza straordinaria. In questa situazione, però, il terzo settore, di cui facciamo parte, è stato tenuto generalmente sotto traccia, rispetto alle grandi istituzioni, trascurando chi ha continuato ad operare facendo la propria parte. Il Covid-19 ha impoverito tutte le associazioni di volontariato, deviando le risorse sull’emergenza, dimenticando chi rappresenta uno “zoccolo duro” per aiuti continui e costanti, che è sempre stato presente e che ancora lo sarà, anche in tempi peggiori”.
Più che mai attuale, quindi, il tradizionale appello “aiutateci ad aiutare”, rivolto ai soci, ma anche a tutti i cittadini e alle istituzioni. Un aiuto che è possibile anche attraverso la destinazione alla Lilt del 5 per mille al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi.
La relazione del presidente ed il bilancio consuntivo 2019 sono stati approvati all’unanimità. L’assemblea ha anche nominato nuovo presidente dei revisori dei conti il ragionier Mario Bertossi, in sostituzione del dottor Antonio Toller dimessosi per motivi personali, dopo molti anni di meritevole ed apprezzata collaborazione.

La sezione Friulana della Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i Tumori) Onlus, intitolata ad “Elio ed Enrico Morpurgo”, opera ad Udine dal 1925 (è una delle sezioni più antiche d’Italia). Le due sedi indicate in calce sono aperte al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30.
Sezione Friulana Provincia di Udine “Elio ed Enrico Morpurgo” – Organizzazione di Volontariato 33100 UDINE – Via Francesco di Manzano, 15 – c.f. 94067980303 – www.legatumoriudine.it Centro Medico di Prevenzione e Ascolto “Nella Arteni” – LILT 33100 UDINE – Via Francesco di Manzano, 15 – Tel 0432.548999 – Fax 0432.425058 – e-mail: udinelegatumori@virgilio.it Segreteria e Presidenza 33100 UDINE – P.le Santa Maria della Misericordia, 15 – c/o Az. Ospedaliero-Universitaria -Tel /Fax 0432 481802 – E-mail liltudine@gmail.com

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In copertina, il presidente della Lilt friulana Giorgio Arpino.

 

Coronavirus travolge l’artigianato Fvg: previsti danni per 1,2 miliardi

Un miliardo e 200 milioni di euro di perdita a livello regionale, 600 milioni nella sola provincia di Udine. E’ quanto stimano di perdere le imprese artigiane nel 2020 secondo un sondaggio online promosso dall’ufficio studi di Confartigianato Udine che ha coinvolto, tra il 22 e il 27 maggio, 161 imprese rappresentative di tutti i settori. «Abbiamo voluto indagare come sta andando la ripresa a una settimana dal via della Fase 2 – spiega il presidente di Confartigianato Udine e Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti -. Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese, infatti, la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35% quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello Fvg, con un calo medio di oltre 40mila euro per azienda».
«Ci eravamo illusi che l’effetto della pandemia potesse essere più contenuto e invece questi dati ce lo mostrano in tutta la sua gravità – prosegue Tilatti -. Non possiamo che prenderne atto e rimboccarci ancor più le maniche, fiduciosi e determinati a tenere la barra dritta. Con due obiettivi: il primo è quello di tenere in vita le imprese, il secondo trovare nuovi canali di sviluppo. Per far questo dovremo anzitutto capire quale sarà il futuro modello economico e sulla base di quello mettere in campo misure adatte. Bene quelle varate fin qui, ma non possiamo pensare che bastino strumenti pensati per un mondo che non c’è più – conclude il presidente degli artigiani -, dobbiamo essere capaci di guardare oltre, di immaginare un nuovo sistema e accompagnarlo con misure innovative».

Tornando al sondaggio, la perdita accomuna tutti i settori dell’artigianato che soffrono però gli effetti del Covid-19 con pesi diversi. Stando alle risposte date, sono le imprese del comparto artistico e moda a patire di più, con una perdita di fatturato nell’ordine della metà rispetto all’anno scorso (-49%), seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture (-44%), autoriparazioni e trasporti (-43%) e dagli impiantisti (-42%). Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare (-24%). La perdita è legata ai settori, ma anche alla durata del lockdown, molto diversa a seconda del business aziendale. Il 64% degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio, il 30% – comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio – ha riaperto dal 18 maggio, il 4% – pari a 7 casi – non ha ancora riaperto in parte per via del mercato completamente azzerato dall’emergenza, in parte per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza.
Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo percentuale di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi, rispetto al normale giro d’affari, è stato pari al 46%, mentre per le aziende che hanno appena riaperto, la perdita, calcolata sui primi giorni di ritorno alla normalità, si attesta al 34%. Rari i casi di incremento della clientela che riguardano in particolare gli acconciatori. Parrucchiere, ma anche estetiste e in generale i servizi alla persona sono state nelle ultime settimane le attività più attese tanto che alla riapertura si sono trovate a gestire carichi di lavoro straordinari tali da indurre 3 aziende su 4 (73%) a prolungare temporaneamente gli orari di apertura e 6 su 10 a incrementare il numero di giornate lavorative (60%).

Il settore dell’alimentazione è quello dove più frequentemente la riapertura al pubblico è stata accompagnata da un aumento della gamma di prodotti e servizi offerti alla clientela, strategia scelta dall’83% delle imprese del comparto e che complessivamente ha riguardato un’impresa su 4 (25%). I maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale da un artigiano su dieci (10%), la maggioranza assoluta degli imprenditori (57%) ha scelto di non aumentare i prezzi, con una contrazione dei margini di profitto. Il 33% non ha ancora ritoccato i prezzi, ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.