Non vaccinati contro il Covid-19: oggi a Pradamano i premi del concorso Divoc

Da “reclusi” a premiati: alle porte di Udine, oggi, la conclusione del concorso Divoc per i non vaccinati durante la indimenticabile pandemia scoppiata cinque anni fa. Sono in programma infatti, alle 17, a Pradamano, nella sede dell’associazione Libars, in Via Marconi 44/ b, le premiazioni del concorso stesso, giunto ormai alla terza edizione, l’unico e solo premio esclusivamente dedicato ai non vaccinati contro il Covid-19, ideato dal filosofo friulano Emanuele Franz, autore di clamorose proteste, e promosso dall’Audax Editrice. Il concorso, presentato anche al Parlamento Europeo di Bruxelles lo scorso dicembre, ha visto oltre cento iscritti da tutto il mondo: in particolare da Italia, Olanda, Austria, Germania, Romania e Perù.
Lo scopo del progetto, affermano gli organizzatori, non è discriminare né invitare a non vaccinarsi, quanto ricordare il dramma delle limitazioni alla libertà subite durante la gestione della emergenza sanitaria. Il concorso Divoc ha infatti una finalità filantropica laddove, a seguito del susseguirsi di decreti e regolamenti, e con l’obbligo del super “green pass”, ai non vaccinati contro il Covid-19, era stata esclusa, sistematicamente, non solo ogni vita sociale, ma, cosa ancor più grave, ogni vita culturale. In palio, oltre alla pubblicazione con Audax, anche una pregevole opera del mosaicista di fama internazionale Giulio Menossi. L’invito è aperto a simpatizzanti e a tutti gli interessati.

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In copertina, il filosofo moggese Emanuele Franz durante una sua clamorosa protesta.

Pronto soccorso intasati? I medici replicano al sindaco di Pordenone

“È ingeneroso indicare nei medici di medicina generale le cause dell’intasamento dei pronto soccorso, quando invece sono proprio loro, con un numero che varia tra i 15 e i 18 mila contatti con i pazienti all’anno per ogni medico, a dare una prima e pronta risposta in ambito sanitario”: così il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg Fvg maggiore sindacato del settore, in merito alle dichiarazioni riportate sui media del sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani.
“Nessuna volontà di fare polemica con il sindaco – aggiunge Agrusti -, perché non è nel nostro stile, ma molti colleghi si sono risentiti delle frasi riportate nei loro confronti. Per questo rispondiamo con dei dati precisi, che raccontano il nostro impegno. Un medico di medicina generale con 1500 pazienti in carico, ogni anno ha 15 mila contatti con loro tra visite in ambulatorio, a domicilio o tramite consulti telefonici. Una media di 58 al giorno. Ci sono poi colleghi che a causa della carenza di medici di medicina generale hanno 1800 assistiti in carico: per loro si tratta di 18 mila contatti l’anno, ovvero 70 al giorno. Questo a livello regionale. Nello specifico dell’area vasta Pordenonese che il sindaco conosce bene, i nostri 180 medici gestiscono ogni giorno una media di 10 mila 500 contatti. Sono numeri significativi, che testimoniano quante ore dedichiamo per essere reperibili in vario modo per il bene dei nostri pazienti“.
E sempre sul Friuli occidentale il segretario Fimmg ricorda che “i medici di medicina generale della provincia di Pordenone hanno numeri molto performanti nella vaccinazione, sia quelle anti-influenzali degli ultra 60enni sia per le vaccinazioni anti Covid-19 nel periodo della pandemia, quando abbiamo dato pronta risposta anche al problema dei tamponi indispensabili per monitorare l’andamento dell’epidemia, essendo gli unici tra i sindacati ad aderire al protocollo con la Regione, come l’assessore Riccardo Riccardi può testimoniare. Il nostro ruolo nella pandemia è stato riconosciuto, visto che ancora oggi da recenti sondaggi registriamo un 85% di gradimento del servizio da parte della popolazione. Proprio nel Pordenonese, ad Aviano, abbiamo pianto l’unico medico di medicina generale morto per il Covid-19 in Friuli Venezia Giulia, il compianto dottor Antonino Cataldo, e in Italia, sul totale dei sanitari deceduti, metà erano medici di medicina generale. Tutto questo, lo ripetiamo, non per polemica ma per spirito di verità, sennò ogni volta rischiamo di essere ritenuti responsabili di tutte le problematiche che riguardano la sanità territoriale”.

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.

Lotta al Covid, Usca fino a dicembre: Fimmg con Agrusti grata a Riccardi

Lotta al Covid-19: da ieri, 10 agosto, dopo la pubblicazione sul Bur, è ufficiale il rifinanziamento di 800 mila euro e la proroga dal parte della Regione Friuli Venezia Giulia delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) fino al 31 dicembre, con lo stesso trattamento economico (40 euro l’ora) per i medici che vi opereranno e che erano rimasti in un “limbo” dopo il termine del 30 giugno.

Riccardo Riccardi


Soddisfazione da parte dottor Fernando Agrusti, segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti e che si è speso nel dialogo con la Giunta regionale per arrivare a questo risultato, che va anche a coprire retroattivamente il mese di luglio e i primi giorni di agosto. «Grazie al vicepresidente regionale Riccardo Riccardi – ha affermato Agrusti – per aver tenuto conto della nostra proposta di proroga di questo strumento così importante per la lotta al Covid-19, soprattutto considerando la gran parte di popolazione anziana che abbiamo in Friuli Venezia Giulia e della fondamentale opera che le Usca hanno nel seguire i malati a domicilio. Era una questione di merito che andava affrontata, non ne abbiamo mai fatto una problematica di “prezzo”: ma se questo servizio fondamentale aveva un valore fino al 30 giugno era paradossale che dal 1° luglio valesse la metà (23 euro l’ora, ndr). Bene ha fatto la Regione dando pronte risposte in stretta consultazione con noi: un dialogo proficuo che ha dato i suoi frutti. Come medici di medicina generale continueremo a essere in prima linea nella gestione delle emergenze, al fianco dei pazienti. Con le Usca c’è stata una collaborazione proficua che ora fortunatamente potrà continuare».

Fernando Agrusti

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In copertina, la rappresentazione del Covid-19 che da oltre due anni ci assedia.

Pochi medici, ma ci saranno i concorsi. Agrusti grato al presidente Fedriga

Soddisfazione anche in regione da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti) per l’atto di approvazione del fabbisogno di sanitari da formare nel triennio 2022/2025 da parte della Commissione salute delle Regioni. Un fatto che dà una prima risposta contro la carenza di medici di medicina generale sul territorio.
Approvato il fabbisogno, sta ora al Ministero della Salute formulare la proposta di riparto della disponibilità finanziaria per la copertura complessiva delle spese tra le Regioni, che verrà adottata poi in Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni potranno a quel punto bandire i singoli concorsi per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale. Pubblicati tutti i bandi regionali, sarà Roma a pubblicare l’avviso nazionale con la data del concorso.

Fernando Agrusti

Silvestro Scotti

«Un accordo – commenta il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – fondamentale per contrastare la carenza di medici di medicina generale realizzato anche grazie alla disponibilità del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, quale presidente della Conferenza Stato Regioni».
Anche Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, sottolinea con soddisfazione l’atto di approvazione del fabbisogno di sanitari da formare nel triennio 2022/2025 da parte della Commissione salute delle Regioni. «Nella convinzione che non si possa perdere altro tempo prezioso – dice Scotti – ho chiesto un’accelerazione dell’iter necessario alla pubblicazione del bando per il triennio 2022-2025».
Proprio il tema della mancata definizione del fabbisogno del corso di formazione era stato trattato recentemente durante il più ampio e propositivo incontro che il segretario Scotti aveva avuto con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, il coordinatore della Commissione Salute, Raffaele Donini, e gli assessori al bilancio Davide Carlo Caparini ed Ettore Cinque.

Il governatore Massimiliano Fedriga.

Da mesi Fimmg spinge per arrivare alla pubblicazione del bando che si sarebbe dovuto emettere a febbraio. «Continueremo a fare la nostra parte per sollecitare tutte le parti coinvolte – conclude Scotti – così da arrivare quanto prima al bando. Abbiamo già avuto contatti e assicurazioni di attenzione anche dal Ministro Speranza così da consentire l’accesso alla formazione specifica in medicina generale di quasi circa 2.800 nuovi colleghi, subito pronti a prendersi carico di 1.000 assistiti ciascuno con il supporto di un tutor, così come prevede la nuova normativa. L’approvazione del fabbisogno era essenziale, ma non possiamo fermarci qui se vogliamo fare in modo che sia rispettato il diritto costituzionale di ogni cittadino all’assistenza del medico di famiglia. Dobbiamo assolutamente ottenere un’accelerazione rispetto alle procedure e ai tempi ordinari che, tra bandi regionali e concorso, richiede normalmente circa 7 mesi. Non si può non considerare che in questo periodo il concorso per il corso di formazione non è più solo necessario per iniziare la formazione dei nuovi medici, ma di fatto rappresenta la risposta ai tanti sindaci, cittadini e territori che in carenza di medici di famiglia stanno chiedendo questa risposta assistenziale che rappresenta le fondamenta del nostro Ssn».

Covid, le Usca prorogate
avranno i finanziamenti

Lotta al Covid-19: la giunta della Regione Friuli Venezia Giulia sta per approvare il rifinanziamento delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) fino al 31 dicembre con 800 mila euro. Soddisfazione da parte della Fimmg Fvg. Il segretario regionale dottor Fernando Agrusti: «Grazie al vicepresidente regionale Riccardo Riccardi per aver tenuto conto della nostra proposta di proroga di questo strumento così importante per la lotta al Covid-19, soprattutto considerando la gran parte di popolazione anziana che abbiamo in Friuli Venezia Giulia. In questo modo, potremmo superare questa fase interlocutoria che aveva visto il 30 giugno la scadenza delle Usca in attesa di rifinanziamento. Era una questione di merito che andava affrontata e bene ha fatto la Regione dando pronte risposte in stretta consultazione con noi. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro in questo momento, collaborando a stretto contatto con le Usca nella gestione dei casi, anche a domicilio».

L’assessore Riccardo Riccardi.

Covid-19, i medici della Fimmg Fvg pronti per la quarta dose di vaccino

I medici di medicina generale sono pronti a effettuare le vaccinazioni con la cosiddetta quarta dose (seconda dose booster) del vaccino anni Covid-19 per gli over 60 e soggetti fragili sia nei propri ambulatori che a domicilio per i pazienti che hanno difficoltà di spostamento: anche in regione la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti) dà la propria disponibilità per la somministrazione le cui liste di prenotazione saranno aperte da oggi 14 luglio.
«Non solo adesso per la quarta dose – spiega il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – ma anche in autunno, quando da ottobre ci sarà da somministrare in contemporanea sia il vaccino anti-influenza che quello contro il Covid-19 aggiornato alla variante Omicron, i nostri medici di medicina generale saranno pronti per dare il proprio contributo alla medicina territoriale. Se c’è un insegnamento che la pandemia ci ha lasciato è che bisogna affrontare il virus dando una risposta unitaria. Ecco quindi che, in accordo con il nostro sindacato nazionale, pure qui in Friuli Venezia Giulia siamo pronti a dare un contributo concreto con i nostri medici che aderiranno alla proposta. Un servizio che riteniamo molto utile, specialmente in questo momento di ripresa dei contagi soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in regione è molto ampia».

Fernando Agrusti

C’è soddisfazione
per le Usca prorogate

Lotta al Covid-19: soddisfazione per la proroga delle Usca fino al 31 dicembre da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Il segretario regionale dottor Fernando Agrusti: «Proponiamo alla Regione di avviare nel frattempo un tavolo per programmare il lavoro a stretto contatto tra medici di medicina generale e le nuove Uca».
L’annuncio da parte della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso il vicepresidente Riccardo Riccardi, di prolungare sino a fine 2022 le Usca – unità speciali di continuità assistenziale che tanto erano state utili nella fase dell’emergenza sanitaria nella gestione domiciliare delle persone positive al Covid-19 – prevedendo anche il mantenimento della stessa paga trova il plauso della Fimmg Fvg. Il sindacato dei medici di medicina generale aveva infatti avanzato questa proposta la scorsa settimana in modo da gestire al meglio il passaggio di consegne tra le Usca e le nuove Uca (unità di continuità assistenziale), che in base al decreto ministeriale numero 77 saranno sempre più chiamate a compiti di assistenza domiciliare in coordinamento con i medici di medicina generale.
«Ci aveva lasciato perplessi – spiega il segretario regionale della Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – il fatto che per gli stessi compiti un medico delle Uca prendesse un compenso minore delle Usca: come medici non ne facevamo una questione monetaria, ovviamente, ma di coerenza del servizio. Ben venga quindi questa proroga decisa dalla Regione, anche su nostra proposta, con un periodo di tempo che permetterà di definire meglio pure la gestione organizzativa del rapporto tra medici di medicina generale e Usca, visto che si lavorerà a stretto contatto nell’ottica di una medicina territoriale sempre più vicina ai cittadini. Per questo proponiamo l’avvio in tempi rapidi di un tavolo di confronto che da qui a dicembre definisca sul territorio regionale i nuovi compiti delle Uca e il loro rapporto con i medici di medicina generale. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro in questo momento di ripresa dei contagi soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in Friuli Venezia Giulia è molto ampia».

 

Le Usca per la lotta al Covid-19. Fimmg: proroga almeno fino al 31 dicembre

Prorogare le Usca almeno fino al 31 dicembre in virtù della ripresa del numero dei contagi e della particolarità della popolazione del Friuli Venezia Giulia, con una considerevole parte di persone anziane: questa la proposta alla Regione Fvg da parte della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) maggiore sindacato nazionale del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. La proposta arriva dopo la scadenza delle Usca, unità speciali di continuità assistenziale che tanto erano state utili nella fase dell’emergenza sanitaria nella gestione domiciliare delle persone positive al Covid-19, anche nei casi di comunità come scuole e aziende in cui il contagio si propagava. Unità che dal 1° luglio sul territorio regionale sono state sostituite dalle Uca (unità di continuità assistenziale) creando però delle problematiche gestionali, dalla definizione dei turni ai compensi per i medici. Non in tutte le regioni italiane si è proceduto in questo modo.
«Come in Emilia Romagna – spiega il segretario regionale Fimmg Fvg, dottor Fernando Agrusti – dove la Regione ha prorogato le Usca sino a fine anno. Una scelta che riteniamo possa essere utile in questo momento in cui vediamo come la diffusione del contagio stia riprendendo forza soprattutto tra la popolazione anziana, che qui in Friuli Venezia Giulia è molto ampia. Siamo nel mezzo di un picco pandemico ed è meglio non abbassare la guardia. In questi mesi di proroga si potrebbe poi aprire un confronto tra medici e amministrazione regionale su come gestire al meglio le unità sia in termini di orari che di retribuzione. I medici di medicina generale sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e continueranno a fare il loro dovere, non ci tiriamo di certo indietro: solo chiediamo di non interrompere un sistema che funziona e nel frattempo dialogare sulla gestione della pandemia una volta finita l’emergenza insieme ai vari portatori d’interesse».

Fernando Agrusti

Il “caso” Monfalcone

La Fimmg Fvg, con la sua segreteria provinciale di Gorizia guidata dalla dottoressa Adriana Fasiolo, ha posto l’attenzione su una situazione sanitaria dalla rilevanza nazionale. C’è, infatti, preoccupazione per quanto successo a Monfalcone dove è stato assegnato, vista la carenza di medici, il servizio di continuità assistenziale (meglio nota come guardia medica), per 6 mesi a una cooperativa. Pronto il sostegno anche del sindacato nazionale con Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale: “Continuità Assistenziale affidata a privati, chiederemo accesso agli atti. A Monfalcone situazione grave e il rischio di contrarre le prestazioni di assistenza ai cittadini”. «Condividiamo le preoccupazioni della segreteria provinciale Fimmg Gorizia e abbiamo già dato mandato al nostro ufficio legale affinché, tramite un accesso agli atti, si possa fare chiarezza sulle modalità di gestione di un servizio centrale nell’assistenza ai cittadini». Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale, commenta così il caso che investe l’ex Guardia Medica (oggi Continuità Assistenziale) sollevato dalla Fimmg di Gorizia e ripreso da diverse testate giornalistiche. Maio chiarisce che «la richiesta di accesso agli atti servirà a comprendere se l’Azienda abbia espletato tutte le procedure previste dalle norme vigenti per l’attribuzione degli incarichi e la copertura del Servizio nell’ambito della Medicina Generale, e quindi nell’ambito del SSN, o vi siano state condotte omissive. Viene da chiedersi: se esiste una reale carenza, come mai una azienda privata riesce a individuare quei medici da destinare al servizio che invece l’azienda sanitaria afferma di non trovare? Se il servizio verrà espletato sempre da medici, mi chiedo perché non si sia provveduto ad assumerli secondo le ordinarie procedure di inserimento nell’ambito del Servizio sanitario nazionale?».
Ad allarmare Fimmg Continuità Assistenziale è anche quanto riportato da autorevoli testate giornalistiche nazionali, che denunciano l’inadeguatezza degli spazi destinati dall’Azienda Sanitaria al servizio di Continuità Assistenziale. «Se dovesse risultare vero che “a Monfalcone l’ambulatorio di Guardia Medica non è a norma per le visite” e che “i pazienti vengono accolti e assistiti nel corridoio”, evidentemente saremmo al cospetto di una situazione gravissima, con evidenti responsabilità dell’Azienda Sanitaria di competenza anche nella mancata individuazione delle strutture che avrebbero dovuto accogliere i cittadini che fino ad oggi si sono rivolti alle sedi per ricevere assistenza». Per Fimmg Continuità Assistenziale è comunque evidente che questa scelta è «il segnale di un fallimento gestionale e della volontà di sottrarsi al confronto sindacale. Una sconfitta per chi dovrebbe garantire il miglior funzionamento della sanità pubblica. Abdicare alle proprie responsabilità, in questo caso, significa soprattutto contrarre il diritto alla salute dei cittadini nell’ambito del Servizio sanitario nazionale». E sarebbe allarmante anche l’ipotesi per la quale il servizio di Continuità Assistenziale, tipicamente di competenza del medico di medicina generale, tramite la cooperativa possa invece in futuro ricadere su altre figure sanitarie e non su medici. «Se così fosse – prosegue il segretario nazionale – qualcuno dovrebbe informare di questa decisione senza precedenti i cittadini di Monfalcone, che rivolgendosi al Servizio per consultare un Medico troverebbero invece un professionista diverso, non medico, legittimato a prestare un’assistenza di diverso livello e diversa capacità di presa in carico e risposta ai loro bisogni. I cittadini di Monfalcone meritano chiarezza».

 

 

Lotta al Covid-19, anche in Fvg l’algoritmo che aiuta i medici

La lotta al Covid-19 trova un alleato negli algoritmi digitali: anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato nazionale del settore che in regione conta più di 300 iscritti) usufruirà del nuovo progetto di Net Medica Italia, software house del sindacato nazionale in un progetto in collaborazione con Cittadinanzattiva. Nello specifico, il nuovo programma, analizzando le caratteristiche del paziente, sosterrà nella prescrizione dell’antivirale Paxlovid, attualmente l’unico prescrivibile dai medici di medicina generale secondo le linee guida Aifa. L’algoritmo, interagendo con il database dei medici di medicina generale, supporterà le scelte e ridurrà i rischi di errore per una sanità sempre più personalizzata.

Fernando Agrusti


Net Medica in continuità con quanto già fatto con il progetto “Pri.Sma” in tema di stratificazione dei pazienti in base alla fragilità per l’accesso alla vaccinazione Covid, ha ulteriormente ampliato la possibilità di utilizzo di algoritmi che oggi supportano il medico di medicina generale nella prescrizione appropriata della terapia antivirale, come sottolineato dal dottor Silvestro Scotti (segretario nazionale Fimmg) e da Nicola Calabrese vicesegretario Nazionale Fimmg e presidente Net Medica Italia, ai quali fa eco il segretario regionale dottor Fernando Agrusti.
«Questo nuovo algoritmo ci consente di semplificare il processo di accesso al farmaco, supportando i medici di medicina generale nel percorso di analisi di eleggibilità e nella prescrizione del farmaco. Questo significa che il medico può ora prendere la migliore decisione possibile, considerando ogni dato clinico rilevante in suo possesso», spiega Calabrese. «Di fatto, la medicina generale è pronta ad assumere questa opportunità e ha a disposizione un ulteriore strumento di supporto per essere efficace ed appropriata – aggiunge Scotti -. Portare il processo decisionale e professionale nello studio del medico di famiglia e supportarlo nell’analisi della eleggibilità e delle possibili interazioni farmacologiche che possono limitare o controindicare la prescrizione è un passaggio decisivo, ma soprattutto permette di individuare già prima i pazienti, che qualora contagiati possano avere accesso alla terapia antivirale con abbreviazione dei tempi di accesso alle cure, punto fondamentale nell’uso di queste terapie».
Estremamente complesso e lungo è infatti il percorso necessario all’individuazione dell’eleggibilità del paziente e alla definizione del relativo piano terapeutico. Semplificando non poco: al medico di medicina generale spetta il compito di capire se il paziente è candidabile al trattamento, guardare fattori di rischio (quali ad esempio una patologia oncologica, diabete complicato, obesità o broncopneumopatia), individuare nella storia clinica eventuali fattori di esclusione (come una compromissione renale o epatica severa) e assicurarsi che non ci siano problemi per l’eventuale assunzione di farmaci che possono rappresentare controindicazioni al trattamento.
«Si tratta di uno strumento importante per consentire ai cittadini un accesso facile e sicuro ai farmaci disponibili per la cura del Covid. E, dal nostro punto di vista, è altrettanto fondamentale perché, anche attraverso questi strumenti digitali, si consolida il rapporto di fiducia fra medico di famiglia e cittadino. La digitalizzazione, utilizzata per accorciare i tempi, sburocratizzare le procedure, fornire cure più appropriate e personalizzate, è una grande sfida per il futuro del nostro servizio sanitario e per tutelare i diritti dei pazienti, ovunque risiedano», afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
Fimmg e Cittadinanzattiva hanno dunque condiviso su questo tema l’opportunità di perseguire una soluzione tecnologica che fosse di supporto nella scelta più appropriata per affrontare con una modalità quanto più consapevole e orientata i processi di eleggibilità del paziente alla luce del coinvolgimento attivo della medicina di famiglia.

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In copertina, la rappresentazione grafica del Covid-19 conosciuto inizialmente di più come Coronavirus.

I medici Fvg della Fimmg sono pronti ad assistere i profughi in arrivo dall’Ucraina

Emergenza profughi dall’Ucraina: i medici di medicina generale, compresi quelli in pensione, pronti a dare la propria totale disponibilità. Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore) vuole fornire una concreta e fattiva opera professionale-assistenziale nei confronti di un popolo così duramente colpito in quella che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha definito come la crisi di profughi più veloce in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

Fernando Agrusti


«Accogliendo con favore la decisione dell’Unione Europea di applicare la direttiva sulla protezione temporanea – spiega il presidente regionale del sindacato dei medici, dottor Fernando Agrusti – la Fimmg mette a disposizione la propria rete capillare e diffusa di medici di famiglia e continuità assistenziale, potenziata anche dalla disponibilità dei medici che hanno lasciato l’attività professionale per raggiunti limiti di età. Diamo quindi disponibilità a concordare con le autorità nazionali e regionali le ulteriori modalità organizzative per una efficace erogazione della indispensabile assistenza medica ai profughi di guerra dell’Ucraina».
Il tutto senza venir in meno nel proprio impegno nella lotta al Coronavirus e all’attenzione ai propri assistiti. «Pur nelle gravi difficoltà causate ancora dalla pandemia Covid-19 – aggiunge Agrusti -, che continua a provocare incrementi enormi dei carichi di lavoro, i medici della Fimmg non vogliono esimersi dal fornire il loro concreto aiuto, nelle normali sedi di erogazione del proprio servizio assistenziale o in sedi apposite delle loro Aggregazioni funzionali territoriali, senza distinzioni o differenza dell’assistenza erogata nei confronti dei propri assistiti».

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In copertina, alcuni profughi in partenza dall’Ucraina colpita dalle bombe russe. (Foto Caritas)

 

Fondazione Luchetta, bilancio morale che è termometro dell’anno pandemico

Se Covid-19, dalla sua violenta irruzione agli inizi del 2020, ha fermato o rallentato a lungo sul pianeta la circolazione delle persone, è attraverso attività che hanno come mission specifica le cure sanitarie non garantite nel Paese di origine che si può misurare l’evoluzione della crisi pandemica, e la lenta ripresa verso un’auspicata normalità. Dal 1998 ad oggi la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ha garantito assistenza sanitaria a 795 bambini non curabili nel Paesi di provenienza, attraverso una policy che prevede l’ospitalità anche dei familiari al seguito: 1960 ad oggi accolti, per un totale di 259.182 giornate di permanenza. Sempre la Fondazione si è fatta carico di ogni spesa relativa ai viaggi, ai trasferimenti, all’accoglienza e alle cure dei bambini e dei loro familiari, direttamente o in cordata con altre associazioni, e ha erogato in questi 23 anni ben 780 mila pasti. Tre le sedi di accoglienza messe a disposizione nel tempo a Trieste, oggi con 68 posti letto complessivi – in via Valussi e via Chiadino, a Sgonico-Bristie nella ristrutturata Casa Steffè – e due le strutture sanitarie di riferimento, l’ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste e l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, salvo esigenze sanitarie che rendano necessaria l’individuazione di altre sedi di cura in Italia.

Ota, Luchetta, D’Angelo e Hrovatin

Bilancio morale

«I primi dati del Bilancio morale 2021 della Fondazione Luchetta – annuncia la presidente, Daniela Luchetta – confermano la tendenza verso una cauta ripresa della normalità per gli interventi di assistenza sanitaria internazionale: il viaggio a Trieste ha restituito la speranza, e la possibilità concreta di sopravvivere nel corso dell’anno a 19 bambini provenienti da Afghanistan, Costa d’Avorio, Eritrea e Iraq, accompagnati da 29 familiari, con permanenza media di 84 giorni per ogni nucleo familiare, e quindi per 4042 giorni complessivi di ospitalità a Trieste». Nei confronti degli assistiti sono state effettuate, da parte dei volontari, 1.101 attività, con 293 accompagnamenti da e per ospedale di cura; 22 accompagnamenti da e per aeroporto/stazione; 786 ulteriori attività legate a cure e assistenza.

Vaccino e solidarietà

La pandemia 2020-2021 ha avuto molte altre implicazioni sulle attività della Fondazione Luchetta: a cominciare dal tema “vaccino”. Il costante contatto con persone fragili, bambini in cura e spesso immunodepressi, ha determinato l’inserimento dell’istituzione nella categoria prioritaria per accedere alla vaccinazione. Nei mesi di marzo e aprile 2021 tutto il personale della Fondazione è stato invitato quindi a vaccinarsi, inclusi i volontari autisti. Nei casi di mancata adesione al vaccino sono state modificate le mansioni degli operatori, oppure attivate ferie o cassa integrazione (sulla base delle posizioni personali di ogni dipendente), in modo da evitare il contatto con i minori e le famiglie da parte dei non vaccinati. Nel frattempo, sono state costantemente presidiate le misure di sanificazione in tutti i luoghi di operatività della Fondazione, case, ufficio, automezzi, negozio e microarea, e così via.

Povertà in aumento

Ulteriore conseguenza della pandemia è stato l’aumento delle povertà alimentari e del “food divide” a livello internazionale e naturalmente anche in Italia e sul territorio. Nel corso del 2021 l’impegno della Fondazione Luchetta sul versante della solidarietà sociale si è tradotto nel sostegno a 120 famiglie con minori di Trieste segnalate dai Servizi sociali, nell’ambito dei progetti curati dal Banco Alimentare. La Fondazione ha così contribuito al recupero di oltre 17 tonnellate di cibo a ridosso di spreco, in cordata con la grande distribuzione (gastronomia), con Trieste Recupera (ortofrutta) e con Bofrost (surgelati). Contestualmente, e sempre sul fronte dell’impegno per il contrasto al disagio sociale, attraverso il Centro di raccolta “Elide” la Fondazione Luchetta ha sostenuto oltre 1800 nuclei familiari italiani e stranieri per il recupero e redistribuzione di vestiario e articoli per la casa. Ogni famiglia, tramite le associazioni di assistenza, ha avuto la possibilità di accedere settimanalmente al centro di raccolta, che si è aperto anche ai migranti di passaggio e richiedenti asilo appena arrivati in città. “Elide” si alimenta delle donazioni dei cittadini, con oltre 1000 consegne al mese fra vestiti e oggetti per l’infanzia, biancheria per la casa, piccoli elettrodomestici che sono sistematicamente valutati e sanificati, qualora adeguati al riutilizzo.

Progetti all’estero

Nel 2021 è proseguito il progetto in Albania di collaborazione con la clinica sanitaria “Salus” di Tirana, per l’accoglienza di bambini con patologie. Si è invece interrotto il progetto di collaborazione con Atmo (Fundacion para el Transplante de Medula osea) in Venezuela, in ragione delle condizioni critiche del Paese.

Sensibilizzazione

Nel corso del 2021 il Premio Luchetta, storico impegno della Fondazione per la sensibilizzazione sui temi dell’infanzia nel mondo, ha cambiato format, con le Giornate del Premio Luchetta dal 15 al 17 ottobre nella sala Luttazzi al Magazzino 26, Porto Vecchio. In occasione delle Giornate si è celebrata la premiazione dei vincitori 2021, incastonata in cinque panel di approfondimento sui temi dei lavori premiati. Sabato 31 ottobre la messa in onda su Rai1 del programma “I Nostri Angeli”, come sempre dedicato ai temi del Premio Luchetta, girato in suggestive location della città di Trieste.

Emergenza Afghanistan

«L’attività della Fondazione Luchetta – osserva ancora Daniela Luchetta – è spesso una cartina di tornasole anche degli scenari geopolitici in evoluzione: nel corso del 2021 alcune storie si sono intrecciate con un denominatore comune, la provenienza afghana dei bambini presi in carico insieme ai loro familiari. Vicende umane per le quali un positivo sviluppo, con l’intervento della Fondazione Luchetta, è stato propiziato da giornalisti sensibili alle questioni sociali e umanitarie». Nel gennaio 2021, su segnalazione del giornalista Rai Nico Piro – Premio Speciale Luchetta 2021- e grazie all’intervento della comunità di Sant’Egidio, si è finalmente sbloccata la storia di una giovane madre afghana, bloccata nel campo migranti sull’isola greca di Lesbo insieme al figlio gravemente malato. Insieme erano partiti dall’Iran in cerca di possibilità di cura, ma l’arrivo a Lesbo aveva drammaticamente impedito di proseguire nella ricerca di un approdo di assistenza sanitaria. Oggi madre e figlio si trovano al sicuro nella Fondazione per ricevere le cure necessarie all’ospedale di Udine. Ulteriore storia è quella segnalata dalla giornalista Monika Bulaj, relativa ad una famiglia residente a Kabul, composta da madre e 7 figli, due dei quali maggiorenni e con una bambina affetta da grave patologia. La famiglia aveva perso il padre 4 anni fa per mano talebana e dopo la presa del potere del regime nell’agosto scorso era in procinto di evacuare dal Paese, ma l’attentato in aeroporto aveva impedito l’imbarco. Con l’assistenza dell’Ambasciata italiana e attraverso complesse vicissitudini la famiglia è infine riuscita a lasciare l’Afghanistan e si è riunita a Trieste, nella casa di accoglienza della Fondazione Luchetta. La bambina adesso è in cura al Cro di Aviano.

Casa Steffè a Bristie

«L’impegno per la risoluzione di alcune difficili storie di famiglie afghane con minori gravemente ammalati si lega strettamente ai progetti 2022 – anticipa la presidente Daniela Luchetta –. All’accoglienza di ulteriori bambini che non possono curarsi in Afghanistan, insieme alle loro famiglie, potrebbe essere dedicata la struttura di Casa Steffè a Bristie-Sgonico. Ma a seguito della chiusura del progetto SAI-Siproimi e della rinuncia del Comune di Sgonico ai finanziamenti Spar erogati a seguito dell’aggiudicazione del bando del Ministero degli Affari esteri, sono venuti meno i fondi utili al sostegno di qualsiasi progettualità. Al momento solo due famiglie sono tuttora accolte a Casa Steffè, in base alle attività avviate per i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati (Sai-Siproimi). Riteniamo che l’esperienza di Bristie rappresenti un riferimento importante per l’attività di solidarietà sanitaria – osserva ancora la presidente Daniela Luchetta – e che Casa Steffè sia un patrimonio potenziale di accoglienza che non va sprecato». E arriva intanto il video che racconta l’impegno della Fondazione Luchetta, con le testimonianze di tre amici: tre importanti nomi del giornalismo italiano, che a Fondazione Luchetta hanno dedicato un saluto speciale, a cominciare da Riccardo Iacona, volto notissimo di tante inchieste e conduttore di Presa Diretta su Rai3, Premio Speciale Luchetta 2019. E altri due volti altrettanto familiari al grande pubblico: Nico Piro, Premio Luchetta 2009 e Premio Speciale Luchetta 2021, e Alessio Zucchini, anchor del Tg1 e conduttore della Serata “I nostri Angeli” nel 2018. Il video sarà online sul sito e i social della Fondazione, dettagli fondazioneluchetta.eu

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In copertina e all’interno Daniela Luchetta presidente della Fondazione umanitaria.

“Musiche e parole” alla Quiete di Udine oggi finalmente con gli anziani ospiti

Disorientamento, senso di solitudine, di vuoto. L’ultimo anno è mezzo è stato complicato per tutti, ma per gli ospiti delle case di riposo lo è stato ancor di più. Quell’isolamento difficile da comprendere per molti. Poi la mancanza dei cari, gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci e lo stop forzato anche alle attività ricreative all’interno delle strutture. È per lenire, almeno in parte, questa sofferenza che è nato “Musiche e parole”, progetto per l’intrattenimento e la compagnia a distanza degli ospiti delle case di riposo durante la pandemia Covid-19. L’iniziativa, realizzata attraverso voce, musica e l’uso di strumenti digitali, è stata ideata e coordinata dall’associazione Voci Fuoricampo grazie al contributo del Comune di Udine, e in particolar modo il Progetto Oms Città Sane. «Ci siamo chiesti come potevamo portare un po’ di leggerezza e di sollievo. Subito ci sono venute in mente la musica, che trasforma il dolore in conforto (con un pensiero a Enzo Bosso), e le parole che fanno ridere e affiorare ricordi e immagini positive. Per portare tutto questo – hanno sottolineato da Voci Fuoricampo -ci volevano le voci di lettori e lettrici e per realizzare e inviare i contenuti a distanza ci siamo dotati di app e piattaforme digitali. Sono nati così i nostri audio da compagnia. Dal desidero di portare un po’ di leggerezza, dalla volontà di far sentire la nostra presenza e dal senso di sentirci parte di una comunità».
Fra gennaio e maggio 2021 un gruppo di lettori volontari, formati grazie a un corso organizzato dalla Biblioteca di Udine, la counsellor e tango-terapeuta Francesca Fedrizzi, il musicista Brian Chambouleyron e l’orchestra a plettro Tita Marzuttini, hanno prodotto 15 audio, ascoltati 122 volte da circa 70 residenti de La Quiete. Proprio lì, oggi 12 giugno, le voci dei lettori e dei musicisti incontreranno coloro che li hanno ascoltati, porteranno note, parole e soprattutto allegria: proponendo dal vivo alcuni dei brani più amati da ascoltare e cantare insieme. «Per La Quiete è stato un progetto molto importante – ha spiegato Stefania Bertino, del Servizio psicosociale e di counselling -. L’ascolto della musica e delle letture è stato fonte di stimolazione cognitiva ed emotiva per i residenti anziani. Ma, soprattutto, ha permesso la condivisione e rievocazione di esperienze personali e collettive. L’evento di sabato, finalmente in presenza, dopo ben due anni, si svolgerà nel giardino e sarà l’occasione per conoscere di persona gli artisti i musicisti e i lettori che hanno reso possibile tutto questo. Un progetto che continuerà ancora nei prossimi mesi».
«Quello proposto da Voci Fuoricampo per La Quiete è stato davvero un progetto importante, capace di alleviare la sofferenza degli ospiti, in un momento tanto difficile anche solo da immaginare. Una sofferenza determinata dell’obbligata e prolungata lontananza dai propri cari, unico contatto con il mondo esterno. Grazie a questi audio – ha ricordato Giovanni Barillari, assessore alla Salute del Comune di Udine -i residenti hanno potuto in qualche modo viaggiare con la fantasia, sentendosi meno soli e, perché no, passando anche qualche momento all’insegna del divertimento. Un’attività che è stata senza dubbio di sollievo anche per gli operatori che tanto si sono dedicati al benessere degli anziani in questi mesi. Non mi resta dunque che ringraziare i volontari e tutti coloro che hanno partecipato attivamente a questo progetto, ma anche tutti coloro che da sempre si prendono cura degli anziani».
Da inizio anno, tutti i contenuti sono stati registrati a distanza da lettori e musicisti e sono montati da un tecnico audio, quindi inviati alla residenza per anziani che li ha resi fruibili attraverso l’utilizzo di tablet. In particolare, sono state realizzate due collane che raccolgono gli audio “Canzoni dal mondo” (dedicata alla canzone internazionale e agli aneddoti musicali legati a questo genere, con testo scritto e registrato dalla terapeuta Francesca Fedrizzi e musiche a cura del musicista Brian Chambouleyron) e “Storie e musiche della nostra terra” (racconti e autori della regione accompagnati da brani musicali registrati dall’orchestra Tita Marzuttini). Insieme a ciascun audio da compagnia è stata fornita una scheda con degli spunti di conversazione e i testi delle canzoni che erano inserite nell’audio. Questi materiali sono stati utilizzati dagli operatori per conversare dopo l’ascolto con i residenti e per cantare le canzoni che facevano parte dell’audio.

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In copertina e qui sopra due immagini della casa di riposo “La Quiete”.