L’Afds di Nimis in festa a Torlano con i suoi donatori benemeriti. Flora: i prelievi ora stanno ritornando al pre-Covid

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il dono del sangue in Friuli sta rapidamente tornando ai livelli del 2019, cioè all’anno precedente allo scoppio dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus o Covid, due parole che sono rimaste stampate nella nostra memoria assieme alla difficile esperienza che tutti siamo stati costretti a vivere. Nell’anno passato ci sono state, infatti, mille donazioni in più rispetto a quello precedente e soltanto con le due autoemoteche si sono potuti raccogliere ben 7.600 prelievi, anche perché questi importanti mezzi sono tornati nelle aziende dove appunto erano mancati durante il periodo pandemico. Sono alcuni dati importanti che ha esposto, con soddisfazione, il presidente provinciale dell’Afds, Roberto Flora, durante la Giornata del dono celebrata dalla sezione di Nimis a Torlano a conclusione dei tradizionali festeggiamenti pasquali.

Una bella festa che ha seguito quella organizzata, appena lo scorso settembre, sul Prato delle Pianelle durante la storica sagra e che si è svolta interamente all’interno della Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova. Tutto è cominciato infatti con la Messa celebrata da monsignor Rizieri De Tina e resa ancora più bella e partecipata dal Coro di Cortale. Belle le parole che il celebrante ha detto all’omelia, quando ha paragonato il dono del sangue al sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità. «Voi – ha sottolineato don Rizieri – quando vi adagiate sul lettino per i prelievi siete l’immagine vivente di Gesù perché donate una parte di voi stessi a chi ha bisogno di aiuto».

Al termine del rito, che ha visto la partecipazione di numerose sezioni dell’Alto Torre con i loro labari, è seguita una breve ma sentita cerimonia. È stato proprio il rappresentante di zona, Ivo Anastasino, ad aprire gli interventi, dopo il saluto del presidente locale Danilo Gervasi, cedendo quindi la parola al presidente provinciale Flora, la cui presenza, non annunciata, è stata ancora più gradita, perché ha sottolineato quanto la sede centrale di Udine tenga in considerazione l’impegno delle sezioni periferiche. E quella di Nimis è sicuramente una fra le più attive ed esemplari: lo dimostrano i donatori applauditi al termine dei vari interventi, a cominciare da Valter Dordolo che ha meritato la targa d’argento con pellicano d’oro per 75 prelievi, Luigi Bertolla premiato con il distintivo d’argento, Francesco Spagnol, Laura Manzocco, Alessandra Maracchini, Marco Bertoni e Giovanni Balzano con il distintivo di bronzo, e Mara Iuri con il diploma di benemerenza. A loro è andato il grazie dell’intera comunità con l’augurio che possano essere sempre così disponibili all’interno della sezione Afds di Nimis. Al termine, donatori e dirigenti si sono ritrovati nell’area dei festeggiamenti per il tradizionale convivio che ha suggellato la manifestazione perfettamente riuscita, anche grazie al ritorno del bel tempo.

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In copertina, foto ricordo delle sezioni Alto Torre con i dirigenti Afds; all’interno, immagini della Messa e  della cerimonia con gli interventi di monsignor De Tina, Roberto Flora, Ivo Anastasino e Danilo Gervasi; quindi, le premiazioni di alcuni benemeriti (Valter Dordolo, Alessandra Maracchini e Luigi Bertolla) e il Coro di Cortale.

L’Osservatorio sull’economia Fvg: il 2023 è in cerca di nuovi equilibri post-Covid, mentre il 2024 sarà fatto di luci e ombre

Tutto bloccato con il Covid nel 2020 e poi un rimbalzo sorprendentemente positivo nel biennio ’21-’22. In entrambi i casi, condizioni di mercati “anomali”, che nel 2023 si sono invece andati assestando su andamenti più “normali”, con la convivenza di fronti di maggior preoccupazione, dovuti prevalentemente alla forte instabilità geopolitica e geoeconomica internazionale, e di fattori più incoraggianti (per alcuni aspetti come inflazione, imprese e occupazione su alcuni settori trainanti). Il secondo Osservatorio sull’economia regionale, realizzato dal Centro studi Cciaa Pn-Ud incrociando e analizzando tutti i principali dati statistico-economici del Fvg in un confronto con i dati nazionali e internazionali, evidenzia un 2023 a luci e ombre e uno scenario per il 2024 ancora incerto. Ieri, il report è stato presentato in Sala Gianni Bravo dal presidente Giovanni Da Pozzo con la responsabile del Centro Studi camerale Elisa Qualizza, affiancati da Stefano Miani, docente dell’Università di Udine, e dall’assessore alle attività produttive e turismo della regione Sergio Emidio Bini.

La Regione Fvg – «Cresce il numero di chi fa impresa e in particolare le aziende di grandi dimensioni, a testimonianza della capacità del Friuli Venezia Giulia di attrarre grandi investimenti. Un importante segnale di fiducia e di tenuta dell’economia regionale, a fronte di una congiuntura ancora una volta sfidante. Come evidenziato nell’analisi proposta oggi dalla Camera di commercio di Pordenone-Udine, nell’ultimo anno in Friuli Venezia Giulia è aumentato il numero di imprese attive, confermando un trend di crescita iniziato dopo la pandemia (+654 nel 2021, +294 nel 2022, +331 nel 2023), in particolare nel settore dei servizi (+2,1%) e delle costruzioni (+1,8%). Al tempo stesso sono aumentati gli investimenti di capitali esteri e la crescita del Pil si prevede costante, leggermente al di sopra della media nazionale. È un dato rilevante, che attesta il successo delle politiche e delle risorse messe in campo dall’Amministrazione regionale. Basti pensare che soltanto negli ultimi 12 mesi abbiamo messo a disposizione del tessuto produttivo 250 milioni di euro tra finanziamenti e canali contributivi, puntando sul rilancio del commercio locale, sullo sviluppo delle aree industriali e sull’innovazione digitale e sostenibile», ha indicato Bini. Nonostante l’incertezza causata da un’instabilità geopolitica e geoeconomica internazionale, Bini si è mostrato fiducioso grazie a «un solido tessuto produttivo che può contare sulla capacità di resilienza delle categorie economiche e su una Regione che investe e sostiene le imprese del territorio. Il Terziario continua a crescere se pur in anni complicati e la manifattura tiene anche se condizionata da fattori esterni. L’analisi odierna dà una fotografia interessante su insediamenti e crescita di grandi imprese; quanto all’export – ha aggiunto – se pur in flessione dopo il picco registrato nel 2022, negli ultimi 10 anni ha mantenuto un importante trend di crescita, tanto che le esportazioni sono cresciute del 23,2% rispetto al periodo pre-Covid (2019)”. L’esponente della Giunta Fedriga ha evidenziato, inoltre, l’interesse a investire in Friuli Venezia Giulia da parte di alcune multinazionali anche grazie a fattori di attrazione che mancano in altre regioni, come quelli legati all’accesso al credito. «Per sostenere l’accesso al credito, negli ultimi sei mesi – ha riferito Bini – la Regione ha stanziato 135 milioni di euro. In questi anni abbiamo anche assistito ad una ricapitalizzazione mediamente spinta delle nostre imprese grazie a misure che permettono con risorse pubbliche a fondo perduto di intervenire per gli aumenti di capitale. Inoltre, sono pari a 250 milioni di euro le risorse messe a disposizione di tutti i settori del mondo produttivo negli ultimi 12 mesi, attraverso canali contributivi e finanziamenti per l’accesso al credito». Di fronte a una fase di incertezza geopolitica e a importanti cambiamenti nel sistema delle catene di approvvigionamento, l’assessore ha auspicato che si ritorni presto a un equilibrio mondiale. Per far fronte alla situazione attuale, infine, per Bini è necessario proseguire sulla strada tracciata, mettendo in campo un’azione robusta di politiche economiche a medio e lungo termine. Proprio per questo «a metà anno – ha annunciato – presenteremo un piano di sviluppo di ampio respiro per l’economia della nostra regione, nato in collaborazione con le categorie produttive».

Situazione internazionale ed export – «Le preoccupazioni – ha elencato Da Pozzo – sono numerose: i due principali focolai di guerra in Ucraina e Medioriente, le difficoltà sul canale di Suez, elezioni che quest’anno si susseguiranno in tantissimi Paesi, molti dei quali cruciali, l’instabilità di alcune superpotenze come la Cina, il conseguente rallentamento della Germania e di chi, come Italia e Fvg in particolare, è più esposto su quel mercato. Tuttavia, rileviamo che l’inflazione, dopo i picchi del 2022, sta rientrando su andamenti più “naturali” e se pure è innegabile la frenata dell’export fra 2022 e 2023 in Fvg, mentre altre regioni hanno comunque continuato a fare risultati positivi, è vero altresì che il confronto dei valori esportati fra 2019 e 2023 dimostra comunque una crescita, pur se lieve tenendo conto anche dell’inflazione. In tal senso, è utile ricordare come sul nostro export sia innegabile in termini di valori il peso della cantieristica, in grado da sola di destabilizzare l’intero andamento delle nostre esportazioni da un anno all’altro». A dettagliare il concetto in termini numerici le elaborazioni Centro Studi. «In Fvg nel 2023 l’export è sceso del 13,7% su base annua e al netto della cantieristica navale la variazione è più contenuta: -8,1% – sottolinea Elisa Qualizza –. Se compariamo 2023 e 2019, si registra invece un +23,2% di export, e con inflazione generale media nel periodo del 16%». Concentrandosi sul confronto 2023-2022, lo studio evidenzia che in Fvg, tra i principali settori, cresce l’export di macchinari e apparecchiature (+10,3%) e di alimenti e bevande (+8%). In calo risulta quello di prodotti in metallo (-16,1%) e navi (-43,7%). Tra i principali partner commerciali, si evidenzia la diminuzione dell’export soprattutto verso Usa -25%, Austria -23,7%, Francia -14,5% e Germania -12,1%, mentre la crescita verso Paesi Bassi (+5,7%) e Croazia (+7,9%). Incremento a doppia cifra verso India (+43,8%), Canada (+10,5%), Brasile (+45%) e Arabia Saudita (+52,7%), tutti mercati che vanno sempre più affermandosi nei rimodulati (e ancora rimodulabili) assetti globali.

Pil e consumi – In Eurozona, secondo Eurostat, la crescita del Pil nel 2023 è stata pari a +0,5%. Secondo Istat il Pil italiano nello stesso anno è aumentato dello 0,7%. Secondo Prometeia, la crescita del Pil in Friuli Venezia Giulia è stata dello 0,8%. Secondo le più recenti previsioni Fmi, la crescita del Pil dell’Italia sarà +0,7% nel 2024. Anche Prometeia prevede per l’Italia una crescita dello 0,7% e se per il Fvg il dato corrispondente, più recente, non è disponibile, va evidenziato che la precedente previsione dava conto di un decimale sopra la media nazionale. Ci si può attendere dunque una conferma in tal senso. Il valore aggiunto in Fvg aumenta grazie alla crescita dei servizi. L’industria è invece stabile e le costruzioni, dopo anni di decisa crescita, segnano un lieve rallentamento. Nel 2024 e nel 2025 sarà sempre il terziario a trainare l’economia regionale, mentre l’industria in senso stretto tornerà a crescere a partire dal 2025. I consumi delle famiglie sono previsti in crescita dello 0,3% nel 2024 in Italia e dello 0,7% in Fvg. Riguardo al Pil, il professor Miani ha invitato a tenere monitorato il comparto delle costruzioni, che sta vivendo ancora un momento positivo molto spinto dalle agevolazioni degli ultimi anni. Agevolazioni che, se non rifinanziate o comunque finanziate in modo diverso, potrebbero comportare pesanti contraccolpi, per il settore in sé ma anche a cascata sull’intera economia, «considerando anche – ha aggiunto – che le dinamiche demografiche non giocano certo a favore del comparto immobiliare».

Credito e imprese – Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento è in crescita e «un altro fattore critico – aggiunge Da Pozzo – ci arriva dal credito alle imprese, in calo in Italia e anche in regione: -5% credito alle imprese in Italia 2022-2023, – 5,2% in provincia di Pordenone e -5,8% in provincia di Udine. In questo panorama, un elemento positivo ci arriva dal fronte delle imprese – aggiunge –. Sebbene il picco di nuove imprese si sia registrato nel 2021, anche nel 2022 e nel 2023 il saldo fra iscrizioni e cessazioni in Fvg resta stabilmente positivo. L’andamento si presenta differenziato fra i settori: le costruzioni continuano a crescere, mentre primario, manifattura e commercio sono in difficoltà. Le attività di alloggio e ristorazione sono in crescita e sono in crescita continua soprattutto i servizi». Crescono poi le società di capitale (+2,3%, +572), sostanzialmente stabili le imprese individuali e in aumento anche le società benefit (+31,4%, +16). Il totale delle imprese registrate al 31 dicembre 2023 in Fvg si attesta a 97.806. Il tasso di crescita complessivo delle imprese registrate in Fvg nel 2023 è +0,34% (+331 imprese in valore assoluto).

Occupazione e “costo” del lavoro – Gli occupati in Friuli Venezia Giulia nel 2023 sono 519.916. Rispetto al 2022 sono sostanzialmente stabili: -601 unità, -0,1% (media italiana +2,1%). Secondo le elaborazioni dei dati Istat, il totale dei servizi segna un + 1,4% di occupati tra ‘22 e ‘23, con quasi 5mila occupati in più (e, di contro, oltre 5,5 mila occupati in meno nell’industria). In sintesi, nel 2023 in Fvg calano gli occupati e i disoccupati mentre aumentano gli inattivi. Dall’analisi incrociata dei report Excelsior-Unioncamere di diverse annualità, emerge inoltre che turismo e ristorazione si confermano i comparti che hanno sempre “fame” di personale, una richiesta che aumenta, come aumenta la difficoltà di reperimento di figure specializzate (sia nel settore sia in professioni legate alle nuove tecnologie e alla manifattura specializzata), che mettono ancora una volta al centro la necessità di adeguare la formazione dei giovani e la formazione continua dei dipendenti, verso sempre maggiori specializzazioni. Il presidente Da Pozzo e l’assessore Bini hanno evidenziato la necessità di intervenire sulla valorizzazione degli stipendi e soprattutto sul costo del lavoro, uno fra i più pesanti in Europa, «che va a pesare tanto sulle imprese quanto sui lavoratori, che si vedono fortemente ridotto il netto in busta paga, con tutte le conseguenze che ciò comporta», ha concluso Da Pozzo.

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In copertina, l’assessore Bini con il presidente Da Pozzo; all’interno, due momenti dell’incontro nella sede udinese della Camera di Commercio.

Artigiani pensionati, Pierino Chiadussi resta alla guida di Anap Udine. Ecco i nuovi “Maestri d’opera ed esperienza”

Dopo tre anni di sospensione causata dal Covid, il gruppo Anap-Confartigianato della provincia di Udine, in collaborazione con il circolo Ancos “Diego di Natale“ e il patronato Inapa, ha ripreso la tradizione della Festa del pensionato che ha visto l’elezione dei nuovi vertici provinciali di Anap e la consegna di 14 riconoscimenti ad altrettanti, nuovi, “Maestri d’opera ed esperienza”.


Alla guida della giunta esecutiva è stato confermato Pierino Chiandussi, ex autotrasportatore che guida l’associazione dei pensionati di Confartigianato Udine dal 2018 e ne avrà dunque la responsabilità per i prossimi 4 anni, una responsabilità che condividerà con i due vicepresidenti Luigi Chiandetti (vicario) e Ivana Lauretta Salvador, con Leandro Cimolino, delegato ai rapporti con le altre componenti di Confartigianato Persone (Ancos, Inapa e Caaf), e con i restanti membri del nuovo esecutivo che sono Graziano Tilatti, Pietro Botti, Daniela Casasola, Luigi Gonzato, Mario De Bernardo, Luciano Ermacora, Giuseppe Antonutti, Alessandro Cainero, Marinella Riva e Massimiliano Perosa.
Quali saranno i temi caldi sui quali la nuova giunta provinciale di Anap si concentrerà durante il nuovo mandato? Chiandussi lo ha chiarito già nella relazione che ha aperto la giornata. Due per tutti: pensioni e sanità. «La perequazione delle pensioni – ha esordito il presidente di Anap – parte da lontano, dal 2011, e siamo ancora a credito. L’attuale livello di tassazione è secondo noi insostenibile». Quanto alla sanità, pur riconoscendo al Friuli Venezia Giulia un ruolo di testa rispetto alle altre regioni italiane in termini di qualità del sistema sanitario, Chiandussi ha messo in fila diverse criticità: «Mancano medici di base e geriatri, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, diverse Rsa non sono adeguate». Temi consegnati all’attenzione dell’assessore regionale alla Sanità, Riccardo Riccardi, che aveva garantito la sua presenza all’appuntamento Anap.

Chiandussi ha quindi condiviso con i numerosi ospiti, e la folta platea dei pensionati – oltre 300 persone in rappresentanza dei 7 mila iscritti all’Anap provinciale -, la sua preoccupazione per l’andamento demografico. «Il numero dei giovani è in costante diminuzione come quello dei giovani imprenditori. Sappiamo bene – ha detto il presidente – che senza l’apporto delle nuove generazioni non ci può essere una prospettiva di crescita e miglioramento». Gli ha fatto eco nel suo accorato e appassionato intervento il presidente di Confartigianato-imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, ricordando come il mondo dell’artigianato sia stato e sia quello «che ha consentito lo sviluppo di questa nostra piccola e meravigliosa Italia, il luogo in cui si imparano e trasmettono mestieri e competenze, dove nascono le future aziende. Un passaggio di testimone che purtroppo avviene sempre meno e sul quale dobbiamo cercare di intervenire, raccontando ai giovani le storie dei nostri genitori, la bellezza delle nostre aziende, l’opportunità che l’auto-imprenditorialità offre loro».


Ponti generazionali, testimonial della ricchezza del mondo artigiano, diventano così i Maestri d’opera e d’esperienza. Nell’occasione, ne sono stati nominati 14, che assieme a tanti altri colleghi, in Friuli e in Italia, avranno il compito di raccontare ai giovani la bellezza del mondo artigiano. Sono Lucia Baldo (edile di Moruzzo), Paolo Bressan (termoidraulico di Campoformido), Leandro Cimolino (edile di San Daniele), Luciano Colmano (edile di Forni di Sotto), Luigi Gonzato (serramentista di Precenicco), Maurizio Menegon (parrucchiere di Udine), Giorgio Monte (edile di Talmassons), Anedi Nonini (edile di Manzano), Massimiliano Perosa (sarto di Palmanova). E ancora Dorino Ponte (edile di Talmassons), Marinella Riva (parrucchiera di Basiliano), Giovanni Trevisan (barbiere di Buttrio), Alessandro Vettoretti (edile di San Daniele) e Gioacchino Zoccolan (idraulico di Rivignano Teor). «Anche noi anziani – ha commentato Chiandussi – vogliamo fare la nostra parte perché il mondo artigiano possa resistere alle difficoltà e costruire un nuovo futuro».
Alla giornata hanno preso parte anche Eva Seminara, presidente della zona di Udine di Confartigianato-Imprese, Giampaolo Palazzi, presidente Anap dell’Emilia Romagna nonché componente della Giunta nazionale, Fabio Volponi, componente della segreteria Anap nazionale e Giovanni Mazzoleni, coordinatore dell’Albo dei Maestri d’opera e d’esperienza.

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In copertina, il rieletto Pierino Chiandussi; all’interno, il tavolo dei relatori, i premiati e la platea durante il recente incontro degli artigiani pensionati dell’Udinese.

In Friuli ritorna San Giuseppe Artigiano: festa con tanti premi domani a Tarcento

(g.l.) Rispettando una lunga e consolidata tradizione, gli artigiani friulani finalmente torneranno a festeggiare il loro patrono, San Giuseppe, e lo faranno a Tarcento con una manifestazione ai massimi livelli. Domani, 19 marzo, Confartigianato Imprese Udine, l’organizzazione presieduta da Graziano Tilatti, festeggerà infatti San Giuseppe Artigiano dopo tre anni di interruzione causata dall’emergenza sanitaria scatenata dal Covid. L’appuntamento è per le 9.30, al Teatro Margherita di viale Marinelli, dove saranno premiati 48 artigiani soci di 31 imprese della provincia udinese.
«Il lockdown prima e l’emergenza sanitaria poi, i lutti e le tante restrizioni con cui ci siamo abituati a convivere, nostro malgrado, per lungo tempo ci hanno costretti a cancellare l’edizione 2020 di San Giuseppe Artigiano e a rinviare le due successive – ricorda il presidente Tilatti -. Ora siamo pronti a riprendere da dove ci eravamo fermati, dai quasi 50 artigiani che avrebbero dovuto ricevere le benemerenze in quell’anno drammatico che è stato per tutti il 2020. Ripartire da loro è un modo per ricucire la nostra storia, per ritrovarci insieme, tre anni dopo, e dirci che ci siamo ancora, determinati, resilienti e pronti a ripartire come sanno essere solo gli artigiani e le piccolissime imprese».
Come detto, l’appuntamento è domattina con il gruppo dei premiati e una folta rappresentanza istituzionale. A partire dal padrone di casa, il sindaco Mauro Steccati, ai cui saluti seguiranno quelli del presidente della zona del Friuli orientale di Confartigianato. Giusto Maurig, e del presidente nazionale dell’associazione di categoria, Marco Granelli. Interverranno quindi, oltre a Tilatti, il presidente della Camera di commercio di Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, il pordenonese Luca Ciriani. A tenere le redini sul palco saranno, invece, Bettina Carniato e Claudio Moretti.

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In copertina, il presidente Graziano Tilatti durante una cerimonia inaugurale.

L’influenza preoccupa i medici Fimmg Fvg: vaccini subito, mascherine e igiene mani

Contro l’influenza è importante vaccinarsi: a ricordarlo è la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), maggiore sindacato del settore che in Friuli Venezia Giulia conta più di 300 iscritti. Il dottor Fernando Agrusti, segretario regionale Fimmg – assieme al segretario nazionale Silvestro Scotti e a Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica – invita quindi i soggetti a rischio a vaccinarsi al più presto, a riscoprire il valore delle mascherine e dell’igiene delle mani.

Fernando Agrusti

Nella settimana dal 28 novembre al 4 dicembre in Friuli Venezia Giulia l’incidenza dell’influenza è stata al quarto livello (intensità alta – inferiore ai 17,36 su 1000 assistiti) dei cinque stabiliti dal rapporto Influnet della Rete Italiana Sorveglianza Influenza (incidenza nazionale 16 casi per mille assistiti contro i 13 della settimana precedente, dati bollettino emesso il 9 dicembre). «Un picco influenzale come non lo si vedeva da 15 anni – commenta Agrusti -. È vitale che i soggetti a rischio scelgano al più presto di vaccinarsi, altrimenti rischiamo di dover vivere un periodo molto difficile. Guardando ai dati attuali, l’andamento fa pensare ad un picco assai superiore a quello delle epidemie passate. Il tutto senza dimenticarsi di continuare a proteggersi con mascherine, soprattutto in ambito sanitario e avere una buona igiene delle mani. Questa ondata, che la Fimmg nazionale paventa possa essere definita uno tsunami, arriva in un sistema sanitario che deve affrontare anche il Covid-19 e in cui il sistema territoriale deve anche far fronte alla carenza di medici di base, che in Friuli Venezia Giulia, lo ricordiamo, vede mancare oltre 100 medici. Noi siamo pronti come sempre al fianco del paziente, ma occorre sensibilizzare sempre più sull’importanza della prevenzione e dei comportamenti corretti».

L’influenza di stagione si sta mostrando particolarmente aggressiva, caratterizzata da una febbre molto alta, sintomi respiratori e qualche volta gastroenterici. L’aumento dei casi sta mettendo sotto pressione i medici di famiglia, che sono subissati da telefonate e messaggi, ma anche gli ospedali nei quali si registra un forte aumento dei ricoveri. «Mai negli ultimi 15 anni abbiamo dovuto confrontarci con un picco influenzale paragonabile a quello che stiamo registrando in queste settimane. È vitale che i soggetti a rischio scelgano al più presto di vaccinarsi, altrimenti rischiamo di dover vivere mesi drammatici»: uguale la posizione di Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, preoccupato per un’influenza di stagione che si sta rivelando ben più aggressiva e pericolosa di quanto fosse possibile prevedere. Ad allarmare i medici di medicina generale della Fimmg sono i dati della curva dell’epidemia influenzale, che mostrano una diffusione del virus enorme ed estremamente precoce. Tanto che gli stessi medici prevedono che di questo passo si raggiungerà il picco addirittura prima di Natale. «Se il Covid ci ha insegnato che la fase di picco è quella oltre la quale inizia poi la discesa – prosegue Scotti – è anche da considerare che scavallare la “vetta”, se non ci si protegge con il vaccino, potrebbe avere un prezzo molto alto in termini di vite. Guardando ai dati attuali, infatti, l’andamento fa pensare ad un picco assai superiore a quello delle epidemie passate. Per usare un’immagine che possa rendere l’idea, è come se ci stesse per travolgere uno tsunami. Infatti, l’aumento dei casi, come abbiamo imparato per il Covid, comporta conseguentemente aumento di complicanze e di mortalità».

L’appello lanciato dalla Fimmg è anche legato ad un pericoloso effetto psicologico generato dalla pandemia. «Molti cittadini credono ormai che l’influenza non sia più un rischio, ritenendo che solo il Covid possa mettere a rischio la salute e considerando l’influenza con grande sufficienza. Non è così. Negli ultimi due anni – spiega poi Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica – l’uso delle mascherine e le norme igieniche adottate contro il Covid hanno limitato moltissimo la diffusione del virus influenzale. Complice la voglia di tornare alla normalità, quest’anno le norme di cautela sono considerate ormai superate e la campagna vaccinale è andata malissimo, ma è un errore. Quello che serve è una combinazione di misure quali la vaccinazione, sia contro il Covid che contro l’influenza, e l’intensificazione di misure di sanità pubblica. La risposta individuale ad emergenze epidemiologiche non è sufficiente a proteggere la popolazione, serve un approccio pubblico, coordinato e basato sull’evidenza scientifica».
«Dobbiamo assolutamente cercare di evitare che, raggiunto il picco, questa incidenza del virus si mantenga per più dell’una o due settimane solite prima della discesa, creando seri problemi sino a primavera inoltrata. Quindi, è bene vaccinarsi il più presto possibile e continuare ad adoperare mascherine e norme di igiene che abbiamo imparato ad usare per la pandemia da Covid», conclude Scotti.

 

Covid-scuola e didattica integrata: “certificazione incomprensibile”

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore, presieduto in regione da Fernando Agrusti) fa eco all’allarme lanciato dal sindacato a livello nazionale, con appello al ministero dell’Istruzione. Una nuova spada di Damocle incombe, infatti, sull’assistenza sanitaria ai cittadini erogata dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, un pasticcio burocratico che rischia di scaricare sui medici un ulteriore carico di adempimenti a causa di una certificazione incomprensibile nella ratio quanto nella sua attuazione pratica.

Fernando Agrusti

Il problema è che il ministero dell’Istruzione ha diramato la circolare 410 che, in coda al punto 2, riporta esattamente e letteralmente quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 9 del Dl numero 24 del 24 marzo 2022. «Posta in questo modo – spiegano il segretario generale di Fimmg, Silvestro Scotti, e il presidente nazionale di Fimp, Antonio D’Avino – la circolare dispone che gli alunni delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e del sistema di istruzione e formazione professionale che sono in isolamento in seguito alla positività al Covid, possono seguire l’attività scolastica nella modalità della didattica digitale integrata. La cosa incomprensibile è che lo stesso comma stabilisce che questo può avvenire «su richiesta della famiglia o dello studente, se maggiorenne, accompagnata da specifica certificazione medica attestante le condizioni di salute dell’alunno medesimo e la piena compatibilità delle stesse con la partecipazione alla didattica digitale integrata».

«I medici, non si capisce su che base – proseguono Scotti e D’Avino – dovrebbero certificare questa piena compatibilità. Peraltro, o esponendosi essi stessi al rischio di un contagio, trattandosi di pazienti positivi al Covid; o certificando senza visitare il paziente, il che è impossibile perché si commetterebbe un falso ideologico. Se ogni medico è pronto ad esporsi al rischio di contagio per visitare un paziente, è impensabile che questo avvenga per adempiere ad un atto burocratico peraltro inutile”. Sotto il profilo deontologico e medico-legale la Fimmg e la Fimp si interrogano sul valore e la possibilità di una certificazione medica che possa attestare, in una sindrome patologica estremamente variabile, soggettiva e suscettibile di improvvise e non prevedibili evoluzioni, la richiesta “compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI».

Al medico di famiglia o al pediatra di libera scelta non spetterebbe, inoltre, l’attestazione della positività all’infezione da Sars-Cov-2 (del resto inutile, visto che si parla di «alunni in isolamento in seguito all’infezione»), quanto alla «compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI”. Dunque, una misura che non riguarda la Salute pubblica o il contenimento della diffusione del contagio epidemico (già salvaguardati dalla misura dell’isolamento domiciliare), bensì la compatibilità delle condizioni cliniche dell’alunno in isolamento domiciliare con la partecipazione alla didattica digitale integrata. «Difficile, per usare un eufemismo, comprendere la ratio sulla base della quale il medico dovrebbe certificare questa compatibilità» prosegue Scotti. «Forse l’unica è quella di giustificare l’assenza dello studente, anche se in realtà lo studente o la famiglia possono tranquillamente non richiedere la partecipazione alle lezioni integrate».

Critico anche il profilo economico per le famiglie, che sarebbero esposte ad una spesa ingente per ottenere una certificazione medica che – si sottolinea – appare francamente inutile e che avrebbe come unico effetto quello di sovraccaricare con carte e ulteriore burocrazia i medici chiamati a certificare. Per tutte queste ragioni la Fimmg e la Fimp hanno scritto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza, oltre che alla FNOMCeO, per chiedere una indispensabile revisione del testo del comma 4 dell’articolo 9 DL 24 marzo 2022. «Dobbiamo evitare che ancora una volta a pagarne le spese siano i medici e i cittadini – conclude Silvestro Scotti -, i primi costretti a sacrificare tempo alle visite dei propri assistiti, e i cittadini, costretti ad attese estenuanti e spese del tutto inutili».

Udine, l’artigianato ora è finalmente in ripresa ma la manodopera è introvabile

(g.l.) Il Covid finalmente pare giunto alle sue ultime battute, la ripresa è in atto – anche se, purtroppo, incombono le gravi inceretezze innescate dalla guerra in Ucraina -, ma per assecondarla servono braccia. Sono però proprio queste che un settore produttivo importante, anzi strategico come quello dell’artigianato stenta a trovare, tanto che quello della manodopera è il problema che oggi “zavorra” più di tutti la rimessa in moto dopo due anni di emergenza sanitaria.

Tilatti con Nicola Serio.


Il titolo dato alla 32a Indagine congiunturale sull’artigianato in provincia di Udine lascia, dunque, ben poco all’immaginazione: “Artigiani Cercasi”. Il dato più eclatante tra quelli che emergono dalle interviste realizzate da Irtef tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio a 601 artigiani della provincia di Udine (il 4,4% della relativa popolazione) che occupano 2.267 addetti di cui 1.360 dipendenti, è proprio quello che attiene alla mancanza di lavoratori di assumere, in particolare di giovani che abbiano voglia di fare gli artigiani.
L’indagine, presentata ieri dal responsabile dell’ufficio studi dell’associazione, Nicola Serio, assieme al presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, evidenzia come il problema stia al primo posto, in una scala da 1 a 10, dei problemi che hanno pesato e pesano sull’attività degli intervistati. L’83%, vale a dire 8 intervistati tra quelli che stanno cercando manodopera su 10, afferma di aver avuto problemi ad assumere i profili cercati legando questa difficoltà alla scarsa predisposizione dei giovani verso le attività manuali. Su 204 imprese (sempre tra quelle intervistate) che stanno cercando personale, i profili più difficili da trovare risultano nell’ordine: l’operaio specializzato (39), l’operaio generico (25), l’autista (10), il meccatronico (8), il muratore (8), l’informatico (7), l’operatore audio video (6), il maestro d’ascia e il velaio (6), l’elettricista (5) e il falegname (5). Mancano, del resto, anche tappezzieri, carpentieri, parrucchieri, operatori Cnc, fornai, grafici, levigatori, serramentisti e boscaioli.

Falegnami

«Quest’ultima indagine contiene molti dati positivi – commenta il presidente Tilatti -, che sono parzialmente oscurati dai venti di guerra che stanno mettendo in ulteriore difficoltà l’approvvigionamento delle materie prime e i costi dell’energia. Questo si unisce al fatto che, purtroppo, la pandemia per il settore artigiano non è ancora alle spalle. I dati tuttavia ci dimostrano ancora una volta la resilienza delle nostre imprese, la capacità di rispondere con maggiore flessibilità ai momenti di criticità. Rileviamo, infine, segnali strutturali importanti che non vanno sottovalutati: la transizione digitale, grazie proprio alla pandemia, è finalmente stata imboccata e nell’arco di questi due anni ha compiuto passi da gigante”.

Tornando ai dati, al 31 dicembre 2021 le imprese artigiane attive in provincia di Udine sono 13.520, uno stock simile a quello di 50 anni fa (1972), in sostanziale tenuta nell’ultimo anno (+2). Ma la pandemia non è ancora un ricordo: 6 artigiani su 10 stanno affrontando una situazione uguale o peggiore dell’inverno precedente. Manifatture (74%), servizi alla persona (69%), autoriparazioni (67%) e servizi alle imprese (61%) contano un numero di artigiani che denunciano una situazione di gravità maggiore o uguale a un anno fa. Il 40% delle imprese artigiane ha introdotto dei cambiamenti organizzativi in azienda a seguito della crisi Covid.
Cambiamenti organizzativi non temporanei hanno interessato in modo particolare i servizi alla persona (67%) e i servizi commerciali per asporto (67%). Tra le novità introdotte in tempo pandemico che sono entrate a far parte della nuova “quotidianità” delle imprese ci sono gli strumenti Ict in genere. Il 30% delle imprese ha sviluppato contatti online per promuovere e distribuire i propri servizi, il 29% ha incrementato le proprie competenze di utilizzo dei nuovi strumenti messi in campo dalla Pubblica amministrazione.

Muratori

Sul fronte dell’occupazione, nel corso del 2021 si è registrato un lieve calo del numero di dipendenti, al contrario degli indipendenti, questi in lieve crescita. Complessivamente gli addetti sono cresciuti del +0,2%: +1,1% gli indipendenti, -0,4% i dipendenti. L’87% dei lavoratori artigiani ha un contratto a tempo indeterminato. Tra il 2020 e il 2021, il fatturato è cresciuto del 12% trainato dalla forte espansione dei settori industriali. Bene anche autotrasporti, asporto e autoriparazione, mentre si confermano in calo i servizi alla persona. Nel primo anno di pandemia le perdite di fatturato avevano riguardato tre artigiani su quattro (74,1%). Nel 2021 siamo scesi a uno su quattro (24,8%)
Resta insufficiente e in lieve calo (4,9), la fiducia degli artigiani nel sistema Paese. In ogni caso, gli ultimi due semestri fanno segnare i livelli più alti di fiducia degli ultimi 8 anni. Un dato sul quale certamente incidono l’inflazione, i rincari delle materie prime e delle commotidies, con prezzi mai arrivati tanto in alto. Il gas ad esempio: a dicembre 2021 costava il 709% in più che a dicembre 2019. E difatti, dopo i problemi a reperire manodopera, nella classifica delle difficoltà segnalate dalle imprese si contano, appunto, la crescita dei prezzi praticati dai fornitori (lo segnala il 73% degli intervistati) e quella dei costi energetici (69%).

Parrucchieri 

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In copertina, il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Tilatti. 

 

Nimis, quando la Protezione civile “arriva” nella quotidianità del Covid

di Giuseppe Longo

NIMIS – Non finiremo mai di essere grati a coloro i quali, all’indomani del terremoto del 1976 che devastò mezzo Friuli e che obbligò Nimis a una seconda ricostruzione appena trent’anni dopo l’ultima guerra, decisero di istituire la Protezione civile. Un benemerito servizio di cui il Friuli Venezia Giulia fu in Italia lungimirante apripista, tanto che poi, negli anni, fu creato un po’ ovunque nelle altre regioni dando quindi vita anche al coordinamento nazionale.
Un servizio che è noto a tutti quanto sia importante, anzi insostituibile, in caso di calamità naturali – basti ricordare la terribile alluvione di fine settembre 1991, quando ci fu un Cornappo mai visto che travolse ponti e vigneti – che purtroppo non mancano, specie di questi tempi in cui il meteo pare sempre più impazzito. Ma è anche un servizio che diventa prezioso nella quotidianità attraversata dai problemi pandemici che sembrano proprio non voler finire. La Protezione civile di Nimis si spende senza soste dall’inizio dell’emergenza sanitaria (e sono subito due anni!), fino ai nostri giorni in cui Omicron si è abbattuta come un tornado sulle nostre vite, con un’altissima incidenza dei contagi. I volontari, infatti, sono sempre disponibili – sotto la supervisione del coordinatore Sergio Meinero (che ha preso recentemente il testimone da Renato Zanatta) e del sindaco Gloria Bressani – ad aiutare le persone o famiglie in difficoltà che, fatte prigioniere dalla quarantena, non possono uscire di casa per i servizi essenziali, come andare in farmacia o al supermercato per i beni primari. Loro con gentilezza e rapidità recapitano quanto richiesto, sollevando non di poco coloro che si trovano a fare i conti con la nuova variante. E oltre a questo servizio spicciolo di “buon vicinato”, la Protezione civile di Nimis ha garantito con efficacia e professionalità la propria collaborazione anche al centro vaccinale allestito alla Fiera di Udine, nei capannoni del vecchio cotonificio.

Ricordiamo che nelle scorse settimane, poco prima di Natale, il Gruppo aveva aperto le porte per farsi conoscere e apprezzare, e quindi avvicinare nuovi sostenitori e collaboratori, mostrando la sede e i suoi equipaggiamenti. Inoltre, durante un incontro erano state illustrate tutte le novità sul funzionamento della struttura comunale la cui sede è in via Giacomo Matteotti, di fronte alla ex Latteria. La Protezione civile non ha scopo di lucro, è apolitica e persegue finalità esclusivamente connesse alla solidarietà, alla diffusione della cultura della prevenzione ed alla tutela della popolazione e del suo territorio. Inoltre, coadiuva il sindaco nelle attività di previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza. Possono aderire al Gruppo Pc comunale le persone dai 16 anni – se minorenni, però, previa assunzione di responsabilità da parte dell’esercente la potestà genitoriale e comunque mai impiegate in attività di emergenza – ed anche coloro che aderiscono ad altre associazioni di volontariato. Per potersi iscrivere occorre presentare apposita domanda. Ai volontari sono assicurati formazione, addestramento, anche attraverso esercitazioni periodiche, nonché adeguato equipaggiamento, dispositivi di protezione individuale compresi. Soltanto così formati sono in grado di svolgere appieno la propria attività, di cui i beneficiari – nel caso appunto dei servizi garantiti alle famiglie bloccate dal Covid -, ma anche tutta la comunità sono infinitamente grati.

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In copertina e all’interno volontari della Pc di Nimis al centro vaccinale della Fiera di Udine; qui sopra, davanti alla sede di via Matteotti.

Covid, Poste Italiane verso chiusure Fvg: alza voce il sindaco di Valvasone Arzene

di Silvio Bini

Poste Italiane annuncia chiusure di uffici a causa della quarta ondata Covid. «Ma è possibile che sia l’unico modello di risposta all’emergenza sanitaria?», si chiede Markus Maurmair, primo cittadino di Valvasone Arzene. È un botta e risposta fra il sindaco friulano e il condirettore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco. «L’evoluzione della situazione epidemiologica nel Paese è nota, tanto che da quasi due anni siamo in piena emergenza sanitaria e tutte le strutture e aziende pubbliche e private si sono attrezzate per affrontare i problemi causati dagli effetti dei contagi da Coronavirus», è la premessa di Maurmair, che poi precisa: «Spiace ricordare che per noi sindaci è altrettanto ben chiara la situazione all’esterno degli uffici postali dove osserviamo costantemente lunghe code. Tale evidenza è stata segnalata ripetutamente e a tutte le latitudini d’Italia con lunghe file e in qualsiasi stagione. È oramai chiaro – è la tesi del sindaco del Comune in riva al Tagliamento – che al ripresentarsi delle ondate di contagio Poste Italiane ripropone il modello di “tutela della salute sia della clientela che di propri dipendenti”, predisponendo la riduzione degli orari e la chiusura degli sportelli meno strategici. Il problema è che tale politica di sicurezza e contenimento dei contagi crea un doppio grave disagio con un’implicita minaccia per la salute dei cittadini, soprattutto della fascia più debole della popolazione, gli anziani. Ecco perché, nel mese più freddo dell’anno, ritengo inopportuno rinnovare il modello di chiusura o riduzione degli orari degli uffici postali quando abbiamo un Governo che si sta impegnando per garantire l’apertura di servizi essenziali come le scuole dando così un reale segnale di fiducia nel futuro».
«In questo contesto, Poste Italiane sta monitorando l’andamento degli impatti della quarta ondata – è la risposta del dg di Poste Italiane – in termini di tutela della salute sia della clientela che dei propri dipendenti, al fine di approntare repentinamente ogni misura idonea ad arginarne gli effetti e garantire la continuità nell’erogazione del servizio alla cittadinanza. Alla luce di ciò, tale scenario potrebbe comportare nel Suo Comune una temporanea riduzione dell’orario di apertura degli uffici postali presenti. La informo, inoltre, che anche per il presente anno prosegue l’impegno dell’Azienda ad anticipare il pagamento dei ratei pensionistici mediante misure di programmazione per l’accesso agli sportelli mediante predisposizione di un apposito calendario alfabetico ed è a tutt’oggi in vigore la convenzione stipulata tra Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri per la delega al ritiro e la consegna della pensione a domicilio per alcune categorie di pensionati».
«È empiricamente dimostrato dalle code presenti all’esterno degli uffici postali – controbatte Maurmair – come le misure introdotte finora, quali l’anticipazione dei ratei pensionistici con la predisposizione di un apposito calendario alfabetico per programmare l’accesso agli sportelli, il ritiro da parte dei carabinieri della pensione per alcune categorie di soggetti fragili o la possibilità di prenotare online l’accesso agli uffici, non abbiano risolto il problema. Invece, in ragione della sensibilità dichiarata a prendersi cura della salute degli utenti si rinnova l’invito a installare sportelli automatici che mancano in un rilevante numero di uffici postali: oltre il 40 percento degli sportelli in Italia sono ancora sprovvisti del servizio. Questo investimento, permetterebbe di ridurre una parte delle code presenti all’esterno degli uffici postali garantendo una fruibilità a 24 ore su 24 anche nei Comuni dove non sono presenti altri operatori».

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In copertina, il sindaco di Valvasone Arzene Markus Maurmair.

Con i bonus il ritorno del mattone. E ora l’artigianato friulano respira

In un panorama ancora fortemente segnato dagli effetti della pandemia, in particolare nel settore dei servizi alla persona, un comparto si distingue in provincia di Udine per vitalità ed è quello delle costruzioni. Effetto dei bonus e del ritorno al mattone, complice la riscoperta della casa in tempo di Covid, che al settore valgono nel corso dell’ultimo anno (dal 30 giugno 2020 al 30 giugno 2021) un aumento del fatturato e degli occupati, cresciuti rispettivamente dell’1,2% il primo e del 3,6% i secondi. In termini assoluti, la dote di nuova occupazione, che in provincia di Udine conta su 9.500 addetti, pesa per 350 unità. A dirlo è la 31a Indagine sulla congiuntura dell’artigianato in provincia di Udine, che è stata presentata ieri mattina nella sede di Confartigianato-Imprese Udine dal responsabile dell’Ufficio studi dell’associazione, Nicola Serio. L’indagine è frutto di 603 interviste realizzate dall’Irtef di Udine, tra il 5 luglio e il 3 agosto, ad altrettante aziende, che rappresentano il 4,5% della popolazione di imprese artigiane in provincia di Udine.

Graziano Tilatti

Stock. Il dato relativo al totale delle imprese artigiane in Friuli si conferma in contrazione, ma in vistosa frenata. Al 30 giugno 2021 sono infatti 13.490 le imprese artigiane attive in provincia di Udine, in crescita congiunturale rispetto al 31 marzo (+0,4%), in diminuzione tendenziale rispetto all’anno precedente (-0,5%), ma con calo più basso dell’ultimo biennio e della media ultimi 12 anni (-0,9%). Ai risultati evidenziati dall’indagine guarda fiducioso il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, che saluta con particolare favore l’aumento dell’occupazione nelle costruzioni, settore in crisi da anni, che sta conoscendo una nuova primavera trascinato dai bonus. «L’auspicio però – ha sottolineato – è che il Governo li renda strutturali, serve uno sforzo ulteriore per far incontrare domanda e offerta, per sgonfiare la bolla speculativa che si è innescata e anche per consolidare la nuova occupazione e se possibile aumentarla ancora, specie con la formazione di tutti quei lavoratori che hanno perso il lavoro e che oggi possono trovare una nuova collocazione nel sistema delle costruzioni».

Occupazione. Al 30 giugno 2021 i lavoratori delle imprese artigiane sono in crescita, del +0,8% rispetto alla stessa data dell’anno precedente. Crescono sia quelli dipendenti (+0,1%) sia quelli indipendenti (+1,7%). L’83% delle imprese vede un’occupazione stabile, il 9% in crescita, il 7% in calo. Positivo è anche il saldo d’opinione, la differenza cioè tra le imprese che prevedono un aumento degli occupati e quelle che invece ne stimano una contrazione: +2%. Riportata ai settori, l’occupazione come detto è in forte espansione nelle costruzioni, per effetto dei bonus statali (+3,6%), in crescita nelle manifatture (+1,1%) per un totale di +115 addetti nel corso dell’ultimo anno, in calo nei servizi (-1,4%) per una diminuzione di 180 addetti. Quanto alla qualità del lavoro, al 30 giugno l’incidenza dei contratti a tempo indeterminato si attesta all’88% del totale, stabile rispetto a un anno prima (-0,1%).

Fatturato. Nel 1° semestre del 2021 prevalgono le imprese artigiane con fatturato in crescita (45%) rispetto a quelle con fatturato in calo (31%) e il saldo d’opinione (crescita/calo) è positivo (+14%). Tra il primo semestre del 2020 e del 2021, il fatturato è cresciuto dello 0,4%, in forte espansione nelle manifatture (+6,2%) in crescita nelle costruzioni (+1,2), in significativo calo invece nei servizi (-4,9%). In quest’ultimo settore crescono solo i trasporti e le autoriparazioni (+0,5%), mentre perdono rispettivamente il -5,3% e il -7,3% i servizi alle imprese e quelli alla persona.

Export e Investimenti. Riprendono quota le esportazioni. La percentuale di imprese artigiane del manifatturiero che hanno operato sui mercati esteri nel 1° semestre 2021 (29% di cui 25% export diretto e 4% terzisti che lavorano per aziende esportatrici) è in ripresa rispetto al 2020 e superiore al dato del 2019. Sul fronte degli investimenti, un’impresa artigiana su 7 ne ha sostenuti durante il 1° semestre 2021 (13,4%), la percentuale è più alta della media nei trasporti e autoriparazioni (17,6%), la più bassa nei servizi alla persona (8,9%).

Fiducia. Ottimo, nonostante la drammatica contingenza imposta dalla pandemia, il sentiment degli artigiani friulani che promuovono con voto medio di 7,6 la propria impresa (con una fiducia più bassa nel settore del benessere al contrario dei quelli dei servizi alle imprese e delle costruzioni), mentre si ferma a 5,1 la fiducia nel sistema paese, dato che tuttavia è il più alto degli ultimi 7 anni e che nell’ultimo anno è cresciuto di ben un punto, effetto del nuovo governo Draghi. «Ci auguriamo che la discesa in campo di Draghi non si esaurisca ma possa proseguire e traghettare l’Italia», dichiara ancora Tilatti che guarda al 2026, termine ultimo per completare le opere finanziate con il Recovery Plan, «dal quale – aggiunge il presidente – dipenderà la ripresa post pandemia del nostro Paese e non solo del nostro». E a proposito di Covid, se 9 artigiani su 10 ritengono l’emergenza sanitaria non ancora terminata, oltre 4 su 10 credono questa causerà ancora gravi ripercussioni all’attività aziendale (lockdown, chiusure al pubblico, limitazioni agli spostamenti).

Criticità. Sui primi tre gradini del podio salgono la difficoltà nel reperimento della manodopera, la crescita dei prezzi praticati dai fornitori e ancora l’aumento dei costi energetici. Seguono le difficoltà di conciliazione nella gestione di figli e parenti, la contrazione dei margini di profitto, la mancanza di capitali per chi vuole investire, l’aumento della concorrenza sleale solo per citare i più sentiti.

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In copertina, un muratore al lavoro: il settore edilizio è in ripresa in Friuli.