A Casarsa Croce Rossa in prima linea per i farmaci e la spesa

A Casarsa della Delizia in prima linea per portare aiuto durante l’emergenza Coronavirus, negli scorsi mesi come anche adesso che, almeno ufficialmente, è arrivata l’estate: il Comitato della Croce Rossa continua il suo impegno a favore della comunità, per la quale ha già effettuato tra farmaci e borse spesa diverse consegne alle famiglie impossibilitate a lasciare le proprie abitazioni.
“In seguito alla convenzione con Federfarma – ha spiegato il presidente Domenico Salzillo – gestiamo la consegna dei farmaci prelevati dalle farmacie di Casarsa e San Giovanni per essere consegnati alle persone che ne hanno bisogno: siamo già a oltre 600 consegne effettuate. Inoltre, la Croce rossa nazionale attraverso le donazioni di varie aziende, ci ha consegnato delle borse spesa con beni di prima necessità che stiamo tuttora consegnando ai cittadini che ne hanno più bisogno, per un totale di oltre 150 consegne. Un piccolo ma fondamentale aiuto che siamo onorati di poter portare ai nostri concittadini”.  Il Comitato conta su 45 volontari stabili. A essi si sono aggiunti durante la fase acuta dell’epidemia 4 volontari temporanei che hanno dato volentieri una mano. Il parco mezzi conta di due ambulanze e un furgone che si sono potuti movimentare in questo periodo grazie a delle importanti donazioni.
“Desideriamo ringraziare – ha aggiunto Salzillo – per le loro donazioni, fondamentali per rimanere operativi, Friulovest Banca, il gruppo di Primavera 90 della Pro Loco di Casarsa e la ditta Ltl, con quest’ultima che ci ha anche pregato di consegnare agli ospedali di San Vito, Pordenone, Cro di Aviano e Portogruaro un migliaio di occhiali protettivi da essa donati proprio a quei nosocomi”. In totale sono 311 le ore offerte alla comunità dal comitato di Casarsa della Delizia.

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In copertina e qui sopra volontari della Croce Rossa durante le consegne a Casarsa.

E’ conto alla rovescia per il “Premio Cigana” dedicato alla ripresa

di Gi Elle

Conto alla rovescia, ormai, per il “Premio Simona Cigana”, giunto alla 11ª edizione, trattandosi degli ultimi giorni disponibili per chi intendesse ancora partecipare prima della chiusura ufficiale del prestigioso concorso giornalistico nazionale annuale, multimediale del Circolo della Stampa di Pordenone dedicato alla giovane collega avianese morta improvvisamente tredici anni fa durante il proprio lavoro. Il 30 giugno scadrà, infatti, il termine per la pubblicazione dei servizi che possono partecipare; poi, entro il 10 luglio scadrà il termine per l’iscrizione al Concorso stesso. Com’è noto, vi possono partecipare i servizi pubblicati tra la seconda metà del 2019 e la prima metà del 2020 su testate italiane ed estere. Particolare fondamentale: questa edizione è dedicata idealmente al mondo del giornalismo impegnato in prima linea fin dall’inizio dell’anno nell’informazione sulla crisi mondiale provocata dalla pandemia da Coronavirus e sulle conseguenze sanitarie, economiche e sociali. Sono sotto gli occhi di tutti, infatti, le difficoltà operative e strategiche, tra disagi e pericoli per le categorie più a rischio, qual è appunto quella dei giornalisti.“Il nostro mondo – ha sottolineato il presidente Pietro Angelillo – non si ferma nemmeno in tempi di crisi, sia per senso del dovere, sia perché è necessario testimoniare la realtà in evoluzione di questa emergenza mondiale e le prospettive non facili di riscatto. Come nelle precedenti edizioni, è possibile presentare i servizi giornalistici pubblicati nel corso di un anno su testate italiane ed estere. Oltre ai motivi consueti, il concorso è dunque un’occasione per rendere omaggio agli operatori dell’informazione, in prima linea per testimoniare, analizzare e indagare in questo anno di gravi conseguenze epocali”.
Si aggiunge a questa dedica, se si vuole “di parte”, l’attenzione – spiega il Circolo pordenonese, fondato nel lontano 1967 – verso le categorie impegnate nella ripresa: i medici e gli infermieri che tutt’ora si dedicano con professionalità e altruismo alla terapia e alla prevenzione della popolazione, senza dimenticare l’impegno diffuso che oggi riguarda la ricerca di una normalità, da perseguire con lo spirito tenace e intelligente di imprenditori e lavoratori nella ricostruzione dopo le catastrofi belliche e naturali.
Come si ricorderà, la decima edizione del Premio era stata festeggiata lo scorso dicembre ad Aviano, la cittadina a pochi chilometri da Pordenone in cui risiedeva Simona Cigana. All’evento del decennale, con i familiari della cronista scomparsa e il presidente regionale dell’Ordine dei Giornalisti Cristiano Degano, aveva partecipato anche il leader nazionale Carlo Verna, al quale era stato conferito il titolo statutario di “Socio Onorario”.

Simona Cigana

DETTAGLI ORGANIZZATIVI

INIZIATIVA UNICA. Novità e conferme, uniche nel loro genere, figurano nel Bando/Regolamento e sono legate al Friuli Venezia Giulia come luogo e argomenti, con tre modi di “lettura” possibili: gli àmbiti locale, nazionale e internazionale. Tutti possono prenderne visione nel sito web www. stampa-pordenone.it. Si riferiscono alle seguenti Categorie giornalistiche a concorso: Inchiesta, Sport, Turismo, Economia/Artigianato, Sociale/Antinfortunistica.

SEGNALAZIONI DEL PUBBLICO. Confermata la partecipazione del pubblico. I destinatari delle notizie possono infatti segnalare al Circolo della Stampa uno o più servizi dell’autore o degli autori preferiti. Comunque la partecipazione degli autori è libera. Ma la segnalazione di lettori, ascoltatori e spettatori ha carattere di indicazione e di suggerimento, con conseguenze che si sono già dimostrate preziose in molti casi.

SOSTEGNO AL CONCORSO. Determinante, come sempre, il sostegno degli sponsor (pubblici e privati) che fa di questo ormai storico evento una delle iniziative più caratterizzanti del Friuli Venezia Giulia e del mondo dell’informazione.

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In copertina, primi a sinistra Pietro Angelillo e Carlo Verna durante la cerimonia di dicembre ad Aviano.

Coronavirus e Vaia: ecco come valorizzare montagna e legno

Dopo la fase acuta del Covid-19 e la devastazione della tempesta Vaia, due eventi gravi che hanno pesato molto sul debole tessuto produttivo montano, occorre produrre un grande sforzo e una grande capacità collaborativa per cogliere le potenzialità che l’uso massiccio del legno locale possono offrire ai territori montani. Un potenziale di crescita che potrebbe moltiplicare almeno per 10 gli attuali valori, creando molte decine di nuovi posti di lavoro, nelle aree periferiche dove la crisi si fa sentire maggiormente e dove l’attuale situazione potrebbe favorire ulteriormente una “discesa verso il basso”. Esiste un patrimonio forestale di prim’ordine, disponibile in quantità più che sufficiente a dar da lavorare agli operatori locali, che non riesce a essere valorizzato in loco, ma finisce per buona parte all’estero assieme al valore aggiunto che potrebbe generare. Questa la visione di Legno Servizi, realtà attiva del settore.

Il presidente Emilio Gottardo.


Secondo la cooperativa, occorre che gli operatori, assieme alla Regione Fvg, sviluppino una visione che metta al primo posto la crescita e la creazione di nuove imprese capaci di trasformare il prodotto “in casa”, che investano in nuove tecnologie di trasformazione, di conservazione, di nuovi prodotti, che contribuiscano alla valorizzazione del patrimonio forestale “in loco” per contrastare l’esportazione del legname tondo verso altre destinazioni. Una valorizzazione che trovi coinvolti tutti i soggetti della filiera, vale a dire imprese di utilizzazione, di trasformazione e segherie, in un progetto che può contare su un “vantaggio competitivo” che molti non hanno: la materia prima di qualità, certificata per la gestione forestale sostenibile, disponibile in buone quantità.

“Nei prossimi anni, e già i segnali ci sono, non possiamo organizzare – dicono a Legno Servizi – la produzione nelle aree montane su comparti che dipendono sempre più da filiere e dinamiche di mercati che non controlliamo; non possiamo soggiacere a ricorrenti tensioni sulla materia prima legno, per la quale assistiamo a periodiche “corse all’accaparramento”, schiacciati dalla logica del più forte. Se non ci sarà una “concorrenza locale” capace di contrastare questi fenomeni, assisteremo alla svendita dei nostri boschi e alla “schiavitù” del materiale (lavorato) da importazione. Le nostre foreste soffriranno, le nostre imprese saranno costrette a sopravvivere e faticheranno a reggere l’urto. Dunque, ripartiamo dal legno locale! Gli ingredienti per un buon risultato ci sono tutti. Da Legno Servizi, dal Consorzio Boschi Carnici, dall’Associazione dei Boscaioli (Aibo), alle varie reti di imprese che in questi anni si sono costituite, alle segherie, ci sono le professionalità per migliorare e progredire assieme, aumentando gli occupati, facendo crescere il territorio, ora in sofferenza“.

Questa è, dunque, la proposta lanciata da Legno Servizi per rilanciare il comparto del legno nelle zone montane della regione e per ricominciare, oltre la normalità di prima, dopo Covid-19. «Lo facciamo convinti che il futuro, che è già presente, premierà il settore, persuasi che se adeguatamente sostenute le nostre imprese potrebbero crescere significativamente – afferma Emilio Gottardo, presidente di Legno Servizi -. Lo facciamo per mantenere competitive e propositive le nostre imprese associate, soprattutto in questo momento. Ma non ci riusciremo da soli. Riusciremo a incidere e a suggerire a chi ci governa la direzione da mantenere se saremo uniti e convinti prima di tutto noi, imprenditori e organizzazioni di questo territorio. Se lo faremo, avremo più forza e chi ci governa ci ascolterà. Il territorio ne ha bisogno, e ripartire dal legno locale per un suo uso generalizzato nelle costruzioni e negli arredi urbani, come hanno fatto, prima e meglio di noi, altri territori contermini, sarà di gran beneficio anche per le casse regionali. In questa ottica, Legno Servizi, assieme a soggetti pubblici e privati qualificati, si è fatta promotrice di una proposta concreta che verrà presentata prossimamente alla Regione per sostenere tutto il comparto foresta-legno nell’ottica di un uso diffuso e crescente del legno locale come materiale da costruzione. Mai come oggi – conclude il leader della cooperativa carnica – scelte che maturano altrove hanno influssi sulla porta di casa. Per questo occorre un approccio glocale: globale nella visione, locale nell’attenzione alla capacità produttiva nostra».

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In copertina e qui sopra legno pregiato dei boschi carnici.

Opportunità per i ragazzi volontari di Casarsa col Servizio civile solidale

Nuova occasione di crescita per i giovani di Casarsa della Delizia proposta dalla cooperativa sociale Il Piccolo Principe che sta cercando sei nuovi volontari da impiegare nel progetto di Servizio civile solidale “Lascia il segno”. Il “Servizio civile solidale” è promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per stimolare la partecipazione dei giovani dai 16 ai 17 anni compiuti in esperienze di volontariato e di cittadinanza attiva. L’obiettivo è quello di promuovere tra i ragazzi una cultura della pace, della solidarietà e della non violenza attraverso progetti che veicolano messaggi di impegno civile e favorendone l’ingresso nel mondo del lavoro con un’accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo nella società. I ragazzi saranno impiegati per il periodo da ottobre 2020 a luglio 2021 per un totale di 360 ore.
A Casarsa i ragazzi potranno essere impegnati nelle attività del Servizio socio-educativo pomeridiano (il doposcuola), del Progetto Giovani e del Centro socio-occupazionale per disabili, affiancando gli operatori in attività specifiche. Poi nel periodo estivo, potranno partecipare come animatori ai due centri estivi organizzati dal Piccolo Principe ovvero il “Punto Verde” e il centro estivo alla fattoria sociale La Volpe sotto i gelsi. Tutte le attività si svolgeranno nel rispetto delle direttive ministeriali e delle conseguenti disposizioni regionali, in riferimento all’emergenza Coronavirus.
“Questa emergenza Covid-19 ha messo a dura prova i ragazzi – spiega Elisa Paiero, responsabile dei servizi per i giovani della cooperativa Il Piccolo Principe – che, nonostante il lungo periodo di isolamento, non hanno smesso di credere nella solidarietà e nel loro futuro. Per questo, oggi ancora di più, invitiamo le famiglie a considerare questa opportunità di crescita e di responsabilità nei confronti degli altri che può dare il Servizio civile solidale: ciascun ragazzo potrà dare il proprio apporto, in base alle sue inclinazioni, in uno spazio anche di autonomia progettuale. Si tratta di un progetto capace di promuovere tra i ragazzi la cultura della pace, della solidarietà e di cittadinanza attiva. L’obiettivo è anche quello di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei ragazzi con un’accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo nella società. Ringraziamo i ragazzi che stanno terminando questo percorso – aggiunge Paiero – e quelli che li hanno preceduti negli anni passati, perché in ogni servizio hanno fatto germogliare nuove idee, dando valore aggiunto ai servizi della cooperativa”.
Ai volontari in Servizio civile spetta un contributo complessivo pari a 892,38 euro per la partecipazione ai progetti da 360 ore: c’è tempo fino al 26 giugno prossimo entro le ore 14 per presentare la domanda.
Si possono scaricare i moduli on line sul sito www.ilpiccoloprincipe.pn.it ed inviarli a e.paiero@ilpiccoloprincipe.pn.it oppure consegnarli di persona all’Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Casarsa, previo appuntamento telefonando al numero 3403421265. Seguirà una selezione di tutti coloro che hanno presentato la domanda per arrivare a scegliere i 6 giovani volontari per l’anno 2020/2021.

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In copertina il casale della Volpe sotto i gelsi e qui sopra volontari del Servizio civile.

Le sagre possono ripartire, ma come? Lo spiegherà il Comitato Pro Loco Fvg

di Gi Elle

In Friuli Venezia Giulia anche le sagre e le manifestazioni all’aperto, in genere, hanno riavuto il tanto auspicato via libera, al termine del lunghissimo lockdown imposto dall’emergenza sanitaria da Coronavirus. Per cui durante l’estate potranno essere nuovamente organizzati i tradizionali appuntamenti che, in molti casi, rappresentano anche un indubbio richiamo turistico per i centri che li propongono ma, come ricaduta, pure per l’intera regione della quale indubbiamente concorrono a valorizzare l’immagine. Si può dunque ripartire, a condizione, però, che venga rispettato il rigido protocollo di regole atte a salvaguardare da una malaugurata ripresa dei contagi. Per questo, sono stati pensati per gli organizzatori degli incontri formativi online con professionisti del settore sicurezza, oltre a un indispensabile supporto normativo tramite lo sportello Sos Eventi. Il Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia – che ha sede a Villa Manin di Passariano – è, infatti, pronto per fornire tutto l’aiuto necessario alle sue aderenti che sono intenzionate a organizzare sagre ed eventi nelle prossime settimane, sempre all’insegna del rispetto delle regole, che sono ancor di più fondamentali in questa fase di ridimensionamento della grave crisi causata dal Covid-19.

“Le linee guida della Conferenza delle Regioni e Province autonome e l’ordinanza numero 16 del presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – ha spiegato il presidente delle Pro Loco regionali, Valter Pezzarini – forniscono le regole alle quali le associazioni dovranno attenersi, tra il fondamentale rispetto del distanziamento sociale e dell’utilizzo dei sistemi di protezione individuale. Abbiamo pensato di istituire una serie di incontri online con i nostri consulenti in tema di sicurezza, ai quali le Pro Loco potranno iscriversi gratuitamente: dei webinar a numero chiuso che puntano a chiarire tutti gli eventuali dubbi e a ricordare come sia fondamentale rispettare le direttive, anche per non incorrere in conseguenze legali. Inoltre, per tutti gli enti del Terzo settore del Friuli Venezia Giulia organizzeremo incontri simili attraverso lo Sportello Sos Eventi, offrendo la nostra disponibilità e collaborazione anche al Centro servizio volontariato (Csv), come già avvenuto negli scorsi mesi”.

Un aspetto va rimarcato in questa fase di lavoro per tornare alla normalità: ogni Pro Loco è libera di decidere come comportarsi riguardo agli eventi di sua competenza. “C’è chi ha espresso intenzione di confermare la propria sagra estiva – ha concluso Pezzarini – e chi invece ha già posticipato l’evento al 2021: noi siamo al fianco sia delle une che delle altre realtà, puntando a informare completamente sulle regole sanitarie che vanno rigorosamente rispettate. Sarà poi valutazione della singola Pro Loco, una volta informata su tutto, decidere se proseguire con l’organizzazione. Già eravamo un mondo orientato alla professionalità e alla qualità nella gestione degli eventi: ma deve essere chiaro a tutti che la singola Pro Loco è garante. nonché responsabile a livello penale, del rispetto della sicurezza sanitaria nel confronto di visitatori e operatori volontari della propria manifestazione. Per questo vogliamo tutelare le nostre associate con una corretta e completa informazione“.

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In copertina, Valter Pezzarini e qui sopra Villa Manin (durante Sapori Pro Loco) dove ha sede il Comitato Fvg. 

(Foto Petrussi)

Lunedì a Casarsa apre il Centro medici. Altri lavori per sport e luce

Fase 2 a Casarsa della Delizia con l’avvio di nuovi cantieri e conclusione di quelli fermati per poco tempo durante il lockdown. Infatti, ieri c’è stata l’apertura formale del nuovo Centro di assistenza primaria nella struttura dell’ex municipio in via Vittorio Veneto, che era pronto già da inizio anno, e che entrerà in funzione lunedì prossimo. “Un edificio simbolo per la nostra cittadina, progettato dall’architetto Gino Valle – ha spiegato il sindaco, Lavinia Clarotto – che abbiamo riconsegnato alla comunità come presidio della salute, in cui i medici di base del territorio comunale potranno ricevere i propri assistiti e nel quale potranno essere erogati alcuni servizi sanitari. Un segnale di speranza nel futuro quello di poter consegnare adesso la struttura, pronta già da qualche mese, al termine del lockdown e nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus”. Erano presenti i vertici dell’Azienda sanitaria del Friuli occidentale (che gestisce la struttura) e il vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, che è anche assessore alla Salute. Come detto, il Centro sarà operativo dal 15 giugno, con il trasferimento degli ambulatori dei sei medici di medicina generale del territorio.

Il sindaco Lavinia Clarotto.

Per quanto riguarda poi i nuovi cantieri, è appena partito quello del Palazzetto dello Sport. “Gli interventi – ha aggiunto la prima cittadina – riguarderanno l’adeguamento strutturale, la messa in sicurezza antincendio e l’efficientamento energetico del Palarosa. Il programma dei lavori durerà quattro mesi, al termine dei quali avremo un palasport rimesso a nuovo ed efficiente per le attività . nostre associazioni sportive”.

Il Palarosa.

Non appena si stabilizzerà il bel tempo sarà avviato pure il cantiere per l’interramento della linea di pubblica illuminazione in via Monte Grappa a San Giovanni. “Sarà istituito – ha concluso Lavinia Clarotto – un senso unico durante i lavori, previsti durare due settimane. Si tratta di un’opera importante, che va a sostituire una linea aerea elettrica vetusta che in passato aveva lasciato al buio alcune parti di San Giovanni. Poco distante proseguono invece i lavori alla scuola primaria Marconi, dove il cantiere ora si concentrerà, dopo la palestra e l’area esterna, sugli adeguamenti antincendio. Stiamo lavorando affinché a settembre le nostre scuole, a Casarsa e San Giovanni, siano pronte ad accogliere al meglio i nostri studenti“.

Via Monte Grappa a San Giovanni.

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In copertina, il Centro di assistenza primaria nell’ex municipio di Casarsa.

Coronavirus, Popolari alleate del territorio. Il ruolo di Civibank

Anche al tempo di Coronavirus, le Banche popolari si confermano alleate del territorio in cui operano ponendosi a fianco delle attività economiche. E fra queste si distingue quella di Cividale del Friuli che, come informa un comunicato, ha già erogato quasi 70 milioni di euro. I dati nazionali di Assopopolari confermano, infatti, che le Banche di Credito Popolari hanno garantito liquidità alle piccole e medie imprese italiane, rispondendo alle necessità del tessuto produttivo nazionale in tempi rapidi. Così, le Popolari “hanno accolto il 65% delle domande di prestito al di sotto dei 25.000 euro, l’87% delle domande di prestito al di sopra di questa soglia e il 97% delle domande di moratoria”, come dichiara l’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari. Questo a seguito dei due decreti governativi “Cura Italia” e “Liquidità”, usciti rispettivamente il 17 marzo e l’8 aprile scorsi al fine di far fronte ai gravi danni causati dall’emergenza sanitaria.
L’erogazione di questi prestiti segue l’attivazione immediata a inizio lockdown degli aiuti alle famiglie, ai commercianti e alle aziende, decisi in maniera autonoma dalle singole banche di categoria. Le Banche Popolari – prosegue la nota – hanno subito recepito i primissimi sintomi della crisi, data la loro naturale vicinanza alle realtà anche più piccole (e quindi più vulnerabili) del territorio. Si conferma così il ruolo fondamentale giocato da questi Istituti nel far superare la prima fase di crisi alle famiglie e all’economia italiana, tradizionalmente trainata dalle piccole e medie imprese. I dati sono positivi – si sottolinea – nonostante le oggettive difficoltà aggiunte di portare avanti le operazioni bancarie durante il periodo di quarantena.
Anche Civibank, unica banca popolare autonoma a Nord-Est guidata da Michela Del Piero, conferma questi dati per i territori del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto: a seguito del decreto “Liquidità” la Banca di Cividale – conclude il comunicato – ha ricevuto domande di nuovo prestito per 86,75 milioni di euro, di cui ne sono già stati erogati 69,75, pari all’80% della liquidità totale richiesta entro fine maggio.

Michela Del Piero

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In copertina, ecco la sede centrale di Civibank a Cividale del Friuli.

A Casarsa suolo pubblico gratuito per bar ed esercizi commerciali

“Nuove concessioni e ampliamenti di spazi già esistenti, il tutto gratuitamente: ci eravamo presi l’impegno di venire incontro alle esigenze dei nostri commercianti. Utilizzando lo spazio esterno alle proprie attività, gli esercenti potranno servire maggiore clientela nel rispetto delle misure di sicurezza. Un segnale concreto che abbiamo voluto deliberare a sostegno del commercio locale in questa fase 2 di riapertura dopo l’emergenza Coronavirus, in modo che il comparto possa guardare al futuro con maggiore serenità: il Comune è al suo fianco”. E’ quanto afferma il sindaco di Casarsa della Delizia, Lavinia Clarotto, commentando la notizia che la giunta comunale ha deliberato la concessione gratuita del suolo pubblico a tutti i bar ed esercizi commerciali che ne hanno fatto richiesta.

Lavinia Clarotto e Ilaria Peloi.

Anche nella fase 1 l’amministrazione comunale aveva operato a sostegno del commercio che secondo le direttive nazionali e regionali poteva rimanere aperto sia con attività al pubblico che di consegna a domicilio. “Il progetto Commercianti in rete – ha spiegato l’assessore alle Attività produttive, Ilaria Peloi – ha visto l’adesione di quasi 50 attività, che anche grazie al sito e agli spazi social del Comune hanno potuto far conoscere alla cittadinanza i propri servizi. ‘Sosteniamo Casarsa’ è stato lo slogan della fase 1 che però continua anche nella 2 con l’invito a scegliere i negozi del territorio comunale per i propri acquisti”.

Per quanto riguarda poi altre notizie, l’amministrazione comunale casarsese sta lavorando anche al coordinamento dei Centri estivi seguendo le direttive regionali: la settimana scorsa c’è stato un incontro con associazioni ed enti firmatari il patto educativo, prossimamente saranno ufficializzate le decisioni. Ha infine riaperto al pubblico senza prenotazione l’ecopiazzola comunale di via Turridetta: da oggi 4 giugno occorrerà comunque rispettare le distanze di sicurezza e indossare guanti e mascherina. Orari il martedì e giovedì dalle 15 alle 19, il sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19.

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In copertina, uno scorcio del centro storico di Casarsa della Delizia in una bella foto di Daniela Radovan.

Coronavirus travolge l’artigianato Fvg: previsti danni per 1,2 miliardi

Un miliardo e 200 milioni di euro di perdita a livello regionale, 600 milioni nella sola provincia di Udine. E’ quanto stimano di perdere le imprese artigiane nel 2020 secondo un sondaggio online promosso dall’ufficio studi di Confartigianato Udine che ha coinvolto, tra il 22 e il 27 maggio, 161 imprese rappresentative di tutti i settori. «Abbiamo voluto indagare come sta andando la ripresa a una settimana dal via della Fase 2 – spiega il presidente di Confartigianato Udine e Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti -. Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese, infatti, la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35% quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello Fvg, con un calo medio di oltre 40mila euro per azienda».
«Ci eravamo illusi che l’effetto della pandemia potesse essere più contenuto e invece questi dati ce lo mostrano in tutta la sua gravità – prosegue Tilatti -. Non possiamo che prenderne atto e rimboccarci ancor più le maniche, fiduciosi e determinati a tenere la barra dritta. Con due obiettivi: il primo è quello di tenere in vita le imprese, il secondo trovare nuovi canali di sviluppo. Per far questo dovremo anzitutto capire quale sarà il futuro modello economico e sulla base di quello mettere in campo misure adatte. Bene quelle varate fin qui, ma non possiamo pensare che bastino strumenti pensati per un mondo che non c’è più – conclude il presidente degli artigiani -, dobbiamo essere capaci di guardare oltre, di immaginare un nuovo sistema e accompagnarlo con misure innovative».

Tornando al sondaggio, la perdita accomuna tutti i settori dell’artigianato che soffrono però gli effetti del Covid-19 con pesi diversi. Stando alle risposte date, sono le imprese del comparto artistico e moda a patire di più, con una perdita di fatturato nell’ordine della metà rispetto all’anno scorso (-49%), seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture (-44%), autoriparazioni e trasporti (-43%) e dagli impiantisti (-42%). Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare (-24%). La perdita è legata ai settori, ma anche alla durata del lockdown, molto diversa a seconda del business aziendale. Il 64% degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio, il 30% – comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio – ha riaperto dal 18 maggio, il 4% – pari a 7 casi – non ha ancora riaperto in parte per via del mercato completamente azzerato dall’emergenza, in parte per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza.
Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo percentuale di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi, rispetto al normale giro d’affari, è stato pari al 46%, mentre per le aziende che hanno appena riaperto, la perdita, calcolata sui primi giorni di ritorno alla normalità, si attesta al 34%. Rari i casi di incremento della clientela che riguardano in particolare gli acconciatori. Parrucchiere, ma anche estetiste e in generale i servizi alla persona sono state nelle ultime settimane le attività più attese tanto che alla riapertura si sono trovate a gestire carichi di lavoro straordinari tali da indurre 3 aziende su 4 (73%) a prolungare temporaneamente gli orari di apertura e 6 su 10 a incrementare il numero di giornate lavorative (60%).

Il settore dell’alimentazione è quello dove più frequentemente la riapertura al pubblico è stata accompagnata da un aumento della gamma di prodotti e servizi offerti alla clientela, strategia scelta dall’83% delle imprese del comparto e che complessivamente ha riguardato un’impresa su 4 (25%). I maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale da un artigiano su dieci (10%), la maggioranza assoluta degli imprenditori (57%) ha scelto di non aumentare i prezzi, con una contrazione dei margini di profitto. Il 33% non ha ancora ritoccato i prezzi, ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.

La salute è (ancora) un diritto? Domani viaggio con Cirri su Rai3

La salute è (ancora) un diritto? Tutti ce lo siamo chiesti nelle settimane più intense della crisi pandemica Covid-19. Mentre le terapie intensive erano sull’orlo del collasso, e gli italiani in lockdown sull’orlo di una crisi di nervi, migliaia di medici e infermieri che abbiamo applaudito dai balconi e definito eroi con il loro coraggio e la loro tenacia hanno contribuito, anche a costo della vita, a farci pensare che sì, la salute in Italia sia effettivamente un diritto, tutelato dalla carta costituzionale e, nei fatti, dal Servizio sanitario nazionale istituito per legge il 23 dicembre 1978. Che in un anno garantisce 23.600.000 accessi al pronto soccorso, 53 milioni di giornate di degenza e 579 milioni di ricette.
Da tempo un cittadino qualunque, Massimo Cirri – nella vita psicologo ma anche ideatore e conduttore di un programma cult della radio italiana, Caterpillar, in onda su Rai Radio2 – aveva iniziato ad interrogarsi su questa straordinaria macchina, il Servizio sanitario nazionale, che fornisce cure, assistenza, accertamenti, medicine a tutti e senza chiedere denaro. Una malattia grave, di quelle che interrogano sulla vita e sulla morte, ha attraversato Massimo. È stato curato bene, è guarito. È tornato a fare il suo lavoro di conduttore radiofonico. Quest’anno Massimo Cirri, come tutti, ha trascorso mesi chiuso in casa, mentre medici e infermieri si spendevano senza sosta per salvare vite. Offrendo, così come prima del virus, prestazioni completamente gratuite a cittadini che non devono esibire coperture assicurative o bancomat per vedere riconosciuto il loro diritto alla salute e alle cure.

Massimo Cirri

Ma da dove arriva questa visione del mondo? Ce lo racconta il documentario “Quello che serve. Un viaggio nelle radici del Servizio sanitario nazionale”, in onda in anteprima su Rai3 domani 29 maggio alle 23.15, scritto da Massimo Cirri con Chiara D’Ambros che firma la regia, condotto dallo stesso Cirri attraverso dialoghi e visite in molte sedi della sanità pubblica, da Milano a Ravenna a Padova, Vicenza, Recoaro e Schio, attraversando un appassionato Nord-Est che prima del Coronavirus scendeva in piazza per difendere il Servizio sanitario dalle politiche di esternalizzazione e privatizzazione. Interrogandosi sulla natura, sui presupposti e sulla portata del Servizio sanitario nazionale, Massimo Cirri incontra Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Michael Marmot, Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e coordinatore delle terapie intensive della Lombardi. E intervista gli operatori dell’elisoccorso di Ravenna, che ti vengono a prendere in 8 minuti al costo di 3 euro e mezzo all’anno a cittadino. Visita il Centro cardiochirurgico d’eccellenza di Padova, ritrova le due oncologhe dell’Istituto Tumori che lo hanno curato – per dir loro della gratitudine –, conversa con due infermiere, un’ostetrica e una mamma che si ricorda com’era prima, quando il Servizio sanitario nazionale non c’era: figure che definiremmo “ordinarie” della sanità di ieri e di oggi, e che subito ci sembrano straordinarie per impegno e umanità.

Alla ricerca delle radici profonde del Ssn, Cirri ritrova poi una donna coraggiosa, Tina Anselmi, ritrova Aldo Aniasi e una Repubblica partigiana, ci permette di scoprire piccoli grandi esempi dello straordinario capitale umano che incarna il valore profondo di questa risorsa pubblica. Ci porta così a ragionare su un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini, nessuno escluso: un Ssn a lungo dimenticato, dato per scontato, minacciato ma anche difeso strenuamente quando attaccato nelle sue prerogative di servizio pubblico. Riscoperto nel difficile periodo di pandemia. Ma riusciremo a ricordarcelo, dopo? Il viaggio nel Servizio Sanitario Nazionale è scandito dalle musiche di Stefano Bollani. Altan firma l’immagine portante del documentario e la compagnia di danza Arearea le coreografie.

ECCO CHI SONO

Massimo Cirri

Psicologo, conduttore radiofonico, scrittore e autore teatrale. È nato il 27 dicembre 1958 a Carmignano, in Toscana. Inizia la sua attività radiofonica negli anni ’80 a Radio Popolare, parallelamente a quella di psicologo. Dal 1997 lavora a Radio2, dove crea Caterpillar, il programma che ha lanciato “M’illumino di meno”, e di cui è ancora conduttore. Nel 2007 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro della Città di Milano.

Chiara D’Ambros

Film Maker, collabora con Report Rai3, dal 2017. Autrice e regista teatrale e radiofonica per Rai Radio2 e Radio3, dal 2010. Nata il 22 aprile 1978 a Valdagno, consegue nel 2009 un dottorato in Sociologia presso l’Università di Padova. Collabora dal 2014 con la testata online Globalist. Co-autrice di AAV storia di una B.rava R.agazza”, spettacolo vincitore della prima edizione del Premio Dante Cappelletti, nel 2004. Autrice e regista del documentario “Deai, Incontri. Un viaggio in Giappone”, 2016.

QUEL CHE SERVE. UN VIAGGIO NELLE RADICI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
IN ONDA: Rai 3, venerdì 29 maggio ore 23.15
di Chiara D’Ambros e Massimo Cirri, regia di Chiara D’Ambros, con Massimo Cirri
e con Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Micheal Marmot e molti operatori del Servizio sanitario nazionale.

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In copertina, Massimo Cirri mentre incontra i medici in un ospedale.