Pordenone, il “Regalo sospeso” per aiutare a Natale famiglie in difficoltà

Dopo il caffè e il pane, arriva a Pordenone e provincia, per il Natale 2020, anche il “Regalo sospeso”: il meccanismo è lo stesso dei due illustri precedenti (offrire qualcosa a chi non può permettersela) e punta a rafforzare i legami solidali messi a dura prova dal Covid-19. L’emergenza sanitaria si è inoltre abbattuta pesantemente sul settore della cultura, spettacolo e turismo (si parla a livello locale, tra lockdown e altre restrizioni, di una perdita di fatturato nel 2020 di oltre il 70% in media, con punte singole anche superiori). Il comparto nel Friuli occidentale vede attive 22 coop associate a Confcooperative Pordenone.  Proprio quest’ultima ha, così, deciso di avviare questo progetto che ha trovato la collaborazione della Caritas Diocesana e il contributo di Fondosviluppo Fvg. Il “Regalo sospeso” sarà avviato durante questo periodo natalizio per poi durare fino a quando ci sarà la necessità. Per aderirvi basta cliccare il nuovo sito dedicato all’iniziativa www.iniziativeconfcooperativepordenone.it inserito in www.pordenone.confcooperative.it e acquistare dei “buoni cultura” del valore di 50 o 80 euro che potranno poi essere sia donati ai propri cari come anche assegnati in forma anonima a famiglie in difficoltà segnalate proprio dalla Caritas.

Luigi Piccoli

 

I buoni daranno la possibilità di usufruire subito di servizi online oppure potranno essere spesi anche più avanti, quando la situazione sanitaria permetterà nuovamente le attività in presenza. Quattro le tipologie di bonus: le esperienze turistiche nella natura (visite guidate o enogastronomiche, soggiorni in alberghi diffusi, sport e simili); le esperienze musicali (corsi per strumenti online, esibizioni canore a richiesta); esperienze teatrali (rappresentazioni online e laboratori); esperienze audio-video (foto, realizzazioni video e live streaming).

“In questo modo – spiega il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – chi vuole con un unico gesto solidale potrà rendere più felice il Natale sia per le famiglie in difficoltà che per le imprese che hanno dovuto sospendere l’attività. Durante questi mesi segnati dal Coronavirus, siamo diventati sempre più consapevoli di come da questa emergenza ne usciremo, con forza, se sapremo far prevalere il senso compiuto di una cooperazione solidale. In primavera, durante il primo lockdown, il progetto Solidarietà cooperativa ha visto molte cooperative di vari settori collaborare tra di loro nell’offrire servizi alle persone chiuse in casa. Ora questo nuovo progetto per un comparto specifico come quello della cooperazione attiva nella cultura, turismo e spettacolo, per aiutarla a risollevarsi”.
Come detto, sono 22 le cooperative del settore cultura, turismo e sport aderenti a Confcooperative Pordenone, per un totale di 4 mila soci. Danno lavoro a 3 mila 450 persone. Il loro fatturato pre Covid-19 era di oltre 12 milioni di euro.

Ormai non ci si sposa più, Coronavirus cancella i matrimoni. Ed è allarme

Anche in Friuli Venezia Giulia, i matrimoni erano già in crisi prima del Coronavirus, ma ora a causa della pandemia il fenomeno è esploso perché veramente non ci si sposa più. E così sono dati allarmanti anche quelli relativi allo stato di salute del variegato settore legato al “wedding” e quindi al mondo delle nozze e delle cerimonie. Con il 90% dei matrimoni cancellati, quest’anno il comparto si avvia a registrare un fatturato poco meno che azzerato e a fare i conti con lo spettro delle chiusure: se entro il primo semestre 2021 la crisi legata al Covid non sarà passata, rischiano di abbassare le serrande dal 13 al 25 percento delle imprese attive in questo settore. Imprese che in Fvg sono 3.814, che danno lavoro a 8.263 addetti e che, per bocca del presidente regionale di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, dei rispettivi capi categoria locali e nazionali e di due imprenditrici friulane rappresentative del settore quali Barbara Beltrame e Stefania Vismara hanno lanciato il proprio grido d’allarme, chiedendo al Governo di non essere dimenticate, di poter beneficiare di interventi di sostegno, dai quali a oggi sono escluse causa i codici Ateco, pena la desertificazione di una costola importante del sistema moda nazionale.

Due immagini dell’incontro a Udine.

Il punto della situazione è stato fatto ieri mattina nella sede udinese di Confartigianato dove sono stati illustrati i dati elaborati dell’ufficio studi dell’associazione e dov’è stata presentata la petizione “Sostenete il mondo wedding fortemente penalizzato” ideata da Stefania Vismara e sostenuta dalla Confartigianato friulana. «Abbiamo cercato in più modi, sia a livello regionale che nazionale, di superare questa maledetta classificazione per codici Ateco che ormai è obsoleta e che inspiegabilmente taglia fuori dai sostegni alcune imprese come quelle del wedding – ha esordito il presidente di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, Graziano Tilatti -. Abbiamo proposto al Governo nazionale e locale, e continueremo a farlo, misure che possano aiutare a superare questo momento difficile per le imprese che altrimenti rischiamo di perdere per strada. Tra le proposte, c’è quella di ristorare un anno di fatturato perso in conto capitale o in alternativa di garantire un prestito a lungo termine, dai 15 ai 20 anni, pari al fatturato dell’anno precedente aumentato del 20%, a tasso zero, fatta salva la possibilità di ulteriori bonus anno per anno. In questo modo sarà dato immediato sollievo alle imprese che si ritrovano con zero incassi».

Situazione tutt’altro che rara in un settore che come detto fa i conti con lo stop forzato delle cerimonie. Matrimoni, Battesimi, prime Comunioni e Cresime. Nel 2020 se n’è celebrati pochi, pochissimi e nel 2021 almeno la prima metà dell’anno non promette meglio. Senza contare che, anche quando ripartiranno, le imprese che lavorano per i matrimoni non andranno all’incasso subito, perché tra la commessa e il pagamento, passano anche 6-8 mesi, il tempo necessario per ideare e organizzare in tutti i dettagli quel giorno indimenticabile. Dall’abito al tavolo. «Si sono dimenticati di noi – ha denunciato Gloria De Martin, capocategoria regionale della moda di Confartigianato-Imprese, intervenuta insieme alla presidente regionale del comparto benessere, Loredana Ponta – anche se rappresentiamo un comparto che è da sempre fiore all’occhiello dell’economia nazionale. Il 90% del nostro fatturato è andato perso. Niente cerimonie, niente fiere, niente ritiro della merce delle collezioni precedenti. Non chiediamo l’elemosina, ma un progetto per far vivere le nostre imprese». Che sono in ginocchio.

Stefania Vismara (da Brand News)


A testimoniarlo sono state Stefania Vismara, titolare di Archetipo, impresa udinese che idea e confeziona abiti da cerimonia per uomo dettando tendenza a livello internazionale, e Barbara Beltrame, che sempre a Udine dà forma a favolosi abiti da sposa. «In 30 anni – ha esordito Stefania Vismara – non abbiamo mai chiesto nulla, ma al momento il mondo del wedding non ha ossigeno per respirare, le celebrazioni sono state spostate al 2022, ma sarà impossibile recuperare le perdite di due anni. Per questo oggi ci siamo mossi, con il sostegno di Confartigianato Udine, per conservare un’eccellenza della moda italiana, che rischia di cedere il passo agli abiti cinesi. Se è vero che la bellezza salverà il mondo e che noi siamo artefici di bellezza, allora il Governo ci aiuti, e ci aiuti la gente firmando la petizione lanciata su change.org». Accorato anche l’intervento di Barbara Beltrame. «I clienti guardano, ma non comprano. Noi andiamo avanti con negozi a incassi zero tutti i giorni, guardando il terrore negli occhi dei dipendenti, che hanno paura di perdere il lavoro. Siamo meno di bar e ristoranti, ma esistiamo. Spero riusciate a fare qualcosa».

A raccogliere l’appello sono stati i presidenti nazionali di moda, benessere e fotografia di Confartigianato-Imprese che hanno assicurato il proprio impegno ai tavoli di lavoro con il Governo. «Stiamo lavorando per avere qualcosa di più a livello fiscale e di ammortizzatori sociali, mi auguro che l’esecutivo accetti i consigli dell’associazione», ha dichiarato Tiziana Chiorboli (presidente comparto benessere) ribadendo l’importanza del ruolo del sindacato datoriale. «Stiamo chiedendo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di convocare al più presto il tavolo nazionale della moda per trattare in quella sede i problemi di un settore che va considerato come un sistema», ha aggiunto dal canto suo Fabio Pietrella (presidente del comparto moda). Un sistema che nel caso del wedding comprende tra gli altri anche i fotografi. «Quelli che fanno matrimoni, al pari delle tipografie, hanno visto quest’anno bloccarsi tutte le cerimonie e stanno soffrendo al pari delle altre aziende del settore», ha chiosato Corrado Poli (capogategoria fotografi).

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In copertina, una coppia di sposi dal sito ufficiale di Barbara Beltrame.

Karpòs Porcia, dai vestiti usati un aiuto a chi ha bisogno ma anche all’ambiente

Un aiuto alla società e all’ambiente lungo 56 km: è così lunga la distanza che si riesce a coprire mettendo uno accanto all’altro i sacchi di indumenti usati raccolti nel 2019 dalla cooperativa sociale Karpòs di Porcia, specializzata nella gestione dei rifiuti. Con quanto raccolto si è contribuito ad aiutare senzatetto e persone in situazione di forte emergenza attraverso la Caritas della Diocesi di Concordia-Pordenone, nonché a dare un’occupazione a persone con svantaggio sociale e un sostegno all’economia circolare del riciclo. Un impegno che prosegue anche durante l’emergenza Covid-19.

La cooperativa Karpòs da diversi anni, infatti, raccoglie i vestiti dismessi che vengono conferiti direttamente dai cittadini nelle campane gialle con il logo Caritas presenti in tutto il territorio della Diocesi di Concordia-Pordenone e parte di quella di Vittorio Veneto e che sono di proprietà della stessa cooperativa. Si tratta di un totale di circa 200 cassonetti, riconoscibili dal colore giallo e il logo della Caritas. Inoltre, la cooperativa di Porcia che vanta un’ultradecennale esperienza nell’ambito dell’attività di riciclo e riutilizzo dei beni a “a fine vita”, ha attivato, da alcuni anni, un servizio che si chiama “Habitus” dedicato al ritiro a domicilio di abiti usati, lenzuola e scarpe, laddove ci fossero anziani che non riescono a spostarsi oppure ci fossero grandi quantitativi di indumenti da ritirare. La cooperativa, oltre ad occuparsi del corretto smaltimento dei rifiuti e del loro eventuale riutilizzo, si occupa anche di inserimento occupazionale di persone in condizione di svantaggio sociale.
“Con la raccolta di abiti usati – fa sapere Paola Marano, presidente della cooperativa – vengono sovvenzionate le attività di inserimento lavorativo di persone in situazione di disagio e svantaggio sociale nella stessa cooperativa sociale e si aiuta la Caritas in alcuni progetti di solidarietà. In più, gli abiti usati, che poi vengono recuperati, aiutano a inquinare di meno”.

Nel corso degli anni sono stati tanti i progetti di solidarietà sostenuti dalla Caritas grazie alla raccolta di indumenti usati portata avanti da Karpòs. Tra i progetti finanziati, ricordiamo l’attività del Centro di Ascolto diocesano di Concordia-Pordenone, l’asilo notturno “La Locanda” per l’accoglienza di senzatetto, senza lavoro, senza famiglia che si trova in Largo San Giovanni a Pordenone e le attività di accoglienza di famiglie in situazioni di difficoltà. L’impegno prosegue pure in questo 2020 segnato dall’epidemia di Coronavirus, che ha segnato, anche economicamente, diversi nuclei familiari: il quantitativo di indumenti consegnati nei cassonetti gialli ha avuto un calo dovuto essenzialmente all’emergenza Covid-19, anche perché non è stato possibile fare iniziative speciali di raccolta come in passato”.

“Con gesti semplici si possono fare molte cose di valore – ha concluso Paola Marano – e riciclare abiti usati è una di quelle piccole azioni quotidiane che potrebbero diminuire gli sprechi in maniera sostanziosa. Noi crediamo nell’economia circolare e invitiamo i cittadini a non disfarsi degli indumenti usati buttandoli nei bidoni per la raccolta del secco, ma a conferirli nei nostri cassonetti gialli, così potranno essere riciclati. Per questo Natale 2020 – ha aggiunto Marano – vogliamo anche dare un consiglio “green” ai nostri concittadini: scegliete di regalare prodotti realizzati con materiali ecologici, magari con certificazioni tessili che garantiscano una produzione a basso impatto ambientale oppure comprate capi di qualità con fibre più possibili naturali perché purtroppo il fast fashion inquina davvero molto e ogni anno produciamo milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma le nostre scelte possono fare la differenza”.

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In copertina e all’interno cassonetti utilizzati per la raccolta da parte di Karpòs degli indumenti usati.

Scuola dell’infanzia di Casarsa: al via anche la sezione Primavera

Nel rispetto delle norme anti Covid-19, la Scuola dell’infanzia Sacro Cuore di Casarsa della Delizia conferma la sua giornata in cui aprirà le porte per far visitare a tutti i genitori interessati gli spazi e illustrare le attività didattiche in vista del prossimo anno scolastico, in cui ci sarà la novità della sezione Primavera per bimbi sotto i 3 anni (ovvero quelli che compiranno 2 anni nel 2021). La giornata è in programma per sabato prossimo, dalle 10 alle 12.30, con ingressi regolamentati su appuntamento.
Per accedere all’istituto, basterà compilare online il modulo, disponibile sul sito www.scuolasacrocuorecasarsa.it, oppure chiamare il numero 0434.86202, prenotando la visita.
“Siamo felici di riuscire ad accogliere in sicurezza e nel rispetto di tutte le disposizioni in materia di prevenzione al Coronavirus i genitori interessati ad iscrivere i propri figli alla Scuola dell’infanzia di Casarsa – ha detto la presidente Rachele Francescutti – si potranno vedere gli spazi della scuola e conoscere dalla voce delle insegnanti le attività organizzate. Oltre alla novità della Sezione Primavera, ci sarà un ampliamento dell’orario scolastico, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, e stiamo lavorando alla proposta di nuove esperienze laboratoriali a stretto contatto con la natura e gli animali. Vi invitiamo a prenotare la visita per avere un appuntamento nella fascia oraria dalle 10 alle 12.30 di di sabato 28 novembre”.

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In copertina, bambini alla Scuola dell’infanzia di Casarsa della Delizia.

In Fvg ci sono 40 Comuni senza parrucchiere e ben 63 senza estetista

Succede ai tempi di Coronavirus e di Friuli Venezia Giulia declassato a zona arancione. Dove, allontanarsi del proprio Comune di residenza per andare dal parrucchiere o dall’estetista non si può, a meno che nello stesso i due servizi siano assenti. In quel caso allora sì, lo spostamento è consentito, ma solo nei Comuni contigui. E se nemmeno in quelli c’è un parrucchiere o un’estetista? Impossibile. E invece no. L’ultima indagine dell’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine ha posizionato la lente d’ingrandimento proprio sulla collocazione delle imprese del comparto benessere, in particolare parrucchieri ed estetisti, scoprendo che i casi di Comuni privi degli uni e degli altri sono tutt’altro che una rarità e che esistono anche paesi in cui il servizio non è disponibile nemmeno sconfinando in un Comune contiguo.
Su 215 Comuni, in Friuli Venezia Giulia sono 40 quelli sprovvisti di parrucchiere: 25 a Udine, con Drenchia che non dispone del servizio nemmeno nei Comuni contigui, 4 a Gorizia, 2 a Trieste e 9 a Pordenone. La lista si fa più lunga guardando agli estetisti, assenti da ben 63 Comuni: 39 in provincia di Udine, dove Drenchia, Grimacco, Resia, Resiutta e Stregna non ne hanno a disposizione nemmeno nei Comuni contigui, 7 in provincia di Gorizia, 2 in provincia di Trieste e 15 in provincia di Pordenone con Erto e Casso che non dispongono di estetiste neanche nei Comuni limitrofi. L’elenco dei Comuni contigui si può consultare sul sito di Confartigianato Udine (https://www.confartigianatoudine.com/in-primo-piano/spostamenti-comuni-contigui).

40 COMUNI FVG SENZA PARRUCCHIERI (DRENCHIA A ZERO ANCHE NEI CONTIGUI)

Bordano
Cavazzo Carnico
Chiopris-Viscone
Chiusaforte
Dogna
Drenchia
Forni Avoltri
Grimacco
Lauco
Lusevera
Malborghetto Valbruna
Montenars
Preone
Prepotto
Raveo
Resia
Resiutta
Rigolato
Sauris
Savogna
Stregna
Sutrio
Taipana
Verzegnis
Treppo Ligosullo
Doberdò del Lago
Dolegna del Collio
Moraro
San Floriano del Collio
Monrupino
Sgonico
Andreis
Budoia
Castelnovo del Friuli
Cavasso Nuovo
Cimolais
Erto e Casso
Frisanco
Tramonti di Sopra
Tramonti di Sotto

63 COMUNI FVG SENZA ESTETISTE (6 COMUNI A ZERO ANCHE NEI CONTIGUI)
Ampezzo
Bordano
Cavazzo Carnico
Cercivento
Chiusaforte
Dogna
Drenchia
Faedis
Flaibano
Forni Avoltri
Grimacco
Lauco
Lusevera
Moggio Udinese
Montenars
Paluzza
Prato Carnico
Preone
Prepotto
Pulfero
Ragogna
Ravascletto
Raveo
Resia
Resiutta
Rigolato
San Leonardo
San Vito al Torre
Sauris
Savogna
Socchieve
Stregna
Taipana
Torviscosa
Trivignano Udinese
Venzone
Verzegnis
Zuglio
Treppo Ligosullo
Capriva del Friuli
Doberdò del Lago
Dolegna del Collio
Medea
Moraro
San Pier d’Isonzo
Savogna d’Isonzo
Monrupino
Sgonico
Andreis
Arba
Barcis
Castelnovo del Friuli
Cimolais
Claut
Clauzetto
Erto e Casso
Fanna
Frisanco
Tramonti di Sopra
Tramonti di Sotto
Vito d’Asio
Vivaro
Vajont

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In copertina e all’interno il lavoro di estetista e parrucchiere.

Efasce Pordenone, ecco la seconda stagione di “4 chiacchiere con…”

Nonostante le limitazioni ai viaggi dovute all’emergenza Coronavirus in tutto il mondo, l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti di Pordenone continua a mantenere vivo il legame con i corregionali all’estero. Non potendo esserci incontri in presenza, l’attività si è strutturata online già la scorsa primavera durante il primo lockdown grazie al progetto “4 chiacchiere con…” che ora vede partire la sua seconda stagione in diretta sulla pagina Facebook “EFASCE – Pordenonesi nel Mondo” e sui canali YouTube e LinkedIn “Pordenonesi nel mondo”. Previsto anche uno speciale sul Regno Unito, meta negli ultimi 15 anni di moltissimi giovani originari del Friuli Venezia Giulia: con i nostri emigranti si parlerà di come vivono Oltremanica e di cosa si attendono dalla Brexit.
“La prima parte di video incontri – spiega il presidente dell’Efasce, Gino Gregoris – era stata dedicata principalmente alla “nuova emigrazione”, ovvero chi è partito negli ultimi 10-15 anni. Ripartenza, futuro e innovazione sono le tre parole chiave che avevamo chiesto di commentare agli intervistati ottenendo idee per il Friuli Venezia Giulia del prossimo futuro che poi abbiamo sviluppato lo scorso 25 luglio nel 43° incontro dei corregionali all’estero svoltosi in presenza alla fiera di Pordenone. Ora siamo pronti a ripartire, inserendo nel programma anche uno speciale dedicato all’emigrazione friulana nel Regno Unito, che oltre agli effetti della pandemia dovrà anche muoversi tra quelli della Brexit”. Dopo questo primo round non mancheranno delle puntate dedicate ai discendenti dei nostri emigranti, corregionali di terza e quarta generazione.
Condotte da Michele Morassut, della segreteria Efasce, e con ospiti sia il presidente Gregoris che la vicepresidente Luisa Forte, le interviste che si sono iniziate il 17 novembre, alle 20, saranno nella prima parte dedicate proprio alla Gran Bretagna (le dirette rimarranno poi visibili anche nei prossimi giorni in archivio). Tra i protagonisti di questi primi dialoghi digitali Massimo Vendramini, originario di Pordenone, vicepresidente di un’importante società di investimento capitali; Luca Marin, di Prata di Pordenone, responsabile della gestione di servizi finanziari nella City; e poi Guglielmo Biason, di Roveredo in Piano, nella duplice veste di direttore per un colosso bancario nonché vlogger e viaggiatore con esperienze in tutto il mondo.

A Casarsa il Coronavirus non ferma l’impegno sociale dei giovani

Sono sei i giovani che da ottobre, a Casarsa della Delizia, hanno iniziato il servizio civile solidale alla cooperativa sociale Il Piccolo Principe. Si tratta di Rachele Calderan, Alessia Moro, Marco Francescutti, Sara Rorato, Lorenzo Sabot e Linda Susan. I sei ragazzi, con un’età tra i 16 e i 17 anni compiuti, saranno impegnati per 360 ore fino a luglio 2021 nei vari servizi offerti dalla cooperativa sociale, la quale è conscia che proprio in questa fase di emergenza Coronavirus il mantenimento delle azioni sociali a vantaggio della comunità, svolgendole in sicurezza, sono fondamentali.
“La disponibilità dei volontari è lodevole – ha spiegato Elisa Paiero, responsabile dei servizi per i giovani del Piccolo Principe – ed evidenzia un grande senso di responsabilità verso gli altri e di attenzione verso la comunità e verso chi è più fragile, aspetti che ci fanno guardare ai giovani adolescenti con occhi diversi rispetto alle immagini di irresponsabilità e menefreghismo con cui spesso vengono descritti in modo generalizzato”.
A Casarsa i sei giovani volontari si stanno già impegnando nelle attività del Servizio Socio-educativo pomeridiano (il doposcuola) e del Progetto giovani, affiancando gli operatori in attività specifiche. Poi, nel periodo estivo, potranno partecipare alle attività del Centro socio-occupazionale per disabili e, come animatori, ai due centri estivi organizzati dal Piccolo Principe ovvero il “Punto Verde” e il centro estivo “Estate in Fattoria” organizzato dalla Volpe sotto i gelsi. Tutte le attività si svolgeranno nel rispetto delle direttive ministeriali e delle conseguenti disposizioni regionali, in riferimento all’emergenza Covid-19.
“Questi ragazzi – ha concluso Paiero – sono una ricchezza per la nostra cooperativa, ma anche per tutta la comunità; a loro va la nostra gratitudine perché ci permettono di rafforzare i servizi del Piccolo Principe e nello stesso tempo ci aiutano anche a diffondere fra i più giovani il valore del volontariato e dell’impegno sociale. Grazie al servizio civile solidale possiamo, infatti, far conoscere le potenzialità dei nostri giovani e contribuire a costruire una comunità accogliente e solidale”. Come detto, il servizio civile solidale è un progetto che ha l’obiettivo di promuovere tra i ragazzi la cultura della pace, della solidarietà e di cittadinanza attiva. L’obiettivo è anche quello di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei ragazzi con un’accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo nella società.

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In copertina, i sei ragazzi del servizio sociale di Casarsa della Delizia.

Coronavirus e categorie penalizzate, in Fvg un fondo da 18 milioni

Il Fondo emergenza da 18 milioni di euro introdotto con l’assestamento di bilancio autunnale sarà utilizzato per erogare contributi a fondo perduto alle stesse categorie economiche penalizzate dal recente Dpcm per il contenimento della diffusione del Coronavirus. È questo il criterio generale che l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, ha condiviso con i sindacati e con i rappresentanti delle categorie economiche nel corso di due incontri tenutisi, come informa Arc, con l’obiettivo di definire le modalità di utilizzo del Fondo regionale.
“Il nostro obiettivo è fare tutti gli sforzi possibili per andare incontro alle categorie più penalizzate sovrapponendoci ai codici Ateco del Dpcm Ristori e aggiungendo alcune categorie come, a titolo esemplificativo, le agenzie di viaggio e tour operator che non sono chiusi, ma è come se lo fossero”, ha spiegato Bini, aggiungendo che “il secondo obiettivo che ci siamo dati è la velocità di erogazione: dobbiamo essere in grado di processare tutte le pratiche affinché entro metà dicembre i contributi siano accreditati ai beneficiari”. Tra le categorie da ristorare, Bini indica anche le imprese del mondo della cultura, ricreative, sportive, i cinema, noleggio attrezzature e spettacoli, trasporto privato. “Stiamo valutando in queste ore come integrare le categorie escluse dal Dpcm governativo rispetto al tessuto economico regionale, fermo restando che questo fondo andrà a beneficio prevalente del settore terziario”, ha detto l’esponente della Giunta Fadriga.
Il meccanismo di accesso al contributo sarà articolato in due modalità: da un lato, un accredito una tantum diretto a tutti coloro che avevano già fatto domanda sulla prima linea contributiva (34 milioni di euro licenziati a luglio); dall’altro, la possibilità di accedere al ristoro ex novo per le partite Iva che non rientravano nel primo bando. Quanto alle modalità di domanda Bini ha garantito che sarà improntata alla massima semplificazione, senza necessità di presentare alcun genere di documentazione se non un’autocertificazione come già avvenuto per la prima tranche dei ristori anti-crisi.
Relativamente all’ammontare degli importi “non siamo ancora in grado di dare una determinazione specifica – ha affermato Bini -, ma intendiamo offrire cifre non troppo esigue, tali da dare una garanzia di tenuta alle attività economiche che affrontano questa seconda ondata”. L’assessore regionalei ha inoltre concordato con i rappresentanti dei sindacati (Villiam Pezzetta per la Cgil, Franco Colautti per la Cisl, Giacinto Menis per la Uil) l’istituzione di un Osservatorio con focus specifici per elaborare i dati oggettivi sull’andamento della situazione economica, categoria per categoria, con incontri almeno quindicinali. “Ogni quindici giorni – ha dichiarato Bini – vorrei fare un punto della situazione e condividere l’efficacia dei provvedimenti e l’andamento della crisi”.

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In copertina, l’assessore regionale Bini con  il direttore generale Magda Uliana durante la videoconferenza. (Foto Arc)

Tumore al seno, a Grado una “panchina rosa” invita le donne alla prevenzione

(g.l.) Non c’è soltanto il Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a turbare la nostra vita. Ci sono anche altre patologie molto gravi, tanto che, per fermare l’attenzione all’universo femminile, ottobre è “consacrato” alla prevenzione del tumore al seno. Così anche Grado ha voluto fare la sua piccola ma significativa parte, inaugurando una “panchina rosa” con doga blu, ai Giardini Marchesan, nell’ambito appunto delle iniziative di sensibilizzazione per la campagna condotta nel mese appena concluso proprio per la prevenzione della terribile malattia.

Federica Lauto


Oltre all’illuminazione rosa del Municipio in piazza Biagio Marin, considerato il periodo di emergenza sanitaria che stiamo attraversando e l’impossibilità di organizzare eventi pubblici, Federica Lauto, assessore alle Pari Opportunità e alla Famiglia ha promosso proprio l’inaugurazione di una “panchina rosa” nel centro cittadino: “Questa iniziativa nasce dall’idea di una donna toscana che ha perso la figlia per tumore al seno e che ha fondato in sua memoria l’associazione Annastaccatolisa. Un giorno la mamma di Anna Lisa si è seduta su una panchina e ha pensato di donarne una speciale alla sua città, per ricordare ogni giorno alle donne di prendersi cura della propria salute. La nostra panchina, seconda in regione dopo quella di Gorizia, è un segno per sensibilizzare tutti e tutte all’importanza della prevenzione del tumore al seno ed è inoltre un bellissimo arredo urbano. Grazie all’associazione Andos che segue le donne (e anche gli uomini come vuole significare la doga blu) operate di tumore al seno”.
Erano presenti all’inaugurazione anche alcune volontarie dell’associazione Andos Gorizia, tra cui la presidente Rosa Benedetic: “Il nostro obiettivo – ha detto – è sostenere le donne operate al seno e tutte le attività di prevenzione perché riuscire a fare una diagnosi precoce può cambiare completamente la vita. Per questo è importante prendersi cura della propria salute, fare un periodico controllo senologico e partecipare allo screening mammografico. In questo anno particolare, in cui non possiamo incontrarci di persona, nel mese di novembre continuerà la nostra opera di sensibilizzazione e cercheremo di portare il contributo di alcuni specialisti attraverso delle conferenze sulla pagina facebook della nostra associazione”. Per la realizzazione dell’opera durante il “mese rosa” ha collaborato anche il servizio Manutenzioni del Comune di Grado.

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In copertina e qui sopra la “panchina rosa” appena inaugurata a Grado.

“Un nuovo lockdown? L’artigianato Fvg non se lo può permettere”

di Gi Elle

Un nuovo lockdown? Non se ne parli proprio. Il sistema artigiano in Friuli Venezia Giulia ha tenuto, ma oggi un quinto delle imprese – come dire il 20 per cento – è a rischio chiusura, proprio per i devastanti effetti del Coronavirus, per cui non se lo potrebbe assolutamente permettere. Può essere riassunta con queste preoccupate parole la riflessione, sul momento pandemico, difficilissimo e pieno di ombre e nuovi rischi, condotta da Confartigianato-Imprese Udine. Dalla quale emerge che, nei primi nove mesi del 2020, la crisi sanitaria ha causato un notevole calo di iscrizioni e cessazioni nel registro imprese regionale rispetto allo stesso periodo del 2019, fenomeno rilevato anche tra le file degli artigiani, dove le iscrizioni sono calate da 1.474 nel 2019 a 1.256 nel 2020 (-14,8%) e alle stesse date le cessazioni sono passate da 1.672 a 1.390 (-16,9%). In termini di differenze di stock non si sono riscontrati cedimenti gravi: al 30 settembre 2020, si contano 27.613 imprese artigiane attive, erano 27.845 un anno prima con una perdita di 232 aziende, -0,83%, una percentuale leggermente inferiore alla perdita media dell’ultimo quinquennio (-0,85%). In provincia di Udine tra fine settembre 2019 e 2020 si è passati da 13.778 a 13.573 imprese artigiane, con un calo di 205 unità, pari al -1,49%, un dato peggiore a quello registrato in provincia di Gorizia (-1,17%), Pordenone (-0,56%) e Trieste dove si è registrata addirittura una crescita (+0,96%).

Tilatti durante una cerimonia.


La fotografia emerge dall’ultima elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere. «I numeri dimostrano che il temuto crollo della base imprenditoriale non c’è stato, ma il peggio deve ancora venire – ha esordito il presidente di Confartigianato Udine e Fvg, Graziano Tilatti -. Attendiamo gli effetti più pesanti della pandemia tra fine anno e il primo trimestre 2021, quando rischieranno di chiudere quasi un quinto delle nostre imprese». A dirlo sono ancora le statistiche. Nell’ultima indagine congiunturale promossa dall’associazione, le imprese intervistate hanno infatti indicato la dead line con grande chiarezza: se l’emergenza Covid dovesse protrarsi fino alla metà del 2021 a rischio chiusura sarebbe oltre il 17% delle imprese artigiane, in regione, 4.700 su 27.613. Al momento dell’intervista (luglio-agosto 2020) il 6,2% degli artigiani aveva già deciso di chiudere, un altro 4% potrebbe farlo se l’emergenza, come appare ormai chiaro, non si concluderà entro fine anno e un ulteriore 7% se proseguirà fino alla metà del 2021. La causa madre del momento di difficoltà è naturalmente la pandemia con i suoi effetti sull’economia e la finanza, alla quale si sommano però difficoltà pregresse (tra 2009 e 2020 in Fvg si sono perse quasi 3mila imprese artigiane), dal mancato ricambio generazionale, alla scarsa patrimonializzazione, a scarsi investimenti o ancora a un business non più competitivo. Il Covid-19 ha aggravato situazioni già compromesse e ne ha fatte entrare in crisi altre.
Nei primi 9 mesi del 2020, il 35% degli artigiani ha subito un calo del giro d’affari compreso tra il 30% e il 50%, il 24% degli intervistati dichiara un calo di fatturato superiore al 50%. La perdita media è stata pari a -25%. In 6 mesi sono stati bruciati circa 22mila euro per azienda artigiana per un totale di 300 milioni in provincia di Udine, oltre 600 milioni in regione. Nonostante il semestre nero, non emerge il temuto crollo di fiducia da parte degli artigiani friulani, che continuano a credere nella propria impresa con un voto medio di 7,32 (su scala 1-10). I principali problemi denunciati in questa delicata fase sono, in ordine di importanza, la riduzione delle vendite e cancellazione di ordini/commesse (54%), la difficoltà negli adempimenti per via degli uffici della pubblica amministrazione chiusi o con orari ridotti e infine la mancanza di liquidità (38%).

Problemi acuiti in questi ultimi mesi dal ritorno della pandemia e dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte calato senza distinguo sui territori, anche quelli, come il Fvg, che per numeri di contagi avrebbero avuto diritto a misure meno restrittive. «Al Governo chiediamo di lasciare alle Regioni l’onere di decidere quali misure adottare a seconda della curva epidemica. Ci aspettano mesi difficilissimi – conclude Tilatti – e questa consapevolezza deve spingerci a lavorare con convinzione nella stessa direzione, cercando strategie che ci consentano di continuare a lavorare pur adottando tutte le misure necessarie a contenere la diffusione del virus. L’obiettivo ora è evitare a tutti i costi un nuovo lockdown, il sistema artigiano non se lo può permettere».

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In copertina, l’artigianato dell’edilizia; qui sopra, quello della falegnameria.