A Chialminis festa per la Madonna delle Grazie: domani benedizione della “Pietra della Pace” con la Croce di Aquileia

(g.l.) Dopo le tante vittime e distruzioni dell’ultima guerra, che tra poche settimane saranno dapprima ricordate con la commemorazione dell’Eccidio di Torlano e poi con la rievocazione dell’Incendio di Nimis – 25 agosto e 29 settembre 1944 -, abbiamo avuto la fortuna di vivere da oltre ottant’anni in pace, un periodo così lungo che mai si era verificato prima. Ma, purtroppo, venti minacciosi soffiano sempre più forti, per cui invocare la pace è molto importante. E lo si farà anche domani dalla piccola Chialminis, sulla Bernadia.
Dalla frazione montana di Nimis salirà, infatti, al Cielo una invocazione affinché vengano allontanati i nuovi rischi di rottura degli equilibri mondiali con la benedizione della “Pietra della Pace” posta sul campanile della Chiesa di Sant’Elena Imperatrice rinata dopo il terremoto di quasi mezzo secolo fa. La lastra in marmo è stata scolpita dall’artista Ivan Gervasi: sopra la croce di Aquileia, dalla quale dipartono incorraggianti raggi di luce, è scritto: “pas”, “pace”, “mir”. Cioè la stessa parola, pace appunto, declinata in friulano, italiano e sloveno, le lingue che si parlano in questo angolo di Friuli, anche se per le località delle alte valli del Cornappo e del Torre è più corretto dire “po nasen” (a modo nostro), cioè il dialetto che si sente soltanto in quest’area geografica nel quale s’incrociano vari idiomi.
La cerimonia avverrà in occasione della tradizionale festa della “Madone di Grazie” della prima domenica di agosto che, dopo il “Bacio delle Croci” fissato alle 11 all’esterno del luogo sacro, vedrà la Messa cantata e la processione per le vie del paese. Un rito che segue quello che era stato celebrato domenica scorsa nella piazzetta di borgo Vigant, la località oltre Villanova delle Grotte – ma sempre in Comune di Nimis – famosa per il suo ciclopico Abisso. Insomma, due belle tradizioni che continuano, mantenendo in vita importanti pagine della nostra storia!

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In copertina, la Chiesa di Chialminis: domani sul campanile sarà benedetta la “pietra della pace” scolpita da Ivan Gervasi.

Morte improvvisa di Mario Martinis instancabile cultore del Friuli: domani l’addio nella sua Savorgnano

di Giuseppe Longo

Il racconto degli 80 anni dell’Asilio parrocchiale “Maria Immacolatata”, di Savorgnano del Torre, è l’ultimo frutto della grande passione per la storia e le tradizioni del Friuli di Mario Martinis, fecondo e instancabile studioso e scrittore che se ne è andato improvvisamente, a 72 anni, creando un vuoto incolmabile nella cultura della nostra terra. Un vuoto che si somma a quello lasciatoci da Tarcisio Venuti, lo storico del Rojale, morto la scorsa estate. Quanti l’hanno conosciuto e stimato, e sono tantissimi, si raccoglieranno per dargli l’ultimo saluto domani pomeriggio, alle 14.30, nella frazione di Povoletto, in quella Chiesa di San Michele Arcangelo della quale sapeva proprio tutto.
Mario Martinis, cavaliere della Repubblica, è stato, infatti, uno dei maggiori conoscitori della cultura friulana, oltre che autore di decine di apprezzate pubblicazioni, tanto da essere quasi sempre presente la sua firma nelle vetrine delle nostre librerie. Giornalista – e lo ricordiamo proprio oggi nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono di tutti gli operatori della comunicazione – e appassionato dei temi ambientali, aveva ideato anche una collana editoriale sui fiumi e sulle acque della regione, scrivendo molti libri di successo, non solo per la ricchezza dei testi ma anche perché gli stessi erano corredati di splendide immagini. Primo fra tutti l’amatissimo torrente di casa, il Torre, che gli ricordava anche la sua infanzia – con le rogge di Udine e di Palma che alimenta -, e dai corsi d’acqua del contiguo Comune di Nimis, con il Cornappo grande protagonista. Ricordo che proprio io ebbi l’onore di presentare nel 2007 il suo libro dal titolo “Le acque di Nimis. Aspetti idrologici, storici, economici, ambientali e naturalistici” (Ribis Editore).
Ma la passione che maggiormente avvinceva Mario Martinis era quella per la storia e le tradizioni del Friuli – a cominciare da quel che resta dell’antico Castello della Motta sopra la sua Savorgnano -, trattate in tanti libri e in numerosi articoli su giornali e riviste specializzate. Mi tornano in mente, in particolare, quelli che puntualmente scriveva per le pagine culturali del Messaggero Veneto – ed è proprio in quella redazione che l’ho conosciuto, oltre quarant’anni fa, quando portava personalmente i suoi contributi letterari prima che le nuove tecnologie causassero una rarefazione, se non addirittura una cancellazione, dei contatti umani -, “radiografando” di volta in volta le varie celebrazioni religiose che scandiscono lo scorrere del tempo, sempre con dotti e documentati approfondimenti. Tanto da farne riferimento anche nelle “Usanze del Lunario friulano” sconfinando poi in storie in cui il sacro s’intreccia con la superstizione e la magia, in un mondo ammantato di leggenda. Ma, nel contempo, Mario Martinis era anche un cultore scrupoloso e appassionato della lingua di queste contrade, tanto da scrivere un “Vademecum de lenghe furlane” e un “Abecedari dai proverbis furlans”, approdando poi a “Peraulis tasudis, peraulis dismenteadis” nel quale ha fatto rivivere tanti vocaboli della “marilenghe” caduti purtroppo nell’oblio. E si potrebbe continuare perché gli argomenti che ha trattato sono veramente tanti, e tutti di notevole interesse e portata. Mario Martinis era, infatti, tutto questo e ci mancherà: merita la riconoscenza del Friuli. E un affettuoso “Mandi!”.

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In copertina, il dottor Mario Martinis morto improvvisamente a 72 anni.

Nimis, stasera aperitivo letterario con Antonella Sbuelz dopo la bellissima domenica dedicata alle “acque di casa”

(g.l.) Dopo la bellissima domenica dedicata a una migliore conoscenza delle “acque di casa”, che bagnano cioè il territorio di Nimis – i torrenti Cornappo e Torre -, ma anche del Tagliamento, il “re dei fiumi alpini” – tanto che, riteniamo, meriterebbe di essere considerato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità – questa sera, alle 18.30, nella Biblioteca civica di via Matteotti appuntamento con la scrittrice Antonella Sbuelz che presenterà il libro “Il mondo è triste senza di me – Poesie per gioni dritti e storti” (Feltrinelli): durante l’aperitivo letterario, la poetessa dialogherà con la giornalista Martina Del Piccolo. «Ogni giorno regala una scoperta – si legge in una breve presentazione di questo nuovo lavoro dell’autrice udinese -. I sorrisi sdentati, le pozioni magiche, le fantasticherie, i supereroi da riconoscere nella quotidianità, le paure da affrontare e i sogni da custodire. Le poesie di questa raccolta raccontano con brio e giocosità le piccole grandi sfide della vita di bambine e bambini. Un universo di esperienze e sensazioni tutto da scoprire a ritmo di rime, per conoscere se stessi e il resto del mondo e fare della propria vita – anche grazie all’immaginazione – un capolavoro».

Antonella Sbuelz

Ma torniamo a domenica scorsa e all’evento inaugurale di “Cultura in festa” nella sua programmazione autunnale. Una sessantina le persone, anche da fuori paese – come ha riferito la responsabile della Biblioteca comunale di Nimis, Angelika Pfister -, quelle che si sono raccolte in piazza per partecipare alla passeggiata naturalistica guidata da Renzo Paganello, esperto del Club alpino italiano, lungo il Cornappo, il torrente che, nascendo dal Gran Monte, scende verso Torlano e attraversa tutto il territorio comunale regalando scorci molto suggestivi. «Renzo Paganello ci ha spiegato momenti storici del nostro territorio e ci ha fatto vivere la sua Nimis ed il nostro Cornappo, mentre Cristina Noacco ci ha letto dal suo testo sul Torre esperienze di vita e vicissitudini sul torrente che nasce dai Musi. Dopo un rinfresco nelle sale della Biblioteca, Fabrizio Zanfagnini ci ha portato in un bellissimo viaggio – in volo, ma non solo – lungo il Tagliamento, accompagnando Cristina Noacco nella sua escursione in bicicletta lungo il fiume. Un film meraviglioso – cercate di vederlo se non l’avete visto! -. Il montaggio di Cristina Noacco sulle acque del Torre, poi, ci ha fatto sentire tutt’uno con la bellissima natura che ci circonda».

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In copertina e nelle due foto qui sopra l’escursione sul suggestivo torrente Cornappo con Renzo Paganello; in alto, il fotografo e film-maker Fabrizio Zanfagnini con Angelika Pfister e Cristina Noacco, socia del Club per l’Unesco di Udine.

Il Tagliamento “re dei fiumi alpini” ricchezza naturale da salvaguardare: oggi a Nimis un film di Fabrizio Zanfagnini

di Giuseppe Longo

Oltre al Cornappo e al Torre, oggi a Nimis si porrà sotto la lente anche il Tagliamento, fiume che scorre lontano dal paese pedemontano ma non per questo è poco amato. Tutti, infatti, vogliono bene a quello che è riconosciuto come il “re dei fiumi alpini”, uno dei pochissimi ormai – se non addirittura l’unico – che scorre quasi totalmente nel suo letto naturale, disegnando un suggestivo reticolo di corsi d’acqua, limpidissima, che offrono immagini davvero incomparabili. Una caratteristica che deve essere preservata il più possibile e magari beneficiare un giorno non lontano – questo il nostro modesto auspicio – anche dell’importante riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Umanità, al pari di quelli che l’Unesco ha attribuito anni fa alle Dolomiti Friulane, nel Fornese, e al sito palafitticolo Palù di Livenza (tra Caneva e Polcenigo, in provincia di Pordenone), bellezze naturalistiche fra le più significative della nostra regione.

Fabrizio Zanfagnini


A parlare del Tagliamento oggi a Nimis sarà il documentarista e fotografo – con studi in Agraria – Fabrizio Zanfagnini, il quale concluderà la giornata che, sotto l’importante aspetto della cultura naturalistica, inaugura il cartellone autunnale della Biblioteca comunale di Nimis con il coordinamento della sua responsabile Angelika Pfister. L’appuntamento è alle 18.30 nella sede di via Giacomo Matteotti, al termine della escursione lungo il Cornappo guidata da Renzo Paganello, del Club alpino italiano, e prevede la proiezione del film “I segreti del Tagliamento” dello stesso film-maker udinese. Al termine, Cristina Noacco presenterà un montaggio di foto e video da titolo “La Via del Torre”.
Il Tagliamento – “Taiament” nel friulano parlato a Nimis – è il più importante fiume del Friuli Venezia Giulia, regione nella quale si sviluppa con una lunghezza di ben 170 chilometri. Come dicevamo, è considerato l’unico a carattere torrentizio dell’intero arco alpino ed uno dei pochi in Europa a conservare l’originaria morfologia a “canali intrecciati”, meritando l’appellativo, o meglio, il giusto riconoscimento di “ultimo fiume selvaggio d’Europa”. Nasce nell’Alto Veneto, nel Comune di Lorenzago, nei pressi del Passo della Mauria. Superato il Cadore, entra nel territorio friulano, anzi della Carnia, nel territorio di Forni di Sopra, per scendere poi nel Tolmezzino attraverso quella che è denominata proprio Valle del Tagliamento. Quindi raggiunge il Gemonese e il Sandanielese. Davvero spettacolari le immagini che si possono osservare dal monte di Ragogna sia a nord che a sud, dove il fiume si avvia, placido, dopo aver superato Codroipo e San Vito, verso Latisana e la foce tra tra Lignano Riviera e Bibione.
Un bellissimo modo, insomma, per inaugurare il fitto programma di “Cultura in festa – La nostra Biblioteca comunale di Nimis”, proprio all’insegna della conoscenza, valorizzazione e tutela di questi tre meravigliosi corsi d’acqua – Cornappo, Torre e Tagliamento, appunto – e dei loro ambiti fortunatamente ancora naturali che tutti dobbiamo sentirci impegnati a salvaguardare anche a beneficio delle future generazioni.

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In copertina e qui sopra ecco due suggestive immagini del fiume Tagliamento.

Nimis, quegli otto dipinti di Tita Gori salvati nella Chiesa di Centa e nell’Asilo dal figlio Ottone dopo il terremoto

di Giuseppe Longo

Da bambino ero uno dei tanti chierichetti di Nimis che riempivano il presbiterio della indimenticabile Chiesa di Santo Stefano in Centa. E pressoché tutta la mia esperienza di servizio all’altare, nata oltre sessant’anni fa quando ogni Messa in latino cominciava con “Introibo ad altare Dei…”, avvenne durante il plebanato di monsignor Eugenio Lovo, ma era cominciata già alla fine di quello di monsignor Beniamino Alessio, il grande arciprete mancato nel 1962. Io di borgo Valle frequentavo soprattutto l’amata comparrocchiale, perché nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, oltre il “puint dal plevan” sul Cornappo,  si celebravano soltanto i riti solenni delle grandi festività: era Santo Stefano, infatti, la vera Chiesa intorno alla quale ruotava tutta la vita cristiana del paese.

E quando servivo Messa in Centa il mio sguardo veniva rapito dai grandiosi affreschi che abbellivano il “cielo” della Chiesa e che si fondevano armoniosamente con il monumentale altare del Meyring che oggi ammiriamo in Duomo, ma non più con quell’effetto scenografico che le meravigliose statue arrivate da Venezia a Porto Nogaro sui barconi, e poi portate a Nimis con carri trainati dai buoi, solo là potevano esprimere. E quando, finite le celebrazioni, si tornava in sacrestia la svestizione dei “zaguz” avveniva tra grandi quadri ad olio che richiamavano gli affreschi della navata, perché opera della stessa mano: anche quelli erano stati dipinti da Giovanni Battista “Tita” Gori, l’artista nato nel 1870 sotto il campanile della vetusta Matrice e morto nel 1941, ancora in età relativamente giovane per l’epoca, ma con la fortuna di non aver visto il paese incendiato appena tre anni dopo.
Il vasto ciclo di affreschi di Santo Stefano, purtroppo, è andato distrutto completamente poche settimane dopo il terremoto del 1976, quando forse troppo frettolosamente – ma, si sa, ogni scelta è “figlia” del suo tempo! – si decise, pur con dolore, di radere al suolo lo storico edificio danneggiato, al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Per fortuna vennero salvati, invece, i dipinti della sacrestia, ma anche dell’Asilo infantile (pure demolito!): l’opera la dobbiamo a Ottone Gori, figlio dell’artista, che provvide a sue spese anche al loro restauro. Venendo dunque all’oggi i figli Caterina e Giancarlo, nipoti di Tita, hanno deciso di riaffidarli alla Chiesa di Nimis che, con monsignor Rizieri De Tina, prima di dare agli otto quadri una sistemazione definitiva, ha deciso di esporli per una settimana all’ammirazione dei fedeli e di tutti coloro che amano l’arte sacra nella Chiesa matrice, che pure conserva preziosi affreschi dell’artista di San Gervasio che integrano i cicli antichi, in prossimità della ricorrenza dei Patroni che il calendario ricorda il 19 giugno: la Parrocchia, per fare questo, ha beneficiato della preziosa collaborazione di Gianni Paganello e della moglie Adriana, esperta d’arte.

Tita Gori


Così nella Pieve verrà allestita una mostra con tutti i quadri che oggi sono rimasti a testimoniarci l’arte di Tita Gori – «interprete e cantore di una religiosità popolare e autore di riletture evangeliche calate in una dimensione realistica legata all’esperienza locale», aveva scritto il giornalista e critico d’arte Licio Damiani, al quale il Comune di Nimis aveva affidato la realizzazione di un libro in occasione dei 50 anni della morte del pittore che ricorrevano nel 1991: il suo titolo “Tita Gori e i giardini del Paradiso” – e che sarà inaugurata sabato prossimo alle 17.30, presenti anche il commissario Giuseppe Mareschi, i discendenti dell’artista, in particolare Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che illustrerà l’arte del trisnonno, e l’architetto Bernardino Pittino, presidente del Centro friulano arti plastiche. Di Tita Gori e della sua arte parlerà poi lunedì 17 giugno anche don Alessio Geretti, il sacerdote divenuto famoso per essere l’ideatore e il curatore delle meravigliose mostre di Illegio: la sua lectio magistralis s’intitola “Il mistero semplice. Un Cristo di cielo tra gente di terra nella pittura di Tita Gori”. La mostra resterà allestita fino a domenica 23 giugno quando saranno festeggiati i Santi Gervasio e Protasio. Ma su tutto questo avremo occasione di ritornare anche nei prossimi giorni. Per ora era prioritario sottolineare l’importanza dell’iniziativa presa dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune di Nimis per rendere omaggio a un artista che ha lasciato tanto in Friuli, e pure all’estero, ma soprattutto al suo paese. L’opera più vasta, come detto, non c’è più da ben 48 anni, ma abbiamo almeno questi bellissimi quadri salvati dal figlio Ottone, alla cui memoria dobbiamo essere grati. Conserviamoli ora come gemme preziose!

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In copertina e all’interno i dipinti a olio di Tita Gori: le foto sono tratte dal libro “Nimis un calvario nei secoli” del compianto commendator Bruno Fabretti.

 

Grande festa oggi per il “supercampo” del Tennis club Nimis: i suoi giovani vogliono ringraziare i loro sostenitori

(g.l.) A Nimis, oltre al calcio, piacciono anche altri sport. E tra questi primeggia quello della racchetta, tanto che un gruppo di giovani volonterosi si è dato da fare per realizzare un attrezzato campo che sarà inaugurato proprio oggi. L’impianto sorge nella zona sportiva in riva al Cornappo, dove da oltre quarant’anni esiste il rettangolo per il calcio.
Questo pomeriggio, infatti, a partire dalle 13, ci sarà – come scrive Manuel Grassi che ha attivato un gruppo Facebook intestato proprio al Tennis club Nimis – una bicchierata informale, «così da dare a noi l’occasione di ringraziare tutti voi che ci avete “supportato e sopportato” in quest’idea e a voi di vedere e provare il restyling del nostro “supercampo”, ribattezzato amichevolmente “Atp Nimis 1000″».
Un gruppo di giovani, insomma, molto determinato e che ha creduto nella possibilità di tradurre in realtà il loro sogno. Ci hanno così creduto che ce l’hanno fatta, grazie anche al sostegno che hanno ricevuto per la loro impresa. Per cui oggi vogliono fare festa e ringraziare quanti sono stati loro vicini. E poi via alle partite, le racchette e le palline sono pronte!

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In copertina e all’interno alcune immagini del nuovo campo di tennis a Nimis.

“Sagre des Campanelis” al gran finale oggi a Nimis: difficile ricordare festeggiamenti con un sole così bello

(g.l.) I festeggiamenti di Madonna delle Pianelle, a Nimis, vantano oltre cinque secoli di storia, ma un tempo splendido, in tutte le cinque giornate, come quest’anno è sicuramente difficile da ricordare. E così, proprio in questa meravigliosa cornice di sole e di caldo quasi estivo, e con quella luce limpida che soltanto il mese di settembre ci sa regalare, va oggi in archivio l’Antighe Sagre des Campanelis.


La 507ma edizione della festa, molto amata dalle popolazioni delle valli del Cornappo, del Torre e del Rojale, ma anche da larga parte del Friuli – prima dell’ultima guerra, come raccontano le cronache del tempo, a Udine si organizzavano addirittura corse speciali del famoso “tram bianco” (fino a Tricesimo) per raggiungere la sagra sul prato delle Pianelle -, oggi vivrà dunque la sua ultima giornata, dopo la grande festa della Natività della Vergine Maria celebrata l’8 settembre. Tra le manifestazioni annunciate per oggi la Camminata con Fare Verde Fvg alla scoperta delle piante commestibili del territorio e per la tutela della natura (partenza ore 10.30) e la festa dei donatori di sangue che comincerà con la Messa in Santuario, alle 11, alla quale seguiranno le premiazioni dei soci benemeriti dell’Afds. Alle 13.30, mentre le cucine sforneranno i piatti della tradizione da accompagnare con i pregiati vini di Nimis proposti dalla fornitissima enoteca, ultima estrazione della tombola. Da ricordare, infine, che oggi ci sarà anche il passaggio del Saporibus, la nuova iniziativa proposta dal Consorzio delle Pro Loco Torre Natisone per la valorizzazione dell’enogastronomia della pedemontana del Friuli orientale.
Scende dunque il sipario sull’antica sagra settembrina che, come detto, sarà ricordata per la bellezza del tempo che l’ha contraddistinta, offrendo la possibilità di trascorrere qualche ora sul prato delle Pianelle, in un’oasi di verde e di tranquillità tra le più belle e accoglienti della nostra regione. Accanto all’amato Santuario, fondato nel 1467 dopo l’Apparizione della Madonna a due boscaioli del luogo, come raccontato dall’affresco di Giacomo Monai sotto il pronao della chiesa, e tra il suono delle campanelline di terracotta, oggi più colorate e lucide di un tempo, con scritte e nomi di persona, ma ugualmente suggestive, simbolo di una tradizione antica che ci auguriamo continui ancora a lungo. Almeno per altri cinque secoli…

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In copertina e all’interno le campanelline di terracotta; qui sopra, l’affresco di Giacomo Monai che all’ingresso del Santuario delle Pianelle racconta l’Apparizione della Madonna di tanti secoli fa.

“San Gervasio in festa” oggi a Nimis assieme alle trattorie della borgata

(g.l.) Non sarà una sagra, perché quella annunciata in questi giorni dalla Pro Nimis comincerà sul Prato delle Pianelle appena il 2 settembre. Ma quello che è annunciato per questo pomeriggio sarà di sicuro un intrattenimento simpatico e quindi piacevole. Si chiama, infatti, “San Gervasio in festa” la invitante manifestazione in programma sulla piazzetta dell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, ai piedi della millenaria torre campanaria i cui rintocchi ritmano da tanti secoli la vita del paese pedemontano attraversato dal Cornappo.
Autori di questa originale proposta – che vedrà il debutto, appunto, oggi – sono l’Osteria San Gervasio (nota in paese come “daur de Glesie”) e la trattoria La Valanghe, i due rinomati locali ai cui gestori è venuta l’idea di mettersi insieme per creare un momento d’incontro che potesse dare tono alla vita della storica borgata, una manciata di case all’ombra della Chiesa matrice come fossero sotto le ali di una chioccia. L’appuntamento è fissato alle 17.30, quando le temperature del solleone cominciano a smorzarsi: gli organizzatori annunciano pulled pork, calamari fritti, birra, cocktail e molto altro. Il tutto nella cornice musicale creata da Dj Set by Ob Sound System. «Sarà – assicurano gli organizzatori – una serata all’insegna del buon cibo e del divertimento».
Una nuova occasione per fare festa, insomma, nella piccola borgata che anticamente si chiamava Ariba – dal latino “ad ripam”, cioè sulla riva -, dopo quella che si era rinnovata il 18 giugno scorso, vigilia della ricorrenza dei Santi Gervasio e Protasio che, come è noto, sono i protettori di Nimis, mentre la festa patronale, tradizionalmente, segue l’8 settembre, quando si celebra nel Santuario delle Pianelle la Natività della Madonna. L’appuntamento è, dunque, sulla piazzetta della Pieve intitolata al cardinale Ildebrando Antoniutti, il grande figlio di Nimis del quale nel 2024 ricorreranno i cinquant’anni dalla morte.

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In copertina, l’antica Pieve di Nimis vista dal portone della trattoria La Valanghe; all’interno, due immagini della festa per i Santi patroni di metà giugno.

 

A Pradielis va in scena Artintor 2023 ovvero quando l’arte si allea con i “guardiani” per la difesa del Torre

(g.l.) “Artintor 2023” è il titolo della bella e importante manifestazione che I guardiani del Torre in collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine hanno organizzato da oggi a domenica a Lusevera, capoluogo dell’Alta Val Torre. Sottotitolo della sicuramente originale proposta, e che ne svela anche gli obiettivi, è “Saper vedere per custodire il fiume”, come dire un impegno, che si auspica il più corale possibile, per salvaguardare l’ambiente in cui nasce, si forma e si sviluppa questo splendido corso d’acqua che sgorga dalle pendici dei monti Musi, nell’omonima borgata, e termina il suo percorso nell’Isonzo, dopo aver dato vita alle suggestive cascate di Crosis, aver attraversato Tarcento e quindi raccolto dapprima le acque del Cornappo, che scende da Taipana a Nimis, e poi quelle del Natisone che, nato sempre nel Taipanese nei pressi di Platischis, attraversa la valle di Caporetto, in Slovenia, appunto le Valli del Natisone, bagnando San Pietro e poi Cividale, Premariacco e San Giovanni, vi si inserisce tra Medeuzza e Trivignano Udinese.

La manifestazione si terrà nell’area festeggiamenti di Pradielis dove ci saranno installazioni di Land Art, musica, danze popolari, racconti folcloristici, oltre a laboratori per bambini e adulti aventi per filo conduttore la consapevolezza del territorio, quello appunto bagnato dalle limpide acque del torrente. L’apertura del Festival avverrà alle 18 con la cerimonia inaugurale che prevede anche la presentazione del Contratto di Fiume proposto proprio dall’associazione I guardiani del Torre. Quindi seguirà la presentazione degli artisti. Al termine, con inizio alle 20.30, racconti intorno al fuoco con Paolo Paron, esperto di folclore locale: intermezzo strumentale con l’arpa di Luigina Feruglio (è consigliato di portare un tappetino o cuscino). Numerose, poi, le proposte che seguiranno domani, sabato e domenica, per cui l’iniziativa è candidata ad avere un significativo riscontro di pubblico, grazie anche alle ottime condizioni del tempo che si annunciano per il fine settimana. All’insegna della “salute” dell’amato torrente Torre.

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In copertina, le sorgenti del Torre a Musi; all’interno, il torrente quando dà vita alle cascate di Crosis, attraversa Tarcento e poi il territorio tra Nimis e Zompitta.

 

Cornappo in piena, è urgente rifare il ponte della Motta: ci sono oltre 2 milioni

di Giuseppe Longo

Dopo la lunghissima siccità, anche a Nimis le piogge sono finalmente arrivate. E questo era avvenuto già nella fase di maturazione dell’uva, tanto da consentire una vendemmia eccezionale. Ma ora risultate anche troppo abbondanti. Le precipitazioni di ieri hanno infatti ingrossato di molto i torrenti e il Cornappo era così gonfio d’acqua da far chiudere temporaneamente il ponte della Motta che collega il paese pedemontano con Savorgnano del Torre, in Comune di Povoletto. Lo storico manufatto – ha infatti oltre 60 anni di vita – dimostra sempre più la sua precarietà, tanto che aveva costretto la precedente amministrazione a introdurre drastiche limitazioni al traffico dei mezzi pesanti e ad avviare le pratiche per una nuova struttura.
Esattamente un anno fa, riferivamo che sono disponibili oltre 2 milioni di euro per un rifacimento ex novo. Il ponte, costruito alla fine degli anni Cinquanta, appunto per collegare i territori dei due Comuni, proprio nella suggestiva zona dove, sebbene sia territorio di Povoletto, i terreni agricoli sono per la maggior parte condotti da agricoltori di Nimis, come pure la rinomata osteria – il Fogolâr della Motta – della famiglia Tomada. A quell’epoca, il traffico era molto limitato: pochissimi ancora i trattori, per cui i trasporti agricoli avvenivano quasi interamente a trazione animale. Dopo oltre 60 anni, però, la situazione è profondamente cambiata, il traffico è aumentato e anche i mezzi pesanti sono numerosi. Oltre a ciò, il ponte deve fare i conti con le piene del torrente, proprio come quella di ieri e che, durante questi decenni, sono state numerose e violente. La più grave, come molti ricorderanno, era stata quella del 1991, quando le acque impetuose travolsero ben due ponti (borgo Plovert, prontamente ricostruito, e borgo Valle, ancora sostituito da un guado che da ieri è impraticabile). Probabilmente già a quel nubifragio, che causò esondazioni e moltissimi danni, risalgono i primi effetti negativi sulla stabilità del ponte in questione.


«Fin dai primi tempi dell’insediamento di questa Amministrazione – ci aveva spiegato un anno fa l’allora sindaco Gloria Bressani -, si è manifestato il problema relativo alla sicurezza della viabilità del ponte della Motta che congiunge i Comuni di Nimis e Povoletto con traffico sostenuto anche da mezzi agricoli pesanti. Stante il continuo verificarsi di fenomeni atmosferici anche di grande intensità, il manufatto era una costante fonte di preoccupazione per le Amministrazioni coinvolte, per cui in sede concertazione per il riparto dei fondi regionali, il Comune di Nimis, in qualità di capofila, ha inoltrato istanza di contributo per il finanziamento della demolizione e ricostruzione dell’opera. Per la realizzazione dell’opera la Regione Fvg ha previsto lo stanziamento di complessivi 2 milioni 156 mila euro a valere sugli esercizi finanziari 2022-2023».
Per cui ora sarà la nuova amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Bertolla a portare avanti la progettazione di un ponte adatto ai nostri tempi e quindi a dare seguito alla sua costruzione, risolvendo così prima possibile un problema molto sentito che si trascina da anni.

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In copertina, il Cornappo ieri in piena all’altezza del ponte della Motta; all’interno, il guado sommerso dall’acqua.

(Foto Comune di Nimis)