Rojale addolorato e incredulo per la scomparsa dell’ex sindaco Edi Colaoni: ieri avrebbe compiuto 64 anni. Martedì l’addio nella Chiesa della sua Rizzolo

di Giuseppe Longo

Il Rojale è addolorato e incredulo per la morte improvvisa e prematura di Edi Colaoni, sindaco per due mandati amministrativi fino al 2014. Aveva, infatti, appena 63 anni. Sessantaquattro li avrebbe compiuti ieri, tanto che appena mi ha avvertito Facebook della ricorrenza gli avevo inviato gli auguri ignaro di quanto fosse accaduto la sera prima a Ravascletto, in Carnia, dove era in vacanza da alcuni giorni. Ben presto, però, sui social ha cominciato a circolare la triste notizia del grave malore che lo aveva colpito, suscitando grande cordoglio e sentita partecipazione al dolore della famiglia: lascia la moglie Marina e i figli Valentina e Thomas, oltre alla mamma Lidia. È stato appena stabilito che i funerali saranno celebrati martedì prossimo, alle 17, nella Chiesa parrocchiale di Rizzolo, che sorge proprio accanto alla casa dell’ex primo cittadino, mentre lunedì alle 19 sarà recitato il Rosario in suo suffragio nello stesso luogo.
Edi Colaoni, cavaliere al merito della Repubblica, sarà ricordato certamente per la lunga esperienza politico-amministrava spesa a favore del Rojale che tanto amava, ma soprattutto per il suo carattere solare, diretto, cordiale, sempre pronto alla battuta, ironico anche sulle sue condizioni di salute, già messe a dura prova parecchi anni addietro. Una persona davvero esemplare e che suscitava immediata simpatia, tanto che diventava ben presto amico di tutti. «Ci lascia un amministratore competente, profondamente impegnato per il territorio e la sua gente. Alla famiglia e ai suoi cari un sincero messaggio di vicinanza in questo doloroso momento», ha scritto in un messaggio il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, appena appresa la triste notizia. Gli ha fatto eco Anna Zossi, primo cittadino di Reana dallo scorso 9 giugno, sottolineando le sue qualità di «stimato sindaco dal 2004 al 2014, sempre presente, preparato, dedito ai cittadini e al territorio del Rojale». Ma sono numerose le attestazioni di cordoglio e di partecipazione al lutto della famiglia e della comunità  soprattutto da parte di esponenti politici. Colaoni si era, infatti, formato alla scuola cattolico-centrista, ma poi aveva maturato simpatie autonomiste tanto che attualmente era responsabile locale della Lega guidata dal ministro Salvini.


Dopo il Classico Stellini a Udine, si era laureato a Trieste in giurisprudenza – ma non l’ho mai sentito chiamare “dottore”, per tutti era semplicemente Edi -, quindi dipendente di Autovie Venete (commissario per l’emergenza della mobilità- terza corsia). Colaoni era stato per molti anni uomo-chiave nell’amministrazione comunale di Reana del Rojale, iniziando il suo impegno politico da consigliere e assessore nell’ormai lontano 1999, per poi assumere la carica di sindaco nel 2004 ottenendo la sua conferma per un altro quinquennio nel 2009, tanta era la stima che circondava la sua persona. Aveva poi ricoperto la carica di consigliere di amministrazione in diverse realtà del territorio dal Cato (Consulta d’ambito ambientale) al Ditedi (Distretto delle tecnologie digitali) e all’A&T( servizi di igiene ambientale), nonché al Cafc (Consorzio acquedotto Friuli Centrale, ente gestore del servizio idrico integrato) di cui era stato anche vicepresidente. Ha avuto parte attiva in tanti sodalizi cittadini, dalla Pro Loco del Rojale, per la quale è stato uno dei promotori più convinti e appassionati, alle Acli e all’Anac. Edi Colaoni era iscritto anche all’albo dei “Sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia”, ma il suo impegno è ricordato pure dalla Protezione civile locale, dalla sezione dell’Associazione partigiani di Osoppo – era facile incontrarlo, per esempio, alle vicine commemorazioni di Torlano, il 25 agosto, e di Nimis, il 29 settembre -, dai Carabinieri in congedo e dagli Alpini.
Con la così prematura e dolorosa dipartita di Edi Colaoni scompare anche un importante punto di riferimento per la vita della sua Rizzolo e e di Reana in generale. Per cui saranno sicuramente in tanti coloro che, martedì, vorranno dargli l’ultimo saluto ed esprimergli riconoscenza per quanto ha fatto in tanti anni di dedizione alla comunità, nella consapevolezza che il Rojale con lui ha perso indubbiamente uno dei suoi figli migliori.

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In copertina, Edi Colaoni morto improvvisamente a 63 anni; all’interno, con la fascia tricolore quando era sindaco di Reana e infine con la centenaria Paola Del Din e l’onorevole Elena Lizzi.

 

Tilatti a Fedriga: sono pronti i ventidue ambulatori degli Artigiani per i vaccini

(g.l.) Anche in Friuli Venezia Giulia, l’uscita dall’emergenza sanitaria con la tanto auspicata ripresa dell’economia passa attraverso efficaci misure di contenimento della pandemia e un’adeguata campagna vaccinale. Nella quale quale anche gli artigiani sono pronti a dare un fattivo contributo, come è stato assicurato ieri dal presidente Graziano Tilatti. «Dinanzi alla comunicazione del presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ci sentiamo anzitutto caricati – ha detto infatti a commento dell’incontro virtuale avuto con il leader regionale – di un rinnovato senso di responsabilità. Le valutazioni del governatore ci trovano in perfetta sintonia: se è necessario chiudere si chiuda, ma con rigore scientifico, in particolare nelle zone con il più alto tasso di contagio. Confartigianato-Imprese Udine e tutto il sistema regionale di Confartigianato è al fianco della Giunta. La pandemia può essere battuta solo con un’accelerazione del piano vaccinale, accelerazione che siamo pronti a sostenere: lo abbiamo detto oggi al governatore offrendogli i nostri 22 ambulatori di medicina del lavoro sparsi in maniera capillare sul territorio».

Fedriga con Riccardi.

«Dopo il continuo decremento a partire dal 10 gennaio scorso di contagi e ospedalizzazioni con una costanza di presenze in terapia intensiva, nell’ultima settimana abbiamo invece assistito ad un’inversione di tendenza con un esponenziale aumento dei positivi e dei ricoveri. Per mettere in sicurezza il sistema sanitario e la popolazione, stiamo valutando delle nuove misure per tutta la regione e più restrittive per le zone più a rischio del territorio», ha detto Fedriga, presenti il vicegovernatore Riccardo Riccardi, gli assessori regionali all’Istruzione Alessia Rosolen, alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini e alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, durante gli incontri con i capigruppo in Consiglio regionale, l’Anci, i prefetti, i sindacati, le categorie economiche e l’Ufficio scolastico regionale. Si è trattato – come informa Arc – di riunioni in videoconferenza volute per aggiornare sulla situazione epidemiologica e confrontarsi con i soggetti istituzionali e non, sulle misure da adottare per il contenimento dell’emergenza anche alla luce dell’incontro telematico, della mattina, sul Dpcm per le misure anti-Covid alla presenza dei ministri per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, dell’Istruzione Patrizio Bianchi e alla Salute Roberto Speranza.

«Pordenone e Trieste sono ancora aree dove l’incidenza dei contagi non è esplosa – ha detto il governatore -, mentre l’indice è alto e preoccupante nelle ex province di Gorizia e ancora di più in quella di Udine». Gli incrementi sono dettati dalla diffusione delle varianti che colpiscono anche la fascia più giovane della popolazione e sulle quali sono necessari interventi di mitigazione. Verrà emanata un’ordinanza sul territorio, l’ipotesi è di procedere oggi, per farla entrare in vigore venerdì con misure di contenimento generali e più specifiche per i territori a rischio. «Non abbiamo assunto ancora alcuna decisione, ma dovremo intervenire anche nell’ambito scolastico sul quale pensiamo di applicare le restrizioni a partire da lunedì in maniera uniforme», ha precisato Fedriga, sottolineando comunque di attendere il nuovo Dpcm in cui è prevista, in zona rossa, la didattica a distanza (Dad) in tutte le scuole di ogni ordine e grado, mentre per la zona gialla e arancione la Dad sarà decisa dalle Regioni in due casi: qualora i contagi fossero superiori a 250 casi su 100mila abitanti nell’ultima settimana o in presenza di un aumento importante dei contagi.
«Servono misure rigorose, efficaci ma anche accettabili il più possibile – ha aggiunto il governatore -, perché la positiva applicazione delle misure di contrazione della libertà avviene quando vi è la più ampia condivisione possibile». Fedriga ha rimarcato la necessità di adottare misure per la tenuta del sistema sanitario, la diminuzione dei contagi oltre che la tenuta lavorativa ed economica all’interno dei limiti imposti dal contesto attuale.

Riccardi ha ricordato due elementi di incertezza, in particolare il parametro dei 250 contagi nel provvedimento che il Governo ha assunto con il Dpcm e le indagini sulle varianti – «al 18 febbraio si registrava il 54% della variante inglese nel Paese che oggi significa aver superato il 60%» – e il dato del contagio sulla popolazione studentesca: «non è la scuola che determina il contagio quanto i movimenti dei giovani con le attività extra scolastiche». Riccardi ha ribadito il significativo incremento dei contagi nell’ultima settimana che «ci deve far valutare con attenzione quali scelte assumere» e ha evidenziato come «la colorazione del territorio sconta un ritardo di sette giorni: se pur siamo in zona gialla, il monitoraggio mostra una situazione di preoccupazione, in particolare per alcune aree del territorio».
Si tratta di dati che rischiano di far assumere provvedimenti tardivi secondo Riccardi e Fedriga: «L’Rt guarda ai 15 giorni precedenti, quindi nel prendere misure restrittive rischiamo di essere in ritardo così come nel caso inverso, per allentare i provvedimenti una volta che la situazione è migliorata. Nell’interlocuzione con il ministro Speranza la necessità di modificare questi parametri è stata segnalata».

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In copertina, il presidente degli Artigiani Fvg Graziano Tilatti durante la videoconferenza.

 

Coronavirus, via libera dalla Regione Fvg al pacchetto anticrisi

Il Friuli Venezia Giulia cerca di fronteggiare i gravi danni causati dal Coronavirus. Ieri il Consiglio regionale ha infatti approvato, all’unanimità, il pacchetto di provvedimenti di natura urgente che la Giunta guidata da Massimiliano Fedriga ha predisposto per sostenere l’economia Fvg in questo momento di pesanti difficoltà provocate dall’emergenza sanitaria in atto. A poco più d’una settimana dalla chiusura dell’Aula di piazza Oberdan a Trieste, la Regione ha attrezzato l’auditorium “Antonio Comelli”, nelle sede di Udine, per consentire all’Assemblea di riunirsi, esaminare e approvare il pacchetto anticrisi.

“Oggi – ha detto il governatore Fedriga, come si legge in una nota Arc – sono state approvate le prime misure per aiutare le imprese e i professionisti, in un momento di estrema difficoltà”. Si tratta di un intervento di 33,4 milioni di euro, “che sono – ha precisato Fedriga – delle misure iniziali. Siamo infatti in attesa delle scelte che farà il Governo attraverso il decreto che emanerà nei prossimi giorni. A quel punto presenteremo al Consiglio regionale un ulteriore provvedimento, che andrà a integrare gli aiuti già stanziati per le nostre realtà produttive”.
Il presidente Fedriga ha poi ricordato come in questo momento sia di fondamentale importanza rispettare le regole sanitarie: rimanere ognuno nelle proprie abitazioni e uscire solamente in caso di estrema necessità, o per motivi lavorativi o esigenze sanitarie. “Nel contempo – ha aggiunto il governatore – è utile sostenere le imprese, affinché, quando l’attuale situazione si risolverà, il nostro sistema produttivo possa ripartire“.
Tra le misure approvate ieri, lo spostamento della scadenza per il pagamento dell’Irap e la proroga di quello delle rate sui prestiti alle aziende concessi dalle finanziarie regionali. “Tutte azioni che hanno l’obiettivo – ha concluso Massimiliano Fedriga – di dare risposta al pesante momento di criticità che sta vivendo il mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia”.

“Oggi la politica e le istituzioni regionali hanno scritto una bella pagina”, ha commentato l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, relatore del provvedimento. “In questi giorni drammatici – ha evidenziato – la politica ha lavorato unita, con l’obiettivo di produrre un disegno di legge che nasce grazie alla collaborazione di tutti e mette in circuito le prime risorse importanti, in attesa di capire come lo Stato interverrà, mi auguro nelle prossime ore, a favore dell’economia e dei lavoratori dell’Italia”.
Il disegno di legge numero 84 ‘Prime misure urgenti per far fronte all’emergenza epidemiologica da Coronavirus’, ha precisato l’assessore, “interviene principalmente sui settori economici (commercio, turismo e servizi) che hanno risentito nell’immediato dei significativi cambiamenti delle abitudini dei cittadini e delle restrizioni. Ma abbiamo agito – ha concluso Bini – su tutti i settori dell’economia regionale”.

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In copertina, l’intervento del presidente Fedriga che ha accanto gli assessori Barbara Zilli e Sergio Bini.

Solo il Fvg in tutt’Italia è senza Province: a Udine via 200 anni di storia

di Gi Elle

Pubblico delle grandi occasioni per un omaggio alla storica Provincia di Udine che non c’è più, soppressa dalla scorsa primavera, dalla legge regionale di riforma che al posto dei quattro enti intermedi del Friuli Venezia Giulia (con Udine, anche Gorizia, Pordenone e Trieste) ha istituito 18 Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. Gremito, infatti, il meraviglioso salone del Quaglio, a palazzo Belgrado, per la presentazione del libro “L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, scritto da Raffaella Sialino e pubblicato da Aviani & Aviani editori. Presenti con il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, Mauro Bordin, già capogruppo del Carroccio nel decaduto Consiglio provinciale di Udine, numerosi sindaci e amministratori locali. I lavori sono stati coordinati dal giornalista e scrittore Daniele Damele.

Damele mentre dà il via ai lavori e sotto l’intervento del presidente del Consiglio regionale Zanin.

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“Il libro – ha detto la dottoressa Sialino – nasce dall’esigenza di spiegare, in maniera semplice, comprensibile a tutti, il perché la nostra regione sia attualmente l’unica in Italia priva delle sue Province. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, rappresenta un’anomalia nella nostra penisola perché – in virtù o a causa, a seconda dei punti di vista, di una riforma regionale della precedente amministrazione- solo qui le Province sono state chiuse, eliminate, nonostante il referendum del 2016 che ha sancito la sopravvivenza delle Province in tutt’Italia”.

“La riforma degli enti locali ideata dall’ormai ex governatrice Serracchiani e dal suo gruppo – ha continuato l’autrice, spiegando il percorso che ha visto la soppressione della quattro Province Fvg – ha portato fin dalle prime battute alla formazione di due opposte fazioni: da un lato i favorevoli, dall’altro i contrari e nel mezzo dibattiti, confronti, iniziative, ribellioni, anche con ricorsi al Tar. Il libro raccoglie in un unico testo quanto accaduto in questi anni, dai primi esordi della riforma, nota anche come legge 26/2014, fino a metà settembre 2018. E cerca di rispondere alle domande: che cosa sono state le Province negli anni, di quali funzioni e servizi si occupavano, che vuoto lasciano; che cosa sono invece le nuove Uti, con quali obiettivi sono nate, quali funzioni hanno, se funzionano, o è meglio ripristinare gli enti intermedi; quali sono stati i contenuti e i protagonisti dei confronti di questi anni; come i Comuni hanno accolto o respinto la riforma; e adesso in che direzione sta andando la nuova amministrazione regionale?”.

“Mentre qui proseguiva l’iter della legge 26 sono accaduti a livello nazionale, ma anche internazionale – ha aggiunto Raffaella Sialino –, avvenimenti che hanno portato alla crisi della sinistra e del Partito Democratico e all’ascesa di altri partiti, con risultati insperabili fino a qualche tempo fa. In queste pagine, dunque, i fatti locali si intrecciano inevitabilmente con quelli nazionali e, in parte, con quanto avvenuto oltre i nostri confini. Fornendo uno sguardo d’insieme sulle modifiche amministrative e le principali problematiche sociali degli ultimi anni. Se le Province non dovessero venire ripristinate, rimanga la memoria storica, in special modo tra i giovani, di ciò che hanno rappresentato soprattutto come fattore identitario per la comunità ed il territorio”.

Ecco un aspetto del salone del Quaglio gremito alla presentazione del libro.

Il meticoloso lavoro della dottoressa Sialino è stato salutato da calorosissimi applausi da parte della folta platea che ha assistito alla presentazione del libro che si configura fin d’ora come una importante opera, riccamente documentata, a ricordo di un ente – se un giorno non dovesse rinascere, non si può mai sapere – che ha accompagnato la storia locale per oltre duecento anni (esattamente dal 1806), in momenti di grandi difficoltà, come quelli dopo le guerre o il terremoto, ma anche di speranza, di ripresa e di sviluppo di questo nostro amato Friuli. Tutto cancellato con un colpo di spugna (pardon, di legge!). E proprio la storia si incaricherà di dimostrare se quella riforma andava fatta o meno.

Palazzo Belgrado ormai è stato svuotato delle sue storiche competenze.

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In copertina, foto-ricordo per Raffaella Sialino con Bordin e Zanin.

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L’addio a Giuseppe Tonutti: all’epoca del sisma fece parlare il Friuli con Roma

di Giuseppe Longo

Un altro grave lutto ha colpito oggi la politica del Friuli Venezia Giulia.   Si è spento, infatti, all’età di 93 anni, nella sua casa di Fagagna, l’ex senatore Giuseppe Tonutti, la cui dipartita si aggiunge a quelle recenti di Ettore Romoli, presidente del Consiglio regionale, e dell’ex ministro Mario Toros.

I funerali saranno celebrati martedì mattina, alle 10.30, nella chiesa di San Giorgio Maggiore in via Grazzano, a Udine.

Con la scomparsa di Tonutti, si chiude un’altra importante pagina di storia politica friulana e in particolare di quella contrassegnata dalla Democrazia cristiana.   Del partito cattolico è stato infatti un importante leader a livello regionale e pure nazionale, avendo ricoperto il ruolo di segretario amministrativo a metà degli anni Ottanta.   Una importante carica, coincisa con quella politica di Benigno Zaccagnini all’epoca del rapimento e della barbara uccisione di Aldo Moro, presidente della Dc, del quale proprio nei mesi di marzo e maggio scorsi si è celebrato il quarantennale della tragica vicenda.

Ma la carica politica si è incrociata, negli stessi anni, anche con quella istituzionale.   Giuseppe Tonutti fu eletto infatti senatore nel 1976 :  mi ricordo ancora benissimo quelle elezioni fatte, in alloggi prefabbricati, a poche settimane da quel terremoto che aveva sconvolto il Friuli.   Sarebbe rimasto in carica fino al 1987, cioè negli anni cruciali della rinascita post-sismica.   E il suo apporto fu prezioso perché anche Tonutti, come Toros, seppe tenere sempre in  efficienza il collegamento tra Udine e Roma, cioè tra l’amministrazione regionale guidata da Antonio Comelli – da poco ricordato nel ventesimo anniversario della scomparsa come il “Presidente della ricostruzione” – facendo funzionare proficuamente il “dialogo” tra il governo centrale e quello locale, tanto da realizzare il “modello Friuli”
tuttora indicato come esempio.

Tonutti, da Roma, ebbe modo infatti di occuparsi direttamente del disastro che aveva colpito la sua terra in quanto fece parte della Commissione speciale Terremoto Friuli, dando appunto anche lui il suo importante apporto che ha consentito di ottenere, in uno sforzo corale, quel miracolo che ha ricostruito i paesi distrutti in appena dieci anni.   Un risultato che non è stato purtroppo visto mai in nessun altra regione italiana.   E questo, abbiamo avuto modo di  ricordarlo in altre occasioni, è stato il frutto di quel decentramento dei poteri – dallo Stato alla Regione, e quindi da questa ai Sindaci funzionari delegati – che si è rivelato la carta vincente del processo di rinascita, avendo consentito un importante taglio della burocrazia e quindi uno snellimento delle procedure che altrimenti sarebbero state oltremodo lunghe e complesse.

In questa nuova impostazione della gestione post-sismica – davvero innovativa, direi rivoluzionaria, per l’epoca – non mancò l’apporto del senatore Tonutti, uomo dalla solida preparazione politica e istituzionale, doti unite alla serietà e onestà del friulano verace.   E questi caratteri, al termine del mandato parlamentare, l’onorevole Tonutti li espresse anche attraverso altri importanti locali assunti a livello locale. Fu infatti presidente della Cassa di risparmio di
Udine e Pordenone – incarico assunto anche da Comelli al termine del lunghi mandati in Regione – e della finanziaria Friulia, ma anche di Autovie Venete e del Porto di Trieste.

Anche a lui il suo Friuli deve riconoscenza, serbandone un grato ricordo.

in copertina la foto del senatore Giuseppe Tonutti dal sito ufficiale del Senato

http://www.senato.it/leg/07/BGT/Schede/Attsen/00002398.htm

E ora l’addio a Ettore Romoli umiliato dalla “sua” Forza Italia

di Giuseppe Longo

In appena dieci giorni la politica del Friuli Venezia Giulia si ritrova nuovamente in lutto. Dopo la perdita dell’ex ministro Mario Toros, se n’è andato anche l’onorevole Ettore Romoli che, nelle regionali del 29 aprile, era stato eletto per il Centrodestra nella nuova assemblea di piazza Oberdan, divenendone poi al momento della distribuzione delle cariche, nell’era di Massimiliano Fedriga, presidente del Consiglio.
Aveva 80 anni e si è spento all’ospedale “Santa Maria della Misericordia”, a Udine, dove era ricoverato da un paio di settimane, a causa del riacutizzarsi della malattia che aveva richiesto anche un intervento chirurgico appena pochi giorni fa.
I funerali domani, a mezzogiorno, nella chiesa di San’Ignazio, in piazza Vittoria, nella sua Gorizia listata a lutto e con le bandiere a mezz’asta.
Si ipotizza la partecipazione, tra i numerosi esponenti politici e istituzionali, anche di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la cui amicizia con Romoli vanta lunga data. Vasta eco, anche a livello nazionale, ha infatti suscitato la sua dipartita, avvenuta in così poco tempo dopo la sua rielezione, tanto che era riuscito a presiedere soltanto le prime due sedute consiliari, quella d’insediamento dei neo-eletti e quella della presentazione del programma della nuova giunta regionale.
L’ex parlamentare isontino – perché è stato sia senatore che deputato – è stato infatti uno dei fondatori del partito azzurro e appunto tutte le sue elezioni, anche le due a sindaco di Gorizia, sono avvenute, sempre con larghissimi consensi, in nome e per conto della forza politica voluta e incarnata dal Cavaliere, anche se gli esordi come consigliere comunale avvennero nell’allora Msi.
Ma proprio dal suo partito – come abbiamo appreso dagli ampi resoconti di cronaca di tutti gli organi di informazione – ha avuto proprio nei giorni della malattia e della degenza in ospedale la delusione più cocente.
Voglio sperare che, sedato dai farmaci, abbia avvertito solo in parte l’umiliazione che gli ha riservato la dirigenza regionale di Forza Italia per la sua posizione ritenuta troppo indipendente, rispetto alla linea ufficiale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, con la definitiva presa di distanza, sarebbe stata la decisione di confermare nel suo ruolo di capo di gabinetto di un funzionario appartenente all’area di Centrosinistra, cioè a quella parte politica che oggi in Consiglio regionale siede all’opposizione.
La questione sconcertante – non solo per il fatto che Ettore Romoli rivestiva la seconda carica istituzionale della Regione Fvg e che quindi avrebbe potuto meritare un’attenzione in più – è che la decisione forzista è venuta maturando proprio nei giorni in cui il politico goriziano – ma fiorentino di nascita – giaceva in un letto d’ospedale, in spregio a una elementare forma di delicatezza e di rispetto dovuta anche per l’età avanzata, nonostante la quale aveva deciso di mettersi ancora in gioco, contribuendo notevolmente alla grande affermazione del Centrodestra, il quale, appunto, con Fedriga ha conquistato la guida dei palazzi regionali.
Un atteggiamento quello tenuto dal vertice del partito che ha suscitato un vespaio di polemiche a livello politico, oltre al più che comprensibile sollevamento dei familiari del presidente gravemente ammalato e che in terapia intensiva si aggrappava a tutte le poche energie che gli erano rimaste per cercare di restare in vita.
Un atteggiamento, insomma, condannato da tutti perché tenuto contro una persona inerme, che in quei giorni non aveva alcuna possibilità di difesa e di replica.
E che purtroppo offusca, non però per suo demerito, l’ultimo scorcio della vita politica e istituzionale dell’onorevole Romoli, che invece è stata luminosa e sempre contrassegnata dal successo personale in ognuna delle numerose cariche che ha saputo conquistare con il voto e poi gestire con equilibrio e competenza.
Ed è questo aspetto, unitamente al tratto garbato e gentile, a delinearne un ritratto che ci lascia di lui un ricordo estremamente positivo, di quelli che si conservano e si indicano come esempio.

in copertina foto da twitter.com :

https://pbs.twimg.com/media/Dfo46jyXkAExEj_.jpg – Sergio Bolzonello – @S_Bolzonello

 

< N.d.R tutta la redazione di questo magazine e l’intero gruppo editoriale ST.GEORGE.DRAGONSLAYER LLC si associa al lutto della famiglia Romoli, a cui esprimiamo le più sentite condoglianze. >