Da Gaza al Congo, la testimonianza umanitaria di Gennaro Giudetti giovedì sera a San Vito al Tagliamento

Che cosa significa, oggi, scegliere di stare dalla parte degli ultimi nei contesti di conflitto, grave carestia o disastro ambientale? A questa domanda cercherà di rispondere Gennaro Giudetti, operatore umanitario di fama internazionale e vincitore del Premio Nadia Toffa 2024, attivo da Gaza al Congo, dall’Afghanistan alla Siria, protagonista dell’incontro pubblico “Il lavoro umanitario. Racconti da contesti di conflitto”, che si terrà giovedì 19 febbraio, alle ore 20.30, al Teatro Arrigoni di San Vito al Tagliamento. L’ingresso alla serata è libero, ma è consigliata la prenotazione tramite il modulo disponibile online.
L’evento, organizzato dalla Cooperativa sociale Il Piccolo Principe in collaborazione con il Comune di San Vito al Tagliamento, si avvale del supporto di una fitta rete di partner: Il Noce, Libera presidio Ilaria Alpi Miran Hrovatin di San Vito e Casarsa, il Tavolo Immigrati del Comune di San Vito al Tagliamento, Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti). L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto InTessere , finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) a cui partecipa la cooperativa stessa.
Gennaro Giudetti non è solo un testimone, ma una voce autorevole nel dibattito sui diritti umani. Operatore umanitario dall’età di 19 anni, ha prestato servizio per Medici Senza Frontiere, Operazione Colomba e agenzie delle Nazioni Unite come Fao e Oms. Il suo impegno lo ha portato nei teatri di crisi più caldi: dall’Afghanistan alla Siria, dallo Yemen al Congo, dal Venezuela fino alla Striscia di Gaza, dove tra il 2024 e il 2025 ha coordinato per l’OMS la logistica degli aiuti, documentando in prima persona la devastazione dei bombardamenti. Autore del libro “Con loro, come loro”, vincitore del Premio Nadia Toffa 2024, Giudetti racconterà la sua scelta di vita, le competenze necessarie per operare in scenari di guerra e la crisi profonda che oggi attraversa il diritto internazionale.
«Per la nostra cooperativa, ospitare Gennaro Giudetti significa riportare l’attenzione sull’essenza stessa della solidarietà – afferma Luigino Cesarin, presidente de Il Piccolo Principe – Il suo racconto ci spinge a riflettere su cosa possiamo fare noi come comunità locale per dare forza ai diritti fondamentali di ogni uomo e donna, partendo proprio dal nostro territorio. Tematiche che nascono dalla continua riflessione e sollecitazione che deriva anche dal nostro servizio di Accoglienza profughi e richiedenti protezione internazionale che gestiamo ormai da 10 anni».
L’importanza istituzionale dell’appuntamento è ribadita dall’amministrazione sanvitese: «Siamo orgogliosi di sostenere questa iniziativa – afferma l’assessore alla vitalità Andrea Bruscia -. Ascoltare una testimonianza diretta di chi ha operato al Parlamento Europeo e all’Onu è un’opportunità preziosa per la nostra cittadinanza. È un invito a non voltarsi dall’altra parte e a riscoprire, anche nei segnali di speranza che emergono tra le macerie, il valore della cooperazione e della pace». L’incontro non si fermerà alla cronaca della guerra. Giudetti approfondirà come le organizzazioni umanitarie interagiscono con le istituzioni e le fazioni locali, ma soprattutto cercherà di far emergere quei gesti di solidarietà che resistono anche sotto le bombe, tra diverse Ong e religioni, offrendo una visione non scontata del lavoro sul campo. Come detto, l’ingresso alla serata è libero, ma è consigliata la prenotazione tramite il modulo disponibile online.

—^—

In copertina, l’operatore umanitario Gennaro Giudetti con un bambino di Gaza.

Premio Luchetta, tutti i vincitori del concorso giornalistico che indaga su guerre, immigrati e miserie del mondo

Ci sono i nove figli di Alaa al-Najjar, pediatra di Khan Younis, uccisi lo scorso maggio da un missile israeliano e le persone migranti rapite a scopo estorsivo lunga la Rotta balcanica, così come i bambini-minatori nel Congo o quelli gravemente ustionati dalle sostanze utilizzate nella lavorazione del sapone nei servizi vincitori della 22ª edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. Sono sette le sezioni del Premio e per ciascuna la Giuria presieduta da Marco Damilano, conduttore de “Il cavallo e la torre”, programma di approfondimento quotidiano di Rai Tre ed editorialista di “Domani”, ha votato il lavoro migliore tra le decine candidate. Ecco, pertanto, tutti i risultati:

Nella categoria TV News, il riconoscimento va a Marina Sapia, caporedattrice esteri per RAI Direzione editoriale, che per In Mezz’ora, RAI3, ha firmato “Mani nude”, indagine realizzata sotto copertura nelle miniere illegali di cobalto nella Repubblica democratica del Congo, dove bambini scavano a mani nude materiale tossico.

Per la categoria Radiofonia vince Gianluca Diana, giornalista freelance per radio e carta stampata, con grande esperienza di documentarista con audio reportage da Africa, Americhe e Medio Oriente. Con “Africana soap, i bambini della soda”, andato in onda per RSI Rete Due, racconta le gravissime ripercussioni sulla salute dei bambini che in Sierra Leone entrano in contatto con la soda caustica usata per la lavorazione del sapone.

Nella categoria Stampa italiana, Raffaella Calandra, inviata de Il Sole 24 ore e conduttrice per 15 anni su Radio24 della trasmissione d’inchiesta “Storiacce”, si aggiudica il primo posto con “Mai così tanti ragazzi in carcere. Affollati anche gli istituti per minori”, reportage, per Il Sole 24 ore, sui minori detenuti con già un pesante passato e una lunga pena da scontare.

Il premio  Rotta Balcanica va ad  Alessia Candito, redattrice di Repubblica, per cui scrive di Mediterraneo, migrazioni e frontiere geografiche e sociali. Con “I fantasmi della rotta balcanica”, pubblicato su La Repubblica, ha documentato la reale entità dei flussi migratori, spiegando come non siano diminuiti, ma abbiano invece trovato vie più nascoste e pericolose, e come i sequestri a scopo estorsivo siano diventati una nuova minaccia.

Chiara Avesani, giornalista e regista, con incarichi nei programmi RAI come Il fattore umano, Report e Presa Diretta, e Matteo Delbò, regista, direttore della fotografia e Premio David di Donatello con il cortometraggio Monna Lisa, sono i vincitori nella categoria Reportage con “Leaving Gaza”, documentario che testimonia come chi ha lasciato Gaza in realtà non abbia mai reciso il legame con la Striscia.

Nella categoria Stampa internazionale si aggiudica il premio Lorenzo Tondo, corrispondente internazionale per The Guardian, per il quale ha documentato fin dall’inizio la guerra in Ucraina e il conflitto tra Israele e Hamas. Con Malak A Tantesh, da Gaza, ha pubblicato su The Guardian “One afternoon in gaza, two families tragedies: the childhoods cut short story by Israeli airstrikes”, racconto degli ultimi momenti di vita di un gruppo di bambini uccisi a Gaza a poche ore di distanza e a pochi chilometri gli uni dagli altri.

Nella categoria Fotografia si aggiudica il premio lo scatto di Haitham Imad (EPA) “La guerra in prima persona”, pubblicato su Io Donna. Fotoreporter palestinese con base a Gaza, dove lavora per l’European Pressphoto Agency, si è affermato come una delle voci più autorevoli nel raccontare la crisi umanitaria, gli sfollamenti e le conseguenze del conflitto nella regione.

Alla selezione delle opere della 22ª edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta hanno lavorato Marco Damilano, presidente, Fabiana Martini segretaria di giuria, Furio Baldassi presidente Ordine dei giornalisti Fvg, Paola Barretta Associazione Carta di Roma, Carlo Bartoli presidente Ordine nazionale dei giornalisti, Fabrizio Brancoli vice direttore di NEM-Nord Est Multimedia con deleghe a eventi e cultura e il coordinamento per Il Piccolo, Matteo Bruni direttore Sala stampa Santa Sede, Esma Çakir già presidente Associazione stampa estera in Italia, corrispondente per l’agenzia stampa turca DHA, Francesco De Filippo responsabile Ansa Fvg, Cristiano Degano consigliere Ordine nazionale dei giornalisti, Igor Devetak direttore Primorski Dnevnik, Vittorio Di Trapani, presidente Federazione nazionale della stampa italiana, Fabrizio Ferragni direttore Offerta estero RAI, Ludovico Fontana giornalista RAI, promotore sezione Rotta Balcanica, Beppe Giulietti coordinatore nazionale Articolo 21, Paolo Mosanghini direttore Messaggero Veneto, Carlo Muscatello presidente Assostampa Fvg, Roberto Papetti, direttore Il Gazzettino, Elena Postelnicu presidente Associazione Stampa Estera in Italia e Paolo Roncoletta caporedattore TGR FVG.

—^—

In copertina, il bellissimo scatto di Haitham Imad premiato nella sezione Fotografia del Premio internazionale Luchetta.

Medici senza Frontiere oggi il ritorno a “vicino/ lontano”

Ancora una volta Medici senza Frontiere partecipa al Festival vicino/lontano Premio Terzani, che accompagna ormai da dieci edizioni. Appuntamento fino a domani a Udine, con tre incontri che toccheranno diversi temi, dalle epidemie di Ebola in Africa e di colera in Yemen alle sfide e i successi dell’azione umanitaria in contesti di emergenza, come la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan.
Stamani, alle 11.30, nell’Oratorio del Cristo in Largo Ospedale Vecchio 10/2, si terrà l’incontro di approfondimento “Vecchie e nuove epidemie. La scienza non basta”, con il medico Nevio Zagaria, che ha lavorato per oltre 20 anni con l’Oms, e Roberto Scaini, medico impegnato dal 2011 con Msf in diversi contesti di emergenza, con la moderazione del genetista Michele Morgante.
Scaini racconterà la sua esperienza in prima linea nelle emergenze Ebola che hanno colpito tre paesi dell’Africa Occidentale nel 2014 e la Provincia dell’Equatore nella Repubblica Democratica del Congo da maggio a luglio del 2018. Sempre in RdC è ancora in corso una nuova epidemia scoppiata nell’agosto scorso nella Provincia del Nord Kivu, con 1.400 casi registrati e 890 morti negli ultimi 9 mesi. Scaini, parlerà anche di epidemie in contesti di guerra come lo Yemen, da cui è rientrato recentemente, dove nei primi tre mesi del 2019 i casi di colera sono aumentati fino a oltre 7.000.

“La guerra oggi è causa di epidemie che credevamo scomparse, come il morbillo, ed è un ostacolo per la risposta ad epidemie sia vecchie che nuove”, spiega Roberto Scaini.  “In Yemen, ad esempio – prosegue -, servono campagne di vaccinazione per evitare epidemie di malattie prevenibili, ma il conflitto ha danneggiato o distrutto metà degli ospedali e reso i farmaci praticamente introvabili”.
Se le realtà in cui si trova ad operare Msf sembrano spesso molto lontane, bella l’occasione del mattino di domani, alle 9.30,per una conversazione più ravvicinata con Claudia Lodesani, presidente di Msf Italia, alla colazione organizzata al Caffè Contarena in via Cavour 1 e moderata dal giornalista Lorenzo Marchiori. Claudia Lodesani, medico infettivologo, dal 2002 con Msf, racconterà la sua esperienza sul campo in grandi emergenze come l’Ebola e lo tsunami, i conflitti in Yemen e Repubblica Centrafricana, o i contesti dimenticati come la Repubblica Democratica del Congo o il Sud Sudan, fino ai progetti sulla migrazione in Italia. Quindici anni di impegno fatto di tante sfide e dilemmi.

Il dottor Roberto Scaini.

“Per chi fa questo lavoro è importante riuscire a conservare l’entusiasmo anche nelle situazioni più difficili”, spiega Claudia Lodesani, presidente di Msf Italia “Non è facile vedere le cose in maniera positiva mentre si risponde ad un’epidemia o si opera in un paese in guerra. Ma quando vedi un bambino che guarisce, sai che stai facendo la cosa giusta e non c’è altro posto in cui vorresti essere”.  Né le avventure della scienza né le battaglie per la libertà sarebbero state possibili senza il concorso di qualche forma di entusiasmo. Di questo si parlerà domani, alle 16, nell’ex chiesa di San Francesco, nell’incontro “Le vie dell’entusiasmo”, un viaggio emozionale raccontato attraverso l’esperienza di mondi diversi a confronto, quello dell’impegno umanitario, della cultura e della scuola con Claudia Lodesani, presidente di Msf, Angelo Floramo, medievista e scrittore ed Eugenia Canfora, dirigente scolastica. A animare questo dibattito sull’entusiasmo, quale slancio che permette di dare ai progetti individuali e collettivi l’energia per tradursi in azioni efficaci, Pietro del Soldà, filosofo e conduttore della trasmissione quotidiana di Rai Radio 3 “Tutta la città ne parla”.

In Largo Ospedale Vecchio, fino a domani, dalle 10 alle 19 è aperta la Casetta Info Point Msf, dove è possibile trovare ulteriori materiali informativi sulle attività di Medici Senza Frontiere e provare la #MSFExperience, un viaggio tra alcuni dei progetti sul campo di Msf, attraverso l’ausilio di visori a 360° con realtà aumentata.
Durante l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale nel 2015 sono state contagiate 28.646 persone. Msf è stata in prima linea fin dai primi giorni dell’epidemia, impiegando fino a 4.000 operatori nazionali e 325 internazionali, di cui oltre 70 italiani. Per rispondere all’attuale epidemia nella regione del Nord Kivu in Repubblica Democratica del Congo, Msf è presente a Kayna e Lubéru, nei due Centri di isolamento per l’Ebola nelle città di Bwanasura e Bunia, nella provincia di Ituri. A Goma, Msf supporta la preparazione alle emergenze, rafforzando il sistema di sorveglianza epidemiologica e garantendo l’adeguato isolamento dei casi sospetti.
In Yemen è in corso il più grande intervento di Msf in una zona di conflitto, con più di 2.200 operatori internazionali e locali che lavorano in 12 ospedali e centri sanitari, fornendo supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati. Da marzo 2015 a dicembre 2018, le équipe di Msf hanno eseguito 81.102 interventi chirurgici, fornito cure a 119.113 feriti di guerra, fatto nascere 68.702 bambini e curato più di 116.687 casi sospetti di colera.

Claudia Lodesani in Burundi.

—^—

In copertina, il dottor Scaini mentre visita un bimbo in Yemen.