Prodotto Energia, il sistema cooperativo con CrediFriuli contro il caro bollette

Garantire alle aziende la liquidità necessaria per rispondere al forte aumento della spesa energetica senza dover intaccare la produzione, con la possibilità di posticipare i pagamenti più avanti nel tempo, senza costi eccessivi, quando, si spera, il mercato energetico sarà tornato a livelli più sostenibili.  Si chiama Prodotto Energia lo strumento che CrediFriuli ha messo a disposizione delle imprese cooperative per superare anche questa emergenza.

Paola Benini


«Come già fatto per altre situazioni di crisi – ha commentato il presidente di CrediFriuli, Luciano Sartoretti – abbiamo messo in campo la nostra banca di credito cooperativo per dare una mano, per quanto ci è possibile, al sistema economico del territorio e alla sua comunità. In questo caso – ha aggiunto – abbiamo deciso di intervenite finanziando, a tassi più favorevoli di quelli di mercato e con la possibilità di posticipare le rate, l’aumento del costo energetico di questa prima bolletta dell’anno e di quelle successive sperando che, dopo la prossima estate, i prezzi tornino a livelli più accettabili».
Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine, ha quindi sottolineato l’importanza che il mondo legato alle cooperative faccia sistema accanto alle proprie imprese e ai loro soci, a favore del territorio e delle comunità. Per questo è stata avviata con le banche di credito cooperativo un’azione congiunta volta a sostenere le cooperative di fronte al caro bollette e a Power Energia, la prima cooperativa in Italia per forniture, che conta 2.400 imprese socie ed è accredita come Grossista presso l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, per la Confederazione Cooperativa Italiane.
Quest’ultima è in grado di fornire, a titolo gratuito, consulenze per individuare nuovi spazi di risparmio nelle forniture energetiche e di avviare analisi per l’installazione per la produzione di energia elettrica solare, acquisto di colonnine di ricarica per auto elettriche, etcc… come sottolinea Cristian Golinelli amministratore delegato di Power Energia sc.

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In copertina e qui sopra reti per l’approvvigionamento energetico.

Confcooperative Udine: stop al caro bollette o sarà la fine delle Pmi

Energia elettrica e gas hanno registrato incrementi incredibili negli ultimi mesi, arrivando a raddoppiare o triplicare il loro costo che incide pesantemente su tutte le aziende, da quelle “energivore” alle Pmi. Le imprese cooperative sono particolarmente colpite perché hanno margini molto limitati sui quali fare leva per coprire l’aumento esponenziale dei costi segnalati in crescita, mediamente, dai 40-45 euro MW/h ai 300 euro per l’energia elettrica e quello del gas da 0,17 euro al mc a 1,30 euro.
Il grave problema è stato posto all’ordine del giorno di un video-incontro tra la presidente di Confcooperative Udine, Paola Benini, il direttore dell’Organizzazione, Paolo Tonassi, e gli onorevoli Sabrina De Carlo, della I Commissione, Affari costituzionali, e Luca Sut, della X Commissione, Attività produttive.
Cooperative agricole, sociali, di lavoro che occupano immigrati e donne, ma anche cooperative attive in aree montane e disagiate, cooperative di consumo e di comunità, sono solo alcuni degli esempi di attività economiche in forma cooperative, presidio del territorio e delle sue comunità, che operano in coerenza con i valori di solidarietà, mutualità, reciprocità e sussidiarietà. Le soluzioni al problema dei costi energetici sono diverse e vanno dallo stoccaggio di gas, all’ulteriore incentivazione delle energie rinnovabili, alle forme di sostegno dell’autoproduzione, ma queste sono politiche di medio-lungo termine.
Servono interventi immediati. Il rischio è che le Pmi, in particolare, soccombano sotto il peso del “caro bolletta”. E quando chiudono le imprese cooperative non riaprono all’estero dove le materie prime costano meno, delocalizzando. Chiudono e basta. «Per questo – hanno concluso i dirigenti cooperatori -, sollecitiamo un intervento politico, affinché il Parlamento si faccia promotore di sostegni diretti alle pmi, immediati e facilmente ottenibili. Senza la burocrazia che ha contraddistinto fin troppi interventi pubblici».
La replica degli onorevoli De Carlo e Sut è stata incentrata, oltre che sulla condivisione dell’analisi e sulle proposte di Benini e Tonassi, sulla necessità, per ora disattesa, di uno scostamento di bilancio che il Governo non ha affrontato, anche in vista del fermo dei lavori delle Camere necessari all’elezione del Presidente della Repubblica.
Ipotesi tracciate sono state l’utilizzo di quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO2; la riduzione dell’Iva in bolletta considerato l’extra-gettito dovuto all’aumento degli imponibili; sul contributo da richiedere ai rivenditori; sulla rateizzazione del pagamento delle bollette; sui ristori alle imprese, ancora tutti da definire; sulla cartolarizzazione degli incentivi riconosciuti sulle energie rinnovabili; sulla riduzione degli oneri di sistema; al sostegno/sviluppo delle comunità energetiche con autoconsumo da 20 kW a 1 MW; all’incentivazione dell’”agrovoltaico”; all’incentivazione dell’eolico/offshore.

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In copertina, Paola Benini presidente di Confcooperative Udine.

Il mondo cooperativo friulano piange la scomparsa di Ferdinando Di Centa

Il mondo cooperativo friulano e italiano piange la scomparsa di Ferdinando Di Centa, già a lungo direttore della Secab, importante cooperativa idroelettrica operante in Carnia e, da diversi anni, portavoce nazionale del Coordinamento delle Cooperative elettriche storiche italiane.
«Un esempio di grande dirigente cooperativo – commenta Daniele Castagnaviz, presidente regionale di Confcooperative, associazione cui la Secab aderisce –, una figura di cooperatore che ha dato molto allo sviluppo della cooperazione in un settore di grande attualità come quello dell’energia rinnovabile, ma anche un dirigente da tutti riconosciuto per le sue doti di serietà, competenza, dedizione verso gli ideali della cooperazione e della mutualità».
Una figura, sottolinea Confcooperative, esemplare anche per l’impegno in un territorio, quello della montagna friulana, storicamente ricco di iniziative cooperative: «La cooperazione friulana perde una figura di grande prestigio e di riferimento per tanti cooperatori carnici e non solo, il suo impegno nazionale in questi ultimi anni è stato un esempio di impegno civile che ha portato lustro a tutto il Friuli. La sua scomparsa ci addolora», è il ricordo di Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine.
Un ricordo è giunto anche dai vertici nazionali dell’associazione dove Di Centa era da tempo impegnato: «La morte di Ferdinando Di Centa mi addolora profondamente – ha detto Roberto Savini, presidente nazionale di Confcooperative Consumo e Utenza -. Esprimo i sentimenti di vicinanza e solidarietà ai suoi familiari. Confcooperative perde un valido e ammirato dirigente nazionale, rappresentante e portavoce delle Cooperative elettriche storiche italiane. Abbiamo imparato molto dal suo esempio di uomo cortese e gioviale e di cooperatore determinato e appassionato. A lui va il ringraziamento per aver contribuito, grazie alla sua profonda competenza ed esperienza in particolare nel settore delle energie rinnovabili, alla promozione dei valori cooperativi, alla difesa della mutualità e del rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali».

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In copertina, Ferdinando Di Centa uomo di primo piano del mondo cooperativo regionale e nazionale.

 

Pronte a fondersi le Unioni territoriali di Confcooperative Udine, Trieste e Gorizia

Con tre distinte Assemblee delle cooperative associate, riunitesi in successione a Gorizia, Trieste e Udine, si è avviato il percorso che porterà alla fusione tra le Unioni territoriali di Udine, Trieste e Gorizia della Confcooperative. Seguendo una strada già tracciata, peraltro, da diverse altre associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, anche nel mondo Confcooperative. Le tre Unioni, insieme, associano 403 cooperative, con 11.400 addetti, 80.482 soci cooperatori e 494 milioni di euro i ricavi complessivi.

Il percorso di integrazione ha ricevuto l’ok dalle cooperative associate e verrà portato a termine in tempi brevi: a febbraio è prevista la nascita della nuova Unione “interprovinciale”, nella terminologia associativa di Confcooperative. Resteranno, però, le tre sedi territoriali: «Il radicamento territoriale è sempre stato un punto di forza della nostra Associazione nel panorama cooperativistico: questo nuovo passo serve, anzi, a fare sinergia proprio per garantire servizi migliori a tutte le cooperative sull’intero territorio, grazie alla condivisione delle capacità di tre Associazioni fino a oggi distinte e si propone di sostenere la nascita e lo sviluppo di forme di cooperazione innovative e attrattive», spiega Mauro Perissini, presidente di Confcooperative Gorizia. Lo conferma il collega, Dario Parisini, presidente di Confcooperative Trieste: «Sta venendo a maturazione un percorso avviato già diversi anni fa, ad esempio con la nascita di un Centro servizi unico per le tre province, e similmente a quanto stanno facendo molte Associazioni datoriali, la razionalizzazione delle strutture giuridiche è funzionale al miglioramento del servizio offerto alle imprese che, negli ultimi anni, chiedono reiteratamente adeguate competenze e know how per supportarne lo sviluppo».

«La fusione interprovinciale si sviluppa nel contesto di una sempre maggiore integrazione economica fra i diversi territori del Friuli Venezia Giulia: l’integrazione è in parte già avviata grazie alla condivisione di consulenti e Centro servizi. Ma le stesse cooperative, ormai, operano su scala interprovinciale se non addirittura inter-regionale. È dunque un percorso naturale che, peraltro, permettere al mondo cooperativo di essere ancora più propositivo e protagonista di uno sviluppo economico-sinergico tra l’area giuliano-isontina, con l’importante presenza del Porto, e l’area friulana», è la conclusione di Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine.

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In copertina, ecco un’immagine della sede regionale di Confcooperative.

Confcooperative Udine, oggi a Tolmezzo sotto la lente le nuove periferie

Prendere in mano il proprio futuro. È questa un’opportunità, moderna e flessibile, offerta dalle imprese di comunità ai piccoli borghi e alle periferie territoriali. Un tema ancora nuovo per il Friuli Venezia Giulia e che Confcooperative Udine, con il supporto della Camera di Commercio Pordenone-Udine e dell’Anci Fvg, vuole lanciare e rilanciare a Tolmezzo (nella sala consiliare) oggi, 25 novembre, a partire dalle ore 14.30, con un convegno (in presenza e videoconferenza), dal titolo: “Le nuove periferie. Dalle aree interne ai contesti urbani. Il ruolo della cooperazione e del terzo settore, tra innovazione sociale e generazione di nuove comunità”.

Ai saluti di rito e all’introduzione di Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine, faranno seguito gli interventi di Giovanni Teneggi (responsabile promozione delle imprese di comunità di Confcooperative) e Flaviano Zandonai (open innovation manager del Consorzio Gino Martelli di Milano) che presenteranno anche alcune best pratice, assieme a Massimo Moretuzzo della cooperativa agricola di comunità Friûl di Mieç. Le voci degli amministratori locali e di alcuni stakeholder si potranno ascoltare durante una tavola rotonda moderata dal giornalista Adriano Del Fabro, alla quale parteciperanno: Ermes De Crignis (presidente della Comunità di Montagna della Carnia), Ivan Buzzi (sindaco di Pontebba), Monica Cairoli (assessore all’ambiente del Comune di Pordenone), Stefania Marcoccio (presidente della cooperativa sociale Cramars, di Tolmezzo) e Sandra Odorico (della Caritas di Udine).

Le imprese di comunità sono uno strumento imprenditoriale con cui i cittadini (e gli enti locali di riferimento) possono diventare attori dei processi di sviluppo locale dei propri territori. Sono già più di 200 le realtà italiane operative nei piccoli borghi, nelle aree interne e, più recentemente, anche nelle città e nelle cinture peri-urbane, attive nella promozione di un modello di sviluppo locale che, unendo l’efficienza e l’intraprendenza imprenditoriale con la partecipazione e l’inclusione proprie del modello cooperativo e dell’impresa sociale, crea valore sul territorio, con il territorio per poi ridistribuirlo nelle comunità.
Già 13 Regioni sono intervenute per normare il settore (Puglia, Basilicata, Liguria, Abruzzo, Sicilia, Toscana, Lazio…), mentre in Friuli VG una proposta in tal senso è stata formalizzata all’Assemblea regionale e, al Senato, nel maggio scorso è stato incardinato il dibattito su uno specifico Ddl.

Per contatti e iscrizioni: Confcooperative Udine, tel. 0432 501775; udine@confcooperative.it

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In copertina, una bella panoramica di Tolmezzo capoluogo della Carnia.

 

L’Inps alle cooperative artigiane di Udine: possibile avviare nuove realtà d’impresa

Si apre un nuovo terreno di sviluppo per le imprese cooperative tra artigiani: lo rende possibile la svolta interpretativa arrivata con la Circolare numero 29 dell’Inps che, chiarendo l’inquadramento della tutela previdenziale dei soci lavoratori di cooperative artigiane, di fatto «consente interessanti spazi per l’avvio di nuove realtà cooperative, anche con un’ampia partecipazione di giovani e donne, le quali potranno muoversi nell’ambito sia dei lavori che dei servizi: dalle costruzioni alla manutenzione del verde; dalla grafica e comunicazione ai Ced; dalle estetiste e parrucchieri ai meccanici e carrozzieri», come osserva Confcooperative Udine che, proprio nei giorni scorsi, ha avuto un proficuo incontro con i rappresentanti della sede di Udine dell’Ente previdenziale e della Cciaa Pordenone-Udine.
«La recentissima circolare Inps 29/2021 consente l’iscrizione dei soci lavoratori alla gestione speciale artigiani – spiega Paolo Tonassi, direttore di Confcooperative Udine (252 cooperative associate, 7.515 lavoratori addetti, con 355 milioni di euro di ricavi complessivi e 58.330 soci) –, ma il confronto è stato utile anche per definire i passaggi operativi che le nuove cooperative dovranno porre in essere sia in fase di avvio dell’attività come nel corso della vita della cooperativa artigiana nei confronti degli uffici competenti». L’Inps, nella sua circolare, riepiloga il quadro normativo concernente la disciplina in materia di socio lavoratore e fornisce chiarimenti in merito alla tutela previdenziale di tale categoria di soggetti, prevedendo l’iscrizione alla gestione speciale autonoma degli artigiani nel caso in cui, tra il socio lavoratore e cooperativa, si instauri un effettivo rapporto di lavoro autonomo.
«Si completano così, finalmente, le possibilità di contratto attivabili con i soci lavoratori contemplando sia esigenze gestionali che di flessibilità nell’organizzazione del lavoro», conclude Tonassi. Confcooperative Udine è a disposizione di tutti gli interessati a questa nuova forma d’impresa cooperativa per fornire informazioni utili alla costituzione della società.

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In copertina, il dottor Paolo Tonassi, direttore di Confcooperative Udine. 

 

 

Le coop di consumo sono un presidio per i piccoli paesi

«Le 26 cooperative di consumo e di dettaglianti attive in regione, con i loro 7.600 soci e 25,5 milioni di euro di fatturato, sono state tra i protagonisti silenziosi della resilienza necessaria a gestire con successo la crisi conseguente all’epidemia di Covid-19», dice Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine. «Le piccole realtà di rivendita di generi alimentari, infatti, si sono dimostrate un riferimento importante per la gente negli acquisti essenziali. Mentre le grandi catene di distribuzione si riorganizzavano per mantenere i servizi ai clienti, creando lunghe code e tempi incalcolabili per poter fare gli acquisti, i negozi di comunità, con misure semplici e accessi contingentati, sono stati in grado di fornire un servizio efficace, in tutta sicurezza e senza inutili perdite di tempo. Inoltre, sono stati in grado di proporre un servizio di consegne a domicilio che, nei paesi, ha consentito di soddisfare le esigenze delle famiglie e soprattutto degli anziani, dimostrandosi più efficienti della Gdo. Forse proprio grazie al loro radicamento territoriale – è il commento di Baiutti – registriamo la tenuta delle imprese cooperative di consumo che, negli ultimi due mesi, hanno rilanciato la loro attività restando a fianco delle comunità, riprendendo quella funzione per le quali erano state costituite molti decenni addietro e che si era un po’ persa a causa del proliferare dei centri commerciali. Non ci fossero stati questi presìdi territoriali – prosegue Baiutti -, ci sarebbero stati ben più gravi problemi di approvvigionamento delle famiglie e di rispetto del confinamento obbligatorio».

«L’insegnamento che ne abbiamo tratto non può essere scordato quando tutto sarà finito – aggiunge il direttore, Paolo Tonassi -. La crescita incontrollata di centri commerciali ha rischiato di smantellare completamente la rete dei piccoli esercizi locali, indebolendo pesantemente la loro funzione di servizio alle comunità che, invece, risulta essenziale per la loro stessa sopravvivenza. L’attuale sistema di sviluppo del commercio va ripensato anche attraverso un sostegno ai negozi di paese, o quartiere che, oltre a evitare la desertificazione del territorio a favore dell’eccessiva concentrazione nelle città, favorisca minori assembramenti di persone in luoghi chiusi, dove è più facile che si possano propagare le infezioni. Auspichiamo, perciò – conclude il direttore -, la stesura di un progetto regionale serio per il mantenimento degli esercizi commerciali minori, soprattutto nelle località più isolate e che aiuti anche lo sviluppo di ulteriori servizi a disposizione delle comunità locali. Su questo, Confcooperative è pronta sin d’ora a collaborare».

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In  copertina, Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine.

L’apertura dei negozi? Una “babele”. Le richieste di Concooperative Udine

Una vera e propria giungla di interpretazioni, diverse l’una dall’altra, rispetto al (già complicato) tema delle attività  commerciali autorizzate dai diversi decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con il risultato che l’attività consentita in un Comune non lo è in quello vicino, evidenziando nei fatti trattamenti molto difformi anche tra esercizi a breve distanza. È quanto denuncia la Confcooperative di Udine, raccogliendo le segnalazioni che arrivano dai diversi esercizi commerciali in forma cooperativa sparsi sul territorio friulano.
«Si sta palesando, giorno dopo giorno, un eccesso di zelo in alcuni territori, che adottano interpretazioni più severe di quelle auspicate dalla stessa Presidenza del Consiglio la quale peraltro, con delle proprie risposte a quesiti, ha tentato di chiarire i margini di applicazione dei Dpcm dell’11 e del 22 marzo. Purtroppo, in molti territori le autorità di polizia locale adottano interpretazioni restrittive», dichiara il presidente di Confcooperative Udine, Franco Baiutti.
L’effetto di questa autentica “babele”? «Si va in ordine sparso: ma, così facendo – aggiunge Baiutti -, si crea una grande incertezza negli operatori economici. Serve un’interpretazione univoca e chiara. Per tutelare, innanzitutto, gli esercizi commerciali dall’applicazione di sanzioni anche molto pesanti, in un momento già difficile economicamente. Anche perché parliamo di prodotti che i cittadini richiedono a gran voce e se quindi un determinato articolo non si trova in un negozio ma in un altro sì, il risultato è anche quello di favorire paradossalmente lo spostamento dei cittadini alla ricerca di determinati prodotti. Un risultato, francamente, paradossale. A questo punto – chiede Confcooperative – è indispensabile che le autorità pubbliche arrivino a definire linee di interpretazione chiara cui possano uniformarsi le autorità di polizia. Così non si può andare avanti per un altro mese».

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In copertina, Franco Baiutti, leader di Confcooperative Udine.