Fvg, 2 miliardi per appalti pubblici: da oggi si parla anche del Recovery fund

Oltre 2 miliardi di euro di appalti pubblici per lavori o servizi in un anno nel Friuli Venezia Giulia, solo considerando le gare sopra i 40 mila euro, registrate dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, nelle sue relazioni annuali: un dato notevole, ma in calo. Lo rivela Confcooperative Fvg, che per oggi e il 14 maggio ha organizzato il convegno in materia di contratti pubblici che, da alcuni anni, è diventato punto di riferimento per operatori pubblici e professionisti: “Il Codice dei contratti pubblici a cinque anni dall’approvazione: lo stato dell’arte e le prospettive future”. Un appuntamento saltato nel 2020 causa pandemìa e quest’anno proposto in versione “virtuale”.
Nei dodici mesi, da settembre 2019 ad agosto 2020, sono state effettuate 3.795 gare di importo pari o superiore ai 40 mila euro, per un importo complessivo di poco superiore ai 2 miliardi di euro. Dati in calo rispetto ai dodici mesi precedenti (settembre 2018-agosto 2019) quando le gare erano state 4.077 (-7 per cento) e l’importo 2.198 milioni di euro (-7,7 per cento) ed ancora meno del 2017-2018 quando l’importo aveva superato i 2,3 miliardi di euro. Più di metà delle gare riguarda la fornitura di servizi: in attesa dei dati 2020, nel 2019 le gare per servizi sono state 1.594, per 1,2 miliardi di euro e un importo medio di 780 mila euro.
«Il sistema delle gare pubbliche va semplificato: è questa una richiesta ricorrente di Confcooperative – sottolinea il presidente regionale, Daniele Castagnaviz – ed è positivo che il Pnrr presentato dal governo Draghi preveda di fare un passo avanti sulla strada della semplificazione: serve una disciplina più snella, con regole semplici e chiare, eliminando tutto ciò che non è richiesto dalla normativa europea». «Il progetto di Recovery Fund introduce alcune ipotesi di riforma che dovranno prendere la forma di una legge delega da presentare al Parlamento entro il 2021: il nostro auspicio è che questa tempistica sia rispettata perché la riduzione e razionalizzazione delle norme in materia di appalti pubblici è assolutamente necessaria, così come la riduzione degli oneri documentali ed economici a carico di chi partecipa alle gare», gli fa eco il segretario generale, Nicola Galluà.
Interverranno al convegno, organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Udine, quattro relatori altamente qualificati: i presidenti di sezione del Consiglio di Stato, Marco Lipari, Michele Corradino, Claudio Contessa e Fabio Taormina. Ospiti istituzionali, il vicepresidente della Regione Fvg, Riccardo Riccardi, oggi, e il presidente Anci Fvg, Dorino Favot, il 14 maggio.

Le gare pubbliche in Friuli Venezia Giulia (dati Anac)

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In copertina, il presidente di Confcooperative Fvg Daniele Castagnaviz.

Pianificazione finanziaria per il futuro: webinar di Confcooperative e Bcc Fvg

“La pianificazione finanziaria per un futuro sereno”, sarà il tema del webinar organizzato da Confcooperative Fvg e Federazione delle Bcc del Fvg con il sostegno di Fondosviluppo Fvg, in occasione della 9a edizione internazionale della Global Money Week (Gmw), promossa dall’Ocse. Al webinar si può partecipare in diretta sul canale Youtube di Confcooperative Fvg. Oggi 24 marzo, a partire dalle ore 14, sono previsti gli interventi di Luca Occhialini, presidente della Federazione delle Bcc del Fvg, e di Stefano Miani, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Udine.
«Quando si tratta di gestire le proprie finanze personali, pensare a una strategia a lungo termine è importantissimo – spiega Occhialini -. Prevedere cosa ci riserva il futuro è difficile: avere un piano, quindi, può essere di grande aiuto per tutelare i nostri soldi e la sicurezza dei risparmi. La corretta gestione del denaro e, dunque, la pianificazione finanziaria della propria esistenza, ci porta a conseguire con maggiore efficacia i nostri obiettivi personali e professionali».
La Gmw ha raggiunto, dal 2012, oltre 40 milioni di giovani in 175 Paesi. In Italia, per la prima volta le attività che animeranno questa edizione, sono coordinate dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e Confcooperative Fvg, forte di quasi vent’anni nella promozione dell’educazione finanziaria nelle scuole regionali di ogni ordine e grado, sarà protagonista della settimana con l’organizzazione di questa iniziativa, unica in Friuli Venezia Giulia.
«Nel 2020, nonostante la pandemia – spiega Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg – abbiamo sviluppato un’intensa attività progettuale nell’ambito dell’educazione economico-finanziaria, realizzata in remoto, con 2.471 studenti raggiunti in 369 scuole primarie; 1.001 nelle scuole secondarie di I grado e 1.101 nelle scuole secondarie di II grado».
La Gmw terminerà il 28 marzo. Il tema ufficiale di questa edizione: “Prenditi cura di te stesso, abbi cura dei tuoi soldi”, è un invito rivolto ai giovani e ai bambini sull’importanza di acquisire gradualmente le conoscenze e i comportamenti che sviluppino abitudini di risparmio intelligenti e responsabili e che gli consentano, nel futuro, di assumere decisioni finanziarie coerenti con le proprie esigenze di vita.

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In copertina, Luca Occhialini, presidente della Federazione delle Bcc del Fvg.

Cooperative Fvg, pandemia pesante per sanificazioni, aree lavoro e formazione

Pesante l’impatto dell’emergenza sanitaria sul sistema delle imprese cooperative nel 2020. In un’annata segnata da una domanda di servizi e prodotti depressa dalla crisi economica determinata dalla pandemia (solo 1 cooperativa su 10 ha giudicato alto il livello medio della domanda) le imprese cooperative hanno subito i pesanti oneri aggiuntivi determinati dalle misure di prevenzione del contagio. Lo svela un’indagine svolta dall’Ufficio studi di Confcooperative.
«Le cooperative hanno sostenuto costi per dpi e sanificazioni giudicati, sovente, come molto rilevanti. Anche perché le cooperative operano spesso in ambiti estremamente delicati quali servizi sociali, educativi, disabilità, case di riposo, dove gli operatori sono a contatto con soggetti fragili. I costi sostenuti sono stati in parte coperti dai contributi pubblici statali e regionali che sono intervenuti in questi mesi. Tuttavia, le imprese hanno dovuto operare – in mezzo a tutte le difficoltà determinate da misure di prevenzione, telelavoro e riorganizzazione degli ambienti di lavoro – in un contesto di notevole appesantimento burocratico. Più di un terzo delle nostre cooperative ha segnalato inoltre incertezza del mercato e confusione normativa come primi ostacoli ad un rilancio delle attività nel 2021», commenta Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg.
In particolare, nell’ambito delle sanificazioni e dei dispositivi di protezione individuale, il 70 per cento delle cooperative ha giudicato rilevanti i costi sostenuti: «Una situazione che ha spinto Confcooperative Fvg a intervenire, attraverso lo stanziamento di una linea contributiva dedicata da parte del nostro Fondo mutualistico», conferma Galluà. Pesanti anche gli oneri necessari ad adeguare gli ambienti di lavoro (solo una cooperativa ogni 20 non lo ha fatto): e per un terzo delle imprese cooperative i costi sono stati giudicati “rilevanti”. Importanti anche i costi di formazione e informazione del personale nell’ambito dell’emergenza pandemica, per il 49 per cento delle cooperative considerati significativi.
«Nell’immediato confidiamo nella veloce approvazione delle nuove misure di ristoro alle imprese, assolutamente urgenti, e l’accelerazione della campagna vaccinale per farci uscire dalla situazione di perdurante crisi – sottolinea Galluà -. Sul medio termine, è evidentemente necessario che nel sostenere le imprese si tenga conto delle lezioni che stiamo apprendendo in questi mesi: innovazione, infrastrutture digitali, information technology in azienda, il sostegno a questo tipo di investimenti è fondamentale sia per la competitività in azienda sia per erogare servizi all’altezza dei tempi in tutti gli ambiti, dal sociale – si pensi alla domotica applicata ai servizi agli anziani – alla logistica, al terziario».

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In copertina, il segretario generale di Confcooperative Fvg Nicola Galluà.

Confcooperative Fvg: siamo pronti a vaccinare 76 mila soci e collaboratori

«Le cooperative sono pronte a fare la loro parte nella campagna vaccinale, vaccinando in sede i propri soci e collaboratori». L’annuncio arriva dal presidente regionale di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz.
Sicurezza sul posto di lavoro e prevenzione vaccinale. Sono questi i cardini sui quali, nei lunghi mesi della pandemia, infatti, ha ruotato l’attenzione di Confcooperative Fvg nei confronti delle 600 imprese associate e dei cooperatori. Sono stati oltre 6 mila i test sierologici e 500 i tamponi naso-faringei effettuati finora ai cooperatori regionali, per il controllo dell’infezione, completamente autofinanziati utilizzando i fondi mutualistici di Fondosviluppo Fvg. «Il tutto è avvenuto – spiega il segretario generale dell’associazione, Nicola Galluà – nel pieno rispetto del protocollo di prevenzione e azione sanitaria predisposto da Confcooperative Fvg e rispettato dalle imprese associate. Protocolli aziendali validati da un organismo terzo quale il Comitato territoriale Sicurcoop, costituito dalle parti datoriali (le tre centrali cooperative) e sindacali».
«Dunque – spiega il presidente Castagnaviz –, abbiamo agito con tempestività e serietà per contribuire a ridurre non solo il numero dei contagi (e delle vittime), ma anche il peso degli stessi sul Sistema sanitario regionale. Animati dallo stesso spirito di collaborazione, offriamo oggi alla Regione la disponibilità di tutte le nostre imprese a vaccinare in sede i propri soci e collaboratori, che sono oltre 76 mila, e a diventare punto di somministrazione vaccinale per gli stessi. Un modo, pure questo, di ridurre l’afflusso ai punti vaccinali che si stanno predisponendo su tutto il territorio – conclude Castagnaviz – e accelerare sui tempi e le quantità di somministrazioni che sono decisamente vitali per la salute fisica ed economica delle nostre comunità».

Daniele Castagnaviz

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In copertina, il vaccino anti-Covid: Confcooperative è pronta a fare la sua parte per la prevenzione.

Donne cooperatrici in Fvg: alla loro guida confermata Paola Benini

Confcooperative Fvg ha rinnovato la composizione della propria Commissione Donne cooperatrici. Confermata come coordinatrice regionale Paola Benini, della cooperativa Hattiva Lab di Udine.
Per le quasi 600 cooperative aderenti a Confcooperative in regione, il numero di donne lavoratrici raggiunge il 52 per cento, un dato significativamente superiore alla quota del 37 per cento che si registra nel complesso del mercato del lavoro: «La partecipazione femminile al lavoro continua a crescere negli anni. Restano però ancora insoluti il problema della conciliazione vita-lavoro e del gender gap nell’accesso ai vertici delle imprese, anche se come Confcooperative registriamo che almeno 120 presidenti di cooperative sono donne, un dato ancora non soddisfacente, ma rilevante rispetto alle altre tipologie d’impresa – spiega Paola Benini -. Culturalmente c’è ancora moltissimo lavoro da fare. Esistono numerosi strumenti normativi e contrattuali che consentirebbero di diffondere in azienda pratiche di conciliazione tra il lavoro e l’attività di cura familiare: la loro conoscenza è purtroppo ancora limitata. Una scarsa diffusione di strumenti di conciliazione costituisce, ormai, un fattore limitante dello sviluppo delle imprese della nostra regione», conclude la coordinatrice.
Vicecoordinatrice della Commissione è Mirella Berdini (Cooperativa Consumatori Premariacco). Le altre componenti sono: Chiara Artico (Pu.ma), Renata Purpura (Civiform), Laura Pizzini (cooperativa Puntozero), Laura Mirolo (cooperativa sociale L’Ancora), Paola Marano (cooperativa sociale Karpos), Laura Bertolin (Cantina Ramuscello e San Vito), Giuseppina Piccinonna (cooperativa sociale Aesonthius), Patrizia Moratto (cooperativa sociale Il Guscio), Vera Gulic (cooperativa sociale La Quercia), Agnese Francescato (Cooperativa Acli), Serena Mizzan (Immaginario Scientifico), Rossella Taurian (Cantina La Delizia), Susi Baita (Latteria di Cividale) e Sara Banelli (Nordest Servizi).

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In coopertina, la rieletta coordinatrice regionale Paola Benini.

Confcooperative Fvg: “Così l’Inps discrimina le cooperative artigiane”

«Discriminatorio e incomprensibile il comportamento dell’Inps nei confronti delle cooperative artigiane»: la forte presa di posizione viene da Confcooperative Lavoro e Servizi, federazione che raccoglie 135 cooperative in Friuli Venezia Giulia con 135 milioni di euro di ricavi.
«Incredibilmente, l’Inps continua a non riconoscere ciò che le Commissioni Artigianato provinciali da tempo riconoscono e, cioè, l’esistenza di cooperative formate da soci lavoratori artigiani», sottolinea in una nota Patrizia Fantin, presidente regionale del settore delle cooperative di lavoro e servizi. «L’Inps – aggiunge – continua a disapplicare la Legge di stabilità 2016 che aveva chiarito oltre ogni dubbio l’iscrizione alla gestione previdenziale degli artigiani per i soci delle cooperative con qualifica di artigiani. Un corto circuito intollerabile dopo quattro anni». La denuncia di Confcooperative Fvg è stata presentata alla presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Debora Serracchiani (Pd), nel corso di un incontro (tenutosi online in rispetto delle norme anti-Covid).

Debora Serracchiani


«La decisione unilaterale assunta dall’Inps – spiega Patrizia Fantin – mette in grande difficoltà i soci lavoratori delle cooperative artigiane coinvolte che si trovano bloccate, ormai da quasi due anni, nella propria operatività e nel proprio sviluppo imprenditoriale così come non consente la nascita di nuove attività imprenditoriali, in forma cooperativa, in settori di attività che sono tipicamente artigiani e che non possono trovare adeguata competitività e autonomia sotto altra qualifica».
L’incontro è stato anche l’occasione per esprimere la forte preoccupazione di ConfcooperativeFvg nei confronti del Ddl Costanzo, presentato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle, che vorrebbe rivedere la normativa sui soci in forma ritenuta chiaramente punitiva dell’intero movimento cooperativo: «Un tipo di provvedimento inaccettabile e offensivo nei confronti di migliaia di cooperative in Italia, che va oltre quasi vent’anni di positiva esperienza della Legge 142 sul socio-lavoratore».

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In copertina, Patrizia Fantin presidente regionale del settore delle cooperative di lavoro e servizi.

 

“Trasporto scolastico, basta proroghe. Subentriamo noi agli inadempienti”

«Superato il termine stabilito per la messa in regola, se la Tundo di Lecce non è ancora in grado di esibire la documentazione ufficialmente richiesta, l’Amministrazione regionale è intenzionata a revocare l’affidamento per il trasporto scolastico che interessa 9 Comuni del territorio del Friuli Venezia Giulia?». Se lo chiedono, in particolare, gli operatori privati locali del trasporto persone, in primis coinvolti perché dall’inizio dell’anno scolastico stanno coprendo il servizio, in quanto chiamati a sostituirsi all’ultimo momento all’affidatario evitando, in questo modo, che il servizio scuolabus restasse vacante per centinaia di studenti delle nostre comunità.
«Sarebbe surreale se si continuasse a prorogare sine die i termini entro i quali la Tundo SpA dovrà esibire la documentazione richiesta. Perché – aggiunge Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg – tutte queste proroghe? Perché non rescindere subito il contratto, come richiesto anche da alcuni sindaci che vivono in prima persona il disagio provocato dalla mancata regolarizzazione della ditta appaltante? Se l’affidatario non è in grado di garantire il servizio, gli operatori locali che stanno già oggi garantendo il trasporto (in sostituzione) sono invece pronti».
«Stiamo lavorando dall’inizio dell’anno scolastico, sulla base di contratti di brevissima durata: qualora la situazione lo richiedesse – ecco la conclusione e la proposta di Donatone – e tenuto conto dell’emergenza possiamo subentrare immediatamente».

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In copertina, Luigi Donatone di Confcooperative Fvg.

 

 

Pullman turistici e artigiani pronti a integrare i trasporti pubblici in crisi

di Gi Elle

Trasporti pubblici di nuovo in affanno in seguito alle recenti restrizioni adottate dal Governo per contrastare la ripresa dei contagi da Coronavirus. Tanto che gli operatori del Friuli Venezia Giulia cercano di correre al riparo facendo delle proposte strategiche alla Regione Fvg, volte a integrare i trasporti scolastici in sovraffollamento, sperando che le stesse vengano accolte con sollecitudine, vista la drammatica situazione. Le richieste arrivano da Confcooperative Fvg e da Confartigianato della regione e di Udine.

«Apprendiamo dalla stampa che, in regione, servirebbero altri 70-80 pullman privati per garantire il servizio pubblico del trasporto nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria, evitando assembramenti e affollamenti – dice Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici -. Su questo tema, registriamo disponibilità e apertura da parte del Governo e dell’Amministrazione regionale. Anche le aziende private comunicano, di nuovo, la loro disponibilità a intervenire prontamente con mezzi e autisti propri. Tanto più che una parte degli stessi, attualmente, è stata messa in Cassa integrazione a motivo della riduzione del carico di lavoro che, tra l’altro, proseguirà anche nei mesi prossimi visto che sono state tagliate, di nuovo, le gite scolastiche – prosegue Donatone -. Ovviamente, servono risorse economiche aggiuntive che, almeno in parte, potrebbero essere recuperate facendo viaggiare i pullman dedicati al turismo e, dunque, da una parte con un risparmio sulla riduzione dei costi della Cassa integrazione e, dall’altro, con le maggiori entrate derivate dalle imposte sui fatturati aziendali che potrebbe recuperare in valore. Dunque, per gli operatori privati si tratterebbe di una vera e propria boccata d’ossigeno e, perciò, rimaniamo disponibili a qualsiasi confronto utile e alla partecipazione a qualsiasi tavolo di lavoro. Detto ciò, rimane incomprensibile il fatto che, da un lato ci si lamenti della carenza di autobus pubblici e di autisti, e, dall’altro, le stesse aziende proseguano nel fornire servizi turistici ai privati a costi inferiori rispetto a quelli medi del mercato. Evitare questa concorrenza a chi fa traporto turistico di professione – conclude Donatone – aiuterebbe anche il trasporto pubblico ad avere maggiori mezzi a disposizione con relativi minori disagi ai viaggiatori».

La nuova mazzata arriva, infatti, dall’ultimo Dpcm (13 ottobre) che vieta le gite d’istruzione cancellando così l’unica possibilità di continuare a lavorare rimasta alle imprese artigiane del trasporto persone. Imprese che dall’inizio del lockdown a oggi sono tra quelle che hanno maggiormente pagato il prezzo della pandemia. Dopo aver ripreso un po’ d’ossigeno durante i mesi estivi, con l’aumento dei contagi e la nuova stretta imposta dal Governo con l’ultimo Dpcm, le aziende artigiane del trasporto pubblico – oltre 50 in Fvg – si ritrovano ancora una volta senza lavoro. E se alla prima sono riuscite a resistere, stringendo i denti, dando fondo ai risparmi, chiedendo prestiti, alla seconda rischiano di soccombere. A meno di un intervento della Regione, sulla scorta di quanto già fatto da altri, vedasi l’Emilia Romagna. «Vediamo correre sulle nostre strade, in Fvg come nel resto del Paese – denuncia il capogruppo della categoria di Confartigianato Fvg, Rudi D’Orlando – autobus del trasporto pubblico locale pieni. Riceviamo ormai quotidianamente segnalazioni di mezzi stracolmi, spesso con studenti costretti a restare in piedi e questa situazione non è tollerabile. Anzitutto per ragioni sanitarie, perché il contatto così ravvicinato rischia di vanificare tutti gli sforzi di contenimento del virus che vengono fatti fuori, in primis a scuola, e poi per noi, che potremmo fare la nostra parte e siamo invece costretti alla finestra». Da qui la richiesta di D’Orlando, sposata pure dal suo omologo in Confartigianato-Imprese Udine, Stefano Felice, alla Giunta Fvg: «Considerata la gravità del momento, la necessità di diluire il numero di utenti su altri mezzi per evitare il sovraffollamento di quelli pubblici e ancora il rischio di cancellazione di un intero settore dell’economia Fvg qual è quello del trasporto persone, chiediamo al governatore Fedriga e all’assessore ai trasporti Graziano Pizzimenti di prendere in considerazione la strada intrapresa da da altre regioni, come l’Emilia Romagna, che hanno proceduto a integrare il contratto di servizio del Tpl coinvolgendo per l’anno in corso le imprese artigiane. Ribadiamo a questo proposito la nostra immediata disponibilità».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg.

La cooperazione Fvg tiene ma per il rilancio sollecita il recovery fund

Nel pieno della pandemìa, il Friuli Venezia Giulia è, assieme al Trentino Alto Adige, l’unica regione italiana dove il numero delle cooperative mostra una variazione in positivo. Nel corso dei primi due quadrimestri del 2020, la riduzione delle nuove cooperative, infatti, è stata del 33,5 per cento su scala nazionale. Una tenuta regionale che, tuttavia, non soddisfa pienamente Confcooperative Fvg: «L’impatto vero della pandemìa si vedrà nel corso dell’autunno. Infatti, c’è il rischio che alcune realtà non reggano se l’atteso “rimbalzo” dell’economia dovesse tardare o se ci dovesse essere un secondo confinamento», spiega Daniele Castagnaviz, neopresidente dell’associazione, eletto proprio a luglio. Nel corso dell’assemblea nazionale, svoltasi in remoto, con i 21 delegati del Friuli Venezia Giulia riuniti a Codroipo in collegamento con altre 18 sedi italiane, l’attenzione è stata completamente rivolta al dibattito sull’utilizzo delle risorse europee. Tanto più che a Roma era presente il premier Giuseppe Conte al quale Confcooperative ha presentato le richieste del movimento cooperativo per il recovery fund.

Sul merito, Castagnaviz ha idee precise: «Il settore dei servizi rappresenta il 70 per cento del Pil ed è quello che è stato maggiormente colpito durante il confinamento. O ci siamo già dimenticati del drammatico impatto su cooperative sociali e culturali, sui trasporti e logistica, su tutto il settore dei servizi alle imprese? I soldi del recovery fund, dunque, vanno destinati prioritariamente al sostegno degli investimenti rilanciando il modello d’industria 4.0. Da un punto di vista territoriale, inoltre, nel Friuli Venezia Giulia intere aree soffrono ancora di mancanza di connettività a banda larga. Le imprese regionali sono piccole e subiamo la concorrenza dei colossi veneti o lombardi. E il grado di informatizzazione lascia a desiderare per cui risulta assolutamente necessario correre ai ripari».

Come? Il segretario generale, Nicola Galluà, propone alcuni interventi: «Per Confcooperative, gli aiuti agli investimenti vanno estesi anche ai settori scoperti dagli attuali interventi settoriali e che necessitano di un forte rinnovamento (a esempio cooperative sociali di tipo B, settore culturale e creativo, attività di servizi, pulizie, sfalcio, manutenzioni, gestione ambientale, ecc.). Servono inoltre risorse straordinarie per il sostegno alla promozione delle filiere manifatturiere e delle filiere e cluster agroalimentari. È necessario, inoltre, un forte investimento sulla digitalizzazione, l’informatizzazione, sia attraverso gli investimenti in azienda e nella PA, sia attraverso una diffusa alfabetizzazione informatica della popolazione. E serve, infine, sostenere lo sforzo di molte piccole imprese per l’accesso all’e-commerce, sperimentato durante il confinamento. Mentre, per tutelare le nostre filiere – conclude Galluà -, dobbiamo aiutare le sperimentazioni che si basano sull’uso della blockchain, ancora poco diffusa».

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In copertina, Confcooperative Fvg durante l’assemblea che si è riunita recentemente a Codroipo.

Donne e cooperative: come conciliare in Fvg la vita e il lavoro

Le donne rappresentano il 52 per cento degli oltre 17 mila addetti impiegati in circa 600 cooperative del Friuli Venezia Giulia. Con problemi di parità di genere, di opportunità e di conciliazione dei tempi della vita e del lavoro, la cui compatibilità è resa ancora più difficile dalla pandemia. A fare un passo avanti in questa direzione ora ci prova Confcooperative Fvg che vuole espandere l’impiego degli strumenti normativi per la conciliazione vita-lavoro nelle aziende associate, con un occhio attento verso il mondo dell’impegno lavorativo femminile.

«Norme e strumenti ancora poco conosciuti e, quindi, poco utilizzati – precisa Paola Benini, coordinatrice della Commissione Donne Dirigenti di Confcooperative Fvg – e per questo abbiamo avviato un’intensa campagna di sensibilizzazione nelle imprese cooperative regionali. Il 2020 e il Covid-19, inoltre, hanno evidenziato l’urgenza di una nuova e maggiore attenzione alla conciliazione, davanti alle difficoltà pratiche affrontate da molte famiglie in questi mesi e, anche ora, con il difficile e rischioso avvio dell’anno scolastico».

Ecco, dunque, che l’associazione ha presentato – in forma di webinar online, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – il vademecum predisposto dopo un lungo lavoro, nell’ambito del progetto “Star bene fa bene”, il quale ha coinvolto un circolo di studio costituito da alcune cooperatrici di diversi settori operativi che hanno approfondito gli istituti presentati provando a simularne l’applicazione a fronte di specifiche necessità derivanti dalle diverse tipologie di servizi e di utenza. Le puntuali schede normative sono state redatte e curate dalla consulente Francesca Torelli, certificatrice Family Audit.

Attraverso questo progetto sono stati classificati e messi a disposizione di dirigenti e uffici del personale delle imprese una efficace guida per l’utilizzo dei diversi strumenti che leggi in vigore e contratti collettivi, nel corso degli anni, hanno introdotto: dal lavoro agile alla banca delle ore; dall’orario flessibile all’utilizzo del part time e al telelavoro.

«Le politiche di conciliazione tra vita e lavoro nelle imprese sono assi portanti del benessere organizzativo, dell’efficienza e della produttività complessiva», spiega infine Paola Benini. L’obiettivo di Confcooperative Fvg è stato quello di sperimentare, direttamente con le cooperatrici, l’applicabilità dei diversi istituti normativi in modo da cercare di affrontare, e soprattutto di ridurre, le cause che impediscono il loro effettivo utilizzo, per favorire lo sviluppo di politiche di conciliazione vita-lavoro necessarie e non più procrastinabili per la qualità della vita dell’intero mondo femminile della cooperazione.

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In copertina, Paola Benini coordinatrice della Commissione Donne Dirigenti di Confcooperative Friuli Venezia Giulia.