“Global Money Week”, Confcooperative oggi chiama gli insegnanti del Fvg

“Valori senza prezzo: l’economia e la sfida della sostenibilità” è il titolo del seminario online che si terrà oggi, 21 marzo, alle ore 15, in diretta sul canale Youtube di Confcooperative Fvg, nell’ambito delle iniziative che l’Associazione cooperativa promuove in occasione della “Global Money Week”. A intervenire sul tema sarà Francesco Marangon, ordinario del Dipartimento di Scienze economiche e Statistiche dell’Università di Udine. L’evento gratuito si rivolge ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado e agli studenti delle scuole secondarie di II grado.
La Gmw è l’evento annuale promosso dall’Ocse con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani, fin dall’età prescolare, sull’importanza di acquisire le conoscenze, le abilità e i comportamenti necessari per prendere decisioni finanziarie coerenti con le proprie esigenze e possibilità. Dal suo avvio, nel 2012, la manifestazione ha raggiunto oltre 50 milioni di giovani in 176 Paesi.
Nel corso del 2022, l’attività di educazione finanziaria svolta dall’area Educazione cooperativa di Confcooperative in Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Associazione regionale delle Bcc, ha visto il coinvolgimento di 214 classi di 47 diverse scuole della regione, con oltre 4.038 fra studenti e docenti per complessive 378 ore di formazione.
«Il tema dell’educazione finanziaria e dell’alfabetizzazione economica dei cittadini è di grande attualità. Perciò, Confcooperative Fvg ha organizzato, un percorso formativo gratuito dedicato ai docenti ed educatori delle scuole regionali di ogni ordine e grado per fornire loro delle conoscenze teoriche e degli strumenti pratici per poter inserire i contenuti trattati nella didattica di tutti i giorni», spiega infine il presidente regionale dell’Associazione cooperative, Daniele Castagnaviz.

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In copertina, Daniele Castagnaviz presidente di Confcooperative Fvg.

Blocco Superbonus 110: c’è una forte preoccupazione fra le cooperative Fvg

C’è preoccupazione nelle cooperative del Friuli Venezia Giulia per il blocco del bonus 110 per cento deciso nei giorni scorsi dal Governo sullo sfondo di un’interlocuzione avviata con le organizzazioni del settore e che Confcooperative giudica positivamente: «La questione dei tempi è centrale perché le imprese impegnate nel settore delle ristrutturazioni, delle costruzioni, impiantistica e progettazione operano in un quadro di estrema incertezza sin dallo scorso novembre – dice il presidente regionale di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz – e mentre una revisione dello strumento del 110 per cento è necessaria, è altrettanto necessario immaginare un nuovo strumento che operi anche in futuro per non bloccare il comparto».
Fra gli operatori del settore la tensione è alta: «È prioritario definire celermente una soluzione per il disincaglio dei crediti, che tenga conto anche dei ritardi nell’avvio di molti cantieri e dei tempi necessari al loro completamento», dice Fabrizio Salomoni, responsabile nazionale del settore costruzioni di Confcooperative Lavoro e Servizi, e direttore generale della Cea, importante cooperativa operante su base nazionale e da alcuni mesi trasferita in Friuli Venezia Giulia. «La volontà, manifestata dal Governo, di coinvolgere le organizzazioni del settore nel definire una soluzione mi pare positiva e speriamo possa portare a trovare risposte concretamente realizzabili ed efficaci».
«Si sta facendo passare un messaggio non corretto: il superbonus non è stato semplicemente un costo, ma ha anche contribuito a creare un volano per l’economia; ha evitato il crollo di un settore dopo la pandemia e il ricorso alla cassa integrazione, generando invece un gettito fiscale per lo Stato», sottolinea Francesco De Val della cooperativa Synergy360.
Fabrizio Romanelli, di Keep Point, cooperativa operante nella progettazione, sottolinea come anche i professionisti siano colpiti dal colpo di spugna governativo e punta il dito contro il cambio di regole che punisce molti studi di progettazione: «Difficile lavorare quando le regole cambiano in corsa: anche nel nostro settore vi sono crediti sui quali non si intravede, al momento, una soluzione nonostante la grande mole di lavoro svolto in questi mesi». Nel frattempo, come segnala Ridanio Sutto, della cooperativa IdroTermoservice di Staranzano, il danno economico è «rilevante, con ordini e lavori, a questo punto, già bloccati».

La crescita economica ora è in affanno: Fvg costretto a rallentare la sua corsa

È un Friuli Venezia Giulia con ombre e luci quello si è svelato ai ricercatori di MutaMenti 2022, coordinati da Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici dell’Università di Padova, caratterizzato da un costante rallentamento delle performance, seppur tendenzialmente positive. La struttura demografica è in sofferenza e, dicono i ricercatori, per mantenere costante il numero di lavoratori del Nord Est, il saldo migratorio, ogni anno, dovrà essere positivo per almeno 50 mila unità. Una questione collegata è quella del mercato del lavoro che è in crescita, ma segnala anche un assottigliamento del bacino delle forze lavoro locali e una contrazione dei flussi migratori che ha lasciato scoperte intere filiere produttive: agricoltura, costruzioni, turismo. Le esportazioni sono cresciute del 17,1 per cento rispetto al 2019 e l’aumento del Pil regionale, nel 2023, dovrebbe attestarsi sul +1,6 per cento. Nei settori produttivi inizia a farsi sentire il peso delle multinazionali sulle economie locali che, per il Friuli Venezia Giulia, creano il 12,7 per cento del valore aggiunto (-1,1 per cento) e il 15,4 per cento dei fatturati, con il tema della “bassa capacità attrattiva degli investimenti” sempre all’ordine del giorno.


Sono alcuni dei numeri e degli indicatori contenuti nel rapporto: “Friuli Venezia Giulia e Veneto, la sindrome del piano inclinato”, presentato a Codroipo, nella sala della Cantina di Rauscedo, durante un’affollata assemblea, da Confcooperative Fvg, in collaborazione con Bcc Pordenonese e Monsile e Fondosviluppo Fvg.
«Il piano inclinato rappresenta la nuova normalità dello sviluppo della società e dell’economia caratterizzata dall’instabilità, dove l’eccezionalità diventa normalità – ha spiegato Marini -. Una situazione che genera disorientamento, ma può offrire nuove opportunità. Consapevolezza, qualità ed ecosistemi territoriali sono i criteri da assumere per lo sviluppo futuro».
«Questa ricerca che Bcc Pordenonese e Monsile promuove per il secondo anno consecutivo sarà uno strumento di analisi utile e anticipatore di strategie future – ha affermato il presidente della Bcc, Antonio Zamberlan -. Abbiamo valutato interessante l’opportunità di conoscere a fondo le due regioni nelle quali la Banca opera, per focalizzarci sulle prospettive dello sviluppo e del cambiamento. In questo scenario, quindi, un’attenta e profonda analisi socio-economica può aiutarci nelle scelte che saremo chiamati a fare in ottica di assistenza alle famiglie, alle imprese e più in generale al tessuto economico e sociale del Nord Est: un territorio ricco di idee, di professionalità, ma anche di criticità prospettiche su cui intervenire».


«Nessuno si salva da solo, hanno ribadito i ricercatori e, dunque, anche se la cooperazione non è esente dalla situazione d’instabilità che si prolunga nel tempo, l’agire cooperativo può far parte della soluzione in una visione del necessario lavoro in rete», ha aggiunto Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg.
«Dire che nei momenti di cambiamento esistono difficoltà, ma pure molte opportunità, non è una banalità – ha sottolineato nelle sue conclusioni, Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative -. Per quanto riguarda le nostre imprese, penso alle cooperative energetiche, alle cooperative di comunità che possono rappresentare un contributo allo spopolamento della collina e della montagna, a quelle che si occupano del welfare (in affiancamento al pubblico) e all’agroalimentare di qualità».
Alla presentazione della ricerca (pubblicata da Marsilio), sono anche intervenuti: Chiara Gargiulo (Università di Padova), Monica Cominato (Università di Vicenza), Maurizio Rasera (di Veneto Lavoro) e Gianluca Toschi (Università di Padova). Alla tavola rotonda coordinata dalla giornalista Elena Del Giudice, hanno partecipato anche Alessia Rosolen (assessore regionale al Lavoro), Walter Lorenzon (Associazione regionale delle Bcc) e Cristiana Compagno (Università di Udine).
«L’emergenza demografica e il fenomeno migratorio sono stati spesso gestiti e circoscritti alle campagne elettorali e per anni si è assistito ad un’inerzia politica. Si tratta di temi che devono essere affrontati con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse: una sfida che richiede iniziative trasversali da mettere in campo su tutti i settori e con la collaborazione di tutti gli attori del territorio che vada oltre le prossime annualità», ha detto Alessia Rosolen. «L’emergenza demografica incide su molti aspetti della nostra vita – ha aggiunto -: dal punto di vista previdenziale, scolastico, occupazionale e dei servizi alla persona. Accanto a questo tema vi è quello migratorio dove è mancata una politica capace di controllare e gestire arrivi e permanenza collegandoli alla collaborazione e alla crescita del territorio come avviene in Germania, ad esempio. È necessario puntare su chi arriva nel nostro Paese per vivere, lavorare e formarsi».
«Si tratta di una sfida – ha osservato ancora l’esponente della Giunta Fedriga – che l’Amministrazione regionale considera centrale per il nostro territorio. I cosiddetti Paesi giovani, in espansione, che presentano livelli di preparazione e formazione alti sono quelli dell’Est Europa: dobbiamo osservarli con attenzione non solo per l’esigenza di manodopera di cui abbiamo bisogno ma per rendere sempre più attrattivo un sistema regionale che deve essere in grado di mantenere sul territorio i giovani».
Rosolen ha poi evidenziato rispetto ai molti dati presentati, come il Friuli Venezia Giulia sia una delle poche regioni in cui è migliorato il gap tra occupazione femminile e maschile, frutto anche delle importanti risorse immesse dalla Regione nel sistema e incrementate rispetto al 2018 per favorire famiglia, istruzione, occupazione. «In questi anni abbiamo voluto dare un’impostazione – ha concluso l’assessore – costruendo una rete integrata rispetto ai servizi legati al lavoro, ai percorsi di formazione, al sistema dell’istruzione, alla famiglia, incentrata sulla consapevolezza che senza l’uno l’altro non c’è. Un patto rilevante per crescita e sviluppo riguarda quello con il tessuto economico e produttivo: l’alleanza con le aziende non deve venire meno anche sul fronte formativo». Da un lato Rosolen ha quindi ricordato il superamento di una metodologia praticata nel passato con cui venivano attivati percorsi di formazione all’interno di politiche attive sul lavoro senza un monitoraggio a monte delle reali possibilità di impiegare chi usciva da quei percorsi formativi, dall’altro la necessità delle aziende di investire sul capitale umano, «un patto importante su cui basare l’alleanza tra la politica e i portatori di interesse per un coordinamento costante fra politiche e territorio».

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In copertina e all’interno ecco alcune immagini del convegno tenutosi a Codroipo.

 

Confcooperative e instabilità, a Codroipo domani la sindrome del “piano inclinato”

S’intitola “MutaMenti 2022. Friuli Venezia Giulia e Veneto: la sindrome del piano inclinato”, la seconda edizione del progetto di ricerca voluto da Bcc Pordenonese e Monsile, con il supporto di FondoSviluppo Fvg. Daniele Marini (professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova) ha coordinato una trentina di ricercatori, professionisti, imprenditori e giornalisti per produrre una fotografia dell’evoluzione delle prospettive delle due regioni, comparate con l’Italia. Un’analisi completa (dall’economia alla demografia; dall’occupazione alla crescita; dall’istruzione ai flussi migratori) che intende essere uno strumento utile a quanti il territorio lo vivono e contribuiscono a farlo vivere.
Su iniziativa di Confcooperative Fvg, i risultati del lavoro di ricerca (edito da Marsilio) verranno illustrati nella mattinata di domani 2 febbraio, a partire dalle ore 10,, nella sala convegni della Cantina di Rauscedo, a Codroipo (via Zompicchia 10). Dopo i saluti di Antonio Zamberlan, presidente della Bcc Pordenonese e Monsile, e un’introduzione di Marini, sono in programma gli interventi di Chiara Gargiulo (Università di Padova), Monica Cominato (Università di Vicenza), Maurizio Rasera (di Veneto Lavoro) e Gianluca Toschi (Università di Padova). A seguire, una tavola rotonda coordinata dalla giornalista Elena Del Giudice, con Alessia Rosolen (assessore regionale al Lavoro), Daniele Castagnaviz (presidente regionale di Confcooperative), Walter Lorenzon (Associazione regionale delle Bcc) e Cristiana Compagno (Università di Udine). In conclusione sono previsti gli interventi del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e di Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.
«Il piano inclinato rappresenta la nuova normalità dello sviluppo della società e dell’economia caratterizzata dall’instabilità, dove l’eccezionalità diventa normalità – spiega Marini -. Una situazione che genera disorientamento, ma che può offrire nuove opportunità. Consapevolezza, qualità, ed ecosistemi territoriali sono i criteri da assumere per lo sviluppo futuro».

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In copertina, Daniele Marini  professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova.

 

Risparmio, Confcooperative Fvg e Bcc hanno coinvolto quasi 4 mila studenti

«Il tema dell’educazione finanziaria e dell’alfabetizzazione economica dei cittadini è di grande attualità. Perciò, a cavallo della ricorrenza della 98ma Giornata Mondiale del Risparmio del 31 ottobre, Confcooperative Fvg, in collaborazione con l’Associazione regionale delle Bcc del Friuli Venezia Giulia ha organizzato un percorso formativo gratuito dedicato ai docenti ed educatori delle scuole regionali di ogni ordine e grado per fornire loro delle conoscenze teoriche e degli strumenti pratici per poter inserire i contenuti trattati nella didattica di tutti i giorni», spiega il presidente dell’Associazione cooperative, Daniele Castagnaviz.
«La complessità delle scelte finanziarie è decisamente aumentata rispetto al passato, ma a ciò non corrisponde un affinamento delle conoscenze e delle capacità necessarie per farvi fronte. I radicali e continui cambiamenti che coinvolgono le economie avanzate, l’accrescersi della complessità dei mercati finanziari e dei suoi strumenti, hanno messo in evidenza un ampio divario di conoscenze fra i consumatori. L’impatto che questo divario può produrre sull’intero sistema economico è alla base dell’attenzione che le istituzioni finanziarie, le organizzazioni internazionali e i governi di tutto il mondo pongono ai temi dell’educazione economico-finanziaria che è, così, divenuta un aspetto fondamentale della formazione dei cittadini e un importantissimo elemento di stabilità e di sviluppo socioculturale: una maggiore capacità critica acquisita fin dalla giovane età permette di considerare il futuro, dal punto di vista economico, controllabile anche se non sempre prevedibile», aggiunge Luca Occhialini, presidente dell’Associazione regionale delle Bcc.
Il percorso formativo proposto ha visto il succedersi di tre webinar dedicati rispettivamente a: “Competenze finanziare e parità di genere” (con Doriana Cucinelli); “Inflazione: la grande minaccia. Quali impatti sulle scelte di investimento?” (con Giacomo De Luca) ed “Educazione finanziaria in chiave interculturale: i fondamenti culturali e etici della finanza islamica” (con Emanuela E. Rinaldi e Antonio Cuciniello). Un webinar conclusivo, domani 4 novembre, approfondirà il tema: “Dentro il mondo economico dei bambini e degli adolescenti: gli studi di psicologia e sociologia”, con l’illustrazione di Emanuela Rinaldi dell’Università di Milano-Bicocca.
Questi, solo alcuni degli appuntamenti formativi proposti nel corso dell’anno alle scuole regionali nell’ambito dell’educazione finanziaria da Confcooperative e Associazione delle Bcc: attività che, nel corso del 2022, ha già visto il coinvolgimento di 215 classi di 50 diverse scuole della regione, con oltre 3.900 studenti.

Emanuela Rinaldi

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In copertina, ecco un’immagine della sede regionale di Confcooperative Fvg.

La Cea ora anche a Pasian di Prato dimostrando l’attrattività del Fvg

Innovare, crescere, guardare al futuro. È nel solco di questi obiettivi che Cea – Cooperativa Edile Appennino, realtà di primo piano nel settore edile, della manutenzione delle reti pubbliche, della gestione e manutenzione di dighe e bacini con quartier generale a Bologna, ha tagliato ieri mattina il nastro della propria nuova sede a Pasian di Prato, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, del mondo dell’economia e di Confcooperative Fvg. I 70 dipendenti già operativi sul territorio potranno contare, fin d’ora, su un moderno punto di riferimento nel cuore produttivo della regione che sarà perno delle strategie di sviluppo nazionale e internazionale di Cea.

Il tradizionale taglio del nastro.

«Il rinnovamento è nel Dna di Cea – ha commentato il presidente Marco Marchi -: la nostra sede storica si trova a Monghidoro, nell’Appennino bolognese, dove sono ben piantate le nostre radici e da cui provengono tanti nostri dipendenti, ma per rispondere alle esigenze di una realtà in costante espansione come Cea avevamo bisogno di allargare i nostri orizzonti. Abbiamo scelto di puntare su un territorio dinamico, con grande voglia di crescere guardando all’Europa. Non a caso il Friuli Venezia Giulia è la prima regione in Italia per utilizzo dei fondi europei: qui lavoro, spirito di iniziativa e qualità sono sinonimi. Operiamo in questa regione già da 10 anni e abbiamo avuto modo di apprezzare lo spirito di questa terra e la disponibilità delle istituzioni, del mondo di Confcooperative e del tessuto economico a confrontarsi e crescere insieme. Da qui si muoveranno i passi per il nostro futuro, continuando a presidiare con il quartier generale il nostro territorio d’origine quale è Bologna e l’Emilia-Romagna e al contempo intercettando nuove opportunità di sviluppo nel Nord Est del Paese».
«Se una azienda che è nata nella terra della cooperazione qual è l’Emilia Romagna decide di trasferire la sua sede legale in Friuli Venezia Giulia vuol dire che la nostra regione sta diventando sempre più attrattiva per nuove imprese. Questo segnale ci dice che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, creando quel substrato in grado di far attecchire nuove realtà e che porta con se più occupazione e più benessere», gli ha fatto eco l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini in occasione della cerimonia di inaugurazione della sede legale della Cea, Cooperativa edile Appennino. «Compito delle istituzioni – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – deve essere quello di supportare il mondo economico, affinché sia in grado di creare nuovi posti di lavoro e quindi ricchezza. In questi anni, soprattutto in quelli più difficili della pandemia, abbiamo cercato di aprire sempre più le porte ai nuovi investitori che hanno deciso di scommettere sul Friuli Venezia Giulia per avviare la propria attività imprenditoriale, e allo stesso modo abbiamo cercato di sostenere quanti hanno voluto spostare la loro sede in questa Regione. La Cea è l’esempio emblematico dei risultati che questo cambio di passo sta portando. Se quindi un’importante azienda come quella bolognese si insedia qui da noi – ha concluso l’assessore regionale – ciò vuol dire che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, grazie anche all’attività portata avanti in questo periodo dall’Agenzia regionale Lavoro & Sviluppoimpresa».

L’assessore regionale Bini.

«La cooperazione sta dimostrando, ancora una volta, la propria capacità di condurre investimenti significativi anche in un momento economico di incertezza. È un importante segnale di vitalità del movimento cooperativo del Friuli Venezia Giulia, a cui Cea si aggiunge apportando il valore di un’impresa solida e di riconosciuta professionalità”, sono poi le parole di Daniele Castagnaviz, presidente regionale di Confcooperative.
«L’insediamento di CEA nel nostro territorio costituisce un motivo di soddisfazione ma soprattutto di speranza di ulteriore sviluppo – ha aggiunto il sindaco Andrea Pozzo -: ogni attività economica che si stanzia sul territorio genera a sua volta altra economia. Cooperativa Edile Appennino è un’impresa forte e strutturata, ad alto contenuto tecnologico e molto orientata verso la transizione ecologica, e quindi il valore aggiunto è ancora maggiore. Insieme alla Idealservice e unitamente alle altre aziende produttive già in attività, con la Cea Pasian di Prato diventa ancora di più un territorio ad alto indice di occupazione, di cooperazione di strategie industriali, di orientamento al futuro, con particolare attenzione a quello green».

Per la cooperativa edile il legame con il Friuli Venezia Giulia si è radicato nel tempo: «Con la nuova sede consolidiamo una presenza di lungo corso in regione – spiega il direttore generale di Cea, Fabrizio Salomoni -: negli ultimi dieci anni Cea ha infatti collaborato, fra le altre, con Irisacqua per la realizzazione di nuove reti fognarie a Gorizia, con il Cafc per il primo lotto dell’ampliamento del depuratore di Lignano Sabbiadoro, con Acegas e con Poste Italiane per la manutenzione a livello regionale. A oggi, 70 dei nostri 450 dipendenti sono impegnati stabilmente in Friuli-Venezia Giulia ma stiamo pianificando un’ulteriore espansione delle nostre attività sia sul fronte del mercato regionale che a livello nazionale ed europeo. Inoltre è allo studio un progetto per gli istituti scolastici: vorremmo incontrare gli studenti riallacciare quel rapporto fra istruzione e mondo del lavoro che, nel tempo, si è perduto».
Alla cerimonia sono intervenuti anche il presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin, e il sindaco di Monghidoro Barbara Panzacchi.

Player di primo piano nel settore edile, della manutenzione delle reti pubbliche, della gestione e manutenzione di dighe e bacini, dove esercita la sua attività anche a livello internazionale, CEA – Cooperativa Edile Appennino nasce nel 1982 a Monghidoro (BO) nel cuore dell’Appennino emiliano e attualmente opera in Italia e nel mondo dalle sedi di Pasian di Prato, Trieste, Bologna, Roma e dalle filiali in Romania, Libia e Libano. Oggi la cooperativa può contare su 450 dipendenti altamente specializzati e qualificati, un’attività ad elevata flessibilità organizzativa e una costante attenzione all’innovazione e alla sostenibilità ambientale. Un’azienda che ha scelto di puntare sui giovani (che già oggi rappresentano il cuore della cooperativa e ne portano l’età media sotto i 40 anni), investendo nella formazione (come mostra anche la scuola di saldatura, una delle pochissime in Italia), premendo l’acceleratore sul fronte dell’innovazione che ha permesso a CEA di integrare tecnologie digitali all’avanguardia nei propri cantieri. Ma anche un’azienda con un cuore “green” che, negli anni, ha fortemente investito nell’economia circolare sviluppando un rivoluzionario sistema per il riciclo degli asfalti.

Per informazioni
Ufficio stampa CEA – Cooperativa Edile Appennino
Alessandro Pantani – Orma Comunicazione
Telefono 328.4183424
a.pantani@ormacomunicazione.it

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In copertina, il presidente della Cea Marco Marchi ieri durante il suo saluto.

Costi dell’energia, Confcooperative Fvg preoccupata: «Situazione insostenibile»

«C’è forte preoccupazione delle imprese cooperative regionali per l’incremento dei costi energetici: i settori maggiormente presidiati dalla cooperazione non possono sospendere l’attività senza interrompere l’erogazione di servizi fondamentali ai cittadini o a intere filiere di trasformazione». È l’allarme che viene dal presidente di Confcooperative Friuli Venezia Giulia, Daniele Castagnaviz, all’indomani del vertice delle categorie economiche in Regione Fvg, giudicato positivo dall’associazione: «Un incontro molto utile. È chiaro, infatti, che in questa fase il confronto fra tutte le istituzioni e tutte le categorie è fondamentale perché il momento – e il prossimo inverno ancora di più – rischia di vedere le imprese in forte difficoltà, anche perché spesso indebolite, ad esempio sotto il profilo patrimoniale, dai due anni di pandemia».

Nicola Galluà

Foto Petrussi

Gli incrementi interessano tutti i settori; quelli più energivori sono i più colpiti. Non c’è infatti solo la grande industria, ma anche molte imprese dei servizi, del sociale e dell’agroalimentare sono gravate da costi energetici insostenibili. E gli aumenti, fanno sapere gli uffici regionali di Confcooperative che nei giorni scorsi hanno compiuto una ricognizione puntuale, vanno da 2 a 4-5 volte i costi abituali, a seconda del settore, con punte del +346 per cento per la bolletta del gas segnalata da alcuni nidi d’infanzia; del +137 per cento per la bolletta luce delle cooperative della pesca mentre, in alcuni settori dell’agroalimentare, gli aumenti arrivano anche a 4-5 volte i costi “normali”, con le situazioni più serie che si riscontrano per l’ortofrutta e il vitivinicolo e per il comparto cerealicolo. Da notare, peraltro, che in questi due ultimi ambiti il periodo settembre-ottobre è quello in cui si registrano anche le punte massime di consumo energetico per l’attività delle presse e del raffreddamento delle uve in cantine, e per i costi di essiccazione di mais e soia. Passando al turismo, per l’inverno preoccupa anche il costo di riscaldamento di strutture ricettive quali gli alberghi diffusi.
«È estremamente importante supportare le imprese negli investimenti per il contenimento del consumo energetico o per l’autoproduzione, attraverso fotovoltaico o impianti a biomasse – sottolinea il segretario generale di Confcooperative Fvg, Nicola Galluà – anche semplificando l’iter autorizzativo. Ma è altrettanto chiaro che servono pure misure emergenziali perché molte imprese saranno probabilmente costrette a ricorrere alla leva del credito per affrontare questi costi aziendali straordinari». Anche negli appalti pubblici, sottolinea Confcooperative Fvg, è necessario un ragionamento: «Gli incrementi dei costi energetici non erano prevedibili al momento della formulazione delle offerte, e di questo è necessario tenere conto».

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In copertina, il presidente di Confcooperative Friuli Venezia Giulia Daniele Castagnaviz.

“Sottobanco”, a Udine il bar cooperativo dello Stringher tutto gestito da studenti

Nasce a Udine un bar cooperativo tutto gestito da studenti. È stato infatti inaugurato ieri, all’Isis “Bonaldo Stringher”, il “bar didattico”, progettato e gestito dagli stessi allievi della scuola friulana. Un’iniziativa resa possibile dalla collaborazione instauratasi tra l’Istituto e Confcooperative, nell’ambito dei progetti di educazione all’imprenditorialità che l’associazione cooperativistica conduce nelle scuole di tutto il territorio regionale e che vede lo “Stringher” in prima fila. L’esperienza del “bar didattico” pone infatti l’Istituto all’avanguardia a livello regionale: qui l’attività di “simulazione d’impresa” vede gli studenti, in qualità di soci fondatori della “cooperativa scolastica”, gestire il bar interno – “Sottobanco” il suo nome -, che resterà aperto fino a inizio luglio. Soddisfatta la dirigente scolastica dello “Stringher”, Monica Napoli: «Sono particolarmente orgogliosa e soddisfatta di questa iniziativa, che vuole essere precursore di un progetto a più ampio spettro. Si tratta di un’esperienza che permette ai ragazzi di sviluppare le proprie capacità imprenditoriali e, nel contempo, di mettere in pratica le competenze acquisite in un contesto stimolante. In questi mesi abbiamo compreso che la scuola è più che mai luogo di aggregazione e di scambio e questo è il modo di fare scuola più adatto all’era contemporanea». Nel progetto sono stati coinvolti 18 studenti, delle classi 3^ A, 3^ B e 4^ A dell’indirizzo “Servizi di sala e di vendita”.

Ecco la sede dell’Istituto scolastico.

Prima dell’inaugurazione ufficiale del bar interno, gli studenti hanno siglato l’atto costitutivo della cooperativa scolastica, simulando la costituzione di un’impresa vera e propria. A fare le veci di “notaio”, il presidente di Fondosviluppo Fvg (Fondo mutualistico della cooperazione), Giuseppe Graffi Brunoro. Attraverso la simulazione d’impresa, gli studenti dello “Stringher” hanno avuto la possibilità di selezionare la tipologia di servizi e prodotti da offrire, definire il brand del bar, valutarne la sostenibilità economica e impostarne un programma di promozione e marketing. Il tutto è avvenuto attraverso laboratori che hanno visto gli studenti accompagnati in questo percorso da formatori di Confcooperative. Presenti al taglio del nastro numerose autorità, oltre ai rappresentanti della cooperazione: il Commissario dell’Ente di decentramento regionale di Udine, Augusto Viola; l’assessore all’Istruzione del Comune di Udine, Elisabetta Marioni; nonché i rappresentanti di Orocaffè, sponsor e fornitore del bar didattico, e della Brigata alpina Julia, con cui lo “Stringher” ha instaurato una proficua collaborazione.

L’impegno di Confcooperative nelle scuole del Friuli Venezia Giulia è significativo, con 5.000 studenti coinvolti nell’ultimo anno scolastico: «L’attività del nostro settore “Educazione Cooperativa” cresce di anno in anno e testimonia una partnership con il mondo scolastico regionale che, per noi, è fondamentale per dinamismo e la competitività regionale e allo stesso tempo diffondere un modello di fare impresa sostenibile, democratico, e che trova la propria radice nel legame con il territorio e nelle relazioni sociali», ha commentato il segretario generale di Confcooperative Fvg, Nicola Galluà. «La collaborazione con lo Stringher è motivo di soddisfazione per Confcooperative: la diffusione dei valori d’impresa cooperativi nelle giovani generazioni rappresenta una parte importante del nostro impegno sul territorio e un modo di contribuire a formare nuove generazioni di cooperatori», è il commento di Paola Benini, presidente di Confcooperative Alpe Adria.

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In copertina e qui sopra due immagini della cerimonia inaugurale allo Stringher.

 

CoopCasarsa, CoopPremariacco e Secab lavoreranno contro il caro-energia

Confcooperative Fvg lancia il progetto delle comunità energetiche per contribuire a dare soluzione al problema del caro-energia che condiziona pesantemente le imprese e le famiglie. Il tema è stato al centro dell’assemblea delle cooperative di consumo e di utenza che ha nominato il proprio Coordinamento regionale. Ne faranno parte: Cesare Giavi (CoopCasarsa), Gianni Saccavini (Cooperativa di consumo di Premariacco) ed Ennio Pittino (Secab). Il settore ha la sua importanza nell’economia del territorio con 40 cooperative attive che coinvolgono quasi 27mila soci. Il nuovo coordinamento costituisce il nucleo della futura Federazione che rappresenterà due dei settori “storici” della cooperazione regionale: il consumo e l’utenza, appunto.
All’incontro costitutivo era presente il presidente nazionale della Federazione, Roberto Savini, che ha sottolineato: «In questi ultimi due anni, la cooperazione di consumo e utenza si è ripresa una propria centralità come presidio e custode del territorio e delle sue comunità, contribuendo a garantire servizi essenziali durante la pandemia. Parliamo della prima forma di cooperazione nata in Europa e che ora può giocare un ruolo fondamentale nella transizione ecologica aggiungendo alla stessa la dimensione sociale della coesione e della sostenibilità». Pensieri condivisi anche da Dorino Favot, presidente di Anci Fvg, presente insieme ai rappresentanti di diversi Comuni da tutta la regione Fvg.
«Le tensioni sui prezzi dell’energia, la necessità della diversificazione delle fonti di approvvigionamento nel rispetto dell’ambiente, sono sfide che possono essere accolte dalle comunità energetiche, capaci di coinvolgere attori pubblici e privati, con le cooperative (storiche o di nuova costituzione) nel ruolo di animatrici dell’economia di prossimità e di generatrici di valore condiviso. In questo senso, la presenza degli Enti locali è fondamentale per creare partnership con le cooperative nella creazione delle comunità energetiche», ha aggiunto il presidente di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz.
Un nuovo protagonismo cooperativo, dunque, al quale non manca il sostegno europeo visto che i nuovi piani energetici dell’Unione stimano che, da qui al 2050, due consumatori su cinque diventeranno anche produttori di energia (produmer) coinvolgendo nell’autoconsumo e nelle comunità energetiche rinnovabili 264 milioni di utenti.

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In copertina e qui sopra turbine e linee elettriche della Secab di Paluzza.

Confcooperative Fvg: virus e costi energetici mettono a rischio il sistema

Crollo vistoso dei ricavi per cultura e turismo (-32,5 per cento); in negativo anche l’agricoltura e la pesca (-2,99 per cento) e il settore delle cooperative di produzione e lavoro (-1,3 per cento). Segno positivo, invece, per le 9 Bcc regionali (+21 per cento di raccolta globale); le cooperative di distribuzione e consumo (+8,9 per cento i ricavi) e per la cooperazione sociale (+2,0 per cento). È questa la sintesi del report di Confcooperative Fvg – presentato a Udine alla stampa e all’assessore regionale alle attività produttive Sergio Emidio Bini – che fotografa in maniera realistica gli effetti concreti che, questi due anni di emergenza sanitaria, hanno prodotto sui bilanci delle 523 cooperative aderenti. Complessivamente, nel 2020, il sistema delle imprese di Confcooperative Fvg ha perso l’1,5 per cento in valore; un dato peggiore rispetto al sistema nazionale dove si segnala un sia pur lieve aumento (+1,0 per cento). Altro indicatore preoccupante del pesante impatto del Covid-19 sul sistema, è dato dalla forte riduzione delle nuove iscrizioni al Registro regionale delle cooperative (-41 per cento nel 2021, sul 2020, quando era già in calo del 5,6 per cento, sul 2019).

«Sono dati che testimoniano dell’enorme impatto che la pandemia ha avuto sul tessuto economico e di come essa abbia colpito in maniera estremamente differenziata. I dati che abbiamo raccolto – dice Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg – ci consentono di disegnare un quadro dettagliato della situazione: situazione che, peraltro, sarebbe stata ancora peggiore senza gli importanti interventi pubblici che si sono succeduti in questi due anni. La preoccupazione per la tenuta di molte imprese è però reale, complice anche lo scenario internazionale, la cui incertezza potrebbe aggiungersi a tutti gli altri fattori, come l’incremento dei costi di produzione, nell’allontanare la ripresa».
L’assessore alle Attività produttive e turismo del Friuli Venezia Giulia, Bini, ha quindi confermato la vicinanza dell’Amministrazione regionale al mondo della cooperazione e ha annunciato che il sostegno e la concertazione non verranno meno nemmeno in futuro.

Gli addetti delle cooperative aderenti a Confcooperative hanno raggiunto le 19.573 unità, ma anche in questo caso la crisi ha colpito in maniera differenziata i diversi settori: cultura e turismo hanno visto ridursi del 39 per cento l’aggregato delle retribuzioni ai lavoratori del settore. L’emergenza sanitaria ha determinato, invece, la crescita degli addetti delle cooperative sociali (+10,1 per cento) le quali, tuttavia, evidenziano una notevole difficoltà a reperire figure professionali specializzate. Una vera e propria emergenza nell’emergenza: mancano, infatti, 650 operatori sociosanitari, 600 educatori socio-pedagogici, 250 infermieri e 120 educatori sociosanitari.
«Per i settori più colpiti dalla pandemia – commenta il segretario generale di Confcooperative Fvg, Nicola Galluà – le chances di ripresa sono legate all’effettivo ritorno alla normalità con la progressiva eliminazione delle limitazioni agli spostamenti e alla possibilità di partecipazione agli eventi collettivi. L’incremento dei costi dell’energia e dei trasporti (a due o, addirittura, a tre cifre), però, rischia di erodere in maniera estremamente rilevante le marginalità ridotte tipiche del comparto cooperativo il quale, non solo non è in grado di “scaricare” gli incrementi dei costi sui clienti, ma si è anche già speso molto utilizzando le riserve per salvaguardare l’occupazione e la remunerazione dei soci, in questi due anni difficilissimi. Sulle prospettive di settori, quale quello agroalimentare, potrebbero influire inoltre le tensioni internazionali».
Le azioni di contrasto a tali aumenti, da attivare in sede regionale e nazionale, non mancano secondo Confcooperative Fvg. La rateizzazione del pagamento delle bollette, potrebbe rappresentare un primo sollievo per le imprese più piccole e con ridotta marginalità, insieme alla riduzione delle aliquote fiscali sui prodotti energetici e la riduzione degli oneri di sistema; il sostegno all’avvio delle comunità energetiche e delle forme di autoconsumo individuale e collettivo; l’incentivo allo sviluppo di gruppi di acquisto di energia; la promozione e il sostegno a forme mutualistiche senza scopo di lucro di acquisto collettivo di beni e servizi energetici in forma cooperativa. «È una vera emergenza – conclude Galluà – che rischia di allontanare la ripresa e colpire imprese già indebolite dalla crisi indotta dalla pandemia».

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In copertina, il presidente di Confcooperative Daniele Castagnaviz e all’interno altre immagini dell’incontro con l’assessore regionale Sergio Emidio Bini e con il direttore generale Nicola Galluà.