Allarme artigianato in Fvg: il settore tornato a 50 anni fa

Allarme artigianato in Friuli Venezia Giulia. Le lancette dell’importante settore economico-produttivo sono infatti tornate indietro di quasi 50 anni. E’ dal 1971 che in regione non si rilevava uno stock d’imprese così basso: meno di 28 mila unità. La discesa, iniziata nel 2006, sembra non volersi arrestare. Dopo aver infranto la quota psicologica delle 30mila unità nel 2012, la caduta è proseguita nel 2014 trascinando il numero d’imprese sotto quota 29mila e ancora nel 2019, quando a gennaio le aziende artigiane sono scese sotto le 28mila unità.  A settembre di quest’anno erano 27.845, poco meno della metà in forze nell’ex provincia di Udine (13.773), il resto tra quelle di Pordenone (7.276), Trieste (4.395) e Gorizia (2.401).
A dirlo è l’ultima elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine realizzata sulla base dei dati Unioncamere-Infocamere che fotografa l’andamento delle “botteghe” sul lungo periodo. La variazione a livello tendenziale (differenza di stock rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente) resta negativa e lo è ininterrottamente dal primo trimestre del 2007. Ciò significa che, al di là delle oscillazioni congiunturali e stagionali, che in trimestri recenti hanno mostrato qualche segnale di ripresa, l’andamento del numero di imprese artigiane in regione è negativo da ben 12 anni.

Graziano Tilatti

Il calo si deve alle cancellazioni, in crescita del 9,5% rispetto allo scorso anno, di gran lunga maggiori rispetto alle iscrizioni di nuove imprese che sono a loro volta aumentate dell’1,7%, non abbastanza però da sterilizzare il dato negativo. Nei primi nove mesi dell’anno sono state 1.474 le nuove iscrizioni contro 1.672 cancellazioni di sedi d’impresa per un saldo di -198 unità, il peggior dato dal 2015.
Rispetto all’ultimo biennio è in ripresa la dinamica complessiva nei flussi in ingresso e uscita delle imprese. La speranza è che, nei prossimi mesi, diminuisca il numero di cancellazioni e prosegua il trend positivo delle iscrizioni di nuove aziende.
Perché l’auspicio non resti tale servono politiche nazionali e regionali che rilancino l’iniziativa imprenditoriale – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti -. Tra i giovani ma non solo. A questo proposito la riduzione del cuneo fiscale annunciata dal governo per la prossima manovra finanziaria è un primo passo, utile ma insufficiente a garantire un effetto leva sulla massa delle imprese artigiane che per due terzi non hanno lavoratori dipendenti. Fare impresa – continua Tilatti – deve essere più facile e conveniente rispetto a oggi. Solo così possiamo pensare di tagliare davvero le radici del sommerso che sottraggono gettito fiscale e contributivo al bilancio pubblico. Servono norme, ma serve soprattutto un diverso clima, di vicinanza alle aziende che oggi invece sono trattate alla stregua di nemici da abbattere. Qualcuno ricorda, in questi anni di crisi, i sacrifici fatti dalla piccola impresa e dall’artigianato per salvaguardare i posti di lavoro? O ancora, ricorda quanti, soffocati dalle banche e dai mancati pagamenti, non potendo onorare i propri impegni hanno scelto di togliersi la vita? Vogliamo dar inizio a una nuova stagione come quella? Noi artigiani no – dice con durezza Tilatti -. Abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla, sperando di avere al fianco non un nemico ma un alleato”.

Passando dal governo nazionale a quello regionale, Tilatti ringrazia “l’amministrazione presente e quelle passate per quanto fatto” e sprona l’esecutivo Fvg “a fare ancora di più”. “Oltre a confermare e potenziare gli incentivi in essere – conclude – servono interventi infrastrutturali, non solo sulle piattaforme materiali, ma anche e soprattutto su quelle immateriali: per fare impresa oggi l’accesso a reti performanti è vitale, anche e soprattutto per le piccole attività”.

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In copertina, un artigiano del legno  all’opera a Sutrio, in Carnia.

Alzheimer, un dramma per l’artigianato: prevenzione indispensabile

“Far fronte alla malattia di Alzheimer per un piccolo artigiano può essere devastante. Anzitutto a livello personale, ma anche per gli effetti che il ritrovarsi a gestire una demenza senile in famiglia può avere sull’impresa”. Lo ha detto ieri mattina il presidente dell’Anap di Confartigianato-Imprese Udine, Pierino Chiandussi, presentando la 10ma edizione della “Serata sull’Alzheimer” prevista per venerdì 11 ottobre, alle 20, nell’auditorium dello Stadio Friuli. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Alzheimer Udine e il sostegno della Maico, è uno modo concreto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravita della malattia di Alzheimer e sulla necessità di fare prevenzione.
Per noi artigiani occuparci delle demenze senili è diventato un dovere – ha proseguito Chiandussi -. I numeri ci dicono infatti che sempre più colleghi artigiani si ritrovano a fare i conti con questo grave problema. Nel complesso, quelli che in Fvg svolgono il ruolo di “caregiver” sono circa 1.300 sui 28.041 attivi, 650 a livello della provincia di Udine (dati estrapolati dalla XXVII indagine congiunturale sull’Artigianato in Friuli). Il costo complessivo della gestione di questi malati ammonta a 85 milioni di euro, 65mila 600 a carico della famiglia, di cui 18 milioni di costi diretti, legati alle spese sostenute per l’acquisto di beni e servizi”.

“Per un un’impresa artigiana – ha aggiunto dal canto suo il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti – ritrovarsi a gestire un parente affetto da demenza rischia di essere devastante. La necessità di dedicare tempo ed energie al parente malato si ripercuote sull’attività d’impresa che nei casi peggiori può finire col chiudere”. Fondamentale a questo proposito si rivela l’attività di prevenzione. E ogni iniziativa votata a far conoscere la malattia. Come la Serata sull’Alzheimer, che venerdì, allo Stadio, vedrà intervenire i professori Roberto Colle e Vincenzo Marigliano, entrambi professionisti di lunga esperienza nel campo delle demenze senili. Presentata dal giornalista Alberto Terasso, la serata vedrà intervenire anche lo scrittore Mauro Corona, il cantautore Dario Zampa e per la Maico David Leita.
Sarà un’occasione per puntare la lente d’ingrandimento su un problema che è destinato a esplodere nell’arco di qualche decennio. “A oggi i malati sono 50milioni nel mondo, 1,2 milioni in Italia, numeri – ha denunciato Maria Grazia Esente, presidente dell’associazione Alzheimer Udinedestinati a triplicare entro il 2050. Siamo alle porte di una vera e propria emergenza mondiale”. Che, come detto, ha i suoi costi.

A livello regionale, considerati circa 12.000 malati, quelli diretti ammontano a un totale di 227 milioni di euro, il 27% sostenuto dal Servizio sanitario regionale, per un costo totale complessivo di 847milioni di euro, di cui il 93% è a carico delle famiglie, oggi letteralmente al fronte. “L’80% dei malati di Alzheimer in Italia viene assistito in famiglia, una percentuale notevole che in Friuli Venezia Giulia è ancor più significativa. In regione ad essere assistito dentro le mura domestiche è infatti ben l’85% dei malati. Questo perché le famiglie preferiscono non istituzionalizzarli, ma gestirli direttamente, possibilmente con il supporto dei centri diurni che costituiscono il primo aiuto in questo senso. Da questo punto di vista, il Comune di Udine dà un supporto notevole, garantendo contributi a seconda dell’Isee, non altrettanto fanno diversi Comuni della provincia”.
Confartigianato-Imprese Udine la sua parte intende farla fino in fondo, sempre più impegnata al fianco dei suoi pensionati con un progetto che è stato formalmente annunciato dal presidente Tilatti: “Nell’ambito della cittadella che vedrà la luce nell’ex caserma Osoppo di Udine abbiamo pensato, d’intesa con l’amministrazione comunale, di riaggiornare il nostro circolo Anap-Ancos con molte attività a favore della terza età. Vogliamo realizzare alloggi per artigiani autosufficienti, ambulatori, palestre, gestire alcuni servizi di co-housing e trasmettere il nostro sapere alle giovani generazioni, grazie a laboratori di mestieri dedicati agli studenti. Se riusciremo a far tutto questo – ha concluso Tilatti – sarà uno dei più grandi risultati dei miei anni alla testa della Confartigianato provinciale”.

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In copertina e qui sopra due immagini dell’incontro di ieri mattina a Udine. 

 

 

L’artigianato piace solo ai giovani della montagna: sono leader a Cercivento

Maglia nera al Friuli Venezia Giulia per incidenza percentuale di imprese giovanili. La nostra è l’ultima regione in Italia con una percentuale del 7,6% di imprese under 35 sul totale. Sono appena 6.806 le imprese che vantano una partecipazione di giovani superiore al 50% (tra quote e cariche) sulle 89.817 attive. A fare il punto sulle imprese giovanili in regione è un report dell’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine. Istantanea che vede il Fvg fanalino di coda, dietro alla media nordestina, che fa tuttavia poco meglio (il 7,7%), e di gran lunga dietro a quella nazionale (9,7%) per non parlare del Sud dove molte regioni centrano la doppia cifra, spinte dalla disoccupazione giovanile che in questo caso funziona da leva per l’auto-imprenditorialità.

Nelle regioni italiane, la relazione tra tasso di disoccupazione giovanile (25-35 anni) e percentuale di imprese giovanili è infatti molto forte: dove è più alta la disoccupazione è più elevata la quota di “auto-impiego” dei giovani che aprono una propria attività. “Per molti di loro la decisione di diventare imprenditori, più che una libera scelta, pare dettata dalla necessità di crearsi un lavoro in mancanza di alternative – commenta il presidente del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato-Imprese Udine, Enrico Todesco -. Al contrario, nelle regioni del centro-nord con più bassa disoccupazione, la quota di giovani che fanno impresa è minore, molti trovano più agevole percorrere la strada del lavoro dipendente senza mettersi direttamente in gioco come imprenditori”. “Abbiamo bisogno di una nuova cultura del fare impresa e di una forte azione volta ad agevolare l’autoimprenditorialità – dichiara il leader dei giovani artigiani -. Sappiamo bene che fare impresa in Italia è difficile, ma è tempo di invertire la rotta. La crisi economica ha falcidiato un gran numero di aziende ed è necessario, oggi più che mai, garantire nuova natalità. Bisogna che smettiamo di lagnarci e ci impegniamo ai vari livelli istituzionali affinché ai ragazzi sia data una chance”.

La scuola resta lo snodo fondamentale per avvicinare i giovani al mondo del fare. “E’ lì che dobbiamo riuscire ad intercettarli – continua Todesco – per far passare l’idea che non c’è solo il lavoro dipendente, che ci si può realizzare anche mettendosi in proprio, rischiando certamente un po’ di più per inseguire le proprie aspirazioni”. “Le poche imprese giovanili ci preoccupano. Dobbiamo garantire un futuro ai nostri giovani con azioni che aiutino lo sviluppo delle imprese – dichiara dal canto suo il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti -. Bisogna puntare sull’istruzione e sulla formazione dei giovani. Il lavoro ha bisogno di competenze e di forze fresche che non possiamo poi, una volta formate, permetterci di mandarle in giro per il mondo a cercar fortuna, privandoci così della futura classe dirigente”.

In regione ad aver raccolto maggiormente la sfida dell’auto-imprenditorialità sono i giovani isontini. La provincia con maggior peso di giovani imprese è infatti quella di Gorizia (8,5%), seguita da Trieste (8,1%), mentre in Friuli si scende rispettivamente al 7,5% e al 7% a Udine e Pordenone. I settori in cui i giovani si cimentano di più (vedi fig.2) sono il turismo, che vede impegnate il 14,2% delle imprese giovanili contro il 9% di quelle totali, e i servizi alla persona, con l’11,9%  di under 35 contro il 7,8% del totale. Più bassa la percentuale di presenza giovanile nel settore primario (11,6% contro il 15,2%) e nel manifatturiero (6,9% contro il 10,6%).

A livello territoriale c’è una sorpresa. I Comuni che spiccano per incidenza percentuale delle imprese giovanili sul totale delle imprese nei 210 comuni del Friuli Venezia Giulia (fig. 3, esclusi 5 comuni con meno di 15 imprese attive) sono montani, delle due province friulane di Udine e Pordenone. Al primo posto c’è il comune carnico di Cercivento (UD) con il 20,5% di imprese giovanili, al secondo il comune delle Valli del Natisone – Slavia Friulana di San Leonardo, con il 17,4% di imprese junior, al terzo un altro comune carnico della valle del But, Arta Terme, con il 15,6%. Plaude al podio Todesco pur guardando al dato con realismo: “L’analogia con i comuni del Sud è evidente. Nei comuni montani più lontani dai maggiori centri e dalla viabilità principale, in cui di norma è più difficile trovare un lavoro dipendente, è più alta la quota di giovani che si creano o sono costretti a crearsi un lavoro – rileva -. Insomma, il fatto che in cima a questa particolare classifica ci siano Comuni di zone disagiate ci dice che i ragazzi, in mancanza di alternative di lavoro, valutano la possibilità di mettersi in proprio”.

In un’epoca caratterizzata da elevate quote di giovani NEET, persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione, i giovani dei comuni montani stanno indicando una possibile via di uscita. Un invito ai coetanei perché non rimangano inermi o disoccupati, ma si creino da soli un lavoro, diventando imprenditori. Nelle realtà urbane e nei comuni dove è più facile trovare lavoro viceversa la percentuale di giovani che fa impresa è più bassa: i comuni capoluogo che, vista la dimensione demografica, primeggiano per numeri assoluti di imprese giovanili, sono lontani dalle prime posizioni per incidenza percentuale: 58° Gorizia (201 imprese giovanili, incidenza 8,6%); 64° il comune di Udine (717, 8,5%), 65° Trieste (1.026, 8,4%), 97° Pordenone (322, 7,4%). Nella “top 20” l’unico grosso comune è Monfalcone (GO), al 17° posto con 198 imprese guidate da giovani (10,8%). Ci sono infine Comuni che imprese giovanili non ne hanno nemmeno una. E’ il caso di Cimolais (PN) e Montenars (UD) dove, su 28 e 22 imprese, nessuna è under 35.

Graziano Tilatti

 

Fig. 1. Incidenza percentuale di imprese giovanili sul totale delle imprese di tutti i settori nelle province e nella regione FVG al 31/12/2018

Fig. 2. Confronto tra l’incidenza percentuale nei settori di attività delle imprese giovanili e del totale delle imprese, regione FVG, 31/12/2018

Macrosettore % imprese giovanili % imprese totali Differenza
Agricoltura e attività connesse 11,6% 15,2% -3,6%
Attività manifatturiere, energia, minerarie 6,9% 10,6% -3,7%
Costruzioni 16,2% 15,4% +0,8%
Commercio 21,3% 22,5% -1,2%
Turismo 14,2% 9,0% +5,2%
Trasporti e Spedizioni 1,7% 2,6% -0,9%
Assicurazioni e Credito 3,3% 2,3% +1,0%
Servizi alle imprese 12,9% 14,5% -1,6%
Servizi alla persona e altre attività di servizi 11,9% 7,8% +4,1%
Totale Imprese attive 100,0% 100,0% 0,0%

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere

 

Fig. 3. Top 20 dei comuni del FVG per incidenza percentuale di imprese giovanili sul totale delle imprese di tutti i settori, al 31/12/2018

Rank % imprese giovanili Prov. Comune del FVG % imprese giovanili Numero imprese giovanili Numero totale imprese
1 UD CERCIVENTO 20,51% 8 39
2 UD SAN LEONARDO 17,44% 15 86
3 UD ARTA TERME 15,63% 20 128
4 UD PRATO CARNICO 15,15% 10 66
4 PN BARCIS 15,15% 5 33
6 PN CASTELNOVO DEL FRIULI 15,09% 8 53
7 PN CLAUZETTO 14,81% 4 27
8 UD PULFERO 14,29% 11 77
9 UD LUSEVERA 13,95% 6 43
10 PN PINZANO AL TAGLIAMENTO 13,68% 13 95
11 GO DOBERDO’ DEL LAGO 13,46% 7 52
12 UD ZUGLIO 12,90% 4 31
13 UD MALBORGHETTO VALBRUNA 12,63% 12 95
14 UD PAULARO 12,59% 17 135
15 UD RIGOLATO 11,11% 3 27
16 UD TRICESIMO 10,87% 61 561
17 GO MONFALCONE 10,81% 198 1.831
18 PN TRAVESIO 10,81% 12 111
19 PN FRISANCO 10,71% 3 28
20 PN SEQUALS 10,69% 17 159

 

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere

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In copertina, il presidente del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato-Imprese Udine, Enrico Todesco.