Artigiani pensionati, Pierino Chiadussi resta alla guida di Anap Udine. Ecco i nuovi “Maestri d’opera ed esperienza”

Dopo tre anni di sospensione causata dal Covid, il gruppo Anap-Confartigianato della provincia di Udine, in collaborazione con il circolo Ancos “Diego di Natale“ e il patronato Inapa, ha ripreso la tradizione della Festa del pensionato che ha visto l’elezione dei nuovi vertici provinciali di Anap e la consegna di 14 riconoscimenti ad altrettanti, nuovi, “Maestri d’opera ed esperienza”.


Alla guida della giunta esecutiva è stato confermato Pierino Chiandussi, ex autotrasportatore che guida l’associazione dei pensionati di Confartigianato Udine dal 2018 e ne avrà dunque la responsabilità per i prossimi 4 anni, una responsabilità che condividerà con i due vicepresidenti Luigi Chiandetti (vicario) e Ivana Lauretta Salvador, con Leandro Cimolino, delegato ai rapporti con le altre componenti di Confartigianato Persone (Ancos, Inapa e Caaf), e con i restanti membri del nuovo esecutivo che sono Graziano Tilatti, Pietro Botti, Daniela Casasola, Luigi Gonzato, Mario De Bernardo, Luciano Ermacora, Giuseppe Antonutti, Alessandro Cainero, Marinella Riva e Massimiliano Perosa.
Quali saranno i temi caldi sui quali la nuova giunta provinciale di Anap si concentrerà durante il nuovo mandato? Chiandussi lo ha chiarito già nella relazione che ha aperto la giornata. Due per tutti: pensioni e sanità. «La perequazione delle pensioni – ha esordito il presidente di Anap – parte da lontano, dal 2011, e siamo ancora a credito. L’attuale livello di tassazione è secondo noi insostenibile». Quanto alla sanità, pur riconoscendo al Friuli Venezia Giulia un ruolo di testa rispetto alle altre regioni italiane in termini di qualità del sistema sanitario, Chiandussi ha messo in fila diverse criticità: «Mancano medici di base e geriatri, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, diverse Rsa non sono adeguate». Temi consegnati all’attenzione dell’assessore regionale alla Sanità, Riccardo Riccardi, che aveva garantito la sua presenza all’appuntamento Anap.

Chiandussi ha quindi condiviso con i numerosi ospiti, e la folta platea dei pensionati – oltre 300 persone in rappresentanza dei 7 mila iscritti all’Anap provinciale -, la sua preoccupazione per l’andamento demografico. «Il numero dei giovani è in costante diminuzione come quello dei giovani imprenditori. Sappiamo bene – ha detto il presidente – che senza l’apporto delle nuove generazioni non ci può essere una prospettiva di crescita e miglioramento». Gli ha fatto eco nel suo accorato e appassionato intervento il presidente di Confartigianato-imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, ricordando come il mondo dell’artigianato sia stato e sia quello «che ha consentito lo sviluppo di questa nostra piccola e meravigliosa Italia, il luogo in cui si imparano e trasmettono mestieri e competenze, dove nascono le future aziende. Un passaggio di testimone che purtroppo avviene sempre meno e sul quale dobbiamo cercare di intervenire, raccontando ai giovani le storie dei nostri genitori, la bellezza delle nostre aziende, l’opportunità che l’auto-imprenditorialità offre loro».


Ponti generazionali, testimonial della ricchezza del mondo artigiano, diventano così i Maestri d’opera e d’esperienza. Nell’occasione, ne sono stati nominati 14, che assieme a tanti altri colleghi, in Friuli e in Italia, avranno il compito di raccontare ai giovani la bellezza del mondo artigiano. Sono Lucia Baldo (edile di Moruzzo), Paolo Bressan (termoidraulico di Campoformido), Leandro Cimolino (edile di San Daniele), Luciano Colmano (edile di Forni di Sotto), Luigi Gonzato (serramentista di Precenicco), Maurizio Menegon (parrucchiere di Udine), Giorgio Monte (edile di Talmassons), Anedi Nonini (edile di Manzano), Massimiliano Perosa (sarto di Palmanova). E ancora Dorino Ponte (edile di Talmassons), Marinella Riva (parrucchiera di Basiliano), Giovanni Trevisan (barbiere di Buttrio), Alessandro Vettoretti (edile di San Daniele) e Gioacchino Zoccolan (idraulico di Rivignano Teor). «Anche noi anziani – ha commentato Chiandussi – vogliamo fare la nostra parte perché il mondo artigiano possa resistere alle difficoltà e costruire un nuovo futuro».
Alla giornata hanno preso parte anche Eva Seminara, presidente della zona di Udine di Confartigianato-Imprese, Giampaolo Palazzi, presidente Anap dell’Emilia Romagna nonché componente della Giunta nazionale, Fabio Volponi, componente della segreteria Anap nazionale e Giovanni Mazzoleni, coordinatore dell’Albo dei Maestri d’opera e d’esperienza.

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In copertina, il rieletto Pierino Chiandussi; all’interno, il tavolo dei relatori, i premiati e la platea durante il recente incontro degli artigiani pensionati dell’Udinese.

Caro bollette, l’artigianato friulano alla Regione: un grande Piano energetico. Ma Fedriga: va superato il “partito del no”

(g.l.) «La Regione proseguirà a lavorare per consolidare le alleanze fra istituzioni e cittadini nell’interesse della comunità regionale nella consapevolezza che sia quanto mai necessario guardare con forza all’utilizzo di fonti rinnovabili e trovare, anche nelle innovazioni in campo energetico, nuove fonti di energia alternativa. Dobbiamo, però, avere la determinazione di difendere gli interventi necessari, scegliendo con razionalità, senza ideologia e superando il “partito del no”». È questo uno dei messaggi espressi dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, al convegno “Energia economia, il ruolo degli artigiani” organizzato ieri da Confartigianato-Imprese Udine e Fvg a Udine nella sede del Cafc.

Le richieste di Tilatti – E un grande Piano di riqualificazione energetica è la proposta che il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, ha consegnato proprio al presidente Fedriga, al fine di superare il grande problema del momento: il caro bollette. Tema spinoso che se da un lato richiede interventi d’emergenza, dall’altro sollecita politiche di medio periodo, capaci di progettare il domani. Da qui la sfida lanciata dagli artigiani friulani al leader della Regione Fvg: «Dopo questa legislatura, vissuta nell’emergenza, tra Vaia, Covid, caro energia e crisi economica, le proponiamo una legislatura di riscossa, all’insegna della riqualificazione ambientale di città, zone industriali e artigianali, della rigenerazione urbanistica e della riqualificazione energetica di tutto il patrimonio esistente. Potremmo fare del Fvg una regione green, smart, sicura da rischio sismico e idrogeologico», ha detto Tilatti rivolgendo un pensiero a Ischia, alla frana di Casamicciola e alle famiglie colpite dai lutti. «Insieme possiamo costruire una regione ancor più sicura in cui vivere e lavorare. Noi – ha aggiunto Tilatti – siamo pronti a fare la nostra parte». Confartigianato-Imprese Udine al lavoro -In materia di energia l’associazione si è già messa al lavoro. Il futuro passa dall’installazione di impianti per la produzione di energie da fonti alternative e dalla loro condivisione, nelle Comunità energetiche rinnovabili, che sono allo studio e sulle quali il direttore di Confartigianato Udine servizi, Elsa Bigai, ha rilanciato l’invito a imprese e privati ad aderire. Oltre a promuovere le adesioni alle Cer, la srl avrà anche un ruolo di consulenza per accedere ai bandi nazionali e comunitari.

La transizione energetica – Lo scenario sul quale s’innestano queste attività non è all’anno zero come ha confermato anche il docente di Uniud, Giulio Croce. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Fvg è pari a 7.792 Gwh, pari al 43,8% del totale, un dato superiore di 3,6 punti percentuali rispetto alla media nazionale, che si ferma al 40,2%, al 12mo posto tra le 21 regioni italiane. A fare il punto sullo stato dell’arte della transizione energetica in regione è stato il responsabile dell’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine, Nicola Serio. A pesare di più sul mix di approvvigionamento da rinnovabili sono idroelettrico e bioenergie, al terzo posto il fotovoltaico che negli ultimi quindici anni ha vissuto un vero e proprio boom, passando da meno di 400 impianti per 3 Mw di potenza a quasi 40mila impianti per 591 Mw di potenza. Un balzo in avanti al quale hanno dato un impulso decisivo le imprese: non tanto per numero di impianti, 6.303 “contro“ 33.395 domestici, ma di potenza generata pari a 435 Mw contro 156 Mw. Circa il 7% delle imprese oggi ha un impianto con pannelli fotovoltaici.

Un esercito di imprese – A dar gambe alla transizione verso fonti rinnovabili di produzione dell’energia c’è un esercito d’imprese che vede le piccole e piccolissime realtà giocare un ruolo di primo piano, realtà confortata anche dai dati illustrati al Cafc da Enrico Raumer del Caem e da Giacomo Cantarella di Epq. In Fvg sono oltre 2.300 le imprese artigiane attive nel settore degli impiantisti (1.183 a Udine, 624 a Pordenone, 184 a Gorizia e 382 a Trieste) forti di 6.200 addetti 3.400 dei quali sono dipendenti. Per agevolare l’incrocio tra domanda e offerta, il comparto impiantisti ha promosso la creazione di una banca dati degli installatori di impianti fotovoltaici a cui si può aderire dalla homepage del sito: nella prima settimana ha già raccolto 35 adesioni e in breve sarà resa accessibile al pubblico. «Impianti fotovoltaici ma non solo. Dobbiamo prestare grande attenzione – ha ammonito Tilatti – anche alle piccole derivazioni idroelettriche e ai mulini sulle rogge che sono un patrimonio energetico ma anche e soprattutto un patrimonio ambientale e culturale».
La corsa alla transizione che vede impegnate le imprese richiede investimenti e tempo per realizzarsi. E anche una volta compiuta, potrà rispondere solo in parte al tema dei rincari per le imprese maggiormente energivore. L’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine, sulla base di un’indagine realizzata dall’ufficio studi nazionale dell’associazione, stima che in Fvg sia a rischio chiusura circa un’azienda su cinque che significa ben 17.500 aziende con 82mila addetti complessivamente a libro paga. Sono aziende, quelle che pagano di più il caro energia, operative nei settori di trasporti, linguistica e mobilità; ceramica, vetro e oreficeria; legno, arredo e sedie; alimentazione. In Fvg le medie e piccole imprese, sempre secondo le stime dell’Ufficio studi, hanno pagato 460 milioni di euro in più per energia elettrica e gas.

Scelte libere da ideologie – Ma tornando all’intervento del governatore Fvg proprio sui temi energetici, che tanto stanno a cuore alla categoria, per Fedriga «è necessario lavorare e decidere in modo pragmatico e programmatico, superando le ideologie per evitare danni enormi. Ricordo che oggi in Italia si sono riaperte le centrali a carbone. Sulla realizzazione di un’opera per la produzione energetica – ha chiarito – dobbiamo valutarne la compatibilità, l’impatto sul territorio, la sua necessità o meno; il no a priori non fa bene alla comunità. Questa è una sfida importante per garantire un futuro alle nostre famiglie e al sistema produttivo». Il governatore, pur apprezzando l’appello del presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg – che, come detto all’inizio, ha proposto alla Regione una riqualificazione ambientale con rigenerazione urbanistica ed energetica del patrimonio immobiliare esistente -, ha sottolineato come questa sfida sia già avviata. «Abbiamo già messo in campo 100 milioni di euro per i privati per l’efficientamento energetico delle abitazioni. Sono previsti, poi, oltre 50 milioni a favore dell’approvvigionamento energetico per le imprese. Cifre che, sommate alle ulteriori misure, toccheranno quest’anno oltre 200 milioni di euro». Sui 100 milioni di euro, Fedriga ha specificato come «la norma sarà approvata il prossimo anno, dopo l’uscita della legge di bilancio nazionale relativamente alla parte delle detrazioni e dei bonus per non rendere la nostra misura alternativa o non cumulabile rischiando di generare un minor vantaggio per i cittadini. L’ipotesi è che, fra misure nazionali e regionali, si potranno avere risparmi fino al 90% per abbattere il costo per l’installazione di impianti come i pannelli fotovoltaici, che possono garantire un autoapprovvigionamento energetico ai nostri cittadini e ridurre in maniera consistente il costo delle bollette». Un passaggio del governatore ha riguardato, infine, la necessità di una maggiore semplificazione. «Idee buone come quelle relative alle comunità energetiche – ha detto concludendo – rischiano di essere minate da un impianto complicato che disincentiva la partecipazione a iniziative rilevanti per il Paese».

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In copertina e all’interno il governatore Fvg Massimiliano Fedriga con il presidente Graziano Tilatti e uno scorcio della sala del Cafc.

 

Il Covid non piega l’artigianato Fvg che tiene con l’edilizia. Ma niente crescita

(g.l.) Per ora l’artigianato friulano può gridare al “miracolo”, perché, nonostante i durissimi contraccolpi causati dalla crisi sanitaria, e dalle conseguenti misure anti-contagio, il sistema ha fortunatamente tenuto, anche se la crescita si è purtroppo interrotta, e quindi rinviata, e ci sono state meno start up giovanili, oltre a meno investimenti. Ma è il minimo che ci si potesse aspettare in questo momento di grande difficoltà in tutti i settori, dalla quale non poteva restarne esente proprio quello artigiano. Il tunnel da attraversare, però, è ancora lungo e quella luce là in fondo è ancora lontana da raggiungere, per cui ora la scommessa è vedere se con il 2021 e in particolare con la tanto attesa fine della pandemia il sistema sarà in grado di tornare a camminare, pur con adeguati sostegni – come quelli messi in campo dall’Unione Europea -, e poi a correre. Anche perché la volontà di farlo c’è, come pure la capacità. «Restiamo con il fiato sospeso, aspettando la fine dell’emergenza per tirare le somme», ha sentenziato infatti Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg.

Daniele Cuciz e Graziano Tilatti.


Anno, dunque, difficile, anzi difficilissimo, indimenticabile, questo 2020 che finalmente ci sta per lasciare anche per le imprese artigiane che tuttavia, sotto il profilo della tenuta numerica, hanno appunto dimostrato ancora una volta grande resilienza, cioè marcata capacità nel saper affrontare e superare il momento avverso. E, nell’attesa di poter valutare compiutamente i dati dell’anno, l’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine ha messo in fila quelli registrati da marzo a novembre, parziali sì, ma utili ad avere una prima idea di cosa abbia significato per la grande famiglia degli artigiani Fvg la pandemia di Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia. A livello di stock, la variazione a fine periodo è stata positiva, +67, su un totale di 27.613 imprese artigiane. Segno più che, però, non deve ingannare.

«Temiamo – ha detto ieri mattina, aprendo la conferenza stampa di fine anno, il presidente Tilatti – che diverse imprese abbiano stretto i denti e tenuto aperto per non perdere i ristori, ma che una volta finita la pandemia decidano di chiudere». Timore ovviamente fondato che, però, a oggi non è certificato dai numeri. Le iscrizioni hanno infatti superato, pur di poco, le cancellazioni ed è sulle imprese che hanno aperto i battenti che ieri si è concentrato Tilatti: «Queste imprese hanno regalato un segnale di vivacità a tutto il sistema. Sono i nostri nuovi driver, specie nel settore delle costruzioni, che com’è noto per ogni euro speso ne produce quattro». In questo quadro preoccupante, l’edilizia dunque è il comparto che si è dimostrato maggiormente vivace. Dopo anni di fatiche, nella scorsa, indimenticabile primavera ha messo a segno un’inattesa inversione di tendenza: «Il settore era in contrazione dal lontano 2006 – ha evidenziato infatti il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio -. Dopo 15 anni di contrazione a maggio ha ripreso a camminare chiudendo a +167 imprese nel periodo per un totale di 13.725 imprese a novembre contro le 13.558 di marzo». Effetto Superbonus. «Gli incentivi messi sul piatto dal Governo nazionale hanno di certo spinto in positivo la demografia del settore che ora speriamo continui la sua curva positiva», ha aggiunto il presidente che ha colto l’occasione per ringraziare la struttura di Confartigianato per aver fatto fronte al momento straordinario, in modo più che sufficiente a sentire gli associati, che negli ultimi giorni sono stati coinvolti in un sondaggio sugli effetti del periodo Covid. Il giudizio che hanno dato sull’azione delle associazioni di categoria è stato positivo nell’84% dei casi. Una soddisfazione per la dirigenza e per il personale, «che in questi mesi si è fatto in quattro – ha aggiunto il presidente di Confartigianato Udine Servizi, Daniele Cuciz – senza mai badare all’orologio». Una capacità di resistenza che, per fortuna, si ritrova tra le file delle nostre imprese. E che non può che essere un ottimo indicatore per guardare con un po’ di ottimismo al futuro.

Tornando ai dati, il Fvg è una delle prime regioni in Italia per livelli di attività simili al pre-emergenza. Il 50,5% delle imprese (artigiane e non) della regione hanno infatti registrato attività simili al pre-Covid durante il 2020, più che a livello nordestino (47,3%) e nazionale (41,6%). La tenuta ha però un rovescio della medaglia, ci sono state, come si diceva, meno start up giovanili, oltre a meno investimenti, meno passaggi da società di persone a società di capitali. Insomma, il sistema ha tenuto, ma la crescita si è interrotta. La scommessa ora, come si diceva, è vedere se con il 2021 e in particolare con la fine della pandemia il sistema sarà in grado di tornare a camminare e poi, auspicabilmente, a correre. Perché i problemi non mancano, come segnalano gli artigiani (75) che hanno partecipato al sondaggio lampo. Il 47% di questi denuncia di aver avuto un calo di fatturato che in media si attesta al 30%, il 45% denuncia un aumento dei costi per la gestione dell’emergenza, il 40% la mancanza di liquidità, il 35% i ritardi nell’erogazione degli ammortizzatori sociali, il 28% l’esclusione dai ristori. «Restiamo con il fiato sospeso – ha affermato il presidente Tilatti – aspettando la fine dell’emergenza per tirare le somme, certi che purtroppo qualcuno chiuderà, speriamo in bonis. Ciò nonostante, il sentiment che ci arriva dalle imprese è la voglia di riprendere il cammino. Speriamo ora che quella voglia, che è palpabile in questi ultimi giorni dell’anno, non venga delusa dall’indecisione del Governo nazionale sull’utilizzo delle risorse europee. Abbiamo bisogno di quell’iniezione straordinaria di investimenti per far ripartire l’economia e abbiamo bisogno di regole chiare e snelle, che ci lascino lavorare, liberi dalle zavorre della burocrazia. Termino rivolgendo a tutti, un augurio per un 2021 all’insegna della ripartenza – ha concluso Tilatti -, in particolare agli operatori del sistema sanitario che hanno trascorso in prima linea questi mesi e a quelli dell’informazione che ci hanno sempre dato voce».

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In copertina, l’edilizia è il settore che meglio di tutti ha reagito alla crisi.

Ormai non ci si sposa più, Coronavirus cancella i matrimoni. Ed è allarme

Anche in Friuli Venezia Giulia, i matrimoni erano già in crisi prima del Coronavirus, ma ora a causa della pandemia il fenomeno è esploso perché veramente non ci si sposa più. E così sono dati allarmanti anche quelli relativi allo stato di salute del variegato settore legato al “wedding” e quindi al mondo delle nozze e delle cerimonie. Con il 90% dei matrimoni cancellati, quest’anno il comparto si avvia a registrare un fatturato poco meno che azzerato e a fare i conti con lo spettro delle chiusure: se entro il primo semestre 2021 la crisi legata al Covid non sarà passata, rischiano di abbassare le serrande dal 13 al 25 percento delle imprese attive in questo settore. Imprese che in Fvg sono 3.814, che danno lavoro a 8.263 addetti e che, per bocca del presidente regionale di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, dei rispettivi capi categoria locali e nazionali e di due imprenditrici friulane rappresentative del settore quali Barbara Beltrame e Stefania Vismara hanno lanciato il proprio grido d’allarme, chiedendo al Governo di non essere dimenticate, di poter beneficiare di interventi di sostegno, dai quali a oggi sono escluse causa i codici Ateco, pena la desertificazione di una costola importante del sistema moda nazionale.

Due immagini dell’incontro a Udine.

Il punto della situazione è stato fatto ieri mattina nella sede udinese di Confartigianato dove sono stati illustrati i dati elaborati dell’ufficio studi dell’associazione e dov’è stata presentata la petizione “Sostenete il mondo wedding fortemente penalizzato” ideata da Stefania Vismara e sostenuta dalla Confartigianato friulana. «Abbiamo cercato in più modi, sia a livello regionale che nazionale, di superare questa maledetta classificazione per codici Ateco che ormai è obsoleta e che inspiegabilmente taglia fuori dai sostegni alcune imprese come quelle del wedding – ha esordito il presidente di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, Graziano Tilatti -. Abbiamo proposto al Governo nazionale e locale, e continueremo a farlo, misure che possano aiutare a superare questo momento difficile per le imprese che altrimenti rischiamo di perdere per strada. Tra le proposte, c’è quella di ristorare un anno di fatturato perso in conto capitale o in alternativa di garantire un prestito a lungo termine, dai 15 ai 20 anni, pari al fatturato dell’anno precedente aumentato del 20%, a tasso zero, fatta salva la possibilità di ulteriori bonus anno per anno. In questo modo sarà dato immediato sollievo alle imprese che si ritrovano con zero incassi».

Situazione tutt’altro che rara in un settore che come detto fa i conti con lo stop forzato delle cerimonie. Matrimoni, Battesimi, prime Comunioni e Cresime. Nel 2020 se n’è celebrati pochi, pochissimi e nel 2021 almeno la prima metà dell’anno non promette meglio. Senza contare che, anche quando ripartiranno, le imprese che lavorano per i matrimoni non andranno all’incasso subito, perché tra la commessa e il pagamento, passano anche 6-8 mesi, il tempo necessario per ideare e organizzare in tutti i dettagli quel giorno indimenticabile. Dall’abito al tavolo. «Si sono dimenticati di noi – ha denunciato Gloria De Martin, capocategoria regionale della moda di Confartigianato-Imprese, intervenuta insieme alla presidente regionale del comparto benessere, Loredana Ponta – anche se rappresentiamo un comparto che è da sempre fiore all’occhiello dell’economia nazionale. Il 90% del nostro fatturato è andato perso. Niente cerimonie, niente fiere, niente ritiro della merce delle collezioni precedenti. Non chiediamo l’elemosina, ma un progetto per far vivere le nostre imprese». Che sono in ginocchio.

Stefania Vismara (da Brand News)


A testimoniarlo sono state Stefania Vismara, titolare di Archetipo, impresa udinese che idea e confeziona abiti da cerimonia per uomo dettando tendenza a livello internazionale, e Barbara Beltrame, che sempre a Udine dà forma a favolosi abiti da sposa. «In 30 anni – ha esordito Stefania Vismara – non abbiamo mai chiesto nulla, ma al momento il mondo del wedding non ha ossigeno per respirare, le celebrazioni sono state spostate al 2022, ma sarà impossibile recuperare le perdite di due anni. Per questo oggi ci siamo mossi, con il sostegno di Confartigianato Udine, per conservare un’eccellenza della moda italiana, che rischia di cedere il passo agli abiti cinesi. Se è vero che la bellezza salverà il mondo e che noi siamo artefici di bellezza, allora il Governo ci aiuti, e ci aiuti la gente firmando la petizione lanciata su change.org». Accorato anche l’intervento di Barbara Beltrame. «I clienti guardano, ma non comprano. Noi andiamo avanti con negozi a incassi zero tutti i giorni, guardando il terrore negli occhi dei dipendenti, che hanno paura di perdere il lavoro. Siamo meno di bar e ristoranti, ma esistiamo. Spero riusciate a fare qualcosa».

A raccogliere l’appello sono stati i presidenti nazionali di moda, benessere e fotografia di Confartigianato-Imprese che hanno assicurato il proprio impegno ai tavoli di lavoro con il Governo. «Stiamo lavorando per avere qualcosa di più a livello fiscale e di ammortizzatori sociali, mi auguro che l’esecutivo accetti i consigli dell’associazione», ha dichiarato Tiziana Chiorboli (presidente comparto benessere) ribadendo l’importanza del ruolo del sindacato datoriale. «Stiamo chiedendo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di convocare al più presto il tavolo nazionale della moda per trattare in quella sede i problemi di un settore che va considerato come un sistema», ha aggiunto dal canto suo Fabio Pietrella (presidente del comparto moda). Un sistema che nel caso del wedding comprende tra gli altri anche i fotografi. «Quelli che fanno matrimoni, al pari delle tipografie, hanno visto quest’anno bloccarsi tutte le cerimonie e stanno soffrendo al pari delle altre aziende del settore», ha chiosato Corrado Poli (capogategoria fotografi).

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In copertina, una coppia di sposi dal sito ufficiale di Barbara Beltrame.

Andare dal parrucchiere in un altro Comune? Vietato, il Fvg insorge

In Friuli Venezia Giulia le ultime norme anti-contagio, in seguito della classificazione “arancione” del suo territorio, fanno scattare una ferma protesta da parte dei parrucchieri. Il perché è presto detto: andare nel salone sito in un altro Comune rispetto a quello di residenza è infatti vietato, anche se il Comune è contermine, a meno che il servizio non sia indisponibile a “casa propria” o che non sia economicamente sconveniente. Così è, secondo l’interpretazione data dal Prefetto di Trieste nonché Commissario di Governo in Fvg, Valerio Valenti, all’articolo 2, comma 4, dell’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte relativo alle limitazioni degli spostamenti. Il dettato normativo, prestandosi a diverse letture a livello locale, ha prodotto – si sottolinea in un comunicato – una situazione iniqua nel Paese tale per cui se nella zona “arancione” del Friuli Venezia Giulia gli spostamenti sono vietati, in quella rossa della Lombardia muoversi per andare dal parrucchiere invece si può in diverse province, da Sondrio a Brescia, da Monza a Cremona, come pure in Piemonte nel Cuneese.

Loredana Ponta


I saloni friulani, ma anche i centri estetici e i tatuatori, denunciano la disparità di trattamento. Il comparto dei servizi alla persona, che a livello regionale conta su 3.245 imprese artigiane, dà lavoro a quasi 6 mila addetti e nelle province (a differenza che in città) lavora per il 40/50 per cento con clienti che provengono da fuori Comune, è sul piede di guerra. In Friuli la maggior parte delle imprese ha sede in piccoli paesi. Il rapporto tra Udine capoluogo e provincia è del 25 al 75 per cento: due imprese e mezza hanno sede in città contro le 7,5 dei paesi dell’ex provincia. Rapporto che ovviamente si inverte nel caso della provincia giuliana dove fatte 100 le imprese, il 93,4% ha sede in città.
«La scelta di limitare gli spostamenti nel caso di servizi come il nostro è poco lungimirante perché non tiene conto della salute dei cittadini. Le persone sono impaurite e rischiano di non muoversi piuttosto che andare dove non conoscono e non si sentono sicure. Il risultato? Ancora una volta sarà quello di aumentare l’abusivismo – denuncia Loredana Ponta, capocategoria di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg – con il risultato che i saloni, dove vengono rispettati tutti i protocolli e le norme igieniche, saranno vuoti, mentre nelle case avremo persone che tagliano i capelli in barba a ogni decreto, mettendo a repentaglio anzitutto la salute dei cittadini». Ponta non si consola pensando che si tratta di una restrizione a breve termine. «Anzitutto non sappiamo cosa accadrà poi, ma intanto il danno è fatto. Abbiamo perso tre mesi in primavera, l’estate è andata a rilento anche per via delle limitazioni che abbiamo osservato in modo rigoroso, diluendo appuntamenti, acquistando presidi igienico-sanitari, pulendo ancor più di prima: sono tutti costi che dobbiamo ammortizzare. Ora ci ritroviamo poco meno che bloccati. Proprio noi che lavoriamo su appuntamento, con la massima igiene e con persone che a differenza delle grandi città, dove i mezzi pubblici sono affollatissimi, raggiungono i nostri saloni in macchina da casa propria. Cosa cambia se per arrivare fanno in auto un chilometro o due in più?», domanda Loredana Ponta ricordando il “caso” Lombardia, dove diversi prefetti hanno autorizzato gli spostamenti dando un’interpretazione del decreto meno restrittiva di quella operata da Valenti.
“Si ritiene che ogni valutazione non possa prescindere dal dato letterale della norma e che eventuali interpretazioni eccessivamente estensive finirebbero con lo svilire l’efficacia reale delle disposizioni in commento rispetto alle finalità per le quali sono state previste”, scrive il Commissario del Governo in risposta al quesito posto da Confartigianato Fvg. D’altro canto, Valenti concede qualche piccola licenza in caso di “concreta mancanza o sostanziale limitatezza o ancora dimostrata non convenienza economica del servizio nel Comune di residenza, domicilio o abitazione”. In questa condizione, lo spostamento sarebbe consentito, ma solo tra Comuni contigui. A questo proposito, l’elenco dei Comuni del Fvg con i relativi Comuni contigui è stato messo a disposizione sul sito www.confartigianatoudine.com dov’è liberamente consultabile. Chiosa, infine, Loredana Ponta: “Già in zona gialla abbiamo iniziato a sentire la crisi e a mettere in cassa integrazione i primi dipendenti, ora con la zona arancione interpretata in modo così restrittivo la situazione si fa ancor più grave. O ci fanno lavorare o ci ristorino delle perdite, perché così i piccoli saloni non sono in grado di resistere”.

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In copertina, una parrucchiera al lavoro: professione in difficoltà per le norme anti-Covid.

 

Confartigianato Fvg plaude al Recovery Fund: “Ma fosse arrivato prima…”

«Un giusto riconoscimento, seppur tardivo». Così il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, commenta il via libera al Recovery Fund. «E’ una misura giusta che andava presa fin dall’inizio, senza tutto questo turnover di mediazioni, perché le medicine fanno meglio se prese nella fase acuta». «Del pacchetto di 750 miliardi di euro complessivi, all’Italia vanno 209 miliardi: 82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti. Il nostro Paese se li merita, per quello che ha patito durante la pandemia, per quello che ha fatto in questi anni a favore dell’Unione europea e per esser stato, non dimentichiamolo mai, tra i Paesi fondatori di questa nostra Europa, grazie al progetto visionario di De Gasperi, Schuman e Adenauer, pagato con il sudore della fronte dei lavoratori italiani, spesso impiegati nelle oscure miniere di carbone.
Sono certo – conclude Tilatti – che l’Italia saprà dare ancora una volta prova di essere responsabile e saper usare bene i fondi che le verranno giustamente e meritatamente riconosciuti».

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In copertina, il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

Appello di parrucchieri, estetisti e barbieri: «Fedriga, aiutaci a riaprire»

Un settore che è ormai vicino al tracollo. Slitta, infatti, al primo di giugno la fine del lockdown per le attività legate all’estetica e al benessere, con acconciatori, barbieri, estetisti, tatuatori, piercer, massaggiatori, operatori onicotecnici e olistici. Una prospettiva inaccettabile per l’esercito d’imprese che in Friuli Venezia Giulia sperava di poter ripartire con il 18 maggio e si è visto invece crollare il mondo addosso ieri sera quando il premier Giuseppe Conte ha rinviato l’atteso start al 1° giugno. Un altro mese di chiusura è economicamente insostenibile per il settore che conta 3.270 imprese attive in Fvg di cui ben 1.984 acconciatori, e dà lavoro a 5.897 addetti di cui 2.413 dipendenti. Lo denuncia la capogruppo del comparto benessere di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Loredana Ponta, che delusa dal Governo ripone ora le speranze sue e dell’intera categoria sulle spalle del governatore Fvg: «Chiediamo al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di farci riaprire prima, siamo pronti a operare in sicurezza e garantendo come sempre il massimo dell’igiene. Le nostre aziende – tuona Ponta – hanno perso due mesi di fatturato, il terzo non ce lo possiamo permettere. Confidiamo per questo nel buonsenso del governatore: l’emergenza sanitaria è sotto controllo, ci faccia riaprire».

A supporto dell’accorata richiesta, Confartigianato-Imprese Udine oggi ha promosso, assieme alle altre associazioni provinciali, una petizione indirizzata al governatore Fedriga perché decida di far riaprire prima del termine fissato dal Governo le imprese del comparto benessere. La si può firmare online all’indirizzo  https://www.change.org/sicurezzasaloni dove oggi le adesioni hanno superato in poche ore quota 800.
«Confidiamo nel nostro governatore – ribadisce Loredana Ponta – sperando accolga la nostra richiesta perché in questa situazione non rischiamo solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario». «Chi fino a oggi ha resistito al richiamo degli abusivi – sottolinea Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine -, a questo punto rischia di cedere, con il risultato non solo di danneggiare economicamente le nostre imprese chiuse, ma soprattutto di far entrare sedicenti parrucchieri nelle case, ad operare al di là di ogni forma di sicurezza e igiene, che invece riaprendo noi siamo attrezzati e pronti a garantire».

Non di altrettanto credito gode il Governo che la capogruppo Ponta anzi bacchetta. «Abbiamo chiuso due mesi e lo abbiamo fatto con coscienza, consapevoli che la grave situazione epidemica richiedesse un sacrificio a tutti, noi compresi, ora però fiducia e pazienza sono finite. Più che decisioni, domenica sera Conte ci ha servito un piatto colmo d’incertezze e a noi, invece, serve il contrario. Basta fumo negli occhi, siamo allo stremo e rivendichiamo aiuti. Veri, concreti. Al Governo chiediamo 5 anni di sgravi fiscali. Dopo due mesi e oltre di chiusura e l’attività che quando potrà riaprire sarà comunque fortemente dilatata in ossequio a tutte le procedure di sicurezza, o lo Stato ci viene in soccorso o rischiamo che il comparto vada gambe all’aria».

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In copertina, Loredana Ponta, capogruppo del comparto benessere Confartigianato Fvg.

Coronavirus, “tsunami” sull’artigianato Fvg: il crollo è del 50%

“I numeri parlano chiaro. L’emergenza da Coronavirus si è abbattuta sul mondo dell’artigianato come uno ‘tsunami’ producendo un danno che solo nei mesi a venire potrà essere calcolato in tutta la sua gravità”. Lo ha detto ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, aprendo la conferenza stampa che ha visto intervenire in streaming, assieme a lui, i presidenti di tutte le unioni territoriali provinciali. I dati sono allarmanti: se a inizio anno gli artigiani friulani stimavano un aumento del 25% del fatturato nel 2020, all’inizio di marzo la previsione è radicalmente mutata. A dirlo è l’integrazione all’indagine congiunturale svolta dall’ufficio studi dell’associazione di categoria che in questi primi giorni di marzo è tornato ad interpellare, assieme ad Irtef, un significativo campione di imprese sugli effetti dell’epidemia.

Tilatti con i suoi collaboratori.

Dati drammatici. Il risultato del sondaggio parla chiaro. Da un saldo d’opinione sul fatturato estremamente positivo, come detto pari al +25%, si è passati nell’arco di poco più di un mese al -50%. “E’ il peggior risultato da quando svolgiamo l’indagine – ha commentato il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio, illustrando i dati -. A questo si aggiunga che molti artigiani lavorano su commessa e al momento non sono ancora in grado di stimare l’effetto negativo dell’emergenza, potranno farlo solo tra alcuni mesi”. Ai dati emersi dall’indagine congiunturale, l’associazione ha affiancato quelli ricavati da un sondaggio online che restituisce diverse difficoltà: dalla cancellazione degli ordini, che a marzo interessa 7 artigiani su 10, alla consegna delle materie prime che sta mettendo in difficoltà 4 artigiani su 10.

Appello al Governo. “Chiediamo una proroga vera ai pagamenti. Spostare i termini al 30 aprile è un primo passo, ma non è sufficiente”, ha dichiarato il presidente Tilatti invocando un pacchetto di misure a sostegno delle piccole, piccolissime e medie imprese che vada dalla sospensione dei mutui e dei pagamenti in genere, al potenziamento della cassa integrazione per i dipendenti, alla concessione di liquidità immediata che possa poi essere restituita nel lungo termine. “Sono queste le azioni che chiediamo al Governo, quanto alla Regione ieri è stato approvato un primo, importante disegno di legge che mette a disposizione risorse per commercio, turismo e anche per l’artigianato di servizio. Dialogheremo costantemente con l’amministrazione regionale, che ringraziamo per questo primo intervento, affinché risponda in modo ancor più efficace alle difficoltà del nostro mondo che oggi è qui, unito, a testimoniare sì la gravità della situazione, ma anche a dimostrarsi determinato nel superarla”.

Troppo poco 30 aprile. Quattro province di Confartigianato insieme, unite a Cna e Ures per l’artigianato del Fvg. L’emergenza impone unità e le territoriali oggi hanno dimostrato una volta in più la capacità dell’artigianato di rispondere alla sfida come un corpo unico. I presidenti provinciali si sono fatti eco. “Quella dei pagamenti al 30 aprile non è una proroga, ma una presa in giro – ha detto Silvano Pascolo, numero uno degli artigiani pordenonesi -. Il termine lo decideremo, a fine emergenza, sapendo già oggi che la condizione minima dovrà essere il 31 dicembre. Senza sanzioni, senza interessi”. Ariano Medeot, presidente dell’associazione di Gorizia, ha chiesto che i Comuni sospendano il patto di stabilità liberando risorse e che la Regione posticipi i termini dei bandi Cata. “Perché ora come ora le imprese non investono, sono bloccate. Ci serve tempo per superare l’emergenza sanitaria e poi economica”. “La più grande emergenza conosciuta dall’Italia repubblicana”, gli ha fatto eco Dario Bruni, presidente di Confartigianato-Imprese Trieste. Una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie. “Domani – ha fatto sapere Bruni – il comitato di presidenza di Confidi Fvg adotterà soluzioni per far fronte alla mancanza di liquidità delle imprese, ma il Confidi, lo sappiamo, eroga garanzie, il resto lo fanno le istituzioni, che devono in questa fase essere al nostro fianco”.

Europa nel mirino. Più d’una critica è stata rivolta all’Europa e alle sue istituzioni, ancora una volta poco determinanti se non, nel caso di alcuni Stati membri, addirittura ostili nei confronti del Paese e, considerata la peculiarità del Fvg in quanto regione di confine, anche del nostro territorio. Si è sfiorata la chiusura del confine con la Slovenia, nonostante siano “numerosi gli sloveni che lavorano in Fvg e sempre più anche gli italiani che per ragioni di lavoro attraversano il confine. La prospettiva di una sua chiusura – ha detto Andrea Sik, direttore dell’Unione regionale economica slovena (Ures) – ha creato nei giorni scorsi non poche preoccupazioni, che poi fortunatamente si sono risolte”.

Smart working. Laddove possibile, per i 200 dipendenti in forze tra Unione e Società di servizi, è stato attivato lo smart working, nel resto dei casi vengono osservate tutte le disposizioni del ministero in ordine alle distanze e ai dispositivi di protezione individuale. “Continuiamo a fare il nostro lavoro, ad assicurare assistenza alle imprese che specie in questo momento non devono sentirsi abbandonate – ha assicurato il consigliere delegato di Confartigianato-Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Lo facciamo con grande professionalità, attenti alla salute dei nostri dipendenti e degli associati, ai quali nonostante questa fase di difficoltà garantiamo regolarmente i servizi”.

Una sede associativa in Friuli.