Foresta dei Giusti, questa mattina Udine dedicherà nel giardino della “Silvio Pellico” una quercia al coraggio della insegnante bosniaca Senija Karamehic

Udine aggiunge una nuova pietra miliare al progetto della “Foresta dei Giusti” in Friuli Venezia Giulia, inaugurato con successo nell’ultimo biennio, che prevede l’intitolazione di tanti alberi, dislocati in tutta la regione, a personalità significative della storia recente e contemporanea: veri e propri “ambasciatori” dell’impegno per i valori umani e la sostenibilità etica e ambientale. Il progetto rientra nel vasto cartellone di incontri ed eventi “La memoria del legno”, di scena fino al 6 marzo in dieci centri del Friuli Venezia Giulia: un mosaico che incrocia la letteratura scientifica e l’arte della narrazione nel segno di un nuovo umanesimo, promosso da Damatrà onlus in sinergia con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, capofila il Comune di Spilmbergo.


Oggi, 18 novembre, appuntamento a Udine, alle 11.30 nel Giardino della Scuola Primaria “Silvio Pellico”, in collaborazione con l’istituto e l’Amministrazione comunale di Udine, una quercia sarà intitolata a dedicata a Senija Karamehic, la coraggiosa insegnante bosniaca che, durante la guerra sanguinosa degli anni Novanta nella ex Jugoslavia, pienamente cosciente del rischio che correva si oppose alle logiche del conflitto e della pulizia etnica, salvando la vita ai membri di altri gruppi etnici perseguitati, nascondendoli in casa propria e prendendosi cura di loro. Sarà un modo significativo per condividere con le nuove generazioni i valori di una donna che ha scelto la giustizia e la responsabilità, anche in tempi difficili e cruenti, resistendo all’odio e preservando l’umanità nei suoi comportamenti.
Alla cerimonia parteciperanno 93 alunni della Primaria in questione e interverranno la presidente del Consiglio Comunale di Udine Rita Nassimbeni e il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo 2 Michelangelo Macaluso. Trenta bambini in rappresentanza di tutte le classi appenderanno alla quercia piccole campane in terracotta realizzate in classe: l’albero diventerà così un custode della memoria del bene, e il suono delle campanelle ricorderà a tutti che la memoria va coltivata con cura. Una targa con QR code sull’albero permetterà di approfondire la biografia della dedicataria e l’evento acquisterà una suggestione multimediale attraverso l’ascolto dei podcast realizzati dagli esperti di sviluppo di contenuti multimediali dell’associazione Invasioni Creative. Le storie di questo racconto sonoro in cuffia sono state raccolte grazie alle persone incontrate in queste tre edizioni del progetto e che si occupano di divulgazione scientifica: Sara Segantin, alpinista e co-fondatrice di Fridays for Future Italia; Luigi Torreggiani, giornalista e dottore forestale; Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano; Chiara Segré, biologa e scrittrice per l’infanzia; Camilla Tucillo, comunicatrice scientifica. La partecipazione è liberamente aperta al pubblico di Udine, info e dettagli damatra.com Partner di riferimento del progetto “la memoria del legno” è l’organizzazione internazionale no profit Fondazione Gariwo – La Foresta dei giusti.
L’insegnante Senija Karamehić, classe 1949, è nativa di Derventa, Bosnia- Erzegovina. Si è laureata in Scienze dell’educazione presso la Facoltà di Filosofia di Sarajevo e da allora ha lavorato come educatrice. Durante la guerra nella ex Yugoslavia ha dato prova di grande coraggio e rigore morale, salvando e curando a casa propria persone e famiglie di etnia diversa dalla sua, perseguitate nel conflitto e a rischio della propria incolumità. Anche dopo la guerra rimase fedele alla scelta fatta: nel 2000 decise di dimeTtersi dal ruolo di preside della Scuola Elementare di Vareš, dopo essere stata sottoposta a pressioni delle autorità locali e dall’alto rappresentante della Bosnia-Erzegovina perché approvasse la divisione dei bambini in gruppi sulla base dell’etnia dei loro genitori. Karamehić si rifiutò, e quando scoprì che la divisione sarebbe stata fatta anche senza il suo consenso, decise di lasciare l’istituto. È stata l’unica preside di una Scuola Elementare o Secondaria in Bosnia-Erzegovina a schierarsi apertamente e con decisione contro la segregazione nel sistema scolastico. Per il suo coraggio, Senija Karamehić ha ricevuto il Dusko Kondor Civil Courage Award.

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In copertina, l’insegnante bosniaca Senija Karamehić che oggi Udine omaggerà.

La “Foresta dei Giusti” ricorda Ashe stamane a San Giovanni al Natisone

Oggi i più forti tennisti del mondo giocano nell’Arthur Ashe Stadium, il campo centrale di Flushing Meadows, sfidandosi per la competizione di un pilastro del grande Slam, l’Us Open. L’afroamericano Arthur Ashe non è stato solo un tennista leggendario, ha fatto della sua vita un esempio di impegno attivo su vari fronti, dall’apartheid alla sensibilizzazione sull’Hiv/Aids, due questioni cruciali degli anni nei quali ha consolidato la sua carriera sportiva. Per questo il suo nome è stato inserito nel circuito internazionale della “Foresta dei Giusti”, il “Gariwo Network” che è partner del nuovo progetto “La Foresta dei Giusti” in Friuli Venezia Giulia, ideato e promosso da Damatrà onlus con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – asssessorato alla Cultura, insieme a 9 municipalità coordinate dal Comune di Spilimbergo.
Ad Arthur Ashe sarà dedicata la prossima tappa del progetto, in programma a San Giovanni al Natisone stamane: alle 10 nel Parco giochi di Viale delle scuole un albero – un Prunus Cerasifera, un rigoglioso “amolo” della famiglia delle rosacee – sarà intitolato appunto al grande tennista, e grazie alla sinergia avviata con l’Amministrazione sangiovannese alla cerimonia prenderanno parte 35 giovani studenti della locale media, coinvolti nei mesi scorsi nelle fasi di ricerca intorno a questa iniziativa. L’intitolazione, proposta nell’ambito dell’articolato cartellone “La memoria del legno 2025”, è aperta alla partecipazione del pubblico. Gli studenti racconteranno la storia di Artur Ashe e tutti, grazie all’uso di smartphone e cuffie audio, potranno ascoltare le informazioni su chi si prende cura delle foreste in Friuli Venezia Giulia, racconti che diventeranno un podcast a cura dei giovani artisti di Invasioni creative, online dal mese di giugno sul sito https://lamemoriadellegno.damatra.com

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In copertina e all’interno due immagini del grande tennista Arthur Ashe.

Mortegliano oggi rende omaggio al grande Gino Bartali che fu proclamato “Giusto fra le Nazioni”

È uno dei ciclisti professionisti piu amati in Italia: Gino Bartali ha vinto il Tour de France nel 1938 e nel 1948 e le sue leggendarie scalate sulle Alpi e i Pirenei gli sono valse il soprannome di Gigante delle Montagne. Fino alla sua scomparsa, però – il 5 maggio 2000 – in pochi erano a conoscenza del fatto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, Gino Bartali aveva rischiato la propria vita e quella della sua famiglia per salvare quella di centinaia di Ebrei. Utilizzando gli allenamenti alle gare come copertura, Bartali percorse infatti migliaia di chilometri tra Firenze, Luca, Assisi, Genova e Roma trasportando, nascosti nel telaio della sua bici, carte d’identità contraffatte e altri documenti che dovevano rimanere segreti. I suoi sforzi contribuirono a salvare centinaia di Ebrei in fuga da altre nazioni Europee. Per il suo contributo, nel 2013 l’organizzazione Yad Vashem ha assegnato a Gino Bartali il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. E arriva adesso un ulteriore riconoscimento, quello conferito nell’ambito del progetto della Foresta dei Giusti in Friuli Venezia Giulia, ideato e promosso da Damatrà onlus con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, insieme a 9 municipalità coordinate dal Comune di Spilimbergo: stamane, alle 10, a Mortegliano in Largo Foro Boario presso la Mansarda della Villa dei Conti di Varmo, un ippocastano sarà intitolato ufficialmente a Gino Bartali, alla presenza di una trentina di studentesse e studenti della Scuola Primaria, grazie alla sinergia attivata con l’Amministrazione comunale. L’intitolazione, proposta nell’ambito dell’articolato cartellone “La memoria del legno 2025”, è aperta alla partecipazione del pubblico. Gli studenti racconteranno la storia di Gino Bartali e tutti, grazie all’uso di smartphone e cuffie audio, potranno ascoltare le informazioni su chi si prende cura delle foreste in Friuli Venezia Giulia, racconti che diventeranno un podcast a cura dei giovani artisti di Invasioni creative, online dal mese di giugno sul sito https://lamemoriadellegno.damatra.com


Gino Bartali, classe 1914, ha traversato da un capo all’altro il Ventesimo secolo, diventando un protagonista del proprio Paese. Un italiano al tempo stesso normale e straordinario. Un uomo semplice e coraggioso, che ha concluso i propri studi con le elementari, ma che è sempre stato pronto a imparare. Un uomo legato ai propri valori, a un reale senso di saggezza e a una volontà di ferro. Poco dopo aver cominciato la sua collaborazione con la Resistenza, a Bartali fu chiesto di nascondere una famiglia di Ebrei che egli conosceva molto bene. Gino disse ancora una volta di sì e Giorgio Goldenberg, con sua moglie e suo figlio, vissero nascostri nella sua cantina fino a quando Firenze non venne liberata. Nel frattempo, però, a causa delle condizioni difficili create dalla guerra, le corse ciclistiche professionistiche erano state cancellate. Di conseguenza, la copertura di Bartali divenne meno credibile e, nel luglio del 1944, Bartali fu condotto come sospetto a Villa Triste, a Firenze, il luogo dove i Fascisti imprigionavano e torturavano i loro oppositori. Fortunatamente, uno degli ufficiali incaricati di interrogarlo era stato suo comandante nell’esercito e convinse gli altri che Bartali era completamente estraneo a tutte le accuse. L’11 agosto 1944 Firenze venne liberata. Il conflitto e l’impegno nella Resistenza avevano indebolito Bartali che dovette lottare per ritornare ad essere il campione di prima della guerra. Nonostante le difficoltà, Gino vinse il Giro d’Italia nel 1946 e, con una prestazione straordinarie sulle montagne francesi, anche il Tour del 1948, dieci anni dopo la sua prima vittoria. Per molti anni Bartali non parlò con nessuno del ruolo avuto nel salvataggio di centinaia di persone, condivise solo pochi dettagli con il figlio Andrea. Fu solo dopo la sua morte che il suo contributo venne alla luce. L’uomo di ferro aveva un cuore d’oro. E lo ha dimostrato coi fatti, non esitando a correre rischi pur di salvare vite umane.

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In copertina, il grande Gino Bartali ormai anziano e all’interno durante una delle sue esaltanti gare.