Coop Corner, questa sera a Pordenone musica con la cooperativa Soundcem

Prosegue il programma di Coop Corner, nuovo spazio in corso Vittorio Emanuele (Palazzo Mantica) a cura di Confcooperative Pordenone. Prossimo appuntamento con ingresso libero questa sera, dalle 21, con “Una Voce sotto le Stelle”, esibizione canora a cura della scuola di musica SoundCem. Evento in concomitanza con il Giovedì sotto le stelle del Comune di Pordenone.
La scuola di musica SoundCem Cooperativa Sociale Onlus è presente in vari Comuni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto con un team di docenti qualificati e preparati per l’insegnamento della musica, con laboratori, corsi e progetti appositamente pensati per i bambini, i ragazzi e gli adulti. Proprio i corsisti saranno protagonisti dell’esibizione, pronti a trasmettere al pubblico tutta la loro energia.
La cooperativa è nata nel 2016, quando alcuni soci e collaboratori dell’originaria Associazione Cem “Cultura e Musica” decisero di conservare il patrimonio culturale e professionale dell’esperienza acquisita in 20 anni di attività didattica e investirla in progetti musicali di utilità sociale.
Coop Corner è un’iniziativa di Confcooperative Pordenone con il supporto di Concentro, azienda speciale della Camera di commercio Pordenone – Udine e Pordenone with love. Contributo di Fondosviluppo Fvg. Per Giovedì sotto le stelle collaborazione con C’entro anch’io Pordenone. Sponsor tecnico per le sedute Sedit. Fornitori Nuovi spazi, Nuove Tecniche e Visiv art.

Expo Artisti pordenonesi nel mondo progetto Efasce con Arianna Grosso

Il primo incontro preparatorio ha avviato il cammino del progetto “Expo Artisti Pordenonesi nel Mondo”, promosso da Efasce: dagli Emirati Arabi Uniti Arianna Grosso – originaria di Casarsa della Delizia e che nel Golfo Persico è Senior manager del Dipartimento di Arti visive presso la Fondazione Abu Dhabi music and arts – ha dialogato online con gli studenti del Liceo Artistico Galvani di Cordenons, partner del progetto assieme a Comune di Pordenone, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli.
L’obiettivo è l’organizzazione nel capoluogo di un’esposizione multi-artistica di corregionali residenti all’estero, unitamente a workshop tematici per studenti. La mostra si chiamerà La Città diffusa e con la Grosso ne sono referenti dalla Francia Luca Pascotto – originario di Pordenone che opera alla Federazione Internazionale dell’Automobile di Parigi, ma è anche un apprezzato fotografo – e le professoresse del Galvani Moira Piemonte e Sara Marzari.
“Prevediamo – ha raccontato Arianna Grosso nel primo incontro – di coinvolgere diversi corregionali per altrettante “forme d’arte” come fotografia, musica, effetti speciali, grafica e design, riqualificazione urbana. Infatti, vogliamo che questo progetto sia una restituzione sul territorio dei saperi e delle esperienze dei nostri corregionali che a diverso titolo si occupano di arte e cultura nel mondo, rafforzando allo stesso tempo il loro legame con i luoghi d’origine”.
Il tutto senza dimenticare la sensibilizzazione del territorio rispetto alle nuove forme di emigrazione. “Nuove forme – sottolinea il presidente di Efasce, Gino Gregoris – che vedono rispetto all’emigrazione del passato un dialogo più stretto con i territori d’origine, come dimostrano proprio le storie di questi corregionali attivi in campo artistico. Per questo il nostro Ente sta costruendo, con questo progetto come anche gli altri in essere, una rete che favorisca il dialogo e la condivisione. Questa volta sarà l’arte il filo conduttore e attraverso la preziosa collaborazione con l’istituto Galvani apriremo pure un ragionamento per un laboratorio che porti alla definizione del nostro nuovo logo Efasce”.

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In copertina, il presidente di Efasce (pordenonesi nel mondo)  Gino Gregoris.

 

 

A Pordenone approvato all’unanimità dall’assemblea il nuovo statuto Efasce

L’assemblea soci dell’Efasce, convocata in seduta straordinaria nel centro diocesano a Pordenone, ha approvato all’unanimità il nuovo Statuto dell’Ente che, dal 1907, opera a favore degli emigranti. Un’assemblea che è stata largamente partecipata: tra presenti e deleghe sono stati espressi 151 voti, mentre numerose persone nel mondo hanno seguito i lavori tramite collegamento streaming.


“Ringrazio tutti coloro che hanno accolto la nostra proposta come Consiglio direttivo – ha affermato il presidente Gino Gregoris, che ha illustrato il documento assieme al consigliere Angioletto Tubaro alla presenza del notaio Gaspare Gerardi – per un Efasce che senza dimenticare le sue radici guarda allo stesso tempo al futuro coltivando il presente. Con il nuovo Statuto abbiamo ora una definizione più attenta della nostra realtà, che nasce come Segretariato di emigrazione per la tutela dei lavoratori emigranti e ora volge il suo sguardo all’emigrazione attuale. In più abbiamo recepito dei necessari aggiornamenti normativi e dato vita alla nuova Consulta dei Segretariati”.
I Segretariati sono le suddivisioni territoriali di Efasce in contatto con gli emigranti e sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela, a cui si è aggiunto il più recente negli Emirati Arabi Uniti. La Consulta sarà l’organo che permetterà il dialogo continuo tra Segretariato e Consiglio direttivo, valorizzandone il ruolo.
Dopo questo passaggio fondamentale, Efasce con Gino Gregoris e la vicepresidente Luisa Forte e la segreteria sono al lavoro per le attività dei prossimi mesi, che culmineranno con il 46° Incontro dei Corregionali all’Estero, importante momento di ritrovo e confronto annuale che si terrà a luglio, preceduto da visite sul territorio da parte degli emigranti e loro discendenti grazie ai progetti in essere con la Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone, Fondazione Friuli e Bcc Pordenonese Monsile.

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In copertina, l’intervento del presidente Gino Gregoris (all’interno, anche con Gerardi e Tubaro).

Efasce Pordenone chiude il 2022 presentando il nuovo sito web

Il tradizionale incontro di fine anno dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti ha visto la presentazione del nuovo sito web con il quale l’organizzazione stringerà ancora più i legami e la comunicazione con i corregionali sparsi nel mondo. Diversi di loro sono tornati nel Friuli occidentale per queste feste natalizie e hanno partecipato all’appuntamento svoltosi a Pordenone nella sala multimediale di Spazio 47 Mazzini. Presente anche l’assessore comunale Morena Cristofori.
“Un momento felice – ha affermato il presidente di Efasce, Gino Gregoris, presente con la vicepresidente Luisa Forte e il consiglio direttivo – in cui oltre a scambiarci gli auguri abbiamo fatto un bilancio dell’anno che va a concludersi, nel quale abbiamo ripreso in pieno le attività in presenza dopo l’emergenza sanitaria. Il nuovo sito web va a coronare dodici mesi ricchi di incontri e progetti, grazie anche al sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone e Fondazione Friuli, nonché ci lancia idealmente in un 2023 di cui prossimamente annunceremo il programma. Ma già ora possiamo dire che l’evento clou sarà a luglio con il tradizionale Incontro con i nostri corregionali, giunto alla 46ma edizione”.
Il sito www.efasce.it ha visto all’opera in coordinamento con la segreteria la web agency Alea il cui ceo Cristian Fiorot ha illustrato le rinnovate sezioni e l’approccio dinamico che favorisce la comunicazione tra ente e corregionali. A conclusione cena conviviale alla prosciutteria Martin in centro a Pordenone.

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In copertina, il presidente di Efasce Gino Gregoris e qui sopra i partecipanti all’incontro di fine anno.

Bus turistici, a Zoppola la slovena Nomago ora ha la sua prima sede in Italia

Nomago, la più grande compagnia di autobus turistici della Slovenia e tra i maggiori player del settore in Europa, ha inaugurato la sua prima sede in Italia a Cusano di Zoppola. Alla presenza delle autorità locali, il presidente Sandi Brataševec e l’amministratore delegato Dimitrij Saksida hanno aperto le porte del moderno hub che, situato sulla strada statale Pontebbana tra Pordenone e Udine, permette di coprire strategicamente tutto il Nordest e oltre.

La sede di Cusano di Zoppola rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento della presenza di Nomago in Italia, iniziata nel 2018 con l’acquisizione di Alibus, storica azienda conosciuta e apprezzata nel territorio pordenonese. Nomago Italia ha un parco di 70 autoveicoli e la sua ricaduta occupazionale è di 100 dipendenti, residenti principalmente nel territorio in cui l’azienda opera. La nuova sede rientra in un ampio progetto aziendale incentrato sulla sostenibilità: per questo è stata riqualificata una precedente area produttiva del territorio zoppolano senza consumare o cementificare ulteriore suolo.
Presenti il sindaco di Zoppola Francesca Papais, l’assessore alla mobilità, trasporti e viabilità del Comune di Pordenone Cristina Amirante, l’assessore alla mobilità del Comune di Azzano Decimo Gabriele Pardini, il maresciallo Francesco Napolitano vicecomandante della stazione dei Carabinieri di Fiume Veneto. La sede è stata benedetta dall’aiutante della parrocchia di Zoppola, don Stefano Mattiuzzo. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha inviato i saluti del presidente Massimiliano Fedriga e dell’assessore regionale ai trasporti Graziano Pizzimenti.

«Puntiamo molto sul mercato italiano – ha affermato il presidente di Nomago, Sandi Brataševec – a cui siamo geograficamente vicini e con il quale ci sono molte affinità. Dalla collaborazione tra Slovenia e Italia siamo pronti a partire con uno sguardo positivo al futuro. Futuro che però è già iniziato, visti i numerosi Comuni del territorio del Friuli Venezia Giulia che hanno scelto i nostri mezzi per il loro servizio di autobus scolastico. Il dialogo con le comunità di riferimento è infatti per noi molto importante, come anche con gli altri soggetti fondamentali dei territori: in tal senso, ne sono felice esempio la pluriennale collaborazione con la Base americana di Aviano, l’Udinese calcio, Pallacanestro Trieste e le Frecce tricolori. In Nomago da oggi c’è anche un cuore italiano che batte a Zoppola, pronto a lavorare in sinergia con le nostre sedi in Slovenia e Croazia. Da Venezia a Dubrovnik, passando per Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, un’unica grande realtà al servizio dei viaggiatori».
«La sede di Zoppola – ha aggiunto l’amministratore delegato di Nomago Dimitrij Saksida – permetterà un agevole contatto con la clientela, che in un unico luogo potrà accedere a tutti i nostri servizi. La sua posizione strategica ci permetterà di coprire con i nostri mezzi il territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dialogando proficuamente con la casa madre in Slovenia e con la sede in Croazia. Un hub moderno, che nasce dalla riqualificazione di un’area già esistente e su cui stiamo investendo anche in termini di efficienza energetica e sostenibilità ambientale».
«Nomago ponendo qui la sua sede italiana – ha poi osservato il sindaco Francesca Papais – ha riconosciuto la valenza strategica della posizione di Zoppola e posto le radici per uno sviluppo non solo dell’azienda ma anche del territorio con essa. Da anni collaboriamo per il servizio di scuolabus, con i conducenti che sono tra i primi educatori che i nostri ragazzi incontrano ogni giorno: sono un valore aggiunto del servizio stesso».

L’AZIENDA – Nomago nasce nel 2018 dalla fusione di diverse realtà di trasporto in Slovenia, allargando poi il suo raggio d’attività anche a Italia e Croazia. Tra i suoi servizi non solo noleggio autobus turistici ma anche servizio di trasporto pubblico, mobilità integrata autobus-biciclette, servizi charter su gomma e in collegamento con gli aeroporti e i porti, agenzia turistica. Oltre 800 gli autoveicoli attivi in Slovenia, Italia e Croazia, che percorrono più di 35 milioni di chilometri ogni anno. In Nomago lavorano 1200 persone e vengono serviti più di 10 milioni di passeggeri all’anno.

L’AMBIENTE – Nomago Italia, in sintonia con la casa madre, è attenta all’impatto ambientale delle sue attività. Per questo è stata scelta come sede una realtà produttiva già esistente sulla strada statale Pontebbana a Cusano di Zoppola – ampia circa 18 mila mq – riqualificandola ed evitando così di cementificare nuove porzioni di suolo. È stato anche avviato un piano d’intervento per l’installazione di pannelli fotovoltaici, nonché lo sviluppo del servizio intermodale con e-bike. Si sta anche effettuando il rinnovo del parco automezzi con l’acquisto di autobus di ultima generazione Euro 6D a bassissime emissioni, oltre a quelli a metano già circolanti in Slovenia. Scegliere l’autobus è di per sé una scelta ecologica, visto che ogni mezzo “toglie” dalle strade 50 automobili con le relative emissioni.

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In copertina e all’interno alcune immagini della inaugurazione della nuova sede di Nomago a Cusano di Zoppola.

Servizio civile, domani a Pordenone la presentazione di tre progetti

Per domani 20 gennaio, alle 18, nella sala Degan della Biblioteca civica, il Comune di Pordenone tramite l’Informagiovani ha organizzato un incontro di presentazione dei progetti di servizio civile universale “I Cittadini di domani” (4 posti nel settore culturale dello stesso Comune), del Consorzio di cooperative sociali Leonardo “Senza Limiti” (10 posti nel settore dell’assistenza alla disabilità) e “Coltiviamo Inclusione” (4 posti nel settore dell’agricoltura sociale).
Saranno presenti Flavia Maraston, dirigente delle Politiche giovanili del Comune di Pordenone, Antonio Danin, direttore della Biblioteca civica, e Flavia Pecorari, referente del Servizio civile per il Consorzio Leonardo, che presenteranno i propri progetti e risponderanno alle domande dei presenti. Introdurrà l’incontro l’assessore comunale alle politiche giovanili, Alberto Parigi. L’ingresso è consentito con Green Pass rafforzato sino ad esaurimento posti.

Case popolari, oltre 4.500 alloggi in mezzo secolo nel Pordenonese

L’Ater di Pordenone in mezzo secolo di vita ha dato risposta all’esigenza abitativa primaria dei cittadini, con particolare riguardo verso coloro che non hanno la possibilità di accedere al mercato privato delle case. L’importante compleanno è stato celebrato, alla Fiera di Pordenone, con un convegno dedicato proprio ai 50 anni dell’istituto. Nato, in seguito alla costituzione della Provincia di Pordenone, con legge regionale il 21 aprile 1971 con il nome di Iacp provinciale (Istituto Autonomo per le Case Popolari), nel 1999 ha assunto, come nel resto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il nome di Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale.

Tassan Zanin e Novacco.

Il presidente dell’Azienda, Giovanni Tassan Zanin, ha ricordato come dal 1971 siano stati realizzati oltre 4mila 500 alloggi in gran parte dei 50 Comuni del Friuli occidentale e, sottratti quelli che nel corso di questi anni sono stati ceduti a inquilini che ne avevano diritto, attualmente Ater Pordenone gestisce 3.832 alloggi. «Anche quelli ceduti agli inquilini – ha aggiunto – sono un segnale positivo di come la qualità della vita delle famiglie in questi anni sia aumentata. Le sfide del futuro sono spendere bene i soldi del Pnnr e case moderne anche dal punto di vista energetico, come già stiamo facendo». Negli alloggi più recenti, infatti, grande attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche e al risparmio energetico, con alloggi in classe energetica A4, con impianto fotovoltaico e pompa di calore, a conferma di un’attenzione all’ambiente che l’Azienda ha avuto, prima in Italia nell’edilizia pubblica, fin dalla sua nascita.

Al microfono De Bortoli.

All’evento è intervenuto anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti: «Un ente che ha alle spalle mezzo secolo di vita, ma che è sempre all’avanguardia sapendo proporre scelte innovative che coniugano la necessità di nuove residenze con le evoluzioni della società», ha detto portando anche i saluti del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga. Per quanto riguarda il futuro, l’assessore ha individuato due grandi sfide. «La prima – ha detto Pizzimenti – è quella legata all’opportunità messa in campo con il Pnrr, che assegna alle Ater del Friuli Venezia Giulia quasi 63 milioni di euro da investire. Dovremo essere in grado di mettere in campo progetti già cantierabili, poiché i fondi a disposizione dovranno essere spesi entro il 2026. Servirà quindi compiere un lavoro di squadra con le amministrazioni pubbliche della regione per utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione. La seconda sfida – ha concluso Pizzimenti – è quella invece legata al ruolo delle Ater. Ci dobbiamo interrogare per capire se l’ente sia deputato solamente alla realizzazione infrastrutturale degli edifici abitativi oppure se, accanto a questo aspetto, debba essere nel contempo impegnato anche a studiare l’evoluzione della società per capire quali siano le nuove esigenze degli inquilini».

Bertolo e Pielli.


L’assessore del Comune di Pordenone, Walter De Bortoli, portando i saluti del sindaco Alessandro Ciriani e consegnando una targa al presidente Tassan Zanin, ha ricordato come l’Ater Pordenone sia stata tra i motori dello sviluppo cittadino e di come le sue case siano sempre state fatte con cura, mentre il presidente nazionale di Federcasa, Riccardo Novacco, ha analizzato il quadro delle residenze pubbliche nella penisola, spiegando che è in atto un dialogo costruttivo con il Governo. Monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia Pordenone, ha poi ricordato come la casa sia un elemento essenziale per il benessere della comunità.

Ex presidenti e amministratori.

Tra gli ospiti della giornata – condotta dal direttore Lorenzo Puzzi e realizzata assieme al dirigente settore amministrativo e direttore sostituto Angioletto Tubaro – anche il primo presidente Giuseppe Bertolo (che ricoprì la carica fino al 1994) e il primo dipendente Francesco Pielli (vicedirettore fino al 1978 e poi direttore dal 1979 al 2005). I due hanno ricordato i primi anni di vita dell’ente, staccatosi dall’omologo udinese dopo la nascita della provincia di Pordenone. Con loro hanno ricevuto un diploma di ringraziamento anche altri ex amministratori presenti in sala (il commissario Davide Sartor, i presidenti Alberto Scotti e Claudio Serafini e l’amministratore unico Monica Pase) e dirigenti (i direttori Antonio Ius e Aldo Bello e lo stesso Angioletto Tubaro). Sono stati anche ricordati con un momento commemorativo gli ex presidenti scomparsi Sergio Peressutti, Giancarlo Luisa Vissat e l’ex direttore Giorgio Garau. Presenti in sala pure consiglieri regionali, sindaci e amministratori del territorio.

La sala presente il vescovo Pellegrini.

I DATI

La ricorrenza ha fornito anche l’occasione per una “fotografia” del servizio che Ater Pordenone offre al territorio del Friuli occidentale. Nei 3832 alloggi gestiti vivono oltre 8 mila persone, per il 91% di nazionalità italiana. Il 60% degli alloggi sono assegnati a persone che hanno un reddito Isee tra zero e 10 mila euro, un dato che evidenzia come l’Ater Pordenone dia un bene primario come la casa a persone che altrimenti avrebbero difficoltà a reperire un’abitazione sul mercato privato. Tra questi soprattutto gli over 65, anziani che rappresentano il 41% degli intestatari. La composizione dei nuclei famigliari è per il 40% di una persona, del 29% di 2 persone, del 22% di 3-4 persone e del 9% di più di 4 persone.  La struttura di Ater Pordenone è composta da 50 persone tra dirigenti, quadri e impiegati. Neanche negli anni della pandemia ha smesso di seguire le sue finalità: nel 2020 sono stati consegnati 118 alloggi, nel 2021 fino a ottobre 176. Quest’anno in particolare si contraddistingue per l’inaugurazione di 28 nuovi alloggi tra Caneva, Casarsa della Delizia, San Quirino e Spilimbergo.  Tra i Comuni con il maggior numero di alloggi attualmente, oltre al capoluogo Pordenone con 1307, ci sono Azzano Decimo (111), Casarsa della Delizia (151), Cordenons (151), Fiume Veneto (109), Fontanafredda (1339, Maniago (182), Porcia (125), Sacile (245), San Vito al Tagliamento (293), Spilimbergo (141).

I PRIMATI

In questo mezzo secolo di attività, l’Ater Pordenone ha messo agli archivi una serie di “prime volte”. La prima serie di alloggi a essere stata costruita – dopo l’uscita dall’omologa azienda di Udine in seguito alla nascita della Provincia di Pordenone – vide il taglio del nastro il 28 agosto 1973 a Sesto al Reghena con una serie di villette a schiera in via Giotto di Bondone. Poco dopo, nel 1974, a Fiume Veneto in via Tavella, il primo intervento di edilizia pubblica in tutta Italia a installare un impianto solare.

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Graziano Pizzimenti.

Confcooperative Pordenone da 70 anni: grande forza per reagire alla pandemia

(g.l.) «Confcooperative Pordenone rappresenta oggi quasi l’80% delle cooperative presenti nella provincia: 136 cooperative e 2 banche di credito cooperativo, 440 milioni di euro il valore della produzione e più di 7 miliardi la raccolta globale sommata agli impieghi delle banche di credito cooperativo; più di 60 mila i soci e oltre 7 mila gli occupati. Sono numeri importanti, riteniamo, in tempi di crisi, soprattutto perché riflettono una sostanziale tenuta del sistema. Un patrimonio di imprese presenti in tutti i settori dell’economia. Infatti, la cooperazione pordenonese si caratterizza per essere “trasversale” a tutti i settori, in quanto abbraccia il credito, l’agricoltura, il sociale, la distribuzione, la produzione, i servizi, l’edilizia, il sanitario. Confcooperative Pordenone è il luogo ideale dove queste cooperative possono incontrarsi, ascoltarsi e fare sintesi, creare spazi di comunicazione per costruire risposte adeguate a scenari in continua evoluzione. Le quattro principali attenzioni su cui stiamo puntando in occasione del 70mo di fondazione della nostra realtà sono un occhio alla storia ed alle nostre radici; e poi il ruolo delle donne cooperatrici; lo spazio per i giovani cooperatori; e infine, ma centrale, la cooperazione come fattore di sviluppo nella comunità». È, questo, il passo centrale della relazione celebrativa – “Facciamo impresa nella comunità dal 1951” è il suo titolo – tenuta ieri dal presidente Luigi Piccoli per ricordare i 70 anni di Confcooperative Pordenone che, erede della cooperazione di fine Ottocento e inizio Novecento, sorse nel 1951. Il convegno “La Cooperazione a Pordenone. I 70 anni di Confcooperative”, in Fiera, ha così permesso di fare un quadro non solo della storia ma anche della situazione attuale del mondo cooperativo provinciale, alle prese con la sfida del Covid-19 e con le dinamiche del mercato senza dimenticare mai i suoi fini sociali.

I presidenti Gardini e Piccoli.

«In questa terra ci sono distretti con una densità cooperativistica tra le più alte d’Italia – ha fatto eco a Piccoli il presidente di Confcooperative nazionale, Maurizio Gardini, ospite della importante giornata -: cooperative che in questi 70 anni hanno vissuto il periodo della ricostruzione e dello sviluppo, dalla povertà del dopoguerra a comunità orientate al futuro. La pandemia ha portato fratture sociali ma anche nuove sfide e opportunità, come per esempio i fondi del Pnnr, oltre a bisogni della società civile che anche qui a Pordenone troveranno risposta grazie alle cooperative».
«La Destra Tagliamento – ha osservato, dal canto suo, l’assessore regionale Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier – come dimostrano i dati, si manifesta ancora come un’entità territoriale dinamica e in controtendenza, in senso positivo, rispetto agli effetti del momento indotti anche dalla pandemia. È una realtà che se ha risentito della situazione causata dall’emergenza sanitaria, ha saputo ripartire subito adeguandosi alle mutate necessità della società e alle richieste e attese dei mercati, traguardando in prospettiva. Questo, com’è tradizione per il mondo della cooperazione e com’è tradizione del tessuto economico produttivo, che alla pari della cooperazione nel Pordenonese ha una tradizione ultrasecolare». «Il modello cooperativistico – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – tiene anche nel terzo millennio e resiste agli effetti della pandemia, anche se in alcune realtà del Friuli Venezia Giulia deve scontare le difficoltà nel poter individuare figure disponibili per la governance del movimento: una criticità alla quale riescono a sopperire tecnici e professionisti capaci. È a loro che si deve il successo di un modello nato dalla solidarietà e cresciuto adattandosi alle esigenze della società e delle realtà locali, nel quale la Regione continua a credere e al quale non manca di continuare ad assicurare l’appoggio necessario. L’elemento inconfutabile – ha concluso Zannier – capace di far emergere il Pordenonese tra le diverse realtà del Nord Est, è la capacità fare rete e sistema, mentre sul territorio altre aree si presentano disgregate forse perché gli stessi strumenti legislativi non più attuali rendono difficili i compiti di vigilanza e governo della situazione».

La tavola rotonda.

I lavori – davanti a una platea con diversi consiglieri regionali, sindaci, amministratori e presidenti di cooperative – si erano aperti con la premiazione dell’unica cooperativa ancora attiva tra quelle fondatrici del 1951 – la Latteria di Palse con il presidente Giuseppe Zanetti – e una di quelle di più recente costituzione – la cooperativa di comunità Insieme di Meduno sorta da poche settimane, con la socia Anna Iogna che ha portato i saluti della vicepresidente Patrizia Marescutti -, oltre al neocostituito Gruppo giovani di Confcooperative Pordenone con il referente Luca Luison della cooperativa Il Piccolo Principe. Sul palco anche i sindaci dei due Comuni delle Cooperative della provincia pordenonese, Lavinia Clarotto (Casarsa della Delizia) e Michele Leon (San Giorgio della Richinvelda), realtà dal grande Dna cooperativo visto il numero di imprese presenti. Saluti istituzionali sono stati portati dal vescovo di Concordia-Pordenone, Giuseppe Pellegrini, da Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg e portavoce regionale di Alleanza Cooperative Italiane, e dal consigliere del Comune di Pordenone, Massimo Drigo, che ha consegnato una targa commemorativa a Confcooperative.

I sindaci Leon e Clarotto.

La targa comunale di Drigo.

Premio a Luison.

Lo studio “La cooperazione pordenonese alla prova della pandemia: un dinamismo in trasformazione”, realizzato dal professor Daniele Marini, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Padova, ha quindi evidenziato come in generale la cooperazione pordenonese (che vale il 10% della forza occupazionale provinciale) guardi al futuro prossimo con ottimismo in modo certamente più deciso rispetto alla vicina Marca trevigiana e, soprattutto, alla media delle colleghe venete dopo le sfide del Covid-19. «Il 71% delle associate di Confcooperative Pordenone che hanno partecipato alla rilevazione occupa giovani di meno di 30 anni tra gli addetti, il 41% con lavoratori di origine straniera e il 60% ha donne in ruoli di responsabilità. In totale – ha spiegato il luminare – la cooperazione pesa per il 10% dell’intero panorama occupazionale in provincia di Pordenone. Livelli occupazionali che durante la pandemia sono rimasti stabili nel 65% delle cooperative, con un 23% che ha pure aumentato gli addetti. Per il secondo semestre 2021 ci si aspetta una crescita sul mercato interno per il 36,3% mentre chi esporta sta vivendo con preoccupazioni le tensioni internazionali. In generale, la cooperazione pordenonese guarda al futuro prossimo con ottimismo in modo certamente più deciso rispetto alla Marca trevigiana e, soprattutto, alla media delle colleghe venete. Mediamente ogni mese le cooperative intessono relazioni con oltre 3.600 famiglie, 110 associazioni di volontariato e 75 associazioni di categoria con cui costruiscono progettualità e interventi. Sotto il profilo economico sono in filiera con oltre 5.800 imprese e 1.600 fornitori. In altri termini, sviluppano un “PIL sociale” che non è conteggiato nelle stime dell’economia reale, ma senza il quale l’intera società (e di conseguenza l’economia) ne risentirebbe fortemente».

Premiati Palse e Meduno.


A seguire la tavola rotonda sul tema “La cooperazione fattore di sviluppo nella comunità”, moderata dal direttore di Messaggero Veneto e Il Piccolo, Omar Monestier, ha visto, oltre al citato assessore regionale Zannier, il vicepresidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Michelangelo Agrusti, il consigliere del Consorzio tutela Doc Prosecco e presidente di Confcooperative Belluno Treviso, Valerio Cescon, assieme agli stessi Piccoli e Marini, ragionare su stato di fatto e obiettivi futuri della cooperazione. Conclusioni, quindi, affidate al presidente nazionale Gardini.

Due settori della sala in Fiera.

Programma della giornata celebrativa a cura degli uffici di Confcooperative Pordenone guidati dal direttore Marco Bagnariol con il supporto della cooperativa Nuove Tecniche.
L’evento ha beneficiato del patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone e dei Comuni delle Cooperative Città di Casarsa della Delizia e Comune di San Giorgio della Richinvelda. Le iniziative sono state sostenute in particolare da Camera di Commercio Pordenone-udine, Bcc Pordenonese e Monsile, Friulovest Banca, Vivai Cooperativi Rauscedo, La Delizia viticoltori friulani, Cantina Rauscedo, Cantina Ramuscello, Friulfruct, Circolo Agrario Friulano, Carac, Cooperativa agricola Bannia, Fondosviluppo Fvg.

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In copertina, l’intervento del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini.

(Servizio fotografico di Setefano Covre Nuove Tecniche)

 

Da Iacp ad Ater, da mezzo secolo a Pordenone garantisce una casa

Domani, 26 novembre, alle 12, nella sala Zuliani della Fiera di Pordenone, si terrà il convegno per i 50 anni dell’Ater Pordenone. Nato, in seguito alla costituzione della Provincia, con legge regionale il 21 aprile 1971 con il nome di Iacp provinciale (Istituto Autonomo per le Case Popolari), nel 1999 ha assunto, come nel resto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il nome di Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. In questo mezzo secolo di vita ha dato risposta all’esigenza abitativa primaria dei cittadini, con particolare riguardo verso coloro che non hanno la possibilità di accedere al mercato privato delle abitazioni. Dal 1971 ha infatti realizzato oltre 4mila 500 alloggi in gran parte dei 51 Comuni del Friuli occidentale e, sottratti quelli che nel corso di questi anni sono stati ceduti a inquilini che ne avevano diritto, attualmente ne gestisce 3.832.
All’evento interverranno il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Graziano Pizzimenti, il rappresentante del Comune di Pordenone e il presidente nazionale di Federcasa Riccardo Novacco, accolti dal padrone di casa, il presidente dell’Ater Pordenone Giovanni Tassan Zanin.
“Un momento ufficiale – ha spiegato Tassan Zanin – che abbiamo voluto organizzare per raccontare come siamo nati, come ci siamo sviluppati e quali obiettivi abbiamo in futuro, sempre tenendo presente quanto il nostro ruolo sia fondamentale sul territorio, visto che garantisce alle persone un bene primario come la propria abitazione. C’è ancora l’abitudine a chiamarle, con una definizione ormai superata, case popolari: ma le nostre sono case di edilizia residenziale pubblica, sempre più attente ai bisogni di chi ci abita”.
“L’emergenza Covid-19 – ha aggiunto il direttore di Ater Pordenone, Lorenzo Puzzi – ha reso ancora più indispensabile il bene casa, luogo che ci ha anche preservati nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria e luogo, altresì, che ora ha un ruolo fondamentale pure nella ripartenza. Attualmente i nostri alloggi sono sempre più strutturati seguendo i criteri per l’efficienza energetica e il rispetto dell’ambiente. La giornata per il cinquantesimo anniversario sarà una preziosa occasione di riflessione sugli impegni che stiamo portando avanti e di cui dialogheremo con i nostri ospiti”.
E tra gli ospiti interverranno anche il primo presidente Giuseppe Bertolo (che ricoprì la carica fino al 1994) e il primo dipendente Franco Pielli (vicedirettore fino al 1978 e poi direttore dal 1979 al 2005). A loro il gruppo organizzatore della giornata – guidato dallo stesso direttore Lorenzo Puzzi assieme al dirigente settore amministrativo e direttore sostituto Angioletto Tubaro – ha affidato a inizio del convegno un momento per ricordare i primi passi dell’ente, compresa la particolarità storica dell’avvio in due riprese. Infatti, prima della legge regionale del 1971, ci fu una prima istituzione portata dalla delibera della giunta regionale a luglio 1970, che però fu bloccata alla fine di quell’anno dopo un ricorso dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Udine da cui Pordenone si staccò.

L’evento rispetterà le norme anti contagio e a esso si entrerà con il Green Pass. Accesso su invito e prenotazione: info 0434.23357 – ater50@ater.pn.it

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In copertina, da sinistra Tubaro, Bertolo, Tassan Zanin e Pielli.

 

Confcooperative Udine, oggi a Tolmezzo sotto la lente le nuove periferie

Prendere in mano il proprio futuro. È questa un’opportunità, moderna e flessibile, offerta dalle imprese di comunità ai piccoli borghi e alle periferie territoriali. Un tema ancora nuovo per il Friuli Venezia Giulia e che Confcooperative Udine, con il supporto della Camera di Commercio Pordenone-Udine e dell’Anci Fvg, vuole lanciare e rilanciare a Tolmezzo (nella sala consiliare) oggi, 25 novembre, a partire dalle ore 14.30, con un convegno (in presenza e videoconferenza), dal titolo: “Le nuove periferie. Dalle aree interne ai contesti urbani. Il ruolo della cooperazione e del terzo settore, tra innovazione sociale e generazione di nuove comunità”.

Ai saluti di rito e all’introduzione di Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine, faranno seguito gli interventi di Giovanni Teneggi (responsabile promozione delle imprese di comunità di Confcooperative) e Flaviano Zandonai (open innovation manager del Consorzio Gino Martelli di Milano) che presenteranno anche alcune best pratice, assieme a Massimo Moretuzzo della cooperativa agricola di comunità Friûl di Mieç. Le voci degli amministratori locali e di alcuni stakeholder si potranno ascoltare durante una tavola rotonda moderata dal giornalista Adriano Del Fabro, alla quale parteciperanno: Ermes De Crignis (presidente della Comunità di Montagna della Carnia), Ivan Buzzi (sindaco di Pontebba), Monica Cairoli (assessore all’ambiente del Comune di Pordenone), Stefania Marcoccio (presidente della cooperativa sociale Cramars, di Tolmezzo) e Sandra Odorico (della Caritas di Udine).

Le imprese di comunità sono uno strumento imprenditoriale con cui i cittadini (e gli enti locali di riferimento) possono diventare attori dei processi di sviluppo locale dei propri territori. Sono già più di 200 le realtà italiane operative nei piccoli borghi, nelle aree interne e, più recentemente, anche nelle città e nelle cinture peri-urbane, attive nella promozione di un modello di sviluppo locale che, unendo l’efficienza e l’intraprendenza imprenditoriale con la partecipazione e l’inclusione proprie del modello cooperativo e dell’impresa sociale, crea valore sul territorio, con il territorio per poi ridistribuirlo nelle comunità.
Già 13 Regioni sono intervenute per normare il settore (Puglia, Basilicata, Liguria, Abruzzo, Sicilia, Toscana, Lazio…), mentre in Friuli VG una proposta in tal senso è stata formalizzata all’Assemblea regionale e, al Senato, nel maggio scorso è stato incardinato il dibattito su uno specifico Ddl.

Per contatti e iscrizioni: Confcooperative Udine, tel. 0432 501775; udine@confcooperative.it

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In copertina, una bella panoramica di Tolmezzo capoluogo della Carnia.