Nuove armonie popolari, a Pordenone ritmi e sonorità del Balfolk europeo

Una domenica nel verde che propone un viaggio tra i ritmi e le sonorità del Balfolk europeo: è questo l’appuntamento che attende il pubblico dell’Estate musicale al Parco di San Valentino a Pordenone domani, 3 agosto, alle 19 con il concerto “Nuove armonie popolari. Tra le radici e il volo” dell’ensemble Boccadoro, in collaborazione con il festival Nei Suoni dei Luoghi. Prosegue nel segno delle danze per incontrarsi la programmazione dell’Associazione musicale Orchestra e Coro San Marco nell’area verde più aperta e inclusiva della città, in sinergia con il Comune di Pordenone-Capitale Italiana della Cultura 2027, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli, per la direzione artistica di Federico Lovato.

Dinamico e musicalmente curioso il quartetto che sarà protagonista dell’evento, formato da Anna Gioria, voce e violino, Gabriele Putzulu, chitarra acustica e stompbox, Viola Innocenti, voce e viola, Yarince Vicenzo, clarinetto e bodhran. Il progetto Boccadoro nasce infatti dal desiderio di quattro giovani musicisti italiani di unire la formazione classica all’energia vitale della musica popolare e del Balfolk, senza separare i vari stili musicali, ma al contrario unendo il loro background – ovvero precisione di esecuzione, attitudine alla polifonia e a costruzioni armoniche complesse – con la propensione al ritmo, alla danza e all’espressività. Boccadoro accompagna dunque la platea alla scoperta delle danze d’Europa – dalla Francia alla Svezia, dall’Irlanda alla Sicilia – e delle proprie composizioni originali, pagine dove la tradizione incontra la libertà del gioco e dell’ispirazione. Dal ritmo incalzante del “Reel” irlandese alle atmosfere sognanti di “Drops of Waltz”, il concerto è un percorso tra sonorità che parlano di memoria, incontro, leggerezza e profondità. Ogni brano è un invito al movimento, una soglia che apre alla possibilità di danzare insieme, o semplicemente ascoltare. La danza non è qui solo un passo: è una forma d’arte che unisce. E i musicisti dell’ensemble Boccadoro, con radici classiche e sguardo rivolto al mondo, la rendono esperienza viva.

I concerti al Parco di San Valentino sono a ingresso libero (annullati in caso di maltempo).
Tutte le info su sito web e pagine social dell’Associazione:
https://www.orchestrapordenone.it

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In copertina e all’interno due immagini dell’ensemble Boccadoro.

Guide e portatrici sulle Prealpi Clautane: oggi alla Storica Somsi di Pordenone protagonista il libro di Mario Tomadini

Nell’ambito del progetto dedicato a Julius Kugy (Gorizia, 1858 – Trieste, 1944), alpinista, scrittore, botanico e umanista mitteleuropeo, dal titolo “Montagne senza confini. Julius Kugy e la musica del paesaggio”, la Storica Società Operaia di Pordenone ospita nella sua sede di Palazzo Gregoris oggi, alle 17, il primo evento di presentazione del volume “Guide alpine, portatori e portatrici nelle Prealpi Clautane (1874-1915)”, edito dallo stesso sodalizio, a firma di Mario Tomadini, già presidente della Somsi e oggi ancora membro della direzione sociale, ma soprattutto appassionato ricercatore storico e scrittore, oltre che socio Cai dal 1972 e Accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.
L’evento, che sarà condotto da Lucia Bassan, è sostenuto da Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone-Capitale Italiana della Cultura 2027, Fondazione Friuli, Itas Assicurazioni e GSM Gestione Servizi Mobilità, con il patrocinio di numerosi enti del territorio: i Comuni di Andreis, Barcis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Forni di Sopra, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, la Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti Friulane, Cavallo, Cansiglio, la Società Alpina Friulana, le sezioni Cai di Cimolais, Claut, Forni di Sopra e il Cai – Sezione di Pordenone Aps (centenario 1925-2025).

Luigi (Carlo) Giordani “Begarèli”

Giovanni Battista De Santa detto “Barbe”

Francesco Filippin “Checo de Costantina”

La pubblicazione, edita con prefazione firmata dal giornalista e scrittore “di frontiera” Maurizio Bait, ricorda le guide alpine della Val Cellina e Val Vajont che dalla seconda metà dell’Ottocento e fino allo scoppio della Grande Guerra accompagnavano gli alpinisti italiani, tedeschi e austriaci nelle salite sulle vette di quelle che in quell’epoca erano definite Prealpi Clautane, ovvero “Die Clautanischen Voralpen”, poi chiamate Dolomiti d’Oltre Piave e oggi divenute Dolomiti Friulane – Patrimonio Unesco. La prima parte del volume è relativa all’attività intrapresa dai soci della Società Alpina Friulana, primo e importante passo per l’esplorazione delle montagne solcate dai torrenti Vajont, Cellina, Settimana e Cimoliana. Segue il ricordo delle prime guide alpine friulane autorizzate dalla Sezione di Tolmezzo del Club Alpino Italiano, in seguito trasferitasi a Udine come Sezione Friulana e infine assumendo l’attuale denominazione di Società Alpina Friulana. Quindi alcuni capitoli che offrono uno spaccato delle condizioni socio-economiche delle valli Cellina e Vajont, definite tra l’altro dall’isolamento causato dalla mancanza di rotabili da una parte verso la pianura pordenonese e dall’altra verso la Valle del Piave; l’accoglienza offerta nei paesi dove non mancavano locande e la presenza all’interno delle valli di numerose casere che potevano dare ricetto ad alpinisti e guide. Si tratteggia quindi il profilo delle tre guide locali che esercitavano nelle valli Cellina e Vajont, primo tra tutte il clautano di Massurìe Alessandro Giordani detto “Sandro Nazio”, il nipote Luigi (Carlo) Giordani “Begarèli” e l’ertano Francesco Filippin “Checo de Costantina”. Infine, passando al territorio dell’Alto Tagliamento, Giovanni Battista De Santa detto “Barbe”, prima e storica guida di Forni di Sopra. Nel volume ampio spazio è riservato a sottolineare l’apporto dato dai portatori e specialmente dalle portatrici, giovani donne che per poche lire portavano i bagagli degli alpinisti fin sotto le pareti. L’ultimo capitolo ricorda le guide ampezzane, cadorine, svizzere, tedesche e austriache che hanno accompagnato fin dal 1874 i loro clienti nelle vette delle Clautane.
L’autore della pubblicazione, che ha richiesto quattro anni di meticolose ricerche, è appunto Mario Tomadini, dal 2002 consigliere della Storica Società Operaia di Pordenone e già presidente del sodalizio dal 2021 al 2025. Appassionato studioso del territorio e scrittore, ha al suo attivo sedici pubblicazioni, molte delle quali aventi come soggetto la montagna pordenonese. Già collaboratore di “Piancavallo Magazine”, oggi ha una rubrica fissa nel Magazine “Esplora&Ama”. I suoi articoli si trovano anche nel periodico “Le Dolomiti Bellunesi”. Socio dal 1972 della Sezione Cai di Pordenone, oggi è iscritto alla Società Alpina Friulana di Udine. È stato uno dei promotori della realizzazione del Museo dell’Alpeggio nella Malga Capovilla, Piano del Cavallo.
Con le sue 480 pagine, 105 testi in bibliografia, un indice di 512 nomi e 700 località citate, il volume si propone già come una guida fondamentale per la ricostruzione storica di un periodo e di un contesto sociale e paesaggistico, oltre che un omaggio ai valligiani che contribuirono all’esplorazione di queste montagne, frequentate anche da Julius Kugy, che fu tra l’altro il primo a salire sul monte Cridola con la guida auronzana Pacifico Zandegiacomo Orsolina, e il primo a scalare il Monte Duranno con la guida Andreas Komac di Plezzo, ma avendo come accompagnatore l’ertano Giacomo Sartor.

L’incontro è a ingresso libero.
Info nel sito web www.somsipn.it o sulle pagine social della Somsi

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In copertina, lo scrittore Mario Tomadini autore del libro e già presidente della Storica Somsi di Pordenone.

Julius Kugy, una cultura senza confini: oggi Maurizio Bait e Valentina Randazzo a Gorizia per il progetto Somsi Pordenone

Si intitola “Julius Kugy, profeta della frontiera aperta” la conferenza che si terrà oggi, alle 18, al Kulturni Dom di Gorizia nell’ambito del progetto “Montagne senza confini. Julius Kugy e la musica del paesaggio” che la Storica Società Operaia di Pordenone propone quest’anno nel quadro delle iniziative ispirate ai temi “borderless” di GO!2025. Un progetto realizzato con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone-Capitale Italiana della Cultura 2027, Fondazione Friuli, Itas Assicurazioni e Gsm Gestione Servizi Mobilità, per la direzione artistica di Eddi De Nadai.

Maurizio Bait


L’incontro di Gorizia, realizzato in partnership con il Kulturni Dom, vedrà anche la partecipazione di Valentina Randazzo della Fondazione Coronini-Cronberg, istituzione presso la quale si occupa di visite e progetti didattici e dove ha curato lo scorso anno un percorso espositivo dedicato proprio all’alpinista (esploratore di nuove vie sulle Alpi Giulie, ma anche nelle Dolomiti Friulane), scrittore, botanico e, per diletto, musicista Julius Kugy (1858-1944). Una figura emblematica di una cultura “senza confini” già a partire dalla sua origine familiare e formazione, essendo nato a Gorizia (proprio a Palazzo Coronini) da madre slovena e padre austriaco, vissuto a Trieste e intriso di quell’educazione mitteleuropea (linguistica, artistica e umanistica), che oggi, nell’anno della Capitale Europea della Cultura, torna alla ribalta in tutti i suoi aspetti.
Maurizio Bait, giornalista triestino di famiglia austro-italo-slovena, vive a Valbruna. Da sempre attento esploratore del “mondo di confine” verso Est, per “Il Gazzettino” ha curato per anni la pagina culturale “Frontiere”. Molti i suoi saggi e libri, tra i quali: “Federico “Tavan. La strega sulla testa” (Biblioteca dell’Immagine, 1999), la raccolta di scritti “La frontiera leggera” e i racconti “Per dire domani” (entrambi per Olmis, 2004), “Il fiume degli abissi. Storia, uomini e leggende attorno al Timavo” (Morganti, 2019), “Alpi d’Oriente. Storie di uomini, donne, foreste e animali” (Ediciclo, 2024). Da alcuni anni pubblica con cadenza periodica i “Quaderni di Valbruna” (racconti sulle Alpi Giulie) con le Edizioni Saisera.

L’incontro è a ingresso libero.
Info sul web: www.somsipn.it e sulle pagine social della Somsi.

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In copertina, Julius Kugy a Valbruna nel 1936 (Archivio Cai XXX Ottobre Trieste).