Nimis da 35 anni “gemello” con Lannach: oggi grande festa con gli amici stiriani tra il suono delle tradizionali campanelle

di Giuseppe Longo

Era l’ormai lontano 1989, proprio nei giorni dei tradizionali festeggiamenti settembrini, che a Nimis si sottoscrivevano ufficialmente i protocolli del gemellaggio con Lannach, la cittadina stiriana che sorge a pochi chilometri da Graz – la stessa distanza di Nimis con Udine – unita in un importante vincolo di amicizia nel nome e nel ricordo dello scultore Rodolfo Zilli, il quale, partito giovanissimo con la famiglia per l’Austria, vi si stabilì definitivamente senza peraltro rinunciare mai alla cittadinanza italiana, tanto che, assieme alla moglie Stefania Pecchio von Weitenfeld, non mancava mai di scendere a Nimis per ogni consultazione elettorale. Nel bellissimo Castello di Lannach, l’artista aveva infatti il proprio studio-laboratorio, dal quale sono uscite tutte le sue opere tra cui il busto bronzeo del cardinale Ildebrando Antoniutti, del quale era molto amico, che si trova nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio a lato della tomba del porporato, e il suo autoritratto, posto dinanzi alle scuole elementari e medie.


Oggi sul Prato delle Pianelle – in occasione della festa della Natività della Madonna, attorno alla quale ruota la plurisecolare “Sagre des Campanelis” – è attesa pertanto una rappresentanza della comunità stiriana guidata dal borgomastro Josef Niggas per celebrare appunto i 35 anni del gemellaggio. Il commissario straordinario del Comune di Nimis, Giuseppe Mareschi, ha infatti indetto per stamane, con la collaborazione della Pro Loco, una bella cerimonia che, preceduta dalla Messa solenne delle 11 in Santuario, si terrà nel tendone della sagra e sarà coronata dal pranzo con gli amici austriaci.
In quel settembre del 1989 gli atti del gemellaggio – ufficiale, perché regolarmente autorizzato dal Ministero competente – furono sottoscritti dall’allora sindaco di Nimis Germana Comelli e dal viceborgomastro di Lannach Helmut Kormann essendo impossibilitato a intervenire il titolare del Comune stiriano, Josef Mayer. L’anno successivo, analoga, festosa cerimonia si tenne nel citato Castello di Lannach. Nel frattempo, però, le guide dei due Comuni erano cambiate, tanto che nella cittadina stiriana era stato eletto Maximilian  Röck, morto purtroppo un anno fa, mentre a Nimis si era onorato proprio chi scrive di assumere la responsabilità della nuova amministrazione civica. Auspice appassionato dell’intesa fra i due Comuni Rodolfo Zilli, pure lui scomparso ormai da molti anni, per sottolineare il legame tracciato dal padre artista tra il paese d’origine e quello ospitante. Un legame nello spirito di amicizia e collaborazione che anima la stessa Unione Europea e che lo scultore Zilli aveva anticipato anche in alcune delle sue opere. Quelle due cerimonie di gemellaggio – appunto del 1989 e del 1990 – segnarono la nascita di una bellissima amicizia che in tutti questi anni non è mai venuta meno, ma trova sempre occasioni per rinsaldarsi soprattutto in occasione degli annuali festeggiamenti, in settembre e in ottobre, delle due comunità. E già da ieri sul Prato delle Pianelle c’è uno stand con i prodotti tipici di Lannach e della Stiria, come ad anticipare la bella festa che contrassegnerà la giornata odierna al suono delle tradizionali campanelle di terracotta, simbolo della storica sagra. Bentornati Amici di Lannach!

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In copertina, un momento della cerimonia ufficiale del gemellaggio nel 1989; all’interno, tanti gli amici di Lannach intervenuti: in primo piano il dottor Rodolfo Zilli con l’anziana madre Stefania Pecchio.

Dj Tubet e Angelo Floramo divertono con la storia medioevale a Cergneu: quel che resta del Castello sarebbe sede magnifica per eventi sotto le stelle durante l’estate

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ma che bella serata al Castello di Cergneu, fatta di storia, lingua, tradizioni e cultura del nostro Friuli, con frequenti occasioni di lasciarsi andare anche ad appaganti risate, tanto apparivano divertenti i “quadri” del professor Angelo Floramo e le appropriate incursioni in rima di Dj Tubet. Il rapper di Nimis – quanto ci tiene al suo paese! – e lo storico sandanielese, esperto di cose medioevali, hanno infatti dato vita a due ore di vero, sano e rilassante, ma anche colto, spettacolo che ha richiamato un pubblico folto ed entusiasta, non solo per quanto visto e ascoltato (facendosi pure coinvolgere direttamente da Mauro Tubetti), ma anche per la fresca temperatura che circondava i resti del maniero, facendo dimenticare le calure della giornata.

Uno spettacolo molto apprezzato, appunto, e che meritava d’essere visto. Un grazie riconoscente è andato pertanto, con le parole di Dj Tubet (ma lui stesso si è tanto impegnato), al Comune di Nimis che ha subito fatto proprie, tramite il commissario straordinario Giuseppe Mareschi, le aspirazioni dell’Associazione culturale Cernedum che da anni opera, in maniera appassionata e senza risparmiarsi, per la valorizzazione del Castello: un luogo veramente suggestivo che si presta a meraviglia per queste manifestazioni di rievocazione storica (proprio per far rivivere meglio le atmosfere dell’Età di Mezzo c’erano anche dei figuranti in costume). E che durante la bella stagione – anche perché il luogo è facilmente raggiungibile con una breve “scarpinata” dopo aver lasciato l’auto nella prima borgata di Cergneu – potrebbe prestarsi egregiamente anche per altre proposte sotto le stelle, come piccole rappresentazioni teatrali in “marilenghe” o concerti dedicati alla musica antica, soprattutto medioevale vista la particolarità del contesto. Insomma, un’iniziativa da ripetere e, magari, da arricchire. Uno spunto certamente non trascurabile che potrebbe rivelarsi utile per integrare i programmi culturali di quanti scenderanno in campo la prossima primavera per esprimere la nuova amministrazione comunale.
Alla riuscita manifestazione hanno assicurato il loro apporto anche la Compagnia dei Riservati con Sonia Cossettini e Michele Pucci alla chitarra, gli Acrobati del sole per lo spettacolo di falconeria, la Compagnia teatrale RetroScena, Daria Miani di Telefriuli (cura la trasmissione “Maman” per bambini) e la Pro Loco del Rojale per gli antiche mestieri. Evento, come detto, organizzato dal Comune di Nimis in collaborazione con Cernedum, nell’ambito dell’iniziativa Primis Plus “Storie di multiculturalità: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze”, finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 attraverso la Regione Friuli Venezia Giulia e la Società Filologica Friulana. Alla prossima…

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In copertina e all’interno l’applauditissimo spettacolo proposto da Dj Tubet e Angelo Floramo al Castello di Cergneu.

Cultura, tradizione e divertimento invitano domani al Castello di Cergneu: la riscoperta del Friuli antico assieme a Dj Tubet e Angelo Floramo

di Mariarosa Rigotti

Ci sarà anche il rapper di Nimis, Dj Tubet, domani, 2 settembre, all’evento “Cultura, Tradizione e Divertimento al Castello di Cergneu” che troverà suggestiva cornice proprio attorno alle mura dello storico maniero. Un’accattivante proposta organizzata dal Comune di Nimis in collaborazione con l’Associazione culturale Cernedum. Ricchissima la scaletta della giornata, che sarà coronata con Angelo Floramo e, appunto, Dj Tubet, tra racconti saggistici in lingua friulana e musica.
Chiari i motivi della proposta sottolineati dall’organizzazione: «Questa giornata, aperta al pubblico, sarà dedicata alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni friulane attraverso un ricco programma di attività pensate per tutte le età. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione culturale Cernedum, offrirà ai partecipanti la possibilità di immergersi in un’atmosfera unica, dove passato e presente si incontrano. Saranno proposte rievocazioni storiche medievali e dimostrazioni di antichi mestieri friulani, spettacoli teatrali e musicali, racconti, falconeria, laboratori e giochi per i più piccoli, il tutto accompagnato da un’accoglienza enogastronomica che valorizza i sapori locali».

Angelo Floramo


Va evidenziato che il progetto si inserisce all’interno delle iniziative di valorizzazione dei luoghi della cultura del Friuli Venezia Giulia, promosse attraverso la lingua e la cultura friulane. È realizzato nell’ambito dell’iniziativa Primis Plus “Storie di multiculturalità: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze”, finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 dalla Società Filologica Friulana e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Passando, quindi, al programma dell’evento dettagliato della manifestazione, nell’arco della intera giornata ci saranno rievocazioni storiche in costume medievale, a cura della compagnia teatrale RetroScena, e la mostra “Antichi mestieri friulani”, curata dalla Pro Loco del Rojale, con esposizioni e dimostrazioni pratiche per conoscere i mestieri tradizionali del Friuli. Mentre, durante il pomeriggio, la proposta prevede: laboratori per bambini in lingua friulana, curati da Daria Miani, conduttrice della trasmissione “Maman” su Telefriuli. «I laboratori, ispirati ai giochi e intrattenimenti tradizionali friulani, offriranno ai più piccoli un’esperienza educativa e divertente». In cartellone anche “Mistîrs, Sants e Striis”, uno spettacolo a cura de La Compagnia dei Riservati, con Sonia Cossettini e la chitarra di Michele Pucci. Così, «la tradizione orale del racconto e la musica si fonderanno per creare un’atmosfera magica, che trasporterà gli spettatori nei tempi antichi dei castelli».
Certo da non perdere sarà lo spettacolo di falconeria, a cura degli Acrobati del Sole. «Un’arte antica che sarà mostrata nel pieno rispetto degli animali e delle tradizioni, esaltando le caratteristiche venatorie e biologiche dei rapaci». Inoltre, per chi apprezza i sapori della tradizione, ci sarà un’accoglienza enogastronomica, a cura della citata Associazione Culturale Cernedum, con degustazioni di prodotti tipici del territorio. Quindi, la sera in cartellone: “Medioevo e i suoi sogni”, racconti saggistici in lingua friulana curati dallo studioso Angelo Floramo affiancati agli interventi musicali del rapper Dj Tubet che, con un’originale fusione di villotte friulane, musica antica e rap, coinvolgerà il pubblico con improvvisazioni in rima freestyle.
Insomma, come assicurano gli organizzatori, quella di domani sarà «un’esperienza unica per tutte le età. L’evento “Cultura, Tradizione e Divertimento al Castello di Cergneu” offre un’esperienza completa, che unisce intrattenimento, conoscenza e coinvolgimento della comunità. Un’occasione imperdibile per riscoprire e celebrare la ricchezza culturale e storica del Friuli Venezia Giulia, mantenendo viva la tradizione friulana e trasmettendola alle nuove generazioni».

Il Castello

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In copertina, il rapper friulano Dj Tubet che sarà protagonista domani sera a Cergneu.

L’Eccidio di Torlano 80 anni dopo: anche Gina De Bortoli a ricordarlo, l’ultima superstite di quel 25 agosto incancellabile

di Giuseppe Longo

NIMIS – Aveva tredici anni quella mattina del 25 agosto 1944 quando assieme al fratello Paolo, che ne aveva sette, riuscì a mettersi in salvo dalla ferocia nazifascista che, per rappresaglia, si era scatenata all’alba. La sua famiglia venne, invece, letteralmente distrutta e fu quella che maggiormente pagò nell’Eccidio di Torlano: ben nove persone, con genitori e bambini anche in tenera età. Da allora Gina De Bortoli non ha più dimenticato quelle scene spaventose. Da qualche anno suo fratello purtroppo non c’è più, avendoglielo portato via un male senza speranze, e ora è rimasta soltanto lei a testimoniare quell’orribile strage del “Boia di Colonia”. E come ultima superstite di quella tragedia, finita nell'”armadio della vergogna” al pari di tante altre pagine incancellabili, ha voluto esserci stamane a Torlano, ricorrendo l’ottantesimo anniversario. Per cui ha sfidato la mattinata rovente ed è salita nella pedemontana – che l’aveva vista bambina assieme ai suoi giunti mezzadri, dopo lo sfratto subito dalle terre che coltivavano – con una folta delegazione di Portogruaro, guidata dall’assessore Mattia Nicolò Scavo, il quale ha sottolineato la grande commozione che la sua comunità prova ancora oggi nonostante siano passati tanti decenni. Il sacrificio di mamma De Bortoli, ricordata dal monumento di Summaga, e dei suoi bambini è troppo grave e doloroso per essere dimenticato. «Ma dev’essere continuamente uno sprone – ha ammonito il rappresentante della città veneta – a ricercare la pace senza soste e con tutte le nostre forze».

È stato monsignor Rizieri De Tina, al termine della Messa di suffragio nella parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, a presentare Gina De Bortoli, tra gli applausi e il compiacimento dell’assemblea per la forza che l’anziana, in ottima salute, ha dimostrato per poter essere presente alla cerimonia indetta come ogni anno dal Comune di Nimis, nella quale, durante il rito religioso, si è messo l’accento sulla inderogabile necessità di ricercare ed esprimere l’amore verso il prossimo. E per dare forza alle sue parole, il parroco ha preso in prestito quelle che Gesù disse, come ricorda il Vangelo di Matteo, quando gli fu chiesto «Insegnaci a pregare». E da quel momento nacque il “Padre nostro” che è l’essenza di tutto il nostro credere in Dio.
Al termine della Messa – alla stessa ora, ha riferito il sacerdote, l’Eccidio di Torlano veniva ricordato anche in una Chiesa di Salisburgo per interessamento di una famiglia originaria di Nimis – si è formato un lungo corteo per raggiungere il vicino cimitero, in mezzo al quale sorge il monumento che raccoglie dal 1947 i resti delle trentatrè vittime innocenti. Folta infatti quest’anno la partecipazione, sia di popolazione che di rappresentanze, grazie alla coincidenza dell’anniversario con la giornata festiva. Numerosi i sindaci o rappresentanti dei Comuni della zona, tutti con fascia tricolore, mentre Nimis e Portogruaro erano rappresentati anche dai rispettivi gonfaloni municipali. E tra bandiere e gagliardetti spiccava come sempre quello dei Partigiani Osoppo Friuli, presente con il presidente Roberto Volpetti.

Dopo la benedizione del sacello, una signora di Torlano ha letto la cronistoria di quella tragica mattinata di 80 anni fa, cedendo poi il microfono alla senatrice Tatjana Rojc, la quale, facendo riferimento ai drammi che sta vivendo il mondo insanguinato dai conflitti – ne sono in atto 56, aveva sottolineato don Rizieri durante la Messa -, ha rimarcato l’importanza dei «valori della pace, della libertà e della democrazia, che hanno fondamento nella nostra Carta Costituzionale». Valori a cui si è poi ricollegata anche Adriana Geretto, in rappresentanza delle Famiglie delle vittime civili di guerra, la quale non ha mancato di rilevare quanto soffra la popolazione inerme durante ogni conflitto, per cui ha chiesto con forza che finalmente tacciano le armi e parli la diplomazia. «Perché con la guerra tutti perdiamo», ha aggiunto.
Gli interventi sono stati chiusi dal saluto del commissario straordinario del Comune di Nimis che dovrà amministrare il Municipio fino alle elezioni della prossima primavera. Letto un messaggio di adesione da parte del sindaco di Annone Veneto, Giuseppe Mareschi ha parlato di «un fatto inumano che non trova né giustificazione né comprensione per la sua crudeltà, ferocia ed efferatezza. Si è trattato, infatti, di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale, contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualungue altro genere, può infatti essere invocata per l’uccisione di civili e di inermi. In quanto commissario straordinario – ha aggiunto il funzionario regionale – non sono stato eletto dalla comunità di Nimis, ma ritengo di poter rappresentare la comunità di Torlano in quanto la memoria non deve essere solo di chi ha subito o ha vissuto i fatti e le circostanze. La memoria, che non è soltanto il ricordo, ma è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità, per essere un “invincibile strumento”, di affrancamento, deve appartenere a tutti e tutti ne devono essere partecipi e perseverarla nei luoghi e nel tempo. Senza memoria, non c’è comunità, senza sentirsi comunità non c’è pace».

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina in Chiesa con l’anziana portogruarese Gina De Bortoli l’ultima superstite dell’Eccidio di Torlano;  all’interno, la Messa e il rito in cimitero prima della commemorazione ufficiale con gli interventi della senatrice Tatjana Rojc, del commissario Giuseppe Mareschi, dell’assessore Mattia Nicolò Scavo e di Adriana Geretto. Infine, il corteo con i gonfaloni di Nimis e Portogruaro.

Ottant’anni fa l’Eccidio di Torlano: domani mattina la commemorazione delle trentatré vittime innocenti

(g.l.) Sarà il commissario regionale Giuseppe Mareschi a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 80° anniversario. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.


Tra l’agosto e il settembre 1944 la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.
Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra veneta e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Doveroso, quindi, ricordare queste tragedie affinché il flagello della guerra che oggi insanguina le terre ucraine e del Medio Oriente non abbia ad estendersi, con conseguenze che sarebbero inimmaginabili. Con l’obiettivo di salvaguardare quel bene prezioso che è la pace.

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In copertina, il monumento che nel cimitero di Torlano raccoglie i resti delle trentatré vittime; all’interno, la solenne cerimonia durante la quale furono sepolti tre anni dopo l’Eccidio del 25 agosto 1944.

Le rogge di Udine, un fascino antico che attraversa la città: oggi si andrà alla loro scoperta con l’aiuto del Caffè Letterario

(g.l.) “Le rogge di Udine e il loro valore nascosto”: questo il tema di sicuro interesse, ma anche ricco di fascino, che farà da filo conduttore al nuovo incontro culturale del Caffè Letterario Udinese. L’appuntamento è fissato per oggi, alle 18.15, alla Caffetteria Da Romi-Al Vecchio Tram di piazza Garibaldi. Relatrice sarà Michela Bonan, autrice di ricerche storiche, che sarà intervistata dalla presidente del sodalizio culturale, Maria Sabina Marzotta. Si tratta del sesto degli incontri inseriti nella nuova programmazione annuale dal titolo “Acque e territori del Friuli” che ha già preso in considerazione importanti località della nostra regione.
A parte il canale Ledra che attraversa a ovest una parte della città appena ai margini del centro storico vero e proprio, il “cuore” di Udine è bagnato da due rogge molto importanti e pittoresche che attingono le loro acque dal torrente Torre, nella zona di Zompitta-Savorgnano, ai piedi delle colline oggi ricoperte di boschi rigogliosi sulle quali sorgeva il Castello della Motta, e che poi solcano i territori comunali di Reana, tanto che quest’area si chiama Rojale, e di Povoletto, alimentando mulini e battiferro nelle campagne ma anche in città. Poco a nord della frazione reanese, ai confini con il Comune di Nimis, ci sono invece le prese dell’Acquedotto di Udine.
Si tratta, quindi, della “roggia di Palma” e della “roggia di Udine”: la prima è quella che, dalla zona di Planis, attraversa piazza Primo Maggio nei pressi del Santuario delle Grazie e passa accanto al Liceo classico Jacopo Stellini, attraversando quindi i giardini Ricasoli dinanzi al Palazzo Patriarcale e dirigendosi poi verso Palmanova (da qui il nome) attorno alla cui fortezza alimentava con limpide acque il fossato che ancora oggi cinge la città fondata dalla Serenissima. La roggia di Udine, invece, entra in città nella zona di Vât, quindi scende sopraelevata lungo viale Volontari della Libertà e solca il centro storico attraverso via Gemona, scendendo poi verso riva Bartolini e via Zanon, nella zona delle caratteristiche bancarelle (oggi, purtroppo, molte di meno rispetto anche a pochi anni fa) e della storica Ghiacciaia, per finire “inghiottita” sotto le strade all’altezza dell’ex Lavoratore (via del Gelso) per scendere quindi lungo via Grazzano dove, all’altezza di palazzo Giacomelli, anni fa è stato riportato in luce un breve tratto del corso d’acqua – a mo’ di memoria storica nell’attraversamento del “Borc dai Crotars” -; infine, la roggia lascia la città nella zona di Sant’Osvaldo per poi confluire, nei pressi di Zugliano, nel torrente Cormor.
Un argomento, quindi, molto interessante che merita un adeguato approfondimento, come appunto avverrà questo pomeriggio. Anche l’odierno incontro del Caffè Letterario è stato organizzato con il patrocinio della civica amministrazione e la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, dell’Ente Friuli nel Mondo e della Casa editrice L’orto della Cultura di Pasian di Prato.

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In copertina, ecco un suggestivo angolo della Roggia di Udine colto in via Zanon dinanzi alla storica Ghiacciaia.

Nell’antica Pieve i “gioielli” di Nimis: gli affreschi di Tita Gori si fondono con le otto tele salvate da Ottone dopo il sisma

di Giuseppe Longo

NIMIS – “Questi sono i miei gioielli” (Haec ornamenta mea), disse Cornelia, la madre dei Gracchi. Mi pare appropriato prendere in prestito la famosa locuzione latina per sottolineare quanto vivrà Nimis in questa settimana, a cavallo della ricorrenza dei Patroni Gervasio e Protasio (19 giugno) e che ha preso corpo e immagine ieri pomeriggio, quando, nell’antica Chiesa matrice, è stata inaugurata una bellissima mostra dedicata a Tita Gori (1870-1941) nella quale, a cura del Centro friulano arti plastiche, sono esposte otto tele a olio di grande formato, appartenute alla Chiesa di Santo Stefano e all’Asilo infantile (vittime della demolizione post-sismica) e che furono salvate e restaurate da Ottone, figlio dell’artista che era nato nella casa-osteria all’ombra del campanile della Pieve. E proprio dalla torre millenaria, alle sei in punto, si è levato un festoso scampanìo – “O cjampanis de sabide sere” avrebbe esclamato Luigi Garzoni, direttore anteguerra pure del Coro di Nimis – che ha fatto interrompere la ricca relazione di Francesca Totaro, ma che non ha affatto disturbato. Anzi il pubblico che affollava la Chiesa tanto amata da Tita Gori ha atteso pazientemente, ascoltando volentieri il gioioso e solenne concerto.

Monsignor Rizieri De Tina

Giuseppe Mareschi, commissario

Bernardino Pittino, Cfap

Ecco, allora, i “gioielli di Nimis” – tornando ai Gracchi, Caio e Tiberio – rappresentati proprio dalle otto tele salvate dal terremoto e dagli affreschi, medaglioni di Santi negli archi e scene evangeliche nel presbiterio, che l’artista di San Gervasio realizzò su incarico di monsignor Agostino Candolini, predecessore del pievano Beniamino Alessio. Opere che, proprio in questa importante settimana, si fondono in tutt’uno, offrendo gran parte di quanto è rimasto di Tita Gori nella sua Nimis, dopo la gravissima perdita di Centa che a 48 anni dal terremoto non sono ancora riuscito a metabolizzare. E né ci riuscirò, sono certo!

Una parte del folto pubblico.


Semplice, ma ricca di contenuti la cerimonia inaugurale, introdotta da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato l’importanza che il paese si ritrovi assieme al suo grande artista. Nel contempo, l’arciprete ha ringraziato tutti coloro che hanno consentito questa manifestazione. A cominciare da Ottone Gori, alla cui memoria è andato un deferente omaggio, e dai suoi figli, Caterina, suor Sara e Giancarlo, tutti presenti assieme ad altri numerosi discendenti di Tita: fra tutti, Luisa Tessitori, figlia di Lucia e del senatore Tiziano, innamorata dell’arte del nonno. Quindi ha portato un saluto il commissario straordinario Giuseppe Mareschi che ha il compito di “traghettare” il Comune di Nimis fino alle elezioni amministrative del prossimo anno, seguito dall’architetto Bernardino Pittino, figlio dell’artista autore del grande mosaico parietale che da 60 anni fa da sfondo all’altare nel quale sono raffigurati proprio i Santi Gervasio e Protasio. Il Cfap da lui presieduto ha infatti provveduto all’allestimento della mostra, fruendo della preziosa collaborazione dei coniugi Paganello che ne sono stati appassionati artefici. E nell’occasione alcuni artisti soci del sodalizio udinese hanno realizzato delle opere, pure esposte nella Pieve, che rileggono in chiave contemporanea i tratti e il messaggio di Tita Gori. Sono Adriana Bassi, Marisa Cignolini, Catia Maria Liani, Luigi Loppi, lo stesso Bernardino Pittino e Rinaldo Railz.

L’esperta Francesca Totaro


Al termine, la citata relazione della dottoressa Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che ha proposto un affettuoso ritratto del trisnonno artista (nell’articolo sottostante il testo integrale del suo intervento). Della sua arte si occuperà in maniera approfondita domani, alle 20.30, nella stessa Chiesa, anche don Alessio Geretti, sacerdote ed esperto d’arte di grande fama per aver ideato e portato avanti da molti anni le stupende mostre di Illegio, a Tolmezzo. Questo il titolo della sua lectio magistralis: “Il mistero semplice: un Cristo di Cielo tra gente di Terra nella pittura di Tita Gori”. A domani!

I quadri di Tita Gori e degli artisti Cfap.

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In copertina, gremita la storica Pieve di Nimis per la mostra su Tita Gori.

Da domani nell’antica Pieve di Nimis grande mostra con i quadri di Tita Gori e le opere degli artisti friulani del Cfap

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia, a Nimis, per la mostra delle grandi opere su tela di Tita Gori allestita nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, che sorge proprio vicinissima alla casa dell’artista (1870-1941), il quale fu incaricato dalla Parrocchia di integrare le pitture interne nelle aree sprovviste di affreschi antichi. Come già annunciato, saranno esposti otto quadri a olio di grandi dimensioni che furono presi in custodia all’indomani del terremoto di 48 anni fa dal figlio Ottone: erano esposti nella sacrestia della Chiesa di Santo Stefano, in Centa, e nell’Asilo infantile, edifici entrambi danneggiati da quelle scosse indimenticabili, ma che finirono irrimediabilmente travolti dall’opera demolitrice della pala meccanica. E nella comparrocchiale c’era, purtroppo, il più vasto ciclo pittorico dell’artista scomparso 83 anni fa.


Gli otto quadri sistemati su appositi supporti si “fonderanno” pertanto con gli affreschi di Tita Gori che si possono ammirare nei tre archi a sesto acuto della Chiesa e nel presbiterio regalando una meravigliosa immagine a quanti entreranno nello storico luogo sacro, le cui origini affondano nel VI secolo dopo Cristo, quando venne costruito un tempietto che via via si è evoluto fino a essere dotato del bellissimo campanile e a raggiungere le dimensioni attuali. Una iniziativa che la Parrocchia di Nimis – alla quale i discendenti dell’artista hanno deciso di riaffidare le otto opere che le appartenevano – ha opportunamente scelto di collocare a cavallo del giorno in cui ricorre la memoria dei Santi Gervasio e Protasio (19 giugno) protettori di Nimis, anche se la festa patronale vera e propria viene fatta tradizionalmente coincidere con la festività mariana dell’8 settembre celebrata a Madonna delle Pianelle.
In questa importante occasione gli otto dipinti tornano, dunque, a essere fruibili alla comunità nimense e a tutti coloro che amano l’arte. La inaugurazione della mostra è fissata per domani pomeriggio, alle 17.30, con l’intervento del parroco, monsignor Rizieri De Tina, del commissario del Comune di Nimis, Giuseppe Mareschi, del presidente del Centro friulano arti plastiche, Bernardino Pittino, e dell’esperta in beni culturali, Francesca Totaro, discendente di Tita Gori. Il Cfap di Udine ha infatti collaborato nell’allestimento della mostra, grazie all’interessamento dei coniugi Paganello, tanto che pure alcuni suoi artisti associati esporranno in questa occasione proponendo opere che rileggono, in chiave contemporanea, i tratti e il messaggio di Tita Gori: Adriana Bassi, Marisa Cignolini, Catia Maria Liani, Luigi Loppi, Rinaldo Railz e lo stesso Bernardino Pittino.
Una curiosità molto interessante: l’architetto Bernardino Pittino è figlio di Fred Pittino, il grande artista friulano nativo di Dogna che realizzò il mosaico, nella stessa Chiesa matrice all’epoca dei generali restauri dei primi anni Sessanta, con la raffigurazione dei Santi Gervasio e Protasio, della Madonna con Bambino e altri Santi, opera richiesta dopo la rimozione del vecchio altare (sostituito con l’attuale, semplice come richiesto dalla liturgia post-conciliare), ma che non evitò di dover sacrificare un affresco dello stesso Tita Gori che raffigurava il Trionfo dell’Agnello. Della pittura dell’artista di Nimis parlerà poi lunedì 17 giugno, alle 20.30, Alessio Geretti, sacerdote esperto d’arte divenuto famoso per le meravigliose mostre di Illegio. La sua sarà una vera e propria “lectio magistralis” dedicata alla figura e al messaggio che con la sua opera volle lasciarci Tita Gori.

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In copertina, una immagine di Tita Gori e all’interna una vecchia foto della Pieve di Nimis come la vedeva lo stesso artista che era nato all’ombra del suo campanile.

Nimis, quegli otto dipinti di Tita Gori salvati nella Chiesa di Centa e nell’Asilo dal figlio Ottone dopo il terremoto

di Giuseppe Longo

Da bambino ero uno dei tanti chierichetti di Nimis che riempivano il presbiterio della indimenticabile Chiesa di Santo Stefano in Centa. E pressoché tutta la mia esperienza di servizio all’altare, nata oltre sessant’anni fa quando ogni Messa in latino cominciava con “Introibo ad altare Dei…”, avvenne durante il plebanato di monsignor Eugenio Lovo, ma era cominciata già alla fine di quello di monsignor Beniamino Alessio, il grande arciprete mancato nel 1962. Io di borgo Valle frequentavo soprattutto l’amata comparrocchiale, perché nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, oltre il “puint dal plevan” sul Cornappo,  si celebravano soltanto i riti solenni delle grandi festività: era Santo Stefano, infatti, la vera Chiesa intorno alla quale ruotava tutta la vita cristiana del paese.

E quando servivo Messa in Centa il mio sguardo veniva rapito dai grandiosi affreschi che abbellivano il “cielo” della Chiesa e che si fondevano armoniosamente con il monumentale altare del Meyring che oggi ammiriamo in Duomo, ma non più con quell’effetto scenografico che le meravigliose statue arrivate da Venezia a Porto Nogaro sui barconi, e poi portate a Nimis con carri trainati dai buoi, solo là potevano esprimere. E quando, finite le celebrazioni, si tornava in sacrestia la svestizione dei “zaguz” avveniva tra grandi quadri ad olio che richiamavano gli affreschi della navata, perché opera della stessa mano: anche quelli erano stati dipinti da Giovanni Battista “Tita” Gori, l’artista nato nel 1870 sotto il campanile della vetusta Matrice e morto nel 1941, ancora in età relativamente giovane per l’epoca, ma con la fortuna di non aver visto il paese incendiato appena tre anni dopo.
Il vasto ciclo di affreschi di Santo Stefano, purtroppo, è andato distrutto completamente poche settimane dopo il terremoto del 1976, quando forse troppo frettolosamente – ma, si sa, ogni scelta è “figlia” del suo tempo! – si decise, pur con dolore, di radere al suolo lo storico edificio danneggiato, al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Per fortuna vennero salvati, invece, i dipinti della sacrestia, ma anche dell’Asilo infantile (pure demolito!): l’opera la dobbiamo a Ottone Gori, figlio dell’artista, che provvide a sue spese anche al loro restauro. Venendo dunque all’oggi i figli Caterina e Giancarlo, nipoti di Tita, hanno deciso di riaffidarli alla Chiesa di Nimis che, con monsignor Rizieri De Tina, prima di dare agli otto quadri una sistemazione definitiva, ha deciso di esporli per una settimana all’ammirazione dei fedeli e di tutti coloro che amano l’arte sacra nella Chiesa matrice, che pure conserva preziosi affreschi dell’artista di San Gervasio che integrano i cicli antichi, in prossimità della ricorrenza dei Patroni che il calendario ricorda il 19 giugno: la Parrocchia, per fare questo, ha beneficiato della preziosa collaborazione di Gianni Paganello e della moglie Adriana, esperta d’arte.

Tita Gori


Così nella Pieve verrà allestita una mostra con tutti i quadri che oggi sono rimasti a testimoniarci l’arte di Tita Gori – «interprete e cantore di una religiosità popolare e autore di riletture evangeliche calate in una dimensione realistica legata all’esperienza locale», aveva scritto il giornalista e critico d’arte Licio Damiani, al quale il Comune di Nimis aveva affidato la realizzazione di un libro in occasione dei 50 anni della morte del pittore che ricorrevano nel 1991: il suo titolo “Tita Gori e i giardini del Paradiso” – e che sarà inaugurata sabato prossimo alle 17.30, presenti anche il commissario Giuseppe Mareschi, i discendenti dell’artista, in particolare Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che illustrerà l’arte del trisnonno, e l’architetto Bernardino Pittino, presidente del Centro friulano arti plastiche. Di Tita Gori e della sua arte parlerà poi lunedì 17 giugno anche don Alessio Geretti, il sacerdote divenuto famoso per essere l’ideatore e il curatore delle meravigliose mostre di Illegio: la sua lectio magistralis s’intitola “Il mistero semplice. Un Cristo di cielo tra gente di terra nella pittura di Tita Gori”. La mostra resterà allestita fino a domenica 23 giugno quando saranno festeggiati i Santi Gervasio e Protasio. Ma su tutto questo avremo occasione di ritornare anche nei prossimi giorni. Per ora era prioritario sottolineare l’importanza dell’iniziativa presa dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune di Nimis per rendere omaggio a un artista che ha lasciato tanto in Friuli, e pure all’estero, ma soprattutto al suo paese. L’opera più vasta, come detto, non c’è più da ben 48 anni, ma abbiamo almeno questi bellissimi quadri salvati dal figlio Ottone, alla cui memoria dobbiamo essere grati. Conserviamoli ora come gemme preziose!

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In copertina e all’interno i dipinti a olio di Tita Gori: le foto sono tratte dal libro “Nimis un calvario nei secoli” del compianto commendator Bruno Fabretti.

 

Crisi a Nimis, Giuseppe Mareschi nominato commissario provvisorio in attesa dello scioglimento definitivo del Consiglio comunale decaduto

di Giuseppe Longo

Il Comune di Nimis volta, dunque, pagina aprendo una nuova stagione commissariale in seguito alla caduta della civica amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Bertolla. Ieri infatti, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha firmato il decreto con il quale si sospende il Consiglio comunale e si procede alla nomina del commissario per la provvisoria amministrazione dell’ente locale: l’incarico è stato affidato al dottor Giuseppe Mareschi, funzionario di lunga e comprovata esperienza. Il provvedimento, come previsto dalla normativa in materia, si è reso necessario dopo che la Regione Fvg ha ricevuto la nota del segretario comunale nella quale si sono comunicate le contestuali dimissioni di nove consiglieri (cinque della ex maggioranza e quattro dell’opposizione) sui dodici assegnati al Comune di Nimis e che, appunto, hanno portato alla immediata caduta anche della Giunta municipale.
Nel documento sottoscritto dall’assessore Roberti si legge «il Consiglio comunale di Nimis è sospeso, con decorrenza immediata e sino alla data dello scioglimento che sarà disposto con decreto del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e, comunque, per una durata non superiore a novanta giorni dalla data del presente decreto». L’esponente della Giunta Fedriga, come detto, ha pertanto nominato Giuseppe Mareschi, «funzionario in pensione che ha assunto diversi incarichi dirigenziali in vari enti locali e nelle Comunità montane del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, commissario per la provvisoria amministrazione del Comune di Nimis fino a quando sarà adottato il decreto presidenziale. Al commissario – precisa infine il decreto – sono conferiti i poteri già esercitati dal sindaco, dalla Giunta e dal Consiglio comunale».
Una nomina provvisoria, dunque, quella del dottor Mareschi in attesa del decreto di scioglimento definitivo del Consiglio che per ora, come risulta dal provvedimento regionale, è sospeso e, quindi, senza alcun potere deliberante. L’attuale commissario potrà pertanto restare in Municipio per tre mesi e quindi ben oltre le prossime elezioni amministrative (coincidenti con quelle europee), alle quali Nimis, come è noto, non potrà accedere per mancanza dei tempi tecnici (la caduta della Giunta sarebbe dovuta avvenire entro il 24 febbraio). Quindi la Regione Fvg provvederà alla nomina definitiva, confermando lo stesso Mareschi oppure facendo ricorso a un altro funzionario, magari a uno di quelli impegnati attualmente nei Comuni commissariati (per esempio, Grado) e che appunto andranno al voto in questo turno di giugno. Per Nimis, come abbiamo già avuto modo di osservare si potrebbe trattare di una lunga gestione commissariale perché qualora non ci fosse una “finestra” elettorale in ottobre – come peraltro era già avvenuto quando era nata la Giunta guidata da Gloria Bressani – si andrà inevitabilmente alla prossima primavera, quindi con la durata dell’incarico straordinario per circa un anno. Solo allora, infatti, potranno essere indette le elezioni per la scelta dei nuovi amministratori comunali. E votando il prossimo anno, come rilevavamo giorni fa, i rinnovi della civica Assemblea riprenderebbero il ritmo – quindi 2025-2030 e così via – che avevano prima della, per fortuna, breve esperienza dei mandati quadriennali e delle precedenti gestioni commissariali.

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In copertina, la sede municipale di Nimis  che ora amministrata dal commissario.