Cooperativa Universiis (ottimo bilancio) ora si affida alla guida di Alberto Vacca

Un valore della produzione di oltre 108 milioni di euro (il 10 per cento in più rispetto all’esercizio precedente); un utile netto di oltre 289 mila euro; un margine operativo lordo con un incremento del 77,37 per cento, che da 2.955.112 euro del 2021 passa ai 5.241.429 del 2022. Sono solo alcuni dei dati di bilancio discussi e approvati in occasione delle assemblee dei soci della Cooperativa Universiis di Udine. Un’impresa sociale che vanta oltre 30 anni di attività e rappresenta un’eccellenza friulana operante, dalla sua costituzione, nell’ambito dei servizi alla persona a favore di anziani, disabili e minori ed è presente in 8 regioni italiane: Friuli Venezia Giulia (dove ha il proprio quartier generale e gestisce diverse strutture), Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Calabria e Sardegna.
L’assemblea ha, inoltre, nominato il nuovo consiglio di amministrazione che rimarrà in carica per il prossimo triennio e che sarà composto da Alberto Vacca (presidente), Andrea Pez (vicepresidente) e dai consiglieri Andrea Della Rovere, Alessandro Burini, Cristina Pizzulin, Maria Cristina Savona e Susanna Medves.
A margine della sua nomina, il presidente Vacca ha ringraziato il Cda per la fiducia accordata che consentirà di dare continuità al percorso di consolidamento, crescita e sviluppo intrapreso da Universiis: «Saranno anni, quelli che ci attendono, molto impegnativi e densi di appuntamenti importanti – ha sottolineato il neo presidente -, in un contesto socio-economico in continuo e repentino mutamento, in cui sarà necessario un confronto costante e aperto con tutti i nostri portatori di interessi, per cogliere al meglio le tante opportunità che ci si presenteranno davanti».
Con una gestione manageriale solida, che privilegia la creazione di lavoro e l’erogazione di servizi a oltre 12 mila utenti, focalizzando il suo impegno nella crescita costante e nel raggiungimento degli obiettivi, la società dà lavoro a oltre 3.600 persone (in Fvg sono oltre 900), di cui più del 60 per cento è rappresentato da soci lavoratori a conferma della connaturata vocazione mutualistica della cooperativa. Universiis aderisce, da sempre, a Confcooperative Fvg, il principale organismo regionale di riferimento, di assistenza e tutela degli interessi delle imprese cooperative che, a oggi, associa 629 imprese, con oltre 20 mila addetti complessivi, un valore della produzione complessivo di 1 miliardo di euro e oltre 124mila soci.
«Il nostro impegno, in questi anni e pure durante l’ultima tornata assembleare – spiega Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg -, è sempre stato quello di affiancare l’impresa affinché la sua crescita si mantenga, nel tempo, equilibrata e armonica come è successo sotto la presidenza ultradecennale di Andrea Della Rovere, periodo pandemico compreso, al quale va indirizzato un sincero ringraziamento da parte mia e di tutta Confcooperative. La sua permanenza in consiglio rappresenta una sicura fonte di esperienza e supporto per il nuovo Cda e uno stimolo alla crescita futura».

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In copertina, il neo presidente della Cooperativa Universiis Alberto Vacca.

Confcooperative-Federsolidarietà Fvg: c’è poco personale nel Terzo settore

La Commissione paritetica regionale del Terzo settore – o settore non profit – ha messo in luce tutta una serie di problematiche tra le quali primeggia quella della carenza di personale nelle cooperative. «Rispetto al passato, non c’è più un problema di limitata offerta da parte del sistema formativo – dice Luca Fontana, presidente regionale di Federsolidarietà Fvg e del Consorzio di cooperative sociali “Il Mosaico” -. È, infatti, in corso uno sforzo coordinato tra associazioni di categoria, istituzioni, Università ed enti di formazione per promuovere i percorsi di formazione e colmare il gap tra domanda e offerta di figure professionali nel comparto, ma siamo ancora molto lontani dal risolvere il problema».
«Il problema vero, paradossalmente – prosegue con preoccupazione Fontana -, è che c’è un forte tasso di abbandono durante i corsi di formazione, che spesso annulla tutti gli sforzi messi in atto. Molto spesso i posti disponibili non vengono coperti e altrettanto spesso solo una percentuale minima dei candidati conclude il percorso formativo. Dai dati a nostra disposizione, ad esempio, tra gli infermieri soltanto il 30 per cento delle matricole supererebbe il primo anno, ma è un po’ in tutto il settore che c’è un elevato tasso di abbandono. E, certamente, è anche un problema di riconoscimento economico – prosegue il presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Fvg -. Un esempio? Le basi d’asta degli appalti pubblici spesso non recepiscono nemmeno gli aumenti dei contratti collettivi nazionali di lavoro, l’ultimo di quasi il 6 per cento. Costi che, di conseguenza, rimangono a carico delle cooperative sociali, che applicano il contratto collettivo del settore. Le dinamiche degli appalti pubblici creano, da anni, una tensione ribassista sui salari che colpisce tutto il settore e che è davvero inaccettabile, perché da un lato si esige una formazione sempre maggiore, dall’altro molto spesso le stazioni appaltanti vorrebbero contenere i costi, con un’ambiguità di fondo che va assolutamente risolta».
«Il tema è serio: si sta andando verso una nuova stagione di rinnovo contrattuale nazionale e il tema retributivo sarà centrale. La Pubblica amministrazione farà la sua parte? – si chiede, concludendo, Fontana – Infine, oltre che una questione organizzativa dove il tempo di impiego dell’operatore è ben più lungo del tempo di lavoro senza riconoscimento alcuno dei “tempi morti”, è anche una questione culturale: pesa la scarsa attrattività tra i giovani delle professioni legate al lavoro di cura, nonostante la loro centralità nella società attuale e le prospettive di collocamento lavorativo praticamente certe. Ciò succede anche a causa di una percezione negativa del valore di questo lavoro nell’opinione pubblica, una prospettiva che, per Confcooperative, va affrontata con un’assunzione di responsabilità tra tutti gli stakeholder».

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In copertina, Luca Fontana presidente di Federsolidarietà Fvg e del Consorzio di cooperative sociali “Il Mosaico”.

 

Donne e conciliazione vita-lavoro in Fvg: cresce l’attenzione delle cooperative

Cresce l’attenzione delle imprese cooperative verso le politiche di genere e le cooperatrici. Lo rende noto Confcooperative, in occasione dell’8 marzo, divulgando i dati di una ricerca condotta dal proprio Ufficio studi su un campione di 87 imprese cooperative del Friuli Venezia Giulia. Il 46 per cento delle cooperative afferma di impegnarsi “molto” o “moltissimo” sul tema della valorizzazione delle diversità di genere. «Solo pochi anni fa – commenta Paola Benini, coordinatrice della Commissione dirigenti cooperatrici di Confcooperative Fvg – una percentuale di questo tipo sarebbe stata impensabile: negli ultimi anni c’è stato un netto passo avanti in termini di sensibilità delle imprese verso la questione. Ciò vale innanzitutto per il mondo cooperativo, dove le donne lavoratrici rappresentano circa il 52 per cento degli addetti. C’è, però, ancora una presenza troppo limitata delle donne ai vertici delle imprese».
Soltanto nel 25 per cento delle cooperative, infatti, le donne rappresentano la maggioranza degli amministratori: il 33 per cento delle cooperative, però, conferma di porsi l’obiettivo di una crescita del numero delle amministratrici nella propria impresa. «Un obiettivo che, però, deve essere confermato da iniziative concrete che vadano in questa direzione», spiega Benini, ricordando altresì che «gli imprenditori e le imprenditrici non possono essere lasciati soli sul tema della conciliazione vita-lavoro. Il problema gravissimo della denatalità, una cura attenta e competente dei nostri bambini e dei nostri anziani, non può e non deve ricadere solo sulle donne e sulle imprese più attente e illuminate. È un tema di benessere sociale e di costruzione del futuro che dovrebbe ossessionare la nostra classe dirigente politica».
Più attenzione alle politiche di genere. Su questo secondo fronte c’è ancora molto lavoro da fare. I dati sono, comunque, incoraggianti: il 51 per cento delle cooperative si sta impegnando per migliorare l’attenzione alle politiche di genere nei processi di selezione del nuovo personale, e il 57 per cento annuncia iniziative per lo sviluppo professionale delle lavoratrici. Sul tema della conciliazione vita-lavoro: il 63 per cento delle cooperative intervistate afferma di voler adottare un’organizzazione del lavoro orientata a favorire la conciliazione e il 50 per cento vuole sensibilizzare tutti i collaboratori sul tema delle pari opportunità. Infine, il 53 per cento delle imprese cooperative intende promuovere un particolare impegno per l’individuazione dei fenomeni di violenza di genere all’interno dell’organizzazione con messa in mora dei responsabili e tutela delle vittime. «Proprio il Friuli Venezia Giulia – ricorda infine Paola Benini – è stato, nel 2019, una delle prime regioni in Italia a dotarsi di un Protocollo tra sindacati e associazioni datoriali per il contrasto alla violenza di genere sui luoghi di lavoro. E una ulteriore spinta all’attenzione per la parità di genere potrà venire dalle clausole inserite nei bandi Pnrr». La parità di genere, infatti, è una delle priorità trasversali anche nei bandi del Pnrr: le imprese beneficiarie dei bandi, a esempio, dovranno promuovere l’assunzione di donne, giovani e disabili per una quota non inferiore al 30 per cento.

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In copertina, Paola Benini coordinatrice della Commissione dirigenti cooperatrici di Confcooperative Fvg.

 

Donne e cooperative: come conciliare in Fvg la vita e il lavoro

Le donne rappresentano il 52 per cento degli oltre 17 mila addetti impiegati in circa 600 cooperative del Friuli Venezia Giulia. Con problemi di parità di genere, di opportunità e di conciliazione dei tempi della vita e del lavoro, la cui compatibilità è resa ancora più difficile dalla pandemia. A fare un passo avanti in questa direzione ora ci prova Confcooperative Fvg che vuole espandere l’impiego degli strumenti normativi per la conciliazione vita-lavoro nelle aziende associate, con un occhio attento verso il mondo dell’impegno lavorativo femminile.

«Norme e strumenti ancora poco conosciuti e, quindi, poco utilizzati – precisa Paola Benini, coordinatrice della Commissione Donne Dirigenti di Confcooperative Fvg – e per questo abbiamo avviato un’intensa campagna di sensibilizzazione nelle imprese cooperative regionali. Il 2020 e il Covid-19, inoltre, hanno evidenziato l’urgenza di una nuova e maggiore attenzione alla conciliazione, davanti alle difficoltà pratiche affrontate da molte famiglie in questi mesi e, anche ora, con il difficile e rischioso avvio dell’anno scolastico».

Ecco, dunque, che l’associazione ha presentato – in forma di webinar online, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – il vademecum predisposto dopo un lungo lavoro, nell’ambito del progetto “Star bene fa bene”, il quale ha coinvolto un circolo di studio costituito da alcune cooperatrici di diversi settori operativi che hanno approfondito gli istituti presentati provando a simularne l’applicazione a fronte di specifiche necessità derivanti dalle diverse tipologie di servizi e di utenza. Le puntuali schede normative sono state redatte e curate dalla consulente Francesca Torelli, certificatrice Family Audit.

Attraverso questo progetto sono stati classificati e messi a disposizione di dirigenti e uffici del personale delle imprese una efficace guida per l’utilizzo dei diversi strumenti che leggi in vigore e contratti collettivi, nel corso degli anni, hanno introdotto: dal lavoro agile alla banca delle ore; dall’orario flessibile all’utilizzo del part time e al telelavoro.

«Le politiche di conciliazione tra vita e lavoro nelle imprese sono assi portanti del benessere organizzativo, dell’efficienza e della produttività complessiva», spiega infine Paola Benini. L’obiettivo di Confcooperative Fvg è stato quello di sperimentare, direttamente con le cooperatrici, l’applicabilità dei diversi istituti normativi in modo da cercare di affrontare, e soprattutto di ridurre, le cause che impediscono il loro effettivo utilizzo, per favorire lo sviluppo di politiche di conciliazione vita-lavoro necessarie e non più procrastinabili per la qualità della vita dell’intero mondo femminile della cooperazione.

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In copertina, Paola Benini coordinatrice della Commissione Donne Dirigenti di Confcooperative Friuli Venezia Giulia.