Grado, perché così pochi bambini o ragazzi nei Cimiteri? Ecco la riflessione di monsignor Nutarelli il giorno dei Santi. “Vanno alle feste di Halloween, ma non sanno guardare in faccia la morte”

di Giuseppe Longo

«Da tempo mi colpisce il fatto che nei Cimiteri si vedano sempre meno bambini o ragazzi. Non è colpa loro — sia chiaro — è colpa di noi adulti, che per una strana idea pensiamo di proteggerli nascondendo la morte, o peggio ancora trasformandola in un gioco. Ieri era il 31 ottobre: ho visto bambini vestiti da scheletri, da zombie… e poi, quando nella vita vera arriva il dolore, non sanno più cosa farsene, di quella paura mascherata da gioco». Sono le parole con cui monsignor Paolo Nutarelli ha introdotto le sue riflessioni il giorno dei Santi – nella vigilia della commemorazione dei Defunti – durante il tradizionale rito nel Cimitero di Grado, che ha visto anche la suggestiva cerimonia dell’arrivo della Fiaccola alpina della Fraternità, presenti il sindaco Giuseppe Corbatto, pubblici amministratori, Forze dell’Ordine e rappresentanti delle associazioni cittadine. «Anche quest’anno – ha aggiunto l’arciprete, che aveva accanto don Gianni Medeot, il cappellano militare che torna sempre per le festività nella sua Grado – ho accompagnato famiglie nel lutto, e mi ha colpito vedere talvolta nipoti assenti ai funerali dei nonni, ma presenti alle feste di Halloween. Il mio sia chiaro non è una critica o un giudizio negativo a priori, ma mi chiedo: che cosa stiamo insegnando loro? La morte esiste, è parte della vita. Se non accompagniamo i piccoli a guardarla in faccia con verità, quando cresceranno rischieranno di crollare come alberelli senza radici. È un tema educativo, profondo, che ci interpella come genitori, come nonni, come Comunità».


Don Paolo aveva esordito sottolineando che «in questa giornata dei Santi, in questo luogo santo, siamo raccolti tra le tombe dei nostri cari. Ma se ci pensiamo bene, non siamo “tra i morti”, siamo tra i viventi: loro vivono in Dio, e noi camminiamo ancora nel tempo. È un incontro, quello di oggi, tra la terra e il cielo». E poi era entrato subito nel vivo delle sue riflessioni legate alla particolare giornata, tanto che ha detto «vorrei condividere con voi tre pensieri che nascono dal cuore, dal Vangelo e dall’esperienza di questi giorni». E il primo è stato proprio quello che «la morte non va nascosta ai bambini». Il parroco ha quindi osservato che il «Cimitero è un luogo di Comunità», aggiungendo che «qui ognuno dei nostri cari è parte della vita di molti altri» e che «la morte non è mai un fatto privato. Ecco perché è importante vivere questo luogo non come una stanza del cuore chiusa, ma come una piazza di memoria condivisa. Talvolta rischiamo di privatizzare la morte, di chiuderla dentro le mura di casa, mentre la morte — come la vita — appartiene a una comunità di relazioni. Il Cimitero, invece, ci ricorda che non siamo soli nel nostro dolore: il pianto, la preghiera, il ricordo diventano un gesto collettivo, che ci unisce». Infine, una considerazione alla luce della fede, perché – ha sottolineato monsignor Nutarelli – «siamo viventi tra viventi. Noi preghiamo per loro, e loro — credetemi — pregano per noi. Lo dice il Vangelo di oggi, quando Gesù proclama le Beatitudini. È la parola di chi non spegne la vita con la morte, ma la trasforma in eternità».


E ieri, come detto, anche Grado ha reso omaggio ai suoi morti, a cominciare da quanti hanno lasciato la comunità isolana nell’ultimo anno (1° ottobre 2024 – 30 settembre 2025). Lungo e triste l’elenco – un centinaio di defunti – pubblicato sull’ultimo numero di Insieme, il bollettino settimanale della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia. E a proposito della giovanissima Martire venerata a Grado, domenica prossima verrà celebrata la festa della Dedicazione della Basilica patriarcale. Il massimo Tempio isolano venne consacrato il 3 novembre del 579, quindi l’anniversario ricorre proprio oggi. Ma la celebrazione avviene tradizionalmente la domenica successiva che quest’anno cade il 9 novembre. Ma ne riparleremo.

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In copertina e all’interno, la cerimonia nel Cimitero di Grado presieduta da monsignor Nutarelli e che ha visto anche l’arrivo della Fiaccola alpina della Fraternità.

(Foto da ChiesaGrado – Insieme)

Santi, Defunti e Dedicazione della Basilica nella prossima agenda liturgica di Grado dopo la bellissima festa delle Cresime con l’arcivescovo Redaelli

(g.l.) La solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei Defunti sono le feste che pure la comunità cristiana di Grado si prepara a celebrare nei primi giorni di novembre. Ricorrenze che poi, appena una settimana più tardi, vedranno anche il ritorno della festa della Dedicazione della Basilica patriarcale, il massimo Tempio dell’Isola. «Il 3 novembre del 579 – ricorda, infatti, l’arciprete Paolo Nutarelli – veniva consacrata la Basilica di Sant’Eufemia in Grado, cuore spirituale e identitario della nostra Comunità. Da secoli essa custodisce la Fede, la storia e la bellezza della nostra isola, ed è segno vivo di una Chiesa che continua a raccontare la presenza di Dio tra le case degli uomini. Come ormai da tradizione, la festa della Dedicazione viene celebrata nella domenica successiva al 3 novembre, che quest’anno cade il 9 novembre. La Basilica è molto più di un edificio: è il segno visibile della comunità, la casa di tutti, il luogo in cui la fede diventa incontro e appartenenza».


Il parroco, pertanto, informa: «Pure quest’anno abbiamo invitato le associazioni della nostra cittadina» alla celebrazione del 9 novembre, quando alle 10 ci sarà la Messa solenne proprio in Basilica. Sono invitate, in particolare, «le Associazioni che operano nel campo della cultura e del volontariato sociale della nostra Grado! Coinvolgere le Associazioni in questa festa significa riconoscere il valore del tessuto vivo della nostra città, di quelle donne e quegli uomini che, con il loro impegno quotidiano, tengono viva la passione per il bene comune e trasmettono alle nuove generazioni un’eredità fatta di valori, solidarietà e bellezza. La celebrazione della Dedicazione diventa così anche un’occasione per rinnovare il senso di appartenenza: alla Chiesa, alla città, alla storia che ci ha preceduti e che siamo chiamati a continuare. Insieme, come pietre vive di un’unica casa».
Importanti appuntamenti, dunque, legati al calendario liturgico universale e più propriamente a quello della comunità gradese, ricco di consuetudini plurisecolari, come la recente festività della Madonna del Rosario, con la tradizionale “Benedizione del Mare”, celebrazione che è stata seguita pochi giorni dopo dalla bellissima festa delle Cresime. Ad amministrare il sacramento della Confermazione è stato l’arcivescovo Carlo Redaelli, ritornato nell’Isola dopo l’antico “Perdon de Barbana”, nel cui Santuario il primo maggio aveva aperto la “porta santa” in quanto la Chiesa mariana è stata proclamata “giubilare”, come poche altre nell’Arcidiocesi isontina. Il rito è stato celebrato in Basilica, ma a renderlo ancora più suggestivo e partecipato è arrivato da Città Giardino il Coro Don Luigi Pontel – dedicato al sacerdote, ricordato a Grado con affetto, del quale in questi giorni ricorrevano i quindici anni della scomparsa – che ogni domenica accompagna la Messa in San Crisogono, la Chiesa di tutti i bambini e ragazzi che frequentano la catechesi, vista anche la presenza del dirimpettaio Ricreatorio Spes. Mentre all’altare con il presule c’erano lo stesso parroco Nutarelli e monsignor Mauro Belletti. Nell’occasione, sono stati battezzati una bambina e un suo coetaneo che poi si sono accostati anche alla Prima Comunione. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha voluto rivolgere ai ragazzi parole di grande incoraggiamento e fiducia: «Voi valete tantissimo. Il Signore vi vuole bene e vi apprezza più di quanto voi stessi vi apprezziate. Siete consapevoli della vostra scelta di fede, e questo è molto bello. Avete tanti doni: la capacità nello sport – molti di voi sono anche campioni a livello agonistico – e la capacità nello studio… ma soprattutto avete nel cuore la voglia di fare del bene». Monsignor Redaelli ha poi invitato i ragazzi a credere nei propri sogni, a ricercare la felicità vera e a vivere nella gratitudine.
«È stato un momento di intensa emozione e di gioiosa appartenenza, vissuto insieme ai genitori, ai padrini e madrine, ai catechisti e a tutta la comunità parrocchiale. Lo Spirito Santo accompagni questi giovani nel loro cammino, perché custodiscano la fede ricevuta e diventino testimoni di amore, di speranza e di gratitudine», ha commentato dopo il rito monsignor Nutarelli. Il quale ha avuto parole di sincera e affettuosa gratitudine anche per il gruppetto di persone che si dedicano con tanta disponibilità e generosità alla catechesi dei ragazzi, come quelli che, appunto, hanno appena ricevuto il sacramento della Cresima che li ha fatti diventare “soldati di Cristo”.

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In copertina, l’arcivescovo Redaelli con  i sacerdoti Nutarelli e Belletti; all’interno, momenti del rito, il Coro di San Crisogono e il gruppo catechistico con il parroco.

(Fotocronaca di Laura Marocco
 Foto Ottica Marocco Grado)