Sanità e strutture private accreditate: Assosalute Fvg con il presidente Riccobon replica alla Lega sulle criticità

Botta e risposta sulla sanità in Friuli Venezia Giulia. Assosalute Fvg ritiene, infatti, che le considerazioni sulle strutture sanitarie private accreditate contenute in un documento della Lega «non colgano pienamente la complessità del settore e della realtà operativa». Per questo, l’associazione risponde punto per punto alle criticità sollevate attraverso la voce del presidente Claudio Riccobon. Ecco, pertanto, la sua posizione esposta nel comunicato che si riporta integralmente:

Claudio Riccobon

«Capacità di governo e controllo – Non c’è alcun indebolimento della capacità di controllo e di programmazione della Regione sull’operato dei privati accreditati: al contrario, essa risulta rafforzata. L’ultimo rinnovo dell’accordo triennale per il triennio 2026–2028 prevede infatti l’incremento del vincolo di individuazione delle attività erogabili dal privato accreditato, che passa dal 70% all’80%. In termini chiari, sul 100% del budget dedicato alle prestazioni erogabili: il 50% viene determinato dalla Regione; il 30% viene definito dalle Aziende sanitarie in base alle esigenze specifiche dei territori per un totale dell’80%. Solo il restante 20% è gestito dalla struttura, e comunque esclusivamente a completamento delle prestazioni erogate nell’ambito delle specialità accreditate».

«Monitoraggio esiti clinici – Le strutture sanitarie private convenzionate sono sottoposte dall’Azienda sanitaria a puntuali controlli semestrali sull’appropriatezza dei ricoveri e sugli esiti clinici degli stessi».

«Monitoraggio e contenimento dei costi – Da anni il privato accreditato chiede un confronto strutturato e l’apertura di un tavolo di lavoro sulla differenza dei costi sostenuti da pubblico e privato a parità di prestazioni. È facilmente verificabile come, sulle medesime prestazioni, i costi risultino in linea e frequentemente superiori nella sanità pubblica. Non solo: il nuovo nomenclatore nazionale sulle prestazioni ambulatoriali ha inopportunamente abbassato numerose tariffe, tanto da essere stato annullato a livello nazionale. Su questo tema, stiamo lavorando al tavolo con la Regione e, nel frattempo, stiamo lavorando sottocosto per numerose prestazioni per garantire alla comunità la certezza e la continuità del servizio».

«Liste d’attesa – L’apporto del privato accreditato alla riduzione dei tempi di attesa risulta chiaramente riscontrabile nelle prestazioni erogate ed è stato riconosciuto dalle Aziende sanitarie».

«Chirurgia oncologica – Realizziamo con rammarico che la Regione abbia deciso di non avere al proprio fianco un privato accreditato qualificato, come ad esempio in Veneto o in Emilia Romagna, che offra prestazioni di medio-alta complessità, che possa diventare utile confronto con gli erogatori pubblici e che contribuisca al miglioramento della qualità della chirurgia oncologica, contenendo anche i tempi d’attesa. È il caso, per esempio, del Policlinico Città di Udine, unica struttura in provincia di Udine ad aver raggiunto il valore soglia sul tumore alla mammella oltre all’Ospedale Santa Maria della Misericordia. Tuttavia, come privati accreditati, abbiamo ritenuto giusto facilitare la transizione della casistica verso il pubblico per applicare il piano oncologico. Se l’obiettivo è avere strutture valide, capaci e competenti, dobbiamo accettare di concentrare le casistiche in modo da garantire sicurezza e competenza al cittadino: tale risoluzione, però, va accolta anche dalle strutture pubbliche».

Assosalute, Riccobon replica a Riccardi: “La Regione Fvg poteva derogare al ribasso delle tariffe ferme da 20 anni”

«L’assessore regionale alla sanità Riccardi dichiara che i bisogni dei cittadini stanno davanti a tutto e che è il pubblico a dettare regole e tariffe delle prestazioni sanitarie: su questo siamo d’accordo, ma bisogna dire tutta la verità ai cittadini e spiegare loro qual è la situazione reale». Esordisce così il presidente di Assosalute, Claudio Riccobon, in risposta alle parole dell’assessore Riccardo Riccardi pubblicate sulle pagine del Messaggero Veneto e de Il Piccolo che commentava la decisione delle Strutture sanitarie private accreditate regionali di sospendere, a partire da sabato primo marzo, le prenotazioni in regime di convenzione con il SSR (servizio sanitario regionale) di numerose prestazioni.

Claudio Riccobon (Assosalute)

Le tariffe per i privati accreditati – «Le tariffe, ovvero il rimborso che la Regione eroga alle strutture private accreditate per ogni prestazione in convenzione, sono ferme da 20 anni e dal 29 dicembre, per molte prestazioni, le abbiamo viste decurtate con percentuali che vanno dal 20 al 60%. In questi due decenni, però, i privati accreditati hanno dovuto sostenere l’aumento dei costi del personale, dell’energia, dell’assistenza e della manutenzione, dei presìdi da utilizzare e anche tutti quei costi relativi alla mole sempre crescente di adempimenti burocratici ed amministrativi. Noi non chiediamo l’aumento delle tariffe ferme da 20 anni, chiediamo solo che siano mantenute e non decurtate. Decidere di applicare i ribassi, invece, è un atto scollegato dalla realtà e ben lontano da fare gli interessi dei cittadini».

La Regione Fvg poteva derogare all’applicazione delle nuove tariffe – «La nostra Regione è autonoma nella gestione della spesa sanitaria; quindi, può derogare dal nuovo tariffario in libertà. Il vicino Veneto, per esempio, ha prorogato per 3 mesi il vecchio tariffario in attesa di trovare una soluzione comune, mentre la Lombardia ha deciso di non recepirlo. In questi due mesi, dal 29 dicembre, speravamo che l’amministrazione regionale capisse le nostre difficoltà e aprisse un tavolo di lavoro per ascoltare e recepire l’esperienza delle strutture del privato accreditato, l’unico interlocutore a conoscere la reale incidenza dei costi sulle prestazioni in quanto l’unico ad essere remunerato a tariffa per le prestazioni erogate. Al contrario, leggiamo sempre nell’intervista citata, il ricatto a prolungare i tempi per il rinnovo dell’accordo triennale scaduto».

Le tariffe nella sanità pubblica – «La remunerazione “a prestazione erogata” avviene solo per il privato accreditato. Il sistema sanitario pubblico viene invece pagato sulla base dei costi storici: tanto hai speso in passato, tanto ti do per il futuro. A questa remunerazione si aggiungono incrementi annuali, finanziamenti speciali per nuove tecnologie, spazi, ammodernamenti che invece il privato accreditato si paga da solo con le tariffe incassate. Se applicassimo la stessa modalità alla sanità pubblica, quanto reggerebbe il sistema?».


I bisogni dei cittadini al centro – «Al privato accreditato viene giustamente chiesto di adeguare investimenti, tecnologie e competenze per garantire un servizio qualitativamente elevato a tutela della cittadinanza. Decidere di abbassare tariffe ferme da 20 anni, invece, significa strozzarlo e togliere valore alla qualità di tutti i profili sanitari perché non si tiene nemmeno conto di una giusta remunerazione dell’attività del fisioterapista, del tecnico di radiologia, dell’infermiere e ancora di più del medico. Se una visita specialistica da mezzora vale 29 euro e il costo orario aziendale del medico è di 65 euro ora, quella prestazione è sottostimata alla base e a quel costo vanno ulteriormente aggiunti i costi per ambulatorio, attrezzature, materiali di consumo, ulteriore personale di supporto, riscaldamento, energia elettrica, ecc.. Condivisa la realtà dei fatti, auspichiamo di essere chiamati ad un tavolo di lavoro per chiarire, approfondire e trovare una soluzione condivisa con la Regione».

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In copertina, una moderna attrezzatura di radiologia; qui sopra, un servizio di accettazione in una struttura privata.

Al Policlinico di Udine primo intervento Fvg di miolisi in laparoscopia, procedura che preserva la fertilità della donna

Al Policlinico Città di Udine è stato eseguito, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, un intervento di miolisi in laparoscopia su un fibroma uterino (tumore benigno). La miolisi è una procedura che “brucia” il fibroma disidratandolo e mandandone in necrosi il tessuto attraverso microonde oppure radiofrequenza: le microonde si utilizzano su fibromi di grosse dimensioni (superiore ai 5 cm o più piccolo, ma in rapida crescita), la radiofrequenza su formazioni più piccole. La sonda viene introdotta dal chirurgo in laparoscopia con un piccolo foro all’altezza dell’ombelico in anestesia totale ed è questa la procedura che è stata realizzata dal dottor Francesco Paolo Mangino, responsabile della ginecologia del Policlinico, assieme alla sua equipe (dottoresse Valentina Soini e Lisa Vascotto).

Claudio Riccobon


«Tale approccio chirurgico – spiega il dottor Mangino – ha un duplice valore: protegge la salute della paziente eliminando la formazione fibrosa e, allo stesso tempo, ne preserva la fertilità garantendo la possibilità di portare avanti una gravidanza anche nell’immediato futuro. Eseguendo la miolisi che non prevede tagli o suture dell’utero, infatti, la paziente può intraprendere il percorso gravidanza anche dopo un solo mese. È un risparmio di tempo importante nel caso di donne che abbiano superato i 40 anni o di pazienti più giovani che presentano un depauperamento precoce della riserva ovarica (si rileva con ecografia e dosaggi ormonali). Si tratta di un intervento di cui esiste già ampia letteratura, ma che fino ad ora non era mai stato eseguito in Fvg». La procedura classica, infatti, prevede l’estrazione del fibroma dall’utero che va quindi tagliato e poi suturato, impedendo alla donna di avere una gravidanza per un anno affinché l’utero ritorni alla normalità.
«Siamo davvero orgogliosi di questo primato per il nostro territorio – commenta il presidente e amministratore delegato, Claudio Riccobon –, poter contare sull’esperienza del dottor Mangino che ha all’attivo oltre 5mila interventi in laparoscopia ci permette di garantire alti livelli di cura alle pazienti e un reale supporto alla fertilità delle donne, con un lavoro di stretta sinergia tra la ginecologia e il nostro reparto di procreazione medicalmente assistita».
La miolisi è indicata anche per pazienti in pre-perimenopausa che hanno frequenti emorragie perché permette di combattere i sintomi senza dover asportare l’utero. In caso di fibromi di piccole dimensioni, la procedura chirurgica può essere eseguita in ambulatorio con una leggera sedazione, in regime di day hospital e senza degenza.

 

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In copertina, la equipe ginecologica del dottor Francesco Paolo Mangino attiva al Policlinico Città di Udine.

Il Policlinico Città di Udine chiede di essere inserito nel Piano oncologico della Regione Fvg: “Abbiamo i requisiti”

Il Policlinico Città di Udine chiede di essere inserito nel Piano della Rete Oncologica Regionale per il triennio 2025-2027, sottolineando – in una nota – che «il requisito di volume (135 interventi l’anno) previsto dallo stesso Piano regionale e quindi ha titolo per essere integrato nella Rete Senologica all’interno di un Dipartimento interaziendale con Asufc, in qualità di centro cosiddetto “spoke”».

Claudio Riccobon


«Avevamo segnalato già a metà del 2024 che la nostra attività chirurgica sul tumore alla mammella era in continuo aumento e che avrebbe raggiunto la soglia: – sottolinea Claudio Riccobon, presidente e amministratore delegato del Policlinico Città di Udine – ne abbiamo eseguiti 135, di cui otto bilaterali, un volume che non è raggiunto da altri ospedali pubblichi sul territorio. Essere esclusi dal Piano, invece, significa interrompere un’attività chirurgica importante, apprezzata ed erogata con tempestività e disperdere competenze professionali qualificate».
«Chiediamo alla Regione – continua pertanto Riccobon – che il nostro ruolo venga riconosciuto e che, come da parametri soddisfatti, veniamo inseriti nel Piano. Realizziamo con rammarico, invece, che la Regione non vuole realmente al proprio fianco un privato accreditato qualificato, come ad esempio in Veneto o in Emilia Romagna, che offra prestazioni di medio-alta complessità, che possa diventare utile confronto con gli erogatori pubblici e che contribuisca al miglioramento della qualità dei servizi, contenendo anche i tempi d’attesa. Anzi, il privato accreditato non viene inserito in una strategica e ben delineata programmazione di percorsi di salute. Basti pensare al tetto del 6% delle prestazioni dedicato al privato accreditato: se quella percentuale fosse alzata, la partita dei tempi di attesa di tante prestazioni, anche complesse, potrebbe essere chiusa molto facilmente e con costi certi».
«Se l’attività di chirurgia oncologica del Policlinico si interrompesse, verrebbe penalizzato il diritto alla salute delle pazienti, portatrici del diritto di scegliere il luogo nel quale sottoporsi alle cure, considerati anche i tempi di attesa del Policlinico che risultano più contenuti rispetto alle strutture pubbliche. Per tutti questi motivi – conclude Riccobon – chiediamo alla Regione un confronto per poter rivedere tale decisione».

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In copertina e all’interno due immagini esterne del Policlinico “Città di Udine”.

Regalo di Natale del Policlinico di Udine ai 270 dipendenti: bonus di seicento euro per i sessant’anni della struttura. Nuovi primari di Cardiologia e Ginecologia

Che bel regalo di Natale al Policlinico Città di Udine. L’importante struttura sanitaria di viale Venezia chiude, infatti, il 2024, anno del sessantesimo anniversario dalla sua fondazione, con un regalo ai propri dipendenti, stanziando un contributo di 600 euro a testa. Si tratta di un benefit erogato entro la fine dell’anno che può coprire diverse tipologie di spesa delle famiglie, come le bollette per le utenze domestiche (luce, gas, acqua), i canoni di affitto per la prima casa oppure gli interessi sul mutuo sempre relativo alla prima casa. L’ammontare del contributo per l’azienda è di circa 160 mila euro e interessa 270 dipendenti: si tratta di diverse figure professionali come personale amministrativo, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio e biologi, fisioterapisti, manutentori, addette alle pulizie, portinai, magazzinieri e autisti, personale infermieristico, ostetriche e operatori sociosanitari.
«Il modo migliore per celebrare un anno così significativo per la storia del Policlinico è quello di premiare il lavoro delle persone che lavorano ogni giorno con impegno e dedizione – commenta il presidente e amministratore delegato Claudio Riccobon –. Per questo abbiamo stanziato un contributo che aiuta i dipendenti a sostenere le spese e l’aumento generalizzato dei costi che ogni famiglia deve affrontare quotidianamente. Si tratta di un aiuto concreto attraverso cui l’azienda intende dire grazie ai lavoratori che ci permettono di essere da 60 anni un punto di riferimento per la salute sul territorio e un modello per la qualità della cura e l’attenzione al paziente».

Il presidente Claudio Riccobon

Intanto, Cardiologia e Ginecologia hanno visto l’arrivo di due nuovi responsabili. Si tratta del dottor Giorgio Faganello e del dottor Francesco Paolo Mangino che diventano responsabili dei due reparti al Polo 1 di viale Venezia. «Siamo orgogliosi di concludere il 2024, un anno speciale in cui abbiamo festeggiato il sessantesimo del Policlinico, dando il benvenuto a due professionisti di grande esperienza che vanno a dirigere due importanti reparti per la struttura – spiega Riccobon -. Cardiologia e Ginecologia, infatti, sono due servizi fondamentali per i nostri pazienti, accessibili sia in privato sia in convenzione con il servizio sanitario. Con l’arrivo di due nuovi professionisti di elevata competenza, garantiremo qualità ancora maggiore e specializzazione nella diagnostica precoce e nella cura».
Giorgio Faganello è specializzato in cardiologia con un particolare interesse per la diagnostica strumentale non invasiva ovvero l’ecocardiografia e la risonanza magnetica cardiaca. Ha maturato, infatti, un’ampia esperienza nell’ecocardiografia transtoracica e transesofagea 2D/3D e 4D, nell’ecocardiografia da stress, sia fisico che farmacologico, e nell’ecocontrastografia. Ha lavorato anche in Gran Bretagna, per il Servizio Sanitario Inglese (NHS), presso la Adult Congenital Heart Disease Unit del Bristol Royal Infirmary (Bristol). Si è accreditato come ecocardiografista alla British Society of Echocardiography, all’European Society of Echocardiography ed infine alla Società Italiana di Ecocardiografia e Cardio Vascular Imaging (SIECVI) dove, peraltro, è stato eletto nel board nazionale.

Giorgio Faganello

Francesco Paolo Mangino

Francesco Paolo Mangino è specializzato in ginecologia e ostetricia con un’attività trentennale presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste dove è stato vicedirettore e coordinatore delle attività medico chirurgiche dal 2012 al 2017 e, successivamente, responsabile della struttura di patologia ginecologica. Da sempre si è interessato alla chirurgia endoscopica mini-invasiva sia isteroscopica che laparoscopica (con all’attivo circa 5.000 interventi), confrontandosi con patologie per preservare la fertilità (endometriosi, miomatosi), con patologie del pavimento pelvico e oncologiche. È stato tutor in numerosi master universitari sia di isteroscopia che laparoscopia, rivestendo il ruolo di Cultore della materia di endoscopia ginecologica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste. È socio fondatore della Scuola italiana di chirurgia min-iinvasiva ginecologica (S.I.C.M.I.G) nata nel 2010 e Segretario regionale del Friuli Venezia Giulia della SEGI dal 2012 al 2017 (Società Italiana di Endoscopia Ginecologica).

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In copertina e qui sopra due immagini del Policlinico Città di Udine che ha 60 anni.

Al Centro medico di Porcia una nuova Tac fra le più avanzate: un’altissima risoluzione per il cuore e le coronarie

Una delle TC (Tac) più performanti ed avanzate del settore, arriva per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, al Centro Medico Esperia di Porcia, che fa parte del Gruppo Policlinico Città di Udine. Si tratta della Revolution Apex Elite di GE HealthCare – azienda leader a livello mondiale nell’innovazione della tecnologia medica, della diagnostica farmaceutica e delle soluzioni digitali – che è stata inaugurata ieri con il taglio ufficiale del nastro, alla presenza del sindaco di Porcia Marco Sartini e dei consiglieri regionali Lucia Buna, Marco Putto e Andrea Carli, membri della Terza Commissione.


«Siamo davvero orgogliosi di questo investimento – sottolinea Claudio Riccobon, presidente e amministratore delegato di Gruppo Policlinico –, la macchina di GE HealthCare presente nel Centro Medico Esperia è la prima presente nel Nordest e una delle prime in Italia dove se ne contano, ad oggi, solo cinque. Per l’intero Gruppo, l’acquisizione di questa Tac rappresenta un ulteriore passo verso la costante evoluzione tecnologica che da sempre contraddistingue la nostra presenza sul territorio, come punto di riferimento per la diagnosi e la cura».
Con il tubo a raggi X più potente del settore, infatti, la nuova TC offre capacità cliniche elevate ed una velocità di rotazione che le permette di generare un’accurata immagine del cuore in 0,23 secondi, che rende questa apparecchiatura la più veloce sul mercato (risoluzione temporale). «Il risultato si traduce in immagini più ferme anche se il battito cardiaco è veloce ed è in elevata risoluzione che permette di vedere anche le placche più piccole – ha spiegato il dottor Gianluca Piccoli, responsabile della radiologia per il Gruppo Policlinico –. Nel caso dei pazienti cardiopatici, l’imaging del cuore richiede una velocità fulminea e una precisione senza precedenti per evitare che qualsiasi movimento appaia nell’immagine finale. L’elevata velocità, inoltre, consente di ridurre la quantità del mezzo di contrasto, rendendo l’esame più sicuro anche in caso di problematiche renali».


L’intero flusso di lavoro della macchina, seppur supervisionato dall’equipe, è gestito dall’intelligenza artificiale che interviene in numerose fasi dell’esame ed è di ausilio al medico nell’analisi e nella refertazione. Oltre agli esami cardiaci la nuova Tac è in grado di eseguire esami ad altissima risoluzione di ogni distretto corporeo, arterie, addome, torace, apparato scheletrico e cervello con bassa dose di raggi x e di contrasto. «Il taglio del nastro di oggi ha un duplice valore dal momento che il Centro Medico Esperia è stato aperto poco prima dell’inizio dell’emergenza Covid e quindi mai inaugurato ufficialmente – ha sottolineato il sindaco Sartini –, quindi oggi sono felice di celebrare non solo l’arrivo della nuova Tac, ma anche l’intero centro che è una grande risorsa per il territorio e per la comunità, non solo regionale».
«Essere partner di una struttura di eccellenza del Nord-est Italia, come il Centro Medico Esperia, rappresenta un riconoscimento della qualità e dell’affidabilità dei nostri prodotti. Per noi di GE HealthCare è di primaria importanza mettere a disposizione delle strutture ospedaliere macchinari di ultima generazione per supportare l’attività dei medici e offrire esami sempre più all’avanguardia, contribuendo anche a migliorare la qualità delle cure mediche, con benefici tangibili per i pazienti e per la comunità medica nel suo complesso», ha affermato infine Alberto De Monte, general manager Imaging di GE HealthCare Italia.

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In copertina e all’interno due immagini della cerimonia inaugurale della nuovissima Tac.

Policlinico di Udine, Gianluca Piccoli guiderà la diagnostica per immagini anche a Porcia, Manzano e Fagagna

Il dottor Gianluca Piccoli è il responsabile della diagnostica per immagini di tutto il Gruppo Policlinico Città di Udine: non solo quindi del relativo reparto della storica sede di viale Venezia, ma anche della radiologia del Centro Medico Esperia di Porcia, del centro Olomed di Manzano e di MyMed di Fagagna. “Si tratta di una figura nuova per il Gruppo – spiega il presidente e amministratore delegato, Claudio Riccobon -: grazie all’esperienza del dottor Piccoli, investiamo in un servizio di radiologia integrato tra le varie società del gruppo con l’obiettivo di riunire le migliori competenze mediche e di dare risposta a quesiti diagnostici sempre più complessi, con un orientamento costante all’evoluzione tecnologica”.
Il dottor Piccoli coordinerà quindi un gruppo di lavoro che comprende 15 medici al Policlinico Città di Udine, 9 al Centro Medico Esperia, 4 da Olomed, 2 da MyMed e 19 tecnici radiologi in totale tra le quattro strutture. “Ciò che mi ha portato a scegliere il Gruppo Policlinico – commenta Piccoli – è proprio la chiara visione per il futuro, ovvero far crescere le singole strutture e l’intero gruppo investendo in tecnologie all’avanguardia. In questo caso, parliamo soprattutto della sfida di portare a livelli di eccellenza alcuni aspetti della diagnostica per immagini come quella cardiaca e anche la parte di radiologia interventistica che oggi è fondamentale per curare e prevenire patologie vascolari e neoplasiche”.
Il dottor Piccoli, laureato e specializzato in radiologia all’Università di Udine, specialista in cardiologia e con un master in management sanitario, ha lavorato per dieci anni nel reparto di radiologia vascolare e interventistica dell’Ospedale di Udine e dal 2015 è stato primario della radiologia dell’Ospedale di Conegliano e, successivamente, anche di quello di Vittorio Veneto. Si occupa da sempre di tutto l’ambito radiologico, ma è specializzato nel cosiddetto imaging non invasivo del cuore e delle arterie, attraverso Tac e risonanza magnetica. È anche radiologo interventista, esegue cioè interventi su patologie vascolari e neoplasie con l’utilizzo di sonde mini invasive per il paziente.

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In copertina, il dottor Gianluca Piccoli responsabile della diagnostica per immagini del Gruppo Policlinico Città di Udine.

Dal Policlinico Città di Udine donati 124 innesti ossei alla Banca Tessuti Veneto

Sono 124 le teste di femore donate alla Banca Tessuti del Veneto dal Policlinico Città di Udine nel 2023. Si tratta di un numero davvero eccezionale, risultato della prima collaborazione in Friuli Venezia Giulia tra la Banca, il Centro Regionale Trapianti (Crt) e una struttura sanitaria privata accreditata, appunto la Casa di cura di viale Venezia. È davvero un grande traguardo se si pensa che il secondo migliore risultato è dell’ospedale di San Daniele con 30 teste di femore donate, in un momento in cui le richieste di tessuto osseo sono particolarmente numerose in tutta la regione. Un risultato notevole, sottolineato anche da Roberto Peressutti, coordinatore del Centro regionale trapianti.


Risale a febbraio 2023, infatti, il programma di donazione di teste di femore nato dalla collaborazione con il Policlinico, in particolare con il reparto di anestesia (dottoressa Marcella Brazzoni e dottor Antonio Baroselli) e quello di ortopedia diretto dal dottor Fabrizio Bassini.  «Siamo davvero orgogliosi di questo risultato e ci tengo a ringraziare il grande lavoro di squadra tra i reparti e l’impegno dei nostri medici e dei nostri operatori che l’hanno reso possibile – sottolinea il presidente e amministratore delegato del Policlinico, Claudio Riccobon -; la donazione di quella parte ossea, infatti, richiede in primis la disponibilità̀ del personale in sala operatoria e poi tutto il successivo coordinamento per il trasferimento». «Questo ottimo risultato è stato possibile grazie al lavoro dell’intero team – commenta il dottor Antonio Baroselli -. Tutti si sono impegnati a rendere possibile questo traguardo, dal personale della sala operatoria, infermieri e Oss, ai medici che quotidianamente collaborano con il reparto chirurgico e anestesiologico».
La donazione ossea non ha alcuna differenza di procedura o conseguenza per il paziente che, infatti, nella maggior parte dei casi, dà il proprio consenso alla donazione al momento dell’anamnesi pre-operatoria con il medico anestesista. Dopo l’estrazione, la testa di femore viene inviata alla Banca dei Tessuti di Treviso che fa da centro di raccolta per Friuli Venezia Giulia, Veneto, province autonome di Trento e per le Marche, eseguendo le analisi e i test previsti per l’idoneità alla donazione.
La testa del femore asportata, solitamente di un soggetto sano sotto i 70 anni, è preziosa e fondamentale per realizzare innesti di osso in chirurgia ortopedica, vertebrale, odontoiatrica e maxillofacciale. Gli innesti ossei realizzati sono stati in alcune occasioni preziosi anche per ricostruzioni in pazienti pediatrici. L’impiego del tessuto muscolo-scheletrico proveniente da donazione è inoltre indispensabile nella chirurgia dei tumori ossei, in quanto può evitare l’amputazione di arti grazie alla ricostruzione funzionale, garantendo ai pazienti un migliore recupero e una migliore qualità della vita.

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In copertina, un’immagine del Policlinico Città di Udine e all’interno il team dei sanitari del settore osseo.

Udine, nuova sezione di diagnostica per immagini (da 4 milioni) al Policlinico

È operativa la nuova sezione di diagnostica per immagini (radiologia) all’interno del Polo 1 del Policlinico Città di Udine in viale Venezia. Cinquecento metri quadri e un investimento complessivo di 4 milioni di euro per accogliere i pazienti in uno spazio ampio, confortevole e luminoso, ma soprattutto completamente rinnovato nelle dotazioni tecnologiche.
Le risonanze magnetiche, infatti, diventano due, invece di una, con tecnologia di ultima generazione da 1,5 tesla ed è nuova anche la macchina della Tac da 128 slice. «L’aumento del numero di macchinari, unito alla loro tecnologia sempre più aggiornata ci permette di essere più efficienti ed erogare molte più prestazioni – spiega Claudio Riccobon, presidente e amministratore delegato della Casa di cura –. Possiamo infatti garantire una media di 470 esami alla settimana, con un aumento del 60% in più rispetto al vecchio reparto: questo significa sia un migliore e più celere servizio al paziente sia una più accurata qualità degli esami diagnostici».
La sezione, posizionata sempre al livello -1 della struttura, è stata concepita per mettere più possibile a proprio agio i pazienti, dall’ampiezza degli spazi fino alla scelta dell’illuminazione. Le nuove risonanze presentano un tubo di entrata da 70 centimetri, il più confortevole anche per chi soffre di claustrofobia, mentre la struttura regge un peso fino a 250 chili. Il servizio di radiologia, diretta dal dottor Giorgio Pivetta, ha uno staff di 10 medici e 14 tecnici di radiologia.

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In copertina e all’interno due immagini della sezione per immagini al Policlinico udinese.

(Foto Federico D’Avella)