L’Alta Val Torre (a Cesariis e a Pradielis) stasera ricorda il terremoto di 46 anni fa

(g.l.) Sono passati 46 anni da quel 6 maggio 1976, ma il ricordo, in chi ha una certa età, è rimasto indelebile. Impossibile, infatti, dimenticare quella caldissima sera in cui, alle nove, minuto più minuto meno, si è svegliato l’Orcolat sotto il monte San Simeone, nel Gemonese. Così, fra i tanti momenti indetti per ricordare quel tragico evento scatenato dalla natura che, nel giro di appena 57 secondi, causò un migliaio di vittime, segnaliamo quello che sta per prendere vita nell’Alta Val Torre, dove appunto si commemoreranno il terremoto e i suoi tanti morti.
Questo il programma messo a punto dalla civica amministrazione guidata da sindaco di Lusevera Luca Paoloni: ore 19.30, nella Chiesa della piccola Cesariis, rito in suffragio delle vittime del sisma; ore 21 a Pradielis, dall’alto campanile rivelatosi più forte delle scosse, “scampanotade” in ricordo di quella sera del 6 maggio; quindi nella stessa frazione, al centro Lemgo, proiezione del filmato “Orcolat ’76” di Simone Cristicchi e Valter Sivilotti; regia di Claudia Brugnetta.
Una semplice ma significativa cerimonia, dunque, che si aggiunge alle tante che si terranno nel Friuli devastato da quelle interminabili scosse, a cominciare da quella ufficiale di Gemona, la “capitale del terremoto”, mentre da tutti i campanili dei nostri paesi alle nove si udiranno i mesti rintocchi a ricordo dei mille morti di 46 anni fa.

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In copertina, le campane di Cesariis crollate dopo il terremoto di quel 6 maggio 1976.

 

Alta Val Torre, la piccola Cesariis ricorda le 10 vittime del terremoto di 45 anni fa

(g.l.) Cesariis è una delle più piccole frazioni del Comune di Lusevera, una manciata di case con appena cinquanta abitanti: un segno inequivocabile di quello spopolamento che anche le montagne della pur bellissima Alta Val Torre risentono. Ebbene, sotto le macerie del terremoto del 1976 furono ben dieci le vittime, una proporzione enorme se raffrontata all’esiguo numero di residenti, sebbene quasi mezzo secolo fa ce ne fossero di sicuro alcuni più di oggi.
E proprio, in occasione del 45° anniversario del sisma, la piccola comunità si è riunita dinanzi al monumento ai Caduti per ricordare i suoi morti. Don Giovanni Menosso ha celebrato la messa di suffragio e al termine è seguito l’omaggio civile con la deposizione di una corona d’alloro e con i brevi interventi di circostanza del sindaco Luca Paoloni e del consigliere regionale Edy Morandini. Nell’occasione, due alunne della scuola di Vedronza hanno recitato una poesia dedicata a quella indimenticabile sera del 6 maggio 1976, quando d’un tratto mezzo Friuli fu devastato dalle scosse causate dal risveglio dell’Orcolat nelle viscere sottostanti il monte San Simeone, in linea d’aria a pochi chilometri di distanza da questi suggestivi paesini bagnati dal Torre che nasce proprio qui, ai piedi del monte Musi.
Il toccante componimento è intitolato “Tra le braccia di un gigante” ed è stato scritto da Gianfranco Ellero che, con vibranti parole, è riuscito a far rivivere l’emozione e la commozione di quei terribili momenti. Da allora, sono passati appunto 45 anni, i paesi sono stati prontamente ricostruiti e oggi sono ancora più belli e accoglienti. Ma, come si diceva, soffrono di quel gravissimo fenomeno dell’abbandono che riguarda tutta la montagna friulana. E che pare, purtroppo, irreversibile!

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In copertina e qui sopra tre immagini della toccante cerimonia a Cesariis nel 45° anniversario del terremoto.