Open Dialogues, focus sugli Stati Uniti nella giornata del gran finale a Udine

Dopo una intensa giornata inaugurale, stamane a Udine i lavori di Open Dialogues for the Future si aprono, alle 10, nella Sala Valduga della Camera di Commercio. Con la moderazione di Malinverno di Ambrosetti, il dibattito verterà su “Comprendere gli Stati Uniti: strategie internazionali e dinamiche interne della superpotenza americana”. La panoramica iniziale sarà offerta da Federico Rampini, che introdurrà il videocommento, realizzato appositamente per Odff, dell’ex direttore della Cia David Petraeus. Quindi la discussione proseguirà con il politologo e saggista Robert D. Kaplan e, in collegamento, Benedetta Berti, director of Policy Planning della Nato e Alessandro Terzulli, chief economist di Sace. Alle 12, il focus sui rapporti economici Fvg-Usa, con gli interventi di Robert Allegrini, presidente del Niaf, Camilla Benedetti, vicepresidente di Danieli, e Lydia Alessio – Vernì, direttrice Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa della Regione.

Federico Rampini


Nel pomeriggio, il gran finale, all’auditorium Sgorlon dell’Università di Udine in via Margreth. Comincia alle 14.45 il dibattito conclusivo su giovani e innovazione per la competitività delle imprese. Padrone di casa il rettore dell’Ateneo friulano, Roberto Pinton, che dopo il suo intervento passerà il microfono ad Alec Ross, docente alla Bologna Business School, imprenditore ed esperto di politiche tecnologiche, a Elena Alberti, ad di Penske Automotive Italy, quindi ad Angelo Montanari, professore di Computer Science nella stessa Università udinese, e Alessandro Piol, presidente di Epistemic Ai. A chiudere l’edizione 2025 di Open Dialogues saranno infine il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo, e il direttore scientifico Federico Rampini.

Media partner dell’evento 2025 sono Corriere della Sera, Gruppo Nem, Rai Fvg e Ansa Fvg.

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In copertina, il presidente della Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo ieri mattina durante il suo intervento inaugurale.

E tre! A Udine torna “Open Dialogues” e il Fvg si ritrova al centro dei nuovi scenari geopolitici e degli impatti socioeconomici

È di nuovo il momento di “Open Dialogues for the Future”. Udine torna al centro del dibattito sugli scenari geopolitici internazionali e sui loro impatti socioeconomici. È stata, infatti, presentata ieri la nuova edizione del forum voluto dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine in collaborazione con The European House-Ambrosetti e con la direzione scientifica di Federico Rampini: dopo il successo delle prime due edizioni, nel 2023 e nel 2024, e l’anteprima milanese dello scorso dicembre alla presenza dell’ambasciatrice italiana a Washington Mariangela Zappia, l’evento è pronto ad “andare in scena” giovedì 6 e venerdì 7 marzo prossimi, confermandosi piattaforma di confronto che coinvolge esperti, accademici, leader d’impresa e responsabili istituzionali.


Alla conferenza stampa di lancio sono intervenuti, ospiti in regione dell’assessore alle attività produttive Sergio Emidio Bini, il presidente della Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo, in videocollegamento da New York il direttore Rampini e Filippo Malinverno di The European House-Ambrosetti, in qualità di coordinatore del programma del forum. Ad aprire i lavori, i saluti dei partner: il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini e il prorettore vicario dell’Università di Udine, Andrea Cafarelli. «Il futuro nasce dalla conoscenza e, in tempi particolarmente complessi e di veloce cambiamento come quelli nei quali viviamo, che ci impongono una riflessione concreta e un approfondimento costante rispetto alle dinamiche della geopolitica e della geoeconomia del nostro pianeta, Open dialogues for the future ci fornisce importanti possibilità di confronto. Si configura come un utile e attuale strumento di orientamento, una bussola per la navigazione in una dimensione sociale ed economica che ha un impatto sulla vita di tutti i cittadini, delle istituzioni e della realtà imprenditoriale. Per questo la Regione Friuli Venezia Giulia sostiene questa intensa due-giorni con esperti, accademici, leader di impresa e responsabili istituzionali», ha osservato Bini che ha portato l’adesione della Giunta guidata da Massimiliano Fedriga.
Se il 2024 è stato un anno di grandi elezioni, il 2025 si presenta a sua volta come cruciale per la “messa a terra” dei programmi elettorali, in particolare – ma non solo – di quegli Stati Uniti che proprio a inizio 2025 hanno visto l’insediamento del nuovo governo Trump. Un fatto già di per sé in grado di incidere in modo significativo sulla situazione internazionale e specialmente sui tanti fronti caldi aperti, a partire dal perdurante conflitto in Ucraina fino al più recente e profondamente incerto fronte in Medio Oriente. Non solo: si pensi all’emergere di nuove alleanze e strategie commerciali e alle chiusure (spesso brusche) di rotte e relazioni che apparivano consolidate da decenni, alle nuove potenze economiche che si affacciano sulla scena o ancora a una Germania, storico punto fermo, oggi in difficoltà sulla scia dell’esposizione verso la Cina, e alle conseguenze che si ripercuotono sull’economia italiana e del Fvg in particolare.
Come nelle scorse edizioni, il collegamento con la realtà istituzionale e imprenditoriale locale sarà centrale. Il sistema-regione è infatti da sempre vocato all’export e all’innovazione per competere sui mercati internazionali e in particolare su quegli Stati Uniti che saranno oggetto di un approfondimento specifico, in quanto mercato su cui il Friuli Venezia Giulia sta puntando in questi anni. E la Regione Fvg è infatti uno dei partner di Open Dialogues: assieme a essa, a sostenere il forum della Cciaa Pn-Ud ci sono Comune di Udine e Fondazione Friuli, unite al patrocinio di Unioncamere e del Ministero delle imprese e del Made in Italy. Quest’anno, Odff vede anche la partecipazione dell’Università di Udine.
GLI INTERVENTI – «Si consolida con il 2025 il nostro Open Dialogues, contando anche sul supporto di Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli, che assieme alla partecipazione dell’Università ci garantiscono una condivisione istituzionale davvero importante: grazie a questa collaborazione, offriremo tutti insieme un evento partecipato e diffuso nel cuore della città di Udine, storicamente crocevia di popoli e culture e con una spiccata apertura verso tutto il mondo. Un luogo ideale per un confronto a più voci tra autorevoli esperti internazionali, analisti e imprenditori, utile ad aiutare tutti noi a leggere e interpretare meglio questa complessa realtà geopolitica e geo-economica globale in cui siamo immersi, con le nostre imprese, le nostre economie e più in generale con le nostre vite», ha affermato Giovanni Da Pozzo, presidente Camera di Commercio Pordenone-Udine.


«L’America di Trump sorprende, sconcerta, spaventa molti europei. La Germania apre un nuovo capitolo politico e di governo. Due conflitti rimangono aperti alle porte dell’Europa. L’uscita della Cina dalla sua crisi rimane incerta. Il Forum Open Dialogues for the future è l’appuntamento ideale per diradare il polverone, uscire dalla modalità del panico permanente, andare in profondità. Il mondo delle imprese, in particolare, ha bisogno di uno sguardo lucido e nervi saldi, per affrontare il nuovo scenario», gli ha fatto eco da New York Federico Rampini.
«In tre anni di attività siamo riusciti, grazie al costante e importante lavoro di tutti i partner dell’iniziativa, a consolidare Open Dialogues come la principale piattaforma in Italia per l’analisi delle dinamiche geoeconomiche e geopolitiche, garantendo un solido legame con il territorio del Friuli-Venezia Giulia e il suo tessuto produttivo, fortemente votato all’export e quindi esposto a shock esogeni di portata storica. Il programma della terza edizione, di alto livello e intensità, ci guiderà ancora una volta in un’analisi approfondita dello scenario globale odierno, sempre più ricco di sfide ma anche di opportunità», ha poi osservato Filippo Malinverno.
«Siamo felici di essere partner di questa iniziativa insolita, insolita perché ci permette di guardare al mondo e proietta la nostra città in uno scenario più ampio. Grazie a tutti i partner: non è scontato riuscire a costruire una collaborazione così ramificata ed è bello essere seduti insieme al tavolo», ha detto invece- Alessandro Venanzi, vicesindaco di Udine, portando il saluto del primo cittadino Felice De Toni.
«A questa iniziativa ci siamo affezionati da subito e si è rivelata immediatamente eccezionale per gli addetti ai lavori, ma è risultata attrattiva per un pubblico più ampio. Sul tema della geopolitica tutti i noi, imprese e cittadini, dobbiamo imparare ad accorciare le distanze, perché la velocità delle ricadute è oggi estrema, ricadute che ci troviamo nei bilanci delle nostre aziende e nelle famiglie. Dunque questa iniziativa ha anche un importante valore sociale», ha quindi sottolineato Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli. Gli ha fatto seguito Andrea Cafarelli, prorettore Università di Udine: «Abbiamo accolto senza esitazione la chiamata alla collaborazione del presidente Da Pozzo per Odff, che affronta temi di frontiera di grande attualità. Un’iniziativa che ha già fatto il suo rodaggio e si proietta nel futuro come evento stabile e di grande importanza nel suo rivolgersi in particolare ai giovani e soprattutto agli studenti, che coinvolgeremo direttamente».
Infine, la Regione Fvg. «Il programma di Open Dialogues è strategico e non solo per le imprese e questo territorio. Il Fvg è crocevia d’Europa e regione votata all’export, Germania e Usa in primis, su cui continueremo a puntare per lo sviluppo della nostra economia. Personalmente, pur essendo un europeista convinto, sono anche critico nei confronti delle non-politiche industriali che l’Europa sta mettendo in piedi. Quello che mi preoccupa è una certa timidezza da parte dei vertici europei ad affrontare seriamente temi della competitività del continente, che influenzano fortemente il nostro Paese. Sarà dunque interessante ascoltare i dibattiti che Open Dialogues propone, perché ci portano al centro degli eventi in cui tutti siamo coinvolti in prima persona», ha affermato l’assessore alle attività produttive, Sergio Emidio Bini.

LA STRUTTURA – “Open Dialogues for The Future” si articola su due giornate suddivise ciascuna in due moduli (mattina e pomeriggio), ognuno in una sede diversa, sempre nel centro città, con più panel costruiti a seconda dei temi trattati. Il primo giorno è dedicato ad introdurre “il mondo che cambia: scenario geopolitico fra due guerre e tre continenti”, mentre in pomeriggio lo scenario geo-economico sarà al centro dei dibattiti, concentrandosi anche in particolare sulla situazione di Italia, Francia e Germania e con un videocollegamento con l’ex direttore della Cia David Petreus. La seconda mattinata sarà concentrata a comprendere meglio gli Stati Uniti, fra strategie internazionali e dinamiche interne della superpotenza americana, con un focus sui rapporti economici tra Nord America e Friuli Venezia Giulia, mentre il pomeriggio conclusivo sarà come sempre dedicato ai giovani, con un dibattito che porrà al centro le opportunità date dall’innovazione e dall’iniziativa imprenditoriale.

I LUOGHI – Oltre alla sede della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, la terza edizione si apre nuovamente agli attori della vita economica e sociale della città, grazie alla collaborazione dei partner istituzionali. Pertanto, per il 2025, il sipario si alzerà giovedì 6 mattina nella Chiesa di san Francesco, attigua alla sede camerale, e quindi il forum proseguirà giovedì 6 pomeriggio nella sede storica della Fondazione Friuli. La mattina della seconda giornata si terrà invece proprio in Cciaa, in sala Valduga (piazza Venerio), mentre l’evento conclusivo del venerdì 7 pomeriggio sarà a poca distanza, all’Auditorium Sgorlon dell’Università di Udine, in via Margreth.

I panel di Open Dialogues for The Future saranno a ingresso libero su prenotazione, che andrà effettuata tramite modulo online dal sito www.opendialogues.eu, sito ufficiale della manifestazione, dove sarà disponibile il programma aggiornato in tempo reale e da dove si potranno anche vedere in streaming le dirette dei dibattiti.
È possibile seguire l’evento sui social network attraverso l’hashtag dedicato #Odff2025 e sui seguenti canali:
Camera di Commercio di Pordenone-Udine: UP! Economia – YouTube, Instagram, Facebook, e LinkedIn
The European House-Ambrosetti: X e LinkedIn

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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Giovanni Da Pozzo con l’assessore regionale Sergio Emidio Bini e in collegamento il direttore scientifico Federico Rampini; all’interno, tutti i partecipanti alla presentazione di “Open Dialogues”, il saluto del leader camerale e altre due immagini dell’incontro.

Transizione 5.0 a Udine, Da Pozzo: l’Europa si muova più rapidamente

«Sul tema della transizione 5.0 è necessario che l’Europa si muova più rapidamente per stare al passo con i Paesi che su questa partita stanno già correndo. Anche i territori possono fare molto, con l’impegno di tutti. La Camera di Commercio Pordenone-Udine, per quanto di sua competenza, si sta impegnando a ogni livello, con i suoi uffici specializzati nello sviluppo sostenibile e nella digitalizzazione delle imprese, ma anche attraverso le sue partecipate più innovative, che su questo tema sono dei punti di riferimento per l’economia locale». Lo ha detto il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo al convegno sulla Transizione 5.0 organizzato, ieri, dal Comitato imprenditoria giovanile della Cciaa presieduto da Luca Rossi. Oltre a Da Pozzo e Rossi, sono intervenuti Lucio Penso, di Regione Fvg, Alberto Miotti, del Polo Tecnologico Andrea Galvani, e Tommaso Bernardini, di Tec4i Fvg, per dare un quadro di tutte le opportunità a disposizione per il tessuto produttivo.

Transizione 5.0 e imprese friulane: il “feeling” non sembra essere ancora scattato, ma c’è comunque fiducia nella potenzialità di questo cambiamento, che mette a sistema innovazione, trasformazione digitale e sostenibilità per lo sviluppo dell’economia. Se il 36% dichiara, infatti, di avere consapevolezza moderata o elevata (quest’ultima per il 7,5% delle rispondenti) sulla transizione 5.0, un altro 35% afferma di esserne poco consapevole e il 29% di non esserne consapevole. Nonostante ciò, per quasi la metà delle aziende rispondenti (47,5% a risposta multipla), la Transizione 5.0 porterà maggiore efficienza operativa, per il 34% un miglioramento del benessere lavorativo, per il 25,5% un aumento della produttività e secondo il 23,5% del totale avrà un impatto positivo sulla sostenibilità ambientale. Il dato emerge dall’inedita e recentissima indagine realizzata in via diretta dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, proposta alle attività produttive del territorio «con l’obiettivo – spiega il presidente Da Pozzo – di realizzare, come Camera, servizi e attività di informazione, formazione e supporto più aderenti possibile alle reali esigenze degli imprenditori su questa che è una sfida fondamentale da affrontare subito».
L’indagine è avvenuta nel periodo 1-20 ottobre ed è stata utilizzata la metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interview). Sono state 200 le imprese rispondenti, così distribuite per settore: 26,5% servizi, 18,5% commercio, 14% agricoltura, 10,5% industria, 4% turismo, alloggio, ristorazione e 26,5% altro. I rispondenti appartengono per il 47% alla fascia d’età 51-65 anni, per il 31% a quella 36-50, il 14% sono over 65, il 7,5% ha tra i 25 e i 35 anni, lo 0,5% è under 25. Le domande del questionario, elaborato dal Centro Studi e dall’ufficio Innovazione, sostenibilità e progetti di sviluppo dell’ente camerale, si focalizzano su quattro tematiche: consapevolezza e adozione delle tecnologie della Transizione 5.0, Investimenti nella Transizione 5.0, formazione e competenze, e infine supporto e servizi della Cciaa.
Il 44,5% delle imprese rispondenti non ha implementato tecnologie connesse alla Transizione 5.0, invece circa un terzo delle imprese (34%) ha già implementato sistemi di gestione dei dati (big data, cloud). Ancora: l’11% ha già attivato tecnologie di intelligenza artificiale, il 9% quelle legate all’Internet of Things, il 7% connesse all’automazione industriale, il 5,5% alla realtà aumentata e virtuale, l’1,5% alla robotica collaborativa. Tra coloro che le hanno implementate, il 31% ha segnalato difficoltà connesse ai costi elevati, il 25% competenze interne limitate, il 21% problematiche di sicurezza e privacy, il 17% la mancanza di infrastrutture adeguate, il 16% la resistenza al cambiamento. Vengono segnalati anche mancanza di personale, di informazioni e di consulenza a livello locale.
Per quanto riguarda l’Ai nello specifico, dall’indagine risulta che l’89% delle aziende rispondenti non utilizza soluzioni basate su di essa: nel 63,5% dei casi non ha previsto di utilizzarle nemmeno in futuro, il 25,5% del totale sta invece esplorando questa possibilità. Solo l’11% le utilizza parzialmente, nessuno le utilizza in modo esteso. Un terzo delle rispondenti (33%) pensa che l’Ai potrebbe offrire maggior valore nel marketing e nelle vendite, il 29% nel servizio clienti, il 22,5% nella ricerca e sviluppo, il 21,5% nella logistica, il 20% nella produzione (possibilità di risposta multipla).
Negli ultimi 3 anni il 77,5% delle imprese rispondenti non ha effettuato investimenti in Transizione 5.0. Tra quelle che li hanno effettuati, il 15,5% ha investito meno di 10mila euro, il 4,5% tra i 10mila e i 50mila e solo l’1% tra i 50mila e i 200mila e l’1,5% più di 200mila euro. Neanche per l’immediato futuro le percentuali sembrano discostarsi molto: guardando ai prossimi 3 anni, il 70,5% delle imprese rispondenti non prevede di effettuare investimenti in Transizione 5.0. Al momento dell’indagine solo il 3% delle imprese rispondenti ha beneficiato di agevolazioni o incentivi fiscali per l’introduzione di queste tecnologie.
Per quanto riguarda, infine, le attività che le imprese farebbero volentieri in Camera di Commercio sul tema, ci sono corsi di formazione specifici (54,5%), consulenza su finanziamenti e incentivi (52%), assistenza normativa e legale (31,5%), networking con altre imprese (13,5%), supporto nella ricerca di partner tecnologici (8,5%). Quasi la metà delle rispondenti (45,5%) sarebbe interessata a partecipare a eventi o workshop sul tema. Si richiedono soprattutto servizi formativi su: gestione del cambiamento digitale (40%), Ai e automazione (36,5%), sostenibilità e innovazione ambientale (29%), soft skills (17,5%). Sono inoltre ritenuti di interesse i temi della privacy e della cybersecurity.

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In copertina e all’interno due immagini del convegno di stamattina a Udine.

Le infinite potenzialità dei tessuti tecnici di ultima generazione: analisi a Udine con il presidente nazionale di Federmoda

Ci sarà anche il presidente nazionale di Federazione Moda Italia Giulio Felloni all’approfondimento organizzato dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, in collaborazione con Confcommercio Udine, dedicato ad approfondire i nuovi tessuti tecnici, «una vera e propria rivoluzione nel comparto e un’opportunità con un grande portato di innovazione e sostenibilità», spiega Alessandro Tollon, presidente di Confcommercio Federmoda Fvg, grazie alla cui iniziativa si terrà l’incontro. L’appuntamento è per domani 25 novembre, alle 10.30, nella Sala Valduga dell’ente camerale, a Udine. Aprirà i lavori il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo, che darà poi la parola per le introduzioni proprio a Felloni. Quindi, seguiranno gli interventi di Tollon e del consulente nel settore delle materie prime tessili Michele Vencato, esperto di tessuti e sostenibilità, dal punto di vista tecnico e commerciale.

Giulio Felloni


«Sempre di più – commenta Tollon –, il mercato della moda sta introducendo prodotti e tessuti tecnici di ultima generazione, frutto di ricerca continua in materiali, tecnologia e attenzione all’ambiente, tessuti che garantiscono ad abiti e accessori performance mai viste in termini di stile di comfort e facilità di utilizzo, ben diversi da quelli reperibili fino a una decina di anni fa e con una varietà di possibilità di impiego inedita: le camicie, per fare un esempio concreto, non si stirano e non si stropicciano e però traspirano come un prodotto naturale».
Da questa innovazione continua nel comparto, l’idea di proporre un approfondimento. «Da un lato l’idea nasce per l’imprenditore e per chi si occupa direttamente di moda – spiega il presidente Da Pozzo – , dall’altro per far conoscere anche ai consumatori le tantissime, nuove opportunità che offre la moda, con la presenza qualificante del presidente nazionale Felloni». Il suo intervento, conclude Tollon, «ci fa capire infatti quanto il tema sia sentito e ci permetterà di avere anche il privilegiato punto di vista nazionale su un comparto che è cardine indiscusso del Made in Italy, in cui, dopo una prima parte dell’anno complessa, stiamo cominciando con settembre-ottobre a vedere qualche piccolo segnale di recupero e stabilità».

Udine, il benvenuto di Da Pozzo al nuovo comandante della Guardia di Finanza

Primo incontro in Cciaa Pn-Ud, ieri mattina, tra il presidente Giovanni Da Pozzo e il colonnello Corrado Loero, nuovo comandante provinciale della Guardia di Finanza di Udine. Da Pozzo, nel dare il benvenuto al colonnello augurandogli un proficuo lavoro sul territorio, ha ribadito l’ottima collaborazione interistituzionale, consolidata nel tempo, evidenziando come per un’economia sana sia fondamentale il gioco di squadra fra enti per garantire legalità, correttezza e sicurezza, tanto per le attività produttive quanto per i cittadini.

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In copertina, il presidente Giovanni Da Pozzo con il comandante Corrado Loero.

Sostenibilità, il 67% delle imprese Pn-Ud vuole investire: la priorità al fotovoltaico

L’interesse a migliorare la propria impresa in termini di sostenibilità è forte da parte delle imprese friulane e i miglioramenti (in termini di risparmi, ma anche di efficienza e reputazione aziendale) si sentono, anche se tra le sfide più difficili da affrontare ci sono i costi delle pratiche e delle tecnologie, spesso ancora troppo elevati. È il quadro che emerge dall’indagine diretta, la prima, che la Camera di Commercio Pordenone-Udine ha promosso tra il 15 e il 25 luglio scorso con metodologia Cawi (Computer assisted web interview). Dal questionario è derivato un primissimo studio, che aiuterà la Cciaa a capire come orientare al meglio le proprie iniziative in tema di sostenibilità e tecnologie per le imprese del territorio, ma permetterà anche di acquisire un quadro analitico delle abitudini delle Pmi in termini di sostenibilità, quadro che potrà dare informazioni confrontabili ripetendolo periodicamente. «L’abbiamo voluto – ha spiegato il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo – in quanto su questo tema non ci sono dati statistici consolidati a disposizione, se non, appunto, quelli che arrivano da rilevazioni dirette come questa, che diventerà la base per le nostre prossime ricerche». Le 133 imprese che hanno risposto sono per il 26,3% dei servizi, 24,1% dell’industria, 18% del commercio, 12,8% dell’agricoltura, 2,3% di turismo, alloggio, ristorazione e 16,5% altri settori. I rispondenti appartengono per il 50,4% alla fascia d’età 51-65 anni, per il 30,1% a quella 36-50, mentre il 10,5% sono under 35 e il 9% sono over 65.

Giovanni Da Pozzo

Entrando nel dettaglio delle risposte, emerge come a seguito dell’adozione di pratiche sostenibili il 58,6% delle aziende ha riscontrato un miglioramento della reputazione aziendale, il 52,6% una riduzione dei costi operativi, il 15,8% un aumento di soddisfazione dei dipendenti, il 6,8% un aumento delle vendite, così come una maggior attrazione di investitori. Il 66,9% dei rispondenti dichiara di aver intenzione di investire in pratiche sostenibili da qui a un anno. In particolare il 48,3% sarebbe intenzionato a investire nel fotovoltaico, il 30,3% in certificazioni ambientali, il 28,1% in bilancio di sostenibilità, il 20,2% nella carbon footprint, il 18% in Lca (Life CycleAssessment) e il 9,9% in altro, come per esempio nell’acquisto di macchinari che riducano l’impatto ambientale (nota: tutte domande con possibilità di risposta multipla).
Il 57,9% dei rispondenti afferma di essere abbastanza informato sulle pratiche sostenibili, mentre il 30,1% lo è poco. Solamente l’8,3% risulta essere molto informato in merito. Allo stesso tempo, la quasi totalità dei rispondenti (il 97%) afferma che sia importante che le aziende adottino pratiche sostenibili (per il 52,6% è abbastanza importante, per il 44,4% lo è molto).

Riguardo agli investimenti in sostenibilità, il 35,3% dei rispondenti indica di aver investito fino in media a 10.000 euro annui, il 18% del totale tra 10.000€ e 50.000 euro, mentre oltre questa soglia ha investito il 12,1%. Tra le principali sfide incontrate dalle aziende nell’implementazione di pratiche sostenibili si rilevano al primo posto i costi elevati (il 72,2% del totale), mancanza di competenze interne (29,3%), resistenza al cambiamento (21,8%) e normative inadeguate (19,5%). Solamente il 3,8% delle imprese segnala mancanza di supporto da parte del management.
In ogni caso, l’83,5% dei rispondenti afferma di aver adottato per la propria azienda politiche o pratiche sostenibili (una percentuale sicuramente elevata vista anche la disponibilità delle imprese di rispondere volontariamente al questionario sul tema). Tra le principali pratiche adottate dalle imprese rispondenti spiccano riduzione del consumo energetico (61,9%), riduzione dei rifiuti (57,5%), riciclo dei materiali (54%), utilizzo di energia rinnovabile (52,2%). Seguono le politiche di lavoro equo e inclusivo, le certificazioni ambientali, la responsabilità sociale d’impresa e l’implementazione di pratiche di economia circolare.
Le motivazioni principali dell’adozione di pratiche sostenibili sono state per il 57,1% la volontà di rimanere competitivi, per il 36,1% le esigenze del management e per il 31,6% la spinta normativa (sempre domande con possibilità di risposta multipla). La maggior parte dei rispondenti, l’88,7% del totale, sarebbe disposta anche a pagare un prezzo maggiore per acquistare un prodotto sostenibile rispetto a uno “tradizionale”.
Nello specifico, il 54,1% pagherebbe fino al 10% in più, il 29,3% tra il 10% e il 30% in più, il 5,3% anche oltre il 30% in più. Tra le principali tecnologie sostenibili da adottare da parte delle aziende emergono le energie rinnovabili (85,7%), le tecnologie di riciclo avanzato (62,4%), i materiali sostenibili (61,7%), i sistemi di gestione dell’acqua (52,6%) e i veicoli elettrici (18%).

Capitolo certificazioni: solamente il 17,3% delle imprese rispondenti ha ricevuto riconoscimenti o certificazioni per le pratiche sostenibili. Allo stesso tempo, solo il 4,5% delle imprese ha pubblicato un bilancio di sostenibilità che ha l’obiettivo di informare gli stakeholder dei risultati economici, sociali e ambientali generati dalle imprese nello svolgimento delle proprie attività.
Riguardo alle scelte di acquisto, il 70,7% dei rispondenti dichiara di averle a volte modificate a favore di aziende più sostenibili. I valori etici condivisi risultano essere la principale motivazione per la scelta di un’azienda sostenibile (66,9%), seguono la qualità del prodotto o servizio (56,4%), certificazioni di sostenibilità (17,3%), prezzo competitivo (12,8%), opinioni di amici/famiglia (4,5%). Inoltre, nell’ambito della sostenibilità, il 73,7% ritiene che l’utilizzo di materiali riciclati sia uno degli aspetti più importanti nella scelta di un prodotto o servizio, seguono le condizioni di lavoro equo (61,7%), l’impatto sociale positivo (48,9%), il benessere degli animali (42,9%) e l’impronta di carbonio (30,8%).
La metà dei rispondenti dichiara di aver partecipato a iniziative ed eventi legati alla sostenibilità (il 49,6% del totale). Tra i temi più richiesti da trattare nei corsi di formazione le aziende chiedono in particolare bilancio di sostenibilità (54,9%), Comunità Energetiche Rinnovabili ( 39,1%), normative (39,1%), economia circolare (33,1%), carbon footprint(28,6%), seguono LCA, eco design e rendicontazione non finanziaria. Quasi la metà delle imprese rispondenti, inoltre, sarebbe interessata ad aderire alla Comunità Energetica Rinnovabile della Camera di Commercio di Pordenone-Udine (il 49,6%).

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In copertina, l’installazione di pannelli fotovoltaici su una copertura.

Imprese e sostenibilità, un questionario della Cciaa Pn-Ud fino al 25 luglio: orientamento gratis alle prime cinquanta

Le prime 50 imprese che risponderanno al questionario sulla sostenibilità della Camera di Commercio Pordenone-Udine avranno la possibilità di ottenere orientamento gratuito con esperti energy manager per capire come migliorare e diventare sempre più efficienti in questa partita ormai imprescindibile per lo sviluppo economico. Rispondere al questionario è facilissimo e richiede pochi minuti: è sufficiente andare sul sito www.pnud.camcom.it e inserire le risposte nel form dedicato.
L’indagine è aperta a tutte le imprese iscritte alla Cciaa Pn-Ud e si focalizza su cinque tematiche: conoscenza e percezione della sostenibilità, pratiche sostenibili delle aziende, consapevolezza e comportamento dei consumatori, coinvolgimento e formazione e infine sostenibilità e informazione.
Il questionario sarà attivo fino al 25 luglio. Le imprese che risponderanno per prime potranno, come detto, beneficiare di una sessione di orientamento gratuito con un esperto energy manager, ma tutti i partecipanti al sondaggio riceveranno una guida digitale sui temi della doppia transizione. Le risposte saranno tutte analizzate in forma aggregata e saranno utili agli uffici camerali per proporre servizi basati sulle reali esigenze delle imprese del territorio.

Il link diretto per il questionario è https://forms.gle/vjFenvP3d2cTurD88.
Per informazioni è possibile contattare il Punto impresa digitale della Cciaa scrivendo a pid@pnud.camcom.it

Opus Loci, il podcast sui 5 siti Unesco Fvg ora anche in inglese, tedesco e sloveno

In inglese, tedesco e sloveno. Si può ora ascoltare anche in queste lingue il podcast “Opus Loci”, voluto dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine per portare i visitatori alla scoperta di percorsi unici all’interno dei cinque siti Unesco del Friuli Venezia Giulia. Le nuove versioni in lingua arrivano dopo la prima in italiano, lanciata all’inizio di quest’anno con la voce di David Angeli e primo podcast in assoluto dedicato ai Patrimoni dell’umanità della regione. Le nuove versioni sono state tradotte e prodotte nell’ultimo mese e sono ora pubblicate sempre su Spotify, per permetterne una più ampia diffusione, a partire dai primissimi Paesi di riferimento, cioè quelli che con il Fvg confinano. L’inglese permette poi la fruizione più generale al pubblico internazionale «che confidiamo possa trovare in questi racconti spunti preziosi per visitare in modo originale il nostro territorio, partendo dai nostri “magnifici cinque”: Aquileia, Cividale, Palmanova, Dolomiti friulane e Palù di Livenza», commenta il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo.
Anche la versione nelle tre lingue è stata realizzata con la collaborazione dell’Agenzia Aipem di Udine. I podcast in lingua sono già disponibili come playlist autonome, consultabili sia approdando sul canale Spotify dell’ente camerale Pordenone-Udine sia cercando Opus Loci tra i podcast dell’app. Opus Loci, lo si ricorda, nasce alcuni anni fa come originale progetto che mette in sinergia le bellezze storico-culturali dei Siti Unesco Fvg con alcune aziende che rappresentano eccellenze produttive e di servizi legati al turismo. Sul sito www.opusloci.it, in questi anni, sono stati sviluppati percorsi sostenibili tra vestigia storiche e realtà produttive, da percorrere a piedi o in bici, scaricabili direttamente dal sito. Questi percorsi, nel 2024 sono diventati appunto anche un racconto da ascoltare, quasi un’audioguida con cui farsi accompagnare alla scoperta delle cinque località e delle loro aree contermini.

Transizione energetica, al via le domande delle Pmi per i contributi di Cciaa Pn-Ud

La giunta della Camera di Commercio Pordenone-Udine ha dato via libera al bando transizione energetica, in partenza oggi 23 aprile, per le Pmi dei due territori. Il plafond complessivo è di 250mila euro, che saranno erogati mediante tre “livelli” di voucher per le imprese, a copertura da un lato delle spese per consulenze o certificazioni per la realizzazione di progetti di efficientamento energetico e dall’altro per l’acquisto di impianti, beni e attrezzature strettamente funzionali allo scopo. I voucher sono da 3, 5 e 10 mila euro, in base a soglie minime di spese sostenute e ritenute ammissibili. Si tratta di contributi a fondo perduto, in conto capitale nella percentuale massima del 70%. «Abbiamo voluto rinnovare questa misura perché vogliamo supportare le Pmi nel fondamentale processo di transizione ecologica e digitale – commenta il presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo –. La nostra Cciaa sta promuovendo un ventaglio di iniziative per le imprese in questo campo, con uffici specializzati che possono garantire un qualificato orientamento e un importante supporto per le Pmi che puntano a crescere integrando responsabilità, sensibilità e sostenibilità economica e ambientale».
L’elenco delle tipologie di spese ritenute ammissibili è dettagliato all’articolo 6 del bando, che è già pubblicato e consultabile, assieme alla modulistica e ai contatti degli uffici per eventuali informazioni, sul sito camerale www.pnud.camcom.it nella sezione Contributi camerali. Le imprese interessate potranno presentare domanda in bollo a partire dalle ore 9 di stamane aprile ed entro il 31 maggio prossimo. Andranno esclusivamente inviate da Pec all’indirizzo Pec della Cciaa, ossia, per le imprese con sede nel territorio di Udine a contributi.ud@pec.pnud.camcom.it oppure, per le imprese del pordenonese, a contributi.pn@pec.pnud.camcom.it

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In copertina, il presidente dell’ente camerale friulano Giovanni Da Pozzo.

Certificati d’origine per le imprese del mobile, martedì webinar Cciaa Pn-Ud

Per martedì 19 marzo la Camera di Commercio Pordenone-Udine ha organizzato un webinar sulla richiesta del certificato d’origine per le imprese del settore del mobile. L’incontro online sarà dalle 14.30 alle 16 e vedrà la partecipazione di un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con l’obiettivo di fornire indicazioni sugli strumenti idonei a inoltrare telematicamente alla Camera di Commercio la pratica relativa ai certificati d’origine. In particolare, sarà illustrato l’utilizzo del portale Cert’O relativamente alla predisposizione della pratica telematica e si affronterà il tema dei controlli doganali. La partecipazione è gratuita. Per le adesioni, entro il 18 marzo, basta compilare il form sul sito www.pnud.camcom.it

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Semplice come un foglio bianco A4. Con il servizio di “Stampa in azienda” è possibile stampare i certificati di origine direttamente nel proprio ufficio e senza utilizzare i formulari prestampati, rendendo agevole e veloce la procedura di emissione. La Cciaa Pn-Ud ha adottato con successo questa opportunità di semplificazione per le imprese esportatrici: la stampa avviene direttamente su foglio A4, con l’eliminazione della possibilità di errori in fase di stampa sui formulari, in cui era possibile incorrere, e con la conseguente riduzione dei costi e tempi aziendali per il ritiro dei formulari stessi o di copie in caso di stampa errata. Accedere a questa opportunità è semplicissimo: basta compilare la domanda di adesione al servizio e inoltrala alla Pec camerale commercioestero@pec.pnud.camcom.it, in modo da ottenere dall’ente la conferma dell’attivazione e poter ricevere sulla propria Pec i certificati richiesti con il portale Cert’O. Nel 2023 una gran parte delle imprese esportatrici ha aderito a questa procedura, che la Camera Pordenone-Udine intende promuovere ulteriormente nell’ottica di garantire un servizio sempre più orientato alla digitalizzazione e alla futura (prossima) completa dematerializzazione. La progressiva sostituzione dei formulari prestampati con semplici fogli bianchi di uso comune consentirà un ulteriore risparmio di tempo e di costi per le imprese e di semplificazione degli adempimenti amministrativi.

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In copertina, la sede udinese della Camera di Commercio friulana.