Vicino/lontano mont, un’anteprima a Udine nel parco di Sant’Osvaldo

Torna questa estate vicino/lontano mont, la rassegna itinerante di vicino/lontano dedicata alla montagna. La terza edizione, sempre curata da Claudio Pellizzari, prenderà il via il 19 luglio a Udine e si concluderà sabato 23 settembre a Dordolla. Toccherà diverse località della montagna friulana – tra cui Tolmezzo, Villa di Verzegnis, Paluzza, Raveo, Taipana, Venzone, Tualis, Cave del Predil e Ovaro – dove saranno proposti, anche in collaborazione con alcuni partner, momenti di riflessione e intrattenimento, nelle forme e nei linguaggi più diversi, sui temi della montagna e delle sue genti. Sono previsti, tra l’altro, percorsi di ricognizione dei luoghi, passeggiate guidate e performance musicali e di spettacolo all’aperto, a beneficio di residenti e visitatori.
Un’importante anteprima, in forma di convegno, è in programma domani, 30 giugno, alle 16 alla Comunità Nove, al Parco di Sant’Osvaldo a Udine, nell’ambito della “Feste d’Estate al Parco di Sant’Osvaldo”. “I margini al centro. Confronto sulle povertà educative” è l’argomento che vede il confronto tra il sociologo Giovanni Carrosio e Andrea Morniroli del Forum Disuguaglianze Diversità, con la partecipazione di Federico Angelo Pirone, assessore alla Cultura, Istruzione e Università della Città di Udine. L’istanza nasce dall’esame delle criticità e delle esperienze di innovazione sociale delle aree interne del Paese e incontra il tema delle marginalità urbane. «I luoghi ai margini, le aree interne e periferiche – spiega Giovanni Carrosio – sono spazi di critica e di sperimentazione sociale, dove avanzano altri modelli di sviluppo: rappresentano dei laboratori capaci di produrre soluzioni e di contaminare, innovandoli, gli altri contesti territoriali».
L’incontro, introdotto da Claudio Pellizzari, curatore di vicino/lontano mont, e coordinato da Paolo Felice, presidente di Legacoopsociali Fvg, prende spunto dal libro di Giovanni Carrosio I margini al centro. L’Italia delle aree interne tra fragilità e innovazione (Donzelli 2019), per creare un’occasione di confronto sul tema delle povertà educative e aprire un dialogo tra montagna e città. Realizzato in collaborazione con Legacoopsociali Fvg, Comunità Nove, Coop sociale Itaca, Innovalp, è costruito per favorire la partecipazione attiva di insegnanti, educatori e operatori del sociale che sono invitati a partecipare per condividere esperienze e progetti di sviluppo locali.

Ingresso libero. Informazioni: www.vicinolontano.it

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In copertina e all’interno due immagini della Comunità Nove di Sant’Osvaldo a Udine.

Cave del Predil, un progetto per la valorizzazione della vecchia Laveria

di Giancarlo Martina

Sarà dato il giusto risalto alla “Laveria”, importante reparto collegato all’estrazione dei minerali di zinco e piombo della ex miniera secolare di Cave del Predil. La giunta di Tarvisio, guidata dal sindaco Renzo Zanette, ha infatti disposto a questo fine l’assegnazione di un specifico contributo di 26 mila euro (di 20 mila l’entità del contributo richiesto alla Regione Fvg mentre 6 mila saranno coperti con fondi propri del Comune).
“La Laveria nel ciclo delle lavorazioni della ex miniera di Cave del Predil è il titolo del progetto – spiega l’assessore alla Cultura, Antonio Petterin – che si pone l’obiettivo di ricostruire e portare alla luce tutto il mondo della laveria, fin ad ora rimasto rimasto ancora inesplorato a quasi 30 anni della chiusura dell’attività estrattiva avvenuta nel 1991”. Un vero peccato perché, ricordano gli anziani minatori, quello era un reparto all’avanguardia in campo mondiale con attrezzature di cui purtroppo non c’è più traccia. “Anche per questo motivo – continua l’assessore – è doveroso conservarne memoria. La laveria era un opificio specializzato nella lavorazione del minerale grezzo estratto dalla miniera. Ben si notano ancora le sue strutture murarie edificate lungo la pendice del monte Re, all’esterno della cava. Lì vi lavoravano il personale specializzato, periti chimici, uomini e donne. E con questo studio di ricerca viene affrontato un tema storico-etnografico inedito e fondamentale per comprendere appieno le ricadute sociali e culturali di un processo estrattivo che in quei tempi coinvolgeva anche la forza lavoro femminile”. Partner dell’iniziativa l’Università di Udine e l’Osservatorio del Turismo dello stesso ateneo, l’Ance del Friuli Venezia Giulia e l’Alea, la cooperativa che gestisce la parte museale di Cave del Predil.

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In copertina, storici impianti produttivi nella ex miniera di Cave del Predil, nel Tarvisiano.

Cave del Predil ricorda i minatori e lancia una sfida per il futuro

di Giancarlo Martina

TARVISIO – Santa Barbara, patrona dei minatori, è stata onorata, come è tradizione, a Cave del Predil, la località dove per secoli i suoi abitanti sono stati legati, nel bene e nel male, alla secolare Miniera dove fino al 1991 venivano estratti i minerali di piombo e zinco. Affollato da circa 200 convenuti – di più non avrebbero potuto avere accesso -, il “camerone” nelle viscere della montagna, dedicato alla patrona, dove sull’altare dei minatori don Stefano, parroco di Tambre d’Alpago, ha concelebrato la Messa con il nuovo parroco di Tarvisio, don Alan Iacoponi, e con due sacertodi sloveni. Alla suggestiva cerimonia religiosa, accompagnata dal coro maschile “Sot le piargule” di Percoto, è seguita, all’esterno, al monumento al Minatore, un’ artistica opera in bronzo collocata all’ingresso storico, la deposizione di una corona d’alloro a ricordo dei lavoratori defunti.

Immagini del rito in miniera.

Ringraziati i convenuti per la partecipazione, il sindaco Renzo Zanette ha rivolto un caloroso saluto al collega di Bovec, Walter Mlekuz, e a tutte le autorità civili, militari e religiose giunte anche da Austria e Slovenia. “La loro presenza ci onora – ha affermato il primo cittadino tarvisiano – e dimostra la grande sensibilità, vicinanza e rispetto che gli amici d’oltre confine riservano alla nostra comunità, in particolare a quella cavese. Una storia d’altri tempi – ha aggiunto -, quella della località mineraria, dove vivevano famiglie nelle quali il nonno, il papà e il figlio erano stati tutti minatori. Frammenti di un passato, ai più, poco conosciuto, ma denso di mille significati. Cave del Predil è stato, grazie alla Miniera, un paese dove si stava bene. Ricco di maestranze provenienti da tutta Italia, ricco di abitanti, ricco di tantissime attività economiche, ricco di vita e di tante speranze. Tutto questo ora non c’è più – ha ricordato Zanette, facendo il quadro della deficitaria situazione -. Chi era venuto a lavorare da altre zone d’Italia, non avendo più il lavoro, è tornato nella terra d’origine, e tanti giovani purtroppo se ne sono andati via. Tutto questo da quel maledetto anno 1991, quando la Miniera è stata chiusa”.

Il sindaco Renzo Zanette.

E rincarando la dose il primo cittadino ha poi continuato, dicendo: “E’ successo nonostante fosse ancora attiva, dato che c’era abbastanza minerale per garantire estrazioni per diversi anni. E’ successo nonostante la fortissima opposizione degli ultimi minatori e delle loro famiglie, che hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una comunità. Minatori che hanno rinsaldato in quei terribili giorni la solidarietà e l’amicizia, sentimenti che diventavano più forti man mano che trascorrevano i giorni. Tanta voglia di lottare uniti per il proprio bene e per quello delle loro famiglie. Ma quei minatori sono risaliti in superficie con la promessa che, se chiusura doveva essere, si sarebbe comunque avviato un percorso di riconversione che prevedeva il recupero ambientale, la messa in sicurezza delle strutture, la realizzazione di un museo che sfruttasse parte delle gallerie della miniera ed il reinserimento di parte della forza lavoro in attività complementari. Tante di queste promesse non si sono, purtroppo, realizzate e per tutta Cave del Predil l’intera vicenda è stata ricondotta ad un tradimento. Compito della politica, compito nostro, ora – ha aggiunto il sindaco – è non tradire nuovamente. Vogliamo dare un futuro certo alla vostra comunità. L’amministrazione comunale tutta si sta impegnando a fondo e crede fortemente a quella riconversione economica e sociale della frazione. Una riconversione basata sulla storia, unica ed importante, del compendio minerario, e sulle bellezze naturali ed ambientali. Una riconversione che ha come obiettivo lo sviluppo turistico di Cave del Predil, per creare nuove opportunità di crescita, di lavoro, di occupazione, di un futuro, soprattutto a favore dei più giovani”.
In conclusione, il primo cittadino ha espresso un auspicio: “Ci auguriamo che l’esperienza degli ex minatori, che hanno contribuito negli anni a rendere ‘viva’ la frazione e hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una Comunità, possa essere messa a disposizione per stimolare ed aiutare i giovani di Cave del Predil a crearsi un futuro con le grandi opportunità che la località mineraria può offrire, dalla gestione delle centraline a quella dell’impianto di riscaldamento, dalla gestione del Parco Internazionale Geominerario, al lago di Raibl, fino alla gestione del nuovo impianto sportivo”.

L’omaggio al monumento ai Caduti.

In precedenza, alla cappella del cimitero della località, era stato reso omaggio ai Caduti della Grande Guerra alla presenza delle rappresentanze dei comandi locali dell’Esercito e delle Forze dell’ordine e di Polizia, nonché dell‘8° reggimento alpini e del 7° reggimento trasmissioni di Sacile che ha intrapreso un rapporto di gemellaggio con il Comune di Tarvisio essendo un suo reparto intitolato al Passo Predil. Presenti anche i rappresentanti del 7° reparto militare Khevenhuller nr. 7 di Klagenfurt, dei Freiwillengenschutzen, della Croce Nera carinziana e dei figuranti di Plezzo, Caporetto e Tolmino.

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In copertina e qui sopra il corteo a Cave del Predil per Santa Barbara.

(Foto di Pietro Fabian)

Don Claudio Bevilacqua lascia Tarvisio, arriverà da Gemona don Iacoponi

di Giancarlo Martina

TARVISIO – Don Claudio Bevilacqua lascia la Parrocchia di Tarvisio e gli altri incarichi: al suo posto arriverà da Gemona don Alan Iacoponi. E’ stato lo stesso sacerdote ad annunciare la sua rinuncia domenica mattina ai fedeli intervenuti alla celebrazione della Messa dando lettura, a conclusione del rito, della lettera ufficiale dell’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato. Nella missiva il presule afferma che: “Don Claudio Bevilacqua ha rassegnato le dimissioni da parroco di Tarvisio e, di conseguenza, conclude anche il suo compito di amministratore parrocchiale di Camporosso, Fusine in Valromana, Cave del Predil, Ugovizza e Malborghetto-Valbruna”.
Annunciando quella che è stata una novità davvero inattesa in questo momento per il Tarvisiano e la Valcanale, monsignor Mazzocato nella missiva aggiunge: “E’ una decisione frutto di un dialogo fraterno fra me e don Claudio, durante il quale egli mi ha fatto presente il peso e la fatica che da tempo sentiva gravare su di se”.
A 75 anni, dunque, don Claudio ha deciso di ritirarsi. “Per ben 17 anni – sottolinea ancora l’arcivescovo – si è dedicato al ministero di parroco di Tarvisio al quale si è progressivamente aggiunta la responsabilità di amministratore delegato di tutte le altre parrocchie della Valcanale per la scomparsa, in questi ultimi anni, di don Dionisio Mateucig, di don Giuseppe Morandini ed infine di don Mario Gariup”.

Don Claudio con l’arcivescovo. 

Espressa la personale riconoscenza a don Claudio Bevilacqua “per la sua grande disponibilità che ha sempre avuto nei miei confronti e per la generosità pastorale con cui si è speso a favore della comunità di Tarvisio e della altre comunità”, l’arcivescovo Mazzocato ha anche annunciato che il successore sarà don Alan Iacoponi, un sacerdote di 42 anni nativo della Bolivia ma che opera nella nostra Arcidiocesi, attualmente vicario parrocchiale a Gemona. Don Iacoponi avrà la responsabilità di parroco di Tarvisio, Camporosso, Fusine in Valromana, Cave del predil, Ugovizza e Malborghetto-Valbruna. “A don Alan – ha spiegato infine l’arcivescovo che verrà a Tarvisio per l’ingresso del nuovo parroco – ho chiesto un compito pastorale alquanto impegnativo e lo ringrazio di cuore per avermi dato immediatamente e con serenità la sua disponibilità. Sarà coaudiuvato dagli altri sacerdoti che operano nelle comunità della Valcanale e dal diacono”.

L’annuncio della partenza di don Claudio Bevilacqua, giunto a Tarvisio nel 2002 proveniente dalle parrocchie di Sedegliano e Coderno dove aveva operato fin dal 1990, non è stata del tutto una sorpresa in quanto il parroco già nel luglio dell’anno scorso aveva comunicato che per problemi di salute non avrebbe potuto proseguire nell’impegnativo incarico ancora a lungo. Il sacerdote si ritirerà, quindi, a Flaibano suo paese di origine.

Il parroco uscente alla benedizione degli autoveicoli a Tarvisio.

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In copertina, don Bevilacqua riceve a Tarvisio monsignor Mazzocato.

Affettuoso ricordo a Fusine del parroco don Bepi Morandini

di Giancarlo Martina

Una targa posta sul muro di cinta del cimitero di Fusine in Valromana, di fronte all’ingresso della Chiesa di San Leonardo, sarà perenne testimonianza della riconoscenza dei parrocchiani per don Giuseppe Morandini, morto il 31 agosto del 2018 all’età di 73 anni. Il benvoluto sacerdote, che tutti chiamavano semplicemente don Bepi, era stato oltre che parroco della piccola frazione di Tarvisio anche cappellano dei lavoratori del Catenificio Weissenfels.
Nell’affollata Chiesa ha celebrato la messa don Claudio Bevilacqua; quindi, al termine del rito, alla presenza del sindaco Renzo Zanette, delle altre autorità, fra le quali anche Robert Charles Franklin, e delle rappresentanze delle associazioni, è seguita la benedizione della targa. Significativa la preghiera a lui rivolta: “Come in vita hai guidato questa comunità il tuo ricordo ci aiuti a rimanere uniti”.

La targa di marmo dedicata a Fusine a don Bepi Morandini.

Fra tanta commozione, l’intervento di Zanette che ha ricordato l’operato di don Morandini in 44 anni di sacerdozio e soprattutto “l’importante servizio, svolto con impegno e disponibilità in favore delle comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine – ha sottolineato il primo cittadino –, dalle quali è stato contraccambiato con amore e rispetto, i sentimenti che i parrocchiani provavano per una persona tanto disponibile e schietta”. In precedenza, ricordiamo, anche le comunità di Coccau e di Cave avevano reso omaggio al loro parroco prematuramente scomparso.
Quindi, il sindaco ha rivolto “un plauso e un ringraziamento a tutte le persone del gruppo Progetto “Ricordando Don Bepi”, di Fusine, impegnate per organizzare la semplice ma sentita cerimonia, dimostrazione di affetto per una grande persona, per un grande Sacerdote”.

La benedizione di don Bevilacqua.

Nato nel 1945 a Qualso di Reana, don Bepi era stato ordinato prete nel 1969. Gran parte parte della sua vita (dal 1975) l’aveva spesa tra le Alpi Giulie, guidando le comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine dove è stato parroco dal 1990.
La cerimonia, durante la quale è stato ricordato anche Carlo Melzi – nel 19° anno della scomparsa dello stimato imprenditore, che ha legato la sua esistenza alle Acciaierie Weissenfels –, si è conclusa con la consegna  alle sorelle del compianto parroco, da parte del sindaco ad honorem di Weissenfels, Raffaello Leskovec – promotore dell’iniziativa “Ricordando Don Bepi” -, della targa con la chiave della cittadinanza onoraria di Weissenfels che sarà posta sulla sua tomba nel paese natio. Nell’occasione, il pittore Carlo Faleschini ha donato alle sorelle Morandini un dipinto ad acquerello con raffigurate le tre Chiese parrocchiali care a don Bepi.

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In copertina e qui sopra la consegna della chiave e del quadro alle sorelle del parroco scomparso.