Grande festa a Grado per il “Perdòn de Barbana”. Ma monsignor Nutarelli osserva: la Notte Bianca stona la vigilia del Sabo Grando, meglio anticiparla

(g.l.) «Anticipiamo la Notte Bianca al venerdì sera. Lasciamo libero il sabato, perché possa essere vissuto come Vigilia vera: quella che prepara con il cuore alla domenica del Perdòn. Festa e tradizione non devono scontrarsi. Possono camminare insieme. Ma servono ascolto, attenzione, rispetto». Sono le parole con cui monsignor Paolo Nutarelli, arciprete di Grado, chiude una sua breve riflessione all’indomani del “Perdòn de Barbana”, la grande festa che si è rinnovata ieri con la tradizionale processione di barche, che ha portato la statua della Madonna degli Angeli dal porto mandracchio all’isoletta in mezzo alla laguna, e la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli. La giornata dello storico voto cittadino – ricorda Grado salvata da un terribile morbo nel 1237 – è stata preceduta dal famoso Sabo Grando, la festa della Vigilia fatta di riti preparatori nella Basilica di Sant’Eufemia, concerto sul sagrato della Banda civica, musica e canti tradizionali. Ma quest’anno il tutto si è incrociato con la più moderna e mondana Notte Bianca, a proposito della quale il parroco ritiene opportuna qualche osservazione.

Monsignor Paolo Nutarelli


«La Notte Bianca – afferma infatti don Paolo – è un’iniziativa contemporanea dove si vuole fare festa in maniera diversa. Non sono contrario alle feste, tutt’altro: la vita va celebrata, la Comunità va coltivata anche con la gioia e lo stare insieme. Ma credo sia giusto fermarsi un momento e riflettere sul quando e sul come. Scegliere il “Sabo Grando” – la vigilia del Perdòn di Barbana – per la Notte Bianca non è solo una sovrapposizione di eventi. È una scelta che, pur senza volerlo, toglie valore ad un momento che da sempre è vissuto con profondità, attesa e rispetto da tanti. Il Perdòn non è un evento “religioso” solo per i credenti: è parte della storia di Grado, è un gesto collettivo che unisce generazioni, che racconta chi siamo e da dove veniamo. Rompere il silenzio e il clima della vigilia con musica e divertimento fino a notte fonda non è solo una questione organizzativa: è una questione di rispetto. Il punto non è essere “contro”, ma cercare il giusto equilibrio. Le feste si possono spostare, le radici no. E allora, con spirito costruttivo e senza voler giudicare nessuno, sottovoce rilancio una proposta semplice: anticipiamo la Notte Bianca al venerdì sera». Per cui, conclude monsignor Nutarelli, «lasciamo libero il sabato, perché possa essere vissuto come Vigilia vera: quella che prepara con il cuore alla domenica del Perdòn».

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In copertina, la barca  ammiraglia vestita a festa che ha portato a Barbana la statua della Madonna degli Angeli.

I Marinai di Grado ricordano a Barbana il giovane Egidio Bullesi terziario francescano che Giovanni Paolo II quasi trent’anni fa dichiarò “venerabile”

di Giuseppe Longo

GRADO – “Viver d’amore è navigare ognora gioia spargendo e riso intorno a me”: è la scritta che si legge sotto il busto del venerabile Egidio Bullesi sorretto dal piccolo monumento che dal 1979 si incontra prima di entrare nel Santuario di Barbana. La frase è tratta dal diario del marinaio morto per tubercolosi a poco più di 23 anni: gli fu ispirata da una frase di Santa Teresa di Lisieux alla quale il terziario francescano era devoto. Da mezzo secolo, i suoi resti riposano nella cappellina che sorge ai limiti del sagrato della Chiesa mariana, tanto amata in tutto il Friuli Venezia Giulia, dove nel 1974 vennero trasferiti dal cimitero di Pola, la città istriana dove era pure nato nel 1905.


E al termine della Messa cantata per l’apertura della “porta santa” nel Santuario proclamato Chiesa giubilare – oltre che per rinnovare il voto dei pescatori di Grado ricordando la flotta che, un secolo fa, riuscì a salvarsi nell’Adriatico aggredito da un violentissimo fortunale proprio per intercessione della Madonna di Barbana -, è stato reso omaggio al giovane militare-religioso da parte della sezione isolana dell’Associazione nazionale Marinai d’Italia, presente l’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli, che aveva celebrato il solenne rito, assieme a monsignor Paolo Nutarelli, titolare della Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, e ad altri sacerdoti.
Proprio a quel ricordato 1974 risale l’avvio, nel capoluogo giuliano, della causa di beatificazione e tre anni dopo, il 7 luglio 1997, Giovanni Paolo II dichiarò Egidio Bullesi “venerabile”.  Poi, un quarto di secolo fa, l’allora vescovo di Trieste, Eugenio Ravignani, inviò alla Congregazione per le cause dei Santi i risultati del processo informativo su un presunto miracolo che sarebbe avvenuto l’anno stesso della morte, nel 1929, sulla motonave Vulcania.

Ecco, allora, un breve profilo della breve ed eroica vita di Egidio Bullesi tratta da una scheda del Calendario francescano secolare: «Nasce a Pola (diocesi di Parenzo), che allora appartiene all’Austria, terzo di nove figli. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, deve rifugiarsi con la famiglia a Rovigo. Poi si trasferisce a Szeghedin (Ungheria), Wagna (Stiria) e Graz (Austria). Alla fine di tale peregrinare, la famiglia ritorna a Pola, divenuta italiana, dopo il 1919. A 13 anni, Egidio comincia a lavorare come carpentiere nell’arsenale di Pola. Seguendo l’esempio della sorella Maria, il 2 luglio 1920 a 15 anni, si iscrive alla Gioventù di Azione Cattolica, vivendone il motto programmatico: “Preghiera, Azione e Sacrificio”, che lo accompagnerà per tutta la vita, sia militare che lavorativa. Nel 1921, quando si celebra a Roma il 50° della Gioventù Cattolica, Egidio viene inviato a rappresentare tutta la gioventù locale. Il 4 ottobre dello stesso anno, diventa Terziario francescano e assume il nome di Ludovico. A 19 anni è chiamato per il servizio militare e sceglie l’arruolamento nella Marina. Dopo tre anni, alla scadenza del servizio di leva, lascia la Marina e va a lavorare nel cantiere navale di Monfalcone (Gorizia). Qui continua la sua azione apostolica fra gli operai. Si dedica anche alla “Conferenza di San Vincenzo” e fonda una sezione di esploratori cattolici. Nel febbraio 1928, si ammala di tubercolosi. La malattia, che egli considera un “dono di Dio’, progredisce rapidamente per cui dopo solo due mesi, Egidio muore. Ha 24 anni. Nel 1973, le sue spoglie mortali vengono trasferite in Italia, nel Santuario dell’isola di Barbana, presso Grado».
Dicevamo che il processo di beatificazione attende ancora di veder completato il suo lungo iter, per cui se ne occuperà la Chiesa che sta per essere affidata al nuovo Papa. Della cui elezione, da parte dei cardinali riuniti da ieri pomeriggio in Conclave, tutto il mondo cattolico è in trepida attesa.

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In copertina, il busto che ricorda Egidio Bullesi; all’interno, la cerimonia commemorativa presente l’arcivescovo Redaelli, un ritratto del marinaio “venerabile” e la  cappellina che a Barbana ne custodisce le spoglie.

Mentre Grado era invasa dai primi turisti Barbana ha festeggiato l’apertura della “porta santa” ricordando quella tremenda notte dei pescatori un secolo fa

di Giuseppe Longo

GRADO – Mentre Grado era impegnata nelle iniziali “prove” d’estate – veramente un pienone per il Primo Maggio che, come sempre, dà avvio alla nuova stagione turistica! -, a Barbana si è vissuta ieri mattina una giornata speciale con un triplo evento: l’apertura della “porta santa” nel Santuario mariano in occasione dell’anno giubilare e della ricorrenza di San Giuseppe Lavoratore, il rinnovo del voto dei pescatori a un secolo da quella tempesta in mare che li risparmiò, il ricordo del giovane Egidio Bullesi. Nel contempo, non potevano mancare un omaggio alla memoria di Papa Francesco e una preghiera per l’elezione del suo successore. Una mattinata che ha anticipato di un paio di mesi il tradizionale “Perdon” della prima domenica di luglio, ma che ha offerto una simile emozione per la bella opportunità, in una magnifica giornata di sole, di raggiungere l’isoletta in mezzo alla Laguna tanto cara ai gradesi e a tutto il Friuli. Come pure ai turisti, anche stranieri, soprattutto di lingue tedesca, presenti ieri in gran numero.


Lasciato il porto mandracchio, alcuni pescherecci – presente anche l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Redaelli -, hanno raggiunto in località Pampagnola la briccola con la statua della Madonnina del Mare che volle innalzare l’indimenticato monsignor Silvano Fain. E dopo il “saluto” alla Beata Vergine, hanno attraversato il ponte girevole, la cui breve chiusura aveva tuttavia creato lunghe file di autovetture in entrata e in uscita dall’Isola del sole, tanto era il movimento turistico di ieri mattina e poi per tutta la giornata. Tanto che la stessa cosa si è ripetuta al rientro del corteo di barche, prima del nuovo omaggio alla Vergine in Pampagnola.
I pellegrini con una folta rappresentanza dei pescatori di Grado e dell’Associazione marinai d’Italia, presente anche il sindaco Giuseppe Corbatto, sono quindi arrivati a Barbana dove, con una processione guidata dallo stesso presule, presenti l’arciprete di Grado Paolo Nutarelli, intervenuto con monsignor Mauro Belletti, che si occupa soprattutto della comunità di Fossalon, altri sacerdoti della zona, tra cui il parroco di Cervignano Sinuhe Marotta, e i benedettini brasiliani che da qualche anno si occupano del complesso monastico con il loro priore, Ângelo Alves de Oliveira. Dinanzi al portale del Santuario, proclamato Chiesa giubilare, è avvenuta, appunto, la suggestiva cerimonia di apertura della “porta santa” da parte dell’arcivescovo Redaelli. Poi, all’interno, è seguito il rinnovo della devozione dei pescatori gradesi per lo scampato pericolo di cent’anni fa. È stato Leonardo Tognon, con la consueta efficacia, a rievocare quella drammatica notte in mare raccontata dal grande quadro che venne realizzato dal pittore secessionista Joseph Maria Auchentaller: dopo aver invocato la Madonna di Barbana, ebbero salva la vita tutte le 315 persone che facevano parte della flotta di 56 barche da pesca. Un altro quadro dedicato al centenario è stato donato al Santuario dalla Cooperativa pescatori di Grado. Quindi, la celebrazione della Messa solenne, non solo per ricordare quella tremenda esperienza rinnovando il grazie a Maria, ma appunto per celebrare l’inizio dell’Anno Santo isolano che durerà, con la concessione delle indulgenze, fino a settembre, quindi tutti i mesi estivi che registrano il maggior afflusso di pellegrini e turisti.
Al termine del rito – accompagnato dalla Corale Santa Cecilia che, con la direzione di Anello Boemo, oltre a cantare la sempre bella Messa gregoriana, ha eseguito vari inni tra cui il Regina Coeli post-pasquale e il tanto amato Madonnina del Mare – sul sagrato è seguita, come detto, una breve ma significativa cerimonia per commemorare il venerabile Egidio Bullesi, il giovane marinaio di Pola, dell’Ordine francescano secolare, morto ad appena 23 anni nel 1929 a causa di una grave malattia.

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In copertina, l’arcivescovo Carlo Redaelli e monsignor Paolo Nutarelli al rito sul sagrato presente il sindaco Giuseppe Corbatto; all’interno,  la processione a Barbana, l’apertura della “porta santa”, l’arciprete di Grado, Leonardo Tognon durante la rievocazione, il rappresentante della Cooperativa pescatori e l’omaggio all’altare della Vergine Maria; infine, la Madonnina del Mare in Pampagnola.

Grado, c’è anche il Santuario di Barbana fra gli otto “luoghi giubiliari” della Diocesi. Epifania, oggi la benedizione dei bambini e poi l’arrivo delle “Varvuole”

(g.l.) Anche il Santuario di Barbana sarà un “luogo giubilare” nell’Anno Santo appena cominciato. L’ha scelto l’arcivescovo di Gorizia assieme ad altre sette Chiese della Diocesi, tra cui la vicina Basilica patriarcale di Aquileia. Sull’odierno numero di Insieme – il notiziario settimanale della Parrocchia arcipretale di Grado – monsignor Paolo Nutarelli informa, infatti, che «per disposizione di Papa Francesco, le Porte Sante saranno solo quelle delle quattro Basiliche papali maggiori (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura) e quella del carcere romano di Rebibbia. Nelle Diocesi ci saranno invece dei “luoghi giubilari”, che saranno meta di pellegrinaggio». Anche in questi luoghi sarà concessa l’Indulgenza secondo le indicazioni del Pontefice.

Il Presepe della Basilica di Grado.


A Barbana, che tutti conoscono se non altro per la tanto partecipata tradizione del “Perdòn” della prima domenica di luglio – quando la statua della Madonna degli Angeli viene accompagnata nell’isoletta con la suggestiva processione di barche – il periodo indicato da monsignor Carlo Redaelli è quello che va dal 1° maggio al 15 settembre, mentre ad Aquileia le disposizioni scattano proprio oggi, 5 gennaio, e le indulgenze saranno possibili fino al 24 dicembre, vigilia del prossimo Natale. Gli altri sei “luoghi giubilari” della Diocesi isontina sono, ovviamente, la Cattedrale di Gorizia, il Santuario della Rosa Mistica di Cormons, il Santuario della Marcelliana di Monfalconee, la Chiesa dell’Ospedale e quella di San Giusto, sempre a Gorizia, e il nuovo Cammino da Aquileia a Monte Santo.
Intanto, oggi, vigilia epifanica – in vista della solennità di domani 6 gennaio che chiuderà il lungo ciclo delle feste natalizie – bambini, ragazzi e famiglie sono attesi alle 16 nella Basilica di Sant’Eufemia per la tradizionale benedizione. Al termine della Messa, durante la quale sarà anche benedetta l’acqua (che poi ognuno potrà portare a casa) tutti si trasferiranno al porto mandracchio per il tanto atteso arrivo in barca delle “Varvuole”, le famose streghe del mare.
Ultimi giorni per poter ammirare anche i tanti presepi disseminati nell’Isola, dal Campo dei Patriarchi al Palazzo del Congressi di Città Giardino dove c’è anche una riproduzione, ovviamente in formato ridotto, del Presepe monumentale che i volontari gradesi hanno donato alla Città del Vaticano (dove sarà visitabile fino al 12 gennaio), allestendo in Piazza San Pietro una originale Natività ospitata all’interno di un “casòn” della Laguna, che in queste settimane ha suscitato un enorme interesse, facendosi conoscere ovunque – assieme alla stessa località di Grado – grazie ai collegamenti in Mondovisione, soprattutto in occasione della solenne apertura, a Natale, della Porta Santa e della Benedizione Urbi et Orbi. E in questi giorni dinanzi al Presepe “graisano” si è fermato in preghiera anche Papa Francesco.

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In copertina, una splendida panoramica del Santuario di Barbana in mezzo alla Laguna con sullo sfondo la città di Grado.

Il Presepe di Grado lodato anche dal Papa. E non poteva esserci regalo migliore per i bravissimi volontari

di Giuseppe Longo

«All’ombra del grande abete, poi, il Presepe riproduce un “casone” della Laguna gradese, una di quelle case di pescatori che venivano costruite con fango e canne e dove gli abitanti delle “mote”, le piccole isolette lagunari, condividevano, durante il duro lavoro della pesca, le gioie e i dolori della vita di ogni giorno. Anche questo simbolo ci parla del Natale, in cui Dio si fa uomo per aver parte fino in fondo alla nostra povertà, venendo a costruire il suo Regno sulla terra non con mezzi potenti, ma attraverso le deboli risorse della nostra umanità, purificate e fortificate dalla sua grazia». Sono le parole che Papa Francesco ha pronunciato sabato mattina nell’Aula Paolo VI, prima dell’inaugurazione pomeridiana, vigilia dell’Immacolata, del grande Presepe che Grado ha offerto alla Città del Vaticano allestendolo in Piazza San Pietro. E non poteva esserci regalo migliore per i bravissimi volontari, artigiani e artisti, ma anche per i loro coordinatori, Adelchi Felice Quargnali, dei Portatori della Madonna di Barbana, e Antonio Boemo, che è stato anche l’ideatore della riuscitissima iniziativa e che ha quindi visto realizzato quel sogno meraviglioso che inseguiva da anni: quello che fosse anche l’Isola d’oro fra le località scelte per dar vita, quando possibile, alla scena della nascita di Gesù sotto l’obelisco più famoso del mondo. Parole che hanno riempito di gioia e di orgoglio anche la folta delegazione arrivata a Roma dal Friuli Venezia Giulia – circa cinquecento persone! – e che era guidata dall’arcivescovo di Gorizia, Carlo Redaelli, dall’arciprete e dal sindaco di Grado, Paolo Nutarelli e Giuseppe Corbatto. Ma, come già riferito, c’erano anche, per la Regione Fvg, il presidente del Consiglio Mauro Bordin, il vicegovernatore Mario Anzil e l’assessore Fabio Scoccimarro.

«Circa il Presepe – ha osservato ancora il Santo Padre -, c’è un altro segno che vorrei evidenziare: i “casoni” sono circondati dall’acqua e per andarci ci vuole la “batela”, la tipica imbarcazione a fondo piatto che permette di spostarsi sui fondali bassi. E anche per giungere a Gesù ci vuole una barca: la Chiesa è la barca. Non lo si raggiunge “in solitaria” – mai –, lo si raggiunge insieme, in comunità, su quel piccolo-grande battello che Pietro continua a guidare e a bordo del quale, stringendosi un po’, c’è sempre posto per tutti. Nella Chiesa sempre c’è posto per tutti. Qualcuno può dire: “Ma per i peccatori?”. Questi sono i primi, sono i privilegiati, perché Gesù è venuto per i peccatori, per tutti noi, non per i santi. Per tutti. Non dimenticatevi questo. Tutti, tutti, tutti dentro». E una bella riproduzione della “batela” è stata donata al Vescovo di Roma dagli stessi Boemo e Quargnali.
Le parole del Pontefice sono state, dunque, il suggello di questo grande impegno che ha visto lavorare per un paio d’anni – e soprattutto in queste ultime settimane – una quarantina di volontari con tanta disponibilità ed estro creativo non comune, dando vita a un’opera che in questi giorni – ma fin dal momento in cui sabato sera sono stati accesi i riflettori – ha ottenuto unanimi apprezzamenti sia fra coloro che l’hanno ammirata di persona, sia fra le migliaia di persone che l’hanno potuta vedere attraverso i mezzi di comunicazione che hanno dato grande risalto alle realizzazioni di Grado e di Ledro, la cittadina del Trentino che ha portato nella piazza più conosciuta della Cristianità un Albero di Natale davvero gigantesco. E tantissime saranno quelle che potranno ammirare queste opere fino al 12 gennaio prossimo, in particolare durante le imminenti festività che saranno avviate la Notte di Natale dalla solenne apertura della “Porta Santa” che inaugurerà il Giubileo 2025.

«Grande onore l’attenzione
di Papa Francesco per Fvg»

«Incontrare il Santo Padre e omaggiarlo con il volume dedicato al Monte Lussari, una delle meraviglie della nostra regione, è una fortissima emozione che si accompagna all’entusiasmo per l’ormai imminente scopertura del Presepe di Grado in Piazza San Pietro. Per la seconda volta nell’arco di pochi anni un Presepe realizzato in Friuli Venezia Giulia viene scelto per abbellire la più importante piazza della Cristianità in occasione delle festività natalizie: un grande onore che ripaga gli sforzi compiuti da tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del magnifico Presepe dell’Isola del sole, a partire dal curatore del progetto Antonio Boemo». È quanto ha affermato il vicegovernatore con delega alla Cultura, Mazio Anzil, al termine dell’udienza con Papa Francesco avvenuta nell’Aula Paolo VI del Vaticano, durante la quale l’esponente della Giunta Fedriga ha omaggiato il Pontefice con il volume “Il monte inondato di luce: Lussari” di Helmut Tributsch. Anzil ha rimarcato che «quest’anno il Santo Padre ha dimostrato un’attenzione particolare per il Friuli Venezia Giulia: a gennaio è stata annunciata ufficialmente la sua visita a Trieste di luglio, in occasione della cinquantesima Settimana sociale dei cattolici e ora il 2024 si chiuderà con il Presepe di Grado in Piazza San Pietro. Non possiamo quindi che esserne fieri e ringraziare il Pontefice a nome di tutti i cittadini della nostra regione». All’evento, che anticipava l’inaugurazione del Presepe prevista per il pomeriggio, hanno preso parte, tra gli altri, anche l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, sviluppo sostenibile ed energia, Fabio Scoccimarro,e il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, oltre a numerosi rappresentanti istituzionali del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, Antonio Boemo spiega a Papa Francesco come è fatto il Presepe realizzato da Grado prima di donargli una riproduzione della tipica “batela”. All’interno, il Pontefice dialoga con monsignor Nutarelli, il sindaco Corbatto e il presidente Bordin; infine, il Santo Padre durante il suo discorso e l’arciprete gradese con i generosi volontari isolani.

Qui sopra, il vicegovernatore Anzil dona il libro sul Monte Lussari al Santo Padre; l’assessore con il presidente Bordin e il collega Scoccimarro, e poi dinanzi al Presepe; la delegazione Fvg con il cardinale Alzaga, responsabile del Governatorato Vaticano.

Foto Ottica Marocco Grado
Enrico Cester
Regione Fvg

Il grande giorno di Grado è arrivato: stasera in Piazza San Pietro luci accese sul mega Presepe donato dall’Isola al Papa e che ricostruisce la Laguna

(g.l.) E alla fine il grande giorno è arrivato. Oggi, vigilia dell’Immacolata, a Grado, ma non solo, c’è infatti molta attesa per la solenne inaugurazione del mega Presepe allestito in Piazza San Pietro da una foltissima schiera di volontari isolani, capitanati dal giornalista Antonio Boemo, ideatore della bellissima iniziativa, e dal parroco Paolo Nutarelli. Dopo l’udienza concessa stamane da Papa Francesco a tutti i protagonisti della straordinaria impresa – che abbina alla ricostruzione di un suggestivo angolo di Laguna il gigantesco albero di Natale fatto arrivare in Vaticano dalla trentina Ledro -, nel pomeriggio alle 17, al calare della sera, ci sarà la cerimonia di inaugurazione e di illuminazione su uno spettacolo che si annuncia davvero emozionante. La cerimonia, come ha informato Vatican News, sarà presieduta dal cardinale Fernando Vérgez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Uno spettacolo, dunque, sicuramente di grande impatto visivo che sarà sotto gli occhi del mondo intero, considerato pure che la Notte di Natale il Pontefice aprirà la Porta Santa dando il via alle celebrazioni del Giubileo che si snoderanno durante tutto il 2025. Ricordavamo nei giorni scorsi che il grande Presepe donato da Grado al Papa è ambientato nella bellissima Laguna ricca di oltre un centinaio di mote, cioè di piccoli isolotti, con la Natività che trova spazio all’interno di un casóne, la caratteristica costruzione di canne abitata un tempo dai pescatori. L’ambientazione che è stata scelta è quella dei primi anni del secolo scorso quando in Laguna abitavano ancora diverse centinaia di gradesi. Nel Presepe è stato, dunque, riprodotto l’ambiente attraverso la collocazione di una mota con il casóne, realizzato con elementi di legno, rivestito con canne palustri e protetto da lunghi argini, questi ultimi modellati a mano, pezzo per pezzo. Il Presepe è stato realizzato interamente da una quarantina di volontari, tutti professionisti, con capofila i Portatori della Madonna di Barbana. Hanno lavorato per lunghi mesi nell’Isola per preparare tutto l’occorrente e a metà della scorsa settimana sono scesi a Roma per la complessa operazione del montaggio sotto l’obelisco più famoso del pianeta. E ora sono stati raggiunti da una folta delegazione di gradesi guidati dallo stesso monsignor Nutarelli. Ma con loro c’è anche l’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli, la cui presenza dà il giusto rilievo a questa importantissima iniziativa per Grado, ma anche per l’intero Friuli Venezia Giulia, che segue quella di due anni fa proposta dagli artigiani mobilieri di Sutrio, che ora fanno tifo per gli amici di Grado.
Sarà un grande spettacolo, dunque, la Natività ambientata in un “casòn” della laguna che si ispira a quello che da tanti anni viene allestito nel porto mandracchio con il suo ruolo di leader dei tantissimi presepi, pubblici e privati, che vengono allestiti nell’Isola d’oro e che hanno reso celebre Grado. In questi giorni sono circolate sui social delle “anticipazioni” ovvero delle immagini dei lavori top secret, davanti alla più importante Basilica della Cristianità, colte attraverso i droni. Ma è meglio aspettare di vedere l’allestimento in tutto il suo splendore nelle luci del tardo pomeriggio. Un vero e proprio fattore sorpresa atteso da tutti con trepidazione.

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In copertina, il presepe del porto mandracchio al quale si ispira quello realizzato dai gradesi in Vaticano.

Grado si prepara alla grande festa del Ricreatorio Spes. Anche dai Portatori della Madonna di Barbana una generosa mano per i lavori di ristrutturazione

(g.l.) Conto alla rovescia, a Grado, per la grande festa dedicata ai trent’anni del Ricreatorio Spes che si terrà il 20 ottobre prossimo a Città Giardino con la partecipazione dell’arcivescovo di Gorizia, Carlo Redaelli. Una importante giornata che ha avuto una bellissima anticipazione domenica scorsa, in occasione della ricorrenza della Madonna del Rosario. Infatti, al termine della processione per le vie del centro storico e sulla diga Nazario Sauro (dove è avvenuta anche la tradizionale “benedizione del mare”) con l’antica statua della Madonna degli Angeli, al rientro nella Basilica di Sant’Eufemia l’associazione dei Portatori della Madonna di Barbana ha consegnato a monsignor Paolo Nutarelli un’offerta proprio per lo Spes oggetto, come è noto, di importanti lavori di ristrutturazione e che saranno al centro della festa imminente.

Ma ecco un cenno al programma della stessa nella struttura voluta da monsignor Silvano Fain, quattro anni prima della scomparsa, che in questi giorni è stata tirata a lucido dall’encomiabile lavoro di oltre quaranta volontari che, come sottolinea l’arciprete, in «una mattina di lavoro non-ordinario hanno reso ancora più bello lo Spes». E ieri  era in programma un nuovo appuntamento di lavoro per completare l’opera.
La giornata di festa comincerà alle 11.30 nella vicina Chiesa di San Crisogono dove la Messa sarà presieduta da don Matteo Marega. Al termine tutti si trasferiranno allo Spes per una cerimonia alla quale, con le autorità isolane, parteciperà come detto l’arcivescovo Redaelli, che sarà poi coronata dal pranzo comunitario. La celebrazione del trentennale Spes sarà preceduta giovedì 17 ottobre da una serata all’auditorium “Biagio Marin” dove, alle 20.30, Gli Autogol proporranno “Dall’Oratorio a San Siro”, un lavoro perfettamente intonato proprio con lo spirito che anima il Ricreatorio parrocchiale. Ma altre proposte sono in calendario anche nelle giornate di venerdì e sabato, tutte in sintonia con il “clima” di grande festa con i ragazzi gradesi di domenica prossima.

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli riceve l’offerta dei Portatori della Madonna di Barbana; all’interno, la processione sulla diga Nazario Sauro, con la benedizione del mare, e nel centro storico di Grado.

(Immagini di @maroccolaura
Foto Ottica Marocco Photographers since 1919)

Grado rivive la tradizione del “Perdòn de Barbana” ricordando il voto del 1237: oggi il Sabo Grando e domani nella laguna ci sarà la bellissima processione di barche

di Giuseppe Longo

Correva l’anno 1237, piena età medioevale, quando Grado rischiò di essere colpita da una terribile pestilenza che aveva già devastato l’Aquileiese e l’entroterra della Bassa friulana. E quando l’isola riuscì a salvarsi, continuando tranquillamente la sua vita di piccolo borgo di pescatori, volle intravvedere nella sfuggita epidemia – una difficile esperienza che ci ricorda la nostra recente con il Covid – la Mano miracolosa della Vergine Maria alla quale si era rivolto, tanto che da allora ogni anno, la prima domenica di luglio, si rinnova un sentitissimo pellegrinaggio votivo a Barbana quale segno di gratitudine per lo scampato pericolo.


E così avverrà anche domani, quando la tradizionale processione di barche raggiungerà il famoso Santuario della Madonna in mezzo alla Laguna, dove sarà celebrata la solenne Messa di ringraziamento. Un altro rito si terrà alle 8 nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia prima di dare il via al corteo aperto dalle festose note della Banda cittadina che accompagnerà la statua della Madonna degli Angeli, da domenica scorsa esposta in presbiterio, fino al porto mandracchio dove sarà accolta sulla Stella del Mare, la barca ammiraglia addobbata con le tradizionali ortensie e bandierine multicolori che aprirà la pittoresca processione nelle acque. Una curiosità: su questa imbarcazione, secondo un’antica tradizione, non possono salire donne perché il genere femminile deve essere rappresentato soltanto dalla Madonna. Ci sarà ovviamente l’arciprete in forma solenne rivestito dagli abiti prelatizi,  assieme ad altri sacerdoti, chierichetti e portatori della Madonna: il parroco di solito, prima di salire sulla barca, accoglie l’arcivescovo metropolita di Gorizia – Grado ricade, infatti, sotto la sua guida diocesana -, ponendogli sulle spalle la sua stola. Ma quest’anno monsignor Carlo Redaelli a quell’ora sarà a Trieste per concelebrare la Messa con Papa Francesco. Al ritorno da Barbana, verso le 13, la lunga cerimonia si chiuderà in Basilica con il Te Deum, l’antico salmo di ringraziamento che si canta la sera dell’ultimo giorno dell’anno. Per cui Grado, particolarità abbastanza rara, lo canta sempre due volte durante l’anno liturgico.
«È un giorno importante per la città di Grado che vive, in questa prima domenica di luglio, la processione votiva a Barbana! È un giorno di Festa – ha scritto su Insieme monsignor Paolo Nutarelli – dove emerge forte la devozione popolare dell’animo gradese e di tanti ospiti che, in questo giorno, si sentono di casa! ll nostro Papa Francesco ha detto: “Se volete sapere chi è Maria chiedetelo al teologo, ma se volete sapere come amare Maria chiedete alla gente. Il popolo vi dirà come amare, come amare la madre”. La Vergine Maria è prima di tutto la madre dei gradesi, è sempre presente, ognuno di noi è suo figlio, suo fratello e sorella. Dio è consapevole della carica emotiva di una madre, madre in terra ed in cielo. È la matrice della pietà popolare».
Una grande festa, dunque, quella del “Perdòn de Barbana”, con radici molto lontane. E che oggi, giorno della vigilia, sarà preceduta dal tradizionale Sabo Grando: oltre ai riti religiosi, ci sarà un genuino momento di festa soprattutto tra calli e campielli del centro storico, il “castrum gradense”: una festa popolare con musica e canti molto sentita dagli abitanti dell’Isola, ma anche da tanti turisti che sono attratti dalle belle tradizioni della località balneare. La quale, fra pochi giorni, vivrà un altro importante momento di festa, il 12 luglio, in occasione della memoria dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato. Nell’occasione, verrà riproposta anche la gustosissima “sardelada” in campo Patriarca Elia che pochi giorni fa ha ospitato con successo la terza edizione della Festa di Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana. Ma per oggi fermiamoci al “Perdòn”. E diciamo in coro, assieme al capobarca: “In nome di Dio, avanti!”.

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In copertina, la statua della Madonna degli Angeli che domani verrà portata a Barbana con la tradizionale processione di barche.