Escursione-omaggio in Val Rosandra nel ricordo del grande Julius Kugy

Sabato 20 luglio, a Trieste, dalle 18.30 alle 22.30, la cooperativa Curiosi di natura propone un’escursione-omaggio alla figura di Julius Kugy, nella ricorrenza del suo compleanno (il 19 luglio), a 80 anni dalla scomparsa. Una facile camminata in Val Rosandra, ripercorrendo con letture e musica dal vivo alcune tappe della vita dell’alpinista, botanico, scrittore e musicista “di confine” dell’epoca asburgica. Con buffet-degustazione finale in vigna.
Kugy, nato a Gorizia nel 1858, con radici familiari, culturali e linguistiche slovene, austriache e italiane, fu un intellettuale eclettico, innamorato della montagna e della natura. Nei suoi testi le descrizioni delle esplorazioni botaniche e imprese alpinistiche sono rese con un linguaggio scientifico, ma colorate di poesia. Un’escursione con la guida naturalistica Barbara Bassi e letture di brani di Kugy a cura di Maurizio Bekar. Con interventi musicali alla tromba dei giovani concertisti Luca Bellodi, di Muggia, e Luka Baič, di Capodistria. Hanno al loro attivo: Bellodi collaborazioni con l’Orchestra Filarmonici Friulani, il Teatro Verdi di Trieste e l’Umbria Jazz Orchestra, e Baič con la Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni, l’Orchestra di Padova e del Veneto, e l’Orchestra Nazionale dei Conservatori. Conclusione con una degustazione di vini, formaggi e salumi nel vigneto dell’azienda agricola Zahar, di Sant’Antonio in Bosco, che produce olio e vino biologici.
Ritrovo alle 18.15 alla chiesa di Sant’Antonio in Bosco, a San Dorligo della Valle-Dolina. Uscita su un percorso ombreggiato, di 4 km, con un dislivello di soli 100 m. Sono raccomandate scarpe antiscivolo e, per chi è abituato, i bastoncini. Partecipazione al prezzo speciale di: 15 euro gli interi; i minori di 14 anni 10 euro. È richiesta la prenotazione per tempo a curiosidinatura@gmail.com o al cell. 340.5569374. L’uscita è realizzata nell’ambito del programma escursionistico “Piacevolmente Carso”, in collegamento con il progetto sulla biodiversità “Quanto vale un petalo?”, curati da Curiosi di natura. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook. “Piacevolmente Carso” ha il patrocinio di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Banca Etica, Ue.Coop (Unione Europea delle cooperative) ed è in collaborazione con l’URES-SDGZ (Unione Regionale Economica Slovena), Sapori del Carso, e i GIT (Gruppi di Iniziativa Territoriale) di Banca Etica di Trieste-Gorizia e Udine.

In Val Rosandra.

Il trombettista Luca Bellodi, di Muggia, classe 2003, studia al Conservatorio Tartini di Trieste sia musica classica che jazz, con i professori Massimiliano Morosini e Mirco Rubegni. Collabora con l’Orchestra Filarmonici Friulani e il Teatro Verdi di Trieste, e nel jazz suonando con la Umbria Jazz Orchestra per Umbria Jazz Winter vincendo nel 2022 il premio per giovani compositori Franco Russo.

Luka Baič, trombettista classe 1989, di Capodistria, ha iniziato a studiare tromba nel 1998 alla Scuola di musica di Capodistria, proseguendo gli studi al Liceo Artistico di Capodistria con Tomaž Bukovc e Matej Rihter. Ha conseguito i diplomi di biennio e triennio di tromba al Conservatorio Tartini di Trieste. Durante gli studi e dopo, collabora con vari gruppi professionali e semi professionali, come la Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni, l’Orchestra di Padova e del Veneto, e l’Orchestra Nazionale dei Conservatori.

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In copertina, un ritratto del grande alpinista di origine goriziana Julius Kugy.

I tre popoli tornano sul Monte Lussari: “Maria liberaci da questo virus”

di Giancarlo Martina

TARVISIO – «Stiamo lottando per uscire dall’inquietante pandemia che ha colpito anche tutti i popoli europei. Invochiamo la Vergine delle Grazie perché ci liberi da questo male. Ed invochiamola, con altrettanta fede, perché questa prova a cui ci ha sottoposto il Coronavirus sia un passaggio di purificazione che rinnova nelle popolazioni europee la linfa della fede cristiana della quale il Santuario di Monte Lussari è da tanti secoli un faro luminoso posto al confine dei tre popoli». Con queste accorate parole ha concluso ieri la sua omelia l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, in occasione del tradizionale pellegrinaggio che quest’anno ha celebrato il 660° anniversario di fondazione del celebre Santuario mariano. Con il titolare della Chiesa friulana c’erano anche monsignor Stanislav Zore, arcivescovo metropolita di Lubiana, e i vescovi, monsignor Josef Marketz, di Gurk-Klagenfurt, e monsignor Jurij Bizjak, di Koper (Capodistria). Al solenne rito hanno partecipato poco meno di trecento fedeli e accanto ai friulani c’erano, come è consuetudine, anche tanti austriaci e sloveni. Ma va ricordato che al raduno di cinque anni fa c’erano almeno duemila persone. Chiaramente la pandemia ha influito parecchio sull’afflusso dei pellegrini. Come allora, la Messa è stata celebrata su un altare all’aperto dinanzi all’immagine della Madonna del Lussari che al termine della cerimonia, in processione, è stata riportata nel Santuario molto amato dai tre popoli.

«Eccellenze e cari fratelli e sorelle – ha esordito monsignor Mazzocato -, Caifa, con un cinico calcolo politico, dichiara la condanna a morte di Gesù: “Non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Anche se innocente, Gesù doveva essere sacrificato per evitare che con la sua predicazione i miracoli provocassero un intervento armato dei romani contro il popolo ebraico. L’evangelista Giovanni commenta che Caifa, senza volerlo, pronunciò una grande profezia sul significato della morte di Gesù. Egli stava consegnandosi liberamente alla morte a favore di tutti i figli di Dio. Essi si erano dispersi a causa del peccato e Gesù, come il Buon Pastore, dava il suo sangue sulla croce per riunirli e formare un nuovo popolo di Dio. Dall’alto della croce, prima dell’ultimo respiro, egli donò anche sua Madre ai figli che si riunivano attorno a lui. Sul Calvario nasce, così, la Chiesa formata da tanti figli di Dio uniti attorno a Gesù che dona loro il suo corpo e il suo sangue e attorno a Maria che, come ogni madre, si prodiga perché i suoi figli siano uniti e concordi. A buona ragione, perciò, Maria merita il titolo di “Madre dell’unità”. Con questo titolo la invochiamo in questa Santa Messa. La preghiamo da questo Santuario di Monte Lussari che da 660 anni è un segno di unità posto nel cuore del continente europeo. E’ il “santuario dei tre popoli” che nei secoli hanno formato l’Europa; diversi tra loro per lingua e tradizioni ma uniti dalle comuni radici cristiane che questo Santuario ricorda».

L’arcivescovo metropolita di Udine ha poi aggiunto: «Eredi di una millenaria tradizione cristiana e di tanti pellegrini che ci hanno preceduto nei secoli sul Monte Lussari, ci siamo oggi riuniti per testimoniare che i popoli europei possono avere ancora una speranza di unità e di solidarietà reciproca se si riconoscono tutti figli di Dio raccolti sotto la croce di Gesù e il manto della Vergine Madre. Siamo qui, poi, per pregare Maria, Madre dell’unità, per tutta l’Europa che sta attraversando un momento delicato e decisivo che può consolidare o, al contrario, disgregare la sua unità». E ancora: «Invochiamo, prima di tutto,l’intercessione della Madre dell’unità sulle Chiese e le comunità cristiane radicate dentro i popoli europei. I vescovi che concelebrano questa Santa Messa ne rappresentano già quattro di grande tradizione: la Chiesa di Lubiana, di Capodistria, Gurk-Klagenfurt e la Chiesa friulana, erede della Chiesa Madre di Aquileia. Ma tante altre Chiese cattoliche formano una grande rete di fede e di comunione sul territorio europeo. Ad esse si aggiungono le Chiese ortodosse e le comunità cristiane nate dalla Riforma. “Siano una cosa sola perché il mondo creda”, pregò Gesù prima di entrare in agonia nell’orto del Getzemani. Se le Chiese e le comunità cristiane, che si riconoscono nell’unica fede in Gesù e nell’unica devozione a Maria, cresceranno nella comunione tra di loro, esse saranno una sorgente feconda di unità per tutta l’Europa del terzo millennio».

«Affidiamo, poi, all’intercessione di Maria – ha infine sottolineato monsignor Mazzocato – tutti i politici e gli amministratori che in questo momento sono chiamati a governare i destini dei loro popoli. Tocca a loro difendere e potenziare il grande progetto di un’Europa unita come una sinfonia di tradizioni e culture diverse irrorate dall’unica linfa vitale che è il Vangelo di Gesù. Quando questa linfa viene meno, cominciano a scorrere liquidi tossici che infettano la società fino a corrompere anche le leggi che dovrebbero salvaguardare il bene comune. Purtroppo, non possiamo non constatare che questa intossicazione delle menti, dei cuori e delle coscienze è in atto con segni preoccupanti. Pensiamo all’offuscamento del senso della dignità della persona dal suo concepimento alla sua morte fisica, a certi stravolgimenti del significato della famiglia, alla miopia nel vedere i bisogni dei più deboli, degli “scarti” secondo il linguaggio di Papa Francesco».

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In copertina e all’interno alcune immagini del pellegrinaggio dei tre popoli avvenuto ieri sul Lussari.