“Testimoni Efasce”, questa sera il Diario di Giacomo Maniago arriva a Valvasone

Grazie all’ospitalità della Fondazione Opera Colledani Bulian, l’Efasce-Pordenonesi nel mondo presenterà oggi, alle 18, nella sala polifunzionale della Fondazione stessa, in Borgo Sant’Antonio 9 a Valvasone, il libro “Diario di un friulano alla campagna di Russia”. Si tratta delle memorie dell’arzenese Giacomo Maniago, detto Toci, che l’Efasce ha scelto per inaugurare la nuova collana “Testimoni”, iniziativa editoriale in cartaceo e digitale con la quale si vuole divulgare memorie, diari e biografie di emigranti del Friuli occidentale. L’iniziativa editoriale è sostenuta dalla Regione Fvg, Fondazione Friuli e Bcc Pordenonese Monsile.

Passatempo e Forte a Cordenons.


Maniago negli anni Venti emigrò con la famiglia in Francia, Paese che lasciò chiamato alle armi nella Tredicesima batteria di artiglieria alpina e in cui però tornò a vivere dopo la guerra. La sua dura esperienza si svolse in alcune delle zone che oggigiorno sono di stretta attualità a causa della guerra in corso in Ucraina. Sono state la figlia Catherine, residente in Francia, e la nipote Paola Cristina Ornella a permettere con la loro collaborazione il recupero del diario dell’emigrante e la pubblicazione.
Il programma della presentazione vedrà i saluti di Enzo Gisonni, presidente della Fondazione Opera Colledani Bulian, e di Gino Gregoris, presidente di Pordenonesi nel mondo. A seguire Luisa Forte, vicepresidente Efasce, illustrerà il progetto Testimoni e la forma narrativa del diario. Il contesto storico delle memorie di Maniago – presentate anche a Cordenons – sarà fornito dal professor Paolo Strazzolini. Infine, Michela Passatempo darà vita al libro leggendone alcuni passi. Saranno presenti anche i giovani concittadini del reduce. Infatti,Il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Meduna Tagliamento, Andrea Amidei, ha accolto con favore l’idea di invitare alla presentazione del diario i ragazzi di seconda e terza della secondaria di primo grado. Inoltre, il volume è stato distribuito agli insegnanti di lettere e agli alunni.

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In copertina, una rara immagine dell’arzanese Giacomo Maniago.

Tanti alpini a Tarcento per l’addio a Guido Coos “Aquila” di Quota Cividale

di Gi Elle

“In Russia, il nostro Guido era stato accolto in un’isba facendosi così benvolere che la coppia che lì viveva, avendo perso l’unico figlio, voleva adottarlo. Ma Guido volle tornare in Friuli per riabbracciare la sua mamma che aveva lasciato in lacrime“. E’ un toccante, e certamente poco noto, episodio rievocato da monsignor Duilio Corgnali, arciprete di Tarcento, durante il funerale del cavalier Guido Coos, reduce di Russia e presidente onorario della Cooperativa agricola di Ramandolo, il paese dove era nato nel 1921.

La cerimonia d’addio è avvenuta in un duomo gremito, presenti molte penne nere, in armi e in congedo, tanto che il celebrante – che aveva a fianco il pievano di Nimis, monsignor Rizieri De Tina – ha cominciato il rito dicendo: “Ma questa è una festa di alpini!”. D’addio, però, all’anziano ex combattente che se ne è andato poche settimane dopo la sua inseparabile e amata Mirella. E con i tanti di Tarcento, Nimis, Ramandolo e non solo – che si sono stretti attorno alle figlie Sonia e Sabrina – c’era anche il sindaco Mauro Steccati, in rappresentanza di tutta la cittadinanza che ha salutato l’ “Aquila” di Quota Cividale.

Il cavalier Guido Coos.

Don Corgnali ha avuto parole di elogio e sensibilità verso gli alpini sempre in prima linea anche in tempo di pace. “Don Rizieri – ha confidato – mi ha detto: chiedi agli alpini se si sentono più cristiani o alpini. E la risposta – ha sottolineato il parroco – ce la dà subito il Vangelo che abbiamo appena letto”. Il brano era quello di Matteo in cui Gesù, al momento del giudizio finale, sentenzia: avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, e così via. “Ebbene – ha osservato l’arciprete – gli alpini fanno tutto questo, interpretando alla lettera la Parola di Dio. E Guido era uno di loro perché si è sempre prodigato per aiutare tutti”. Attraverso le associazioni dei reduci di Russia e l’appassionato sostegno ai viticoltori della sua Ramandolo, impegni che ha onorato fino a quando le forze lo hanno sorretto.

Un momento del rito: suona la tromba.

Il rito, scandito anche dalle Preghiere dell’Alpino e dell’Ex Combattente e Reduce, oltre che dai suggestivi interventi della tromba alla consacrazione e al momento del commiato, ha visto infine portare un saluto affettuoso all’amico “andato avanti” anche Guido Aviani a nome proprio del glorioso Battaglione Cividale. Il quale ha raccontato come il reduce della Campagna di Russia, in cui persero la vita tanti ragazzi friulani, avesse deciso soltanto in tarda età di raccogliere con un paziente e meticoloso lavoro le sue memorie in tanti preziosi scritti. E ha concluso con voce tonante: “Alpino Guido Coos del Battaglione Cividale. Presente!”. Era l’ultimo “mandi” a uno dei sicuramente pochissimi testimoni ormai rimasti di Quota Cividale, una fra le pagine più importanti, ma anche più dolorose, di quella tragica esperienza nella steppa in cui ghiaccio e neve regnano incontrastati. E il Tempio di Cargnacco testimonia quanti non siano tornati, se non in una cassetta di miseri resti.

La messa e l’uscita del feretro.

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In copertina, monsignor Corgnali accompagna la salma all’esterno della chiesa arcipretale.