Come gestire rischi e cambiamenti: un corso online dell’ente camerale Pn-Ud

Un corso pensato per fornire alle imprese metodologie e strumenti per affrontare scenari produttivi e organizzativi in costante evoluzione, per comprendere i cambiamenti in atto e per aiutare l’impresa stessa a capire come dovrebbe cambiare per meglio adattarsi al variare del contesto. Lo organizza la Camera di Commercio Pordenone-Udine, con i suoi uffici I.Ter Formazione, a partire da lunedì 24 gennaio. Si introdurranno argomenti come l’intelligenza artificiale, l’analisi predittiva, le tecnologie IA cognitive e si tratterà anche di evoluzione delle organizzazioni, di come identificare e gestire i rischi, le emergenze e le crisi, nonché di bilancio di sostenibilità, delle risorse umane e di tanti altri temi legati all’innovazione.
Le lezioni si terranno in modalità online il lunedì e il mercoledì, dalle 17 alle 20, per un totale di 50 ore. Per partecipare al corso basta inviare una mail a daniela.morgante@pnud.camcom.it con i propri dati e con allegato il curriculum.
Tutte le informazione sul sito www.pnud.camcom.it. Info anche chiamando lo 0432.273218. Il corso è cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo nell’ambito di attuazione del Por.

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In copertina, un incontro in videoconferenza. (Foto Inside Marketing)

 

 

Innovazione e start up, il Fvg col turbo nell’analisi dell’ente camerale Pn-Ud

Fvg con il turbo, o quasi, per quanto riguarda innovazione e start up, visto che sta dimostrando ottime capacità di aprirsi al mondo che cambia rapidamente. La nostra è infatti la terza regione italiana per capacità innovativa e, pur se con valori assoluti molto contenuti, è la seconda per percentuale di start up sul totale delle nuove società di capitali. A evidenziarlo è la recente analisi del Centro studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine, che ha approfondito, a fine dicembre, tanto le capacità innovative delle economie locali quanto i dati aggiornati sulle imprese e le startup innovative, iscritte nella sezione dedicata dei registri imprese camerali Fvg.

Giovanni Da Pozzo

Partendo dalla capacità innovativa delle economie locali, il “Regional Innovation Index 2021” della Commissione Europea, analizzato nello studio Cciaa, fornisce una valutazione comparativa delle prestazioni dei sistemi di innovazione in 240 Regioni di 22 Paesi dell’Ue più Norvegia, Serbia, Svizzera e Regno Unito. Vi sono regioni “leader” di innovazione, innovatori “forti”, “moderati” e i cosiddetti “emergenti”. «Se l’Italia nel suo complesso è classificata come innovatore “moderato”, penalizzata dai parametri sulla spesa in ricerca e sviluppo e la quota di popolazione laureata – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo –, quasi tutte le regioni del Nord, incluso il Friuli Venezia Giulia, sono invece considerate innovatori forti. Il Fvg, in particolare, è la terza regione italiana per capacità innovativa».
Gli aspetti in cui la regione eccelle sono legati alle spese in innovazione (non R&S), alle innovazioni di processo introdotte dalle Pmi, alle co-pubblicazioni scientifiche internazionali e alla collaborazione delle Pmi innovative con altre imprese. Il Fvg risulta invece più penalizzato in altri elementi, come per esempio la spesa in ricerca e sviluppo nel settore privato delle imprese, la padronanza delle competenze digitali di base o la quota di popolazione con educazione terziaria.
Se nel 2019 in Italia la spesa in R&S è pari all’1,47% del Pil, le differenze sono piuttosto significative tra singole regioni: il Piemonte è primo con il 2,26% e seguono Emilia Romagna e il Lazio. Al quarto posto c’è il Friuli Venezia Giulia con l’1,71%, superiore al valore medio nazionale.

Come detto, poi, particolare attenzione meritano, nel contesto dell’innovazione produttiva, quelle società iscritte alla sezione delle “startup innovative” del Registro imprese. In Italia, queste startup sono 13.970 (+2.071 rispetto al 31 dicembre 2020, +17,4%). In valore assoluto, secondo l’analisi Cciaa Pn-Ud, la regione con il maggior numero di startup innovative è la Lombardia con 3.644 (pari al 26,1% del totale). Seguono il Lazio (1.659, 11,9%), la Campania (1.262, 9,0%), il Veneto (1.113, 8,0%) e l’Emilia Romagna (1.086, 7,8%). In Friuli Venezia Giulia ci sono in totale 248 startup innovative, pari all’1,8% del totale italiano. In particolare, 110 sono situate nella provincia di Udine, 64 nel territorio di Pordenone, 57 in quello di Trieste, 17 in provincia di Gorizia. Le startup innovative in Fvg sono rimaste sostanzialmente stabili: sono scese di sole 3 unità rispetto al 31 dicembre 2020. Se andiamo a considerare la percentuale di startup innovative sul totale delle nuove società di capitali, in Italia siamo al 3,9% e i valori più alti sono quelli del Trentino Alto Adige (5,7%) seguiti proprio dal Friuli Venezia Giulia, con il 5,3%, quindi Lombardia e Basilicata (5,1%) e Valle d’Aosta (5,0%). La provincia di Trento è prima per rapporto tra numero di startup innovative e nuove società di capitali (7,7%), seguono Milano (6,4%), Ascoli Piceno (6,1%), Trieste e Bologna (5,9%). Pordenone e Udine sono rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto della classifica, entrambe con un valore pari a 5,4%.

Per quanto riguarda infine i settori economici, le startup innovative in Italia si concentrano nella produzione di software e consulenza informatica (38,1%), industria e artigianato (16%), ricerca scientifica e sviluppo (14,3%), servizi di informazione (8,9%), commercio e turismo (4,3%). Anche in Fvg al primo posto troviamo produzione di software e consulenza informatica (35,9%). Seguono l’industria e l’artigianato (29%, oltre 10 punti sopra il dato nazionale), i servizi di informazione, la ricerca scientifica e sviluppo (10,5%), il commercio e turismo (1,6%).

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In copertina, la sede udinese della Cciaa in piazza Venerio.

Qualità della vita in Fvg, l’orgoglio della Regione e dell’ente camerale Pn-Ud

(g.l.) «L’en plein del Friuli Venezia Giulia – con Trieste prima, Pordenone settima, Udine nona e Gorizia che, rispetto al 2020, ha scalato ben tre posizioni – riempie di orgoglio e testimonia congiuntamente la bontà dell’operato delle amministrazioni locali che, anche in periodo di crisi, sono riuscite nell’intento di erogare servizi di indubbio livello, il prezioso lavoro delle imprese che, a dispetto delle difficoltà dovute dalla pandemia, hanno continuato a investire e crescere, e la resilienza dei cittadini, che hanno risposto con coraggio e determinazione a questi due anni di Covid». Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga, a commento della classifica 2021 de “Il Sole 24 Ore” sulla qualità della vita nelle province italiane.
«Si tratta peraltro di un bel biglietto da visita – sottolinea ancora il presidente della Giunta Fvg – per una comunità regionale che, tra poco più di due mesi, sbarcherà all’Expo di Dubai: l’opportunità di mettere in vetrina le eccellenze del nostro sistema produttivo, scientifico, logistico, ricettivo ed enogastronomico assume quindi, alla luce della graduatoria del “Sole”, ulteriore peso nella prospettiva di promuovere un territorio ricco, composito e dotato di enormi potenzialità».

Massimiliano Fedriga


«Ci fa molto piacere che tutta la nostra regione sia ai vertici della classifica sulla qualità della vita 2021 del “Sole 24 Ore” e complimenti a Trieste che ci “riassume”, capitale mitteleuropea in cui ci riconosciamo. Qualità della vita – gli fa eco Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine – significa anche economia vitale, in questo momento così complesso e particolare in cui le nostre pmi hanno dimostrato di saper resistere e di riprendere a crescere, anche sui mercati internazionali. Ma è anche il segno di una dimensione sostenibile in cui ci troviamo, come imprenditori e più in generale come cittadini, una vera vocazione che un territorio così speciale come il nostro esprime e deve saper valorizzare sempre più».

Giovanni Da Pozzo

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In copertina, piazza Unità d’Italia a Trieste città classificata prima.

Ristori Coopca, sportelli sempre aperti per le domande fino al 15 febbraio

Mentre procede l’attività di ricezione delle domande agli Sportelli Ristori Coopca appositamente attivati dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine di concerto con la Regione Fvg nelle sedi di Tolmezzo, Udine e Pordenone, l’ente camerale ricorda che il termine finale per la presentazione delle stesse (anche viste le prossime festività) è fissato al 15 febbraio 2022. Nel frattempo, la sezione dedicata al tema sul sito www.pnud.camcom.it si è arricchita di un’ulteriore parte informativa. Oltre alla spiegazione generale, alla modulistica semplificata per fare domanda e i link utili, è stata infatti aggiunta una pagina di veloci risposte alle domande più frequenti, le cosiddette Faq, a cui gli aventi diritto possono accedere e che mirano a fugare eventuali dubbi o altre richieste sulla procedura per fare domanda. La quale, lo si ricorda, può arrivare o rivolgendosi fisicamente agli Sportelli oppure via raccomandata con ricevuta di ritorno o ancora via Pec.
Chi decide per la consegna a mano, avrà ingresso libero: a Udine ogni lunedì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e a Pordenone il lunedì dalle 8.30 alle 12.30. A Tolmezzo lo sportello è invece aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, con ingresso stabilito preferibilmente secondo l’ordine indicato nel calendario sul sito camerale (in base alla lettera di inizio del cognome). Tutto questo, per evitare inutili code, attese e assembramenti.
Trovare la sezione sul sito camerale è facile perché è indicata da un banner evidente direttamente in homepage. L’ente ricorda anche che la competenza per le Cooperative operaie di Trieste è della Camera della Venezia Giulia ed è lì che dovranno rivolgersi gli aventi diritto. Una volta chiusi i termini per le domande, cioè dopo il 15 febbraio e fino al 15 maggio, seguiranno le istruttorie e da metà maggio verranno adottati gli atti necessari agli accreditamenti direttamente sui conti correnti dei beneficiari.

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In copertina, un ufficio dedicato alla ricezione delle domande per i ristori.

 

Confcooperative Pordenone da 70 anni: grande forza per reagire alla pandemia

(g.l.) «Confcooperative Pordenone rappresenta oggi quasi l’80% delle cooperative presenti nella provincia: 136 cooperative e 2 banche di credito cooperativo, 440 milioni di euro il valore della produzione e più di 7 miliardi la raccolta globale sommata agli impieghi delle banche di credito cooperativo; più di 60 mila i soci e oltre 7 mila gli occupati. Sono numeri importanti, riteniamo, in tempi di crisi, soprattutto perché riflettono una sostanziale tenuta del sistema. Un patrimonio di imprese presenti in tutti i settori dell’economia. Infatti, la cooperazione pordenonese si caratterizza per essere “trasversale” a tutti i settori, in quanto abbraccia il credito, l’agricoltura, il sociale, la distribuzione, la produzione, i servizi, l’edilizia, il sanitario. Confcooperative Pordenone è il luogo ideale dove queste cooperative possono incontrarsi, ascoltarsi e fare sintesi, creare spazi di comunicazione per costruire risposte adeguate a scenari in continua evoluzione. Le quattro principali attenzioni su cui stiamo puntando in occasione del 70mo di fondazione della nostra realtà sono un occhio alla storia ed alle nostre radici; e poi il ruolo delle donne cooperatrici; lo spazio per i giovani cooperatori; e infine, ma centrale, la cooperazione come fattore di sviluppo nella comunità». È, questo, il passo centrale della relazione celebrativa – “Facciamo impresa nella comunità dal 1951” è il suo titolo – tenuta ieri dal presidente Luigi Piccoli per ricordare i 70 anni di Confcooperative Pordenone che, erede della cooperazione di fine Ottocento e inizio Novecento, sorse nel 1951. Il convegno “La Cooperazione a Pordenone. I 70 anni di Confcooperative”, in Fiera, ha così permesso di fare un quadro non solo della storia ma anche della situazione attuale del mondo cooperativo provinciale, alle prese con la sfida del Covid-19 e con le dinamiche del mercato senza dimenticare mai i suoi fini sociali.

I presidenti Gardini e Piccoli.

«In questa terra ci sono distretti con una densità cooperativistica tra le più alte d’Italia – ha fatto eco a Piccoli il presidente di Confcooperative nazionale, Maurizio Gardini, ospite della importante giornata -: cooperative che in questi 70 anni hanno vissuto il periodo della ricostruzione e dello sviluppo, dalla povertà del dopoguerra a comunità orientate al futuro. La pandemia ha portato fratture sociali ma anche nuove sfide e opportunità, come per esempio i fondi del Pnnr, oltre a bisogni della società civile che anche qui a Pordenone troveranno risposta grazie alle cooperative».
«La Destra Tagliamento – ha osservato, dal canto suo, l’assessore regionale Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier – come dimostrano i dati, si manifesta ancora come un’entità territoriale dinamica e in controtendenza, in senso positivo, rispetto agli effetti del momento indotti anche dalla pandemia. È una realtà che se ha risentito della situazione causata dall’emergenza sanitaria, ha saputo ripartire subito adeguandosi alle mutate necessità della società e alle richieste e attese dei mercati, traguardando in prospettiva. Questo, com’è tradizione per il mondo della cooperazione e com’è tradizione del tessuto economico produttivo, che alla pari della cooperazione nel Pordenonese ha una tradizione ultrasecolare». «Il modello cooperativistico – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – tiene anche nel terzo millennio e resiste agli effetti della pandemia, anche se in alcune realtà del Friuli Venezia Giulia deve scontare le difficoltà nel poter individuare figure disponibili per la governance del movimento: una criticità alla quale riescono a sopperire tecnici e professionisti capaci. È a loro che si deve il successo di un modello nato dalla solidarietà e cresciuto adattandosi alle esigenze della società e delle realtà locali, nel quale la Regione continua a credere e al quale non manca di continuare ad assicurare l’appoggio necessario. L’elemento inconfutabile – ha concluso Zannier – capace di far emergere il Pordenonese tra le diverse realtà del Nord Est, è la capacità fare rete e sistema, mentre sul territorio altre aree si presentano disgregate forse perché gli stessi strumenti legislativi non più attuali rendono difficili i compiti di vigilanza e governo della situazione».

La tavola rotonda.

I lavori – davanti a una platea con diversi consiglieri regionali, sindaci, amministratori e presidenti di cooperative – si erano aperti con la premiazione dell’unica cooperativa ancora attiva tra quelle fondatrici del 1951 – la Latteria di Palse con il presidente Giuseppe Zanetti – e una di quelle di più recente costituzione – la cooperativa di comunità Insieme di Meduno sorta da poche settimane, con la socia Anna Iogna che ha portato i saluti della vicepresidente Patrizia Marescutti -, oltre al neocostituito Gruppo giovani di Confcooperative Pordenone con il referente Luca Luison della cooperativa Il Piccolo Principe. Sul palco anche i sindaci dei due Comuni delle Cooperative della provincia pordenonese, Lavinia Clarotto (Casarsa della Delizia) e Michele Leon (San Giorgio della Richinvelda), realtà dal grande Dna cooperativo visto il numero di imprese presenti. Saluti istituzionali sono stati portati dal vescovo di Concordia-Pordenone, Giuseppe Pellegrini, da Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg e portavoce regionale di Alleanza Cooperative Italiane, e dal consigliere del Comune di Pordenone, Massimo Drigo, che ha consegnato una targa commemorativa a Confcooperative.

I sindaci Leon e Clarotto.

La targa comunale di Drigo.

Premio a Luison.

Lo studio “La cooperazione pordenonese alla prova della pandemia: un dinamismo in trasformazione”, realizzato dal professor Daniele Marini, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Padova, ha quindi evidenziato come in generale la cooperazione pordenonese (che vale il 10% della forza occupazionale provinciale) guardi al futuro prossimo con ottimismo in modo certamente più deciso rispetto alla vicina Marca trevigiana e, soprattutto, alla media delle colleghe venete dopo le sfide del Covid-19. «Il 71% delle associate di Confcooperative Pordenone che hanno partecipato alla rilevazione occupa giovani di meno di 30 anni tra gli addetti, il 41% con lavoratori di origine straniera e il 60% ha donne in ruoli di responsabilità. In totale – ha spiegato il luminare – la cooperazione pesa per il 10% dell’intero panorama occupazionale in provincia di Pordenone. Livelli occupazionali che durante la pandemia sono rimasti stabili nel 65% delle cooperative, con un 23% che ha pure aumentato gli addetti. Per il secondo semestre 2021 ci si aspetta una crescita sul mercato interno per il 36,3% mentre chi esporta sta vivendo con preoccupazioni le tensioni internazionali. In generale, la cooperazione pordenonese guarda al futuro prossimo con ottimismo in modo certamente più deciso rispetto alla Marca trevigiana e, soprattutto, alla media delle colleghe venete. Mediamente ogni mese le cooperative intessono relazioni con oltre 3.600 famiglie, 110 associazioni di volontariato e 75 associazioni di categoria con cui costruiscono progettualità e interventi. Sotto il profilo economico sono in filiera con oltre 5.800 imprese e 1.600 fornitori. In altri termini, sviluppano un “PIL sociale” che non è conteggiato nelle stime dell’economia reale, ma senza il quale l’intera società (e di conseguenza l’economia) ne risentirebbe fortemente».

Premiati Palse e Meduno.


A seguire la tavola rotonda sul tema “La cooperazione fattore di sviluppo nella comunità”, moderata dal direttore di Messaggero Veneto e Il Piccolo, Omar Monestier, ha visto, oltre al citato assessore regionale Zannier, il vicepresidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Michelangelo Agrusti, il consigliere del Consorzio tutela Doc Prosecco e presidente di Confcooperative Belluno Treviso, Valerio Cescon, assieme agli stessi Piccoli e Marini, ragionare su stato di fatto e obiettivi futuri della cooperazione. Conclusioni, quindi, affidate al presidente nazionale Gardini.

Due settori della sala in Fiera.

Programma della giornata celebrativa a cura degli uffici di Confcooperative Pordenone guidati dal direttore Marco Bagnariol con il supporto della cooperativa Nuove Tecniche.
L’evento ha beneficiato del patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone e dei Comuni delle Cooperative Città di Casarsa della Delizia e Comune di San Giorgio della Richinvelda. Le iniziative sono state sostenute in particolare da Camera di Commercio Pordenone-udine, Bcc Pordenonese e Monsile, Friulovest Banca, Vivai Cooperativi Rauscedo, La Delizia viticoltori friulani, Cantina Rauscedo, Cantina Ramuscello, Friulfruct, Circolo Agrario Friulano, Carac, Cooperativa agricola Bannia, Fondosviluppo Fvg.

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In copertina, l’intervento del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini.

(Servizio fotografico di Setefano Covre Nuove Tecniche)

 

Confcooperative Udine, oggi a Tolmezzo sotto la lente le nuove periferie

Prendere in mano il proprio futuro. È questa un’opportunità, moderna e flessibile, offerta dalle imprese di comunità ai piccoli borghi e alle periferie territoriali. Un tema ancora nuovo per il Friuli Venezia Giulia e che Confcooperative Udine, con il supporto della Camera di Commercio Pordenone-Udine e dell’Anci Fvg, vuole lanciare e rilanciare a Tolmezzo (nella sala consiliare) oggi, 25 novembre, a partire dalle ore 14.30, con un convegno (in presenza e videoconferenza), dal titolo: “Le nuove periferie. Dalle aree interne ai contesti urbani. Il ruolo della cooperazione e del terzo settore, tra innovazione sociale e generazione di nuove comunità”.

Ai saluti di rito e all’introduzione di Paola Benini, presidente di Confcooperative Udine, faranno seguito gli interventi di Giovanni Teneggi (responsabile promozione delle imprese di comunità di Confcooperative) e Flaviano Zandonai (open innovation manager del Consorzio Gino Martelli di Milano) che presenteranno anche alcune best pratice, assieme a Massimo Moretuzzo della cooperativa agricola di comunità Friûl di Mieç. Le voci degli amministratori locali e di alcuni stakeholder si potranno ascoltare durante una tavola rotonda moderata dal giornalista Adriano Del Fabro, alla quale parteciperanno: Ermes De Crignis (presidente della Comunità di Montagna della Carnia), Ivan Buzzi (sindaco di Pontebba), Monica Cairoli (assessore all’ambiente del Comune di Pordenone), Stefania Marcoccio (presidente della cooperativa sociale Cramars, di Tolmezzo) e Sandra Odorico (della Caritas di Udine).

Le imprese di comunità sono uno strumento imprenditoriale con cui i cittadini (e gli enti locali di riferimento) possono diventare attori dei processi di sviluppo locale dei propri territori. Sono già più di 200 le realtà italiane operative nei piccoli borghi, nelle aree interne e, più recentemente, anche nelle città e nelle cinture peri-urbane, attive nella promozione di un modello di sviluppo locale che, unendo l’efficienza e l’intraprendenza imprenditoriale con la partecipazione e l’inclusione proprie del modello cooperativo e dell’impresa sociale, crea valore sul territorio, con il territorio per poi ridistribuirlo nelle comunità.
Già 13 Regioni sono intervenute per normare il settore (Puglia, Basilicata, Liguria, Abruzzo, Sicilia, Toscana, Lazio…), mentre in Friuli VG una proposta in tal senso è stata formalizzata all’Assemblea regionale e, al Senato, nel maggio scorso è stato incardinato il dibattito su uno specifico Ddl.

Per contatti e iscrizioni: Confcooperative Udine, tel. 0432 501775; udine@confcooperative.it

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In copertina, una bella panoramica di Tolmezzo capoluogo della Carnia.

 

CoopCa, Sportello ristori a Tolmezzo. Zilli: Regione Fvg vicina ai danneggiati

(g.l.) I  soci danneggiati dal fallimento CoopCa potranno recuperare quasi il 90 per cento di quanto investito. Con questo obiettivo incoraggiante, si è aperto ieri mattina, alle 9 in punto, lo Sportello per i Ristori CoopCa che la Camera di Commercio Pordenone-Udine di concerto con la Regione Fvg ha attivato nella sua sede di Tolmezzo, nella cui area c’è la stragrande maggioranza degli aventi diritto, e che opererà in parallelo a quelli avviati anche nelle sedi camerali delle due città capoluogo. A dare il via alla procedura di ricezione delle domande, c’erano l’assessore regionale alle finanze Barbara Zilli e il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo, il quale ha ricordato che sono circa 3.200 le persone che in Carnia potranno ottenere i ristori attraverso una procedura rapida, che consentirà loro di completare l’iter delle domande e percepire le somme previste dalla Regione entro la prossima primavera/estate.


Dunque si sono aperti ufficialmente i termini per presentare le richieste di ristoro, che potranno pervenire – sottolineano dall’ente camerale – senza contare l’ordine di arrivo. C’è dunque tutto il tempo di 90 giorni per presentare la domanda, che può arrivare o rivolgendosi fisicamente agli Sportelli oppure via raccomandata con ricevuta di ritorno o ancora via Pec. Chi decide per la consegna a mano, avrà ingresso libero nelle due città: a Udine ogni lunedì e giovedì dalle 9 alle 12.30, a Pordenone il lunedì dalle 8.30 alle 12.30. A Tolmezzo lo sportello è invece aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, con ingresso stabilito secondo l’ordine indicato nel calendario sul sito camerale (in base alla lettera di inizio del cognome). Tutto questo, per evitare inutili code, attese e assembramenti.
Tutti i dettagli e i termini della procedura, così come la modulistica (semplificata al massimo), sono sul sito camerale, www.pnud.camcom.it: trovare la news è facile perché è indicata da un banner direttamente in homepage. L’ente ricorda pure che la competenza per le Cooperative operaie di Trieste è della Camera della Venezia Giulia ed è lì che dovranno rivolgersi gli aventi diritto. Una volta chiusi i termini per le domande, cioè dopo il 15 febbraio, fino al 15 maggio si svolgeranno le istruttorie e da metà maggio verranno adottati gli atti necessari agli accreditamenti direttamente sui conti correnti dei beneficiari.
La misura del ristoro con fondi regionali, lo si ricorda, è stata fissata nel 10% per i prestatori di Cooperative operaie di Trieste Istria e Friuli e nel 25% per quelli di Coopca, e non sono previsti ristori, secondo la norma regionale, relativamente ai soci Coopca, per crediti inferiori ai 400 euro. Integrate alle spettanze ammesse dai liquidatori, le risorse complessive andranno a ristorare l’88 per cento delle perdite per i risparmiatori della Società cooperativa carnica di consumo e l’89 per cento della cooperativa triestina.


«Già oggi sono state presentate a Tolmezzo dai soci di CoopCa le prime domande per ottenere i ristori stabiliti dalla Regione a favore degli oltre 15mila soci coinvolti nel fallimento delle Cooperative Carniche e delle Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli: è la prima risposta agli effetti di una misura di sostegno sociale che abbiamo fortemente voluto fin da quando ci siamo insediati. Un intervento che possiamo attuare perché in questi anni siamo riusciti ad accantonare 17 milioni di euro nel bilancio regionale. Anche grazie all’impegno delle Camere di commercio e del loro sistema territoriale, l’accesso alle procedure necessarie è semplice, rapido e snello. Gli sportelli di prossimità sono a disposizione di tutti e soprattutto per le persone anziane residenti nelle zone più disagiate», ha evidenziato l’assessore Barbara Zilli.
«L’inaugurazione di questo servizio oggi a Tolmezzo – ha precisato l’esponente della Giunta Fedriga – assume un particolare valore simbolico: intende dare una dimostrazione tangibile di come la Regione sia vicina ai 15mila soci prestatori dell’intero Friuli Venezia Giulia coinvolti nella vicenda delle due cooperative, molti dei quali vivono in Carnia. Analoghi sportelli sono stati attivati in tutta la regione per consentire ai danneggiati di presentare la domanda d’indennizzo. Volevamo dare un segnale forte di carattere sociale e siamo convinti che la misura messa in campo dalla Regione possa contribuire a risolvere un disagio; con questa dotazione finanziaria – ha concluso Barbara Zilli – i soci prestatori riusciranno a recuperare quasi il 90 per cento di quanto investito».
L’assessore ha concluso rivolgendo un forte invito agli interessati a presentare le domande agli sportelli delle Camere di commercio o tramite Pec nei tempi stabiliti, ovvero entro 90 giorni a partire appunto da ieri.

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In copertina e all’interno immagini dello Sportello ristori di Tolmezzo alla cui apertura sono intervenuti l’assessore Barbara Zilli e il presidente camerale Giovanni Da Pozzo.

Udine e Friuli polo di formazione tecnica: borse di studio camerali per due Its

Udine e il Friuli, area con una vocazione quasi naturale alla formazione tecnica e con la capacità di diventare polo attrattivo e altamente specializzato per istituti come gli Its, gli istituti tecnici superiori. La Camera di Commercio Pordenone-Udine, per voce del suo presidente Giovanni Da Pozzo, è convinta che la strada già imboccata sia con iniziative consolidate e di successo sia con novità importanti – come l’avvio in questi giorni dell’Its ad Amaro –, sia quella giusta. Tant’è che l’ente ha già deciso di avviare delle borse di studio per sostenere la partecipazione dei giovani a queste realtà formative polispecialistiche, partendo proprio dall’Its carnico e dall’Its Malignani di Udine. «Come Camera abbiamo voluto impegnare prime risorse per supportare i giovani che decidono di intraprendere questa strada, indiscutibilmente significativa per l’economia del nostro territorio e non solo», afferma Da Pozzo, specificando che si tratta di 50 mila euro complessivi che saranno erogati in forma di mille euro a borsa di studio. «Peraltro – aggiunge – il nuovo Its di Amaro, frutto della collaborazione tra Fondazione Altoadriatico e Carnia Industrial Park, va a dare una risposta importante a un’area della montagna friulana, quindi ha anche questa ulteriore accezione meritoria, integrando una predisposizione all’innovazione che si sta sempre più radicando nelle imprese della zona e specificamente del parco industriale».
Ma il presidente camerale ha in mente una specializzazione territoriale che ben può abbracciare tutto il Friuli, «dove le nostre aziende sono alla continua e sempre più spesso difficoltosa ricerca di figure tecniche specializzate da inserire in organico e far crescere, figure nel vastissimo campo del digitale, della meccatronica, delle tecnologie legate all’industria, ma anche all’agricoltura, dell’energia, della sostenibilità», conferma Da Pozzo, citando i dati delle rilevazioni periodiche Unioncamere-Excelsior. «Secondo le elaborazioni di queste rilevazioni, realizzate dal nostro Centro studi camerale in settembre – ricorda Da Pozzo –, in confronto con lo stesso periodo del 2019, le entrate previste nel mondo del lavoro ad esempio per gli specialisti in informatica sono cresciute del 75%». E analogamente accade per progettisti, ingegneri e professioni assimilate (+42,9%), per gli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine (+41,1%), per i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione del (+6%), con aumento crescente nella difficoltà di reperimento. «Senza poi parlare dell’esigenza del personale per servizi altamente specializzati della ristorazione e del turismo – puntualizza Da Pozzo –, altro comparto fondamentale della nostra economia dove anche ci sarebbe molto da fare in termini di formazione specializzata».
In tal senso, Da Pozzo rimarca come una delle idee per la trasformazione del quartiere fieristico di Martignacco possa configurarsi come ulteriore area logistica qualificata per essere sede di un’area di formazione tecnica specialistica e di tutti i settori. «Il Friuli – conclude il presidente – può diventare un polo attrattivo e un punto di riferimento per tutta la regione e oltre. Sono occasioni importanti, queste, per investire davvero nel futuro, produrre competenze qualificate, intensamente ricercate dall’impresa e destinate a diventare sempre più fondamentali per un’economia che vuole crescere e farlo bene, con consapevolezza ed eccellenza».

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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Giovanni Da Pozzo. (Foto Petrussi)

Cciaa Pn-Ud, la formazione digitale per l’impresa non va in vacanza

La formazione digitale per l’impresa non va in vacanza. Continuano, infatti, i #lunedìdigitali della Cciaa Pn-Ud, appuntamenti formativi, online e gratuiti, sui principali strumenti online per l’impresa e per semplificare i rapporti con la Pa. La formazione digitale per imprenditori, professionisti e lavoratori non va in vacanza: i #lunedìdigitali organizzati dal Pid-Punto impresa digitale della Camera di Commercio Pordenone-Udine proseguono ogni lunedì anche in tutto il mese di agosto. Sono sempre incontri online e gratuiti per aiutare le imprese a scoprire come utilizzare al meglio il digitale per migliorare la propria esperienza e attività commerciale, ma anche per come usufruire dei servizi digitali della Pubblica amministrazione, con particolare riguardo a quelli dedicati al mondo aziendale, ossia quelli che consentono a imprenditori e al loro personale di interagire direttamente in rete con la Pa semplificando i rapporti e risparmiando tempo, spostamenti e denaro.
I #lunedìdigitali , avviati in aprile, continuano oggi, 2 agosto, alle 14.30 con l’approfondimento su come costruire la propria presenza aziendale online, mentre lunedì prossimo 9 agosto una sorta di capitolo 2, ossia come gestirla al meglio, una volta creata. Il 16 si parlerà, invece, di come rafforzare la comunicazione online, dalla content strategy alla Seo, il 23 di firma remota, la firma digitale sul proprio smartphone, mentre il 30 agosto ci si concentrerà sul digitale per l’impresa turistica e dell’ospitalità.

Il calendario completo e aggiornato dei webinar, i dettagli e le istruzioni per le iscrizioni sono online sul sito camerale, shortlink bit.ly/CciaaPnUd_lunedìdigitali.

 

Cooperazione allo sviluppo Pordenone-Sarajevo a quasi 30 anni dalla guerra

“Wel.Come” è il nuovo progetto di cooperazione allo sviluppo in Bosnia ed Erzegovina – terra dilaniata dalla guerra e dai contrasti – di Consorzio Leonardo che ha l’obiettivo di avviare e supportare nuove imprese sociali che prevedano l’inserimento lavorativo di categorie vulnerabili nell’area di Sarajevo, che a quasi trent’anni dal conflitto ha ancora diverse ferite da rimarginare. Il progetto è stato avviato ad aprile e avrà durata biennale. Finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, coinvolge più partner: da un parte quelli italiani (la cooperativa sociale Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia, il Comune di Valvasone Arzene, Confcooperative Pordenone e la Camera di Commercio Pordenone-Udine) e dall’altra quelli bosniaci (Caritas Bosnia e Erzegovina, Associazione Youth for Peace e Università di Sarajevo).

Un incontro del Progetto.


“Riconoscendo che una crescita economica inclusiva e sostenibile – ha spiegato Nicole Colussi, referente del progetto per Consorzio Leonardo – è fondamentale per la riduzione della povertà, con questo nuovo progetto di cooperazione in Bosnia ed Erzegovina si vuole rafforzare l’azione in materia di protezione sociale, salute e istruzione, che sono le fondamenta della crescita e ne garantiscono l’inclusività. Allo stesso tempo, il nostro impegno sarà quello di rafforzare il sostegno a quei settori che possono avere un forte impatto sui risultati dello sviluppo, e quei settori che creano condizioni favorevoli per una crescita inclusiva e sostenibile come lo sviluppo del settore privato”.
Vi è già stato un primo incontro ad aprile, in modalità online, tra i partner operativi di progetto (italiani e bosniaci) a cui hanno partecipato anche Francesca Spirito, referente dell’ufficio relazioni internazionali della Regione Friuli Venezia Giulia, e l’ambasciatore italiano in Bosnia ed Erzegovina, Nicola Minasi. “Tra gli obiettivi prioritari – aggiunge Colussi – c’è quello di sperimentare azioni di welfare di comunità, partendo dalle buone prassi del Friuli Venezia Giulia, come strumento necessario per ridurre le disuguaglianze e per poter garantire a lungo termine uno sviluppo integrale e inclusivo del territorio”.
Consorzio Leonardo, in passato, è stato già promotore di altri progetti di cooperazione in Bosnia ed Erzegovina per aiutare le realtà locali che si occupano di minori e formare gli operatori del territorio. Ora l’obiettivo sarà quello di avviare e supportare nuove imprese sociali che prevedano l’inserimento lavorativo di categorie vulnerabili. In totale i beneficiari diretti del progetto sono dieci associazioni e organizzazioni non governative dell’area di Sarajevo e dieci persone svantaggiate (giovani disoccupati, donne sole, persone con disabilità, abitanti in zone rurali, minoranze). “Noi crediamo – ha concluso Colussi – che promuovere la cultura dell’economia sociale sia un elemento fondante per una comunità accogliente, attenta alle categorie vulnerabili e quindi proiettata all’inclusione sociale e auspichiamo che, grazie a questo progetto, ci sia una maggior sensibilizzazione della popolazione italiana sul tema e sulla situazione in Bosnia Erzegovina”.

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In  copertina, uno scorcio di Sarajevo capitale della Bosnia ed Erzegovina.