Nimis rende omaggio alla memoria di Bruno Fabretti. Domani uno spettacolo dedicato alle scuole e alla cittadinanza in ricordo dell’ex internato: i suoi diari dai Lager in una mostra di Luca d’Agostino

(g.l.) Nimis rende omaggio a Bruno Fabretti a due anni dalla morte. La civica amministrazione del paese pedemontano domani ricorderà, infatti, l’ex internato scomparso nell’estate 2023, sulla soglia dei cent’anni, attraverso un incontro e una mostra fotografica per le scuole e la cittadinanza. L’appuntamento è fissato per domani mattina, con inizio alle 10.30, al Teatro Juventus, nell’Oratorio parrocchiale, dove verrà proposto il progetto Parole e Musica per un domani “Memorie di Libertà: Bruno Fabretti” con uno spettacolo ed una mostra allestita dal fotografo Luca d’Agostino. Iniziativa presentata nel 2024 per la prima volta a Mortegliano e poi replicata, con lo stesso successo, a San Giorgio di Nogaro. E che ora, come è giusto avvenga, approda anche nel paese natale, nel quale il commendator Fabretti è sempre vissuto dopo il ritorno dalla prigionia nei campi di concentramento in Germania.

Il progetto, del quale è capofila la Domus Musicae di Mortegliano, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dello stesso Comune di Nimis, prosegue un percorso iniziato sul finire dello scorso anno con la mostra fotografica “La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva” prodotta dal Circolo Culturale Chiarisacco con partner l’Associazione Culturale Le Colone Aps, già esposta appunto a Mortegliano e a San Giorgio di Nogaro. «La sua voce, i suoi disegni e il suo diario – ha sottolineato il sindaco Fabrizio Mattiuzza – hanno dato forma a una testimonianza preziosa, che oggi continuiamo a condividere per ricordare l’orrore della guerra e l’importanza dei valori di pace, democrazia e tolleranza».
Domani, 2 dicembre, alle ore 10.30, è programmato dunque un incontro/lezione/spettacolo al Teatro parrocchiale di Nimis nel quale sono invitate le secondarie di primo grado del Comune e tutta la cittadinanza. Con il coordinamento e le letture a cura di Giuliano Bonanni e i momenti musicali a cura del Domus Musicae Quartet diretto da Giuseppe Tirelli (Giovanni Di Lena violino – Andrea Valent fisarmonica – Nicola Tirelli tastiere – Giuseppe Tirelli contrabbasso), il progetto vede anche la proiezione del documentario raccolto proprio da Luca d’Agostino su idea dello stesso Giuseppe Tirelli e patrocinato dalla sezione Anpi di San Giorgio di Nogaro. Al termine, inaugurazione della mostra fotografica al Centro “Antonio Comelli” di piazza XXIX Settembre (sala fronte ufficio Iat; orari: giovedì e sabato 9-13, domenica 10-13).
Bruno Fabretti, testimone diretto dei campi di prigionia e dei Lager nazisti, si è spento il 13 luglio del 2023 a 99 anni: ne avrebbe compiuti cento appena due mesi dopo. Nato infatti a Nimis il 15 settembre 1923, Fabretti ha vissuto momenti terribili durante la Seconda Guerra Mondiale. Partigiano combattente, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel settembre del 1943, affrontò la prigionia in diversi campi di concentramento tra cui Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald. Nel suo libro, “Per non dimenticare. Diario di un deportato nei Lager nazisti di Dachau, Neuengamme, Buchenwald”, l’ex internato aveva raccontato la crudeltà e l’orrore dei campi di prigionia. Aveva compreso l’importanza di non lasciare che la memoria svanisse nel silenzio, tanto che si impegnò, instancabile, con grande dedizione anche nella promozione della memoria storica e nella diffusione dei valori di democrazia, tolleranza e pace. Raccontò, pertanto, le proprie esperienze di guerra in moltissime scuole, a migliaia di bambini e ragazzi, e organizzò eventi con lo scopo di educare le nuove generazioni sugli orrori del nazismo e sull’importanza di difendere i valori umani fondamentali. La mostra fotografica di Luca d’Agostino raccoglie le riproduzioni di alcune pagine dello straordinario diario che lo stesso Fabretti scrisse ed accompagnò con disegni propri subito dopo la liberazione. «La sua lotta per la libertà e la sua dedizione a un mondo migliore – osserva d’Agostino – rimarranno sempre un faro di speranza e una testimonianza della resilienza umana in tempi di oscurità e oppressione».

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In copertina, un ritratto di Bruno Fabretti (1923-2023); all’interno, pochi mesi dopo il ritorno a Nimis dal Lager di Buchenwald.

Bruno Fabretti e il suo triste diario di deportato: dopo Mortegliano la mostra di Luca d’Agostino a San Giorgio di Nogaro

(g.l.) «Quello che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo», scrisse Anna Frank, simbolo con il suo famoso “Diario” della Shoah, che opportunamente ricordiamo nell’odierno Giorno della Memoria. E proprio oggi torniamo a rievocare anche la drammatica esperienza di Bruno Fabretti, l’ex internato di Nimis scomparso nel 2023 alle soglie del secolo, del quale si è appena conclusa la molto apprezzata mostra allestita nel Municipio di Mortegliano dal fotografo Luca d’Agostino, con l’organizzazione del Circolo culturale Chiarisacco.


E ora la triste vicenda umana dell’ex deportato più famoso del Friuli, che parlò dei Lager nazisti a migliaia di studenti – proprio per creare nelle giovani generazioni una coscienza affinché tutto questo non possa accadere di nuovo -, rivivrà anche a San Giorgio di Nogaro, nell’attesa che possa essere proposta anche a Nimis, il paese dov’era nato nel 2023 e dove aveva avuto la fortuna di ritornare vivendovi poi fino alla morte.
“La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva” è, dunque, la proposta che verrà presentata venerdì 31 gennaio, a San Giorgio di Nogaro, nella cornice di Villa Dora, storico edificio che fu testimone del passaggio delle due guerre mondiali anche nella Bassa Friulana. L’appuntamento è alle 11.30, nella sala conferenze, dove ci sarà l’incontro con le classi terze della Scuola secondaria di Primo grado “Nazario Sauro”. Ma la mostra sarà allestita all’Infopoint sangiorgino già dal 29 gennaio e potrà essere visitata fino al 7 febbraio. La esposizione proporrà le riproduzioni del diario che Fabretti scrisse dopo la Liberazione – corredandolo anche di incisive illustrazioni -, quando decise di affidare alla carta, affinché ne rimanesse traccia, la sua testimonianza su quanto vissuto a Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald.


Ecco, allora, tutti i protagonisti della importante iniziativa assieme al ricordato Luca d’Agostino, peraltro cittadino di San Giorgio: coordinamento e lettura di Giuliano Bonanni, momenti musicali a cura della Domus Musicae di Mortegliano curati da Giuseppe Tirelli che era legato da un lungo vincolo di amicizia con lo stesso Fabretti: Giovanni Di Lena violino, Andrea Valent fisarmonica, Nicola Tirelli tastiere e Giuseppe Tirelli contrabbasso. Il tutto avviene in collaborazione con l’assessorato all’istruzione e all’inclusione sociale del Comune di San Giorgio di Nogaro. Parole e musica, dunque, per non dimenticare, ma per far sì, come scrisse Anna Frank e perorò per decenni Bruno Fabretti, che quanto accaduto non accada di nuovo. Guai, infatti, fosse così. Perché si potrebbe amaramente concludere che la storia non ha insegnato nulla!

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In copertina, una espressiva immagine di Bruno Fabretti morto quasi centenario; all’interno, i familiari all’inaugurazione della mostra di Mortegliano e il suo curatore Luca d’Agostino.

Niente odio ma perdono e voglia di vivere in quei diari dai Lager di Bruno Fabretti: la mostra di Luca d’Agostino allestita a Mortegliano sarà replicata anche a Nimis

di Giuseppe Longo

MORTEGLIANO – «Con mio padre l’odio non ha mai avuto partita vinta», ha detto fra commossi applausi Beppino Fabretti, l’ultimogenito dell’ex internato di Nimis spentosi l’anno scorso sulla soglia del secolo. Verissime le parole del figlio e che trovano conferma in quanto il padre ha sempre fatto, fin dal suo ritorno dalla Germania, per «ricordare perdonando perché viva la pace», come ha voluto scrivere anche sulla lapide posta sul cippo dedicato alle vittime dei Lager costruito nel lontano 1989 accanto al monumento ai Caduti di tutte le guerre del suo paese.

Presente la madre ultranovantenne, Licia, e le sorelle Anna, Bruna e Carmen, Giuseppe ha infatti preso la parola per portare il saluto della famiglia alla bellissima, ed emozionante, cerimonia di inaugurazione della mostra con gli inediti diari dai campi di prigionia del commendator Bruno Fabretti, allestita dal fotografo Luca d’Agostino nell’atrio del Municipio, proprio sotto il campanile più alto d’Italia, con la regia di Giuseppe Tirelli. Ha voluto essere presente anche l’artista Giorgio Celiberti, commosso per le parole pronunciate nei vari interventi a ricordo del deportato più famoso del Friuli, ma anche memore di quanto visto nel campo di Terezín, a pochi chilometri da Praga, che tanto ha influito sulla sua vita ma anche sulla propria arte. E del grande pittore e scultore udinese si ammirano ancora alle pareti della Casa comunale i suoi quadri con quei cuori palpitanti che parlano tanto di pace e serenità. Esattamente in sintonia con il modo di pensare di Fabretti il quale, dopo tutto, nonostante le indicibili sofferenze, ripeteva convinto che la «vita è bella». Lui stesso, infatti, aveva voluto che le note di Nicola Piovani risuonassero dall’organo del Duomo di Nimis quando la sua salma sarebbe stata accompagnata all’ultima dimora. E così la colonna sonora del pluripremiato film di Roberto Benigni è stata fra gli ultimi brani suonati anche dal quartetto Domus Musicae. Sì, perché Bruno Fabretti, pur avendo tanto sofferto nei campi di concentramento mentre il suo paese veniva dato alle fiamme, aveva avuto la fortuna di ritornare a casa, tra i propri affetti, vivendo appunto una vita bella grazie alla pace, alla libertà, alla democrazia, al benessere di cui anch’egli ha potuto fruire dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Una stagione di speranza e di progresso, alimentata non dall’odio per quanto accaduto, bensì dal perdono. Dalla voglia continua di guardare sempre avanti, con fiducia.

Molto apprezzata, dunque, la mostra fotografica dal titolo Parole e Musica per un Domani “La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva”, prodotta dal Circolo culturale Chiarisacco con partner l’Associazione culturale Le Colone, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia ed alla collaborazione dei Comuni di San Giorgio di Nogaro e di Nimis.C ome detto, Bruno Fabretti, testimone diretto dei campi di prigionia e dei Lager nazisti, si è spento il 13 luglio del 2023 a quasi 100 anni. Nato a Nimis, aveva vissuto, giovanissimo, momenti terribili durante la Seconda Guerra Mondiale. Partigiano combattente, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel settembre del ’43, aveva affrontato la prigionia in diversi campi di concentramento tra cui Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald. Nel suo libro, “Per non dimenticare. Diario di un deportato nei Lager nazisti di Dachau, Neuengamme, Buchenwald”, Fabretti aveva raccontato la crudeltà e l’orrore dei campi di prigionia. Aveva compreso l’importanza di non lasciare che i ricordi svanissero nel silenzio e si impegnò anche nella promozione della memoria storica e nella diffusione dei valori di democrazia, tolleranza e pace, con centinaia di incontri nelle scuole incontrando migliaia di ragazzi. La mostra fotografica raccoglie le riproduzioni di alcune pagine dello straordinario diario che lo stesso ex internato scrisse ed accompagnò con disegni propri subito dopo la liberazione.
Ha fatto gli onori di casa il sindaco Roberto Zuliani, mentre il contenuto della mostra è stato illustrato dal suo curatore, Luca d’Agostino appunto. Oltre che dallo stesso Tirelli, che ha ricordato pure la sua lunga amicizia con Bruno Fabretti. Ha preso la parola anche il consigliere regionale Mauro Di Bert (presenti i colleghi Massimo Moretuzzo e Massimiliano Pozzo), oltre a monsignor Giuseppe Faidutti, arciprete di Mortegliano. Mentre una toccante testimonianza è stata portata dai genitori di Lorenzo, lo studente morto a 18 anni proprio l’ultimo giorno di stage in un’azienda del vicino Comune di Pavia di Udine. Una tragedia che è stata affiancata a quella vissuta da Bruno Fabretti, ma con uno spirito positivo che guarda a quella luce che c’è sempre in fondo a un tunnel oscuro e che deve aiutare a superare le difficoltà, anche le più gravi, che la vita ci mette davanti sul nostro cammino.
La mostra, volutamente allestita nell’atrio del Municipio, proprio perché ogni giorno luogo di passaggio di tante persone – e aperta con un intervento alla fisarmonica di Sebastiano Zorza -. proseguirà fino al 25 gennaio prossimo. Al termine, è stato espresso l’auspicio è che la stessa possa essere esposta anche a Nimis, nel paese natale di Bruno Fabretti. La civica amministrazione allora guidata dal sindaco Giorgio Bertolla aveva, infatti, concesso il proprio patrocinio alla importante iniziativa. Ora, in attesa delle prossime elezioni, il Comune è retto dal commissario Giuseppe Mareschi, il quale ha assicurato che la mostra, appena possibile, potrà essere replicata nel paese pedemontano, magari coinvolgendo i ragazzi delle scuole. Ed è quello che avrebbe sicuramente voluto anche Bruno Fabretti, perché per lui parlare ai giovani era una ragione di vita.

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In copertina, la moglie con i figli dinanzi ai diari del marito e padre Bruno Fabretti; all’interno, il concerto di Domus Musicae, il saluto del sindaco Roberto Zuliani, l’intervento del fotografo Luca d’Agostino, curatore della mostra, monsignor Giuseppe Faidutti con l’artista Giorgio Celiberti, il saluto del consigliere regionale Mauro Di Bert. E quindi Giuseppe Fabretti mentre ringrazia per la bella iniziativa, il fisarmonicista Sebastiano Zorza e il saluto di Giuseppe Tirelli. Infine, ancora due immagini dei familiari dell’ex internato.

Quella durissima esperienza nei Lager nazisti di Bruno Fabretti da martedì in una mostra fotografica a Mortegliano

Mortegliano rende omaggio alla memoria di Bruno Fabretti, un figlio di Nimis – paese friulano quasi completamente dato alle fiamme nell’ultima guerra – che ha raccontato a migliaia di studenti, nella sua lunga vita, la durissima esperienza di deportato nei campi di concentramento tedeschi. Sarà infatti inaugurata martedì 17 dicembre, alle ore 18.30, nell’atrio del Municipio di Mortegliano, che la accoglie grazie anche al proprio patrocinio, la mostra fotografica dal titolo Parole e Musica per un Domani “La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva”, prodotta dal Circolo culturale Chiarisacco e partner l’Associazione culturale Le Colone Aps, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia ed alla collaborazione dei Comuni di San Giorgio di Nogaro e Nimis.
Il commendator Bruno Fabretti, testimone diretto dei campi di prigionia e dei Lager nazisti, si è spento il 13 luglio del 2023 a quasi 100 anni. Nato a Nimis, Fabretti ha vissuto, giovanissimo, momenti terribili durante la Seconda Guerra Mondiale. Partigiano combattente, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel settembre del ’43, ha affrontato la prigionia in diversi campi di concentramento tra cui Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald. Nel suo libro, “Per non dimenticare. Diario di un deportato nei Lager nazisti di Dachau, Neuengamme, Buchenwald”, Fabretti aveva raccontato la crudeltà e l’orrore dei campi di prigionia. Aveva compreso l’importanza di non lasciare che la memoria svanisse nel silenzio e si impegnò anche nella promozione della memoria storica e nella diffusione dei valori di democrazia, tolleranza e pace, appunto con centinaia di incontri nelle scuole. Raccontò le proprie tristissime esperienze di guerra a migliaia di ragazzi e organizzò eventi con lo scopo di educare le nuove generazioni sugli orrori del nazismo e sull’importanza di difendere i valori umani fondamentali.
La mostra fotografica raccoglie le riproduzioni di alcune pagine dello straordinario diario che lo stesso Bruno Fabretti scrisse ed accompagnò con disegni propri subito dopo la liberazione. La sua lotta per la libertà e la sua dedizione a un mondo migliore rimarranno sempre un faro di speranza e una testimonianza della resilienza umana in tempi di oscurità e oppressione. Al momento dell’inaugurazione, ci saranno anche dei profondi interventi musicali, diretti da Giuseppe Tirelli, grazie al Coro Le Colone ed alla associazione Domus Musicae di Mortegliano. La mostra, visitabile fino al 25 gennaio, seguirà gli orari di apertura del Municipio stesso. Il progetto proseguirà poi nei prossimi mesi con la proiezione del documentario raccolto da Luca d’Agostino e patrocinato dalla sezione Anpi di San Giorgio di Nogaro.

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In copertina, immagine di Bruno Fabretti spentosi quasi centenario nel 2023: la mostra fotografica a lui dedicata a Mortegliano è curata da Luca d’Agostino.

Quattro novembre, dall’omaggio ai Caduti un auspicio di pace: quello che a Nimis si era levato forte dal ricordo delle tragedie del 29 settembre 1944

di Giuseppe Longo

NIMIS – Quattro novembre, Festa dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze armate. Ma anche, e soprattutto, doveroso ricordo dei Caduti di tutte le guerre. Un omaggio unito a un auspicio sempre più pressante di pace, in un mondo attraversato da conflitti e tante inquietudini. Ma a Nimis questa celebrazione avviene tradizionalmente con un mese di anticipo, in occasione del ricordo del devastante incendio che il 29 settembre 1944 distrusse quasi completamente il paese pedemontano, intrecciandosi con «l’odissea dei profughi e l’orrore della deportazione», come aveva detto nel suo discorso celebrativo per l’80° anniversario il commissario straordinario Giuseppe Mareschi. Pesante il bilancio di quella rappresaglia nazifascista:  le vittime civili furono 22, i partigiani uccisi 40, i deportati nei Lager 86, dei quali solamente 40 fecero ritorno nelle loro famiglie. Ricordiamo, allora, quella cerimonia, avvenuta nel parco della Rimembranza che sorge accanto al Duomo.

«Oggi ricordiamo – aveva esordito il funzionario regionale incaricato di guidare il Comune fino alle amministrative della prossima primavera – l’ottantesimo anniversario dell’incendio e della distruzione di Nimis. Pur nella mancanza di una rigorosa ricostruzione storica, i fatti sono noti e chiari nella loro crudeltà ed efferatezza. L’esasperazione della popolazione friulana alle violenze e angherie nazifasciste ha portato a una ricerca di liberà a cui hanno fatto seguito bestiali operazioni di rappresaglia, che per questa comunità hanno significato l’eccidio di Torlano, le uccisioni di Nongruella e appunto la distruzione di Nimis. Come in Carnia anche qui era stata realizzata la Zona libera del Friuli orientale e la distruzione di Nimis è stata la risposta alla legittima aspirazione di affrancamento e di pace della popolazione. E ancor più disumano, al di la della distruzione di abitazioni ed edifici, è stato il disegno di disgregare una intera comunità. Volontà però – aveva aggiunto il dottor Mareschi – che non ha impedito agli abitanti di Nimis di ricostruire, oltre agli edifici, la propria comunità, grazie alla tenacia, alla volontà e all’amore per la propria terra e identità. Oggi gli strumenti per preservare e mantenere vivi questi ideali e senso di comunità sono il ricordo e la memoria. Ricordo che è richiamare e tenere presente nell’animo e nel sentimento fatti e persone; memoria che nascendo dal ricordo è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità».
«Ed è per questo che ricordo e memoria – aveva sottolineato ancora il commissario – devono essere patrimonio di tutti e specialmente dei giovani, di chi non avendo vissuto direttamente gli eventi, solo attraverso il ricordo e la memoria possono veramente capire quanti sacrifici sono stati fatti, quanto vite sacrificate per la loro libertà di oggi. E quindi operare per rafforzare lo spirito di comunità e volere la pace. Ed è con questo sentimento che a nome di tutti i cittadini di Nimis onoro i Caduti e quanti hanno sofferto e ancora oggi portano su di loro la tragica eredità dell’incendio e della distruzione di Nimis di 80 anni fa. E che questo onore non sia solo testimonianza ma strumento di impegno per il bene della intera comunità di Nimis».


Il commissario straordinario, concludendo il suo intervento commemorativo e interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, aveva quindi avuto parole di riconoscenza per tutte quelle comunità che ospitarono i profughi in seguito a quel “tragico San Michele” – come ebbe a definire quel 29 settembre 1944 monsignor Beniamino Alessio, indimenticato pievano del tempo -, a cominciare da Tarcento, che assicurò un tetto per alcuni mesi a ben 1800 persone, a Reana del Rojale e Tavagnacco, ma anche le più lontane comunità rivierasche di Ruda, Terzo d’Aquileia, Fiumicello e Villa Vicentina che accolsero soprattutto i bambini delle famiglie rimaste senza casa. «Un grazie a Voi tutti qui presenti – aveva concluso Mareschi -, a tutte le autorità, gruppi e associazioni a tutte le personalità civili e militari, che con la loro presenza hanno onorato questa comunità. Portiamo nei nostri cuori questo momento e questi valori, ma che siano cuori che li portano a tutti».
Il discorso ufficiale del commissario era stato preceduto dalla tradizionale deposizione di corone d’alloro dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello delle vittime dei Lager nazisti, la cui costruzione fu promossa dal commendator Bruno Fabretti, presidente della locazione sezione Ex internati, scomparso centenario poco più di un anno fa: a ogni cittadino di Nimis morto nei campi di concentramento è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. E prima ancora della cerimonia civile c’era stato un momento di riflessione e preghiera con la Messa di suffragio celebrata in Santo Stefano da monsignor Rizieri De Tina: davanti all’altare, una originale interpretazione dell’Incendio di Nimis da parte dei bambini della Scuola materna. All’omelia, il sacerdote aveva insistito sui valori della fratellanza e del rispetto reciproco, nelle differenze e diversità di ognuno, gli unici sentimenti che possono assicurare quella pace di cui abbiamo beneficiato per ottant’anni, ma che oggi potrebbe essere messa a rischio da quei conflitti e da quelle inquietudini che, come detto, purtroppo sono in atto anche a poche centinaia di chilometri da questa nostra terra. Che i valori del 4 novembre, ma anche di quel 29 settembre, continuino ad avere vittoriosa affermazione!

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In copertina, la campana della Chiesa di Centa durante i rintocchi dedicati alle vittime dei Lager; all’interno, la cerimonia commemorativa presieduta dal commissario Giuseppe Mareschi dinanzi ai due monumenti, l’altare del Duomo di Santo Stefano con la raffigurazione delle case incendiate fatta dai bambini della Scuola materna parrocchiale e i familiari di Bruno Fabretti davanti al monumento voluto dal loro congiunto scomparso nel 2023.

A Nimis l’ultimo saluto a Maria Grassi deportata nei Lager assieme alla madre

di Giuseppe Longo

NIMIS – Aveva conosciuto la tremenda esperienza dei campi di concentramento in Germania ad appena quindici anni dove era stata deportata con la madre. Ma, a differenza di tanti altri compaesani, pure catturati in giovane età, ebbe la fortuna di ritornare e riabbracciare i suoi cari. E ieri, proprio per ricordare questa durissima esperienza nei Lager, sul feretro di Maria Grassi, spentasi a 95 anni, era stato deposto il fazzoletto tricolore con il simbolo degli ex internati. Lo stesso che lei portava con orgoglio e gratitudine per essere ritornata nella sua Nimis e che esibiva sempre alle cerimonie commemorative che la sezione presieduta dal commendator Bruno Fabretti, scomparso proprio in una giornata di luglio di un anno fa, collaborava a organizzare assieme alla civica amministrazione per ricordare l’incendio nazista del 29 settembre 1944, le vittime di quel tragico passato e, appunto, della deportazione.
In un caldissimo pomeriggio – simile a quello che, appunto, nel 2023 vide l’addio al suo presidente quasi centenario -, Nimis le ha dato l’ultimo saluto, durante il funerale celebrato nel Duomo di Santo Stefano da monsignor Rizieri De Tina. All’omelia, il sacerdote ha attinto alla pagina del Vangelo di Matteo appena letta, quella delle Beatitudini, per inquadrare la vita di Maria e per sottolineare il suo passaggio all’altra dimensione, quella dell’eternità. Al termine delle esequie, sul sagrato della comparrocchiale, è seguito l’ultimo omaggio con la benedizione della salma. Tutti si sono stretti attorno alle figlie Milena, Dolores, Isabella e Sabrina, oltre che ai generi, nipoti e pronipoti, dicendo “mandi” a una delle ultime superstiti della deportazione.

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In copertina, Maria Grassi scomparsa a 95 anni; all’interno, i funerale e il feretro con il fazzoletto tricolore degli ex internati.

 

 

Alla scoperta di Nimis nel Novecento: nasce un progetto culturale della Biblioteca civica che cerca vecchie foto

(g.l.) La Biblioteca comunale di Nimis propone un vero e proprio “tuffo” nel passato del paese. Per martedì prossimo, 14 maggio, ha infatti annunciato la presentazione del progetto “… e quelli di Nimis – Un viaggio nella Nimis di un secolo fa attraverso l’archivio di Antonio Grassi, archivi familiari e testimonianze d’oggi”. L’incontro – annunciato con una bella foto anni Cinquanta di piazza 29 Settembre ancora senza asfalto con il secolare platano, simbolo del paese, la vecchia Locanda Trieste e sullo sfondo il Duomo voluto da monsignor Beniamino Alessio ancora in costruzione – si terrà, nella sede della stessa Biblioteca (ex scuole elementari) in via Giacomo Matteotti, alle 17.30.
«Si tratta – afferma Angelika Pfister, responsabile della gestione della Biblioteca, in una nota affidata al foglio settimanale della Parrocchia – di una iniziativa culturale che si propone di coinvolgere la popolazione di Nimis e delle sue frazioni in un’azione di recupero di fotografie da archivi familiari (da scansionare presso la Biblioteca di Nimis) e la raccolta di testimonianze sulla Nimis del secolo scorso». Il progetto è curato dalla Cooperativa culturale Varianti.
Una bella proposta, dunque, volta a “scrivere” con l’aiuto dei cittadini la storia del Novecento nel paese pedemontano, continuando sulla strada così proficuamente tracciata dopo il terremoto di quasi mezzo secolo fa dal commendator Bruno Fabretti attraverso il volume “Nimis un calvario nei secoli” che si è rivelato una preziosissima fonte di informazioni, soprattutto fotografiche, sulla vita proprio del secolo scorso. Il libro, infatti, è una “miniera” di immagini della Nimis e della popolazione di un tempo che possono risultare molto utili anche ai fini di questo progetto culturale. Ma nelle case ognuno di noi conserva gelosamente qualche vecchia fotografia che potrebbe entrare nel “fondo” di immagini che intende costituire la Biblioteca civica. Fotografie che, una volta scansionate, saranno restituite ai loro possessori. Così da ritornare ben protette nelle collezioni di famiglia.

Nimis, il ricordo dell’incendio ’44 e delle vittime dei Lager: anche da Lannach un omaggio alla memoria di Bruno Fabretti

di Giuseppe Longo

NIMIS – Un’assenza avvertita da molti, quest’anno, alla commemorazione del 29 settembre 1944, la incancellabile data in cui Nimis, per rappresaglia, fu data alle fiamme e che segnò la deportazione di tanti suoi figli, molti dei quali non fecero ritorno dai Lager. Bruno Fabretti riuscì invece a rivedere i propri cari e da allora decise di trasformare la sua vita in un continuo, ininterrotto messaggio di testimonianza per raccontare a tutti, soprattutto ai più giovani, l’orrore di quella drammatica esperienza.

Il discorso e la cerimonia al monumento.

Ma alla cerimonia di venerdì mattina, prima nel Duomo di Santo Stefano e poi nell’attiguo Parco delle Rimembranze dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello dedicato alle vittime dei campi di concentramento, mancava proprio lui, che si è spento alla soglia dei cent’anni a metà luglio. Tuttavia, il commendator Fabretti era idealmente presente con due dei suoi figli, Anna e Giuseppe, ma anche attraverso le grate parole che ha dedicato al suo ricordo il sindaco Giorgio Bertolla e grazie al pensiero che ha avuto per l’amico di Nimis la comunità di Lannach con il suo borgomastro Josef Niggas. Dalla cittadina stiriana – gemellata nel nome di Rodolfo Zilli, artista di Nimis lassù emigrato fin da ragazzino – è giunto infatti, graditissimo, un cero con l’immagine proprio di Bruno Fabretti che è stato deposto dinanzi al cippo dei morti nei Lager che l’ex internato più conosciuto del Friuli volle realizzare nell’ormai lontano 1989, quarantacinque anni dopo le tragedie della seconda guerra mondiale scatenate dalla furia nazifascista per soffocare la fervente attività partigiana.

Messa, corteo e campana di Centa.


Come sempre, la giornata rievocativa è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa comparrocchiale. «Non esiste una guerra giusta», ha ammonito monsignor Rizieri De Tina prendendo spunto dalla famosa pagina del Vangelo di Matteo in cui si parla di “occhio per occhio…” e facendo riferimento a quanto continua ad accadere nel mondo, a cominciare dalla nostra Europa. E poi ricollegandosi ai confini evocati da un pannello realizzato dai bambini, e posto dinanzi all’altare, l’arciprete ha messo in guardia contro le divisioni che creano sentimenti di rancore e di odio, fino a portare a conseguenze molto pericolose, spesso tragiche.

I figli di Fabretti  e bambini al cippo.

Al termine, la cerimonia civile dinanzi ai monumenti, nella quale si sono aggiunte anche le scolaresche proprio perché nei più giovani, come ha lungamente insegnato Bruno Fabretti, deve germogliare il sentimento di amicizia, concordia e pace. Dinanzi a rappresentanze delle forze dell’ordine, dei Comuni vicini e delle associazioni combattentistiche e d’arma – tra gli altri, c’era il presidente di Apo Friuli, Roberto Volpetti -, il sindaco Bertolla ha tenuto il discorso commemorativo, partendo da una breve rievocazione storica di quel 29 settembre e dei giorni che lo precedettero. «Come avevo detto a Torlano il 25 agosto – ha affermato il primo cittadino – ricordare vuol dire riportare nel cuore, quindi interiorizzare un concetto che ci permette di vivere pienamente ciò che rappresenta, diventando noi stessi esempio di pace con il nostro operato. È quindi compito nostro, e non di altri, agire in prima persona per mantenere la nostra esistenza in una situazione di concordia e di pace». Quello che aveva sempre perorato proprio il commendator Fabretti. «A lui dobbiamo riconoscere – ha infatti sottolineato Bertolla – che per molti anni ci ha ricordato e testimoniato questi tremendi fatti accaduti al nostro paese e ai nostri concittadini. Con la sua instancabile testimonianza, Bruno ha fino all’ultimo cercato di sensibilizzare le nostre coscienze affinché ci impegnassimo a non smettere di adoperarci per mantenere la pace».
Quindi il vicesindaco Sergio Bonfini ha letto i nomi delle vittime dei campi di concentramento, tutti scritti su una lapide accanto al cippo che le ricorda, e a ognuno di essi è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. Un ricordo intenso e sentito, anche se la partecipazione popolare è purtroppo sempre più esigua, che assumerà ancora maggior valore nel 2024 quando ricorrerà l’80° anniversario di quei tristissimi fatti. E ricordarli adeguatamente è proprio il lascito che ci ha affidato Bruno Fabretti.

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In copertina, il cero inviato da Lannach con l’immagine dell’ex internato Bruno Fabretti.

Solo perdonando può esserci la pace ripeteva l’ex internato Bruno Fabretti: allora sì che “la vita è bella”

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’omaggio alla memoria di Bruno Fabretti, sul sagrato, si era appena concluso che dall’interno del Duomo di Santo Stefano giungevano le famosissime note di “La vita è bella”, la colonna sonora che Nicola Piovani scrisse nel 1997 per l’omonimo, pluripremiato film sugli orrori della guerra di Roberto Benigni. Le suonava all’organo il maestro Fabio Canciani interpretando il desiderio che l’ex internato di Nimis aveva espresso, pianificando tutto il rito del commiato, prima di chiudere la sua lunghissima “giornata”, arrivata alla soglia del secolo. Sì, perché il commendator Fabretti, pur avendo tanto sofferto nei campi di concentramento nazisti (Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen, Buchenwald), mentre il suo paese veniva dato alle fiamme, aveva avuto la fortuna di ritornare a casa, tra i propri affetti, vivendo appunto “una vita bella” grazie alla pace, alla libertà, alla democrazia, al benessere di cui anch’egli ha potuto fruire dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Una stagione di speranza e di progresso, alimentata non dall’odio per quanto accaduto, bensì dal perdono. Un concetto che, nel 1989, aveva voluto fosse scritto anche sulla lapide del semplice cippo dedicato alle vittime dei Lager che la sezione ex internati di Nimis, da lui presieduta, realizzò accanto al monumento ai Caduti nel parco delle rimembranze: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

E sul perdono, di fronte a una comparrocchiale gremita – presenti diversi sindaci della zona, con fascia tricolore, assieme al primo cittadino locale Giorgio Bertolla, ad autorità militari, rappresentanze d’arma e combattentistiche -, che si è stretta accanto alla moglie ultranovantenne e ai figli, ha incentrato la sua predica anche monsignor Rizieri De Tina. Attingendo alla pagina del Vangelo di Matteo che parla delle Beatitudini, l’arciprete ha infatti sottolineato che non ci può essere pace senza perdono. Un valore irrinunciabile in cui – ha detto – ha sempre creduto anche Bruno Fabretti, trasmettendolo a migliaia di giovani che ha incontrato in centinaia di scuole e vivendolo intensamente anche nella propria comunità che molto amava e che ha raccontato con le sue fotografie e i suoi libri.
Al termine della Messa di suffragio e delle esequie, la benedizione finale alla salma è avvenuta ai piedi della scalinata del Duomo. Dopo le ultime preghiere del celebrante, ha preso la parola una delle figlie per esprimere un grazie per le tantissime attestazioni di cordoglio ricevute e per la grande partecipazione da tutto il Friuli al funerale, ma anche il rimpianto per non poter festeggiare il centesimo compleanno, il prossimo 15 settembre, data alla quale la famiglia si stava preparando con emozione. Accorate e piene di gratitudine anche le parole che ha voluto esprimere un rappresentante dell’Associazione nazionale ex internati, per l’esempio che il defunto nella sua lunga esistenza ha saputo trasmettere alle nuove generazioni, affinché orrori del genere non abbiano a ripetersi. Hanno concluso gli interventi le espressioni di gratitudine di un anziano parente e le testimonianze di affetto che due giovani nipoti hanno voluto esprimere al nonno.

Prima di loro, aderendo molto volentieri all’invito della famiglia e in particolare della moglie Licia, ho preso la parola anch’io per leggere l’ultimo discorso che l’ex internato aveva pronunciato il 29 settembre di due anni fa, novantasettenne, durante l’annuale commemorazione dinanzi al monumento ai Caduti e a quello che ricorda i morti di Nimis nei campi di concentramento: «Siamo qui oggi – aveva detto allora Fabretti – per ricordare tutti i Caduti per la Patria, ma in particolare i miei compaesani che con gli occhi rivolti al cielo – nei Lager nazisti – imploravano la morte di fronte alle atrocità che subivano. Sono rimasti lassù, senza una tomba che li ricordi, senza la possibilità di portar loro un fiore, una preghiera. Ma essi oggi sono qui con noi, anche se le loro ceneri restano nei verdi campi tedeschi. Li ricordiamo qui oggi, come ogni anno, assieme a tanti altri Caduti – le vittime dell’Eccidio di Torlano, quelle di Nimis del bombardamento tedesco, i partigiani, i morti di Cergneu – e con essi ricordiamo le tristi giornate della distruzione delle nostre case. Li ricorderemo qui ogni anno – con questa cerimonia semplice, ma significativa – per fare memoria nel tempo del loro sacrificio, ma anche perdonare i loro aguzzini. Con un rintocco della nostra campana nomineremo ognuno, affinché il loro ricordo viva fra noi per sempre».
Un discorso che, come appare evidente, è anche un testamento morale, un lascito a noi tutti a non dimenticarci mai di coloro che hanno donato la vita per la libertà. A ricordarci di loro ogni anno nelle nostre cerimonie commemorative, a cominciare da quella del 29 settembre che rievoca la distruzione di Nimis avvenuta nel 1944. Ed è quello che Nimis continuerà a fare proprio nel ricordo di Bruno Fabretti. Il suo esempio di «operatore di pace» – come l’aveva definito in Chiesa il parroco – non andrà disperso, ma aiuterà a vivere in libertà e democrazia, nella consapevolezza che, dopo tutto, “la vita è bella”.

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In copertina e all’interno alcune immagini dei funerali di Bruno Fabretti, l’ex internato spentosi a 99 anni.

 

 

A Nimis ieri si è spento Bruno Fabretti ex internato e innamorato del paese: raccontò la guerra a migliaia di ragazzi

di Giuseppe Longo

Avrebbe tagliato il traguardo del secolo fra due mesi, esattamente il 15 settembre, ma non ce l’ha fatta. Il forte e generoso cuore di Bruno Fabretti, sopravvissuto ai traumi dei campi di concentramento – raccontati poi a migliaia di studenti! – e che l’ha sorretto in una vita così lunga e operosa, ha detto basta e ieri sera si è fermato, per sempre. Purtroppo, i festeggiamenti che ci sarebbero stati per i mitici cent’anni non ci saranno più. Nimis, il suo amato paese, ha appreso la triste notizia con vero dispiacere e lunedì, alle 17.30, gli darà l’estremo saluto, mentre domani, alle 20, si raccoglierà nel Duomo di Santo Stefano per la recita del Rosario in suo suffragio. Largo il cordoglio in tutto il Friuli.


Il commendator Fabretti è arrivato fino all’ultimo in ottime, invidiabili condizioni di salute, sempre lucidissimo, circondato dalle premure della sua Licia e dei figli Bruna, Carmen, Annamaria e Giuseppe – oltre che dall’affetto di una folta schiera di nipoti e pronipoti -, restando sempre attivo e attento alla vita del paese, tanto che, poche settimane fa, proprio la moglie mi aveva raccontato che avrebbe desiderato realizzare una nuova mostra con le sue innumerevoli fotografie nell’ambito della prossima sagra di settembre, sul prato della Madonna delle Pianelle (come non ricordare quelle, bellissime, allestite per anni). Oltre ad aver fatto, tra l’altro, la guardia giurata ed aver lavorato all’Ospedale militare di Udine, Bruno era infatti un fotografo di grande esperienza, una vera e propria “arte” la sua nel ritrarre paesaggi e avvenimenti scoperta fin da giovane, al ritorno dalla durissima esperienza nei Lager tedeschi. E in tutta la vita ha collezionato migliaia di immagini che oggi costituiscono una preziosa memoria storica del suo paese e del Friuli: molte ne aveva pubblicate nel voluminoso “Nimis un calvario nei secoli” che dette alle stampe una quarantina d’anni fa, quale supplemento a “Lis Campanelis – La voce del Friuli”, il periodico che Bruno Fabretti, giornalista pubblicista, aveva ideato, realizzato, scritto e diretto a lungo, facendosi apprezzare ovunque, in Italia e all’estero, soprattutto fra quanti erano lontani da Nimis e dalla “Piccola Patria”. Poi, una decina di anni fa o poco più, ne aveva curato una ristampa, in formato ridotto, ma con una selezione di argomenti e immagini che comunque era stata molto gradita. Perché entrambi i libri sono una vera e propria “miniera” di documentazione fotografica, alla quale anche io ho attinto tantissime volte per raccontare la Nimis di un tempo e che, purtroppo, non c’è più, complici anche i terremoti del 1976.
Ma oltre a tutto questo lodevole impegno professionale, il commendator Fabretti ha avuto anche un’attiva vita pubblica, contraddistinta dal tratto cordiale, gentile, sempre disponibile, pronto alla battuta. Del suo apporto hanno beneficiato il Comune – si impegnò molto anche per il gemellaggio con la stiriana Lannach nel ricordo del concittadino Rodolfo Zilli lassù emigrato -. le Pro Loco e i Comitati festeggiamenti (indimenticabili i Festival della canzone al Teatro Juventus), ma anche altre associazioni paesane. Fra queste, emerge la sezione ex internati che ha creato e sempre presieduto, raccogliendo tutti i compaesani, uomini e donne, che avevano avuto la fortuna di ritornare dai campi di concentramento ai quali erano stati avviati mentre Nimis veniva data alle fiamme alla fine del settembre 1944. E aveva voluto, proprio quando anch’io siedevo nella civica amministrazione, fine anni Ottanta, realizzare un cippo a ricordo delle vittime dei Lager accanto al monumento ai Caduti nel Parco delle rimembranze, di fronte al Duomo. E ogni anno non mancava alla cerimonia commemorativa del 29 settembre, quando teneva sempre un discorso rievocativo, mentre un rintocco dell’unica campana rimasta dalla Chiesa di Centa era dedicato a ognuno di coloro che purtroppo non hanno fatto ritorno alle loro case. Naturalmente era presente anche l’anno scorso e di sicuro ci sarebbe stato, novello centenario, anche quest’anno. Il destino, però, ha voluto diversamente.
Ma il commendator Bruno Fabretti non era noto soltanto a Nimis e nella zona pedemontana. Come già accennato, da molti anni, infatti, aveva dato vita a una intensa frequentazione nelle scuole di tutta la regione per raccontare ai ragazzi – ne ha incontrati, appunto, a migliaia! – le tragedie della guerra e la propria durissima esperienza nei campi tedeschi (principali quelli di Dachau, Neuengamme, Buchenwald), e non solo, nei quali aveva organizzato numerose visite anche con gli stessi studenti. Voleva, infatti, trasmettere ai giovani, ai futuri cittadini, i valori della pace, della libertà, della democrazia, ribaditi anche in un libro dedicato proprio alle atrocità dei Lager. Valori che, purtroppo, continuano a essere calpestati. Grazie Bruno per il tuo esempio. Mandi!

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In copertina, il commendator Bruno Fabretti, 99 anni, davanti al monumento dedicato alle vittime dei Lager e all’interno con la moglie Licia Croppo alla cerimonia del 29 settembre dell’anno scorso.