Oggi gli occhi puntati su Udine e domani sulle intese romane

di Giuseppe Longo
Una cosa è certa, anzi tre, in questo inedito clima politico.
La prima: Udine da domani avrà un nuovo sindaco.
La seconda: essendo ormai già il 13 maggio, si allontana sempre più la strampalata ipotesi di convocare elezioni bis per il 22 luglio qualora dovesse fallire il tentativo Di Maio – Salvini di formare un governo in sintonia con il voto del 4 marzo.
Come dire che alle urne in bermuda e infradito non ci andremo.
Almeno questa ci verrà risparmiata, a costo di ripiegare sul governo del “panettone”, cioè quello che il Quirinale ha come alternativa per arrivare alla fine dell’anno.
E poi ce n’è una terza, arrivata fresca fresca dal Tribunale di Sorveglianza di Milano: Silvio Berlusconi è pienamente riabilitato nei pubblici uffici cancellando gli effetti della legge Severino.
Ora il Cavaliere (o ex, fate voi) può votare e farsi eleggere, in altre parole può ricandidarsi.
Il suo grande sogno-obiettivo. E scalpita già per tornare a nuove elezioni.
Anche perché ha detto: “Adesso è tutto cambiato”.
Tradotto: con me in pista si riaprono i giochi.
Ma è chiaro che comunque, come osservavo, non si tornerà dall’ombrellone per votare.
Ma andiamo con ordine.
Oggi in Friuli Venezia Giulia si conclude finalmente il lungo ciclo elettorale di fine inverno – primavera, con politiche, regionali e amministrative.
A Udine,  come pure a Sacile (Comune con più di 15 mila residenti), ci sono i ballottaggi per scegliere le nuove amministrazioni.
Così, i cittadini del capoluogo friulano saranno chiamati a dire se vogliono essere rappresentati da Pietro Fontanini (Centrodestra) o Vincenzo Martines (Centrosinistra), in altre parole il cambiamento o la continuità.
In riva al Livenza si sceglierà invece tra Carlo Spagnolo (Forza Italia e Viva Sacile) e Alberto Gottardo (Lega, Fratelli d’Italia e liste civiche): una partita tutta all’interno del Centrodestra.
Facilissimo il voto in questa occasione perché sulla scheda ci saranno soltanto due nomi, insomma una sorta di referendum: o uno o l’altro.
C’è però l’incognita affluenza: è molto probabile che non sarà alta come si era già verificato al primo turno del 29 aprile.
Pesa indubbiamente l’Adunata nazionale degli alpini a Trento, ma anche la domenica al mare visto che almeno sulla costa, da Grado a Lignano, il tempo dovrebbe essere quasi estivo.
Comunque, indipendentemente dalla frequentazione dei seggi, un risultato ci sarà, tanto che domani gli udinesi sapranno il nome del loro nuovo primo cittadino.
E altrettanto sarà a Sacile.
Non così invece si può dire, allo stato dell’arte, per la formazione del governo nazionale.
Infatti, dopo il sofferto via libera di Berlusconi (aspettava forse la sentenza?) per la ricerca di un’intesa tra Lega e Cinque stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno avviato trattative serrate raggiungendo alcuni primi, importanti risultati sui punti chiave dei due programmi.
Oggi si rivedono in trasferta a Milano e domani o al massimo martedì sono attesi dal Capo dello Stato, il quale vuol capire se ci sono valide possibilità di formare un esecutivo fra i partiti premiati dagli elettori.
E vorrà capire pure a chi ne sarebbe affidata la guida.
Cosa che, almeno ufficialmente, non è finora emersa perché si è detto e ripetuto di voler privilegiare le cose da fare rispetto alle poltrone da occupare.
Salvini, Di Maio – pare sia sempre il suo chiodo fisso – o un terzo? Probabilmente sarà quest’ultimo e dovrebbe essere contenuto in una rosa di nomi da sottoporre  a Mattarella, il quale, ricordando Luigi Einaudi, ha però precisato che al Quirinale non c’è un notaio.
L’avvertimento, cioè, che non si limiterà soltanto a prendere atto.
Ma chi dovrebbe essere il premier?
Si sono fatte varie ipotesi, tra cui c’è anche la proposta di Maurizio Belpietro: a Palazzo Chigi sieda Giorgia Meloni. Dopo tutto, Di Maio e Salvini, dopo la benevola astensione (ma in cambio di cosa?) del Cavaliere, hanno assoluto bisogno dei voti di Fratelli d’Italia.
Staremo a vedere.
Comunque la si guardi, la situazione è molto fluida anche perché conterà il giudizio della base pentastellata che Casaleggio vuole coinvolgere sulla rete. E mentre quella leghista appare largamente favorevole all’intesa, fra i Cinque stelle affiorano già i mal di pancia.
E se dovesse saltare il tutto non resterà che il governo “di servizio” che ha in serbo, già bello e confezionato, il Quirinale che dovrebbe traghettarci fino alle nuove elezioni (autunno o più tardi? Comunque, prima delle europee del 2019).
Intanto, Matteo Renzi resta a guardare e sgranocchia pop corn in attesa dell’assemblea nazionale del Pd convocata per sabato 19 maggio, quando si terrà la elezione del nuovo segretario.
E Berlusconi scalda i motori. Ormai è avanti con gli anni e ha bisogno di un po’ di tempo in più.
Come un diesel.
foto  Di Lorenza e Vincenzo Iaconianni – Fotoguru.it, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4430863

Ma il vero Ohio è qui…

di Giuseppe Longo
Mentre a Roma si sono appassionati al gioco dell’oca – sono diventati così esperti che in un mese e mezzo dalle politiche non c’è ancora uno straccio di governo, neppure alle viste -, in Friuli Venezia Giulia è ormai cominciato il conto alla rovescia per le elezioni del 29 aprile.
Oggi si vota in Molise, fazzoletto di terra che i giornali si sono sbizzarriti a chiamare l’Ohio d’Italia, come dire che se quel minuscolo Stato d’America si è rivelato determinante per la vittoria di Trump,
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così la piccola Regione staccatasi oltre cinquant’anni fa dagli Abruzzi potrebbe influire sull’assetto politico nostrano.
Sarà probabilmente vero perché quegli elettori contribuiranno a ricalibrare i rapporti di forza tra Cinque stelle e Lega, e soprattutto fra quest’ultima e Forza Italia.
Ma allora, senza nulla togliere ai molisani, dovrebbe essere ancora più significativo il voto in Fvg dove il numero di coloro che andranno alle urne è quasi quadruplo e avverrà in una Regione al centro dell’Europa, sempre più crocevia di traffici internazionali. È  questo mi fa dedurre, con tutto il rispetto per Campobasso e Isernia, che il vero Ohio è proprio qui.
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Non so, anche se ci sono diverse ipotesi (probabile incarico al presidente della Camera), quale sarà la decisione del capo dello Stato che, dopo l’annunciato fallimento della leader del Senato, si è preso 48 ore di tempo per riflettere sulla proposta più praticabile in questo ingrovigliato momento. Tuttavia, molto sommessamente, mi permetto di osservare che, arrivati in questa fase di prolungato stallo, sarebbe più che opportuno aspettare anche l’esito del voto in Fvg. Una settimana in più non cambia niente, tanto abbiamo ancora Gentiloni.
Ritengo infatti assurdo che,  mentre a Roma si continua a trattare per un possibile governo, a Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia ci si scanni nell’ultima settimana di campagna elettorale. Perché sarà proprio così, come ha dimostrato l’altro giorno proprio in Molise il nuovo show del Cavaliere che ha addirittura scomodato i cessi – ma sì, scriviamo le parole così come sono state pronunciate senza ricorrere a “bagni” come più di qualcuno ha fatto per un eccesso di zelo – delle sue aziende per dare un’etichetta di “qualità” ai grillini.
Ma tant’è. Ormai siamo abituati a tutto. Il velo di tristezza che ha avvolto ieri la cerimonia di chiusura della Provincia di Udine – fa veramente male al cuore di un friulano come me vedere sbarrato quel portone di Palazzo Belgrado! – dopo oltre due secoli di storia della Piccola Patria s’incrocia con l’altrettanto triste spettacolo offertoci dalla politica italiana dalle elezioni del 4 marzo e soprattutto in questi ultimi giorni, da quando cioè sono cominciate le consultazioni, prima al Quirinale e poi a Palazzo Giustiniani. Della Politica – scritta con la maiuscola – purtroppo oggi non c’è traccia. Si parla tanto di due forni, ma questi non hanno nulla a che vedere con quelli dell’indimenticato Giulio Andreotti. Quella era tutt’altra storia!
Un indecoroso gioco dell’oca l’avevo definito un paio di settimane fa, quando si stava delineando l’andazzo che poi abbiamo via via potuto constatare, tanto che avevo aggiunto che il tira e molla mi faceva pensare al “facite ammuina” di borbonica memoria.
E ora cosa succederà? Un nuovo capitolo tutto da scrivere, o meglio tutto da decifrare e che ancora una volta ha al centro le gravi tensioni all’interno del Centrodestra dove spirano sempre più forti i venti della rottura tra Salvini e Berlusconi. Mentre risulta ancora enigmatico capire quali saranno i prossimi passi del Partito democratico di Martina (e di Renzi). E tutto contribuisce a pennellare il quadro desolante che abbiamo sotto gli occhi. E che mi fa dire in modo sconsolato: quanto mi manca la Prima Repubblica, nonostante tutti i suoi innegabili difetti. A voi no?
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Berlusconi, l’ Ircocervo, il Gattopardo e il Gatto con gli stivali

Questa volta Berlusconi da grande dello spettacolo che è ha fatto uscire dal cappello a cilindro altro che il solito coniglio bianco…  ha tirato fuori nientepopodimeno che  un  Ircocervo !

ma che animale è ?  …ricorda il Sarchiapone di Valter Chiari & Carlo Campanini…

cito la definizione dell’ Ircocervo publicata da  wikipedia.org

La parola ircocervo deriva dal latino hircocervus, parola composta da hircus (“capro”) e cervus (“cervo”), e designa un animale mitologico per metà caprone e per metà cervo. Viene anche denominato tragelafo e descritto come:

« avente corna di cervo, e il mento irto per la lunga barba, spalle pelose, impeto velocissimo nel primo correre, e facilità a stancarsi subito »

Col tempo l’utilizzo letterale del termine è stato abbandonato in favore di un uso metaforico per riferirsi a cose assurde ed irreali.

L’ircocervo viene citato da Aristotele nel De Interpretatione (16a16) per rafforzare la tesi, già espressa da Platone nel Sofista, che un nome di per sé non ha valore di verità o falsità. Lo stesso Aristotele, negli Analitici Secondi utilizza l’immagine per sostenere che è possibile sapere cosa si intende con l’espressione ircocervo ma non risalire all’essenza dell’ircocervo, ovvero sapere cosa realmente sia.

Fu in seguito ripreso nel II secolo d.C. dall’autore greco Luciano di Samosata, nel tentativo di dare una definizione del mimiambo di Eronda, spiegando che era il termine adatto per spiegare un ibrido dalla così alta tessitura linguistica.

L’esempio aristotelico dell’ircocervo viene magnificato da Boezio nel suo commento al De Interpretatione, dove sottolinea come la scelta di una parola provvista di significato, benché riferita a una cosa inesistente, permette di ragionare sull’inesistenza delle categorie di vero e falso quando applicate alla parola nella sua assolutezza e non al suo essere priva di senso.

Per contro Guglielmo di Ockham nell’Expositio in librum Perihermenias Aristotelis utilizza l’immagine dell’ircocervo per simboleggiare la necessità di rivolgere le proprie attenzioni al concreto e non all’astratto, cercando di spiegare la realtà con semplicità e immediatezza.

Nel XX secolo l’immagine venne ripresa da Benedetto Croce in riferimento al liberalsocialismo quando, nel 1942 attaccò, accusandolo di irrealismo, il socialista Guido Calogero che nel suo Manifesto del Liberalsocialismo aveva tentato di unire due concetti che Croce considerava inconciliabili.

Dopo l’ Ircocervo, il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, …

aspettiamo curiosi di vedere chi sarà  il Gatto con gli stivali ?

…ovvero chi sarà e che farà il prossimo Presidente del Consiglio :

…”C’era una volta un vecchio mugnaio che lasciò in eredità ai figli, un mulino, un asino e al più piccolo un gatto. Quest’ultimo era triste non sapendo che farsene del gatto per il fatto di essere molto povero, ma il gatto gli disse: “Fidati di me, portami un cappello, un paio di stivali e un sacco e farò di te un uomo ricco”. Il giovane, che tanto non aveva nulla da perdere, si procurò il necessario. Il gatto, indossati stivali e cappello, andò nel bosco, catturò della selvaggina e la portò al re, dicendo che fosse un dono del suo padrone, il marchese di Carabas. Il gatto continuò a portare doni al re finché un giorno udì di una passeggiata del re con la figlia, così corse dal suo padrone e gli disse di spogliarsi e buttarsi nel lago. Quando la carrozza del re passò di lì, il gatto iniziò a gridare dicendo che il marchese di Carabas era stato derubato e aveva bisogno d’aiuto. Il re ricordandosi di tutti i doni ricevuti, fece fermare la carrozza per aiutare il marchese. Il gatto con gli stivali costrinse i contadini a rispondere al re che i terreni su cui stavano lavorando appartenevano al marchese di Carabas. Poi corse nel palazzo di un famoso orco, che si diceva fosse in grado di trasformarsi in qualsiasi animale. Traendolo in inganno il gatto lo convinse a trasformarsi prima in leone e poi in topo e a quel punto lo divorò: così si impossessò delle sue ricchezze che donò al suo padrone che sposò la figlia del re e divenne ricco.”

Oramai la politica italiana supera la fantasia delle fiabe più surreali….

 

 

Forza Italia ormai sul viale del tramonto (come Gloria Swanson…)

La vecchia Signora (Forza Italia)  si sta comportando come  Gloria Swanson nel film che meritò 11 nomination agli Oscar, vincendo tre statuette nel 1950 : Sunset Boulevard diretto da Billy Wilder.

Per chi non lo ricordasse o non l’avesse visto:

è la storia di un attrice che per anni calcò la scena dei teatri e set cinematografici più importanti del mondo, riscuotendo ammirazione e fama fino a diventare un mito, un icona del successo…   amata e applaudita, osannata  da milioni di fans adoranti, perdutamente innamorati del personaggio che si era creato …  ma l’anagrafe non perdona e le mode cambiano, i gusti del pubblico mutano, il mondo cambia !

Come può un attrice competere a 80 anni suonati con una (Di Maio) che ne ha 31 ed un altra che ne ha 45 (Salvini),

quando persino i Papi ad una certa età si ritirano a vita privata e non rompono i marroni ai  Cardinali più giovani ?

Non paghi di aver consentito l’ascesa sella Serrachiani e di Honsel al comune di Udine (quando avevano i numeri), adesso in FI si apologizzano sconfitte al solo scopo di far dispetto agli alleati , invidiosi dell’ascesa della “destra che conta” e dei 5S che alternativamente a loro offrono proposte innovative e/o più credibili, hanno idee e che sopratutto ( non se lo scordino): il popolo ha decretato vincitori.
Non so se sia farina del loro sacco o provocazioni imposte da fuori regione ma atteggiamenti così infantili produrranno conseguenze devastanti per i berlusconiani superstiti nelle prossime tornate elettorali.
A Udine si è replicato lo stesso copione visto a Roma:
Vengo io ! NO tu no!
Furibondi, per la forzata rinuncia a Tondo (Trieste val bene una messa: Tondo avrebbe ri-perso) con un colpo di Teatro hanno estratto dal cappello a cilindro il nome di Bertossi per bruciarlo in 24 ore in una candidatura impossibile.

Enrico Bertossi (Presidente Informest Agenzia Sviluppo e Cooperazione economica internazionale) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia), nella sede della Presidenza della Regione FVG – Trieste 22/10/2014

Conosco personalmente Bertossi e lo stimo intelligente, preparato, onesto quanto Tondo ma non aveva i numeri nemmeno per arrivare secondo ed inoltre attualmente è sul “carro sbagliato”.

Non a caso Riccardo Riccardi , da sempre propulsore e mente di punta da parecchie legislature di FI Fvg si è tenuto fuori dalle scaramucce inutili, pur avendo obiettivamente qualche chance.
La lega ha saputo superare la fase decadente di Bossi e del suo cerchio magico.

E’ ora che i Forzisti  prendano atto del decadimento fisico del Leader e scelgano un alternativa vincente, oppure faranno la fine di Fini , Alfano, Verdini ettc.
Renzi e Berlusconi col patto del Nazzareno hanno di fatto governato gli ultimi 5 anni in perfetto accordo.

 

Gli italiani hanno capito che la legge elettorale è stata partorita in “fretta e furia” a colpa di maggioranza (PD/FI) solo per consentire un ulteriore inciucio PD-FI e non hanno nessuna intenzione di farsi prendere per il culo ulteriormente; votino lega o 5S il messaggio è chiaro: fuori dalle palle “quei due” !
Se la prossima BERLUSCONI fosse Barbara, potrei anche votarla ( e magari la voterebbe anche Massimo Cacciari), questo Berlusconi qui, io  di certo NO.