“Testimoni”, la collana editoriale Efasce presenta a Pordenone il primo libro 2026 dedicato a Vittorio Infanti e alla sua vita avventurosa nelle due Americhe

Pordenonesi nel Mondo dà il via al ciclo 2026 delle presentazioni letterarie della sua collana editoriale Testimoni. La linea – che raccoglie memorie, diari e biografie di emigranti della Destra Tagliamento – gode del sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli. Il primo appuntamento del nuovo anno, in collaborazione con il Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani, sarà venerdì 27 febbraio alle 18 nella sede dello stesso istituto in via Roveredo 20b a Pordenone (preferibile prenotare il proprio posto scrivendo a info@efasce.it).

Angioletto Tubaro


Al centro della serata le memorie di Vittorio Infanti, nato nel 1930 a Vissignano di Bagnarola di Sesto al Reghena che, dopo i drammatici eventi legati al secondo conflitto mondiale, nel Dopoguerra visse una vita avventurosa e non priva di controversie tra Sud e Nord America, culminata con il successo imprenditoriale nel campo mobiliero (alla guida della Infanti chair manufacturing di Staten Island) e nel matrimonio con l’americana Betty. Infanti è scomparso il 1 gennaio 2025 a New York. La sua vita è stata raccolta dal professor Angelo Bertolo. Poi la professoressa Luisa Forte, vicepresidente di Efasce ha scelto questo racconto per la collana Testimoni e la professoressa Elena Marzotto, componente del Consiglio Direttivo dell’Ente, ha curato il libro che porta il titolo “Vittorio Infanti: un uomo, cento storie” (progetto grafico Giovanna Lunazzi, stampa tipografia Menini). Durante la presentazione Marzotto racconterà la storia dell’imprenditore dialogando con il presidente di Efasce, Angioletto Tubaro e con l’ingegner Franco Scolari direttore del Polo tecnologico Alto Adriatico.
«Si tratta di vita vera, di esperienze reali vissute dal protagonista – spiega il presidente Angioletto Tubaro -: un testo pieno di colpi di scena, avvincente, non necessariamente con un lieto fine. Vittorio Infanti è stato indubbiamente figlio del suo tempo in molti ragionamenti e comportamenti e, dalla lettura delle sue considerazioni su vari argomenti, emerge uno spaccato fedele della società del Secondo Dopoguerra. Con questa testimonianza Efasce dimostra ancora una volta di saper cogliere gli aspetti più intimi e profondi dell’ emigrazione del secolo scorso, con protagonisti veri, messi a nudo non solo nei pregi ma anche nei difetti. Un’opera del genere non nasce per caso, ma da un lavoro di preparazione accurato e certosino che ha visto come protagoniste la professoressa Luisa Forte, vicepresidente di Efasce, e la professoressa Elena Marzotto, componente del consiglio direttivo, che ringrazio di cuore. Un ringraziamento particolare al professor Angelo Bertolo, che ha raccolto la testimonianza di Vittorio Infanti». L’incontro al Polo Tecnologico vedrà anche la partecipazione del Duo musicale AccorDòs e la lettura scenica di Michela Passatempo che reciterà alcuni brani scelti del libro. Seguirà brindisi.

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In copertina, il bellissimo libro di Efasce dedicato alla vita di Vittorio Infanti.

Bagnarola, ripulita la Roia di Gleris grazie all’impegno dei pescatori sportivi

Un piccolo angolo di territorio in cui si rispetta l’ambiente ora è ancora più pulito grazie ai pescatori: tradizionale momento ecologico di primavera alla Roggia (Roia in friulano) di Gleris, corso d’acqua che scorre a Bagnarola di Sesto al Reghena. Una zona che è regolamentata in regime “no kill” ovvero in cui è obbligatorio rilasciare vivo il pesce pescato. Da qui la particolare tecnica che utilizzano i pescasportivi, quella con le mosche artificiali.

Con il loro lavoro volontario lungo tutto l’anno si prendono cura del tratto di roggia di loro competenza, dove c’è un piccolo salto del corso d’acqua che un tempo alimentava le pale di un mulino. Da pochi giorni è avvenuta la pulizia generale primaverile prima della riapertura della stagione della pesca. Rimossi dall’alveo alcuni rifiuti ingombranti come due copertoni d’auto, hanno però avuto la conferma della pulizia delle acque, tanto che, come successo lo scorso anno, è stata trovata una specie delicata come il gambero di fiume nostrano, assieme a dei pesci ghiozzi, oltre alle trote che hanno reso celebre la Roia. Tra le buone pratiche che i pescatori hanno attivato lungo questi anni c’è anche il cestino in cui depositare i fili in plastica delle canne da pesca che si rompono.

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In copertina, un tratto della roggia di Gleris; all’interno, la zona del regime “no kill” e il gruppo di pescatori che ha attuato la pulizia del corso d’acqua.