Oggi con “Un’altra città” l’evento digitale sul Porto Vecchio di Trieste

Si terrà oggi, promosso da “Un’altra città”, l’annunciato evento digitale per approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nonché sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area. Questi sono, infatti, gli obiettivi dell’odierna iniziativa che ha per tema “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promossa su piattaforma Zoom e in diretta facebook dalle 18.

Già presentato, come riferito, nella mattinata di martedì scorso alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si è concretizzato anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione Fvg e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo Nord-Est d’Italia. Punto fermo del dibattito, oggi, sarà appunto il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da “Un’altra città” in occasione dei due eventi organizzati nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento, come è noto, emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti -, ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste, 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni ’60 e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro, la strategia di sviluppo è ben altro rispetto al mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.

Come si ricordava già nei giorni scorsi, nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante numero 6 al Prgc “Accordo di programma Porto vecchio”, insieme ad alcune proposte – o meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.

Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre ore 18 info e dettagli sulla pagina facebook  di UN’ALTRA CITTA’:
https://www.facebook.com/unaltracittatrieste

oppure direttamente dal LINK:
https://www.facebook.com/events/344622863301131

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In copertina e qui sopra due immagini del recupero del Porto Vecchio di Trieste.

Porto Vecchio di Trieste: “Un’altra città” sollecita un disegno strategico

«Fa nuovamente notizia l’accordo tra Comune, Regione e Autorità Portuale, risalente al mese scorso, che porterà alla costituzione della Società di gestione del Porto Vecchio. Il primo, necessario, rilievo da fare è che non si tratta, ancora, dell’avvio effettivo della società, che dovrebbe invece avvenire a giugno, cioè con quasi un anno di ritardo rispetto a quanto annunciato in passato dal sindaco Dipiazza», è quanto afferma “Un’altra città” in comunicato.

«Da quel che traspare – prosegue il sodalizio giuliano -, sembra però che vi sia una notizia positiva: la società di gestione sarà infatti interamente a controllo pubblico. Le linee guida votate dal Consiglio comunale un anno fa prevedevano la possibilità di una compartecipazione di soggetti privati all’ente che dovrebbe governare la trasformazione dell’area, in un evidente sovrapposizione di ruoli tra regolatori e investitori. Confidiamo che la previsione di una società interamente pubblica venga confermata anche in futuro e, soprattutto, che il controllo pubblico si sostanzi nell’apertura di un processo di partecipazione che permetta alla cittadinanza, anche nelle sue forme organizzate, di prendere parola sul futuro della città e di Porto Vecchio. Quel che infatti purtroppo ancora si riscontra, e che costituisce una tara pesantissima sullo sviluppo del Porto Vecchio, è la non volontà da parte del Comune di definire un disegno strategico dell’area. Senza una definizione chiara dei bisogni della città e di come essi si possano intrecciare con il recupero del Porto Vecchio, prenderanno piede proposte come quella raccontata da Il Piccolo domenica: la realizzazione di una mega marina di lusso tra i moli II e III. Un’operazione immobiliare troppo simile a quelle di Porto San Rocco a Muggia e di Porto Piccolo a Sistiana per non sottolinearne gli evidenti limiti in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale, ovvero di utilità nel definire una prospettiva di sviluppo per Trieste».

«Solo un piano strategico che delinei un’idea forte per lo sviluppo della città nei prossimi anni – conclude la nota – può mettere le istituzioni locali nelle condizioni di attrarre gli investimenti, pubblici e privati, necessari per trasformare il Porto Vecchio in uno spazio di opportunità per il rilancio di Trieste. Viceversa, concepire il Porto Vecchio come separato dal suo contesto – su scale diverse: l’area transfrontaliera, la città, la linea di costa da Barcola a Campo Marzio, il centro storico – o addirittura come frammentato tra singoli magazzini da svendere al più presto al primo offerente, non porterà alcun beneficio alla cittadinanza che attende ormai da troppo tempo risposte concrete all’altezza dei problemi della città. Se il recupero del Porto Vecchio inciderà positivamente sulle condizioni occupazionali, sulla sostenibilità ambientale, sul diritto all’abitare, sulla definizione di modi migliori di spostarsi e di vivere la città, sulla moltiplicazione di iniziative scientifiche e culturali, questo dipenderà da quanto la politica deciderà di assumersi le proprie responsabilità senza delegarle a chi persegue altri interessi rispetto a quello pubblico. “Un’altra città” da parte sua si impegna, come già fatto nel corso dell’iniziativa promossa il 2 dicembre, a mobilitare sempre più persone, con le loro esperienze, la loro intelligenza, le loro richieste e le loro aspettative, perché Porto Vecchio è un’impresa collettiva».

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In copertina, uno scorcio del Porto Vecchio con l’inconfondibile Ursus.