Moda grande protagonista a Lignano con una ventina di stilisti (anche dall’Austria)

(c.s.) Ventuno stilisti provenienti da molte città italiane e dall’Austria si sono dati appuntamento a Lignano Sabbiadoro, oggi e domani, per partecipare alla finale del concorso  denominato “Moda d’Autore”. Per cui anche quest’anno moda, creatività e glamour saranno gli ingredienti principali di questo importante appuntamento nella località balneare friulana, ideato e organizzato dall’agenzia “modashow.it”, con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Promoturismo Fvg.
Questi gli stilisti ammessi alla finale di “Moda d’Autore 2022”, un contest con lo scopo di promuovere e valorizzare il lavoro, la creatività e il talento di professionisti emergenti: Manuela Bonizzoni di Mortara (Pv), Rosangela Catone di Buccino (Sa), Sheila Condello di Bergamo, Francesco Conte di San Donà Di Piave (Ve), Elena Ferrari di Roverbella (Mn), Alessia Fragassi di Sant’Angelo (Pescara), Luca Galletti di Mediglia (Mi), Michael Lamattina di Bresso (Mi), Rosa Liccardi di Pozzuoli (Na), Samanta Mariotti di Massa, Virginia Milan di Mirano (Ve), Stefano Montarone di Roma, Federico Rossi di Lugugnana di Portogruaro (Ve), Chiara Soffiati di Latina. A rappresentare il Friuli Venezia Giulia William Alexandru Lupu di Udine, Cristina Mocchiutti di San Giovanni al Natisone ed Elisa Pecenco di Trieste. Dall’austriaca Graz ben quattro le concorrenti: Sabine Praxmamer, Marie Soete, Veronika Steinbacher ed Erika Steinwidder.
La Terrazza a Mare, location simbolo di Lignano Sabbiadoro, sarà anche quest’anno il quartier generale dell’organizzazione (grazie alla collaborazione della Lignano Sabbiadoro Gestioni Spa) e ospiterà pure la sfilata finale.
Due, quindi, le giornate dedicate: oggi (inizio alle 21) con la giuria, composta da giornalisti, operatori nel settore della moda e del design, che visionerà e valuterà i capi proposti dagli stilisti in gara; domani, stessa ora, la sfilata con le creazioni dei concorrenti, al termine della quale si conosceranno i nomi dei vincitori di “Moda d’Autore 2022”.

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In copertina e all’interno due immagini della sfilata di moda dell’anno scorso.

La Slovenia blocca l’autotrasporto. Adami accusa l’Europa

Nuovo grido d’allarme da parte dell’artigianato Fvg: questa volta ad alzare la voce è la importante categoria degli autostrasportatori, soprattutto a causa delle lunghe code alle frontiere in uscita dall’Italia. Sia verso l’Austria che la Slovenia. E’ l’istantanea scattata al confine e che vede tantissimi camionisti ritrovatisi letteralmente imbottigliati, specie al valico di Fernetti, in attesa di poter procedere verso diverse destinazioni europee. Chi di loro doveva scaricare in Slovenia è potuto passare, chi invece doveva solo transitare nel Paese e poi andare oltre, diretto a Est, ha dovuto fare dietrofront.
“La Slovenia infatti non si è limitata a controllare gli autotrasportatori uno a uno come sta facendo l’Austria, creando anche in quel caso interminabili code e ritardi, ma si è spinta oltre, respingendo al confine tutte le merci in transito dal Paese e dirette verso l’Est Europa” denuncia Stefano Adami, capocategoria degli autotrasportatori di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg. Risultato: “Code chilometriche al confine, che si traducono per le nostre imprese in aumento di costi, problemi nel rispetto dei tempi di guida e riposo, inquinamento ambientale, perché i mezzi che trasportano derrate alimentari devono restare in moto”, tuona ancora Adami.
La preoccupazione della categoria, già stremata dalla crisi del 2008, è alle stelle. Le aziende del trasporto merci – 1.819 in regione di cui 1.467 artigiane (ultimi dati disponibili Movimprese-Infocamere) – non sanno se accettare commesse o rifiutarle. Impossible sapere cosa accadrà domani, se non tra poche ore. “Non sappiamo se possiamo partire, non sappiamo se arriveremo, se ci fermeranno per strada costringendoci, come accade in Croazia, a fare 14 giorni di quarantena. Così lavorare è impossibile”, continua il capogruppo di Confartigianato, raccontando di come la risposta disomogenea a livello internazionale porti a situazioni limite come quelle degli autisti costretti a restare prigionieri delle proprie cabine durante le operazioni di carico e scarico.

Stefano Adami leader dell’autotrasporto Fvg.


Adami chiama in causa le istituzioni europee, incapaci di imporre omogeneità nelle regole da applicare, sperando di fare i conti con l’Ue appena passata l’emergenza. Intanto, l’autotrasportatore punta a mettere in sicurezza le aziende del settore. “Ci servono misure urgenti, immediate, quali la sospensione dei versamenti tributari, delle rate dei mutui e dei leasing, ci servono misure di credito agevolate per avere liquidità e la cassa integrazione per tutte le aziende a prescindere al numero dei dipendenti che nell’autotrasporto in Fvg sono complessivamente 12.600. Serve insomma una cura choc, non un palliativo se vogliamo evitare di trovarci tra qualche mese a contare numerosi ‘decessi’ tra le file delle partite Iva”.

Superata l’emergenza, Adami rivendica la necessità di metter mano alle regole del cabotaggio. “Quando tutto ripartirà – conclude il capocategoria – andranno imposti limiti di trasporti nazionali alle aziende straniere per salvaguardare una buona volta le nostre. Sono convinto che ce la faremo, anche grazie al sacrificio dei nostri collaboratori, che come sempre accoglieranno con abnegazione i sacrifici che il momento impone, dimostrando ancora una volta come nelle difficoltà questa categoria sappia restare unita, determinata a vincere l’ennesima sfida”.

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In copertina, l’annuncio in autostrada della chiusura del confine sloveno.

Cave del Predil ricorda i minatori e lancia una sfida per il futuro

di Giancarlo Martina

TARVISIO – Santa Barbara, patrona dei minatori, è stata onorata, come è tradizione, a Cave del Predil, la località dove per secoli i suoi abitanti sono stati legati, nel bene e nel male, alla secolare Miniera dove fino al 1991 venivano estratti i minerali di piombo e zinco. Affollato da circa 200 convenuti – di più non avrebbero potuto avere accesso -, il “camerone” nelle viscere della montagna, dedicato alla patrona, dove sull’altare dei minatori don Stefano, parroco di Tambre d’Alpago, ha concelebrato la Messa con il nuovo parroco di Tarvisio, don Alan Iacoponi, e con due sacertodi sloveni. Alla suggestiva cerimonia religiosa, accompagnata dal coro maschile “Sot le piargule” di Percoto, è seguita, all’esterno, al monumento al Minatore, un’ artistica opera in bronzo collocata all’ingresso storico, la deposizione di una corona d’alloro a ricordo dei lavoratori defunti.

Immagini del rito in miniera.

Ringraziati i convenuti per la partecipazione, il sindaco Renzo Zanette ha rivolto un caloroso saluto al collega di Bovec, Walter Mlekuz, e a tutte le autorità civili, militari e religiose giunte anche da Austria e Slovenia. “La loro presenza ci onora – ha affermato il primo cittadino tarvisiano – e dimostra la grande sensibilità, vicinanza e rispetto che gli amici d’oltre confine riservano alla nostra comunità, in particolare a quella cavese. Una storia d’altri tempi – ha aggiunto -, quella della località mineraria, dove vivevano famiglie nelle quali il nonno, il papà e il figlio erano stati tutti minatori. Frammenti di un passato, ai più, poco conosciuto, ma denso di mille significati. Cave del Predil è stato, grazie alla Miniera, un paese dove si stava bene. Ricco di maestranze provenienti da tutta Italia, ricco di abitanti, ricco di tantissime attività economiche, ricco di vita e di tante speranze. Tutto questo ora non c’è più – ha ricordato Zanette, facendo il quadro della deficitaria situazione -. Chi era venuto a lavorare da altre zone d’Italia, non avendo più il lavoro, è tornato nella terra d’origine, e tanti giovani purtroppo se ne sono andati via. Tutto questo da quel maledetto anno 1991, quando la Miniera è stata chiusa”.

Il sindaco Renzo Zanette.

E rincarando la dose il primo cittadino ha poi continuato, dicendo: “E’ successo nonostante fosse ancora attiva, dato che c’era abbastanza minerale per garantire estrazioni per diversi anni. E’ successo nonostante la fortissima opposizione degli ultimi minatori e delle loro famiglie, che hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una comunità. Minatori che hanno rinsaldato in quei terribili giorni la solidarietà e l’amicizia, sentimenti che diventavano più forti man mano che trascorrevano i giorni. Tanta voglia di lottare uniti per il proprio bene e per quello delle loro famiglie. Ma quei minatori sono risaliti in superficie con la promessa che, se chiusura doveva essere, si sarebbe comunque avviato un percorso di riconversione che prevedeva il recupero ambientale, la messa in sicurezza delle strutture, la realizzazione di un museo che sfruttasse parte delle gallerie della miniera ed il reinserimento di parte della forza lavoro in attività complementari. Tante di queste promesse non si sono, purtroppo, realizzate e per tutta Cave del Predil l’intera vicenda è stata ricondotta ad un tradimento. Compito della politica, compito nostro, ora – ha aggiunto il sindaco – è non tradire nuovamente. Vogliamo dare un futuro certo alla vostra comunità. L’amministrazione comunale tutta si sta impegnando a fondo e crede fortemente a quella riconversione economica e sociale della frazione. Una riconversione basata sulla storia, unica ed importante, del compendio minerario, e sulle bellezze naturali ed ambientali. Una riconversione che ha come obiettivo lo sviluppo turistico di Cave del Predil, per creare nuove opportunità di crescita, di lavoro, di occupazione, di un futuro, soprattutto a favore dei più giovani”.
In conclusione, il primo cittadino ha espresso un auspicio: “Ci auguriamo che l’esperienza degli ex minatori, che hanno contribuito negli anni a rendere ‘viva’ la frazione e hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una Comunità, possa essere messa a disposizione per stimolare ed aiutare i giovani di Cave del Predil a crearsi un futuro con le grandi opportunità che la località mineraria può offrire, dalla gestione delle centraline a quella dell’impianto di riscaldamento, dalla gestione del Parco Internazionale Geominerario, al lago di Raibl, fino alla gestione del nuovo impianto sportivo”.

L’omaggio al monumento ai Caduti.

In precedenza, alla cappella del cimitero della località, era stato reso omaggio ai Caduti della Grande Guerra alla presenza delle rappresentanze dei comandi locali dell’Esercito e delle Forze dell’ordine e di Polizia, nonché dell‘8° reggimento alpini e del 7° reggimento trasmissioni di Sacile che ha intrapreso un rapporto di gemellaggio con il Comune di Tarvisio essendo un suo reparto intitolato al Passo Predil. Presenti anche i rappresentanti del 7° reparto militare Khevenhuller nr. 7 di Klagenfurt, dei Freiwillengenschutzen, della Croce Nera carinziana e dei figuranti di Plezzo, Caporetto e Tolmino.

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In copertina e qui sopra il corteo a Cave del Predil per Santa Barbara.

(Foto di Pietro Fabian)

Un secolo fa nasceva don Emilio de Roja: via alle celebrazioni

di Giuseppe Longo

Ieri 28 febbraio ricorreva un secolo esatto dalla nascita di don Emilio de Roja, il fondatore della Casa dell’Immacolata,  a Udine. E domani 2 marzo, alle 10.30, nella sede dell’istituto di via Chisimaio, si terrà la cerimonia di apertura del Centenario, con la messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e l’inaugurazione della sala della memoria dedicata al sacerdote scomparso nel 1992.
Il primo atto, dunque, di una serie di celebrazioni per ricordare il grande prete friulano. “Abbiamo proposto – ha scritto il presidente dell’associazione Amici di Don Emilio de Roja, Daniele Cortolezzis, in una lettera indirizzata a tutti gli aderenti – che il Centenario sia degnamente ricordato, dalla Diocesi e dalla Città. Questa proposta è stata raccolta dall’arcivescovo, monsignor Mazzocato, che ha promosso un gruppo di lavoro con la Fondazione della Casa dell’Immacolata, l’Associazione Partigiani Osoppo e, ovviamente, la nostra Associazione, per l’organizzazione di una serie di eventi che, articolandosi lungo tutto l’anno, vogliono essere un momento di memoria e di riflessione su quello che don Emilio ha significato e quello che la sua opera è stata per molti, nei quasi cinquant’anni di attività verso i giovani e le persone fragili del nostro territorio e non solo”.
Tra le altre iniziative previste durante il 2019, in autunno ci sarà un convegno avente come scopo la valorizzazione di don de Roja come sacerdote e come uomo, nel periodo bellico e in quello successivo.

Don Emilio de Roja dinanzi alla “sua”Casa dell’Immacolata.

Ma chi era don Emilio de Roja? Ecco un rapido profilo, per il quale abbiamo attinto dal sito ufficiale della stessa Casa dell’Immacolata. “Nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano. Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella pieve di Madonna di Buja. Moderatore-prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine”.
Finita la seconda guerra mondiale, “nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro. Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale”.

Don Emilio nei primi anni della Casa. 

E ancora: “Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo. Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine”.
La Casa dell’Immacolata fu visitata anche da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò don Emilio de Roja “ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati”.

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In copertina, don Emilio de Roja.

(Foto storiche sito ufficiale Fondazione Casa dell’Immacolata di Udine)